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Corso di Psicologia Generale e Sociale

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  1. Corso di Psicologia Generale e Sociale La memoria come percorso nel tempo I principali sistemi di memoria Oblio e distorsione dei ricordi Strategia di apprendimento e memoria: la preparazione degli esami

  2. ENCODING CODIFICA IMMAGAZZINAMENTO RECUPERO encoding storage retrieval La memoria I 3 stadi della memoria • I 3 stadi della memoria: • Codificazione = imprimere nella mente, immettere nella memoria (encoding); • Immagazzinamento = tenere a mente, ritenzione, mantenere in memoria (storage, retention); • Recupero = ricordo, recuperare dalla memoria (retrieval)

  3. La memoria La natura attiva e dinamica • La memoria èla capacità di conservare nel tempo le informazioni apprese e di recuperarle quando servono in modo pertinente. • Ogni nuova esperienza comporta dei cambiamenti nei circuiti nervosi, rafforzandone alcuni e indebolendone altri, così da creare nuovi circuiti nervosi. • Anche ricordare qualcosa è un processo attivo e dinamico che modifica il ricordo stesso, dipendente dalla storia di ciascun individuo. • La memoria è un sistema in continuo divenire,non un’informazione morta.

  4. La memoria I limiti della memoria • La memoria è limitata • in termini quantitativi • circa il numero d’informazioni che possiamo immagazzinare • in termini di durata • molti apprendimenti decadono dopo un certo periodo di tempo • Quindi è strettamente connessa con l’OBLIO. • Il fatto di dimenticare costituisce un grande vantaggio e una fortuna, in quanto elimina dalla mente molte informazioni superflue e irrilevanti e, in tal modo, lascia spazio per nuovi apprendimenti. • Shereshevkii studiato dal neurofisiologo Alexander Luria non riusciva a dimenticare nulla comportando un disadattamento all’ambiente, e un’incapacità a discriminare ciò che è importante da ciò che è insignificante.

  5. La memoria La natura multisistemica • La memoria ha una natura multisistemica  • è una costellazione di sistemi e di processi anche assai diversi fra loro che sono comunque centrali nella cognizione umana. • La memoria consente il recupero di una certa informazione in un tempo preciso e con un riferimento dettagliato a se stessi.

  6. La memoria Il modello di Atkinson e Shiffrin • La memoria è composta da più sistemi dotati di specifiche proprietà e funzioni • Il modello multiprocesso o multimomodale di Atkinson e Shiffrin(1977) è un modello input-output composto da tre componenti: • il registro sensoriale(RS): sistema a capacità elevata ma di rapido decadimento • la memoria a breve termine • la memoria a lungo termine

  7. La memoria Figura del modello di Atkinson e Shiffrin

  8. D G H J B M Riquadro con contrassegno Riquadro con lettere W Z P Memoria Sperling e il registro sensoriale • Sperling (1960) dimostrò l’esistenza di un tempo di ritenzione molto al di sotto di quello considerato proprio della memoria a breve termine, ipotizzando un’ulteriore unità di memorizzazione nella quale l’informazione viene fissata in un registro sensoriale. • Procedura del resoconto parziale • vengono presentate visivamente, per soli 50 millisecondi, 9 lettere disposte su 3 righe e 3 colonne. • un suono di diversa altezza indica quale riga deve essere nominata = stima del numero totale di lettere disponibili nel registro sensoriale.

  9. Memoria Procedura di resoconto parziale di Sperling • Vengono presentate visivamente per 50 millisecondi 9 lettere, disposte su 3 righe e 3 colonne. Un suono di diversa altezza indica quale riga deve essere nominata. • Sperling stimò il numero totale di lettere che erano disponibili nel registro sensoriale moltiplicando la media delle lettere ricordate dopo il segnale sonoro per tre (per questo la scala in figura va da 0 a 9). • I dati mostrano che il registro sensoriale è un sistema a capacità elevata ma di rapido decadimento.

  10. Memoria La memoria a breve termine • Memoria a breve termine (MBT)  • conserva le informazioni per circa mezzo minuto e ha una capacità limitata. • Esempio: far fare due compiti cognitivi a un soggetto = dimostrazione dei limiti della MBT • Miller (1956)  • Il magico numero 7±2 per indicare la quantità di unità di informazioni diverse che si possono ricordare dopo una singola prestazione e in assenza di ripetizioni. • Tecniche di raggruppamento (chunk) per formare unità di informazione complesse.

  11. Memoria Brown – i Peterson • Brown (1958) e Peterson e Peterson (1959)  • Idearono una tecnica consistente nel far fare due compiti cognitivi a un soggetto e nel mostrare che lo spazio, più o meno grande, della MBT occupato da uno dei due rendeva difficile l’esecuzione dell’altro compito. • verificarono che in presenza di compiti distrattori (compiti d’interferenza) i soggetti non erano in grado di ricordare neppure tre informazioni dopo 18 secondi. • Marsh et al. 1997 • In condizioni particolari tale volatilità può diventare molto elevata e la MBT può durare anche solo 2 secondi. • Per esempio, se state ripetendo un numero nuovo di telefono dopo averlo letto dall’elenco e un compagno nello stesso momento vi dice l’indirizzo della persona in oggetto, è probabile che non riusciate a finire di comporre il numero sulla tastiera a causa di questa interferenza. • Il cuscinetto di reiterazione (rehearsal buffer) • Per evitare il rapido deterioramento delle informazioni, esse vanno ripetute con frequenza per mantenerle presenti nel cosiddetto cuscinetto di reiterazione. • Le informazioni ripetute abbastanza a lungo sono trasferite nella memoria a lungo termine; le altre sono rimpiazzate da nuovi stimoli.

  12. Memoria Baddeley e la Memoria di Lavoro 1/3 • Baddeley (1992)  • Ha approfondito la comprensione della MBT e ha chiamato questo stadio memoria di lavoro(ML) in quanto conserva temporaneamente le informazioni e nello stesso procede a una loro elaborazione attiva. • La ML concerne il presente ed è stata fatta coincidere con la coscienza in senso stretto. • La ML è articolata in due sottosistemi: • il circuito fonologico: è adibito all’elaborazione e al mantenimento dell’informazione verbale e acustica; • il taccuino visivo-spaziale: è adibito all’elaborazione e al mantenimento dell’informazione visiva e spaziale.

  13. Memoria Baddeley e la Memoria di Lavoro 2/3 • Il circuito fonologico  conserva l’ordine in cui le parole sono presentate ed è caratterizzato da: • l’effetto della similarità fonologica  le parole che sono simili a livello fonologico sono ricordate peggio. • l’effetto dello lunghezza delle parole  una sequenza di parole corte è riprodotta più facilmente di una di parole lunghe. • Il taccuino visivo-spaziale: è adibito all’elaborazione e al mantenimento dell’informazione visiva e spaziale, nonché delle immagini mentalied è composto da: • nascondiglio visivo ha la funzione di conservare le informazioni concernenti la forma e i colori • scrivano internoè implicato nella reiterazione attiva delle informazioni riguardanti lo spazio e i movimenti, soprattutto quelli del corpo.

  14. Memoria Baddeley e la Memoria di Lavoro 3/3 • L’esecutivo centrale controlla i dati provenienti dai due sottosistemi e svolge funzioni essenziali come il controllo attentivo delle azioni. • Il cuscinetto episodico  di più recente introduzione, ha la funzione di collegare insieme informazioni provenienti da diverse parti in modo da comporre un episodio coerente, nonché di combinare singoli elementi per costruire strutture più articolate.

  15. Memoria La memoria a lungo termine • Memoria a lungo termine (MLT) • MLT = nozione ingenua di memoria • La probabilità che le informazioni passino dalla MBT alla MLT è in funzione: • della reiterazionedelle informazioni nella MBT; • dell'integrazione e organizzazione del materiale in strutture organizzate (esperimento di Mandler). • Il modello sequenzialedi Aktinson e Shiffrin privilegia la dimensione della durata temporale del ricordo ma non tiene conto di altre importanti variabili della memoria. • La stessa distinzione fra MBT e MLT non va intesa in modo dicotomico e discreto. • Ricerche recenti condotte su pazienti con MBT danneggiata ma MLT sana hanno mostrato che la sequenzialità non è una condizione indispensabile. • Inoltre, si è provato che non è la semplice ripetizione ad aumentare la probabilità di passaggio alla MLT, bensì l’elaborazione e l’integrazione del materiale in strutture organizzate già operanti nella MLT

  16. L’immaginario e la realtà La teoria della mente • La teoria della mente (altrui)  • Per vivere è cruciale imparare a capire che cosa c’è nella mente delle altre persone, sviluppando una teoria del funzionamento della mente altrui. • Essa è una tappa dello sviluppo intellettuale di un bambino che, per prima cosa, deve imparare che ci sono entità mentali, e non solo materiali, e poi imparerà come funzionano le menti altrui. • Già a 3 anni si è capaci di distinguere tra oggetti ed entità mentali. • Harris e colleghi (1991)  • hanno chiesto a dei bambini di 4 anni di far finta che ci fosse una bambola amica in una scatola e un mostro pauroso in un’altra scatola. Ogni scatola aveva un piccolo buco. Anche se sapevano che si trattava di un gioco immaginario, essi erano più inclini a mettere un adesivo sul buco della scatola con il mostro e a infilare un dito nella scatola con la bambola. • I bambini di quell’età hanno imparato benissimo a discriminare tra realtà e immaginario, ma sono inclini a credere nell’esistenza non puramente mentale di entità fantastiche.

  17. I paradigmi sulla separazione tra oggetti del mondo (naturali) e credenze (mentali) • Wimmer e Perner (1983) – Il paradigma delle false credenze  • Gli ingredienti sono i seguenti: un bambino di 3 anni (Matteo), una bambola che si immagina parlante (Maxi), un oggetto X e due scatole: A e B. • Maxi e Matteo osservano lo sperimentatore che mette X in A. Maxi esce dalla scena e lo sperimentatore sposta X da A a B. Maxi torna e lo sperimentatore domanda a Matteo: «Dove Maxi cercherà X?». Matteo risponde B, sulla base del suo modello mentale della situazione. • Un bambino di età maggiore a quella di Matteo e gli adulti rispondono A, sulla base del modello mentale della situazione di Maxi (modello del modello). • Surian e Frith (1993) – Il paradigma della predizione  • Si mostra a Matteo una scatola di Smarties, che lui conosce, e gli si domanda: «Che cosa c’è dentro?». Matteo risponde: «Smarties». Gli si mostra che la scatola contiene in realtà una matita e gli si domanda: «Maxi che cosa pensa che ci sia nella scatola?». Matteo risponde: «una matita» sulla base del suo modello mentale del contenuto della scatola. • Zaitchik (1990) – Il paradigma Polaroid • Prima del compito lo sperimentatore mostra a Matteo come funziona una macchina fotografica Polaroid. Poi fotografa una bambola collocata in A. Mentre la foto si sviluppa sposta la bambola da A in B e domanda a Matteo: «Dove sarà la bambola nella foto?». Matteo: «in B». • Che cosa accomuna tutte queste situazioni sperimentali? • Che Matteo non ha ancora sviluppato una teoria dei contenuti delle menti altrui.

  18. Apprendimento sociale La costruzione di modelli di modelli • Perché ci sia pensiero deve potersi sviluppare una teoria della mente. Ecco il collegamento con il paradigma delle false credenze. • Gli adulti inferiscono che il contenuto delle credenze di Maxi è di un certo tipo, Matteo invece non correla i cambiamenti dell’ambiente con Maxi ma soltanto con se stesso. E così sbaglia. L’errore è una spia indiretta di come funziona il pensiero. • Quando è nato il pensiero nella storia della vita animale? • Non ci è dato saperlo con esattezza ma deve essere stato preceduto da triangolazioni tra due o più animali che si segnalavano a vicenda i cambiamenti nel mondo esterno. • Consideriamo il seguente scenario: • uno scimpanzé maschio di rango basso sta per accoppiarsi. Vede avvicinarsi uno scimpanzé altolocato. Si nasconde fino a quando l’altolocato non se ne è andato. Domanda: lo scimpanzé ha appreso questo comportamento e quindi ha cercato di trarre in inganno l’altolocato? • In sintesi: disponeva di un modello della mente dell’altolocato? Ci sono miriadi di situazioni di questo tipo nel mondo dei primati, ma non è facile dare una risposta definitiva a questa domanda. Il comportamento potrebbe avvenire anche senza un modello della mente. In questa direzione va una serie di esperimenti che ha mostrato che i primati non usano la direzione dello sguardo altrui per inferire quello che i consimili sanno e per modificare il loro comportamento in funzione di queste conoscenze. Dato che questa abilità emerge nei bambini molto presto, ben prima della capacità di attribuire credenze e intenzioni alla mente altrui, non sembra probabile che i primati più evoluti siano in grado di costruirsi modelli dei modelli delle menti altrui. Questi primati sanno peraltro inviare segnali, anche molto complessi, per indicare mete (cibo) o pericoli (predatori). • Solo per la specie umana, in una certa fase, probabilmente assai lunga e graduale, al triangolo della comunicazione (2 o più agenti e il mondo esterno) si è aggiunto il linguaggio, le categorie, la memoria episodica e si è così sviluppato gradualmente il pensiero.

  19. Memoria La memoria prospettica • Memoria prospettica è la memoria per gli eventi futuri e il ricordarsi di compiere un’azione comporta un piano complesso che Brandimonte (l991) ha distinto in 6 fasi: • formazione delle intenzioni; • ricordare che cosa fare; • ricordare quando farlo; • ricordarsi di compiere l’azione; • compiere l’azione nel modo stabilito; • ricordarsi di avere compiuto l’azione per non ripeterla. • La memoria prospettica evidenzia un problema generale della memoria  • La memoria non è un magazzino in cui sono riposti degli oggetti che prendiamo quando ne abbiamo bisogno. È piuttosto una biblioteca di cui dobbiamo imparare le strategie di catalogazione e immagazzinamento se vogliamo poi recuperare quello che ci serve.

  20. MemoriaSonde per il recupero • Esempio:quante volte abbiamo avuto l’impressione di avere un nome sulla punta della lingua? • Il recupero è agevole solo se immagazziniamo con determinate strategie: • strategie di codifica = vengono messe in atto in fase di elaborazione del materiale (reiterazione o raggruppamento); • strategie di recupero = vengono attivate nel momento in cui serve un’informazione. • La diversità di ricordo si spiega anche con l’esistenza di un doppio sistema di codifica, uno verbale e l’altro immaginativo • Meccanismo della doppia codifica di Paivio = mnemotecnica dei loci • un sistema adottato fin dall’antichità per ricordare meglio. Essa consiste nell’individuazione di un numero di luoghi lungo un percorso noto in quanto abituale. • Si tratta di una tecnica che è tanto più utile, quanto più il materiale da ricordare è frammentario e non organizzato.

  21. Memoria Schema della doppia codifica • Lo schema dei più: • la doppia codifica, immaginativa e verbale, permette un miglior ricordo. Legenda: Al = alto valore di immagine; BI = basso valore di immagine.

  22. Memoria Oblio e dimenticanze /1 • Problemi nella raccolta e nell’immagazzinamento di informazioni: • selezione delle informazioni in entrata; • eliminazione delle informazioni non rilevanti o diventate tali. • È l’operazione di eliminazione, volontaria o involontaria, di informazioni già memorizzate che, per solito, definiamo oblio. • Oblio però finisce per coprire sia la selezione che l’eliminazione. Nella mente umana queste due operazioni si intrecciano, nel senso che la cesura dei filtri non sempre è netta: talvolta alcune informazioni filtrano ma sono labili e scompaiono a meno di non venir deliberatamente rinforzate. • Le informazioni in entrata passano attraverso una serie di filtri (RSMBTMLT) di cui non siamo consapevoli. • Automaticità di azionee mancanza di consapevolezza non sono affatto sorprendenti se riflettiamo sulla nostra incapacità di filtrare volontariamente i contenuti della nostra mente.

  23. Memoria Oblio e dimenticanze /2 • Esperimento di Wegner • dire a dei soggetti di non pensare a un orso bianco! • Risultato: • non si riesce a non pensare a lungo a qualcosa se siamo istruiti in tal senso • Effetto ironico  • la memoria è gravata da processi di monitoraggio • Secondo Wegner si può ipotizzare che ci sia una fase di monitoraggio, in cui viene realizzata una scansione dei contenuti mentali, e successivamente una fase di tipo operativo mediante la quale si eliminano contenuti di pensiero non voluti o non desiderati. Può così accadere, ad esempio nel caso di stereotipi a sfondo razzista, e quindi non voluti, che la strategia di bonifica fallisca ed essi ricompaiano più potenti. • Per esempio, quando si è stanchi o pressati dal tempo – condizioni queste che si possono indurre sperimentalmente – diventa molto più difficile evitare pensieri che vorremmo sopprimere. • La concentrazione su casi positivi (cercare idee del tipo X) è molto più facile rispetto a quella su casi negativi (cercare idee del tipo non-X). • Quando non dobbiamo pensare a qualcosa siamo costretti ad attivare questo secondo tipo di processo, più oneroso da gestire mentalmente. Ne consegue, per esempio, che è più facile e spontaneo concentrarsi mentalmente su qualcosa (momenti felici del passato) che non su non-qualcosa (momenti non-tristi del passato).

  24. Memoria Oblio e dimenticanze /3 • Oblio come: • eliminazione • cancellazione delle tracce • causa del trascorrere del tempo • Dato che la memoria a lungo termine (MLT) è una struttura organizzata, il trascorrere del tempo non è la causa diretta dell’oblio, come sembra alla psicologia ingenua, ma è connesso al fatto che non esistono lunghi intervalli di tempo in cui noi non memorizziamo qualcosa. • Il nuovo materiale organizzato interferisce con il precedente e rende più difficile il recupero. • ll passare del tempo si accompagna a processi di interferenza: • retroattiva • il materiale nuovo danneggia quello appreso in precedenza • proattiva • il precedente apprendimento interferisce con il materiale da imparare • Nel corso della vita quotidiana, l’interferenza proattiva e retroattiva, separabili sperimentalmente agiscono in parallelo.

  25. Memoria Oblio e dimenticanze /4 • Esempio • Provate a imparare a memoria una poesia • La parte più difficile da imparare e più facile da dimenticare è quella centrale. • Su questa parte agisce l'interferenza causata dalla prima parte (interferenza proattiva) e quella causata dall’ultima (interferenza retroattiva)

  26. La memoria Memoria implicita ed esplicita • Memoria esplicita • di informazioni consapevolmente apprese. A questa si applicano la nozione quotidiana di oblio. • Memoria implicita  • Negli ultimi anni ci si è molto dedicati anche ad aspetti della memoria implicita, che sfuggono alla psicologia ingenua, rilevabile solo grazie a sofisticati paradigmi sperimentali o esaminando pazienti con lesioni cerebrali. Si mostra che un compito precedente (leggere delle parole), ha degli effetti su un compito successivo, non necessariamente di memoria, per esempio, completare parole o frasi. • Noi non ci rendiamo affatto conto di questo tipo di interferenza dovuta all’attivazione (priming) di un’area di conoscenze. • Recentemente si è riusciti, studiando pazienti con danni cerebrali, non solo a separare memoria implicita ed esplicita, ma anche a localizzare le aree del cervello deputate alle due funzioni. • La memoria implicita interessa l’apprendimento motorio, come quando impariamo i movimenti di uno sport (che, infatti, sono impermeabili all’oblio e, quindi, difficili da correggere). • È discutibile se si debbano estendere le nozioni quotidiane di memoria e oblio a questi processi che implicano forme di recupero, di interferenza e di cancellazione che sono automatiche e fuori dal controllo cosciente di una persona.

  27. La memoria Memoria episodica e semantica /1 • Memoria episodica  • Riguarda ciò che noi ricordiamo. • Quello che noi intendiamo abitualmente per memoria ed oblio, coincide con la memoria episodica. • Memoria semantica • Riguarda ciò che noi sappiamo. • Sono entrambe memorie a lungo termine. • Mentre il ricordo implica sempre conoscenza, non vale la relazione inversa.

  28. La memoria Memoria episodica e semantica /2 • La memoria episodica evolutivamente compare in seguito alla memoria semantica. • Gli uccelli e i mammiferi hanno conoscenze ricche ed articolate sul mondo esterno (memoria semantica), ma pressoché nulle sulle loro esperienze personali (memoria episodica). • La memoria di cui ci parlano i poeti e i letterati classici è sempre la memoria episodica, che infatti si colora di tinte affettive (ed evoca emozioni come nostalgia, tristezza, melanconia, felicità ecc.). • I due sistemi, semantico ed episodico, operano serialmente: • l’informazione, per entrare nella memoria episodica, deve passare per quella semantica. In effetti, è esperienza comune che una persona ignorante in un certo ambito non può organizzare in memoria alcune informazioni (e, ovviamente, non avendole conservate non può nemmeno dimenticarle: spesso gli studenti agli esami dicono che non ricordano, ma spesso non ricordano non avendo mai appreso). • I due sistemi interagiscono nel mantenere le informazioni, anche se il recupero può avvenire tramite uno solo dei due sistemi, come ha dimostrato sperimentalmente Tulving e come è emerso dagli studi con pazienti con lesioni cerebrali. • Con Freud è cruciale l’analisi dei contenuti della memoria episodica. • Freud prende come riferimento la teoria ingenua della memoria e dell’oblio, che concepisce tali processi come largamente incontrollabili. Insiste quindi sul fenomeno della rimozione, una sorta di fuga dal dispiacere: tutto quanto nella mia vita è doloroso, increscioso e imbarazzante cerco di dimenticarlo. Ma ciò che è rimosso e dimenticato non per questo è morto e sepolto, dato che continua, nell’inconscio, a creare guai al nostro equilibrio mentale, tormentandoci e sfociando talvolta in vere e proprie malattie psichiche.

  29. Memoria Memoria dei significati degli episodi 1° Immagine: Episodio senza significato Confronto Riscoperta di significati 2° Immagine: Episodio con significato in mancanzadi concordanza in caso didi concordanza La memoriaTulving: relazione tra percezione e memoria

  30. La memoria Le riproduzioni ripetute • Oblio e testimonianza  • Le ricerche odierne hanno mostrato che i fenomeni del ricordo sono quelli in cui si gioca forse più drammaticamente la distanza tra concezioni ingenue della memoria e conoscenze scientifiche. • Wagenaar e Loftus  • Sottolineano gli errori sistematici che si possono compiere nella identificazione di un criminale che dipendono da due ordini di fattori: • non vengono presentate a un testimone di un processo tutte le alternative possibili a una data ricostruzione dei fatti; • si pensa che la memoria funzioni secondo determinate modalità (per esempio, che un bambino sappia riconoscere un criminale a distanza di tempo). • Cornoldi (1995)  • cita casi anche clamorosi di condanne fondate sul presupposto che un singolo testimone «non poteva aver dimenticato eventi traumatici». Si ritiene che i ricordi di eventi con forte carica emotiva non siano soggetti a distorsioni. • Bartlett (1930)  • Con il metodo delle riproduzioni ripetute spiega che una persona, per esempio un testimone, deve ripetere più volte lo stesso racconto, questo diventa progressivamente più semplice, coerente e plausibile. • Paradossalmente, il crescere dell’intervallo di ritenzione non porta all’oblio, bensì a una maggiore certezza e sicurezza circa la testimonianza degli eventi passati, soprattutto nel caso di identificazione delle persone.

  31. La memoria Metodo PQ4R • Metodo PQ4R: • Preview = scorrere il testo • Questions = porsi delle domande relative al contenuto • Read= leggere attentamente cercando di rispondere alle domande precedentemente formulate • Reflect = riflettere, mettere in relazione le nuove conoscenze con quanto si possiede già • Recite = ripetere quanto si è letto senza guardare il testo • Se non si ricorda a sufficienza, riprendere il testo e ripetere le fasi 2/3/4 per le parti in cui si sono incontrate difficoltà di rievocazione • Review= (rassegna finale) alla fine di ogni capitolo del testo ripensarlo nel suo insieme e ricordarne i principali concetti espressi