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Modelli e Teorie dello sviluppo (Parte II): il ruolo del territorio

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  1. Modelli e Teorie dello sviluppo (Parte II): il ruolo del territorio 5-6 aprile 2004 Clarissa Ruggieri

  2. Indice delle lezioni • L’approccio neoclassico ed i Programmi di Aggiustamento Strutturale • Il Washington Consensus • I Piani di Aggiustamento Strutturale. Caso studio Somalia • Approcci alternativi allo sviluppo: il ruolo del territorio • Lo sviluppo endogeno • Lo sviluppo umano: Basic Needs, Functionings and Capabilities, Sustainable Livelihoods • L’approccio microregionale allo sviluppo integrato • Lo sviluppo sostenibile • Casi di studio • India: Colonizzazione e reificazione della Natura in India • Zimbabwe: L’emarginazione della donna • Mozambico:limiti ed opportunità per lo sviluppo

  3. Le teorie neolibersite dello sviluppo, anni ‘80 • Ipotesi: l'allocazione inefficiente delle risorse nei PVS è stata causata dall’intervento eccessivo del potere pubblico nelle economie nazionali, intervento che ha frenato lo sviluppo. • L’esportazione è la chiave dello sviluppo, fondato sulla specializzazione nazionale secondo il principio del vantaggio comparato (che nei PVS consiste in manodopera a basso costo e risorse naturali). Sostituzione delle importazioni e produzione per il mercato interno sono concetti superati secondo i fautori del neoliberismo. • La crescita economica e l’efficienza del sistema economico saranno accresciuti se verrà attuata una forte deregolamentazione: • Libera competizione sui mercati • Privatizzazione imprese di proprietà pubblica • Libero commercio • Attrazione investitori stranieri con le loro iniziative imprenditoriali

  4. I Piani di AggiustamentoStrutturale • Il PAS è un pacchetto di politiche mirate al risanamento dell'economia nazionale, basate su: • smantellamento del ruolo pubblico a vantaggio del privato • internazionalizzazione economia del Paese • Il PAS prevede diverse misure, tra le quali: • austerità di bilancio • maxi-svalutazione • piano antinflazione • liberalizzazione dei prezzi • liberalizzazione degli scambi • privatizzazione • tecnologie avanzate e sostegno all’exp. • aumento del tasso di interesse

  5. Fasi del PAS • Prima fase: stabilizzazione economica • Svalutazione cambio (determina compressione stipendi reali, aumento prezzi interni prodotti di base e per la produzione, inflazione) • Liberalizzazione prezzi e dollarizzazione (i prezzi dei beni primari, fattori della produzione e materie prime si riallineano ai livelli del mercato mondiale) • Austerità di bilancio e Piano antinflazione (contrazione della domanda, tagli drastici alla spesa pubblica)

  6. Seconda fase: riforme strutturali • Liberalizzazione scambi commerciali • Deregolamentazione settore bancario • Privatizzazione imprese statali • Riforma fiscale • Privatizzazione terre coltivabili • Alleviamento della povertà • Governance

  7. Limiti delle teorie neoliberiste • Al centro del sistema economico globale sta una diseguale struttura degli scambi, della produzione e del credito. Essa limita la posizione ed il ruolo dei PVS nell’economia globale. • I divari tra nord e sud del mondo non riflettono soltanto una ineguale distribuzione della ricchezza; essi hanno portata più vasta, la quale spiega perché essi non solo si vanno riproducendo nel tempo, ma addirittura vanno aumentando. • Il PAS viene applicato indifferentemente nei diversi Paesi, senza nessun adattamento alle specificità del contesto che li riceve. • Il PAS distrugge la possibilità di un processo endogeno di sviluppo economico nazionale controllato dai politici nazionali.

  8. Il PAS in Somalia: la carestia indotta • Autosufficienza alimentare fino al 1970. • Anni ’80: FMI e BM propongono un piano di austerità per sbloccare i finanziamenti richiesti per ripagare il debito, il 20% del quale era detenuto dallo stesso FMI • Il deprezzamento della valuta nel 1981 portò impennate nei prezzi dei combustibili, dei concimi e dei fattori produttivi agricoli • Il FMI incoraggiò la produzione di cash crop. • Aiuti alimentari (grano statunitense) e deregolamentazione dei prezzi del grano danno il colpo di grazia all’agricoltura. • L’aumento del prezzo dei farmaci per il bestiame, insieme alla privatizzazione dei servizi veterinari decimò gli allevamenti. Calano le esportazioni di bovini verso l’Arabia Saudita, la cui domanda è soddisfatta dall’Europa e dall’Australia e non più dalla Somalia. • I tagli della spesa pubblica si sono riflessi nell’eliminazione dei servizi sanitari ed educativi. I salari nel settore pubblico nel 1989 sono crollati del 90% rispetto agli anni 70.

  9. Il PAS in Mozambico: una ristrutturazione dal volto disumano

  10. Approcci alternativi allo sviluppo: lo sviluppo endogeno • Si definisce crescita endogena quel tipo di crescita sostenuta e determinata da un sistema in grado di governare il processo produttivo, e non determinata da forze esterneal sistema. • Lo sviluppo endogeno non è un processo lineare, non c’è alcun modello universale: soltanto la pluralità dei percorsi dello sviluppo può rispondere alle esigenze specifiche di ogni situazione. • Lo sviluppo endogeno richiede la valorizzazione del capitale territoriale, l’investimento nella sua formazione e l'impiego di risorse locali, anche attraverso l‘impiego di capitale d’investimento straniero in attività produttive ad alta intensità di knowledge, come comparto dei software e telecomunicazioni. • Capitale naturale e materie prime • Capitale umano • Capitale sociale • Capitale artificiale e infrastrutture

  11. Approcci alternativi allo sviluppo: lo sviluppo (microregionale) integrato. • La crescita è intesa non più come il risultato automatico dell’investimento sostenuto nel tempo, ma diviene il complesso e peculiare risultato dell’azione sinergica tra i diversi elementi che compongono la regione: • umani, per a rafforzare le capacità e le competenze in materia di ricerca, organizzazione e produzione, • istituzionali, per creare un ambiente favorevole all’iniziativa microimprenditoriale • economici, per trasferire al comparto produttivo i risultati della ricerca, in presenza di indispensabili infrastrutture e servizi alla produzione. • Il territorio diviene l’elemento centrale dello sviluppo, inteso come complessificazione organizzativa e rafforzamento del grado di coesione tra gli elementi che lo costituiscono: Sviluppo come strutturazione territoriale

  12. Sviluppo rurale integrato: Attivazione di un processo di sviluppo alimentato e guidato dagli attori locali, di tipo endogeno • Tecnologie appropriate • Valorizzazione del capitale umano e delle risorse locali all’interno di tecnologie appropriate • Intersettorialità: attivazione di sinergie tra le diverse attività rurali, agricole e non • Miglioramento dei servizi di base alle famiglie • Assistenza tecnica agli attori locali dello sviluppo • Rispetto dell’organizzazione sociale e del sistema di idee e di valori • Valorizzazione dell’individuo, e sua realizzazione

  13. Approcci alternativi allo sviluppo: la teoria dei Basic Needs • La Teoria dei Bisogni Fondamentali pone l’uomo al centro del processo di sviluppo. • Si identificano come Basic Needs o bisogni fondamentali quei bisogni umani il cui soddisfacimento costituisce una precondizione per lo sviluppo: si tratta di cibo, vestiario, un riparo, salute ed educazione. • La disponibilità dei beni non significa che i beni sano anche accessibili da parte degli individui. • UNRISD (UN Riserch Institute on Social Development) fin dagli anni 70 elabora un indice di sviluppo sociale composto da 16 variabili, delle quali 9 di natura sociale, e 7 di natura economica. • PQLI- Phisical Quality of Life Index (Morris 1979), indicatore complesso in cui risultano combinati la speranza di vita alla nascita, la mortalità infantile, il tasso di alfabetizzazione.

  14. Approcci alternativi allo sviluppo : lo sviluppo umano tra functionings e capabilities • Amartya Sen: la teoria delle capabilities, spiega che sono poveri coloro i quali non hanno la possibilità di “essere” e di “fare”, sono cioè privi delle capacità essenziali. • Bisogni essenziali immateriali: consistono nella possibilità per l’individuo di scegliere e di realizzarsi. • Il concetto di sviluppo continua a centrarsi sull’individuo, e si identifica con la qualità della vita da questo raggiunta. • Lo Sviluppo Umano consiste nel raggiungimento di tre obiettivi: • crescita economica • qualità della vita • libertà politica • Indicatore di Sviluppo Umano (ISU) • Indice di Libertà Politica (ILP).

  15. ISU

  16. Calcolo dell’ISU Se anche sono state cambiate le modalità di calcolo, nel corso degli anni non sono però cambiate le dimensioni dello sviluppo umano: longevità, risultati scolastici e standard di vita. • La Longevità è misurata con la speranza di vita alla nascita. • I risultati scolastici sono invece la sintesi di due diversi indicatori: il tasso di alfabetizzazione degli adulti, vale a dire la percentuale di persone con più di 15 anni in grado di leggere e scrivere e il rapporto lordo di iscrizione congiunta ai livelli di istruzione primaria, secondaria e terziaria. Quest’ultimo è espresso in termini di studenti iscritti ad un dato livello di istruzione in percentuale alla popolazione di riferimento, vale a dire la popolazione del gruppo di età corrispondente a quel livello di istruzione.La sintesi fra questi due indicatori viene effettuata assegnando un peso pari a due terzi al primo indicatore e un peso pari a un terzo al secondo. • Lo standard di vita è misurato attraverso il PIL reale pro-capite corretto in termini di parità di potere d’acquisto. Oggi, i redditi di tutti i paesi sono corretti trasformandone i valori assoluti in logaritmi.

  17. Tutti gli indici elementari - speranza di vita, tasso di alfabetizzazione, rapporto lordo di iscrizioni, logaritmo del reddito pro-capite - sono espresse in unità di misura diverse (rispettivamente, anni, tassi percentuali, dollari) e dunque un loro confronto non è possibile. Per superare questo problema occorre "normalizzare" i valori. Per fare questa operazione si ricorre alla seguente formula: Indiceij = (valore attuale Xij – valore min. Xi ) (valore max Xi - valore min Xi) Una volta effettuati questi calcoli per ciascuno degli indicatori elementari l’Indice di sviluppo umano per ciascuno dei paesi viene ottenuto semplicemente sommando i tre indicatori e dividendo per tre; calcolando, cioè, una media semplice.

  18. Esempio di calcolo

  19. longevità: Germania (77,2 - 25)/(85 - 25) = 0,87 Cina (69,8 - 25)/(85 - 25) = 0,7472. • risultati scolastici : Germania alfab. (99,0 - 0)/(100 - 0)=0.990 iscriz. (88,1 - 0)/(100- 0)=0.881 risultati scolastici [2(0.990)+1(0.881)]/3=0.954 Cina alfab. (82,9 - 0)/(100 - 0)=0,829 iscriz. (68,9 - 0)/(100- 0)=0,689 risultati scolastici [2(0,829)+1(0,689)]/3=0,782 • standard di vita: Germania [log(21260)- log(100)][log(40000)-log(100)]=0,895 Cina [log(3130)- log(100)][log(40000)-log(100)]=0,575

  20. Fonte: Enrica Chiappero, Università di Pavia)

  21. Approcci alternativi allo sviluppo : la teoria dei sustainable livelihoods • L’approccio dei “sustainable livelihoods” tenta di ridefinire lo sviluppo in funzione di ciò che la popolazione locale, attrice dello sviluppo, può raggiungere attraverso il dispiego delle proprie capacitàed abilità nella risoluzione dei problemi per un miglioramento della propria qualità di vita. • Un livelihood comprende le capacità, i mezzi (materiali e sociali), le attività necessarie alla vita di una determinata comunità. E’ sostenibile quando reagisce positivamente a shock e calamità e si rafforza nel tempo, senza impattare negativamente sulla base naturale (Chambers and Conway 1992). • Gli obiettivi specifici consistono in: • aumento del reddito; • aumento del benessere; • riduzione della vulnerabilità; • miglioramento della sicurezza alimentare; • uso sostenibile delle risorse naturali.

  22. Lo sviluppo sostenibile, Rio 1992 • Lo sviluppo sostenibile soddisfa le condizioni di soddisfare al tempo stesso le condizioni di: • viabilità economica • equità sociale, intra ed inter-generazionale • integrità ambientale • Lo sviluppo sostenibile deve essere perseguito contemporaneamente alle diverse scale geografiche: • Locale • Nazionale • Macroregionale • Globale

  23. Casi di studio • India: natura e conflitti Colonizzazione e reificazione della Natura in India: la trasformazione del significato tradizionalmente assunto dal rapporto Uomo/Natura • Zimbabwe: l’emarginazionedella donna nelle aree rurali • Mozambico: la difficile ricostruzione • I condizionamenti di origine storica allo sviluppo : l’eredita coloniale e post coloniale

  24. India: natura e conflitti Colonizzazione e reificazione della Natura in India: la trasformazione del significato tradizionalmente assunto dal rapporto Uomo/Natura. Fonte: Lazzarin S., Natura e conflitti in tempo di Pace in India, in Della Valle F., Ambiente e Guerra, Odradek, Roma 2003

  25. India potenza nucleare • Nel maggio 1998 l’India effettua dei test atomici nel deserto del Thar. • Il Pakistan reagisce effettuando a sua volta test analoghi, dimostrando di possedere la tecnologia necessaria alla fabbricazione della bomba nucleare. • Il gesto dell’India sembra legato alla progressiva marginalizzazione del Paese nel contesto degli equilibri geostrategici successivi al bipolarismo, ed in particolare all’ascesa della Cina nel dialogo con gli USA, ed al rifiuto di un seggio permanente all’India nel Consilgio di Sicurezza dell’ONU. • Paradossalmente l’India vanta una grande tradizione di rispetto per la sacralità della vita e della natura: sorprende la scelta della bomba atomica, in quanto macroscopica negazione dei valori caratterizzanti il rapporto Uomo-Natura.

  26. Il rapporto Uomo-Natura nella tradizione indiana • Il termine Natura corrisponde alla Foresta • La Foresta è parte del Dharma, la totalità vivente, che comprende l’umano, l’animale, il vegetale ed il minerale. Tuttavia l’uomo è cosciente della frattura che la diversità dele forme fisiche manifesta. • La Foresta è il territorio del non-umano, sul quale l’uomo non ha controllo né potere, e che rispetta come sacro. • La mediazione tra Uomo e Foresta, tra mondano e sacro, è possibile attraverso il Bramino, l’officiante del rito spesso svolto ai confini della foresta ai limiti del villaggio. La Natura viene avvicinata soltanto da coloro che detengono il sapere necessario ad entrare in comunicazione con essa. • I Rinuncianti scelgono la Foresta quale abitazione e sazio i vita confacente ad un’esistenza essenziale, meditativa e solitaria. • La Foresta è sacra in sé e per sé, spazio di elevazione spirituale, destinata ad accogliere ogni uomo giunto in essa per perfezionarsi n attesa della sua Liberazione.

  27. Il rapporto Uomo-Natura nei fatti • Il rapporto è più complesso e contraddittorio: • La Foresta è sacra e completa il villaggio • La Foresta è un ostacolo da abbattere per coltivare nuove terre. • In India è esistita una civiltà seminomade dalle origini tribali stanziatasi per gradi a spese della Foresta • Il disboscamento è stato sempre contenuto nei limiti delle necessità di sopravvivenza, e sempre nei limiti imposti dal ciclo di rigenerazione. India: Programma di riforestazione

  28. Il rapporto Uomo-Natura per i gruppo Tribali • Per i Tribali non si pone il problema del rapporto Uomo-Natura, dal momento che nella loro cultura non esiste una separazione. • Sia la religione hindu che il cristianesimo hanno avuto un forte impatto sulla religione naturale legata alla foresta dei Tribali. I boschi sacri tribali, luoghi di sepoltura degli antenati, abitazioni degli spiriti protettori del villaggio, inviolabili dall’uomo, iniziarono a perdere valore con la conversione. Furono spesso tagliati e sostituiti dai templi indiani. • I Tribali si sostentavano praticando l’agricoltura oltre alla caccia alla pesca e la raccolta. Quando i loro spazi vennero limitati dal dritto di proprietà altrui, dal diritto regio sul taglio delle varietà di legname pregiato e dall’espansione dell’agricoltura e della popolazione rurale stanziale non tribale, il taglia e brucia divenne insostenibile, e la deforestazione non più provvisoria. Di conseguenza i missionari ed i colonizzatori britannici si opposero fortemente alla pratica taglia e brucia.

  29. La gestione della risorsa foresta durante la colonizzazione • Con il potere britannico si iniziò a parlare di gestione della risorsa foresta. Gli Inglesi attribuirono un’importanza strategica alle foreste, e le resero oggetto conflitti e leggi volte ad assicurarne lo sfruttamento esclusivo. La Compagnia delle Indie impose tasse sul taglio di teak, ed istituì i Conservators, funzionari incaricati di gestire la risorsa teak. • Le foreste, considerate come terra di nessuno, secondo il Forest Act (1865 e 1878) e le Forest Policies (1984), vennero sottratte ai tribali, considerati usurpatori privi di un diritti di accesso ed uso delle sue risorse. • Nel corso di 150 anni le tradizioni ed i culti in cui il rispetto delle foreste si era tramandato nelle diverse parti del territorio indiano, vennero corrosi in modo profondo e irreversibile.

  30. La gestione della risorsa foresta dopo l’indipendenza • Le foreste sottratte agli utilizzatori originali non sono state loro restituite. • La gestione rimane al Forest Departement, il cui approccio alla gestione delle foreste secondo il principio della “social forestry” punta a conservare le residue foreste attraverso l’utilizzazione ai fini produttivistici, secondo una logica di piantagione. • Le popolazioni tribali, convertite al cristianesimo all’induismo, istruite, inserite nel mercato del lavoro come manovalanza a basso costo, si sono allontanate dalle foreste, concependole anch’esse come fonte di mero guadagno. Non ne rivendicano la conservazione, ma casomai l’esclusività d’uso. • I Tribali che continuano a vivere nella foresta stanno depredandone le risorse, talvolta appoggiati dalle agenzie governative per la raccolta dei prodotti forestali. • Quando i presupposti culturali e religiosi di una determinata comunità vengono a mancare, il rapporto Uomo-Natura scivola dall’armonia al dominio e la Foresta viene reificata.

  31. Zimbabwe: l’emarginazione della donna nelle regioni rurali Zimbabwe: Rifornimento d’ acqua Fonte: Meheretu A. et al., The plight of women in the margins of rural life in Africa: the case of Zimbabwe, in Heikki J., Globalisation and Marginality in Geogrpahical Space, Ashgate, Aldershot, England 2000.

  32. Radici del fenomeno dell’emarginazione della donna • L’emarginazione della donna nelle aree rurali in Africa ha radici: sia nella cultura tradizionale africana, sia nell’eredità coloniale: • Discriminazione della donna e delle sue funzioni • Responsabilità di moglie e madre dei bambini • Mancanza d’acqua potabile e legname presso i villaggi • Scarsa accessibilità ai servizi sanitari • Scarse opportunità di scolarizzazione • Impedimenti alla partecipazione politica ai livelli decisionali • Accesso limitato alle opportunità economiche • Matrimoni predeterminati • Leggi post-coloniali influenzate dall’eredità coloniale nel carattere discriminatorio verso la donna.

  33. Tipi di marginalità • La marginalità spaziale e sociale è una condizione socioeconomica e spaziale di vulnerabilità. La marginalità origina laddove sussiste una convergenza tra problemi politici, culturali, economici in una data regione. • Marginalità contingente: è endogena al sistema, sebbene accidentale e temporanea all’interno di un sistema essenzialmente equo, che si autocorregge. • Emarginazione sistematica: è endogena o di derivazione esogena ma in ogni caso la sua presenza è legata al grado di dualità, anche spaziale, presente all’interno di un sistema economico e sociale. Consiste in uno sviluppo ineguale, alimentato da forze dominanti di tipo economico e politico che riproducono le disuguaglianze nella distribuzione dei benefici sociali, politici ed economici. E’ presente spesso nelle società prive di un governo democratico o nelle cleptocrazie.

  34. Dove origina l’emarginazione della donna sub-sahariana? • Emarginazione contingente: Deriva essenzialmente dalle pratiche familiari, ovvero dalla divisione del lavoro nella famiglia secondo criteri tradizionali, ai fini della sua sussistenza e riproduzione: • attività domestiche • attività agricole e non agricole • attività di trasporto Tale carco di attività è ulteriormente aumentato a causa di: • Ridotta produttività ed eccessiva pressione sulle risorse naturali (terreni acqua, foreste) richiede uno sfruttamento più intensivo • Le leggi consuetudinarie hanno distolto gli aiuti allo sviluppo dai settori in cui la donna è protagonista • L’organizzazione sociale ed economica urbano-rurale è promossa essenzialmente dalla popolazione maschile, laddove le donne mantengono saldi rapporti con le aree rurali di origine.

  35. Emarginazione sistematica: Deriva essenzialmente dalle pratiche coloniali e post-coloniali di amministrazione dei territori, le quali hanno: • Confinato le donne dedite all’agricoltura di sussistenza nelle terre marginali, mentre i terreni ad alta produttività sono stati destinati ad attività maggiormente produttive. • Costretto le donne a sforzi sempre più grandi per rendere produttive risorse agricole sottoposte ad un eccessivo tasso di sfruttamento, a causa delle crescente pressione demografica. • Le opportunità di lavoro non agricolo sono state offerte per lo più agli uomini, mentre le donne si sono prese la responsabilità di mandare avanti l’azienda agricola familiare. • Escluso le donne rurali dai programmi di diffusione di nuove tecnologie, dirette essenzialmente sulle aree urbane.

  36. Cause dell’emarginazione contingente della donna in Zimbabwe • Nella sua accezione tradizionale, il matrimonio prevede il possesso della donna da parte del marito (lobola) ed il riconoscimento dei figli con il totem del padre. Le donne non possono chiedere la custodia dei figli o una proprietà personale. • Il carco di attività domestiche cui la donna deve adempiere in seno alla famiglia rurale va dalla cura dei figli alla cucina, dalla pulizia della casa al lavaggio dei panni, cui si aggiunge il lavoro agricolo. Anche in cado di cattiva salute le donne devono adempiere a queste funzione, cui molto raramente l’uomo contribuisce. • Le donne si occupano inoltre di trasportare carichi di utilità domestica, fino a 30 ore alla settimana.

  37. Cause dell’emarginazione sistematica della donna in Zimbabwe • Le terre in Zimbabwe sono divise,anche geograficamente, tra terre commerciali e terre comunitarie. • Questa suddivisione è l’eredità del periodo coloniale. In tal modo si voleva creare manodopera in eccesso a basso costo. • Le terre comunitarie, coltivate dagli africani, occupano circa il 50% del Paese, ospitano circa i ¾ della popolazione, e coincidono prevalentemente con i terreni poveri e scarsamente produttivi. • Le donne sono il gruppo sociale che ha maggiormente pagato il prezzo di questa iniqua ripartizione. Infatti, a differenza degli uomini, le donne non hanno alternative di impiego in altri settori. • L’eccessiva pressione sulle terre comunali, l’overfarming, la deforestazione e l’overgrazing, hanno determinato una perdita di produttività. • I progetti di sviluppo agricolo e rurale prestano poca attenzione alle donne rurali: i prestiti, le tecnologie ad alta resa, l’impiego di input capaci di aumentare la produttività tendono a privilegiare destinatari maschili e solo lentamente stanno coinvolgendo le donne.

  38. Per concludere: le cause • Il problema dell’emarginazione della donna ha diverse dimensioni: • Una dimensione di genere, relativa all’inquadramento della donna nella famiglia rurale • Una dimensione politica dell’era coloniale, relativa ad una divisione delle terre utilizzata c0me strumento per indebolire gli africani ed impiegarli in maniera produttiva nel sistema economico dei bianchi. • Un processo post-coloniale di riforma agraria e di sviluppo rurale estremamente carenti (nella redistribuzione ma anche nell’infrastrutturazione e nelle misure di rural extension) ed incapaci di affrontare in maniera efficace il problema dell’emarginazione delle donne rurali.

  39. Per concludere: le linee guida • Coinvolgere direttamente le donne nella definizione dei problemi e delle cause della loro emarginazione • Coinvolgere le donne nell’individuazione di possibili soluzioni • Predisporre sistemi di riconoscimento e formalizzazione e valorizzazione delle attività svolte dalla donna rurale. • Predisporre politiche sociali ed economiche tra loro integrate • Decentrare le responsabilità e le competenze specialmente nella fase di implementazione dei progetti e delle iniziative contro l’emarginazione della donna rurale.

  40. Mozambico I condizionamenti di origine storica allo sviluppo : l’eredita coloniale e post coloniale Fonte: Ruggieri C., Sviluppo economico e politiche alimentare: il ruolo della cooperazione Italiana In Mozambico, tesi di Laurea, Dip. Di Studi Geoeconomici, Univ. La Sapienza d Roma, Roma 1999.

  41. Mozambico: l’età coloniale • Il Mozambico è una ex-colonia portoghese, anche se il Portogallo ha assunto i tratti di una semi-colonia dell’occidente industrializzato (Gran Bretagna e Francia: mentre il Mozambico, da una parte, rispondeva alle esigenze del sistema industriale europeo in espansione, bisognoso di materie prime e manodopera a basso costo e di uno sbocco profittevole ai propri investimenti, il Portogallo, troppo arretrato rispetto ai partner industrializzati, locava la sua colonia e le sue risorse ad interessi esterni. • Nel 1901 e nel 1906 furono emanate la legislazione agraria e mineraria, entrambe a favore delle compagnie private. Secondo le nuove disposizioni, infatti, l’unico diritto che gli Africani potevano esercitare sulla terra era quello della proprietà a titolo collettivo; • Il diritto portoghese non riconosceva personalità giuridica a alle istituzioni tribali tradizionali, la proprietà collettiva non aveva carattere permanente; i contadini che intendevano usufruire di tale riconoscimento dovevano occupare le terre per tutto il periodo dell’anno, ma ciò era incompatibile con il sistema di coltivazione itinerante. Di fatto, nessun contadino indigeno poteva coltivare una terra propria.

  42. L’ Estado Novo 1933: il dittatore portoghese Salazar annuncia il “’nuovo corso “ : promulga la Costituzione dell’ Estado Novo . Obiettivo di tale provvedimento era “l’integrazione economica d’Oltremare nell’organizzazione economica della Nazione Portoghese”, ovvero, l’asservimento dell’economia coloniale alle esigenze della madrepatria. La svolta politica non veniva accompagnata da un’altrettanto necessaria svolta economica, mancandone i presupposti: la dipendenza del Portogallo restava immutata, cristallizzata nel ricorso a società a capitale straniero (britannico e francese) laddove coltivazioni come il te’, la canna da zucchero, la noce di cocco richiedevano elevati investimenti iniziali.

  43. L’economia coloniale • La storia del dominio portoghese in Mozambico, ed il consolidarsi della politica del “Nuovo Estado”, ha avuto conseguenze rilevanti per l’economia del Paese. Queste possono attribuirsi essenzialmente a: • il sistema di concessione, • il regime di piantagione, • la nascita di un mercato locale, • l’immigrazione nelle miniere del Sud Africa • il carattere dualistico di un’economia nel Nord separata da quella del Sud.

  44. Il sistema di concessione Diffuso soprattutto al Nord del Paese, prevedeva una destinazione vincolata delle terre: pur essendo liberi di coltivare terre proprie, i contadini erano obbligati a coltivare determinati prodotti, tra cui il cotone, necessario alla nascente industria tessile portoghese. Gli stessi, inoltre, erano tenuti a concedere alle compagnie portoghesi monopoli d’acquisto sui prodotti coltivati, acquisto che avveniva normalmente a prezzi irrisori. Infine vigeva il divieto di lavorazione del cotone e dei più importanti prodotti coloniali, insieme a quello di creazione di qualsiasi industria: l’obiettivo era quello di impedire lo sviluppo di un settore di trasformazione in Mozambico

  45. Il sistema delle piantagioni • Prevedeva l’affidamento della produzione agricola a società di capitale straniero, soprattutto per quei prodotti che richiedevano elevati investimenti come la canna da zucchero, il tè ecc. • Le caratteristiche di questo sistema di produzione furono un elevato tasso di manodopera stagionale ed un basso tasso di meccanizzazione. • La reperibilità della manodopera fu garantita attraverso l’imposizione: • dell’obbligo al pagamento delle tasse da parte dei contadini • a partire dal 1947, dall’obbligo per ogni contadino di lavorare presso una piantagione o presso l’azienda agricola di un privato, per almeno sei mesi all’anno.

  46. Il mercato interno La nascita di un mercato interno è stata profondamente ostacolata: • dal sistema delle piantagione, la cui produzione era destinata ai mercati esteri. • dal sistema delle concessioni, che imponevano al contadino che avesse voluto vendere i prodotti della propria terra, l’obbligo di soddisfare in primo luogo le esigenze dei concessionari portoghesi, alle loro condizioni di prezzo, e in secondo luogo il pagamento delle tasse.

  47. Nascita della FRELIMO • Il 25 Giugno 1962, dalla confluenza di tre diversi movimenti clandestini a Dar es Salaam nasceva il “Frente de Libertaçao de Moçambique” (FRE.LI.MO). • I principi dell’autodeterminazione e dell’indipendenza nazionale furono i perni attorno ai quali ruotò il consenso di tutti i partecipanti • La lotta armata fu dichiarata il 25 Settembre 1964. • Ben presto gli attacchi si estesero alle provincie di Niassa, Zambèzia e Tete, permettendo alla FRELIMO il controllo di gran parte del Nord del Paese. Le zone liberate attraverso la guerriglia furono economicamente ristrutturate sulla base di un sistema di cooperative, l’istituzione di una struttura di assistenza sanitaria e la formulazione di un programma educativo: la FRELIMO si assunse le responsabilità di un vero e proprio Stato.

  48. La divisione interna della FRELIMO • A partire dal 1966 si formarono, all’interno del movimento, due differenti correnti ideologiche: • quella di Nazaro Nkavandame, rappresentante degli interessi della feudalità africana e della borghesia locale nascente, • quella del gruppo raccolto attorno a Mondlane, più vicina alle masse popolari e appoggiata dai militari. • Al II Congresso della FRELIMO, nel Luglio 1968, prevalse la linea popolare, mentre Nkavandame veniva espulso dal movimento

  49. La svolta socialista • Nel 1969 l’assassinio di Mondlane segnò un periodo di difficoltà, superate con l’ ascesa di Samora Machel. • Machel, fautore di un marxismo intriso di elementi attinenti al pensiero di Lenin e Mao, ne propose l’applicazione creativa alla realtà del Mozambico

  50. …..verso l’indipendenza • Nel 1974 cade il regime dittatoriale portoghese di Caetano, successore di Salazar, che, perse il potere in un assalto guidato dalle forze militari (rivoluzione dei garofani). • L’instaurazione di un governo democratico a Lisbona accelerò il processo di decolonizzazione e, in un accordo firmato a Lusaka il 7 settembre 1974, il ministro degli Esteri portoghese Mario Soares e il presidente della FRELIMO Samora Machel, raggiunsero l’intesa sul “cessate il fuoco”. • Il 25 Giugno 1975, tredicesimo anniversario della fondazione della FRELIMO, fu proclamata l’indipendenza del Paese; in quella data entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Popolare del Mozambico, approvata il 20 giugno 1975 dal Comitato centrale della FRELIMO.