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lavoro e costituzione n.
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  1. LAVORO E COSTITUZIONE Classe 1^C a.s. 2013-2014 Istituto Comprensivo Campagnano

  2. Lavoro = Libertà e dignità.Un progetto multidisciplinare

  3. SENZA LAVORO NON SI E’ LIBERI “Mi dica in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero! Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana” (Sandro Pertini)

  4. La nostra Costituzione

  5. Discorso sulla costituzione di Pietro Calamandrei • discorso qui riprodotto fu pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana organizzato • da un gruppo di studenti universitari e medi per illustrare in modo accessibile a tutti i principi morali e giuridici che • stanno a fondamento della nostra vita associativa. • http://www.youtube.com/watch?v=2j9i_0yvt4w • L’art.34 dice:” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi • più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che • è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma • soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: • ”E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando • di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana • e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del • Paese”. • E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi • dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini • dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula • contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- • corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di • studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra • Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche • democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia • soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in • cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il • loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a • questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. • E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è • una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da • compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi! • E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle • costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una • polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, • contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. • Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili politici, ai diritti di libertà, • voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, • quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano • sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino • contro il passato. • Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società • presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: “ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di • ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che • questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un • giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna • modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione • ha messo a disposizione dei cittadini italiani. • Ma no è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le • vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune • s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, • che mira alla trasformazione di questa società n cui può accadere che, anche quando ci sono, le • libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche dalla impossibilità • per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che • se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anche essa contribuire al • progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. • Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La • costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni • giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di • mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla • costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è -non qui, per fortuna, in • questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani- una malattia dei giovani. • ”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo • discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina,, che qualcheduno di voi conoscerà, d • quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di • questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran • burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava: E allora questo contadino impaurito • domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il • bastimento fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe, • Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: ” Che • me ne importa, non è mica mio!”. Questo è l’indifferentisno alla politica. • E’ così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che • interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, • da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è • come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di • asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, • giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in • quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo • dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio • contributo alla vita politica. • La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario • non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della • sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. E’ la carta della propria • libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo. • Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946, questo popolo che da • venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo • un periodo di orrori- il caos, la guerra civile, le lotte le guerre, gli incendi. Ricordo- io ero a Firenze, • lo stesso è capitato qui- queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta • perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare • la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di • noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle • nostre sorti, delle sorti del nostro paese. • Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, • sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto- questa • è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in • più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo. • Ora vedete- io ho poco altro da dirvi-, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle • prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le • nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi • articoli ci si sentono delle voci lontane. • Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, • economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di • offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è • Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere • davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e • indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. • 52, io leggo, a proposito delle forze armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo • spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi • voci lontane, grandi nomi lontani. • Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa • costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani • come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di • concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di • Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. • Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un • testamento, un testamento di centomila morti. • Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle • montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono • impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col • pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.

  6. Il lavoro nella nostra Costituzione Tra i diritti fondamentali e principi fondamentali Art.1 L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro, la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il DIRITTO AL LAVORO e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il DOVERE di svolgere secondo le proprie possibilità e la proprie scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società

  7. Art. 3 • Rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando la libertà, l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona e l’effettiva partecipazione politica, economica, sociale del Paese.

  8. Art. 35 Ribadisce la tutela del lavoro, in tutte le sue forme ed applicazioni. Garantisce una cura particolare per la formazione e l’elevazione professionale del lavoratore, regolamentazione intenzionali dei diritti del lavoro

  9. formazione

  10. Art. 36 Diritto alla giusta retribuzione – es. salario, alle ferie al riposo, …

  11. Art. 37 • Diritto della tutela della donna lavoratrice e dei minori

  12. Art. 38 • Previdenza sociale

  13. Art. 40 • Diritto di sciopero

  14. Art. 46 • Collaborazione tra i lavoratori

  15. Art. 51 ultimo comma • Conservazione del posto di lavoro per chi è chiamato a funzioni pubbliche

  16. L’art. 4 è una norma programmatica!!!!! Secondo l’onorevole Romano “Il diritto al lavoro (art. 4) è un diritto sfornito di azione, VUOTO DI CONTENUTO. Più che parlare di diritto, si dovrebbe dire che la Statuto promuove le condizioni per eliminare la disoccupazione, quindi è una norma programmatica che non vincola lo Stato a dare pieno impiego a tutta la popolazione attiva. Inteso così non garantisce il diritto all’occupazione né la conservazione del lavoro. In ogni caso il diritto del lavoro è alla base del diritto alla libertà.”

  17. IL LAVORO • Va garantito • Va tutelato, anche per gli italiani all’estero(art.35) • Dà diritto ad una retribuzione, proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto (art.36) • La legge ha il compito di determinare la durata massima della giornata lavorativa e il limite minimo di età per il lavoro salariato (articoli 36, 37) • Va previsto il diritto del lavoratore al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite (art.36) • Ci deve essere l’uguaglianza tra uomo e donna anche in ambito lavorativo (art.37) • Alle donne vanno date condizioni di lavoro che consentano l’adempimento delle funzioni familiari (art.37)

  18. LAVORO Libertà Dignità guadagno attività profitto salario autonoma imprenditoriale stipendio dipendente onorario

  19. ECONOMIA settori del lavoro terziario quaternario primario secondario

  20. SETTORE PRIMARIO Sono attività che nascono dallo sfruttamento delle materie prime (colture, allevamento del bestiame, ittico, attività estrattive minerarie, forestali, …)

  21. SETTORE SECONDARIO Sono le attività che trasformano le materie prime in prodotti finiti (industrie, artigianato,costruzioni …)

  22. SETTORE TERZIARIO Sono le attività che offrono servizi (scuole, uffici, ospedali, commercio, banche assicurazioni, trasporti, turismo, arte e cultura, attività professionali, ricerca,…)

  23. Settore terziario avanzato o quaternario

  24. I SINDACATI • Associazioni libere tra persone che svolgono la loro attività nello stesso settore della produzione o dei servizi costruite per la tutela degli interessi comuni. Più sindacati di categoria possono unirsi per costituire Confederazioni o Federazioni di Lavoratori oppure padronali.

  25. BREVE STORIA DEI SINDACATI • Prima industrializzazione sociali e urbanesimo Modificazionisociali Doloroso mutamento nella vita dei ceti operai Il quarto stato

  26. Il quarto stato Il Quarto Stato è un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901, inizialmente intitolato Il cammino dei lavoratori. 

  27. Pesanti ritmi e orari di lavoro • Sfruttamento di donne e bambini • Drammatiche condizioni abitative e igieniche • Ricorrenti crisi e disoccupazione Solidarietà tra lavoratori MUTUO SOCCORSO I PRIMI SINDACATI

  28. Mancava però il carattere di organizzazione di massa, erano poco più che associazioni di mestiere (corporazioni: esperienza già dei Comuni medievali!)

  29. Emblemi delle corporazioni medievali e il mutuo soccorso tra 1700 e 1800 Emblemi delle corporazioni medievali Mutuo soccorso tra 1700 e 1800 • Tra il 1700 e il 1800, la Rivoluzione Industriale fu all’origine dello sconvolgimento dei precedenti assetti sociali: la meccanizzazione del lavoro non necessitava più di competenze, abilità e capacità creative. I lavoratori inurbati di estrazione contadina vivevano nelle fabbriche l’intera giornata, in condizioni di precarietà igienica e di insicurezza. Ma è proprio dal quotidiano contatto e dal sentimento di condivisione dei bisogni che spontaneamente presero corpo relazioni interpersonali forti, vincolate da patti associativi e solidaristici di autodifesa.Nei primi decenni dell’800 nelle officine e negli opifici maggiori del nord Italia erano limitatamente diffuse le collette, casse-deposito alimentate dai lavoratori e gestite dal padrone che doveva provvedere a sostenerli in caso di malattia. Altre forme di auto-assistenza erano perlopiù sporadiche e collegate all’esperienza delle confraternite e delle corporazioni di mestiere. Le sovvenzioni erano di volta in volta commisurate a donazioni o ad occasionali elargizioni, derivate dal buon andamento della produzione, che venivano raccolte e distribuite senza norme, senza alcuna regolamentazione partecipativa e democratica. Si trattava di forme assistenziali di tipo caritativo che non coinvolgevano i lavoratori nell’organizzazione sistematica delle tutele.

  30. Seconda rivoluzione industriale Produzione in serie, lavorazione automatizzata Quale funzione sulla vita sociale? Nuove esigenze associazionistiche Manodopera generica (poco specializzata) IDEEDIVERSE

  31. IDEE DIVERSE • SOCIALDEMOCRATICI : per l’erosione graduale del reddito capitalistico e trasformazione della società secondo ideali e interessi del proletariato, Mirano all’educazione degli operai (scuola di socialismo) • LENINISTI: in URSS, dopo la rivoluzione bolscevica, furono concepiti come istituzioni subordinate al Partito Comunista • ANARCOSINDACALISTI: forti soprattutto i Spagna, alla vigilia della guerra civile del 1936. Lo sciopero era per loro la guerra tra sfruttati e sfruttatori • PRAGMATICO RIVENDICATIVI: negli USA, si battono per miglioramenti salariali e contratti di lavoro favorevoli ai prestatori d’opera. • LABURISTI: in Inghilterra, verso la metà dell’ottocento, difendono le condizioni materiali dell’operaio compatibilmente alla funzionalità del sistema politico-produttivo esistente • CRISTIANI: soprattutto in Francia e in Italia, per una umanizzazione e per mitigar i conflitti di classe, cercando mediazione tra gli interessi contrapposti • FASCISTI: con idee corporative elaborate dal fascismo in Italia tra gli anni ’20-’30, organi di Stato totalitario,soffocavano ogni contrasto tra capitale e lavoro e divennero strumento di controllo e organizzazione del consenso al regime

  32. Costituzione italiana art.39 Comma 1 … l’organizzazione sindacale è libera Comma 5 … stabilisce i contratti di lavoro

  33. LO STATUTO DEI LAVORATORI legge 20 maggio 1970, n. 300 ("Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento"), che ancora oggi è una delle norme fondamentali nel diritto del lavoro italiano.

  34. STATUTO DEI LAVORATORI • Norme sulla libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro. Frutto delle lotte sindacali degli anni ‘60-’70. Limita il potere dei datori di lavoro all’interno delle aziende in rispetto all’at. 41, II comma della Costituzione definisce i più importanti diritti del lavoratore e dei sindacati

  35. L’art. 18 della legge 300 del 20-05-1970 dello SdL • Impone all’imprenditore che abbia licenziato senza giusta causa o giustificato motivo di reintegrare il lavoratore e risarcirgli il danno (limitatamente a un’unità produttiva che abbia più di 15 dipendenti, poi abrogata con L.108 dell’11 maggio 1990)

  36. Perché fa tanto parlare l’art. 18? Modificare o abolire l’art. 18 Mantenere l’art. 18 GOVERNO E IMPRENDITORI • frena i datori di lavoro ad assumere • crea disoccupazione • licenziabilità più facile, con indennizzo e non reinserimento • anche per motivi economici • Meglio un posto di lavoro in più anche se meno garantito • AUMENTEREBBE IL TASSO DI OCCUPAZIONE SINDACATI E LAVORATORI • a tutela dei lavoratori • troppa flessibilità, porterebbe a massima precarietà • non si può eliminare un diritto • non creerebbe più lavoro per le piccole aziende, né emergerebbe il “lavoro nero” • si lavorerebbe preoccupati di poter essere licenziati, con ansie e tensioni • non permette di pianificare il futuro • AUMENTEREBBE LICENZIAMENTI E PRECERIETA’

  37. PRO E CONTRO L’ABOLIZIONE DELL’ART. 18

  38. Art. 19 ai lavoratori è data possibilità di costituire rappresentanze sindacali e il diritto di avere un locale per le riunioni, il diritto di sciopero

  39. Art.28prevede la repressione della condotta antisindacale, rappresentanza sindacale attraverso RAS e RSU

  40. Significati del lavoro E’ un’attività, perché l’uomo progetta E’ lo strumento attraverso il quale l’uomo si realizza E’ solo un mezzo per guadagnarsi da vivere LAVORO Necessario (non il suo lavoro, ma i suoi prodotti) Realizzazione di se’ Visione negativa Visione positiva

  41. Significati del lavoro • E’ il dominio dell’uomo sulla natura • una sfida, un insieme di conquiste umane fisico • Lavoro psichico intellettivo

  42. Breve storia del lavoro Nell’antichità • Oggi per noi il lavoro qualifica socialmente, ma nelle comunità tribali non c’è un termine che designi il lavoro poiché il lavoro era nelle diverse attività: caccia, fuga, lotta …., come per gli animali. • Lavoro per eccellenza diverrà l’agricoltura, altamente gradita agli dei. I frutti della terra erano considerati doni divini, non conquiste umane. • NATURALE = DIVINO • Lavorare la terra e prenderne i frutti non era vista come personale conquista ----------------CONCEZIONE MAGICA DEL LAVORO

  43. Nell’antica Grecia Il lavoro manuale è disprezzato, è attività da schiavi, deturpa il corpo. La degenerazione del corpo conduce anche a quella dell’anima, lesivo dell’armonia tra corpo e anima. Per Platone e Aristotele c’è differenza tra: È l’uso che valorizza la forma dell’oggetto, la forma è nella test del consumatore, non in quella di chi l’ha prodotta. Vera causa di ciò che viene prodotto è il COMMITTENTE Chi sa a cosa serve il lavoro (chi consuma) Chi lavora (costruisce, produce)

  44. Il Cristianesimo • Rivaluta il lavoro, senza esaltarlo. • Il lavoro è un’attività necessaria… ma inferiore • Anche Cristo impara un mestiere • S.Paolo diceva “chi non lavora non mangia” • Oratetlabora sarà la Regula benedettina, ma ogni cosa stia al suo posto • Per Sant’Agostino il Vangelo non vieta di procurarci il necessario, ma non può essere questo lo scopo della predicazione

  45. IL Medioevo * Il lavoro va acquistando dignità, ma non ha ruolo centrale nella vita dell’uomo Vita nel medioevo, i lavori e la stagioni

  46. L’Umanesimo • C’è una rivoluzione del lavoro • Il lavoro occupa un posto primario entro modelli “comunistici” (es. in Campanella e Moro) • Per Leon Battista Alberti: “Il lavoro riempie il lento scorrere delle ore” • L’uomo lavora trasforma la materia scambia