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L’ETÀ CLASSICA DELL’ARTE GRECA

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L’ETÀ CLASSICA DELL’ARTE GRECA. Il momento più alto della storia ateniese si ebbe quando le sorti della città vennero rette da Pericle uno dei più grandi uomini politici ateniesi, artefice dello sviluppo politico, economico e culturale della città.

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L’ETÀ CLASSICA DELL’ARTE GRECA


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    Presentation Transcript
    1. L’ETÀ CLASSICA DELL’ARTE GRECA Il momento più alto della storia ateniese si ebbe quando le sorti della città vennero rette da Pericle uno dei più grandi uomini politici ateniesi, artefice dello sviluppo politico, economico e culturale della città. Fu infatti con Pericle che si concretizzò ad Atene la democrazia; tutti i cittadini potevano prendere parte attiva alla vita politica della città partecipando all’assemblea . Fu in questo periodo che venne ricostruita l’acropoli distrutta dai Persiani. Dal punto di vista artistico è in questo periodo che inizia il cosiddetto “Periodo classico”

    2. L’ETÀ CLASSICA LA SCULTURA È in questo periodo che si pone il problema più tipico della statuaria greca quello dell’equilibrio Nel percorso storico dell’arte greca si chiama classico il periodo che abbraccia il V e IV secolo a.C., in quanto si considera che in esso gli artisti greci abbiano dato vita ai modelli più significativi e maturi dell’arte antica greca In età classica vennero perfezionati i rapporti degli ordini architettonici: Per l’ordine Dorico le innovazioni riguardano la colonna, le scanalature vengono portate a 20, l’altezza venne accresciuta per dare maggiore slancio, il numero delle colonne fu reso canonico < 6 sul frontone e 13 sul lato> Anche l’ordine ionico venne perfezionato, le scanalature della colonna furono fissate a 24, l’altezza della colonna doveva rispondere in modo tassativo a 10 volte il diametro, i capitelli vennero semplificati assumendo la tipica forma a ricciolo e contenuto in un parallelepipedo. • Anche la scultura era dominata dai criteri di simmetria e proporzione, gli scultori erano alla ricerca della perfezione formale e del senso di misura,la figura umana rappresentava un ideale assoluto di bellezza . • Nella scultura classica è possibile individuare due tipi di opere scultoree: • le sculture collegate all’architettura come i gruppi scultorei destinati ai frontoni, i fregi e le metope. • la scultura a tutto tondo

    3. Rispetto all’età arcaica lo stile severo introduce altre innovazioni che emergono dalle statue più rappresentative Lo stile severo • Descrizione: • La testa è piccola e tonda, non più schiacciata come l’età arcaica ed è ruotata da una parte • L’acconciatura prevede una treccia morbida che gira intorno al capo • Gli occhi e le palpebre sono carnosi, il naso acquista tridimensionalità e non è più un triangolo appiattito, il mento è rotondo e non più a punta • Permane l’assoluta frontalità del Kouros • Le masse muscolari sono rotondeggianti, il bacino è leggermente ruotato e sollevato a sinistra dato che il peso poggia sulla gamba sinistra • Il peso non è più su entrambe le gambe ma gravita sulla sinistra, alla gamba destra libera di peso corrisponde un abbassamento del bacino sul fianco destro. Kritios , <efebo> Marmo altezza 86 cm 480 a. C. Atene, Museo dell’acropoli

    4. Metopa: Atena, Eracle e Atlante I rilievi costituiscono per la prima volta un ciclo narrativo continuo ispirato alle dodici fatiche imposte a Eracle da Euristeo. Nella metopa c’è Eracle che sorregge temporaneamente la volta celeste per consentire ad Atlante di andare a prendere i pomi, sulla sinistra Atena aiuta il suo protetto nello sforzo , mentre sulla destra Atlante porge i frutti all’eroe Atena, Eracle e Atlantide Metopa del tempio di Zeus a Olimpia Marmo 151 x 160 cm 460 a.C. Olimpia Museo Archeologico Descrizione La composizione è più equilibrata, le figure laterali sono rivolte entrambi verso il centro. La postura dei tre personaggi non è la stessa, Atena è frontale ma ha la testa di profilo, Eracle è di profilo e Atlante di scorcio. Il panneggio delle vesti di Atena imprime solennità alla scena. Le volumetrie dei corpi sono molto distanti dalle forme semplificate, le espressioni e le capigliature sono molto più naturali

    5. AURIGA, DAL SANTUARIO DI APOLLO A DELFI E’ una delle rare statue originali dell’antichità è uno dei migliori esempi dello stile severo. La statua ritrae l’auriga vincitore della gara più prestigiosa la corsa dei carri. < carri trainati da quattro cavalli> l’auriga era appunto il guidatore del carro. L’elemento più caratterizzante è il drappeggio della tunica, le cui pieghe perfettamente verticali, fanno assomigliare la figura a una colonna. Questo effetto è accentuato dalla posa dell’auriga, la cui impassibilità è accresciuta dal suo sguardo fermo, penetrante che sembra puntare lontano. Non mancano gli elementi di movimento in particolare la posizione divergente dei piedi e la torsione del busto e della testa. Auriga, dal santuario di Apollo a Delfi Bronzo Altezza 180 cm 478 – 470 a.C. Delfi, Museo Archeologico Il metodo di fusione diretto regala esemplari unici dal momento che il modello in cera viene perduto la forma viene rottaper estrarre la statua in bronzo. Invece con il metodo indiretto, il modello originale non andava perduto e quindi le diverse componenti si potevano riutilizzare.

    6. ZEUS O POSIDONE La statua prende il nome della località in cui è stata rinvenuta, è in perfetto stato di conservazione e si distingue per il gesto vigoroso in cui sta per impegnarsi la divinità, colta un attimo prima di lanciare il tridente se Posidone o il fulmine se Zeus. Descrizione: La divinità sta per lanciare con la mano destra un oggetto che non conosciamo. La posizione della dita mostra che sta ponderando l’arma per calibrare meglio il colpo. Le braccia sollevate e protese verso l’esterno quasi a formare una croce rendono la figura rendono la figura perfettamente inscrivibile in un quadrato. L’opera esalta la potenza dell’uomo, che in questa statua si mostra nella fase di stasi immediatamente precedente allo scatenarsi dell’azione:il volto è impassibile e la muscolatura non mostra alcun segno di tensione. Le gambe divaricate hanno trovato un bilanciamento: il piede sinistro è saldamente a terra, mentre quello destro appoggia al suolo con la sola punta. Zeus o Poseidone da Capo Artemisio Bronzo Altezza 209 cm 409 a. C. Atene, Museo Archeologico Nazionale

    7. I BRONZI DI RIACE B A I Bronzi di Riace, di provenienza greca, sono una coppia di statue in bronzo di circa 2 m di altezza, quindi leggermente superiori al vero. Sono state datate intorno al V secolo a. C., e pervenuti ai giorni nostri in eccezionale stato di conservazione. rinvenute nel 1972 nei pressi di Riace, in provincia di Reggio Calabria. Sono considerate tra i capolavori di scultura più importanti del ciclo ellenico. Le statue si trovano oggi al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Le due sculture furono ritrovate nel mare Ionio, a 300 metri dalle coste Entrambe le statue sono raffigurate nella posizione definita a chiasmo, presentandosi con una notevole elasticità muscolare. Soprattutto la "statua A" appare di modellato più nervoso e vitale, mentre la "statua B" ha un aspetto più rilassato e calmo. Ma entrambe trasmettono una grande sensazione di potenza, dovuta soprattutto allo scatto delle braccia che si distanziano con vigore dal torso. Il braccio piegato doveva sicuramente sorreggere uno scudo, mentre l’altra mano impugnava con probabilità un’arma. La "statua B" ha la calotta cranica modellata in quel modo perché doveva sicuramente consentire la collocazione di un elmo di stile corinzio, oggi disperso. I Bronzi di Riace Bronzo 460 a. C. Altezza statua A 205 cm statua B 197 cm Reggio Calabria, Museo Nazionale

    8. L’espressione del volto del bronzo B riflette l’età più matura, in essa è più evidente la saggezza, la pacatezza e la maturità di un uomo più anziano. La figura mostra molta sicurezza di se e una certa arroganza giovanile. La superficie muscolare è tesa . La gamba destra, portante, è arretrata rispetto alla sinistra. La testa si volge verso destra e il viso mostra un’espressione di aggressività. I due bronzi superano la rigidità statica delle statue arcaiche, un particolare che indica questo superamento è la rappresentazione del torso in movimento ottenuto grazie allo spostamento del bacino rispetto alla cassa toracica. Entrambi mostrano aspetti comuni come la ricerca di precise proporzione tra le parti del corpo e l’appoggio sulla gamba destra.

    9. DISCOBOLO Il Discobolo è sicuramente l’opera più nota di Mirone, nonché, data la sua fama, quasi un’icona dell’arte classica greca. Nella sua immagine si cristallizzano alcune delle nostre maggiori suggestioni legate all’antica Grecia: la passione per i giochi olimpici, il culto della perfezione del corpo umano, la calma interiore che dialoga direttamente con l’eternità. La scultura ha uno dei suoi punti di forza nella grande armonia formale della composizione. Si osservi lo schema seguente: la scultura si articola in due grandi linee. La prima è un grande arco che va dalla mano che regge il disco al tallone del piede flesso; la seconda linea è una serpentina ad esse che va dalla testa al tallone del piede poggiato a terra. La prima linea è quella che visivamente ci consegna la sensazione del moto: è come un arco che si tende, caricandosi di energia potenziale, per far scoccare una freccia. In sé è una linea instabile che non può esistere da sola (ritornando al paragone dell’arco, manca il triangolo che forma la corda che tende l’arco nel momento che viene messo in tensione per far partire la freccia). Ma l’equilibrio viene ripristinato grazie alla seconda curva che, intrecciandosi con la prima, ci dà una forza visiva potenziale uguale e contraria all’altra curva. Discobolo copia In marmo :l’originale in bronzo Autore MIrone 460 a.C Altezza 124 cm Roma, Museo Nazionale Romano

    10. Il Discobolo ovvero il lanciatore del disco, realizzata intorno al 450 a. C. In bronzo e oggi nota attraverso numerose copie di marmo di epoca romana. La statua raffigura un giovane atleta colto nel momento in cui l’atleta sta raccogliendo le forze prima del lancio. La prima novità che Mirone introduce consiste nell’aver infranto la fissità della statuaria arcaica. Mirone si fa portavoce dello stile severo per la rappresentazione della figura umana in movimento nello spazio, coglie alla perfezione la torsione del corpo del ginnasta nell’attimo di massima tensione muscolare. La struttura compositiva si fonda su figure geometriche ben definite.

    11. POLICLETO Policleto porta a piena maturazione lo stile classico Policleto dedicò alla figura umana un testo scritto < canone> in origine strumento di misurazione. Il corpo umano va concepito come una successione delle parti a partire dal centro che per la figura maschile è un quadrato situato tra le ascelle e le anche, per la figura femminile un triangolo equilatero con gli angoli coincidenti con i seni e l’ombelico. Ogni parte del corpo doveva essere rappresentata in proporzione con tutte le altre sulla base dell’unità di misura “ la testa” che è 1/8 di tutta la figura. Il busto deve sviluppare tre volte la testa, le gambe devono essere quattro volte la testa. La migliore esemplificazione di questa teoria è il DORIFORO. In questa statua l’appoggio del peso del corpo è su una gamba sola,secondo un principio chiamato ponderatio. Questo spostamento del peso provoca la tetragonia o chiasmo, cioè una relazione che lega tra loro quattro parti del corpo. L'equilibrio raggiunto da Policlèto, detto ponderazione, è un equilibrio stabile, ottenuto con un gioco sapiente di rapporti; perciò immutabile:

    12. Policleto (Argo V secolo a. C.) fu un celebre bronzista e scultore che, circa a metà del V secolo scrisse un trattato chiamato Canone nel quale esponeva, dopo aver misurato un certo numero di uomini ed aver ricavato delle misure medie, le leggi per il proporzionamento ideale del corpo umano, fondandole su precisi rapporti numerici. In particolare la testa doveva essere circa 1/8 del corpo umano, il busto doveva corrispondere a tre teste e le gambe a quattro. La bellezza aveva, per un artista greco, una precisa base matematica, fatta di numeri e rapporti precisi. Il canone di Policleto diventa quindi una "regola d’arte" per generazioni di artisti che lo seguiranno. 1 2 3 4 5 6 7 8

    13. doriforo Il Doriforo, modello di perfezione Il Doriforo <portatore di lancia> è un giovane atleta ritratto nell’atto d’impugnare le lance andate perdute. Questa statua è considerata il punto più alto della ricerca degli scultori greci del periodo classico. Policleto crea il modello ideale, privo di imperfezioni, armonizzando tutte le sue parti sulla base dell’unità di misura. La rigidezza della frontalità viene definitivamente abbandonata. L’atleta viene rappresentato gravitante sulla gamba destra che viene detta gamba portante, la gamba non portante è flessa e tira indietro,il bacino dalla parte della gamba portante si solleva, la spalla destra si abbassa , il braccio destro scivola in posizione di riposo lungo il fianco,il braccio sinistro si flette per reggere la lancia, il capo si volge a destra e si inclina leggermente. Le parti in tensione e quelle a riposo si corrispondono < alla gamba destra in tensione, il braccio sinistro in riposo> questa corrispondenza incrociata viene definita chiasmo Policleto. Doriforo (copia romana di un originale bronzeo) Marmo Altezza 212 cm 450 a.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale

    14. Come modello concreto delle sue teorie realizzò il Doryphoros: portatore di lancia detto anche Canone. La statua del Museo di Napoli è la copia più completa pervenutaci del celebre originale in bronzo che come tutte le altre di Policleto sono andate perse. IL DORIFORO di Policleto (445 a.C.) che doveva rappresentare probabilmente Achille Marmo. h. 2,12 m.Prima età imperiale(da un originale del 440 a.C. ca.).Da Pompei, palestra sannitica, Museo Archeologico di Napoli

    15. FIDIA • Nato ad Atene verso il 490 a. C., Fidia raggiunse una fama straordinaria con la sua straordinaria statua crisoelefantina di Zeus per il tempio di Olimpia. Pericle suo ammiratore gli affidò la sovrintendenza dei lavori di ricostruzione dell’acropoli di Atene. Durante la ricostruzione del Partenone Fidia ideò e diresse l’esecuzione scultorea. • Realizzò la statua crisoelefantina di Atena. • Morì in disgrazia perché accusato di empietà e di aver sottratto oro destinato alla realizzazione della statua. Nonostante la fine ingloriosa, egli è stato giustamente il fondatore del linguaggio classico maturo,in cui si realizza un pieno ed armonico equilibrio fra sensibilità naturalistica e calcolo formale. L’aspirazione, trova il suo compimento contenutistico nella decorazione plastica del Partenone. • L’ideale classico di Fidia si può osservare nelle seguenti opere: • i gruppi scultorei dei frontoni • le Cariatidi dell’eretto • il tempietto di Atena a Nike • Nei frontoni del Partenone Fidia esalta la vitalità delle figure e l’armonia dei gesti.

    16. Ricostruzione del frontone orientale Sul frontone si poteva vedere la nascita di Atena , dea della ragione, dal capo di Zeus. La dea esce completamente armata,portando la sapienza e il valore delle armi nel mondo Composizioni statuarie decoravano i 2 frontoni e decorate erano anche le 92 metope frammentate dai triglifi. Tutti i temi delle metope stanno a simboleggiare la vittoria della civiltà sulla barbaria e della ragione sull'irrazionale. Sul frontone est: nascita di Athena dalla testa di Zeus, aperta dalla scure di Efesto. resta poco: i cavalli angolari, Dioniso sdraiato, Afrodite in braccio a Dione. Sul frontone ovest: contesa tra Athena e Poseidon per il possesso dell'Attica alla presenza degli eroi fondatori. Athena dona l'olivo, poseidon l'acqua. Sulle metope (14 sui lati brevi, 32 su quelli lunghi): lato sud centauromachia. Sono quelle meglio conservate perchè il lato sud era a strapiombo, e i cristiani non poterono scalpellarle per cancellare i soggetti pagani quando il tempio fu tramutato in chiesa. lato ovest, amazzonomachia; lato nord, guerra di T.roia, lato est miti attici. Le sculture frammentarie si trovano nel British Museum di Londra

    17. Dioniso, Persefone, Demetra, Ebe Il carro del Sole sorge ed illumina il corpo nudo di Dioniso Fidia e aiuti, Gruppo di Dioniso, Demetra, Kore e Artemide, dal frontone est del Partenone

    18. DIONISIO E LE TRE PARCHE soffermandoci sulla posa statica di Dionisio posta alla penultima posizione del frontone, emerge una particolarità dei frontoni, la disposizione delle figure implicava una distribuzione del movimento in relazione alla forma spaziale a disposizione. Di conseguenza il dinamismo contenuto nelle figure centrali del frontone gradualmente si stemperava verso la fine Tutto ciò è confermato dal gruppo scultoreo collocato sul lato opposto. La grande novità della scultura di Fidia consiste nella grande ricchezza dei panneggi che, in un effetto definito di “stoffa bagnata” aderiscono perfettamente al corpo facendone cogliere le forme. Il famoso gruppo di Hestia, Didone e Afrodite, si presentano a noi in uno stato di movimento molto contenuto:esse stanno risvegliandosi con una posizione ancora rivolta verso la notte e gradualmente si volgono verso il centro. Hestia, seduta a gambe leggermente divaricate voltata verso destra. Didone, accoglie Afrodite inclinando un po’ il busto con il ginocchio piegato nella sua direzione. Afrodite, è distesa e si appoggia morbidamente sul corpo di Didone assecondando un moto ascenzionale. Hestia Didone Afrodite

    19. Partenone, frontone est, cavallo di Selene (da notare il grande realismo ottenuto con la cura dei particolari)

    20. cariatide dell‘Eretteo al British Museum

    21. Loggia delle Cariatidi • La loggetta – che sorge sul luogo della mitica tomba di Cecrope - è sostenuta anziché da colonne, da sei cariatidi (sacerdotesse della Caria), eleganti figure femminili in lunga veste, che si appoggiano su una gamba e tengono le braccia lungo il corpo. Eretteo - Loggia delle Cariatidi, 421- 426 a.C. • La figura umana usata come sostegno di un elemento architettonico – trabeazione – e decorazione, è comune nell’arte greca, soprattutto nello stile ionico. • Le sei statue sono statiche senza però essere rigide.

    22. La parata dei cavalieri e la gara dei carri sono mostrati in tre diversi momenti: alla partenza, nel massimo impegno della corsa ed all’arrivo. Particolari del fregio nord del Partenone, ad Atene, capolavoro dello scultore e architetto greco Fidia (490 ca. - 430 ca. a.C.). I frammenti qui riprodotti fanno parte dei cosiddetti "marmi di Elgin", collezione di sculture greche portata a Londra nel 1806 dal conte di Elgin e oggi conservata al British Museum.

    23. METOPE IL FREGIO IONICO DEL PARTENONE E’ UNA NOVITA’ INTRODOTTA NEL TEMPIO DORICO. Il fregio del Partenone comprendeva ben 355 figure e 200 animali, realizzato da cinquanta scultori nell’arco di 10 anni, contenuto in un bassorilievo che non supera i 5 cm di spessore. Le metope del fregio dorico sono 92, particolare attenzione meritano alcune scene tra Lapiti e Centauri, dove si riconosce la mano di Fidia nel panneggio ad effetto bagnato nelle vesti indossate dalle donne, ben visibile nella metopa del centauro che rapisce una lapitessa. Fidia ed aiuti Centauro che rapisce una lapitessa Metopa lato Sud del Partenone Marmo altezza 120 cm 447 – 442 a. C Londra , British Museum

    24. LA CRISI Nel IV secolo a. C. la Grecia iniziò una parabola discendente; gli artisti non furono più interessati a rappresentare la potenza delle divinità e il vigore degli eroi, i soggetti erano tratti dalla realtà quotidiana. Nella scultura questo passaggio è rappresentato da treartisti: Skopas, Prassitele e Lisippo. SKOPAS, operò in Attica, nel POLOPONNESIO ED IN Asia Minore, creando sculture in marmo famose per la loro carica espressiva. Tra le opere più famose ricordiamo la statua della Menade, Pothos PRASSITELE Visse ed operò ad Atene, realizzando sculture a grandezza naturale, la sua scultura è orientata verso la rappresentazione dei sentimenti. LISIPPO AVVICINARE GLI DEI ALLA REALTÀ E ALLE PASSIONI DEI MORTALI, E’ il maggior rappresentante della scultura poloponnesiaca, modifica il canone di Policleto alterandone le proporzioni e le concezioni di equilibrio esprimendo un senso di instabilità, mediante lievissime alterazioni di posizione.

    25. SKOPAS I frammenti scultorei del tempio di Tegea mostrano il pathos, la drammatica forza espressiva di Skopas, evidenziata dalla violenta torsione del busto della famosa statua della Menade. La tensione del corpo non esprime semplicemente il movimento, ma è rivelatrice del sentimento interno della figura, dando forma al pathos. La veste aperta sul fianco fino a scoprire completamente la gamba rendono con grande efficacia sia la carica di erotismo sia l’idea dell’abbandono. Skopas, Menade danzante Copia romana in marmo dall’originale 330 a. C. altezza 45 cm Dresda, Albertinum, Skulpturensammiung

    26. ERMES DI PRASSITELE Prassitele elabora un nuovo modello scultoreo caratterizzato da una maggiore morbidezza e grazia. L’andamento è sinuoso ed il suo baricentro spostato rispetto all’asse verticale. L’effetto è di equilibrio instabile tale che la figura per reggersi ha bisogno di un ulteriore appoggio. L’impressione è di grande naturalezza, sono colti in un momento di riposo, la scena è priva di qualsiasi solennità coglie la divinità in un momento di grande umanità

    27. AFRODITE DI CNIDO di Prassitele prima raffigurazione di una dea nuda, Il morbido modellato del corpo dalle forme perfette, conferisce all’opera una nota sottilmente sensuale. Considerata dagli antichi come l’emblema della bellezza Lo schema chiastico caro a Policleto viene trasformato in uno schema detto antitetico, in cui le membra si flettono secondo una linea a “ s” ne deriva uno sbilanciamento che rende necessaria la presenza di un elemento esterno quale l’anfora. La dea è colta in un momento di intimità, sorpresa prima o dopo il bagno, si copre pudicamente con la mano. Afrodite Cnida Copia romana in marmo 360 a. C. altezza 215 cm Città del Vaticano Museo Pio - Clementino

    28. L‘isippo di Lisippo L’Apoxyomenos di Lisippo rappresenta una figura di atleta intento a detergersi con lo strigigle il sudore dalle braccia, al termine di una gara. La figura è in piedi, ferma, ma il gesto di portare le braccia in avanti è accompagnato da una torsione ed a un breve piegamento del busto, sufficienti a sbloccare la forma della rigidità; il movimento è lento, ma attuato e, quindi, espresso. Apoxyomenos, copia romana Roma, in marmo ca 320 a.C., Altezza 200 cm Museo Pio - Clementino

    29. Il TEMPIETTO DI ATENA NIKE • edificato tra il 432 e il 421a.C per commemora la vittoria di Atene sui persiani. • dedicato ad Atena Vittoriosa (Nike); • di stile ionico, unisce alla sobrietà dell’architettura la raffinatezza della decorazione; • è composto da una cella tra due portici tetrastili - quattro colonne – Veduta del tempietto di Atena Nike

    30. Ricostruzione del Tempio di Atena Nike