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  1. Medicina del LavoroLa sorveglianza sanitaria dei lavoratoriUniversità degli Studi di PalermoDott. Guido Lacca Ricercatore in Medicina del LavoroSezione di Medicina del Lavoro “G. Fradà”Dipartimento di Scienze per la Promozione della Salute“G. D’Alessandro”Policlinico Universitario “Paolo Giaccone”

  2. E’ una disciplina a contenuto elettivamente di tipo preventivo Finalità: prevenzione dell’insorgenza di malattie professionali o tecnopatie Seconda finalità: promozione ed il mantenimento del più alto livello di benessere fisico, mentale e sociale dei lavoratori.

  3. SICUREZZA E’ una situazione certa e costante di non pericolo, tale da garantire lo svolgimento di qualsiasi attività senza pregiudizio alla propria integrità fisica e psichica

  4. Sicuro deve essere: AMBIENTE: LUOGO PROTETTO DAI PERICOLI MACCHINA: CHE NON PRESENTA PERICOLI PERSONA: CONSAPEVOLE DELLE PROPRIE CONOSCENZE, CAPACITA’ E RAPPORTI

  5. PROCEDURE DI LAVOROIN SICUREZZA: Precise e dettagliate indicazioni, che tutti devono seguire, sulle modalità di utilizzo di un utensile, un’attrezzatura, un impianto, una sostanza

  6. INFORMAZIONE = FORNIRE NOTIZIE RITENUTE UTILI O FUNZIONALI FORMAZIONE = FORNIRE, MEDIANTE UNA APPROPRIATA DISCIPLINA, I REQUISITI NECESSARI AD UNA DATA ATTIVITÀ , CON RISCONTRO DELL’APPRENDIMENTO ADDESTRAMENTO = ATTIVITÀ TESA A RENDERE ESPERTI E ABILI IN UNA PROFESSIONE, IN UNA MANSIONE, NELLO SVOLGERE UN COMPITO

  7. RISULTATO POSSIBILITÀ DI GESTIRE OGNI SITUAZIONE SENZA TIMORE DI PERICOLI, RISCHIO O DANNI

  8. DEFINIZIONI • PERICOLO:caratteristica intrinseca di ambiente ed agenti chimici, fisici, biologici, psicologici nonché di attrezzature impianti ecc., che nel luogo di lavoro, hanno la possibilità di causare danni alla salute ed alla sicurezza delle persone. • RISCHIO: possibilità di conseguenze dannose o negative, che alterano le funzioni psicofisiche del lavoratore allontanandolo dallo stato di benessere.

  9. ORIENTAMENTI CEE RIGUARDO LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO SUL LAVORO DEFINIZIONI PROPRIETA’ O QUALITA’ INTRINSECA DI UN DETERMINATO FATTORE ( PER ES.: MATERIALI O ATTREZZATURE DI LAVORO, METODI O PRATICHE DI LAVORO, ECC. ) AVENTE IL POTENZIALE DI CAUSARE DANNI PERICOLO PROBABILITA’ CHE SIA RAGGIUNTO IL LIMITE POTENZIALE DI DANNO NELLE CONDIZIONI DI IMPIEGO, OVVERODI ESPOSIZIONE, DI UN DETERMINATO FATTORE RISCHIO PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE DELLA POSSIBILE ENTITA’ DEL DANNO, QUALE CONSEGUENZA DEL RISCHIO PER LA SALUTE E LA SICUREZZA DEI LAVORATORI NELL’ESPLETAMENTO DELLE LORO MANSIONI, DERIVANTE DAL VERIFICARSI DI UN PERICOLO SU DI UN LUOGO DI LAVORO VALUTAZIONE DEL RISCHIO

  10. Proprietà intrinseche di una sostanza • Infiammabilità • Esplosività • Potere ossidante • Potere irritativo • Corrosività • Potere sensibilizzante • Mutagenicità • Cancerogenicità • Tossicità riproduttiva PERICOLO

  11. RISCHIO • Probabilità che si verifichi un effetto avverso in seguito all’esposizione ad una determinata sostanza Dipende da una serie di fattori: • Via di esposizione , frequenza, durata ed intensità. • Farmacocinetica della sostanza • Tipo di effetto avverso • Curva dose-risposta

  12. DANNO • Si verifica quando l’effetto avverso è capace di causare, promuovere, facilitare, aggravare una compromissione strutturale e/o funzionale dell’organismo

  13. DEFINIZIONEDI RISCHIO (R) P = probabilità M = magnitudo , dimensione del danno K = fattore riduttivo (formazione, informazione, istruzione…) P x M R = K

  14. Scala di probabilità per calcolare un rischio

  15. Misura del possibile danno

  16. Valutazione del rischio 4 8 12 16 Probabilità 3 6 9 12 2 4 6 8 1 2 3 4 E n t i t à d e l D A N NO

  17. ELEMENTI CHIAVE DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO La valutazione del rischio è un esame sistematico di tutti gli aspetti del lavoro al fine di prendere in considerazione ciò che causa un danno fisico e materiale, se i pericoli possono essere eliminati, o altrimenti quali misure di protezione e/o prevenzione sono state introdotte per prevenire e se queste misure sono soddisfacenti nella teoria e nella pratica. LA VALUTAZIONE DEI RISCHI E’ ARTICOLATA COME SEGUE • Identificazione dei pericoli • Identificazione dei lavoratori (o di terzi) esposti a rischi potenziali • Valutazione dei rischi, dal punto di vista qualitativo e quantitativo • Studio della possibilità di eliminare i rischi e, in caso contrario… • …decisione sulla necessità di introdurre ulteriori provvedimenti per eliminare o limitare i rischi

  18. PREVENZIONE Insieme di azioni che hanno lo scopo di mantenere lo stato di salute, inteso come benessere psico-fisico dell’uomo PRIMARIA SECONDARIA

  19. Principi generali di PREVENZIONE • Eliminazione del rischio • Riduzione del rischio alla fonte • Prevenzione integrata (misure tecniche, produttive e organizzative) • Sostituzione del pericoloso con il meno o il non pericoloso • Rispetto dei principi ergonomici • Priorità delle misure di protezione collettiva • Limitazione al minimo del numero degli esposti • Uso limitato di agenti chimici, fisici e biologici • Controllo sanitario dei lavoratori in funzione dei rischi, ecc.

  20. PREVENZIONE: azioni messe in atto per evitare il verificarsi di un evento dannoso Primaria:individuare i rischi ed eliminarli/ridurli Secondaria:individuare le malattie in fase molto precoce Terziaria:impedire che una malattia già manifestatasi possa aggravarsi

  21. LA PREVENZIONE PREVENZIONE PRIMARIA: interventi di tipo tecnico ed organizzativo che, una volta individuati e valutati i fattori di rischio presenti nell’ambiente di lavoro, consentono di eliminarli o contenerli entro livelli accettabili, limitando l’esposizione dei lavoratori eliminazione dei fattori di rischio (prevenzione tecnico-ambientale e personale)

  22. PREVENZIONE PRIMARIA Insieme di azioni-interventi per la riduzione dei rischi negli ambienti di lavoro ELIMINAZIONE SOSTANZA NOCIVA MANUTENZIONE MODIFICA PROCESSO PRODUTTIVO PULIZIA INTERVENTI ALLA SORGENTE MODIFICA IMPIANTO CONTROLLO RITMI PRODUTTIVI MODIFICA ORGANIZZ. LAVORO ASPIRAZIONE LOCALIZZATA INTERVENTI SULLA PROPAGAZIONE VENTILAZIONE GENERALE SPAZIO MODIFICA ORGANIZZ. LAVORO LAY-OUT DISPOSITIVI PROTEZIONE INDIVID. RIDUZIONE TEMPO ESPOSIZIONE INTERVENTI SULL’UOMO ASPIRAZIONE LOCALIZZATA MODIFICA ORGANIZZ. LAVORO INFORMAZIONE

  23. LA PREVENZIONE PREVENZIONE SECONDARIA: attività di tipo sanitario volta al controllo dello stato psicofisico del lavoratore, finalizzata alla diagnosi precoce di alterazioni dello stato di salute individuazione effetti subclinici, presintomatici (sorveglianza sanitaria periodica - monitoraggio biologico) PREVENZIONE TERZIARIA: diagnosi di malattia professionale - terapia – riabilitazione-reinserimento lavorativo

  24. PREVENZIONE SECONDARIA Ricerca di alterazioni precoci negli organi, prima che si manifesti la malattia SORVEGLIANZA SANITARIA Per gli esposti a fattori di rischio professionali -Accertamenti Sanitari Preventivi: prima dell’ assunzione per il rilascio dell’ idoneità -Accertamenti Sanitari Periodici: per la verifica e il controllo dello stato di salute

  25. MALATTIA PROFESSIONALE Definizione: si intende per malattia professionale un evento che determina danno alla persona (morte o invalidità lavorativa permanente totale o parziale), che si verifica per ragioni di lavoro nell’ambiente di lavoro determinato da una causa lesiva diluita nel tempo.

  26. DEFINIZIONE DI MALATTIA PROFESSIONALE (o tecnopatia) : Non è il risultato di un episodio singolo, subitaneo, improvviso, ma la conseguenza di una serie di AZIONI NOCIVE CHE MATURANO LENTAMENTE nell’organismo del lavoratore per trasformarsi poi in forma morbosa. I fattori di base che determinano la comparsa di una malattia professionale sono la concentrazione ambientale della sostanza pericolosa e il tempo in cui il lavoratore è esposto, con un grado di influenza minore possono influire anche le caratteristiche personali di ciascun lavoratore. Elementodeterminante AZIONI NOCIVE MALATTIA PROFES-SIONALE IN OCCASIONE DI LAVORO Elemento circostanziale Elementoconsequenziale INABILITA’ O MORTE Queste tre componenti che sono state individuate e che sono richieste dalle leggi specifiche in materia affinché si possa parlare di infortunio sul lavoro e di malattia professionale, possono essere viste come la conseguenza di un rapporto sbagliato tra l’uomo, la macchina e l’ambiente.

  27. INFORTUNIO SUL LAVORO Evento morboso che insorge acutamente per causa violenta (esterna all'organismo) in occasione di lavoro e che provoca la morte o una invalidità al lavoro permanente (parziale o totale), oppure una inabilità temporanea che comporti l'astensione dal lavoro per più di 3 giorni.

  28. Il DPR 1124 del 30/06/965 non dà una vera e propria definizione di infortunio ma, all’articolo 2, quando intende regolamentare l’oggetto da assicurare, cita “L’Assicurazione comprende i casi di infortunio avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, da cui derivi la morte o l’inabilità permanente o temporanea”. Da ciò si può ricavare la definizione di infortunio. DEFINIZIONE DI INFORTUNIO: Menomazione della capacità lavorativa o morte provocata da CAUSA VIOLENATA in occasione di lavori, la menomazione può essere grave o permanente. CAUSA VIOLENTA Elementodeterminante INFOR-TUNIO Elemento circostanziale INOCCASIONEDILAVORO INABILITA’ O MORTE Elementoconsequenziale

  29. DIFFERENZE TRA MP E IL Nella Malattia professionale:         - non sussiste l’accidentalità imprevista   - non sussiste la causa concentrata nel tempo   - non esiste l’occasione di lavoro: infatti è legata direttamente al lavoro stesso da un rischio specifico. Esistono delle Tabelle di malattie professionali divise in:          Tabella delle Malattie Professionali dell’industria Tabella delle Malattie Professionali dell’agricoltura

  30. LA GARANZIA ASSICURATIVA Dalle sei malattie professionali tabellate del 1929……………… ….….alle 58, per l’industria, e 27, per l’ agricoltura, del DPR 336/94.

  31. LA GARANZIA ASSICURATIVA Sentenza 179/88 della Corte Costituzionale SISTEMA TABELLARE CHIUSO SISTEMA TABELLARE MISTO

  32. LA GARANZIA ASSICURATIVA

  33. LA LISTA CHIUSA Il sistema di tutela delle tecnopatie, il cosiddetto sistema della lista chiusa, voluto con il T.U. 1124/65 ed operante sino ad oggi, prevede che: • La malattia si verifichi nell’esercizio ed a causa delle lavorazioni contemplate; • Si tratti di lavorazioni per le quali già sussista l’obbligo assicurativo contro gli infortuni • La malattia deve insorgere entro il termine massimo previsto dalla cessazione della esposizione

  34. Xxxxxxxxx • Yyyyyyyyy • Zzzzzzzzzz • Wwwwww • Kkkkkkkkk • ……………. VANTAGGI Presunzione legale d’origine

  35. Xxxxxxxxx • Yyyyyyyyy • Zzzzzzzzzz • Wwwwww • Kkkkkkkkk • ……………. SVANTAGGI Riconoscimento solo delle malattie professionali tabellate

  36. La sentenza 179/88 Il sistema della lista chiusa, anche con l’aggiornamento, ha avuto il limite di escludere tutte le malattie da lavoro diverse da quelle tabellate. Dopo la pronuncia n. 179 del 1988 della Corte Costituzionale trova accoglimento l’ammissione a tutela di ogni malattia da lavoro.

  37. La sentenza 179/88 La tecnopatia rappresenta, alla luce della sentenza, ogni condizione di menomazione dell’efficienza psicofisica a riflesso dislavorativo, espressione di alterazioni anatomiche o funzionali, stabilizzate o non, causate da lavoro.

  38. La sentenza 179/88 La garanzia assicurativa estesa alle tecnopatie non tabellate, di cui sia dimostrata, con onere della prova a carico del lavoratore, l’origine professionale, ha rappresentato solo il primo momento di una complessiva messa a punto del cosiddetto “sistema misto” o più opportunamente della “doppia tabellazione” essendo integralmente previgente il sistema della lista chiusa

  39. DEFINIZIONI GENERALI PREVENZIONE D.Lgs. 81/08 Art. 2 comma 1, lett. n) «prevenzione»: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno; PROTEZIONE - “azioni” attuate sia a livello collettivo che individuale - scopo: eliminare o ridurre il danno possibile in conseguenza di un evento indesiderato, o di una esposizione ad un rischio residuo, laddove il rischio è stato ridotto dalla applicazione di misure di prevenzione

  40. Evoluzione storica della patologia da lavoro (1) Malattie multifattoriali Correlate al Lavoro, work-related disease (definizione OMS del 1985) Malattie professionali “classiche” monocausali da cause chimiche e fisiche (malattie infettive, pneumoconiosi, intossicazione da agenti Chimici, ecc.)

  41. Evoluzione storica della patologia da lavoro (2) 1950 2000 1900 • Malattie osteo-articolari da MMC, da vibrazioni, da movimenti ripetuti o posture incongrue (es. Cumulative Trauma Disorders - CTD) • Malattie da “rischi psicosociali” (malattie stress-correlate) • Sindromi allergiche respiratorie e cutanee; • Malattie da rischio infettivo in ambito sanitario • Sick Building Syndrome • Patologia da VDT • Intossicazioni croniche a bassi dosaggi da agenti chimici • Patologia neoplastica • Malattie infettive e parassitarie (TBC, carbonchio, tetano, anchilostomiasi) • Patologie dell’udito; • Intossicazioni acute o croniche da Pb, S, cemento • Pneumoconiosi (silicosi, asbestosi, antracosi, ecc.)

  42. Malattia Correlata al Lavoro Tecnopatia ad eziologia multifattoriale in cui la componente eziologica lavorativa giuoca un ruolo importante

  43. Malattie Professionali • Tabella Malattie Professionali in allegato al DPR 1124/65 • Aggiornamenti Tabella Malattie Professionali • DPR 13 aprile 1994, n 336 • 58 voci tabella industria • 27 voci tabella agricoltura • Nuove Tabelle delle Malattie Professionali dell’industria e dell’agricoltura DM 9 aprile 2008 (G.U. n. 169 del 21 luglio 2008) • 85 voci tabella industria • 24 voci tabella agricoltura

  44. Malattie Professionali • Sentenza Corte Costituzionale n. 179/88 • Sistema Assicurativo “Misto” 1) per le malattie tabellate provocate da lavorazioni tabellate e denunciate entro i termini massimi di indennizzabilità vige il principio della presunzione legale di origine;2) per le malattie non tabellate, il lavoratore ha sempre l'onere di provarne l'origine professionale. • Decreto Legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (Art. 13) definisce il danno biologico come la: “lesione all'integrita' psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il ristoro del danno biologico sono determinate in misura indipendente dalla capacita' di produzione del reddito del danneggiato”

  45. Malattie Professionali • Elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia/segnalazione, ai sensi dell'articolo 139 del DPR 30 giugno 1965, n. 1124, da parte di ogni medico che ne venga a conoscenza • Aggiornamenti • DM 27 Aprile 2004 • DM 14 Gennaio 2008 • Lista I contenente malattie la cui origine lavorativa è di elevata probabilità • Lista II contenente le malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità • Lista III, contenente le malattie la cui origine lavorativa è invece solo possibile