1 / 45

CEREBROLESIONI, CEREBROPATIE E PARALISI CEREBRALI INFANTILI

CEREBROLESIONI, CEREBROPATIE E PARALISI CEREBRALI INFANTILI. DEFINIZIONE DI CEREBROLESIONI. ALTERAZIONI O MODIFICAZIONI DELL’APPARATO CEREBRALE, PROVOCATE DA CAUSE FISICHE, CHIMICHE O BIOLOGICHE. CEREBROPATIE. STATI MORBOSI DERIVANTI DALLE CEREBROLESIONI. PARALISI CEREBRALI.

von
Download Presentation

CEREBROLESIONI, CEREBROPATIE E PARALISI CEREBRALI INFANTILI

An Image/Link below is provided (as is) to download presentation Download Policy: Content on the Website is provided to you AS IS for your information and personal use and may not be sold / licensed / shared on other websites without getting consent from its author. Content is provided to you AS IS for your information and personal use only. Download presentation by click this link. While downloading, if for some reason you are not able to download a presentation, the publisher may have deleted the file from their server. During download, if you can't get a presentation, the file might be deleted by the publisher.

E N D

Presentation Transcript


  1. CEREBROLESIONI, CEREBROPATIE E PARALISI CEREBRALI INFANTILI

  2. DEFINIZIONE DI CEREBROLESIONI ALTERAZIONI O MODIFICAZIONI DELL’APPARATO CEREBRALE, PROVOCATE DA CAUSE FISICHE, CHIMICHE O BIOLOGICHE.

  3. CEREBROPATIE STATI MORBOSI DERIVANTI DALLE CEREBROLESIONI PARALISI CEREBRALI CEREBROPATIE CONSISTENTI IN UN COMPLESSO DI CONDIZIONI NEUROLOGICHE CHE CAUSANO PECULIARMENTE UN DEFICIT MOTORIO

  4. LE CEREBROLESIONI,A SECONDA DELLA GRAVITA’,DELLA LOCALIZZAZIONE,DELL’ESTENSIONEE DEL MOMENTO EVOLUTIVO IN CUI INSORGONO, DANNO LUOGO ALLE PARALISI CEREBRALI, CHE COMPORTANO AL SOGGETTO HANDICAP DI VARIA NATURA (MOTORI O MENTALI), OPPURE ALLE OLIGOFRENIE(DEFICIT MENTALI PIU’ O MENO GRAVI),O INFINE A QUADRI PATOLOGICI MISTI (IPOACUSIA,CECITA’,EPILESSIA ECC…)

  5. MONOPLEGIA O MONOPARESIUN SOLO ARTO RIMANE COLPITOEMIPLEGIA O EMIPARESIVENGONO COLPITI CONTEMPORANEAMENTE L’ARTO SUPERIORE E QUELLO INFERIORE DI UN SOLO LATO DEL CORPO

  6. Le cause di PCI sono varie e rappresentano qualsiasi evento in grado di determinare lesionicerebrali, intercorso a partire dal periodo embrionario fino alla fine del 1°-2° anno di vita.

  7. Le cause sono sostanzialmente: Fattori prenatali (entro la 28ª sett. di gestazione): • anossia fetale che compromette l’apporto di sangue e di ossigeno al feto • prematurità • infezioni materne (toxoplasmosi, rosolia,…) • malattie metaboliche materne (diabete) • ittero (da isoimmunizzazione Rh) • alterazioni cromosomiche • malformazioni congenite • Farmaci e radiazioni.

  8. Fattori perinatali (dalla 28ª sett.di gestaz. al 10º giorno di vita): • prematurità (distress acuto con sindrome anosso-ischemica; emorragia ventricolare o • parenchimale), • distocia da parto (danni per cause meccaniche e distress fetale acuto o subacuto) • farmaci.

  9. Fattori postnatali: • alterazioni metaboliche • infezioni (meningo-encefalite) • traumi • disidratazione

  10. PARAPLEGIA O PARAPARESIVENGONO COLPITI SOLO GLI ARTI INFERIORIDIPLEGIA O DIPARESIVENGONO INTERESSATI CONTEMPORANEAMENTE I DUE ARTI SUPERIORI ED INFERIORI CON MAGGIORE INCIDENZA DEGLI ARTI INFERIORI RISPETTO AI SUPARIORI

  11. TRIPLEGIA O TRIPARESIVENGONO COLPITI TRE ARTITETRAPLEGIA O TETRAPARESI O EMIPLEGIA BILATERALEVENGONO INTERESSATI TUTTI E QUATTRO GLI ARTI

  12. OCCORRE TENER PRESENTE CHE A SECONDA DELLE TIPOLOGIE LE PARALISI MOTORIE SI POSSONO CLASSIFICARE IN: • IPOTONIA • ATETOSI • SPASTICITA’ • ATASSIA • RIGIDITA’

  13. IPOTONIAL’IPOTONIA SI CARATTERIZZA CON DISTURBI DEL SISTEMA MOTORIOATETOSIFORMA PIU’ GRAVE DI IPOTONIA. CONTRAZIONI MUSCOLARI CHE RALLENTANO IL MOVIMENTO STESSO DI ORIGINE VOLONTARIA

  14. SPASTICITA’LA SPASTICITA’ CONSISTE IN UN NOTEVOLE AUMENTO DEL TONO E DEI RIFLESSI MUSCOLARI.TALE IPERTONICITA’ PUO’ ASSUMERE CARATTERISTICHE DI COSTANZA E DI PERMANENZA NEL TEMPO.I MOVIMENTI DI QUESTO TIPO VENGONO DENOMINATI ”SPASMI” E PREGIUDICANO IN MODO GRAVE L’ABILITA’ E LA COORDINAZIONE MOTORIA

  15. ATASSIAL’ATASSIA PUO’ ESSERE DESCRITTA COME UNA SINDROME DA DEFICIT MOTORIO IN CUI SI OSSERVANO PRINCIPALMENTE INCOORDINAZIONE,MANCANZA DI EQUILIBRIO,EVENTUALE DEAMBULAZIONE CON ARTI INFERIORI RIGIDI,POSSIBILI DISTURBI DELL’UDITO E DEL LINGUAGGIO

  16. RIGIDITA’RAPPRESENTA UNA CONDIZIONE DI MOBILITAZIONE PASSIVA CHE SI CONFIGURA CON UNO SPASMO CRISTALLIZZATO NEL TEMPO.DI NORMA INTERESSA LA MAGGIOR PARTE DELLA MUSCOLATURA VOLONTARIA DEL CORPO. LA SINDROME COMPRENDE QUASI SEMPRE UN GRAVE DEFICIT MOTORIO

  17. Modalità comportamentali Ipotonico: Il bambino ha uno sviluppo motorio ritardato, manifesta incertezza ed impaccio nei movimenti

  18. Atetosico:Il bambino quando tenta di usare le mani,contemporaneamente gira la testa da un lato,mentre i muscoli facciali si contraggono,le braccia tremano,il tronco ruota e talvolta si muovono anche le gambe.Importante osservare lo stato posturale:persistenza del riflesso tonico asimmetrico del collo.Mancanza di equilibrio,se il bambino cade non riesce a mettere in fuori le braccia o addurre le gambe come i bambini normali.Il bambino atetosico a causa di spasmi muscolari che hanno la caratteristica di passare velocemente da un fascio muscolare all’altro non ha mai succhiato il pollice durante l’infanzia.

  19. Spastico:Il comportamento del bambino si svolge in relazione al tipo di elegie presentate. Forme emiplegiche:il bambino tende a camminare sul calcagno con movimenti ondulatori della parte inferiore del corpoHa un comportamento nervoso,instabile,ricerca l’attenzione e dimostra immaturità e dipendenza oltre che iperattività e improvvisa,inspiegabile aggressività.

  20. Interventi psico-pedagogiciPsicologico Rapporto empatico ma con presentazioni di norme di comportamento definite Socializzazione (accettare e farsi accettare) Sollecitazione delle risorse residue Rinforzo positivo e modificazioni di abitudini negative. Valutazione cognitiva Sostegno alla famiglia con coinvolgimento

  21. Pedagogico • Contatto iniziale con l’insegnante • Evitare stimolazioni audio-visive intense • Rapporto frontale • Gestione da parte dell’insegnante di sostegno

  22. Problemi familiari Le reazioni dei genitori Le caratteristiche emozionali degli stadi del dolore dei genitori alla nascita di un figlio con PCI sono state riassunte in 3 fasi (Gargiulo 1985): Shock, negazione, depressione Ambivalenza, sensi di colpa, rifiuto e rabbia Patteggiamento, accettazione ed adattamento

  23. Prima fase: • Shock: iniziale reazione di oppressione e incredulità che si manifesta nell’ “estraneazione” dalle personali aspettative ed esigenze di contatto fisico con il figlio • Negazione: con un comportamento di rifiuto dell’evidenza, negazione della gravità dei problemi

  24. Dolore e depressione: segna il passaggio dallo stato iniziale di shock e sgomento a quello della consapevolezza. La depressione segna il primo passo verso un adattamento dal figlio immaginato al figlio reale.si presentano reazioni sociali tipiche, isolamento, evitamento dei contatti sociali….

  25. Seconda fase • Ambivalenza: l’alternanza di speranza e frustrazione genera sentimenti ambivalenti nei genitori, che possono giungere fino al punto di desiderare, in modo più o meno consapevole, la morte del figlio. Questo sentimento, insieme ad altri, è accompagnato da profondi sensi di colpa a cui rispondono con una totale dedizione

  26. Rifiuto: si può manifestare evitando la condizione di disabilità, rifiutando ogni tipo di trattamento perché “incurabile”,affidandolo ad una istituzione, rispondendo alle necessità fisiche ma non a quelle emotive e psicologiche, escludendolo dalla vita familiare • Sensi di colpa: è la più frequente e quella più difficile da rimuovere. La necessità di “riparare al danno” porta a ridurre il bambino alla sua patologia

  27. Rabbia: la negazione viene sostituita con sentimenti di ostilità e risentimento soprattutto verso i medici. I genitori oscillano tra l’autocolpevolizzazione e l’attribuzione esterna della responsabilità. Problemi familiari e isolamento sociale

  28. Terza fase • Patteggiamento: è uno degli stadi finali dell’adattamento e corrisponde all’individuazione di alcune condizioni nel progresso dello sviluppo del figlio cui vincolare il proprio impegno. • Accettazione e adattamento: è la fase più attiva nella ricerca di una soluzione

  29. Il mondo affettivo del bambino con PCI Le specifiche disabilità possono influenzare lo sviluppo delle prime interazioni emozionali e sociali tra genitori e figlio. Un bambino con handicap ha difficoltà ad organizzare la propria esperienza e ciò rende più difficile ai genitori comprendere e dare significato a ciò che egli sta vivendo.

  30. L’espressione emozionale può essere alterata dalle limitazioni fisiche al punto che il genitore ha difficoltà a interpretare le emozioni del figlio, non riuscendo così a dare sollievo allo stato di disagio anche solo attraverso lo sguardo o il sorriso Si rompe la spontaneità della relazione precoce con la madre, che tende ad essere iperstimolante, iperprotettiva o rifiutante, delegante.Si inseriscono inoltre presto nella relazione nuove figure (medici, fisioterapisti, logopedisti, …), per cui “il bambino è sempre nelle mani di qualcuno”.

  31. La presenza e l’esperienza di una figura capace di tollerare stati emotivi dolorosi aiuta il bambino a sentire che questi possono essere vissuti, sperimentati e superati. Questo gli permette di formarsi un suo equipaggiamento interno che lo aiuta a tollerare il dolore e combattere contro le difficoltà.

  32. Quindi interiorizzare la funzione di contenimento dei genitori fornisce un supporto interno che rende il bambino capace di crescere emotivamente, diventando meno dipendente dall’aiuto esterno.

  33. Le Figure Importanti: • Personale Sanitario: riabilitazione, • Docenti:abilitazione, • Genitori:per la continuazione dei programmi educativi e riabilitativi.

  34. Insufficienze : • difficoltà di analisi e sintesi percettiva • difficoltà di rappresentazione • distorsioni percettivo-motorie e relazionali • difficoltà a progettare atti motori complessi • difficoltà di sviluppare strutture logiche • ridotta variabilità delle strategie cognitive • scarsa autonomia •  • apprendimento • comportamento

  35. L’insegnante : • Considerare quali sono i punti di forza e di debolezza presenti nel soggetto (PEI) • Capire di che cosa il soggetto ha effettivamente bisogno, • Rafforzare l'autostima, • Favorire la crescita di una personalità autonoma , che gli permetta di servirsi delle proprie capacità per raggiungere la massima autonomia. Il bambino disabile, tende a rimanere dipendente dalle figure di riferimento, questo in parte per immaturità affettiva ed in parte per una combinazione di ansia ed insicurezza .

  36. Inserimento Integrazione Autonomia

  37. Interventi sul disabile : • Adottare modalità e materiale didattico adeguato per il raggiungimento degli obiettivi • Sviluppare un ascolto empatico con il bambino disabile • Essere pazienti: Non si deve inondare il bambino con richieste o azioni. Bisogna concedere al bambino lo spazio e il tempo per agire o per rispondere. • Valorizzare il bambino: È necessario fare attenzione e dare importanza alle sue richieste e ai suoi commenti.

  38. Imparare a pensare secondo il suo sviluppo cognitivo: es. il suo deficit motorio può non influire sulla capacità di astrazione ma può influire sulle proprie azioni, può quindi ostacolare un processo mentale, può rendere difficile o impossibile una certa esperienza. • Incrementare la collaborazione con i genitori, • Curare e coordinare gli interventi volti alla socializzazione, alla formazione, alla qualificazione .

  39. L’ambiente: proporre un ambiente gratificante in cui i ragazzi si sentano protagonisti, • La motivazione: come stimolo per ogni apprendimento. Scegliere motivazioni reali e non fittizie. • Il coinvolgimento: farli partecipi nelle scelte e nella gestione delle attività. • Testimoniare il loro ruolo: fargli assumere un ruolo centrale nelle varie attività e riconoscerlo esplicitamente . Complimentarsi solo se è stato veramente bravo, altrimenti potranno insorgere in lui una sfiducia nel giudizio degli adulti e delle confusioni che vanno evitate.

  40. Dare Fiducia: li stimola ad avere maggior iniziative e coraggio nel fare le cose. Molte volte la mancanza di fiducia nelle proprie possibilità è una conseguenza diretta delle scarse opportunità offerte dalla famiglia, scuola, società. Un atteggiamento di questo tipo, impedisce alla persona di scoprire realmente cosa è o non è in grado di fare, • Essere Gentili: rivolgersi al bambino in modo gentile, li aiuta a capire che l’altro si aspetta che si comportino altrettanto e nello stesso tempo gli si offre un modello positivo da imitare .

  41. Essere Fermi: di fronte a un problema di comportamento il corpo docente dovrà accordarsi su una linea comune da tenere con fermezza ogni volta che si manifesta il comportamento indesiderato. • Comunicare gli obiettivi che deve raggiungere per diventare “Ragazzo in gamba”, a volte anche visualizzandoli. • Utilizzare Strategie e/o Strumenti: che possono facilitare l'esecuzione dei compiti . • Fargli rispettare le regole del gruppo : il conoscere e l’uniformarsi alle regole gli consente di diventare un membro effettivo,

  42. Intervento sulla classe : • Superare i pregiudizi socio-culturali:Il bambino disabile deve essere sempre considerato al pari degli altri, • Adattarsi alle caratteristiche della persona diversamente abile:va insegnato ai compagni come trattare le differenze e come interagire positivamente con il bambino disabile, • Sviluppare il processo di socializzazione:con le esperienze di solidarietà si riduce il rischio di organizzazione di personalità rigida edaggressiva. • La ricerca ha evidenziato, che una buona integrazione, aumenta le capacità di tipo cognitivo, relazionale, emotivo e di problem solving sia per il disabile sia per i suoi compagni.

  43. Cerebrolesi si nasce, autonomi si diventa ….. se accanto si hanno figure adeguatamente formate e informate.

  44. Problemi di apprendimento Attenzione: insorgere dell’attenzione Mantenimento dell’attenzione (conoscenza dei tempi di applicazione) Classificazione degli stimoli a seconda del gradiente motivazionale (intensità degli stimoli e percettività) Osservazione dei tempi di reazione psicomotoria e tempi di reazione percettiva

  45. FINE

More Related