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Stress ed Emozione PowerPoint PPT Presentation


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Stress ed Emozione. Luigi Frezza. Argomenti della lezione. Definizione di stress Riferimenti teorici Strategie di coping Specificità e aspecificità delle reazioni individuali Stress e adattamento Stress e malattia Stress e ansia Stress, emozione, autoregolazione e attaccamento - PowerPoint PPT Presentation

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Stress ed Emozione

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Presentation Transcript


Stress ed emozione l.jpg

Stress ed Emozione

Luigi Frezza


Argomenti della lezione l.jpg

Argomenti della lezione

  • Definizione di stress

  • Riferimenti teorici

  • Strategie di coping

  • Specificità e aspecificità delle reazioni individuali

  • Stress e adattamento

  • Stress e malattia

  • Stress e ansia

  • Stress, emozione, autoregolazione e attaccamento

  • Stress in età evolutiva

  • Stress e ADHD


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COS’ È LO STRESS?


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Le definizioni riportate sul vocabolario descrivono lo stress come uno stato di tensione emotiva, fisica o mentale, oppure una condizione o una sensazione esperita quando una persona percepisce che la richiesta è superiore alle risorse personali e sociali a sua disposizioneNon è facile fornire una definizione psicologica di stress, data la natura estremamente soggettiva delle esperienze associate a questo termine


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Riferimenti teorici

TEORIA FIGHT OR FLIGHT(Cannon, 1932)

OMEOSTASI

L’organismo tende a mantenere

un equilibrio dinamico

tra il suo interno e il mondo esterno

Se l’equilibrio omeostatico viene meno,

la reazione dell’organismo

è finalizzata a ripristinarlo


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Riferimenti teorici

TEORIA FIGHT OR FLIGHT(Cannon, 1932)

La teoria riguarda

le reazioni fisiologiche allo stress,

ma riconosce anche

il ruolo dell’emozione


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

H. Selye conia il termine STRESS

inteso come

una risposta non specifica

dell’organismo ad ogni richiesta

effettuata su di esso


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

  • Stressor :una situazione-stimolo qualsiasi,

    sia essa positiva o negativa

  • Stress:risposta generica del nostro organismo

    allo stimolo stressante


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

La somma di tutte le reazioni

che si manifestano nell’organismo

in seguito alla prolungata esposizione

ad uno stress viene definita da Selye

Sindrome Generale di Adattamento

(GAS = General Adaptation Syndrome)


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

3 fasi della GAS:

  • Allarme

  • Resistenza

  • Esaurimento


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

Allarme

Uno sforzo improvviso (fisico e psichico)

attiva il Sistema Nervoso Autonomo

e precisamente la componente del Simpatico

(asse ipotalamo-ipofisi-surrene)

L'organismo si allerta e si attiva per fronteggiarlo


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

Resistenza

Se lo sforzo prosegue nel tempo,

l’organismo cerca di adattarsi,

ma questo può portare alla formazione

di ulcere gastrointestinali

e all’ingrossamento delle ghiandole surrenali


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

Esaurimento

Quando l’esposizione all’evento stressante

si protrae in modo abnorme,

l’organismo, se non può mantenere oltre

lo stato di resistenza,

esaurisce le energie impiegate nell’adattamento,

e rischia danni irreversibili,

se non addirittura la morte


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

La GAS è dovuta non solo

a sforzi fisici intensi e a fattori avversi

come il freddo, il caldo, la fame

o glieccessi alimentari,

ma anche a fattori psicosociali,

tratti di personalità, aspettative proprie ed altrui,

acuta competitività, incapacità a fronteggiare

piccoli e grandi problemi della vita quotidiana,

oltre che abitudini, stili di vita, credenze


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

Tipologie di stress:

Distress

Stress nocivo perché può portare l’individuo

alla terza fase della GAS.

È sostanzialmente sinonimo di ciò che nel linguaggio comune

viene definito “stress”

Eustress

Esperienza di cambiamento positiva

(es. l’atto sessuale, il superamento di un esame)


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

Un aumento dello stress può avere

come risultato un aumento

della produttività,

ma fino ad un certo punto.

Questo “certo punto” varia per ognuno di noi

Tra il livello di attivazione e quello di prestazione

esiste una relazione ad U rovesciato


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Riferimenti teorici

SINDROME GENERALEDI ADATTAMENTO(Selye, 1936)

L’importanza della teoria di Selye è dovuta al fatto

che per la prima volta viene stabilita

l’esistenza di una relazione tra stimoli esterni

e reazione interna dell’organismo

Viene stabilito che la reazione di stress

è uguale di fronte a stimoli di diverso tipo

e che il suo significato è di adattamento e difesa dell’organismo

che però, in determinati casi, può dare origine a patologie


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

La produzione di ormoni da parte

della ghiandola surrenale

a seguito della stimolazione dell’ipofisi

(attivazione dell’asse ipofiso-corticosurrene),

caratteristica dello stress,

non è dovuta alla semplice esposizione

all’evento stressante,

ma è specificamente innescata

dalla reazione emozionale indotta dagli stimoli stessi


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

STIMOLO

REAZIONE EMOZIONALE

PRODUZIONE ORMONALE


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

A livello fisiologico lo stress

è una risposta multi-ormonale

il cui significato sostanziale

è quello di permettere

un migliore adattamento dell’organismo

in condizioni particolari di richiesta ambientale,

e quindi favorire la sopravvivenza dell’organismo stesso


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

Non esiste una definizione univoca di emozione

in quanto è un’esperienza che coinvolge

l’intero organismo a livello

  • Psicofisiologico

  • Cognitivo

  • Comportamentale


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

DEFINIZIONE OPERATIVA DI EMOZIONE

L’emozione è una reazione soggettiva

a un evento saliente,

caratterizzata

da modificazioni fisiologiche, esperienziali

e a livello di comportamento esplicito

(Sroufe, 1995)


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

Ciascuna emozione agisce a tre livelli:

  • Fisiologico

  • Esperienziale

  • Comportamentale


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

Differenza tra emozioni

PRIMARIE

emozioni basilari,

individuabili in praticamente tutte le popolazioni umane

e già a partire dai primissimi mesi di vita

SECONDARIE

manifestazioni affettive più complesse,

culturalmente determinate,

e spesso caratterizzate da una grande variabilità tra un individuo e un altro


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

Classificazione delle emozioni primarie

di Ekman et al. (1972)

  • Paura

  • Disgusto

  • Rabbia

  • Gioia

  • Sorpresa

  • Tristezza


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

Dato il valore adattivo e organizzante

delle emozioni primarie,

si può presumere che esse abbiano un significato

in termini evolutivi:

studiare lo sviluppo emotivo di base

vuol dire studiare lo sviluppo

dell’individuo nella sua totalità,

processo quest’ultimo

che consiste in una continua integrazione

tra aspetti emotivi, cognitivi e neurofisiologici


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

  • Ciascuna specifica emozione di base

    evolve in accordo

    con i principi generali dello sviluppo

  • Esistono sorprendenti parallelismi

    tra i sistemi delle emozioni di base,

    in accordo con l’assunto

    che i processi dello sviluppo sono ripetitivi


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

  • Lo sviluppo della capacità

    di esprimere le emozioni di base

    dipende dallo sviluppo della capacità di gestire la tensione

  • Una risposta emotiva di base

    può essere positiva o negativa

    a seconda della capacità dell’individuo

    di modulare la tensione

    e dal contesto nel quale la tensione è generata


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

  • Lo sviluppo consiste

    nella capacità di gestire la tensione,

    anche in base alla valutazione del contesto

  • Lo sviluppo porta a differenze individuali

    nella capacità di gestire la tensione

    e di valutare il contesto


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Riferimenti teorici

TEORIA DELLA REAZIONE EMOZIONALE(Mason, 1952)

  • La relazione di attaccamento

    assume un ruolo critico

    ai fini dello sviluppo

    in quanto fornisce le procedure primarie

    di gestione della tensione

    e rappresenta il contesto primario

    su cui fare una valutazione


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Riferimenti teorici

MODELLO TRANSAZIONALE(Lazarus, 1976; Lazarus & Folkman, 1984)

Lo stress è definito

come la condizione derivante

dall’interazione (transazione)

di variabili ambientali e individuali,

che vengono mediate

da variabili di tipo cognitivo


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Riferimenti teorici

MODELLO TRANSAZIONALE(Lazarus, 1976; Lazarus & Folkman, 1984)

Compare per la prima volta

il concetto di

STRESS PSICOLOGICO


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Riferimenti teorici

MODELLO TRANSAZIONALE(Lazarus, 1976; Lazarus & Folkman, 1984)

Si sottolinea la componente soggettiva

dell’evento stressante,

ovvero che l’elemento fondamentale

che determina l’entità

della reazione emozionale-fisiologica

è la valutazione cognitiva

dell’individuo sul suddetto evento stressante


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Riferimenti teorici

MODELLO TRANSAZIONALE(Lazarus, 1976; Lazarus & Folkman, 1984)

Già negli anni ’60

alcuni studi

hanno evidenziato

che individui diversi

reagiscono

allo stesso

stimolo stressante

con risposte

assai diverse

Prima d’indurre

l’attivazione emozionale

e la successiva reazione

di stress,

lo stimolo viene elaborato

dal SNC

e, attraverso i processi

di elaborazione,

acquisisce una sua specifica

coloritura emozionale


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Riferimenti teorici

MODELLO TRANSAZIONALE(Lazarus, 1976; Lazarus & Folkman, 1984)

Nessun evento esistenziale significativo

può essere considerato aprioristicamente patogenetico

Allo stesso tempo, ogni evento suscettibile

di produrre una reazione emozionale

potrebbe essere definito come avvenimento stressante.

Gli eventi sono stressanti

nella misura in cui sono percepiti come stressanti


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Riferimenti teorici

MODELLO TRANSAZIONALE(Lazarus, 1976; Lazarus & Folkman, 1984)

L’entità

dello stress

è definita

anche dalle

caratteristiche

oggettive

dello stimolo

La portata

stressogena

di un evento

è determinata

anche

dalla qualità

e dalla quantità

dello stimolo


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Riferimenti teorici

MODELLO TRANSAZIONALE(Lazarus, 1976; Lazarus & Folkman, 1984)

L’individuo attua 2 tipi di valutazione:

Primaria

(valutazione cognitiva e percezione emotiva dello stimolo)

Secondaria

(valutazione delle risorse e capacità a disposizione

per far fronte allo stimolo stressante,

in altre parole, valutazione delle capacità di coping)


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Coping

DEFINIZIONE

Insieme degli sforzi cognitivi

e comportamentali attuati

per controllare specifiche richieste interne

e/o esterne che vengono valutate

come eccedenti le risorse della persona


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Coping

  • Modalità che definisce

    il processo di adattamento

    ad una situazione stressante

  • Non garantisce il successo:

    se è funzionale alla situazione,

    può mitigare e ridurre la portata stressogena

    se è disfunzionale,

    la può anche amplificarla


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Coping

  • Processo dinamico,

    in quanto è costituito da una serie di risposte reciproche,

    attraverso le quali ambiente

    e individuo si influenzano a vicenda

  • Insieme di azioni intenzionali,

    sia cognitive che comportamentali,

    finalizzate a controllare

    l’impatto negativo dell’evento stressante


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Coping

2 tipi di coping (Lazarus & Folkman, 1984):

  • CENTRATO SULL’EMOZIONE

    regolazione delle reazioni emotive negative

    conseguenti alla situazione stressante

  • CENTRATO SUL PROBLEMA

    tentativo di modificare o risolvere

    la situazione che sta minacciando

    o danneggiando l’individuo


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Coping

8 strategie di coping

(Lazarus & Folkman, 1988):

  • Confronto

    (mantengo la mia posizione)

  • Presa di distanza

    (rifiuto di pensare al problema)


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Coping

8 strategie di coping (Lazarus & Folkman, 1988):

  • Autocontrollo

    (cerco di non far trasparire i miei sentimenti)

  • Ricerca del sostegno sociale

    (accetto la comprensione altrui)


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Coping

8 strategie di coping (Lazarus & Folkman, 1988):

  • Responsabilità

    (critico me stesso)

  • Fuga-evitamento

    (desidero che lo stress passi in qualche modo)


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Coping

8 strategie di coping

(Lazarus & Folkman, 1988):

  • Pianificazione

    (Faccio un piano d’azione e lo seguo)

  • Rivalutazione positiva

    (ritrovo la fiducia)


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Coping

3 tipi di coping (Endler & Parker, 1990)

  • COPINGCENTRATO SUL COMPITO

    tendenza ad affrontare il problema

    in maniera diretta, ricercando soluzioni per fronteggiare la crisi

  • COPING CENTRATO SULLE EMOZIONI

    abilità specifiche di regolazione affettiva,

    che consentono di mantenere una prospettiva positiva di speranza

    e controllo delle proprie emozioni in una condizione di disagio,

    oppure di abbandono alle emozioni,

    come la tendenza a sfogarsi o, ancora, la rassegnazione

  • COPING CENTRATO SULL’EVITAMENTO

    tentativo di ignorare la minaccia

    dell’evento stressante o attraverso la ricerca del supporto sociale

    o impegnandosi in attività che distolgono l’attenzione dal problema


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Coping e dolore cronico

2 tipi di strategie per fronteggiare il dolore cronico

(Brown & Nicassio, 1987)

  • Strategie attive (RISORSE INTERNE)

    • tentativo del paziente di controllare in qualche modo il proprio dolore

    • tentativo di mantenere un buon livello funzionale,

      nonostante il permanere del dolore stesso

  • Strategie passive (RISORSE ESTERNE) 

    il paziente lascia il controllo del proprio dolore ad altri

    o permette che altre aree significative di vita

    vengano influenzate negativamente dal dolore


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Specificità e aspecificità

Risposta aspecifica

(risposta di stress simile

in un certo gruppo di individui)

Risposta specifica

(risposta di stress variabile

a seconda dello stimolo e dell’individuo)


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Stress e adattamento

Considerando lo stress come processo

di adattamento,

possiamo individuare 3 tipi di stress:

  • Individuale

  • Riproduttivo

  • Da attaccamento e perdita


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Stress e adattamento

Stress individuale

  • È strettamente associato alla sopravvivenza dell’individuo

  • È sostanzialmente l’equivalente del

    concetto di stress di Selye

  • È quello più largamente conosciuto poiché è quello a cui più spesso si fa riferimento negli studi sullo stress


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Stress e adattamento

Stress riproduttivo

  • È strettamente associato alla sopravvivenza

    della specie

  • Prevede 3 tipologie, ognuna con reazioni caratteristiche:

    • Sessualità e fecondazione

    • Gravidanza e parto

    • Cure parentali/protezione della prole


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Stress e adattamento

Stress da attaccamento e perdita

  • È implicato nella creazione, mantenimento

    e perdita di legami di coppia e sociali, importanti per la sopravvivenza del gruppo

  • Gli stimoli che inducono uno stress da attaccamento

    o da perdita non minacciano direttamente l’individuo

    né la sua riproduzione,

    ma colpiscono rapporti interpersonali significativi

  • A volte la perdita può essere anche simbolica

  • A livello comportamentale lo stress da perdita è rappresentato dai quadri tipici della separazione, della depressione e del lutto


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Stress e rischio di malattia

La reazione di stress ottimale

è rappresentata

da condizioni di attivazione e disattivazione rapida,

con un’intensità

che di rado raggiunge livelli eccessivi

e che è comunque limitata nel tempo

Deviazioni dalle caratteristiche

di questa condizione di stress ottimale sono di vario tipo

e sono quelle che possono determinare un rapporto

tra stress e aumentato rischio di malattia

Tali condizioni possono essere ricondotte essenzialmente

a 4 tipologie principali


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Stress e rischio di malattia

  • Stress acuto di elevata intensità

    È possibile che talune manifestazioni

    delle reazioni di stress in condizioni acute

    e particolarmente intense

    possano determinare reazioni patologiche,

    specie in organismi predisposti

    o a rischio

    (es. ulcere gastriche acute da stress, infarto)


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Stress e rischio di malattia

  • Stress acuto e/o cronico in condizioni di blocco dell’azione

    • In determinati casi può essere presente l’attivazione biologica, ma è impossibile una reazione comportamentale contro l’evento stressante. In questi casi si ha praticamente una reazione di stress con blocco dell’azione

    • È una condizione frequente nell’uomo

    • È uno dei fenomeni più largamente studiati in medicina psicosomatica

    • È probabile che essa sia la causa di una gran parte delle malattie riconosciute come stress-dipendenti

    • Gli stimoli in causa sono soprattutto psicologici e sociali, piuttosto che fisici o di altro tipo

    • Le patologie psicosomatiche associate a questo tipo di stress sono diverse (gastrite, ulcera peptica, cefalea, ecc.)


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Stress e rischio di malattia

  • Stress cronico

    Condizione in cui l’esposizione

    all’evento stressante prosegue nel tempo

    per cui, dopo la fase di allarme

    e la lunga fase di resistenza,

    le possibilità di reazione dell’organismo

    sono esaurite


Stress e rischio di malattia57 l.jpg

Stress e rischio di malattia

  • Stress acuto in un sistema di inibizione cronica della reazione allo stress

  • Si basa sull’ipotesi che una condizione di stress acuto in un organismo con inibizione cronica della reazione di stress possa produrre effetti particolari, molto più potenti e deleteri, rispetto agli effetti biologici che vengono prodotti in un organismo allenato allo stress

  • Sul piano comportamentale si osservano una maggiore disorganizzazione e incapacità ad impostare una reazione di fight/flight

  • Lo stress acuto in un sistema con inibizione cronica della reazione di stress è quello meno studiato


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Stress e rischio di malattia

SOCIAL READJUSTMENT SCALE(Holmes & Rahe, 1967)

La SRS propone un modo

per calcolare il livello

di stress cronico accumulato

da una persona negli ultimi 12-24 mesi


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Stress e rischio di malattia

SOCIAL READJUSTMENT SCALE(Holmes & Rahe, 1967)

Elenco di 43 eventi

potenzialmente stressanti

(Life Crisis = Crisi di Vita)

classificandoli in base al punteggio

di Life Crisis Unit (LCU) ad essi associato

Un LCU pari a 1

corrisponde a un cambiamento significativo

nel livello di stress di un individuo


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Stress e rischio di malattia

SOCIAL READJUSTMENT SCALE(Holmes & Rahe, 1967)

LCU < 150 = stress minimo

150 < LCU < 199 = stress medio

(33-35% di rischio patologia)

200 < LCU < 299 = stress alto

(50% di rischio patologia)

LCU > 300 = stress grave

(80% di rischio patologia)


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Stress e rischio di malattia

TIPI DI PERSONALITÀ

Comportamento di tipo A

Detto anche sindrome della fretta, si caratterizza per avere:

  • Problemi nel rilassarsi

  • Tremori

  • Compulsività temporale (vivere scandendo il proprio tempo in maniera compulsiva)


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Stress e rischio di malattia

TIPI DI PERSONALITÀ

  • Comportamento iperattivo:

    • parla velocemente

    • punta il dito mentre parla

    • cammina veloce

    • mangia velocemente

  • Polifasia

    • comportamentale (multi-tasking)

    • di pensiero (pensa a molte cose nello stesso tempo)

    • decisionale (prova a fare diverse cose all’unisono)


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Stress e rischio di malattia

TIPI DI PERSONALITÀ

  • Tendenza ad arrabbiarsi facilmente

  • Pensiero dicotomico

  • Perfezionismo

  • Impazienza


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Stress e rischio di malattia

TIPI DI PERSONALITÀ

  • Notevole ambizione e motivazione al successo, con massiccio coinvolgimento nel lavoro e forte competitività sociale

  • Trascurati gli aspetti piacevoli della vita, come quelli affettivi e familiari

  • Scopi poco chiari e scarsamente definiti, con tendenza a disperdere le proprie energie

  • Perenne insoddisfazione

  • Ipersensibilità

  • L’appartenenza alla categoria “personalità di tipo A” aumenta di 2.5 volte il rischio di infarto e delle sue recidive, prescindendo dagli altri fattori di rischio (età, sesso, ipertensione, fumo, ipercolesterolemia, ecc.).


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Stress e rischio di malattia

TIPI DI PERSONALITÀ

Comportamento di tipo D

  • “D” sta per “Distressed”

  • Tendenza all’irritabilità

  • Forte tendenza all’ansia

  • Visione pessimistica della vita che può sfociare in depressione

  • Rischio di malattie cardiovascolari


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Stress e rischio di malattia

TIPI DI PERSONALITÀ

Il concetto di personalità di tipo D

– che dovrebbe superare

la teorizzazione che divide le personalità

a rischio in tipo A e tipo C

(personalità a rischio di contrarre tumore),

accorpandole un’unica macrocategoria –

necessita di ulteriori ricerche

per essere confermato


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Stress e rischio di malattia

DISORDINE DA STRESS POST-TRAUMATICO

Reazione di stress molto forte

che possono esperire persone

che hanno vissuto eventi fortemente traumatici

(gravi incidenti d’auto, terremoti, abusi, ecc.),

in cui hanno vissuto la sensazione

che la sicurezza e/o la vita fossero in pericolo


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Stress e rischio di malattia

DISORDINE DA STRESS POST-TRAUMATICO

Reazione di stress molto forte

che possono esperire persone

che hanno vissuto eventi fortemente traumatici

(gravi incidenti d’auto, terremoti, abusi, ecc.),

in cui hanno vissuto la sensazione

che la sicurezza e/o la vita fossero in pericolo

In alcuni casi è immediatamente successiva

al trauma, in altri si verifica giorni, mesi,

o addirittura anni dopo,

a causa di un altro evento

che in qualche modo l’ha scatenata


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Stress e rischio di malattia

DISORDINE DA STRESS POST-TRAUMATICO

Reazione di stress molto forte

che possono esperire persone

che hanno vissuto eventi fortemente traumatici

(gravi incidenti d’auto, terremoti, abusi, ecc.),

in cui hanno vissuto la sensazione

che la sicurezza e/o la vita fossero in pericolo


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Stress e rischio di malattia

DISORDINE DA STRESS POST-TRAUMATICO

La persona con DSPT

  • rivive l’evento traumatico attraverso incubi, flashback, stati allucinatori

  • evita di ricordare ciò che è collegato al trauma (persone, luoghi, oggetti)

  • diviene apatico in relazione ad alcune emozioni che prima provava

  • sperimenta stati di iperallerta


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Stress e ansia

Lo stress (anche se non da solo) procura ansia

Parimenti l’ansia, che ha le sue radici

nei conflitti dell’inconscio, a sua volta procura

una grande quantità di stress

Circolo vizioso!


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Stress e ansia

Da un punto di vista clinico l'ansia si manifesta con diverse modalità

Seguendo le indicazioni dei classificatori diagnostici

tra le varie forme di disturbo d'ansia distinguiamo:

  • Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG)

  • Disturbo dell’Adattamento con Ansia

  • Disturbo da Attacco di Panico (DAP)


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Stress e ansia

Disturbo d’Ansia Generalizzato

Caratterizzato da ansia diffusa e persistente

che si manifesta con apprensione immotivata,

irrequietezza, incapacità a rilassarsi, ecc.


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Stress e ansia

Disturbo dell’Adattamento con Ansia

Caratteristiche simili al DAG

Viene messo in relazione con qualche particolare

e persistente condizione di vita

(es. trasferimento in altra città,

cambio di posto di lavoro, ecc.)


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Stress e ansia

Disturbo da Attacco di Panico

Ci si sente improvvisamente sopraffatti dall'ansia

che è accompagnata da una serie di sintomi fisici

(tachicardia, sudorazione,

sensazione di svenimento, disturbi gastrici, ecc.),

e da una immotivata paura di morire

o di impazzire che spinge a fuggire lontano

dal luogo in cui la crisi di panico si manifesta


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Stress e ansia

L'ansia si accompagna, come sintomo,

a tutte le malattie psichiatriche

quali le varie forme di nevrosi, la schizofrenia,

i disturbi depressivi, le demenze,

le dipendenze da alcool

o da altre sostanze stupefacenti

(anche se queste ultime non possono, di fatto,

essere considerate malattie psichiatriche)


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Stress, autoregolazione e attaccamento

Lo sviluppo emotivo dell’individuo

si caratterizza per il passaggio

da un fase di non regolazione delle emozioni

ad una di autoregolazione,

attraverso una serie di stadi


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Stress, autoregolazione e attaccamento

0-6 MESI

  • La regolazione emotiva è a livello diadico

    (il caregiver aiuta il bambino a riconoscere

    i propri vissuti emotivi)

  • Il bambino è parte attiva della diade:

    le sue azioni lo portano a sperimentare

    stati di tensione che vengono modulati attraverso il caregiver


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Stress, autoregolazione e attaccamento

0-6 MESI

  • Il caregiver non è sempre accondiscendente: creare tensione è sintomo di rispetto

    nei confronti del bambino

    in quanto individuo separato che necessita

    di apprendere le strategie di coping

    nei confronti dello stress


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Stress, autoregolazione e attaccamento

0-6 MESI

  • Le radici delle differenze individuali

    nell’autoregolazione dell’emozione

    sono presenti all’interno

    dei modelli caratteristici

    della regolazione diadica


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Stress, autoregolazione e attaccamento

6-12 MESI

  • Il caregiver facilita i tentativi di interazione

    del bambino, al quale non viene più fornita un’interpretazione dei suoi stati emotivi,

    ma una risposta ai suoi segnali espliciti

    di entrare in contatto

  • Si parla di autoregolazione guidata

    dal caregiver


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Stress, autoregolazione e attaccamento

1-3 ANNI (deambulazione)

  • L’inizio della deambulazione va di pari passo con l’inizio dell’autonomia nell’autoregolazione

  • Lo stress è legato ai problemi

    della deambulazione

    e dell’allontanamento fisico dal caregiver

  • La qualità dell’autoregolazione dipende

    dalla qualità dello stile di attaccamento


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Stress, autoregolazione e attaccamento

3-6 ANNI (periodo pre-scolare)

  • Ci si aspetta che il bambino abbia una maggiore autoregolazione delle proprie emozioni e impulsi

  • Lo stress è dovuto alla necessità di regolare

    da solo i propri vissuti,

    in quanto l’adulto può anche essere assente

  • Il bambino cerca di proteggersi da un insieme

    di stimoli che precedentemente era filtrato dal caregiver


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Stress, autoregolazione e attaccamento

3-6 ANNI (periodo pre-scolare)

  • Le strategie di coping sono fortemente legate al tipo di attaccamento

    • Sicuro: maggiore organizzazione mentale di fronte alla frustrazione, maggiore varietà di risposte emotive

      e un maggiore recupero

    • Insicuro/evitante: la frustrazione è espressa in maniera indiretta, avvicinandosi all’adulto una volta che l’evento stressante è passato

    • Insicuro/resistente: ricerca di grande conforto e accudimento

      da parte dell’adulto


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Stress in età evolutiva

Un bambino

può sperimentare stress

in qualunque situazione

richieda adattamento

e cambiamento,

siano essi positivi o negativi


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Stress in età evolutiva

Ciò che non è stressante per un adulto

può esserlo per un bambino

Situazioni che prevedono

un cambiamento minimo dello status quo

possono avere notevoli ripercussioni

sul senso di sicurezza

di un soggetto in età evolutiva


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Stress in età evolutiva

Gli stressor più comuni che colpiscono i bambini

sono sia interni che esterni

Esterni

separazione dalla famiglia

divorzio/separazione dei genitori

cambio di residenza/scuola

conflitti con il gruppo di pari

scarsa qualità del caregiving

malattia e ospedalizzazione

aspettative eccessivamente alte da parte degli adulti

morte di un familiare

eccesso di regole

esposizione ai conflitti degli adulti

condizioni di vita

Interni

Condizioni fisiologiche (fame, sete, dolore, fatica, ecc.)

Tratti e/o temperamenti (es. timidezza)

Particolari stati emotivi


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Stress in età evolutiva

Uno stressor molto forte per un bambino

consiste nelle reazioni di stress degli adulti,

di cui spesso il bambino paga le conseguenze

In ambito di counseling/psicoterapia lavorare

con un cliente in età evolutiva

vuol dire spesso lavorare sul sistema familiare,

indagando la qualità delle relazioni

tra i vari componenti del sistema a vari livelli

(diade madre-bambino, diade padre-bambino, triade, coppia genitoriale, ecc.)


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Stress in età evolutiva

L’esperienza di stress infantile consta di 4 fasi

(Zegans, 1982):

Allarme e reazione fisica

Valutazione

Ricerca e utilizzo di strategie di coping

Implementazione delle strategie di coping


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Stress in età evolutiva

Allarme e reazione fisica

La soglia di allarme dipende sia da fattori innati (temperamentali)

che da esperienze pregresse

Bambini con una bassa soglia di attivazione

entrano più facilmente in stati di allarme

L’adulto può essere d’aiuto nel gestire la risposta di allarme

del bambino e nell’alzare la sua soglia di reazione

attraverso comportamenti educativi di prevenzione allo stress

(es. diminuzione dell’iperstimolazione ambientale,

rassicurazione del bambino, ecc.)


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Stress in età evolutiva

Valutazione

Per un bambino lo stress è dovuto a tre tipi di esperienze:

  • esperienze in cui il bambino vive un senso di perdita

    riguardo una persona, un animale, un luogo

    (“il mio cagnolino è morto”)

  • esperienze in cui il bambino vive la sensazione

    di essere trattato male e biasimato(“la maestra mi ha sgridato”)

  • esperienze in cui il bambino vive un senso di smarrimento

    e perdita di controllo sulle sue attività quotidiane

    (“ho dimenticato a casa la merenda”)


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Stress in età evolutiva

Ricerca e utilizzo di strategie di coping

Strategie primarie

Usate quando il bambino ha la reale possibilità

di modificare o influenzare la situazione stressante

Strategie secondarie

Usate quando il bambino non può influenzare in alcun modo l’evento,

e deve quindi adattarsi alla situazione.

L’utilizzo di questo tipo di strategie aumenta con l’età: man mano

che il bambino cresce, riesce maggiormente a discriminare

tra eventi che può influenzare,

e eventi cui deve necessariamente adattarsi


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Stress in età evolutiva

Ogni bambino ha una diversa quantità

di strategie a disposizione,

a causa della diversa storia personale


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Stress in età evolutiva

Implementazione delle strategie di coping

Effettiva reazione all’evento stressante

a livello cognitivo ed emotivo

Se ha la possibilità di esprimere i propri stati affettivi

e di ripensare ai propri processi di pensiero,

il bambino può valutare l’efficacia del suo coping

implementandolo

con le informazioni ricavate dall’esperienza stressante

L’adulto può essere d’aiuto fornendo al bambino un contesto sicuro

e accogliente in cui poter esplorare i propri vissuti,

aumentando la comprensione del proprio stato d’animo


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Stress e ADHD

Il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività

(ADHD = Attention Deficit Hyperactivity Disorder)

è un disordine dello sviluppo neuropsichico

del bambino e dell'adolescente,

caratterizzato da inattenzione

e impulsività/iperattività


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Stress e ADHD

Il DSM-IV distingue 3 forme cliniche:

  • Inattentiva

  • Iperattiva

  • Combinata


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Stress e ADHD

I sintomi non sono causati

da deficit cognitivo (ritardo mentale),

ma da difficoltà oggettive nell'autocontrollo

e nella capacità di pianificazione

I sintomi sono persistenti in tutti i contesti

e situazioni di vita del bambino

causando una limitazione significativa

delle attività quotidiane


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Stress e ADHD

L'inattenzione o facile distraibilità

tende a presentarsi in particolare

come scarsa cura per i dettagli

ed incapacità a portare a termine compiti

o giochi intrapresi

L’attenzione focale e l’attenzione sostenuta

sono compromesse


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Stress e ADHD

L’impulsività si manifesta

come incapacità di procrastinare nel tempo

la risposta ad uno stimolo esterno o interno


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Stress e ADHD

L’impulsività

è generalmente associata

ad iperattività

I bambini con ADHD

hanno frequentemente l'esigenza di alzarsi

e muoversi senza uno scopo

o un obiettivo preciso


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Stress e ADHD

I bambini con ADHD vivono spesso

una sensazione di tensione, pressione, instabilità, che deve essere scaricata

I bambini con ADHD mostrano

un rapido raggiungimento di un elevato livello

di stanchezza e di noia


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Stress e ADHD

Spesso i bambini con ADHD hanno una minore resa scolastica

e sviluppano con maggiore difficoltà le proprie abilità cognitive

Frequentemente mostrano scarse abilità

nell’utilizzazione delle norme di convivenza sociale

(in particolare in quelle capacità che consistono

nel cogliere quegli indici sociali non verbali

che modulano le relazioni interpersonali)

Questo determina una significativa interferenza

nella qualità delle relazioni tra questi bambini

ed il mondo che li circonda