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  1. Sociologia del Lavoro a. a. 2005/2006

  2. Alle origini della Sociologia La sociologia si propone di sviluppare la conoscenza della società Auguste Comte • la sociologia come scienza, una “fisica sociale”, all’interno di un più ampio modello delle scienze naturali • il positivismo Adam Smith • la dimensione economica e sociale del lavoro umano • la teoria della divisione del lavoro, alla base dello sviluppo economico delle nazioni industriali

  3. I classici del pensiero sociologico Karl Marx (1818-1883) • Nella teoria di Marx i rapporti tra gli individui sono rapporti di produzione e determinano una struttura economica e sociale, divisa in classi. • Il capitalista è colui che detiene i mezzi di produzione. • L’operaio è colui che produce ricchezza attraverso il proprio lavoro. • Il lavoro acquista un valore trasformativo nel processo di produzione di nuova ricchezza. • L’espropriazione di tale ricchezza è possibile se i modi di produzione consentono la divisione tra il capitale ed il lavoro. • Secondo Marx il valore di scambio di una merce è determinato dalla quantità di lavoro umano necessario per produrla. Se nel valore di scambio di una merce non si calcola il lavoro umano, questa merce è solo un feticcio.

  4. I classici del pensiero sociologicoEmile Durkheim (1858-1917) • Durkheim è il primo sociologo ad utilizzare indagini sociali scientifiche aprendo la strada ad una ricerca sociologica di tipo moderno. L’oggetto di studio della sociologia è il fatto sociale. • Nella sua teoria la società si fonda sulla solidarietà organica. La solidarietà può essere: • Meccanica, nelle società semplici e primitive, dove c'è coesione sociale e grande omogeneità • Organica, nelle società complesse e moderne, dove c'è interdipendenza ed eterogeneità Grazie a una maggiore divisione sociale del lavoro, nelle società complesse prevale la coscienza collettiva su quella individuale.

  5. I classici del pensiero sociologico Max Weber (1864-1920) • Weber cerca di definire un modello per l'interpretazione della realtà sociale: l'oggettività delle scienze sociali va ricercata nel metodo. • Il tipo ideale è un modello di riferimento che ne enfatizza alcuni caratteri per determinarne le caratteristiche. L'etica protestante e lo spirito del capitalismo • Weber individua nel Calvinismo le radici del capitalismo • la dottrina della predestinazione e l’etica protestante • solo alcuni predestinati vanno in paradiso • il successo negli affari rappresenta il segno della appartenenza al gruppo degli eletti. • gli esseri umani sono per vocazione destinati da Dio a lavorare • stile di vita umile e laborioso, collegato all’idea di un risparmio che deve essere reinvestito

  6. Sociologia del lavoro La sociologia del lavoro è sintesi tra: • teoria e prassi • micro e macro • approcci disciplinari ed interdisciplinari

  7. Sociologia del lavoro • Industrial sociology anglosassone tesa a risolvere i problemi manageriali della grande industria americana. • Orientamento • Oggetto • Approccio • statunitense/anglossassone • azienda/micro • empirico disciplinare

  8. Sociologia del lavoro • Sociologia lavorista europea tesa alla comprensione delle trasformazioni del lavoro e delle condizioni del mercato del lavoro. • europeo • lavoro/macro • Teorico interdisciplinare • Orientamento • Oggetto • Approccio

  9. Scuole e teorie del ’900 • Taylorismo (1900) • Relazioni Umane (1924 - 1932) • Tavistock Institute (1946) • Job design (1960) • Modello giapponese (1970 - 1980)

  10. Il lavoro in passato • Scarsa mobilità sociale e professionale • Forte ruolo di orientamento della famiglia e dei contesti sociali • Analfabetismo e bassa scolarizzazione

  11. Verso il Taylorismo Alla fine dell’800 diversi fattori premono sull’economia americana e sul sistema mondiale della produzione di massa: 1. Disponibilità di nuove tecnologie produttive 2. Gigantismo industriale 3. Offerta di lavoro dequalificata e processi di immigrazione 4. Prospettiva di un mercato illimitato Il modo di produrre delle industrie americane non corrisponde alle reali potenzialità produttive: • Organizzazione delle fabbriche in mano ai capi-reparto, che assumevano e licenziavano la manodopera ogni giorno • Gestione arbitraria del lavoro, dei tempi e della qualità del prodotto.

  12. Organizzazione scientifica del lavoro Frederick W. Taylor propone un modello di organizzazione scientifica del lavoro • L’OSL si basa sul principio della one best way: • Esistono diversi modi per svolgere un compito lavorativo, ma solo uno è il migliore • Il modo migliore si può individuare attraverso lo studio e la razionalizzazione dei processi lavorativi • L’OSL si propone di garantire: • Massima efficienza all’impresa • Massimi profitti per l’imprenditore • Massimo benessere per i lavoratori

  13. Principi del taylorismo • One best way, ossia semplificazione del processo lavorativo • The right man at the right place, ossia l’uomo giusto al posto giusto, attraverso una selezione scientifica della manodopera • Organizzazione aziendale gerarchica e avversione contro il sindacato • Spontanea collaborazione tra lavoratori e dirigenti, per conseguire obiettivi comuni e maggiori profitti • OSL come scienza oggettiva • Visione negativa dell’uomo “economico e razionale” • Prospettiva futura di uno sviluppo economico senza crisi

  14. Conseguenze del taylorismo • Progressiva dequalificazione degli operai di mestiere • Parziale qualificazione della manovalanza semplice • Sistema di paghe differenziate e personalizzate • Divisione tra programmazione ed esecuzione del compito • Scarsa attenzione agli aspetti psicologici e sociali dei lavoratori

  15. Il movimento delle Relazioni Umane Premesse • Crisi economica degli anni ’20 • New Deal americano: riforme economiche, politiche e sociali Elton Mayo e la sua équipe di ricerca. • La ricerca alla Western Electric Company di Hawthorne per verificare l’incidenza delle condizioni ambientali sulla produttività dei lavoratori, nel rispetto della logica tayloristica • L’esperimento della test room (1927): incidenza dei fattori economici e psico-sociali • L’uomo ha una natura sociale e relazionale • L’uomo ha un forte bisogno di sicurezza • La motivazione è un fattore fondamentale nell’agire umano e quindi anche nel lavoro • L’azienda rappresenta un sistema sociale complesso ed articolato

  16. Il movimento delle Relazioni Umane Prevale l’idea che: • Il fattore umano è decisivo • Elementi psicologici latenti e condizionamenti sociali influenzano in modo determinante il rendimento dei lavoratori • L’organizzazione aziendale deve tener conto delle dinamiche relazionali, che spesso sono informali

  17. Tavistock Institute di Londra • 1946 - Scuola Inglese – Secondo dopoguerra • Il modello Socio-tecnico • La riorganizzazione del lavoro deve tener conto del sistema tecnico e sociale della fabbrica • In particolare, l’evoluzione organizzativa si lega a: • Nuove tecnologie • Organizzazione in piccoli gruppi

  18. Tavistock Institute di Londra I nuovi principi dell’organizzazione proposti da Schumacher • L’unità di base dell’organizzazione è il piccolo gruppo • L’organizzazione deve garantire stesse condizioni e criteri retributivi • L’organizzazione deve promuovere accordi flessibili di lavoro per il gruppo • Ogni gruppo ha un leader formale • Ogni gruppo pianifica il proprio lavoro • Ogni gruppo valuta i propri risultati attraverso la definizione di standard condivisi • Ad ogni gruppo sono assegnati processi produttivi indipendenti

  19. Il modello del Job design JOB ROTATION (rotazione delle mansioni) • Consiste nella rotazione degli operai all’interno della stessa catena di montaggio, essi così si alternano nello svolgere una serie di compiti. JOBENLARGEMENT (allargamento dei compiti) • Consiste nel raggruppare le operazioni prima parcellizzate e attribuirle ad uno stesso lavoratore, il quale così realizza un numero maggiore di fasi. JOB ENRICHMENT (arricchimento dei posti) • Consiste in una modificazione dei compiti volta a migliorare la qualità ed il grado di impegno intellettuale del lavoratore. Aumenta così la responsabilità del lavoratore. Prospettiva comune: • aumento della soddisfazione • maggiore motivazione

  20. Verso la Qualità del lavoro • 1962 – In Giappone nascono i circoli di qualità • 1968 - In Francia ci sono le prime agitazioni sindacali ed extra-sindacali contro il modello organizzativo del lavoro • Anni ’70 – In America crescono i movimenti per la qualità della vita lavorativa

  21. I Circoli di qualità • Sono piccoli gruppi di lavoratori che svolgono volontariamente attività di controllo di qualità nel proprio settore o in altri settori dell’azienda. I circoli servono a: • migliorare la leadership e le capacità gestionali dei capi intermedi e dei supervisori; • innalzare il livello del morale dei dipendenti e creare un ambiente favorevole al miglioramento; • costituire un nucleo attivo per realizzare la qualità di tutta l’organizzazione. • Gli obiettivi dei circoli sono, oltre al miglioramento dell’azienda, il rispetto dell’uomo, e di un ambiente dove abbia un senso lavorare, e lo sviluppo delle capacità umane. • I circoli tendono a sviluppare la creatività dei partecipanti, ad ampliarne la visione oltre i limiti del proprio posto di lavoro, a potenziare la propria personalità in rapporto con gli altri. Per queste ragioni i circoli devono essere sostenuti dalla direzione, altrimenti diventano frustranti.

  22. Il modello giapponese Il modello giapponese, tra cultura e organizzazione • Partecipazione/coinvolgimento dei lavoratori • Fabbrica “piatta” e miglioramento continuo dei processi di produzione “just in time” Modello Toyota • produzione “snella” di piccole quantità di prodotti e flessibile alle richieste del mercato • la qualità diventa fattore di competizione • produzione a basso costo/buon mercato • differenziazione e varietà del prodotto

  23. Trasferibilità del modello giapponese • In occidente ci sono state diverse imitazioni del modello, per fronteggiare l’aggressiva concorrenza dei prodotti asiatici • Non è stato possibile ricreare le complesse condizioni sociali e culturali specifiche del contesto giapponese • Sono invece riproducibili teoricamente molte innovazioni organizzative: • Just in time • Produzione snella • Organizzazione piatta • Il “collettivo virtuoso” e i Circoli di Qualità • Relazioni industriali e sindacali a livello aziendale • Miglioramento continuo nella logica della qualità totale

  24. “Toyotismo” Pratica del “just in time”: • riduzione • di scarti • di tempi morti • di accumulo di scorte in un processo volto a sincronizzare il più possibile la produzione con la domanda proveniente dal mercato.

  25. La Qualità Totale Total Quality Managementsignifica: • 1. qualità delle prestazioni dell’azienda • 2. qualità del prodotto • 3. qualità dell’organizzazione • 4. qualità dell’immagine sul mercato • 5. qualità del lavoro

  26. La logica della qualità Per le aziende significa: • ridurre al minimo l’insoddisfazione del cliente attraverso una procedura attenta e puntuale di controllo su tutto il ciclo produttivo e sull’erogazione dei servizi • garantire degli standard di qualità ai propri prodotti e servizi • coinvolgere in questo processo di miglioramento continuo tutti i propri dipendenti

  27. La logica della qualità • Ogni organizzazione si pone volontariamente sotto il controllo di professionisti della qualità chiamati a verificare e certificare che tutti i processi siano svolti secondo regole prestabilite. • Cambia anche la filosofia di gestione delle risorse umane: • tutti i dipendenti sono chiamati a un processo continuo di riqualificazione professionale • tutti sono responsabilidel processo e devono garantire nel tempo gli standard di qualità stabiliti

  28. La logica della qualità … alcuni esiti • Viene vista con favore la qualificazione e professionalizzazione del lavoro industriale; • si riducono le distanze tra lavoro direttivo ed esecutivo; • l’impresa si apre verso collaborazioni esterne, ad una più attiva partecipazione e a un maggiore coinvolgimento dei lavoratori.

  29. Le dimensioni della qualità del lavoro • ergonomia: bisogni psicofisici degli individui • complessità: bisogni di impegno nelle difficoltà, di creatività, di formazione professionale, di accumulazione dell’esperienza lavorativa • autonomia: bisogno di autodeterminare le regole da seguire per svolgere le attività assegnate a un individuo • controllo: bisogno di controllare le caratteristiche e le condizioni generali del lavoro

  30. Sociologia lavorista europea Francia • Trattato di Sociologia (Friedmann e Naville) • Studi accademici Germania • Mitbestimmung = partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori nei Consigli di Amministrazione delle imprese • Scuola di Francoforte Italia • Studi industriali e sindacali • Le esperienze alla Olivetti di Ivrea

  31. Le trasformazioni del lavoro Il lavoro si modifica in termini oggettivi • Organizzazione • Qualità • Tecnologie • Tempi • Quantità (livelli generali di occupazione) soggettivi • Ricerca di realizzazione personale nel lavoro • Nuova centralità del lavoro nella vita degli individui • Attribuzione di nuovi significati al lavoro

  32. Le trasformazioni del lavoro Oggettive • Finanziarizzazione dell’economia • Globalizzazione dei mercati • Sviluppo del terziario avanzato • Nuove tecnologie • Nuovi lavori, nuove professionalità • Differenziazione produttiva e riduzione della vita dei prodotti • Riorganizzazione dell’organizzazione aziendale (azienda piatta, azienda rete) • Importanza dei processi comunicativi

  33. Le trasformazioni del lavoro Rispetto agli atteggiamenti soggettivi • Ricerca di maggiore autonomia (con nuove forme di “dipendenza” per gli “atipici”) • Ricerca di maggiori livelli di creatività • Modifica del rapporto vita/lavoro con nuove forme di transizione • Ricerca di percorsi personali nel lavoro • Diversa gestione del tempo • Maggiori iniziative

  34. Evoluzione dell’etica del lavoro

  35. Lavoro e identità «Se vuoi trasformare un uomo in una nullità, non devi far altro che ritenere inutile il suo lavoro» (Dostoevkij)

  36. La nozione di lavoro • Attività sociale complessa… • Rapporto sociale… • Occupazione… “Decidere cosa è lavoro e cosa non lo è dipende dalla definizione sociale, storicamente variabile, delle diverse attività umane”

  37. La valutazione sociale del lavoro • Lavoro come fatica, dovere, sinonimo di subordinazione ed eteronomia. Labor et opera (Touraine, 1986) • Lavoro come “affermazione delle proprie capacità”  autorealizzazione, identità sociale, status, emancipazione… • Liberazione dal lavoro vs liberazione nel lavoro? (ergoterapia…)

  38. Il lavoro come occupazione • Il lavoro inteso come occupazione è indipendente dal contenuto sostanziale dell’attività ed è definito dal quadro formale in cui si colloca: il luogo di lavoro, l’orario di lavoro, la specializzazione del lavoratore, il contratto. In questo senso, si parla di lavoro astratto, perché prescinde dall’utilità immediata e concreta dell’attività lavorativa rispetto ai bisogni del lavoratore; il lavoro è reso astratto dall’intermediazione del salarioche spezza il legame diretto di senso tra le attività in termini di rapporto tra mezzi e fini.

  39. Il lavoro - definizioni • Il lavoro indica un’attività dell'uomo in grado di produrre un certo utile per se stesso o per altri uomini. Il lavoro costituisce un bene economico in quanto esiste l'equivalente in denaro di ogni lavoro effettuato. Il lavoro soddisfa un bisogno di se stessi o di un'altra persona (tuttavia, vi sono alcune attività che comportano un guadagno ma che non vengono considerate lavoro, quali ad esempio: la locazione di un immobile, vincere al gioco, etc., a meno che le medesime attività non siano svolte da un professionista).

  40. Il lavoro – definizioni (2) Quindi, il lavoro viene ad essere, nelle definizioni più ricorrenti, un’attività cosciente diretta a conseguire un bene economico. Non è, dunque, sufficiente lo svolgimento di una qualsiasi attività per parlare di lavoro; occorre, invece, che l’attività sia produttiva di un utile, di un bene, che sia cioè economica (per bene economico bisogna intendere qualcosa idoneo a soddisfare un bisogno e che sia, d’altra parte, disponibile in quantità limitate). Con il termine lavoro, si intende designare l’attività umana a tutti i livelli: il lavoro manuale e quello intellettuale, l’attività direttiva, quella commerciale, imprenditoriale, ecc.

  41. Lavoro autonomo • Il lavoro si dice autonomo quando viene svolto personalmente dal lavoratore, non vi è obbligo di essere comandato da nessun'altra persona, cioè non vi è vincolo di subordinazione nei confronti di colui che paga il lavoro, cioè il committente del lavoro. In pratica il lavoro autonomo è il contrario di lavoro dipendente. • Nel lavoro autonomo si è liberi di scegliere i tempi e i mezzi del lavoro. Si è unicamente obbligati dal vincolo del risultato richiesto dal committente in cambio del corrispettivo in denaro. • Il lavoratore autonomo è sottoposto alle normative di legge, di cui è responsabile in proprio; è sottoposto alle norme tributarie; assume in proprio il rischio di impresa, cioè può rimettere del denaro e del lavoro qualora non raggiunga il risultato voluto dal committente. • Il lavoratore autonomo può avvalersi di dipendenti.

  42. Lavoro dipendente • Il lavoro si dice subordinato quando viene svolto alle dipendenze di un'altra persona, detta imprenditore e si ottiene in cambio del denaro, cioè una retribuzione. • Lavoro dipendente o lavoro subordinato sono la stessa cosa, cioè sono sinonimi e li possiamo usare l'uno al posto dell'altro. • Nel lavoro dipendente la persona che compie il lavoro riceve gli ordini dal datore di lavoro. • Il datore di lavoro fissa i tempi in cui il dipendente deve lavorare, fornisce i mezzi, cioè macchinari, materie prime, luogo di lavoro, ecc. • Il datore di lavoro fissa il metodo di lavoro. • Il valore dello corrispettivo in denaro, chiamato stipendio, viene fissato dai contratti. • Il lavoratore dipendente non è sottoposto ad ulteriori norme di legge, non è sottoposto a particolari norme tributarie, non si assume il rischio di impresa, cioè guadagna sempre.

  43. Il rapporto di lavoro • Il rapporto di lavoro si costituisce nel momento in cui un imprenditore decide di avvalersi della prestazione lavorativa di un'altra persona, cioè il dipendente, dando in cambio al dipendente stesso una somma in denaro o in natura, detta retribuzione. • Per la costituzione del rapporto non occorre la forma scritta ma è necessaria la volontà contemporanea delle due parti, cioè il datore di lavoro o imprenditore da una parte e il lavoratore dipendente o subordinato dall'altra.

  44. Il contratto di lavoro Tuttavia, la forma scritta del contratto di lavoro è richiesta nei seguenti casi: • quando si vuole stabilire un periodo di prova, cioè un periodo di esperimento dell'attività lavorativa, durante il quale le due parti possono cambiare idea, cioè recedere dal contratto; • quando le parti vogliono stipulare un contratto per un periodo di tempo fissato in precedenza, cioè a tempo determinato; finito il tempo pattuito, il contratto si scioglie; • quando le parti vogliono stipulare un contratto di formazione e lavoro, che ovviamente è un contratto a tempo determinato; • quando le parti vogliono stabilire un contratto di lavoro a tempo parziale; cioè un tipo di contratto in cui il lavoratore lavora un ridotto numero di ore per ogni giornata lavorativa e quindi si tratta di tempo parziale orizzontale in quanto si riducono le ore di tutte le giornate lavorative; oppure il lavoratore lavora per un ridotto numero di giorni e quindi si tratta di tempo parziale verticale; in ambedue i casi la retribuzione è ridotta in proporzione;

  45. Il contratto di lavoro (segue) • quando il datore di lavoro intende assumere un dirigente; • quando il datore di lavoro assume un piazzista o un viaggiatore, in quanto occorre prefissare i limiti della zona affidatagli e i limiti dell'incarico ricevuto; • quando il datore di lavoro vuole inserire nel contratto un patto con cui si garantisce che alla fine del contratto il dipendente non inizi a fare concorrenza allo stesso datore di lavoro, cioè il patto di non concorrenza. 

  46. La lettera di assunzione Sebbene la forma scritta non è necessaria per la stipula di un contratto di lavoro, tuttavia si consiglia di assumere un dipendente o di farsi assumere sempre sotto forma scritta; si evitano in tal modo contrasti e fraintendimenti fra le parti. La forma scritta con cui viene stipulato il contratto tra datore di lavoro e dipendente si chiama lettera di assunzione.

  47. La lettera di assunzione (segue 1) Nella lettera di assunzione occorre precisare: • l’identità delle due parti; • la decorrenza del lavoro, cioè il giorno dal quale inizia il rapporto di lavoro; • la durata del rapporto di lavoro, cioè, se si tratta di lavoro a tempo determinato la data di fine del contratto o se non vi è termine si specifica che è a tempo indeterminato; • la sede di lavoro, cioè il luogo preciso dove il lavoratore dovrà prestare la sua opera, con l'indicazione anche di variazioni della sede di lavoro, sia temporanee (cioè, le trasferte o le missioni), sia definitive (i trasferimenti); • la qualifica, la categoria, le mansioni del lavoratore, con descrizione sommaria del lavoro da fare;

  48. La lettera di assunzione (segue 2) • l'orario di lavoro, cioè giorno, ora e minuti di inizio del lavoro e giorno, ora e minuti della fine della prestazione, per ogni giorno lavorativo, con previsione di turni particolari o di lavoro non previsto (detto: “lavoro straordinario”); ferie, cioè giorni non lavorativi in aggiunta ai festivi retribuiti dal datore di lavoro; • il trattamento economico, cioè il corrispettivo in denaro previsto dal contratto collettivo di lavoro (accordo tra sindacati dei lavoratori e sindacati dei datori di lavoro che fissano un minimo di stipendio per ogni tipo di lavoro); • la durata del periodo di prova, se previsto; • i termini del preavviso di recesso, cioè quanti giorni prima una parte deve avvisare l'altra qualora intenda annullare il contratto, cioè recedere dal contratto.

  49. ILCONCETTODI LAVORO SOSTANZIALE ASTRATTO MERCIFICAZIONE SPECIALIZZAZIONE

  50. Lavoro astratto e modernità • Il concetto di lavoro astratto è un prodotto della modernità e del capitalismo, ed in particolare di due processi, quali la mercificazione e la specializzazione del lavoro