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Elementi di civiltà della Sardegna

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  1. Elementi di civiltà della Sardegna Leonardo Carriero

  2. Lo scudo con croce rossa accantonata da quattro mori bendati • La tradizione iberica lo ricollega a re Pietro I d'Aragona, per la vittoria di Alcoraz (1096), ottenuta grazie a San Giorgio (campo bianco, croce rossa) che lasciò sul campo le quattro teste dei re arabi. • Un’altra tradizione lega lo stemma al gonfalone dato da Benedetto II ai Pisani in aiuto dei Sardi, contro i saraceni di Museto (1017). • Nella seconda metà del XIV secolo apparvero legati alla Sardegna, simbolizzandone il regno all'interno della Corona d' Aragona. • Nel Settecento le teste volte a sinistra e le bende calate sugli occhi, alludenti agli atteggiamenti (illiberali) del governo piemontese.  • Nel 1952 stemma ufficiale della Regione Autonoma Sardegna. • Oggi i mori hanno voltato la testa e aperto gli occhi, non più fasciati dalla benda che torna a cingere la fronte. 

  3. Caratteri originali • La presenza umana risale al Paleolitico e si snoda lungo tutte le epoche successive, preistoriche e storiche, trasformando il paesaggio dell'isola. • L'archeologia documenta le esperienze culturali dall'età pre-nuragica a quella bizantina, • L'architettura, l'arte e la letteratura (comprese le fonti documentarie) accompagnano il percorso storico dall'età giudicale a quella contemporanea.

  4. Periodizzazione • Paleolitico (450 mila anni fa - 10 mila a.C) • Mesolitico (10 mila a.C. - 6 mila a.C.) • Neolitico (6 mila a.C - 2800 a.C.) • Eneolitico (2800 a.C. - 1800 a.C.) • Età Nuragica (1800 a.C. - 238 a.C.) • Età Fenicio-Punica (800 a.C. - 238 a.C.) • Età Romana (238 a.C. - 460/467 d.C.) • Età Vandalica (V - VI secolo) • Età Bizantina (VI - XI secolo) • Età Giudicale(XI secolo - 1410) • Età Aragonese e Spagnola (1326 - 1718) • Regno di Sardegna (1718 - 1861) • Regno d’Italia (1861 - 1946)

  5. Pre-Nuragico(450 mila anni fa - 1800 a.C) • Il Prenuragico coincide in Sardegna con la preistoria, cioè con quella fase della storia umana in cui non era ancora stata inventata la scrittura. I dati archeologici sono quindi l'unica fonte di informazioni che ci consente di fare luce sulle abitudini di vita dell'uomo in questo periodo. • Questa lunga epoca della storia sarda è stata articolata dagli studiosi in fasi cronologiche, ciascuna delle quali poi divisa in sottofasi e articolata in ulteriori fasi culturali. • Il termine "cultura" viene utilizzato nell'ambito degli studi di preistoria per denominare l'associazione di insiemi di manufatti (oggetti ed edifici) che presentino caratteristiche tali da poter essere interpretati come espressione della cultura materiale di una data popolazione o di un dato gruppo etnico.

  6. Paleolitico inferiore(450 mila – 120 mila a.C.) • L'Età della Pietra AnticaIl termine Paleolitico è composto dalle parole greche "paleos", antico, e "lithos", pietra, e designa l'Età della Pietra Antica. È la fase cronologicamente più antica della storia umana, quella cioè in cui compaiono le prime attestazioni certe di manufatti prodotti dall'uomo. • La storia della presenza umana in Sardegna comincia nel Paleolitico inferiore, come testimonia il rinvenimento di oggetti in pietra. Gli oggetti vennero rinvenuti nella parte settentrionale dell'isola, in Anglona, e sono inquadrabili nella tipologia delle industrie litiche.

  7. “Industria litica" è l'insieme delle tecniche e delle attività attraverso le quali un gruppo umano trasforma le materie prime per ottenere degli oggetti. • Gli studiosi devono porre grande cura a non incorrere in un errore di sopravvalutazione dell'importanza dei reperti litici (cioè in pietra), assai più resistenti rispetto alle altre categorie di reperti e quindi più facilmente presenti nei depositi archeologici. • A produrre questo genere di manufatti dovrebbero essere stati individui appartenenti alla specie "Homo erectus“. Si tratta di circa 600 oggetti. L'assenza di reperti ossei umani rende particolarmente difficile la ricostruzione di questa fase della preistoria sarda.

  8. Paesaggio costiero dell'Anglona

  9. Coste di Baunei e Dorgali

  10. Paleolitico Superiore(35 mila – 10 mila a.C.) • Il passaggio dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore viene generalmente posto in relazione con la comparsa e successiva diffusione della specie "Homo sapiens sapiens“. • In Sardegna i rinvenimenti avvenuti nel corso di scavi scientifici nella grotta Corbeddu di Oliena.

  11. La grotta di Corbeddu di Oliena • Si tratta di ossa di animali e dei frammenti di una mandibola e di altre ossa umane. • Gli animali erano endemici della regione sardo-corsa: il "Megaceros cazioti", un cervo ormai estinto, i cui resti ossei recano tracce di lavorazione dell'uomo, e il "Prolagus sardus", un roditore anch'esso estinto. La datazione oscilla tra i 20.000 e i 6.000 anni a.C.

  12. Supramonte di Oliena

  13. Oliena, panorama Lanaittu visto da Tiscali

  14. Neolitico(6 mila – 2800 a.C.) • Il termine Neolitico è composto dalle parole greche "neos", nuovo, e "lithos", pietra. • Età storica segnata da due importanti innovazioni: il sistema economico agro-pastorale e l’utilizzo della ceramica. • In Sardegna: la culturadi Bonu Ighinu (dalla grotta omonima nel nord dell’isola), la cultura di San Michele, (dalla grotta di San Michele presso Ozieri). • Sono le prime culture le cui testimonianze archeologiche parlano esplicitamente di una presenza uniforme sull'intera superficie dell'isola.

  15. Eneolitico(2800 – 1800 a.C.) • Latino "aeneus", bronzo, greco "lithos", pietra,in riferimento alle prime produzioni di bronzo. • L'acquisizione della capacità di estrarre e lavorare i metalli (il rame innanzi tutto, ma anche il piombo e l'argento). • Culto e statuette della "dea Madre" (L'altare di Monte d'Accoddi nel nord è costituito da una piattaforma piramidale su cui venne edificata una gradinata. La forma di questo monumento evoca le "ziqqurat" mesopotamiche. • L'affermarsi dello spazio abitativo organizzato del villaggio.

  16. Reperti rinvenuti nella grotta di Bonu Ighinu

  17. Età Nuragica(1800 – 238 a.C.) • Il passaggio dall'Eneolitico all‘Età del Bronzo rappresenta un momento cruciale della storia sarda. Dalle culture precedenti si passa infatti alla civiltà nuragica e già il cambio terminologico "cultura/civiltà" intende esprimere la natura profonda di tale mutamento. • La civiltà nuragica deve il suo nome al termine con cui in sardo viene chiamato il monumento considerato più rappresentativo di tale civiltà, il "nuraghe" appunto. • Un edificio a torre, costruito con l'impiego di pietre di grandi dimensioni (utilizzate grezze o più o meno regolarmente lavorate), al cui interno si trovano una o più camere sovrapposte caratterizzate dalla tipica copertura denominata a "falsa cupola" o a "tholos".

  18. Macomer, nuraghe Santa Barbara

  19. Si presenta sia nella versione monotorre sia nella versione complessa, con torre centrale ed altre di contorno. Intorno a numerosi nuraghi vengono poi edificati i villaggi di capanne in pietra. • Esistono anche altri tipi di edifici: i "protonuraghi" (noti anche con gli appellativi di "pseudonuraghi" o "nuraghi a corridoio"), le "tombe di giganti", i "templi a pozzo" e le "fonti sacre", i tempietti a "megaron".

  20. Barumini, Su Nuraxi

  21. Complesso nuragico di Barumini, Su Nuraxi

  22. Complesso nuragico di Barumini, Su Nuraxi

  23. Torralba, Santu Antine

  24. Società nuragica • I dati archeologici consentono di affermare che la civiltà nuragica si reggeva su un'economia agro-pastorale, ma praticava anche un significativo sfruttamento delle risorse minerarie (in particolare rame e piombo). • Dal punto di vista sociale, la civiltà nuragica sembra essere stata caratterizzata da una struttura fortemente gerarchizzata, il cui vertice doveva essere occupato dai guerrieri, ma anche da personaggi legati alle pratiche cultuali,in particolare al culto delle acque che doveva essere praticato nei templi a pozzo.

  25. Rituali funebri • Per quanto riguarda i rituali funerari è da segnalare la pratica del riutilizzo delle domus de janas realizzate nelle fasi cronologiche precedenti, sia la realizzazione di strutture tombali monumentali, come i corridoi megalitici che, nel loro sviluppo architettonico, porteranno alla nascita delle tombe dei giganti. • Le tombe di giganti, adibite alle sepolture collettive, sono caratterizzate dalla planimetria a forma di testa taurina.

  26. Lotzorai, Domus de Jana

  27. Area archeologica di Montessu, circa 40 Domus de Janas

  28. Arzachena, Tomba dei Giganti di "Coddu Ecciu"

  29. Triei, Tomba dei Giganti di “Osono”

  30. Tempio Pausania, nuraghe Majori

  31. Pratiche mediche • La pratica medica della trapanazionein vita del cranio con sopravvivenza del soggetto sottoposto all'operazione, attestata dalla ricalcificazione ossea. • Ne sono testimonianza i resti di una donna sepolta nella grotta di Sisaia (Oliena), in associazione ad un povero corredo costituito da una ciotola, un tegame, una macina di granito e tracce di legno combusto.

  32. Templi nuragici • I "templi a pozzo" (con copertura a tholos riservate al culto delle acque). • Le "fonti sacre" (che pescavano l’acqua direttamente al livello del piano di calpestio). • I tempietti a "megaron" (che traggono il nome dalla somiglianza strutturale con il "megaron" greco). • In prossimità di alcuni templi nuragici particolarmente importanti (Santa Vittoria di Serri) nascevano i "santuari federali", vasti villaggi interpretati come aree in cui dovevano aver luogo periodici incontri tra fedeli provenienti da zone diverse in occasione di festività particolarmente importanti per la religiosità nuragica.

  33. Pozzo sacro di Santa Cristina

  34. Olbia, pozzo sacro di Sa Testa

  35. Apogeo della Civiltà nuragica • Su Nuraxi di Barumini (patrimonio UNESCO), Santu Antine di Torralba, Losa di Abbasanta, Arrubiu di Orroli. • Molti dei villaggi nati nella fase precedente subiscono una crescita dimensionale significativa. • Non sono rari i villaggiautonomi, nati cioè non in prossimità di un nuraghe. Questo dato può essere interpretato come segno di un maggiore controllo territoriale nuragico. • In questa fase si intensificano inoltre i contatti economici e politici con popolazioni coeve del Mediterraneo, in particolare con Micenei e Ciprioti, interessati alle risorse minerarie della Sardegna.

  36. Prima Età del Ferro(900 – 500 a.C.) • Profondi mutamenti innescati da vari fattori, tra i quali va segnalato l'insediamento stabile in Sardegna dei Fenici. • Mutano le produzioni ceramiche, che tornano ad essere riccamente decorate nello stile detto "geometrico" e "orientalizzante". • Muta l'assetto di alcuni nuraghi, che subiscono seri rimaneggiamenti quando non addirittura il parziale smantellamento di torri e bastioni, come testimoniato dal nuraghe Genna Maria di Villanovaforru.

  37. Muta l'assetto dei villaggi, con il passaggio dalla capanna circolare isolata al complesso di ambienti con cortile centrale comune. • La produzione di armi in bronzo subisce un incremento, come pure quella dei bronzetti. Le statuine in bronzo, create con funzione di ex voto, raffigurano varie figure: arcieri, opliti, pugili, lottatori, figure femminili, animali, oggetti legati alla vita quotidiana, modellini di nuraghe, navi e altro ancora. • Merita una particolare menzione il rinvenimento delle grandi statue in pietra presso la necropoli di Monti Prama (Cabras). Si tratta infatti di manufatti artistici che (ad esclusione delle sculture della Grecia arcaica) non trovano analogie tra le produzioni mediterranee coeve.

  38. Bronzetti nuragici

  39. Modellini di nuraghe • La realizzazione di modellini di nuraghe rappresenta un segno dei profondi mutamenti in atto all'interno del sistema culturale nuragico in questo periodo. • Non vengono realizzati nuovi nuraghi, alcuni sono abbandonati e altri parzialmente distrutti. Ad altri sono sovrapposte nuove capanne. • Gli archeologi hanno interpretato la realizzazione dei modellini di nuraghe come simboli della memoria culturale nuragica che subiva un mutamento radicale.

  40. Età Fenicio-Punica(800 – 238 a.C.) • Il periodo fenicio-punico comprende una prima fase storica (IX sec. a.C.-metà del VI sec. a.C.) in cui la Sardegna viene interessata dal fenomeno di colonizzazione del Mediterraneo occidentale attuato dai Fenici. Successivamente (seconda metà del VI sec. a.C.-238 a.C.) l'isola passa sotto il controllo più diretto e invasivo dei Punici. • I Fenici sono la popolazione semitica che occupava le coste del Libano sin dal III millennio a.C. Fonte principale dell'economia dei Fenici erano le intense attività commerciali e marittime. Per sostenerle, essi fondarono numerose colonie sulle coste del Mediterraneo, comprese quelle sarde.

  41. Contatto con la Fenicia • Nasce in questa fase (tra il IX e il VII secolo a.C.) una serie di empori commerciali fenici che poi assumono i connotati di vere e proprie realtà urbane. L'arrivo dei Fenici in Sardegna sembra essere stato un fenomeno pacifico. • La collocazione costiera delle città fenicie, in zone in cui non esistevano precedenti insediamenti nuragici, fa pensare che non esistessero ragioni di conflitto fra loro; si suppone invece che ci fosse un rapporto di collaborazione e di scambio commerciale.

  42. Contatto con Cartagine • Invece l'incontro nell'isola, avvenuto intorno alla metà del VI sec. a.C., tra Fenici e Cartaginesi, dunque tra individui che si riconoscevano nello stesso modello politico, economico e sociale, provoca quel conflitto che non si era manifestato nel contatto tra le genti nuragiche e fenicie. • L'esito finale di questo scontro fu il passaggio della Sardegna sotto il controllo di Cartagine. • Le città più importanti sono Sulci, Nora, Bithia, Karalis e Tharros.

  43. Cabras, area di Tharros

  44. Le colonie fenicie in una tavola del XVIII secolo

  45. Espansione fenicia nel Mediterraneo

  46. Culto • In una colonna sepolcrale risalente al IX secolo a.C. (la stele di Nora, conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari) che ricorda l'erezione di un tempio al dio cipriota Pumay, compare per la prima volta il nome "Sardegna", più esattamente il toponimo SHRDN, mancante di vocali come in tutte le lingue semitiche. • Il rito del tofet Il termine "tofet" designava nella Bibbia una località ubicata presso Gerusalemme in cui si riteneva venisse praticato il sacrificio dei bambini. In seguito il temine è passato a designare tutte le aree sacre dei centri urbani fenicio-punici destinate alla deposizione delle urne cinerarie contenenti i resti di bambini, posti in questo luogo per essere affidati alla protezione della dea Tanit.

  47. Carbonia, necropoli di Monte Sirai

  48. Età Romana(238 a.C. – 460/467 d.C.) • Tra Cartagine e Roma Nel momento in cui Roma comincia ad affacciarsi con maggiori ambizioni politiche, economiche e militari sul Mediterraneo occidentale, la potenza cartaginese è al suo apice. • È probabile che già nel VI sec. a.C. il primo trattato tra Roma e Cartagine sancisse la possibilità per Roma di esercitare i propri traffici commerciali in Sardegna. Nel IV sec. a.C. si può ipotizzare la fondazione della colonia romana di Feronia (Posada) sulla costa orientale dell'isola.

  49. È il secondo trattato tra Roma e Cartagine (348 a.C.) che proibisce ai Romani di accedere e di fondare città in Sardegna. • La fine della Prima Guerra Punica (264-241 a.C.), conclusasi con la vittoria di Roma su Cartagine, determina indirettamente il passaggio della Sardegna sotto il dominio romano. • Il passaggio non rientrava tra le clausole del trattato (241 a.C.) ma scaturì dalla decisione di Roma di aderire alla richiesta di aiuto dei mercenari di Cartagine di stanza in Sardegna, ribellatisi a causa dell'impossibilità per Cartagine di far fronte alle loro richieste di pagamento: rivolta di Ampsicora.

  50. Nel 227 Roma crea una nuova provincia comprendente la Corsica, la Sardegna e le isole circostanti. Viene così sancito formalmente l'effettivo controllo di Roma sulla Sardegna, che rimarrà dominio romano sino al passaggio (avvenuto tra il 460 e il 467 d.C.) sotto il controllo dei Vandali. • Il periodo di dominazione romana della Sardegna è una fase storica che contribuirà significativamente alla definizione dei connotati culturali dei sardi. Indiscutibile testimonianza di questo dato di fatto ci viene offerto dal panorama linguistico isolano, profondamente segnato ancora oggi dalle proprie origini latine.