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Dalla Resistenza alla Costituzione italiana. Indagine nel territorio di Sarezzo e Lumezzane. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la Costituzione , andate nelle montagne dove caddero i partigiani , nelle carceri dove furono

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Presentation Transcript
dalla resistenza alla costituzione italiana

Dalla Resistenza alla Costituzione italiana

Indagine nel territorio di Sarezzo e Lumezzane

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Se voi volete andare in pellegrinaggio

nel luogo dove è nata la Costituzione,

andate nelle montagne dove caddero

i partigiani, nelle carceri dove furono

imprigionati, nei campi dove furono impiccati.

Dovunque è morto un Italiano per riscattare

la libertà e la dignità, andate lì, o giovani,

col pensiero, perché lì è nata

la nostra Costituzione.

Piero Calamandrei

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Sulle montagne delle Alpi e degli Appennini, infatti, i partigiani si riunirono in gruppi armati per combattere le truppe nazifasciste.

In provincia di Brescia per ricordare i nostri eroi della Resistenza scomparsi e rinnovare il filo della memoria, fu creato dal Gruppo Operativo Volontario Sentieri della Resistenza Bresciana, il “Museo Naturale Storico della Resistenza Bresciana”. Questo museo è formato da itinerari fra montagne, boschi, valli, radure, fiumi e torrenti battuti dai nostri partigiani negli anni della Resistenza. Uno di questi sentieri, intitolato alla “122^ Brigata Garibaldi”, si trova al confine tra i comuni di Marcheno, Lumezzane e Sarezzo, in Val Trompia. Il nome del sentiero ricorda l’eroica difesa della Brigata partigiana dall’attacco nazifascista avvenuto sul monte Sonclino.

per ricordare questo scontro è stata scritta la canzone “ Sul corno del Sonclino “

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Lo scontro del Sonclino

All’alba del 19 aprile 1945 la 122^ brigata Garibaldi venne attaccata sul monte del Sonclino dalle forze nazifasciste, che avevano come obbiettivo l’annientamento della formazione partigiana. Lo scontro, che durò 12 ore, fu uno degli ultimi e dei più cruenti fra partigiani e forze nazifasciste. I partigiani, nonostante l’aiuto di molti militari scappati dalle caserme fasciste, comunque persero lo scontro, in quanto gli avversari disponevano di armi più potenti. Anche le truppe del regime persero uomini, ma la sorte più triste toccò ai componenti delle brigate garibaldine, che caddero in 17. Alcuni vennero uccisi in combattimento, altri, furono catturati, torturati e poi fucilati. Cadde in combattimento anche il vice comandante della brigata Giuseppe Gheda, medaglia d’argento alla memoria.

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Giuseppe Gheda nacque a Brescia il 3 Febbraio del 1925. A soli tredici anni lavorava già in fabbrica e frequentava una scuola serale.

Nell’autunno del 1943 organizzò dei gruppi clandestini armati a Croce di Marone; nel Novembre di quello stesso anno venne condannato a vent’anni di carcere a Canton Mombello. Sarebbe dovuto uscire nel 1964, ma il 13 Luglio del 1944 evase e si portò in Val Trompia, dove organizzò il lavoro per la 122^ Brigata Garibaldi. Partecipò allo scontro del Sonclino, il 19 Aprile 1945, come comandante dei garibaldini. Venne ucciso a fucilate dai tedeschi durante lo scontro, a soli vent’anni, mentre cercava di proteggere la ritirata dei compagni.

A Giuseppe Gheda sono state dedicate due poesie molto significative: la prima è “A “Bruno”il partigiano”; la seconda è “Ballata per Giuseppe Gheda detto “Bruno” ” .

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Non avevi vent’anni,

quel giorno d’aprile,

sotto cima Perlonga,

ma il tuo amore per noi

era adulto da tempo.

Pallottole nere,

scavarono cunicoli di morte

(quel giorno d’aprile)

in cerca della tua anima,

ma un falco la prese.

Talvolta lo sento quel falco,

e ogni volta mi parlava di te.

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A Brescia dopo l’8 settembre 1943 maturò la Resistenza coinvolgendo i militari ribelli, gli antifascisti politicizzati e parecchi cittadini, soprattutto operai delle fabbriche e militanti dell’Azione Cattolica, ma anche semplici contadini.La 122^ Brigata Garibaldi operava in Val Trompia e venne riconosciuto nel luglio 1944. Da subito iniziarono azioni di boicottaggio, ricordiamo quella a S.Onofrio di Lumezzane, nell’Agosto del 1944. Facendo saltare i tralicci per l’alta tensione, salvarono i partigiani bloccati in Vaghezza. L’attività della formazione determinò anche numerosi rastrellamenti. Aveva perso una parte dei giovani. La 122^ Brigata Garibaldi ha avuto come comandanti: Marchia, ex combattente in Spagna, Giuseppe Gheda, Giuseppe Verginella e Luigi Guitti.

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Sul corno del Sonclino

bandiera nera

l’è il lutto partigiano

che va alla guerra

da Marcheno sono partiti

non son tornati

sui monti del Sonclino

sono restati

Compagni partigiani

bandiera rossa

l’è il sangue partigiano

che vuol riscossa

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La Costituzione è antifascista e nasce dalla Resistenza per l’identità democratica e umanitaria che fu presente nella guerra di Liberazione, nella quale ebbe grande importanza la classe operaia, per la difesa delle fabbriche e per l’unanime partecipazione all’insurrezione popolare del 25 aprile 1945. Per questo si capisce il significato dell’art. 1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Le elezioni a suffragio universale del 2 giugno 1946 servirono anche a formare l’Assemblea costituente che doveva scrivere la nuova Costituzione. Questa entrò in vigore il 1° gennaio 1948 eliminando lo Statuto Albertino ed esprime ideali di pace e di giustizia sociale.

È composta da 139 articoli divisi in:

Principi fondamentali (art. 1-12)

Diritti e doveri dei cittadini (art. 13-54)

Ordinamento della Repubblica (art. 55-139)

La costituzione è rigida,l’ultimo articolo e i dodici principi fondamentali non sono modificabili; è deliberata, infatti è stata voluta dagli italiani e non è stata concessa dall’alto;è la carta d’identità degli italiani, riflette la loro storia ed in particolare la Resistenza ai nazifascisti e la lotta per la libertà.

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L’Assemblea costituente nacque con le elezioni del 1946 per scrivere una nuova Costituzione. Era composta anche da persone che ora sono note, come Piero Calamandrei e Giorgio la Pira.

Grazia alla Costituzione che stese l’Assemblea costituzionale ora l’Italia è una Repubblica democratica, con un Parlamento eletto dal popolo a suffragio universale, un Presidente eletto da un Parlamento, una Corte Costituzionale e un ordinamento regionale.

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CHI E’ UN PARTIGIANO?

Un partigiano è un combattente armato che non appartiene ad un esercito regolare, ma ad un movimento di resistenza clandestino e che solitamente si organizza in bande, per fronteggiare uno o più eserciti regolari, ingaggiando una guerra "asimmetrica". La lotta partigiana è quasi sempre una guerra di difesa contro un'occupazione militare, una conquista o la colonizzazione di un territorio. A causa di questi motivi e dell'adozione da parte dei partigiani di tecniche di combattimento vicine alla guerriglia e comunque atipiche, vi sono stati forti dibattiti sulla definizione di partigiano, essendo questa figura in taluni casi sovrapponibile con quella del terrorista, anche se tipicamente l'ambito di azione di quest'ultimo ha per oggetto i civili e non le forze militari. In Italia, con il termine partigiano, ci si riferisce solitamente alla Resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale. La Resistenza partigiana italiana fu attiva soprattutto in Val Trompiae si prefiggeva il compito di liberare l’Italia dall’occupazione nazifascista.

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Alcuni nomi di partigiani valtrumplini:

Mario Piovanelli, Antonio Nodari, Giacomo Ghizzardi,

Luigi Riviera, Faustino Forlani, Francesco Bertussi detto Cecco, Giancarlo Brugnolotti, Giovani Cesari, Francesco Cinelli, Giuseppe Gheda, Luigi Guitti detto Tito, Marino Micheli, Angelo Moreni, Stefano Firmo Pozzi detto Catolech, Leonardo Speziale, Giuseppe Verginella.

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La Repubblica

Finita la 2^ Guerra Mondiale l’Italia cercò di uscire dalle condizioni di miseria e povertà in cui l’aveva ridotta il fascismo e la guerra da esso voluta.

Nel Giugno del 1945 si formò un governo di coalizione che comprendeva tutte le forze antifasciste, con a capo Ferruccio Parri, che però non durò a lungo. Nel dicembre 1945 venne costituito quindi un altro governo di coalizione guidato da Alcide De Gasperi, della forza democristiana.

Il 2 Giugno del 1946 ci fu un referendum che abolì la monarchia e instaurò la Repubblica.In questa occasione, per la prima volta in Italia, votarono anche le donne .

Si apriva così una nuova epoca per la storia italiana.

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emblema della repubblica italiana

Emblema della Repubblica Italiana

L'emblema ufficiale della Repubblica Italiana è quello approvato dall'Assemblea Costituente nella seduta del 31 gennaio 1948 e successivamente promulgato dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto.

La stella bianca a cinque punte è stata la tradizionale rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale; nell'emblema repubblicano essa è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro su cui si basa la Repubblica (Articolo 1 della Costituzione) e del progresso. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di olivo, che rappresenta la volontà di pace della nazione.

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Piero Calamandrei nacque a Firenze nel 1889. Si laureò in legge a Pisa nel 1912; nel 1915 fu nominato per concorso professore di procedura civile all'Università di Messina; nel 1918 fu chiamato all'Università di Modena, nel 1920 a quella di Siena e nel 1924 alla nuova Facoltà giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile.

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Partecipò alla Grande Guerra come ufficiale volontario combattente nel 218° reggimento di fanteria; ne uscì col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello. Subito dopo l'avvento del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell'«Unione Nazionale» fondata da Giovanni Amendola. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochi professori che non ebbe né chiese la tessera continuando sempre a far parte di movimenti clandestini. Collaborò al «Non mollare», nel 1941 aderì a «Giustizia e Libertà» e nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d'Azione.Assieme a Francesco Carnelutti e a Enrico Redenti fu uno dei principali ispiratori dei Codice di procedura civile del 1940, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al «duce» che gli veniva richiesta dal Rettore del tempo.Nominato Rettore dell'Università di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicché esercitò effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioè dalla liberazione di Firenze, all'ottobre 1947.Presidente del Consiglio nazionale forense dal 1946 alla morte, fece parte della Consulta Nazionale e della Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Partecipò attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d'inchiesta e della Commissione per la Costituzione. I suoi interventi nei dibattiti dell'assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sugli accordi lateranensi, sulla indissolubilità del matrimonio, sul potere giudiziario.

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Pensieri, impressioni e disegni di noi ragazzi, emersi durante questo laboratorio

1- Questo laboratorio mi è piaciuto molto perché ho capito la vita durante il periodo della Resistenza.

2- E’ stato emozionante rivivere momenti storici così importanti attraverso libri, poesie e testimonianze orali. Mi hanno colpito soprattutto le poesie perché attraverso queste i partigiani hanno trasmesso tutta la loro voglia di lottare a costo della vita, per ottenere la libertà e la democrazia che abbiamo oggi.

3- Questo lavoro mi è piaciuto particolarmente perché mi ha permesso di avvicinarmi di più alla storia del mio Paese, un Paese democratico che per diventare tale ha dovuto lottare con ogni mezzo, anche a costo della vita.

4- Il disegno è formato da uno sfondo grigio e da righe colorate che lo spezzano. Lo sfondo cupo indica il periodo della Resistenza, dove morirono molte persone, infatti il grigio sta a indicare la tristezza dei famigliari dei deceduti in questo periodo. Le strisce colorate indicano i periodi felici o le persone che hanno cercato di migliorare quel periodo e mettere pace tra le persone. A destra dello sfondo si può anche notare del verde, questo colore acceso e felice indica i nostri giorni, apparentemente più felici rispetto al periodo della Resistenza.

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La nostra scuola, come si può vedere dalla foto, è stata intitolata a Giorgio la Pira. E’ stata una persona importante per l’Italia e quindi abbiamo voluto mostrare la nostra devozione a lui intitolandogli la nostra scuola media.

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Nacque il 9 gennaio1904 a Pazzallo Sicilia, primogenito di una famiglia di umili condizioni. Nel 1921 ricevette a Messina il diploma di ragioniere, nel 1922 anche la maturità classica che lo indirizzò a seguire gli studi in giurisprudenza. Nel 1939 La Pira fonda la rivista “Principi” rivolta alla difesa dei diritti della persona umana, critica il fascismo e condanna apertamente l’invasione della Polonia. La rivista è soppressa dal regime. Nel 1943 crea il foglio clandestino “San Marco”. Il regime fascista costringerà La Pira ad interrompere le pubblicazioni. In seguito è ricercato dalla polizia e sfugge prima a Siena, poi a Roma. Tornerà alla sua vita fiorentina nel 1945. Nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente ed è parte integrante del nucleo centrale del “dossettismo”: nello stesso anno con Giuseppe Dossetti e altri fonda l’associazione Civitas Humana; fa parte della cosiddetta comunità del porcellino e collabora alle riviste “Cronache Sociali”. La Pira svolge un’opera apprezzata nell’ambito della “commissione dei 75”, specialmente nella redazione dei Principi Fondamentali. L’attuale Art. 2 della Costituzione viene riscritto attorno alla sua proposta iniziale. Questo recita: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. La sua relazione alla sottomissione avvicinò l’anima dell’individuo secondo la tradizione cristiana alla Religione di Stato di stampo Hegeliano realizzata dal Fascismo in Italia. A causa di tale esperienza storica trovava necessaria una specifica legge sui Diritti Umani nella Costituzione Italiana, per la prima volta nella storia dell’Occidente.

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giuseppe verginella
Giuseppe Verginella

Nacque il 17 Agosto del 1908 a Santa Croce di Trieste. Verginella era di statura media, apparentemente non molto robusto, occhi azzurri, barba e capelli biondo-rossicci. Parlava correttamente oltre all’italiano: il tedesco, il russo, lo spagnolo, il francese e lo sloveno.

Da subito Verginella da subito abbracciò gli ideali antifascisti. Tanto che nel 1925, non ancora diciottenne, venne arrestato dalla polizia fascista e dopo un periodo di detenzione continuò imperterrito la sua azione di propaganda clandestina. Dovette rifugiarsi in Francia perchè individuato dalla polizia fascista.

Successivamente venne inviato a Mosca per frequentare la scuola marxistaleninista e dove venne nominato deputato al soviet di Mosca (Consiglio Comunale), per le sue doti di organizzatore.

Nel 1936 fu volontario nella guerra di Spagna, con le Brigate internazionali “Garibaldi” contro i fascisti spagnoli e europei.

Terminata la guerra civile spagnola si rifugiò in Francia dove partecipò attivamente alla Resistenza.

Subito dopo l’armistizio italiano dell’8 Settembre, rientra in Italia, a Torino dove riprende i contatti con il Partito Comunista clandestino e milita nelle Brigate piemontesi.

Nel Luglio 1944 si ritrova a ricoprire l’incarico di commissario politico della 54° Brigata Garibaldi operante in Valle Camonica. In seguito a discussioni con il comandante della brigata il primo Ottobre dello stesso anno viene trasferito a Gardone V.T. dove esisteva la 122° Brigata Garibaldi riconosciuta dal Luglio ’44. Da subito espose le sue idee a tutti i componenti della brigata:, secondo lui la guerra partigiana non andava combattuta solo in montagna, ma in citttà dove il nemico si sentiva più al sicuro.

emozioni provate

Quando si pensa ad un periodo della storia in cui molte persone sono morte, la nostra mente si collega quasi automaticamente alla Seconda Guerra Mondiale, in particolare all’olocausto. In questo spazio di tempo le persone venivano imprigionate in campi di concentramento dove dovevano lavorare senza tregua e dove morivano senza colpa e motivo. Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Costituzione dai nazisti e in occasione del concorso a cui stiamo partecipando abbiamo deciso di andare ad intervistare alcune persone che hanno vissuto direttamente la grande guerra. Quando abbiamo chiesto loro come vivevano durante la guerra, si sono commossi e i loro occhi luccicavano. Dopo questa comprensibile reazione hanno risposto dicendo che la vita allora era durissima, c’erano regole per tutto e per tutti e divieti che se non venivano rispettati avevano come pena la morte. Alcune persone intervistate andavano a lavorare, altre andavano a scuola, altre ancora erano partigiani e in alcuni casi venivano ospitati da persone del posto (in questo caso Sarezzo). I loro racconti erano talmente reali che sembrava quasi di esserne partecipi di sentire con loro i rumori dei fucili e delle bombe che venivano sparate con l’intento di distruggere e uccidere più persone possibili, di sentire con loro il dolore che provava quando si perdeva una persona cara e la paura di essere scoperti quando si faceva parte di un gruppo di partigiani. Tutto questo ci infondeva paura, la paura di una terza guerra mondiale, la paura di perdere gli amici e tutte le persone a cui teniamo veramente. Era così tanto il terrore provato in questo “viaggio” nei ricordi delle persone intervistate che avremmo voluto svegliarci e non affrontare la realtà. Ma la storia è già stata scritta e non si può cambiare; questo è un insegnamento per tutti noi per fare in modo che non si commettano gli stessi errori che sono già stati commessi dai nazisti. Tutti questi ricordi sono ormai persi nella memoria e ogni uomo che li porta a galla troverà sempre una ragione diversa per disprezzare tutte quelle persone che hanno provocato la morte ingiustamente. La morte lascia un buco che pian piano si copre di nostalgia.

Emozioni provate…….

testimonianze intervistati

Domande

Guerini Francesca Elisa Emma

Famiglia Marianini

Testimonianze intervistati

Emozioni Provate

il compito delle donne durante la resistenza

Durante la Resistenza hanno avuto un ruolo importante anche le donne per lo più ragazze minorenni o addirittura mamme o donne più avanti negli anni, che non erano nate per essere delle eroine, ma ragazze serene e spensierate oppure madri felici. Vennero sottoposte, invece, a lotte dure e sacrifici pesanti; portavano, infatti, le armi e affrontavano torture, mutilazioni, fucilazioni e impiccagioni. A fare tutto ciò non erano obbligate ma loro con coraggio e semplicità combattevano per la libertà e la Patria.

IL COMPITO DELLE DONNE DURANTE LA RESISTENZA

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Noi ragazzi della 3^Fdella scuola media “Giorgio La Pira” di Sarezzo abbiamo iniziato il nostro lavoro leggendo la frase di Piero Calamandrei rivolta ai giovani. Abbiamo riflettuto sui concetti principali espressi da questa frase e ci siamo divisi il lavoro per sviluppare questi punti. Abbiamo utilizzato diverse fonti per poter lavorare: - fonti orali: interviste a ex partigiani e uomini e donne che li hanno aiutati; - fonti scritte: libritrovati in biblioteca; articoli presi dal sito internet “Sarezzo Informa”; - fonti iconografiche: fotografie e disegni.

Dopo questa fase di ricerca abbiamo iniziato a trasferire tutto il nostro lavoro sul computer, su Power Point.

Successivamente abbiamo riletto attentamente tutto il nostro prodotto finale ed abbiamo scritto le nostre riflessioni.

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BIBLIOGRAFIA

Marino Ruzzenenti, “Operai contro. La Resistenza al fascismo dei lavoratori della OM di Brescia e di Gardone Valtrompia 1940-1945”, 1995, ANPI;

AaVv, “Eravamo da una parte e non dall’altra. Donne sui percorsi della Resistenza”, 2007;

Jo Dallera, Leo Campanelli, “... della Resistenza”, 2004;

ANPI, “Resistenza Costituzione. 1945 – 1990”, 1990;

ANPI, F.V., C.B.A.R., “ Sul filo della memoria: conoscere per giudicare. Dalla prima Guerra Mondiale alla Costituzione Repubblicana. Fascismo, Antifascismo, Resistenza”, 2004

ANPI, F.V., C.B.A.R, “La Costituzione della Repubblica Italiana”, 2005

Mario Ruzzenenti, “La 122^ Brigata Garibaldi e la Resistenza nella Valle Trompia”, 1977

AaVv, “La Resistenza a Gardone e in Valtrompia”, ANPI, 1995

- Bernice Eisenstein, “Sono figlia dell’ Olocausto”, Guanda Graphic, 2006

SITOGRAFIA

- www.rete5.it/comunesarezzo/storia.htm

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Intervista alla sign. Guerini Francesca Elisa Emma

Età dell’epoca: 25 anni

luogo dove abitava: Noboli

il giorno della liberazione ho provato molta gioia anche se non ho mai né aiutato né fatto parte di gruppi partigiani (erano nascosti al palazzo della località piazze di visalla ), a differenza dei miei fratelli Isidoro e Giannino che con don Merlo portavano le valige contenenti medicinali ai partigiani. Come la maggior parte della gente lavoravo alla Beretta collaudavo i fucili (in gran parte usati per combattere). Fino al 12 dicembre lavoravo normalmente poi il 13 dicembre ci fu il primo controllo sul lavoro (cartellini timbrati) da parte dei tedeschi. Un fatto che mi ricordo bene è che il lavoro era diviso in due gruppi il 1 dalle 4 di mattina alle 14 il 2 dalle 14 a mezzanotte non si potevano fare scioperi. Nel tempo libero cucivo, lavavo e svolgevo altre faccende domestiche. La domenica andavo con i miei fratelli a Manerbio in bici per prendere il grano per la polenta. Quando non andavamo li ci recavamo a Brozzo da una nostra zia che ci dava la formagella. Io non ho visto ne ucciso nessuno. La vita durante la guerra era pessima avevamo il terrore che qualcuno arrivasse e ci portasse via e non riuscivamo a dormire tranquillamente inoltre per percorrere la via S. Bernardino bisognava sapere una parola d’ordine se no i tedeschi ti fucilava. Il cibo era poco però al lavoro ci davano pane tutti i giorni, chi era fortunato come noi ricavava cibo qua e la come quando si otteneva una pallina di burro sbattendo i fiaschi di latte per ore. La sera i partigiani scendevano alla chiesetta di Noboli dove le persone gli davano da mangiare

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Famiglia Marianini 

Nome: Adelia Marianinietà dell’epoca: 10 anni

luogo dove abitava: sarezzoNome: Alessio Mariannini

età dell’epoca: 23 anniluogo dove abitava: Sarezzo

Nome: Mario Marianinietà dell’epoca: 15 anni

luogo dove abitava: Sarezzo

La famiglia marianini era composta da cinque persone. Tutte e tre le persone intervistate il giorno della liberazione provavavno contentezza, ma allo stesso tempo tristezza ( solo i due maschi) perché dovevano liberare le gallerie del Gele dalle bombe che avevano depositato lì i tedeschi. Il sign. Mario ha fatto parte di gruppi partigiani mentre Adelia e Alessio no, però nascondevano partigiani in casa mettendo in rischio la loro vita.La sign. Adelia andava a scuola e ci ha raccontato che era una scuola normale dove si studiava con libri diversi a seconda delle materie, e tutte le classi ne avevano di diversi. Nel tempo libero Alessio praticava dello sport mentre la sign. Adelia ricamava. Il sign. Mario si ricorda che 8 settembre del 1943 i fascisti imposero ai cittadini la fame e che un anno dopo fu eletto il duce. In quell’anno i libri di testo scolastici iniziarono a “lodare” il duce parlando di lui come se fosse la migliore persona del tempo.

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Sui monti della Valtrompia,

sessanta e rotti anni fa,

contro tedeschi e fascisti,

ci fu guerriglia per la libertà.

Potremmo farvi i nomi di tutti,

i morti, i torturati, gli offesi,

ma per voi sarebbero solo fantasmi,

e a noi ci vorrebbero mesi.

Di uno vi voglio parlare,

non certo il migliore, ne il solo,

d uno dei tanti rapaci,

A cui tutti invidiavano il volo.

Di giorno operaio alla OM,

La sera sui banchi a studiare,

Un ragazzo di diciotto anni

Che mai, avrebbe voluto sparare.

Ma a neanche vent’anni, è già comandante,

Lungo i fianchi del monte Guglielmo,

Di un manipolo di partigiani,

Che sputavano in faccia all’inverno.

Nelle malghe, che sognavan l’estate,

le finestre avevano vetri di brina,

e non mai abbastanza coperte,

solo grappa, se c’era, per tirare mattina.

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Gli inglesi e gli americani,

facevano lanci di notte,

di armi, viveri, e scarpe,

ma solo alle bande bigotte.

Ahi! Comandante Giuseppe,

camicia tinta di rosso,

non ti resta che tirare la cinghia

o piegarti e saltare il fosso.

Tu e gli altri sui monti a lottare,

i vili a smazzare le carte,

alla vecchia osteria del rimpianto.

A te non morì la speranza,

dialogavi con Marx e con Cristo,

Manifesto e Vangelo portavi

nello zaino di nonno Evaristo.

Ci si misero, si narra, in seicento,

per accerchiare il Sonclino,

quasi tutti vestiti di nero,

per potervi piegare il destino.

Tutti quanti potevate fuggire,

il mattino era ancora lontano,

preferiste restare a morire,

nessuno pensò fosse invano.

Non sarai mai nei libri di storia

Di questo stivale ignorante,

noi ti avremo per sempre nel cuore;

grazie ancora, partigiano Comandante.