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Escatologia - Lezione 29^

Capitolo XI L’escatologia. Escatologia - Lezione 29^. Il compimento: Cristo raggiunto: La vita eterna Il Paradiso La Visio Dei. Il compimento. La « logica » è abbastanza evidente: I morti non restano in una forma di aspettativa indeterminata

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Escatologia - Lezione 29^

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Presentation Transcript


  1. Capitolo XI L’escatologia Escatologia - Lezione 29^

  2. Il compimento: Cristo raggiunto: La vita eterna Il Paradiso La Visio Dei

  3. Il compimento

  4. La «logica» è abbastanza evidente: • I morti non restano in una forma di aspettativaindeterminata • non sono arrivati al pienocompimento del loro futuro (che implica la risurrezione finale totale) • sono in via di resurrezione perché il raduno della fine dei tempi non si è ancora verificato • nondimeno essi già hanno accesso a una forma di futuro che come tale non era loro accessibile durante la vita terrena • e che chiamiamo “vita eterna”

  5. Meta della speranza cristiana è il compimentopresso Dio, annunciato dalle Scritture: • Il futuro aldilà della morte • La vicinanza protettrice, misericordiosa e vivificante di Dio (profezia) • La liberazione della sofferenza, dal dolore, dall’ingiustizia, la risurrezione dei morti (apocalittica) • Il regno di Dio: il mondo governato dalla volontà di Dio (perfezione, ordine armonico) • La convivenza pacifica degli uomini, risanati e integri sia interiormente che nelle relazioni • La presenza potente e definitiva di Cristo Pantocratore • Lo shalom: rapporti di benessere completo tra tutti gli esseri viventi

  6. Dio non è il concorrente di altre “beatitudini umane”: è Dio che rende possibili le altre speranze creaturali  la comunione con Dio non soppianta tutti gli altri contenuti di speranza che sono parte del “compimento sperato”: la comunione con gli altri uomini: rivedere coloro dai quali la morte aveva separato; una vera comunicazione nella “comunione dei santi”

  7. L’identità e l’integrità del singolo: • l’essere se stessi (in contrapposizione con l’essere alienati – condizionati – non liberi) • l’essere pienamente vitali (in contrapposizione con l’essere malati e subire forme di impedimenti)

  8. La gioia per il mondo nel suo insieme, portato a pieno compimento da Dio: il carattere sociale dell’eschaton • Il simbolo della “città santa” dell’Apoc 21 Rilettura della tradizione: • Gregorio Magno: “il cielo è formato dalla congregazione dei santi cittadini” (In Ez 2,1.2) • Beda: “la vita eterna è la gioia della società fraterna” (PL 91,457). • Cipriano: “la beatitudine sta nella visione di Dio e nel godimento dell’immortalità con i giusti e gli amici di Dio” (Ep 58,10)

  9. «La vita eterna consiste nella gioconda fraternità di tutti i santi. Sarà una comunione di spiriti estremamente deliziosa, perché ciascuno avrà tutti i beni di tutti gli altri beati. Ognuno amerà l’altro come se stesso e perciò godrà del bene altrui come proprio. Così il gaudio di uno solo sarà tanto maggiore quanto più grande sarà la gioia di tutti gli altri beati» (S. Tommaso d’Aquino) De Lubac: il soggetto primo della gloria celeste è questa “unità transpersonale” (Cattolicismo, 83) Recupero nella riforma liturgica del Vaticano II: “Ricongiungi a te, Padre misericordioso, tutti i tuoi figli… Accoglie nel tuo regno i nostri fratelli e tutti i giusti … ritrovarci insieme a godere per sempre della tua gloria” (prex euc. III)

  10. Il NT ricorre a immagini/esperienze tratte dalla vita temporale per dire il compimento

  11. Il cielo (superiorità e infinitezza) Nell’AT-NT: • Firmamento = la “volta solida” che separa le acque inferiori da quelle superiori (Gn 1,6) e a cui sono appese le stelle come luminari (Gn 1,14) • Cielo: casa di Dio, luogo del trono da cui governa l’universo (Dt 26,15; Is 63,15); non una localizzazione ma un modo di esistenza di Dio • Parafrasi del nome di Dio = Gesù parla del Padre celeste; del Padre nel cielo; del Regno dei cieli (Mt 3,2; 7,21); Il Figlio dell’uomo scende dal cielo (Gv 3,31)

  12.  Speranza escatologica: Cielo è il legame di Dio con l’uomo:Vado al Padre – a prepararvi un posto (Gv 14,2.28) • andare in cielo è andare a Dio (Lc 24,51: Gesù ascese al Cielo e gli fu dato ogni potere in cielo e in terra: Mt 28,18) • Nelle lettere paoline: il cielo è comunione col Signore glorificato (1Tss 4,17; Fil 1,23; 2Cor 5,8) • Il cielo è retribuzione per le buone opere (Mt 5,12), anche se è pura grazia (Mt 20,1-16) • La salvezza non è solo antropologica ma anche cosmica: il mondo salvato è lo spazio di vita dell’uomo perfezionato: i cieli nuovi di Ap 21,1

  13. Un nome nuovo Ap 2,17: “al vincitore darò una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi lo riceve” • Antica prassi di invito: come un “biglietto di ingresso” a una festa, sul quale è scritto il nome • Nome “nuovo”: intimità personale e innalzamento ad un nuovo rapporto con Dio di tipo sponsale (cfr Is 62,4-5) Compimento significa: • Essere ospiti • Invitati personalmente • Conosciuti e amati nell’intimità da Dio

  14. Le nozze (dell’Agnello)  Immagine del regno veniente (Mt 22)  Gioia per la dedizione di Dio che “serve” i suoi amati (Ap 19,7-9)  L’amore tra uomo/donna diventa anticipazione e realizzazione iniziale delle nozze dell’Agnello • Il banchetto Convivialità con altri commensali  Attraversa tutta la Scrittura: Es 24,11; Is 25,6; Mt 22,1-13; Ap 19,7-9  La dimensione festiva: “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno” (Ap 21,4; Mt 25,1-10)

  15. La nuova Gerusalemme • Idea del banchetto unita a quella della città (Ap 21,9-22,5) • La città santa: simbolo diffuso della speranza, della sicurezza, della unità sociale

  16.  Il paradiso Gesù promette al ladrone il “paradiso” (Lc 23,42) Paradiso: pardes (ebraico), parádeisos(greco) è preso dal persiano antico pairidaeza: indica la recinzione che delimita il “giardino – parco” del re, che è luogo piacevole. Paradiso ricorre nell’AT in Ct 4,13; Qo 2,5; Ne 2,8. Non ha connessione diretta con l’Eden di Gen 2. Eden: dal semitico dn che significa “rendere lussureggiante” è il nome di un paesaggio ideale dove c’era il giardino di Javhé (Gn 2,8)

  17. Archetipo biblico = giardino in Eden (Gn 2,8-25) Profeti: futuro di speranza Ez 36,35: “Allora si dirà: questa terra desolata è diventata come il giardino di Eden”. • Visione cosmica “idilliaca” = messianismo di Is 11,7; 65,21 = vivere nell’armonia della pace NT L’idea del giardino del paradiso è ripresa nella escatologia, ove esso compare come dimora dei giusti (2Cor 12,4; Lc 23,43) con i motivi del mangiare dell’albero della vita (Ap 2,7), la immagine dell’acqua della vita (Ap 22,1), l’annientamento dell’antico serpente (20,2) e la libertà dalla tribolazione e dalla morte (21,4)

  18. Nb: Romano Guardini, Le cose ultime, 103. questi passi biblici sono anche allegorici, perché nell’eternità non si cantano inni, non si mangia, non ci si sposa… e d’altra parte non sono allegorici: ciò che i testi vogliono dire è che l’eternità non è un fatto metafisico, che si potrebbe esprimere coi concetti di “verità – essere…”, quanto piuttosto un rapporto tra persone. Questo è l’essenziale.

  19. La vita eterna (sintesi nel Simbolo apostolico)

  20. Se il compimento è partecipare al modo di essere proprio di Dio (visione di Dio - divinizzazione) • ciò implica di partecipare parallelamente al suo modo di persistere nell’essere. • La durata di colui che è già in Cristo è la vita eterna partecipata. • Con l’aggettivo si segnala la differenza tra l’eternità propriamente detta (predicabile solo di Dio) e quella donata all’uomo beato. Altrimenti cadiamo nel panteismo che livella ontologicamente Dio e l’uomo.

  21. Il senso minimo da attribuire al concetto di “vita eterna” (secondo la fede della chiesa fissata da Benedetto XII): • è la durata senza interruzione né termine • come situazione definitiva e irrevocabile.

  22. Cos’è vivere in eterno? “Eterno è una di quelle parole che l’uso linguistico ha più profondamente snaturato. Perdere una parola significa perdere una di quelle forme in cui l’uomo esiste” (R. Guardini, L cose ultime, 97). difficoltà: • «eterno» suscita in noi l’idea dell’interminabile, di una durata indefinita, e questo ci fa paura • «vita» ci fa pensare alla vita terrena da noi conosciuta, che amiamo e non vogliamo perdere e che, tuttavia, è spesso più fatica che appagamento (non la vogliamo “così” per sempre); la noia di una prosecuzione indefinita della vita che spegne ogni tensione creatrice

  23. soluzione: • uscire col nostro pensiero dalla temporalità : l’eternità è la prosecuzione illimitata della vita terrena, un tempo che continua sempre: questo è un non-concetto al quale fatichiamo a rinunciare (c’è invece discontinuità tra la storia – l’eternità) • presagire che l’eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario • ma il superamento della limitatezza umana che è sempre dipendente dal tempo (ci si stanca, si dimentica, ci si consuma) • eterno è ciò che è oltre ogni forma di de-limitazione (la quantità, lo spazio…). L’eternità è l’annullamento del tempo. Come immaginare una vita sottratta al tempo

  24. Vita eterna si riferisce alla qualità della vita: “Vita” per la Bibbia è più della “nuda esistenza”; non è solo durata ma pienezza qualitativa • “Vita” come “esistenza presso Dio”: • Gesù ha in sé la Vita; la Vita è diventata visibile con Lui; Lui dona la Vita in abbondanza; la sua Persona è la Vita (Gv 1,4; 14,6) • Le sue azioni simboliche manifestano cos’è la vita vera (cfGv 6: i pani; miracoli di guarigione) • Chi crede in Lui ha già la vita eterna durante questa vita terrena • La vita eterna è anche oltre la morte (Gv 11,25)

  25. La discontinuità non è totale: la vita eterna sarà la piena manifestazione di ciò che è già presente e nascosto fin da ora • vedere Dio e la vita eterna sono collegati:  “questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato Gesù Cristo” (Gv 17,3) “quando si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1Gv 3,2)  i servi di Dio “vedranno il suo volto” (Ap 22,4)  il di più rispetto ad oggi è che vedremo Dio faccia a faccia: negli scambi vitali, fatti di conoscenza e amore, il “vedere” l’Amato occupa un posto importante (cf 1Gv 1,1-3)

  26. È impossibile vivere senza la vita, e non si dà vita se non si partecipa a Dio che è la Vita, e questa partecipazione consiste nel vedere Dio e nel godere della sua bellezza. La gloria di Dio è l’uomo vivente e la vita dell’uomo è la visione di Dio (S. Ireneo)

  27. L’attributo “eterno” di questa vita l’uomo de-limitato perché dipende dal tempo • Eterno = non delimitato temporalmente, non in balia del tempo (cf Is 41,4) • Una superiorità rispetto al tempo (alla finitezza temporale) ma anche ad ogni forma di limite • Perciò “vita eterna” difficile darappresentare perché è per definizione il non-tempo. Però tre modelli di pensiero:

  28. pienezzadiVita: uno statocolmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità: “Dio tutto in tutti” (1Cor 15,28) è il contrario delle esperienze di parzialità-frammentazione “L’eternità è il possesso totale e completo di una vita illimitata” (S. Boezio) • Poter-riposare in una beatitudine che non può venir meno (non minacciata), senza limiti (nel senso che non c’è da temere che questo dinamismo abbia un termine)  Il concetto biblico di “riposo” (una terra di riposo; il riposo di Dio: settimo - ottavo giorno)

  29.  a partire non dal concetto di tempo, ma di vita: eternità come un attimo di compimento • vita nella massima concentrazione, che solo in modo germinale abbiamo sperimentato quaggiù(istanti di grazia, di realizzazione, di pienezza, di successo, di profondo amore e felicità) • L’eternità è l’intensità di un istante colmo della felicità possibile ad un uomo, che quaggiù non può durare • quaggiù l’istante è eccezionale, ma l’eternità è un istante “felicissimo” che non passa più.  modello pensato non in base alla “durata di tempo”, ma dalla concentrazione: la felicità è all’apice dell’intensità

  30.  vita che si sviluppa Un dinamismo che cresce e si intensifica indefinitamente • Incontri tra persone vive che consentono di scoprire elementi sempre nuovi dell’altro e di sé • Incontro col Dio infinito, i cui misteriinesauribili si disvelano a profondità sempre maggiori e sempre nuove • Occasioni sempre nuove offerte al proprio sviluppo personale (si cresce nella somiglianza con Dio che ci fa essere “noi stessi”) • Qui l’accento è temporale a motivo della dinamicità in contrasto con la staticità

  31. Dunque la visione di Dio non è uno spettacolo immobile Due posizioni: • La immobilità del beato (es. Pozo Candido) dipende dalla comprensione della visione sotto la categoria della contemplazione, cui si accosta l’idea della quies (pace stabile, non alterata) • Quelli invece che sostengono la possibilità di un progresso (es. J. Alfaro, O. Betz) fanno valere la categoria di comunione esistenziale.

  32. Le immagini bibliche rappresentano la vita eterna come qualcosa di dinamico: • la festa, il banchetto (il gusto della mensa, la convivialità e la gioia comunicativa) • le parabole escatologiche: la venuta di Gesù è paragonata a un banchettodi nozze con l’umanità • le immagini liturgiche dell’Apocalisse: la Città celeste, la nuova Gerusalemme gloriosa, la dimora di Dio con gli uomini, la moltitudine di fratelli e sorelle in atto di adorazione.  Categoria centrale: la relazione di tutti con tutti.

  33. Nella nozione stessa di vita eterna è incluso: • Un permanente dinamismo: altrimenti non sarebbe vita • Che non può estendersi lungo una durata identica al nostro tempo (altrimenti non sarebbe eterna) Eterna: implica una densità che esclude la alternanza dal transitorio al definitivo, di cui ora possediamo solo la nostalgia. Il vitale esclude ogni “pietrificazione”, comporta un continuo coefficiente di superamento.

  34. Come conciliare pienezza di vita già acquisita e superamento? • Il superamento, all’interno di una misura colma della vita, non va inteso come un passaggio dalla potenza (che equivale a carenza) all’atto (che significa trasferire all’al di là le categorie dell’al di qua). • La vita eterna è l’abolizione del passaggio potenza-atto. • Ma tale abolizione non consacra uno stato di immutabilità assoluta, ma è compatibile con un permanente accrescimento della densità vitale.

  35. Nella vita eterna “ogni pienezza è un nuovo inizio” (L. Boros). È quanto avviene in ogni relazione di amore: quando è autentica postula l’eternità, che si vive come qualcosa che si arricchisce costantemente di nuove scoperte, con ogni volta maggiore e migliore compenetrazione mutua. Parimenti, la “relazione del beato con Dio può essere intesa come pura dynamis che mai conoscerà termine” (O. Betz)

  36. La banale obiezione della noia (cfr. M. Unamuno) si fonda su un grossolano malinteso che confonde la vita interpersonale con la contemplazione indefinita del medesimo spettacolo!

  37. Contenuto della vita eterna: la visio Dei Cosa significa vedere Dio?

  38. Croyable disponibile nella cultura: • La visione di Dio (in teologia) si aggancia agli studi filosofici sulla alterità (Ricoeur, Levinas): consentono di dare alla mistica cristiana una dimensione aliena da ogni fusione e rispettosa della libertà umana, nonché di accentuare la distinzione tra Dio e colui che lo contempla • Studi sulla psicanalisi e l’importanza del tema del desiderio (D. Vasse, 1969). Già gli antichi: desiderio naturale di vedere Dio.

  39. La vita eterna è la visione di Dio Desiderare di vedere Dio significa “vivere della promessa” • AT: Gn 32,24-30; Es 33,11; Es 34,29; Dt 34,10; sal 23,4; Mt 18,10; Ap 22,4 • periodo intertestamentario (la nozione di salvezza è spiritualizzata): la visione di Dio diventa l’elemento essenziale della felicità, è il grido di fede di Giobbe: “Io so che il mio redentore è vivo… nella mia carne vedrò Dio; io lo vedrò, io stesso e non un altro” (Gb 19,25ss - Vulgata)

  40. NT: i credenti anelano di vedere Dio: • «saremo simili a lui perché lo vedremo così co-m’è» (1Gv3,2); per Gv la conoscenza di Dio (Gv 17,3) ha il suo compimento nella visione di Dio. • L’aspetto intellettuale della visione-conoscenza è presente nel simbolismo della luce: il giudizio è una messa in luce di ciò che è nascosto • la tradizione orientale usa l’idea della luce per dire l’al di là della morte (purificazione, illuminazione) • «faccia a faccia» (1Cor13,12).

  41. Sviluppi patristici • Cipriano: “quale sarà la gloria e quanta la gioia nell’essere ammessi a vedere Dio”. • Ireneo: “Dio è contemplato dagli uomini, perché vuole, quando e come vuole… La vita eterna consiste nel vedere Dio” (Ad Haer4,20,5) • Clemente Alessandrino: la vera gnosi sfocia nella contemplazione di Dio (Stromata 6,12) • Gregorio di Nissa: vita cristiana come cammino della theognosia: come Mosè sul Sinai il credente accede al sommo grado della visione (Vita di Mosé)

  42. Cosa/chi si vedrà? G. Crisostomo – Gregorio Naz – Teodoreto di Ciro: distinguono la visione della gloria di Dio dalla visione della essenza di Dio (sulla scia della distinzione talmudica di shekinah e kabod) Su quest’onda: Gregorio Palamas(XIV sec.): distingue tra inaccessibilità della essenza divina e energie presenti nell’irradiarsi della sua gloria: i beati percepiscono questa ma non quella, che a motivo della trascendenza di Dio è inaccessibile all’uomo. Dottrina diffusa in Oriente, non accettata in Occidente.

  43. I medievali latini: sull’oggetto della visione; Dio è visto in modo “comprensivo” cioè totale? C’è una generica presa reale sulla verità o anche una sua penetrazione globale e totale? Amaury di Bène aveva introdotto la distinzione orien-tale tra essenza e gloria di Dio. Ma gli autori latini non l’accettano. La visio da una conoscenza della essenza di Dio: Dio è visto tutto intero, ma non totalmente (totus Deus sed non totaliter)

  44. Si distingue tra visione e comprensione: Dio è visto in tutto quel che è: • è vera conoscenza di Dio; ma non in modo da esaurire tutta la conoscenza del suo mistero. • Dio non è visto per quanto è visibile, ma è proprio lui ad essere visto. Dio è conosciuto come essere infinito, ma la sua conoscenza resta umana, segnata dalla finitezza; essa non è infinita. • È possibile conoscere tutto Dio per quanto è concesso alla natura umana.

  45. Come si accorda la visio Dei con la radicale invisibilità di Dio che “nessun occhio può vedere” (1Tm 6,16), dato che Dio nessuno lo ha mai visto (1Gv 4,12), perché “risiede in una luce inaccessibile” (1Tm 1,17)? Per la mediazione del Verbo fatto carne è possibile accedere alla visione di Dio (Clemente di Roma, I Lettera 59,2) I medievali: l’intelligenza umana può accedere a Dio attraverso la mediazione del ragiona-mento, per analogia (Sap 13,1), però questo suppone la deificazione delle facoltà di conoscenza e amore mediante la partecipazione alla natura divina (2Pt 1,4)

  46. Tradizione teologica medievale: • La felicità che fonda ogni beatitudine è la visio Dei • Due scuole circa la “visione” • scuola domenicana: accento sul conoscere Dio • scuola francescana: accento sull’amare Dio Di fondo una questione antropologica: l’amore viene prima della conoscenza o viceversa? Dopo la ricezione della dottrina greca dell’anima, la beatitudine celeste è posta in riferimento alle due facoltà dell’anima: intelletto e volontà e parlano di visione beata e fruizionebeata

  47. Agostino: i beati del cielo contemplano e amano l’essenza immutabile del Creatore Nel Medio Evo: la beatitudine va concepita più in senso affettivo-emozionale come amore radicale (scotisti francescani) o più in senso teorico-intellettuale come visione beatifica (tomisti). Soluzione: la beatitudine viene sperimentata in quella profondità dell’essere umano, in cui la conoscenza e la volontà non sono due facoltà e attività distinte fra loro. La visione di Dio è un atto di amore illuminato dalla conoscenza e un atto di conoscenza reso vivo dall’amore.

  48. Gli interventi del Magistero sulla Visione beatifica Giovanni XXII: le anime degli eletti solo dopo la risurrezione dei morti (giudizio finale) godrebbero della perfetta visione di Dio mentre prima godono solo di una beatitudine imperfetta.

  49. Reagisce nel 1336 Benedetto XII, con la bolla Benedictus Deus (DS 1000): anche prima della risurrezione finale le anime godono della visio: la visione di Dio è il costitutivo essenziale della vita eterna (raggiunta al momento della morte, dottrina ripresa dal concilio di Firenze: DS 693) • Precisazioni:  il fatto della visione: “i beati videro e vedono l’essenza divina”

  50. il modo della visione: • si tratta di una visione intuitiva (non è una conoscenza discorsiva: te lo spiego); • faciale (faccia a faccia di 1Cor 13,12); • senza mediazione di creatura alcuna nella visione dell’oggetto (si esclude la conoscenza mediata attraverso l’analogia delle creature), • ma mostrandosi immediata, chiara e aperta l’essenza divina

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