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Il razzismo: elementi teorici. Sociologia, a.a.2010\2011. Alcune definizioni. Razza è un termine complesso a causa della contraddizione con gli usi di senso comune del termine

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Il razzismo: elementi teorici

Sociologia, a.a.2010\2011

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Alcune definizioni

  • Razza è un termine complesso a causa della contraddizione con gli usi di senso comune del termine
  • Non esistono razze ma una gamma continua di variazioni fra individui dei diversi gruppi. La razza è un costrutto ideologico.
  • Differenze razziali: variazioni fisiche scelte dai membri di una comunità o società come etnicamente significative
  • Razzismo = pregiudizio basato su distinzioni fisiche socialmente significative
  • Razzista = chi crede che la superiorità o inferiorità degli individui di una determinata razza abbia spiegazione biologica.
razza e scienze sociali
Razza e scienze sociali
  • Fino agli anni '60, il concetto di razza è stato distaccato dal concetto di cultura e non se ne sono messi in discussione né l'esistenza, né una certa consistenza dal punto di vista biologico-ereditario anche sul comportamento.
  • In autori come Du Bois, è invece prevalsa sin dall'800 la necessità di studiare il concetto di razza come una costruzione sociale collegata alle pratiche del razzismo.
  • Questa è anche la posizione emersa dai documenti dell'UNESCO prodotti nel secondo dopoguerra.
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Razzismo

  • Termine usato per la prima volta nell’800 per designare le teorie biologiche e politiche che affermavano una gerarchia razziale basata su caratteri fisici immutabili. Entra nell’uso comune dagli anni ’30 per desrivere le teorie sulle quali i nazisti perseguitavano gli ebrei.
  • Il razzismo è un complesso ideologico e politico che unisce valutazione negativa delle differenze e giochi di potere.
  • Il razzismo si sviluppa soprattutto in Occidente, all’interno di stati altamente egualitari, per giustificare i processi di colonizzazione. Alla costruzione delle teorie razziste contribuiscono religione, scienza e politica.
  • Le teorie razziste insistono tutte sul concetto di <<purezza>>: inclusione vs. esclusione.
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“Ciò che rende il razzismo occidentale così autonomo e rilevante nella storia del mondo è il fatto che si è sviluppato in un contesto che presupponeva una qualche sorta di uguaglianza tra gli uomini. Già il dogma della crocifissione offriva la grazia a chiunque fosse disposto a riceverla, e rendeva tutti i credenti uguali davanti a Dio. Poi si aggiunse il concetto più rivoluzionario che tutti <<gli uomini>> sono nati liberi e uguali e con uguali diritti nella società e rispetto allo Stato. Se c’è un presupposto di ineguaglianza spirituale e temporale, se esiste una gerarchia che non viene messa in discussione nemmeno dai membri dei ranghi più bassi, come nel sistema indiano di caste prima dell’era moderna, non si avverte il bisogno di negare la piena umanità dei subalterni per poterli trattare come impuri e indegni” (G. Fredrickson, Breve Storia del razzismo).

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Alcune definizioni: etnia

  • Etnia: un gruppo caratterizzato da simili abitudini culturali e concezioni sul mondo. I membri si considerano distinti dagli altri gruppi per: lingua, storia, stirpe, religione, stili di abbigliamento.
  • Le differenze etniche sono completamente apprese.
  • Esse hanno funzione di riproduzione culturale e sociale.
  • Si basano spesso su mitologie
  • Una etnia non corrisponde necessariamente a un territorio.
  • Spesso una etnia si forma per influenza del contesto circostante.
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Minoranza

  • Minoranza: il concetto in sociologia non si limita all’aspetto statistico, ma indica un gruppo svantaggiato, unito da una forma di lealtà e solidarietà di gruppo.
  • L’integrazione delle minoranze favorisce l’endogamia.
  • Le minoranze nascono per: migrazioni, occupazioni, colonialismo.
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Caratteristiche delle minoranze

  • Sono gruppi subordinati all’interno di società complesse;
  • Presentano aspetti fisici o culturali soggetti a valutazione negativa da parte dei gruppi dominanti;
  • Acquistano un’autocoscienza di gruppo, essendo legati ad una medesima lingua e appartenenza a una storia, tradizione e destino condivisi;
  • Possono in qualche misura trasmettere alle generazioni successive l’identità minoritaria.
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Pregiudizio/discriminazione

  • Pregiudizio = opinioni o atteggiamenti pre-concetti costruiti socialmente nei confronti di un individuo o di un gruppo.
  • I pregiudizi si fondano su stereotipi, caratterizzazioni rigide e tendenzialmente immutabili di un gruppo.
  • Discriminazione = comportamento effettivo di esclusione, di oppressione o di limitazione all’accesso di risorse nei confronti di un gruppo
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Fra scienza e senso comune

  • “ Il noto in genere, appunto perché noto, non è conosciuto” (Hegel, Fenomenologia dello spirito (1807)).
  • L’utilizzo del termine razza è diventato sempre più un tabù nella società contemporanea, mentre l’utilizzo del termine razzismo è venuto a definire una serie di comportamenti e di pratiche sempre più ampia e sempre più spesso eccedente l’etimologia del termine.
  • Il razzismo tende così a confondersi, fino a quasi a corrispondere con il termine etnocentrismo, o con il termine xenofobia, entrambi connotanti atteggiamenti pressoché atemporali.
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Sumner, Folkways, 1906 sull’etnocentrismo.

“Il punto di vista secondo il quale il gruppo a cui si appartiene è il centro del mondo e il campione di misura a cui si fa riferimento per giudicare tutti gli altri, nel linguaggio tecnico va sotto il nome di ‘etnocentrismo’… Ogni gruppo esercita la propria fierezza e vanità, dà sfoggio della sua superiorità, esalta le proprie divinità e considera con disprezzo gli stranieri (outsiders). Ogni gruppo pensa che i propri costumi (folkways) siano gli unici ad essere giusti, e prova soltanto disprezzo per quelli degli altri gruppi, quando vi presta attenzione”.

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Levi Strauss: l’etnocentrismo come opposizione Noi/Loro

  • L’etnocentrismo fa sì che un gruppo definisca se stesso come rappresentante dell’umanità, in opposizione ad un non-Noi definito come selvaggio.
  • Ma l’incapacità a confrontarsi e a riconoscere l’altro è essa stessa una barbarie-, “Quest’attitudine di èensiero, in mone della quale i ‘selvaggi’ (o tutti coloro che si decide di considerare come tali) vengono respinti al di fuori dell’umanità, è proprio l’attitudine più rimarchevole e più caratteristica di questi stessi selvaggi”.
  • Il vero selvaggio è colui che non relativizza.
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Levi Strauss

  • E’ un atteggiamento psicologicamente solida che “tende a riapparire in ognuno di noi quando ci troviamo dinanzi a una situazione inattesa”
  • L’etnocentrismo porta alla naturalizzazione delle differenze…
  • …ovvero alla disumanizzazione dell’Altro.
  • In tal senso l’Altro è definito come metafore bestiali: ratti, pidocchi, scimmie o con termini realitiv all’igiene: pulire, epurare, ecc.
  • L’etnocentrismo viene quindi definito come un protorazzismo: per combattere quest’ultimo bisogna decostruire il primo.
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Il razzismo mascherato della contemporaneità

  • “il razzismo non appare mai allo stato puro, ma sempre in modo mascherato: esse, nelle sue diverse forme, può essere mascherato o implicato nel nazionalismo (in questa o in quella forma di nazionalismo), nell’imperialismo coloniale, nell’etnismo, nell’eugenismo e nei campi ad esso legati (la psicologia differenziale dell’intelligenza), o ancora nel darwinismo sociale… Inoltre, il razzismo si presenta sempre meno sotto forma di teoria esplicita, o sotto forma di atti flagranti accompagnati da chiare rivendicazioni o legittimazioni, come se si trattasse, quindi, di una dottrina razziale espressa in una serie di tesi immediatamente decodificabili e, quindi, condannabili” (Taguieff, 1999, 47).
  • Si presenta così un razzismo implicito, di matrice soprattutto simbolica, che è difficile combattere con strumenti legali di sanzione.
  • Dovidio e Gaertner (1986) parlano altresì di razzismo avversativo come dell’atteggiamento di chi rifugge il contatto per paura di entrare in relazione con l’Altro e dimostrare un aspetto dequalificante della propria identità.
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Il differenzialismo

  • Un altro modo di esprimere il razzismo nell’età contemporanea è il differenzialismo ovvero una ideologia che considera le differenze culturali e soprattutto religiose come irriducibili e radicali: tale posizione, come sottolineano Sen e anche Colombo,è contenuta anche in alcuni approcci multiculturalisti che mirano al riconoscimento della diversità ma che tendono, al contrario, a rafforzare i confini fra i gruppi culturali presenti in un territorio.
  • Il differenzialismo si esprime come etica e come politica che si fondano sulla differenza intergruppale come suprema valore.
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Mixofobia

  • Neologismo introdotto all’inizio degli anni Ottanta da Taguieff, per indicare “attitudine e comportamento di rifiuto nei confronti dell’incrocio, orrore delle mescolanze tra gruppi umani, che esprime un’ossessione nei confronti dell’impurità, e, più precisamente, della perdita di purezza identitaria del lignaggio” (Taguieff, 1999, 115).
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Discriminazione o razzismo?

  • Un modo indicato da Colette Guillaumin nel 1972 per risolvere questo dilemma è quello di considerare razzismo “ogni atteggiamento di esclusione che assume il carattere di permanenza”.
  • In tal senso, sotto questa etichetta ricadrebbero anche discriminazioni che non si esprimono in maniera esplicita, ma anche discriminazioni che non hanno come fattore principale la razza.
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Razzismo: casi storici

Sociologia a.a. 2010\2011

Prof. Vincenzo Romania.

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Straniero e rappresentazione

  • Altro (il meteco, il barbaro o il mostro) costituisce un elemento di narrazione costante nelle società occidentali
  • E’ una figura esterna e interna al contempo che definisce i confini del Noi
  • L’alterità non è una dimensione assoluta ma sempre relazionale
  • I pregiudizi nascono perciò sempre come rappresentazioni dell’altro
  • L’altro o lo straniero non è semplicemente l’immigrato ma chiunque entra in un nuovo gruppo e cerca di essere accettato in esso. Egli è perciò una figura intellettualmente interessante che critica il dato per scontato del gruppo in cui entra.
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L’Altro e(‘) noi

  • “In ultima analisi parlare degli <<altri>> è chiaramente un modo di parlare di <<noi>>, dato che la narrazione non può sfuggire alla polarità loro\noi che costituisce il suo framework ineliminabile. Uno degli effetti – in ogni caso un effetto indiretto – della narrazione è di aiutare a porre l’attenzione su questo <<noi>> (Hartog, The Mirror of Herodotus. The Representation of the Other in the Writing of History, University of California Press, Berkeley, 1988.
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Rappresentazioni pre-moderne

Romanità-Hic sunt leones. L’altro è strano:

- per inversione

- per mancanza

- per eccesso

- per combinazione o alterazione

Le Storie di Erodoto e la Storia naturale di Plinio il Vecchio, forniscono una giustificazione in termini di superiorità razziale alle dominazioni dell’impero romano.

Molte delle logiche utilizzate allora, ritornano nella rappresentazione contemporanea degli immigrati ad es. nella stampa nazionale e locale.

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Lo straniero è strano

  • “Chi infatti credeva agli Etiopi, prima di vederli? Quale fatto non sembra straordinario, nel momento in cui se ne prende per la prima volta conoscenza? Qante cose non si ritengono impossibili, prima che accadono? La potenza e la maestà della natura in tutte le fasi del suo esplicarsi, se la considera parzialmente e non nel suo insieme. Per non ricordare i pavoni, e le macchie delle tigri e delle pantere, e le screziature di tanti animali, c’è una cosa piccola a dirsi ma enorme, una così grande varietà di linguaggi, che uno straniero agli occhi di un altro, quasi non sembra un uomo! (Plinio, VII, 1, 6-7)
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La logica del’inversione

  • “Gli Egiziani, in conformità, appunto, del clima che presso di loro è diverso che altrove e del Nilo che offre caratteristiche insolite agli altri fiumi, in generale hanno adottato usi e costumi tutti contrari a quelli degli altri uomini. Tra loro, sono le donne che vanno al mercato e praticano il commercio. Gli uomini, invece, rimangono a casa e tessono e nel tessere, mentre gli altri popoli spingono la trama in su, gli Egiziani la spingono in giù. Gli uomini portano i carichi sulla testa, le donne sulle spalle. Le donne orinano ritte in piedi, gli uomini stando accucciati. Soddisfano i loro bisogni nell’interno delle case, e prendono i pasti all’aperto nelle strade, giustificandosi con il dire che le azioni indecenti, anche se necessarie, vanno compiute in un luogo nascosto… Non v’è donna che faccia la sacerdotessa ad alcuna divinità, sia maschile o femminile; sono gli uomini che esercitano il sacerdozio per tutti gli dèi e tutte le dee” (Erodoto, II, 35).
  • Altro esempio nel nominare antipodes gli abitante dell’India nelle storie di Plinio.
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La logica della mancanza

  • “Ai confini estremi dell’India, a oriente, presso la sorgente del Gange, abitano gli Astomi una popolazione priva di bocca, irsuta in tutto il corpo, vestita di bioccoli di cotone; vive solo dell’aria che respira e degli odori che annusa. Essi non si nutrono di alcun cibo né di alcuna bevanda, ma unicamente dei vari profumi delle radici, dei fiori e dei frutti selvatici, che si portano dietro nei viaggi più lunghi, affinché non manchi almeno all’olfatto; un odore appena un po’ più acuto facilmente può ucciderli” (ibidem).
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Le mancanze sociali: valori e regole

  • Gli ausei, gruppo etnico che Erodoto indica fra le popolazioni libiche non conoscono la famiglia, “possiedono le loro donne in comune, non già convivendo con esse, ma unendosi come le bestie. Quando il bimbo di una donna abbia preso una certa decisione di tratti, gli uomini si radunano tutti in un solo luogo, nel terzo mese, e colui al quale più somiglia il fanciullo viene considerato suo padre” (Erodoto, IV, 180 e 184).
  • “Gli Androfagi hanno i costumi più selvaggi di tutti gli uomini, in quanto non rispettano giustizia, né conoscono legge alcuna. Sono nomadi; il loro modo di vestire è simile a quello degli Sciti ma parlano una lingua propria e si cibano di carne umana” (ibidem, 106).
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La logica della combinazione

  • Va contro al principio di purezza, si esprime con termini a differente livello di disprezzo: sincretismo, ibridazione, contaminazione, perturbazione, imbastardimento, ecc.
  • Il tema è espresso in varie figure letterarie, come combinazione di elementi umani e animali, o nella letteratura scientifica attraverso la figura dell’androgino: es. Herculine Barbine, Agnese.
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Rappresentazioni pre-moderne

  • Medioevo. L’Altro marginalizzato, è definito a partire da dimensioni religiose. L’Altro fa paura per diversità riguardanti:
  • La religione (eretici, musulmani)
  • La malattia e il corpo (poveri, lebbrosi, folli)
  • L’identità (ebrei, stranieri)
  • Il bisogno di stabilità fisica (vagabondi, erranti)

(Le Goff, Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente Medioevale, 1983)

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Rappresentazioni pre-moderne

Rinascimento (XVI sec.)

Lo straniero come selvaggio, homines silvestres, stadio inferiore di sviluppo della cristianità è una retorica che spiega colonizzazioni o invasioni come processi positivi di civilizzazione di razze o popoli ritenuti inferiori:

“Questa terra è popolata da gente tutta nuda, sia quella di sesso maschile sia quella di sesso femminile. Non hanno né legge, né nessuna fede, vivono secondo natura e non conoscono l’immortalità dell’anima. Non hanno niete che sia di loro esclusiva proprietà e tutto è comune fra di loro; non hanno province e regni, non anno re e non obbediscono a nessuno” (Vespucci, 1745).

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Modernità e alterità

  • Mania per la classificazione e la definizione di categorie
  • Aumento della distanza fra locali e straniero e rifiuto dell’ambivalenza (olocausto)
  • Fuga dagli incontri con gli stranieri attraverso due strategie:
    • Spogliare lo straniero dall’imprevedibilità (stereotipo
    • Specializzarsi nell’arte del non incontro.
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La scienza rende misurabile le alterità

  • “l’ alterità è stata spogliata della sua <<stranezza>>, tavolta della sua irriducibilità, per essere integrata nella temporalità propria della civiltà occidentale, sotto forma di una diversità al tempo stesso relativa e misurabile. A partire da qusto momento, l’alterità, da valore e qualità, è divenuta differenza, quantificabile e suscettibile di una <<logica descrittiva>> (Kilani, L’invenzione dell’altro. Saggi sul discorso antropologico, Dedalo, Bari, 1997, 268).
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Esempi storici di discriminazione: tre regimi razziali

  • Anti-semitismo
  • Apartheid in Sud-Africa
  • Schiavizzazione e discriminazione degli afro-americani negli Stati Uniti
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Cosa caratterizza un regime razzista? (Fredrickson)

  • “Un’ideologia ufficiale che è esplicitamente razzista. Chi è al potere proclama con forza che le differenze tra il gruppo dominante e il gruppo che viene sottomesso o eliminato sono permanenti e insormontabili”.
  • “Questo senso di differenza radicale e di alienazione si esprime nella maniera più evidente e più drammatica nelle leggi che vietano i matrimoni interrazziali.
  • “La segregazione sociale viene imposta dalla legge e non è soltanto il prodotto del costume.
  • “Nella misura in cui la politica è formalmente democratica, i membri esterni al gruppo sono esclusi dalla possibilità di accedere a cariche pubbliche o persino di esercitare il diritto di voto.
  • “L’accesso loro consentito alle risorse e alle opportunità economiche è talmente limitato che la maggior parte di coloro che si trovano nella categoria degli stigmatizzati è tenuta in povertà” (105).
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Anti-semitismo: origini

  • Termine recente e in parte improprio, ha origine dalle opere di uno scrittore tedesco Wilhelm Marr autore de La vittoria dell’ebraismo sul germanesimo (1879), in cui si spiega il successo degli ebrei in campo economico come prodotto di una natura endemicamente maligna.
  • Taguieff parla degli ebrei come di un caso di auto-razzizzazione: ovvero quel tipo di processo che eleva un gruppo al di sopra degli altri. Per assurdo, infatti, gli ebrei sono il gruppo che più si considera superiore in quanto prima popolazione letterata urbana e che, contemporaneamente, è stato più oggetto di persecuzioni nella storia.
  • Diaspora: continua migrazione > 70d.C.
  • Credenza di essere un popolo eletto (identità per auto-esclusione, popolo senza territorio)
  • L’antigiudaismo nasce insieme al cristianesimo: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Matteo, 27, 25).
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Antisemitismo: medioevo.

  • Medioevo:primi 1096 pogrom durante crociate: la lotta contro l’Islam in Terra Santa porta un fermento anti-ebraico in Europa.
  • Segregazione: usura, demonizzazione, marginalizzazione, ghetto: nel 1150 in Inghilterra vengono perseguitati perché accusati di aver ucciso e mangiato un bambino; nel 1215 vennero accusati in Italia di mangiare l’ostie consacrate per oltraggiarle; in tutti gli stati europei vengono additati di stregoneria; nel 1516 con la Giudecca si inaugura l’esperienza dei ghetti, che hanno origine dalla parola venezia gheta, butta via.
  • Costruzione del capro espiatorio: accusati di essere la causa della peste in Europa; di essere la causa della sconfitta bellica della Germania nella Prima Guerra Mondiale; di essere alla base di molte crisi economiche e politiche nazionali, poiché infedeli e traditori.
  • Clausura come esclusione ma anche come preservazione: la diaspora, alimentando un mito delle origini, rafforza l’identità di minoranza.
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La religione alla base dell’intolleranza

  • L’Europa medievale era una <<società persecutoria>>, sempre più intollerante non solo nei confronti degli ebrei, ma anche dei lebbrosi e di chiunque manifestasse convinzioni o esibisse comportamenti in odore di eresia o di devianza, in un’epoca in cui si richiedeva conformità religiosa e morale con più insistenza che mai prima (R. I. Moore, The Formation of a Persecuting Society: Power and Deviance in Western Europe, 95-1250, Oxford 1987 cit. in Fredrickson, cit., 31).
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Medioevo e religione: la Spagna

  • Si afferma la dottrina della limpieza de sangre, contro mori ed ebrei. Per qualsiasi carriera era necessario avere origini completamente cristiane. In una versione molto meno radicale, questo è un prodromo dello ius sanguinis.
  • Gli ebrei e i musulmani vengono prima costretti alla conversione, poi perseguitati, quindi espulsi (1492). Stessa sorte tocca ai moriscos nel 1600.
  • La religione giustifica e approva la schiavitù coloniale come unico mezzo di redenzione per “bestie prive di Dio” (da Todorov): la pigmentazione viene indicata come un segno di maledizione e benedice quindi le deportazoni.
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Illuminismo e discriminazione

  • Etnologia e biologia e poi la filosofia sviluppano teorie per giustificare la differenza genetica delle razze e permettere le discriminazioni anche in contesti di pari opportunità legislative.
  • Durante l’800 si sviluppano le basi per l’antisemitismo che sfocerà nell’Olocausto. In particolare, la filosofia di Herder ed un più ampio spettro di nazionalismo, danno vita ad una serie di politiche ispirate alla presentazione del Volksgeist, lo spirito del popolo. Gli ebrei sembrano una popolazione non integrabile, nei progetti di unificazione tedesca che si porta a compimento nel 1870. Scrive Fichte a fine XVIII sec.: “Per quanto riguarda il conferimento agli ebrei dei diritti civili, non vedo altro rimedio se non che bisognerebbe tagliar loro la testa e in una notte sostituirla con un’altra che non contenesse nemmeno una sola idea ebraica” (Fichte, Contributi per rettificare i giudizi del pubblico sulla rivoluzione francese, 1793-4).
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Antisemitismo e olocausto: XIX e XX secolo

  • L’emancipazione degli ebrei dai ghetti porta ad un generale miglioramento della loro condizione ed alla occupazione nei settori più prestigiosi delle società europee. Tutto ciò porta, in tutta Europa, a forti manifestazioni di xenofobia nei loro confronti che sfociano, non di rado, in veri e propri pogrom (dal russo, distruzione).
  • Oltre ai ben noti 6 milioni di morti dell’Olocausto, bisogna ricordare i 500.000 ebrei maltratti in Germania prima della notte dei cristalli (1938).
  • I pogrom hanno tutta via origine in Russia sotto Alessandro II e continuano anche durante la Rivoluzione di Ottobre, che dà l’occasione per mascherare l’uccisione di 100.000 ebrei. I pogrom ebraici continueranno anche dopo la seconda guerra mondiale, di rado, come nel caso di Kielce (Polonia) ove nel luglio 1946 vengono uccisi 40 ebrei e feriti 80 dei 200 residenti.
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Frederick Farrar, Aptitudes of Race, 1866 distingue tre tipi di razze e atteggiamenti psico- sociali

  • I selvaggi (tutti gli Africani, gli indigeni, tute le persone di colore esclusi i cinesi
  • I semi-civilizzati (popoli come i cinesi che provengono da una lunga esperienza di civilizzazione che al momento attuale si considera arrestata)
  • I civilizzati (europei, ariani e semiti).
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Deportazioni verso le Americhe

  • Il primo carico di schiavi neri arriva in America ne 1503.
  • Fino al 1515 gli schiavi furono comprati a Lisbona, dai portoghesi, successivamente vennero imbarcati direttamente dalla Guinea.
  • I Paesi che organizzarono il traffico furono: Spagna, Portogallo e Olanda, prima; Francia e Gran Bretagna poi.
  • Tra il 1450 ed il 1600 la deportazione interessa 2.500 schiavi l’anno; tra il 1601 ed il 1700 raggiunge la media annua di 18.680; tra il 1701 ed il 1800 un valore medio anno di 61.330.
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Destinazioni

  • Nel XVI secolo le piantagioni di zucchero di Cuba, Portorico, Santo Domingo e Messico, sono le principali mete verso cui vengono fatti confluire gli schiavi.
  • Nel corso del XVII le deportazioni si spostano verso l’attuale Sud America, ed in particolare verso il Brasile che ospita il 40% delle deportazioni.
  • Negli Stati Uniti i primi schiavi arrivano nel XVII secolo e si insediano soprattutto nella parte meridionale dello Stato. Alla fine del Settecento vengono emanate le prime leggi che vietano il commercio internazionale d schiavi, ma la schiavitù viene abolito soltanto nel 1865, dopo la Guerra civile.
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America e discriminazione

  • Segregazione degli autoctoni in riserve
  • Deportazioni e schiavitù legittime fino al 1863 (800.000 deportati dal 1700).
  • Con la fine della guerra civile viene anche abolita la schiavitù nel 1865. Il passaggio viene esemplificato dalla sez. 1 del 14° emendamento alla Costituzione americana, approvato nel 1868:

“Section 1. All persons born or naturalized in the United States, and subject to the jurisdiction thereof, are citizens of the United States and of the State wherein they reside. No state shall make or enforce any law which shall abridge the privileges or immunities of citizens of the United States; nor shall any State deprive any person of life, liberty, or property, without due process of law; nor deny to any person within its jurisdiction the equal protection of the laws”.

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Politiche migratorie statunitensi: il pericolo giallo e la politica preferenziale

  • Fino a tutto il XVIII secolo e per buona parte dell’800 i flussi sono poco regolati e comunque sottoposti solo a controlli all’entrata che raramente producevano l’espulsione. Tutto ciò porta ad una migrazione prevalentemente di europei (90%).
  • Dal 1847 si inaugura una politica preferenziale che accoglie certi gruppi culturalmente più vicini, in maniera preferenziale rispetto ad altri: il Chinese Exclusion Act del 1882 ed altri provvedimenti anche federali contro altre popolazioni asiatiche, sono buoni esempi al riguardo. Le migrazioni cinesi furono impedite in USA dal 1902 al 1965.
  • Una simile politica preferenziale la mise in atto anche l’Australia nello stesso periodo, con varie leggi a carattere restrittivo che riguardavano soprattutto cinesi e africani.
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Politiche migratorie statunitensi: gli inizi del novecento

  • Nel 1907, nello stato della California in seguito alle manifestazioni xenofobe nei confronti dei bambini giapponesi nelle scuole pubbliche firma un accordo restrittivo sulle migrazioni dal Giappone, il Gentlemen’s Agreement.
  • Nel 1917 vengono approvati i Literacy tests, test applicati agli immigrati che impediscono l’ingresso negli Stati Uniti agli analfabeti e di fatto sono diretti soprattutto a contenere le migrazioni dall’Italia. L’ Immigration Act del 1917, estendeva inoltre la politica preferenziale escludendo da coloro che potevano entrare nel territorio: “idiots,” “feeble-minded persons,” "criminals" “epileptics,” “insane persons,” alcoholics, “professional beggars,” all persons “mentally or physically defective,” polygamists, and anarchists. Furthermore, it barred all immigrants over the age of sixteen who were illiterate. The most controversial part of the law was the section that designated an “Asiatic Barred Zone,” a region that included much of eastern Asia and the Pacific Islands from which people could not immigrate. Previously, only the Chinese had been excluded from admission to the country.
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Il dopoguerra

  • Ad inizio anni ‘20, si aggiungono i primi provvedimenti basati sul modello delle <<quote>>: i gruppi nazionali presenti non potevano aumentare di più del 2% della popolazione già presente sul territorio. Tutto ciò costituiva, ancora una volta, una forma indiretta di politica preferenziale: ad essere favoriti erano infatti soprattutto i gruppi di più antica presenza. Nel 1928, vengono introdotti dei decreti flussi che prevedono un numero massimo di 150.000 immigrati l’anno, numero che d’altro canto viene vanificato dalla crisi del ‘29.
  • Sempre negli anni ‘20 si diffonde in 376 colleges americani, frequentati da 20.000 studenti, lo studio dell’eugenetica che legittima le idee di superiorità della razza ariana, ereditate dai regimi nazisti.
  • Come reazione alla abolizione della schiavitù, negli Stati del Sud si affermano una serie di norme altamente razziste. In tal senso, il concetto di Jim Crowism è applicabile anche alle norme degli Stati Federali in contrasto con la Costituzione democratica (lettura).
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Sviluppi successivi

  • Nel 1952, il nuovo Immigration Act per la prima volta omette restrizioni di tipo etnico, ma prevede ancora un sistema per quote basato sui gruppi già presenti e perciò favorevole ai gruppi culturalmente più vicini: irlandesi, britannici, tedeschi.
  • L’ Immigration and Nationality Act del 1965 mette fine alla politica preferenziale, I Civil Rights Act dello stesso periodo rendono, in maniera totale dal 1967, illegittimi tutti I provvedimenti legislativi adottati negli Stati del Sud.
  • Le legislazioni dagli anni ’80 in poi si basano soprattutto sul contenimento dell’immigrazione irregolare. La condizione di vita degli afroamericani resta inferiore a quella degli Stati meno poveri dell’Africa e soprattutto c’è una iper-rappresentatività degli afro-americani nelle carceri.
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‘800 e Jim Crowism

  • Dall’800 in poi leggi Jim Crow comportano una segregazione di fatto nella vita sociale, politica, economica, culturale degli afroamericani.
  • Gustav Myrdhal, The American Dilemma (1947): diritti coesistono con discriminazione di fatto (scuole, voto, mezzi pubblici, alberghi) e con stereotipi (pigrizia, atapia, trasandatezza, immoralità, criminalità). La tesi di Myrdhal sopravvive al passare dei decenni.
  • Condizioni di vita della minoranza afroamericana inferiori a quelle dei paesi africani più sviluppati;
  • Du Bois e Dollard, già dai prima secoli del '900 usano il concetto di casta e quello di coloured line per esprimere il tipo di segregazione su base razziale che investe gli Stati Uniti.
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Apartheid= segregazione

  • Colonizzazione boera dal XVII sec. si basa su schiavitù, pregiudizi religiosi.
  • Segregazione: religiosa, politica, lavorativa, legale (1948), onnipervasiva, dura fino agli anni ’90.
  • La segregazione riguarda tutti gli ambiti pubblici: le toilettes, i vagoni ferroviari, i quartieri residenziali, le scuole.
  • Dal 1948 la repressione elimina ogni forma di opposizione politica.
  • Gli uomini sono divisi in quattro categorie: bianchi, coloured, asiatici, neri.
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Apartheid2

  • Apartheid terminerà per: rivolte nei ghetti neri, pressione internazionale, cambio culturale, resistenza interna.
  • 1990: dopo 27 anni, liberazione di Mandela, leader dell’African National Congress.
  • Il 27/4/94, l’ANC vince le elezioni con il 62%, Mandela eletto presidente.
  • 1996 Viene approvata una nuova costituzione fra le più avanzate al mondo e una Commissione per la Verità e l’eredità dell’Apartheid. Restano tuttavia problemi irrisolti.
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Stolen generation e apartheid in Australia

  • Si riassume sotto questa forma, la politica di sottrazione sistematica dei figli alla popolazione aborigena australiana per tutto il periodo che va dal 1869 al 1979. Secondo quanto statuito da diversi atti governativi, i bambini venivano sottratti ai loro genitori per proteggerli ed educarli cristianamente, presso alcune scuole cattoliche a cui era pressoché impedito l’accesso ad ogni parente.
  • La sottrazione dei figli degli aborigeni avveniva soprattutto nelle farms ove gli autoctoni erano occupati come indentured workforce.
  • La parentela e i diritti ad essi connessi venivano praticamente annullati ad ognuno dei 100.000 bambini aborigeni che nel secolo in questione furono sottratti: nascere da genitori aborigeni, specie se figli di padre britannico, voleva dire nella prassi essere considerati orfani.
  • La situazione degli aborigeni ricorda molto da vicino quella degli afroamericani, in termini di successo scolastico e di inserimento nel mondo del lavoro.
  • Fu soltanto nel febbraio dell’anno scorso che il Primo Ministro australiano, Kevin Rudd, pronunciò un discorso in cui si riconoscevano le colpe storiche dei colonizzatori nei confronti delle stolen generations.
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Il discorso di scuse di Rudd

“Today we honour the Indigenous peoples of this land, the oldest continuing cultures in human history. We reflect on their past mistreatment. We reflect in particular on the mistreatment of those who were Stolen Generations - this blemished chapter in our nation's history. The time has now come for the nation to turn a new page in Australia's history by righting the wrongs of the past and so moving forward with confidence to the future. We apologise for the laws and policies of successive Parliaments and governments that have inflicted profound grief, suffering and loss on these our fellow Australians. We apologise especially for the removal of Aboriginal and Torres Strait Islander children from their families, their communities and their country. For the pain, suffering and hurt of these Stolen Generations, their descendants and for their families left behind, we say sorry. To the mothers and the fathers, the brothers and the sisters, for the breaking up of families and communities, we say sorry. And for the indignity and degradation thus inflicted on a proud people and a proud culture, we say sorry. We the Parliament of Australia respectfully request that this apology be received in the spirit in which it is offered as part of the healing of the nation. For the future we take heart; resolving that this new page in the history of our great continent can now be written. We today take this first step by acknowledging the past and laying claim to a future that embraces all Australians. A future where this Parliament resolves that the injustices of the past must never, never happen again. A future where we harness the determination of all Australians, Indigenous and non-Indigenous, to close the gap that lies between us in life expectancy, educational achievement and economic opportunity. A future where we embrace the possibility of new solutions to enduring problems where old approaches have failed. A future based on mutual respect, mutual resolve and mutual responsibility. A future where all Australians, whatever their origins, are truly equal partners, with equal opportunities and with an equal stake in shaping the next chapter in the history of this great country, Australia” (9/2/2008).

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Bibliografia essenziale

  • Colombo E., Rappresentazioni dell’Altro, Guerini, 1999.
  • Fredrickson G., Breve storia del razzismo, Donzelli, Roma, 2007.
  • Taguieff P.A., Il razzismo, Cortina ed., 1999.