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Paesaggi linguistici

Paesaggi linguistici. Un modello di studio delle città plurilingui. Città come realtà plurilingue. Halliday: «La città è un luogo di discorsi: è costruita con la lingua e da questa tenuta insieme» ( Il linguaggio come semiotica sociale , trad. it. Zanichelli, 1983)

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Paesaggi linguistici

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Presentation Transcript


  1. Paesaggi linguistici Un modello di studio delle città plurilingui

  2. Città come realtà plurilingue • Halliday: «La città è un luogo di discorsi: è costruita con la lingua e da questa tenuta insieme» (Il linguaggio come semiotica sociale, trad. it. Zanichelli, 1983) • Ma la città è oggi uno spazio linguisticamente eterogeneo, polifonico e potenzialmente conflittuale. • La città si presenta oggi come realtà plurilingue, al tempo stesso motore di unificazione e standardizzazione linguistica, luogo di contatto e conflitto di lingue, di meticciaggio e creolizzazione linguistica • Frammentazione e perdita di coesione dello spazio sociale e linguistico innestata dai processi di immigrazione e nomadismo.

  3. Paesaggio linguistico • Il concetto emerge alla fine degli anni settanta nell’ambito della pianificazione e della politica linguistica in contesti bilingui e plurilingui, ma l’espressione Linguistic Landscape viene introdotta ufficialmente negli studi sociolinguistici da Landry e Bourhis (1997), per individuare un fattore specifico nell’ambito del contatto e della vitalità delle lingue distinto da altri criteri di analisi (scuola, media, reti sociali): usi linguistici percepibili visivamente nello spazio pubblico. • Rilevanza della veduta d’insieme: il termine paesaggio, come panorama, rinvia alla capacità di abbracciare con lo sguardo una porzione complessa di realtà. “Il paesaggio appartiene all’ordine del visibile”, implica cioè un rapporto di tipo visivo ed estetico con il mondo (J.M. Besse, Vedere la terra, Mondadori, 2008). • Analisi di una varietà di testi verbali – privati e pubblici, spontanei e pianificati – visibili su muri, insegne e cartelli (top-down e bottom-up). • L’insieme delle scritture nello spazio pubblico costituisce una traccia della presenza, della vitalità e del grado di apertura di lingue e culture diverse e della loro salienza nella costruzione simbolica dello spazio pubblico (Backhaus, Linguistic Landscape, 2007), in particolare urbano: cityscape(Gorter 2006)

  4. e scritture esposte • Scritture esposte: realizzazioni scritte nello spazio pubblico. • Le scritture esposte possono essere analizzate dal punto di vista • comunicativo (relazione tra emittente e ricevente), • informativo (relazione dato/nuovo, realizzato attraverso dimensioni quali ordine delle parole, focalizzazione, struttura tema/rema), • del contenuto (ambiti tematici attestati dalle scelte lessicali), e della forma (forma e dimensione dei caratteri, colore). • propriamente linguistico (rappresentazioni delle forme fonetiche sottostanti e delle lingue o varietà di lingua utilizzate)

  5. Indessicalità e simbolicità • Per Gorter (2006) e Backhaus (2007) per la delimitazione del paesaggio linguistico è importante conservare il riferimento esclusivo alla visibilità delle lingue nello spazio pubblico, escludendo altri usi linguistici non scritti e non esposti. • La dimensione visiva è un fattore decisivo del legame privilegiato che i segni intrattengono con lo spazio, al quale attribuiscono significato, ricavandone al tempo stesso la propria semanticità (indessicalità). • Inoltre è nello spazio visivo che il segno linguistico esercita la sua forza: per mezzo della lingua in un certo senso il gruppo si inscrive nel territorio (lo marca), affermando così il suo potere all’interno di un determinato spazio urbano (simbolicità). La competizione per la visibilità delle lingue fa parte della rappresentazione del potere, del conflitto e della solidarietà fra gruppi diversi.

  6. Percezione del paesaggio linguistico • Il paesaggio linguistico influenza la percezione della propria e altrui vitalità etnolinguistica, contribuendo così ad orientare la quantità e la qualità dei possibili contatti tra i diversi gruppi e la formazione delle rappresentazioni sociali esocentriche ed egocentriche. • Differenze percettive tra ricercatori e abitanti, distinzione tra fisionomia (rappresentazione oggettiva) e immagine (percezione soggettiva).

  7. Cityscape Le metropoli sono oggi territori privilegiati in cui si sperimenta la dissoluzione e la riproposizione dell’idea di confine come ‘mappa dell’ordine’, dove gerarchizzazioni etniche, sociali e spaziali generano sempre nuove forme di segregazione, ma contemporaneamente, inedite realtà di meticciato frutto dell’intreccio permanente fra voci differenti che si giustappongono l’uno all’altro o che entrano in conflitto (D’Agostino).

  8. Roma, città plurilingue • Vecchio plurilinguismo • Dialetti, • minoranze linguistiche di antico insediamento (vedi legge 482/1999) • Nuovo plurilinguismo • Lingue di migranti (idiomi parlati da locutori non stabilmente residenti, non coesi e non consistenti numericamente) • Lingue immigrate (idiomi di gruppi stabili, consistenti numericamente e radicati)

  9. Il caso Esquilino • Area esemplare per riflettere sull’idea di confine sociale e linguistico-culturale, nelle sue trasformazioni e relazioni con la città: “periferia del centro, centro della periferia” (Vando 2007). • Mappatura dell’Esquilino a cura dell’Osservatorio linguistico permanente dell’italiano diffuso tra stranieri e delle lingue immigrate in Italia (2004-05); altra ricerca di Gorter nel 2008-09 • Ricognizione delle lingue di recente immigrazione • Analisi dell’impatto di questi idiomi sullo spazio sociale e linguistico italiano

  10. Grado di penetrazione delle lingue • Tre parametri: • 1. Presenza delle lingue • 2. Vitalità • 3. Visibilità/interazione/uso

  11. Come calcolare la presenza delle lingue? • Modello Toscane favelle • Dati sugli stranieri residenti • Individuazione delle lingue parlate nei Paesi di provenienza Risultati: panorama linguistico potenziale

  12. Vitalità delle lingue • Modello Monterotondo-Mentana • Dichiarazioni d’uso delle lingue in diversi contesti di socializzazione (autovalutazione e registrazioni) Risultati quantitativi e qualitativi

  13. Condizione necessaria ma non sufficiente della vitalità e visibilità di una lingua: correlazione con il gruppo emigrato numericamente più consistente, radicato e aggregato L’essere parlata in famiglia non è garanzia di vitalità Condizione fondamentale è l’uso nello spazio della comunicazione sociale, in contesti pubblici (accanto a scelte di politica educativa e alla frequentazione di luoghi di ritrovo)

  14. Visibilità/interazione/uso • Modello Esquilino • Visibilità delle lingue: • Statica • In interazione • Poligoni: luoghi in cui si possono realizzare comportamenti linguistici (scuole, mercati, palazzi, giardini), omogenei per tipologia (di immigrati, di lingue di immigrazione, di interazione) • Modello geo-referenziale: parlare in città

  15. Visibilità statica • Ricognizione delle tracce delle lingue immigrate nello spazio della comunicazione sociale • Linguistic Landscape (Landry e Bourhis, 1997): visibilità delle lingue attraverso scritture esposte (annunci pubblicitari, di lavoro, personali, insegne commerciali, ecc.) • Loro catalogazione per • Genere testuale, localizzazione, dominio, parametri linguistici Risultato: visibilità delle lingue immigrate attraverso le manifestazioni scritte; la visibilità segnala un certo livello di sviluppo del processo di radicamento sociale

  16. Rilevanza delle diverse lingue • Tre parametri • Presenza (calcolo delle occorrenze di una lingua) • Dominanza (prevalenza di una lingua nel testo) • Autonomia (presenza esclusiva di una lingua, usi monoliguistici)

  17. Lingue presenti nella ricognizione dell’Esquilinoo • Italiano e italiano di contatto (550 occorrenze su 851 testi censiti) • Cinese (483) • Inglese (277) • Bengali (119) Determinano il paesaggio linguistico dell’Esquilino Altre presenze: Cingalese, hindi, arabo, albanese, russo Scarse tracce: Tagalog, polacco, ucraino, rumeno, portoghese (lingue a bassa visibilità)

  18. Lingue dominanti(in testi plurilingui) • Cinese • Bengali • Cingalese Meno dominanti: inglese e italiano Mai dominanti: turco, farsi, polacco, portoghese, urdu

  19. Lingue autonome • Su 851 testi solo 296 sono monolingui Dominano gli usi plurilingui e mistilingui Lingua più autonoma: cinese (monolinguismo esibito) 15 possibili combinazioni, dal monolinguismo (chiusura comunicativa) al plurilinguismo (apertura comunicativa) Il massimo di apertura linguistica corrisponde alla compresenza di più lingue

  20. Informatività e simbolicità • Dal punto di vista informativo la visibilità della lingua nello spazio pubblico riflette soprattutto la forza economica, politica e culturale del gruppo linguistico. • Dal punto di vista simbolico, i differenti gradi di visibilità della lingua influiscono certamente sulla forza dei legami sociali all’interno della relativa comunità linguistica e sulle rappresentazioni identitarie interne, ma soprattutto sulla rappresentazione del potere e dello status di quella comunità e dunque sui comportamenti e gli atteggiamenti degli altri gruppi nei suoi confronti e sulla quantità e qualità dei possibili contatti tra parlanti lingue diverse

  21. Fisionomia vs immagine • La ricostruzione scientifica e oggettiva del paesaggio linguistico dell’Esquilino ci presenta una fisionomia caratterizzata da un sostanziale plurilinguismo e da una notevole apertura comunicativa tra i diversi gruppi. • Ma l’immagine che di quest’area viene generalmente fornita dai suoi stessi abitanti è quella di una stratificazione di mondi che scivolano l’uno accanto all’altro, mondi che evitano “l’incontro, temendo lo scontro” (Vando 2007). (vedi Simmel: la vicinanza spaziale non è necessariamente correlata alla vicinanza sociale). Halliday (1983) osserva che le persone si sentono minacciate dal fatto che altri significhino in modo diverso da loro, «il problema non si pone a livello di un diverso sistema vocalico, ma piuttosto di un diverso sistema di valori»

  22. Conseguenze politiche Bracalenti et al., Roma multietnica, 2009: «Dell’uso che si fa dello spazio il paesaggio linguistico diventa un indicatore generale, un parametro di presenza e di coesistenza. L’informazione che da tale indicatore si evince dipende però in sostanza dal modo in cui le diverse comunità si rappresentano, da come vedono il presente e da come immaginano il futuro» (p. 97) «è interessante notare come esista, da ambedue le parti, nel rapporto tra le due comunità la percezione della lingua come strumento di aggressione attraverso l’opacità dei codici di cui si compone ovvero del messaggio che veicola: strumento di appropriazione dello spazio nella percezione degli italiani, strumento di lesione dei diritti nell’esperienza riportata dai cinesi» (p. 99)

  23. Il paesaggio linguistico è una componente rilevante della coesistenza e della interazione sociale tra gruppi: • segnala le forme della coesistenza • produce effetti sull’osservatore, che possono divenire oggetto di riflessione e intervento Da oggetto di valutazione estetica, da descrittore di una realtà linguistica prodotto e rappresentazione della presenza di comunità parlanti lingue differenti, il paessaggio linguistico diventa un parametro di gestione della multietnicità. • Il caso dell’Esquilino documenta il passaggio del panorama linguistico dal piano dell’espressione spontanea al piano della pianificazione politica. • Il Protocollo d’intesa tra il Comune di Roma e la comunità cinese, 2008 oppone alla presenza e visibilità della comunità cinese all’Esquilino un fronte identitario che mira a far prevalere la componente italica su ogni altra espressione linguistico-culturale (intervento di natura difensiva).

  24. Riferimenti bibliografici • Bagna C., Barni M. (2006), Per una mappatura dei repertori linguistici urbani: nuovi strumenti e metodologie, in De Blasi, Marcato, a cura di (2006), La città e le sue lingue, Liguori, Napoli, pp. 1-43. • Bakhouse, P. (2007), Liguistic Landscapes. A Comparative Study of Urban Multilingualism in Tokyo, Multiligual Matters, Clevedon-Buffalo-Toronto. • Gorter D. (2006a), Linguistic Landscape and Minority Languages, in Gorter, a cura di (2006), Linguistic Landscape: a new Approach to Multilingualism, Multiligual Matters, Clevedon-Buffalo-Toronto, pp. 67-80. • Gorter D. (2006b), Further Possibilities for Linguistic Landscape Research, in in Gorter, a cura di (2006), Linguistic Landscape: a new Approach to Multilingualism, Multiligual Matters, Clevedon-Buffalo-Toronto, pp. 81-88 • Gorter D. (2009), L’analisi del panorama linguistico. The Linguistic landscape in Rome: aspects of multilingualism and diversity, in Bracalenti R., Gorter D., Santonico Ferrer C.I., Valente C., Roma multietnica. I cambiamenti nel panorama linguistico. Changes in the Linguistic Landscape, Roma, Edup, pp. 15-55. • Griffin J.L. (2004), The presence of written English on the streets of Rome, «English Today», 20, 2, pp. 3-7, 47. • Jaworski A. & C. Thurlow (Eds.) (2010), Semiotic Landscapes. Language, Image, Space, London-New York, Continuum

  25. Elenco delle stazioni della metropolitana di Roma

  26. Collocazione • Sezione stradale • Via, altezza del numero civico • Piazza, altezza del numero civico • Scala di ingresso alla metro, muretto • Cartellone

  27. Descrizione • Lingua/lingue: • Presenza • Dominanza • Autonomia • Genere testuale (ipotetico, quando non decifrabile) • Insegne commerciali • Manifesti politici • Manifesti pubblicitarli • Manifesti pubblicitari locali • Offerte di lavoro • Richieste di lavoro • Offerte di affitto • Richieste di affitto • Menù locali • Annunci personali

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