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Testimonianza personale. Gli Oranti. Prego con il Salterio ogni giorno…. Provo a chiedermi come molti: ma “chi sono gli oranti”, perché esistono, e che fanno?

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Presentation Transcript
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Prego con il Salterio ogni giorno…. Provo a chiedermi come molti: ma “chi sono gli oranti”, perché esistono, e che fanno?

Rispondo personalmente con le parole acquisite ed elaborate dalla tradizione della fede cristiana, dalle mie personali letture…mi posso anche sbagliare….ma per me gli oranti sono: custodi del desiderio di Dio, unità di corpo e di spirito, che sintetizzano nella loro stessa condizione corporale gli elementi del mondo materiale, così che attraverso di loro toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore…sacerdoti dell’universo.

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Gli oranti sono uomini donne che nella loro interiorità cercano Dio là dove Lui li aspetta e sotto il suo sguardo non si lasciano illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e sociali, ma credono nel Creatore di tutte le cose che ha costituito l’essere umano con un’anima spirituale e immortale.

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Gli oranti sono coloro che sanno stare sulle ali dell’aurora e negli abissi della terra…sono in mezzo tra una riva e l’altra della vita, anzi dentro la vita del mondo pur sfiorando quella del cielo, …”gaudium et spes” condividendo con tutti, dentro il mistero di una chiamata davanti alla quale mi metto la mano sulla bocca, come Giobbe…nel silenzio che si fa canto e grido e musica e lamento e danza.

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Custodi del desiderio

Gli oranti pregano sempre senza stancarsi secondo il comando del Vangelo perchè custodiscono dentro le profondità del cuore il desiderio di Dio. Esso è come una fiamma sempre accesa che illumina il cammino della vita.

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Afferma S.Agostino: “Che cos’altro fai, quando aneli a quel sabato (il Regno di Dio) se non di non smettere di pregare? Se non vuoi interrompere la preghiera, allora non interrompere il desiderio. Il tuo incessante desiderio è la tua incessante voce di preghiera. Taci quando smetti di amare…Il raffreddarsi dell’amore è l’ammutolirsi del cuore. Il fuoco dell’amore è il grido del cuore”

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La preghiera cristiana produce i custodi della nostalgia di Dio:gli Oranti. Essi sono poeti e profeti, sentinelle e operai, martiri a volte, sulle mura della Gerusalemme invisibile del mondo, poveri, esposti alla fragilità di tutte le creature e alle intemperie della malvagità di ogni tempo, feriti e guariti dalla luce sfolgorante di ogni mattino trasfigurato dalla Pasqua di Gesù, mangiano e bevono, faticano e si stancano, piangono e ridono, dormono e si svegliano, si ammalano e guariscono, cadono e si rialzano, fiduciosi e supplicanti, desiderosi e sponsali, camminano pur stando fermi…vegliano nella notte, nell’attesa certa dell’alba…

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Nella mia preghiera cerco di sintonizzarmi con le labbra e con il cuore, ogni giorno agli Oranti del Salterio, perché mi fido di loro.

Desidero partecipare alla loro sinfonia. Essi mi affascinano perchè spesso inneggiano a Dio non solo quando le cose vanno bene ma spesso e proprio perché le cose vanno male, o sono terribilmente neutre, e non hanno paura di chiamare il bene e il male con il loro nome, perché non hanno molto da perdere se non loro stessi, per una giusta causa: la ricerca del volto di Dio Padre.

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Vorrei imitare sempre gli Oranti del Salterio che sanno sperare anche sull’orlo dell’abisso e osano pensare con una indiscutibile fiducia nel Dio a cui si rivolgono, che le cose si evolvano in meglio quasi grazie alla loro preghiera! Essi credono che la crisi a volte si supera gettando l’anima al di là dell’ostacolo…

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Condivido il pensiero di chi ha detto che gli Oranti del Salterio hanno l’ardire di pretendere la gioia da Dio, addirittura la anticipano, la reclamano, come le sentinelle che si levano prima dell’aurora, e sperano che sia il loro canto, il loro cuore, le loro arpe e le loro cetre a dar la sveglia al sole…

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Gli Oranti del Salterio mi insegnano che la felicità è una virtù operaia, se non si presenta da sola all’ora convenuta, bisogna inseguirla, precederla, correre a destarla, laddove essa sonnecchia e dorme…Quando questa vita si rivela triste, l’unico modo per cambiarla è imparare a guardarla in una maniera diversa, da un altro punto di vista…da quello degli oranti.

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Gli Oranti credono che ciò che si prega o si canta presto o tardi arriverà: con la preghiera essi gettano i sentimenti al di là dell’ostacolo, aspettando che il corpo possa presto raggiungerli.

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Mi piace l’orante del Salterio con cui cerco di sintonizzarmi perché egli non è un uomo in dissolvenza, che ha già imparato a sublimare tutto e a nobilitare ciò che è selvatico, ma al contrario egli è un uomo di carne ed ossa, che conosce la collera, la violenza, lo sdegno, l’aggressività, il furore, la depressione, la pace, la tenerezza, l’amore, il tradimento, il silenzio e la danza, la morte e la vita, il dolore, e la gioia, la risurrezione!

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Gli Oranti sono coloro che imparano a guardare in faccia la realtà senza mascherarla, e non si stancano di chiedere che tutto venga trasfigurato in Dio.

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Pane, pace, amore, salute, malattia, lavoro, figli, madri e padri, sposi, sovrani, servi, nemici, ingiustizia, salvezza: chi non ha mai dovuto fare i conti con quest’antologia di minuscole cose che costituisce l’esistenza umana? Sono tutte realtà concrete, spesse come la creta, eppure sono realtà così ansiose di assumere la foggia dell’infinito, e di trasformarsi in supplica, in lode, in ringraziamento attraverso il cuore degli Oranti, che nella tradizione monastica ne portano tutto il peso, da sempre.

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Ho sentito dire che gli Oranti sono come le conchiglie marine che le onde hanno divelto e abbandonato sulle spiaggie: sembrano inerti e morte “separate” dal mare, ma non si sa come, non si sa perché, sembra che ancora abbiano in se un soffio vitale, fino a custodire, nascosto in qualche loro intimo anfratto, il furioso rombo del mare, e io… ci credo.

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Oso pensare che dove c’è un cuore con una fiammella accesa della nostalgia d’infinito, di Dio, lì c’è un orante.

L’Orante è un povero.

Sono convinta che dove c’è un cuore “povero” che prega e crede che Gesù è il Figlio di Dio Incarnato, lì c’è Gerusalemme.

Dove c’è Gerusalemme, c’è la profezia, luogo della Speranza.

La Speranza anima la preghiera.

Dove c’è la Preghiera c’è la Vita, il futuro, la gioia, l’Amore, la festa, la luce, la salvezza, il cammino nella Fede… una porta sempre aperta.

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Sulle tue mura Gerusalemme ho posto sentinelle: per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai.

Voi che rammentate le promesse al Signore, non prendetevi mai riposo finchè non abbia ristabilito Gerusalemme e finchè non l’abbia resa il vanto della terra…..

Prima che mi invochino io risponderò; mentre stanno ancora parlando io già li avrò ascoltati. (Isaia)

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Condivido il pensiero di chi ha detto che la preghiera è una parola da poveri, solo chi è ricco può farne a meno. E se la preghiera è il linguaggio dei poveri essa vestirà anche gli abiti dei poveri, vale a dire quelli degli oranti: la poesia, il pianto, la carità silenziosa, il canto.

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Amen, Alleluja! Marana-tha!

una monaca di clausura