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Immanuel Kant

Immanuel Kant. Il cartografo della conoscenza umana. Parte seconda: la critica della ragion pura. La natura della scienza.

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  1. Immanuel Kant Il cartografo della conoscenza umana. Parte seconda: la critica della ragion pura

  2. La natura della scienza • Domandarsi quale sia la natura della scienza significa per Kant interrogarsi sul tipo di giudizi che sono propri di questa disciplina. I giudizi sono le proposizioni che determinano una legge scientifica (per esempio i principi della fisica), sono in sostanza delle affermazioni che descrivono in modo universale e necessario l’andamento delle cose: ci dicono come stanno le cose e come esse funzionano. • Perché i giudizi propri della scienza sono affidabili? Come è possibile elaborare giudizi affidabili sull’andamento del mondo? Qual è il confine entro il quale l’intelletto umano si deve situare per avere la ragionevole certezza di non sbagliare? Ecco le domande fondamentali della Critica della ragion pura.

  3. I giudizi in generale Le affermazioni che noi possiamo fare circa la realtà sono i giudizi. I giudizi in generale – di cui quelli scientifici sono solo una porzione - possono essere di tre tipi: • Giudizi analitici a priori • Giudizi sintetici a posteriori • Giudizi sintetici a priori

  4. I giudizi analitici a priori • Sono affermazioni in cui il predicato è ricavabile da un’analisi del soggetto, un analisi che avviene a priori, cioè prima di qualsiasi nostra esperienza (del contatto con gli oggetti di cui si parla). Oggi tali giudizi si chiamerebbero “tautologie”: frasi che “dicono la stessa cosa” di quanto è già contenuto implicitamente nel soggetto della frase stessa. Es. (mio) Tutti gli scapoli non sono sposati Scapoli = soggetto Il “non essere sposati” si predica del soggetto “scapoli”. Tuttavia già il concetto di scapolo significa “non sposato”. L’affermazione dunque risulta essere di una verità incontrovertibile fondata in modo certo sul principio di non contraddizione, Tuttavia ha il difetto di non aggiungere niente alle nostre conoscenze.

  5. Giudizi sintetici a posteriori • I giudizi sintetici “uniscono” (sintetizzano) un soggetto e un predicato sulla base della nostra esperienza. In questo modo si aggiungono conoscenze. • Es. (mio) il vestito è rosso Nel soggetto – vestito – non è contenuto il concetto di rosso (predicato). Per capire che il vestito è rosso devo averlo visto, cioè devo averne avuto esperienza (potrebbe in linea di massima essere di tutti i colori). La mia conoscenza del vestito è dunque aumentata dalla mia esperienza. Il guaio è che la mia esperienza non è garantita. Pensiamo infatti ad un daltonico che guardi lo stesso vestito che sto guardando io: direbbe sicuramente qualcosa di diverso. Può la pura esperienza sensibile dire chi tra me e il daltonico ha ragione? No, ci vuole qualcos’altro, ci vuole la scienza, che però è fondata su giudizi di diversa natura.

  6. I giudizi sintetici a priori • I giudizi sintetici a priori non sono fondati sull’esperienza, non derivano da essa la loro validità e, purtuttavia, aumentano la nostra conoscenza, cioè aggiungono nel predicato qualcosa che non è contenuto nel soggetto. Essi in sostanza sono a priori – prima dell’esperienza – ma sintetici – cioè in grado di “unire” qualcosa di più al soggetto.

  7. I giudizi della matematica • Sintetici a priori sono i giudizi della matematica: per esempio (Kant) 7+5=12. Qui il nel soggetto (7+5) non è contenuto immediatamente il predicato (12), infatti, dice Kant, per raggiungere questa somma bisogna contare cioè bisogna effettivamente aggiungere nel risultato una nozione in più che prima non si aveva, e ciò è particolarmente visibile nei numeri grandi. Dunque, malgrado Leibniz, e molti dopo di lui, abbiano considerato tali giudizi analitici, essi appaiono a Kant sintetici. La loro sintesi tuttavia è a priori, cioè a prescindere da qualsiasi esperienza sensibile di cose numerate.

  8. I giudizi della geometria Sono sintetici a priori giudizi della geometria: per esempio (Kant) “La retta è la linea più breve fra due punti”. Qui nel concetto di retta non è contenuta un caratteristica “quantitativa (“più breve”) ma solo una nozione qualitativa (la retta è una linea dritta, infatti quest’ultimo sarebbe un giudizio analitico). Dunque “più breve” aggiunge qualcosa alla nozione di retta, e rende il giudizio sintetico. Esso è a priori perché, se è vero che possiamo mostrarlo attraverso un disegno, non abbiamo bisogno per forza di un’esperienza per determinarlo.

  9. I giudizi della fisica • Sono sintetici a priori i giudizi della fisica. Per esempio (Kant) “In tutti i cambiamenti del mondo la quantità di materia rimane invariata” Nel concetto di materia è contenuto quello di estensione nello spazio, non quello di persistenza. Dunque il giudizio è sintetico.

  10. Il fondamento dei giudizi sintetici a priori • Abbiamo visto che il fondamento dei giudizi analitici a priori è il principio di non contraddizione; quello dei giudizi sintetici a posteriori è l’esperienza. Ora ci si chiede quale sia il fondamento dei giudizi sintetici a priori, cioè in base a quale elemento essi possano pretendere di essere validi. Con le parole di Kant ci si chiede quindi: “Qual è l’incognita X su cui si appoggia l’intelletto quando crede di trovare fuori dal concetto A (soggetto) un predicato B ad esso estraneo e che, ciò malgrado, stima con esso congiunto?”

  11. Il fondamento dei giudizi sintetici a priori è nel soggetto conoscente • Ebbene la risposta di Kant è che il fondamento è nel soggetto, cioè nelle strutture conoscitive della mente umana che coglie gli oggetti. Quando io conosco qualcosa posso stabilire delle legge applicando delle nozioni all’oggetto che io ho già nella mia mente, posso “vestire” l’oggetto con dei capi che io già posseggo, in modo che non è la mia facoltà conoscitiva che si regola sull’oggetto ma è l’oggetto che si regola sulla mia facoltà conoscitiva. Quindi tutte le leggi che noi costruiamo relativamente agli oggetti della natura sono fondate su alcune categorie che appartengono al nostro modo di intuirli e di pensarli. Per esempio lo spazio e il tempo, la nozione di causa ed effetto, di quantità e qualità etc.Queste non sono proprietà degli oggetti ma sono modi con cui noi li cogliamo sensibilmente e li pensiamo.

  12. Per esempio • Nel giudizio sintetico a priori 7+5=12, il concetto di 12 è aggiunto alla nozione di 7 e di 5 in base alla mia capacità di contare, cioè di aggiungere quantità a quantità. Nel giudizio la retta è la linea più breve fra due punti io aggiungo la nozione “più breve” alla retta in base ad concetto quantitativo che ancora posseggo già prima. Lo stesso si può applicare a tutti i giudizi della scienza, anche di tipo diverso, per esempio “dato un punto A esterno ad una retta R esiste una e una sola retta R1passante per A”. L’esistenza di una e una sola retta passante per A non è implicita all’idea di un punto esterno ad una retta R, eppure si deduce a priori, senza bisogna di estrarla da una concreta situazione empirica.

  13. Rivoluzione copernicana • Quando kant stabilisce che i principi che fondano i giudizi sintetici a priori sono nel soggetto e che “noi delle cose non conosciamo a priori se non quello che noi stessi vi mettiamo”, compie una vera e propria rivoluzione copernicana in ambito filosofico. Egli cioè ribalta completamente i termini del problema gnoseologico così come era stato inteso fino a lui. Che cosa sostiene in fondo? Che se prima la conoscenza consisteva nel cercare di capire quali fossero le proprietà dell’oggetto conosciuto, adattando la nostra mente a queste proprietà, cercandole nell’oggetto, modulando la nostra opinione su quanto si scorgeva nell’oggetto, ora è l’oggetto che per essere conosciuto si deve adattare al nostro modo di conoscerlo.

  14. Rivoluzione copernicana 2 • E’ come nel confezionamento di un vestito: se prima il sarto doveva modificare un paio di pantaloni sulla misura della “panza” del suo cliente, ora è come se il sarto avesse già un vestito e il cliente dovesse ingrassare o dimagrire per stare dentro la misura dei pantaloni già posseduti dal sarto. Questo, fuor di metafora, significa che, nella concezione kantiana, non è più il soggetto che deve adattarsi all’oggetto ma l’oggetto alle facoltà conoscitive del soggetto.

  15. Rivoluzione copernicana 3 • Se teniamo conto di quanto detto, la locuzione “rivoluzione copernicana” diviene perfettamente comprensibile. Copernico in ambito astronomico aveva detto che non è il sole a girare attorno alla terra, ma la terra attorno al sole, Kant in ambito gnoseologico dice che non è più il soggetto a “girare attorno” all’oggetto, ma l’oggetto al soggetto. E’ ovvio che questo è un cambiamento di prospettiva che non dice di un avvenimento reale: non è che con Kant l’uomo cambia il modo di conoscere le cose, ma bensì è suggerita una nuova teoria che spiega come l’uomo ha sempre conosciuto le cose quando ha espresso giudizi veri e validi universalmente su di esse.

  16. La nozione di fenomeno • Tutto ciò è già implicito nella riflessione contenuta nella dissertazione del 1770, in cui si stabilisce che gli oggetti sono conosciuti in quanto fenomeni che appaiono a dei soggetti che li conoscono. Grazie alla possibilità ricettive del soggetto, agli occhiali che il soggetto possiede, egli vede gli oggetti in un modo piuttosto che in un altro, nello specifico attraverso le forme di spazio e tempo, che sono appunto forme soggettive che “inquadrano” gli oggetti percepiti appunto in uno spazio e in un tempo. Questi ultimi non sono proprietà degli oggetti, ma del soggetto che li conosce.

  17. Le forme che noi possediamo • Ora, s’è visto che noi possediamo già delle forme in cui inquadriamo la realtà degli oggetti intorno a noi – ossia dei fenomeni con cui entriamo in contatto - e che ci permettono di stabilire qualcosa di questi oggetti in modo universalmente valido, giacché tali forme sono possedute dalla mente umana in quanto tale, e pertanto da tutti gli uomini. Tali forme sono a priori cioè non provengono dall’esperienza, ma la rendono possibile come condizioni già presenti in noi affinché possiamo avere una qualsiasi esperienza.

  18. Intuizione e pensiero • Le forme a priori sono di due tipi. Esse ci consentono di intuire gli oggetti, cioè di coglierli sensibilmente (cfr la dissertazione del 1770) ma anche di pensarli, cioè di elaborare dei giudizi sulla base delle intuizioni che ne abbiamo avuto. In sostanza la conoscenza procede per gradi: • Prima dobbiamo percepire con i sensi un oggetto. Ma quando percepiamo con i sensi un oggetto, noi immediatamente lo inseriamo nelle forme a priori di spazio e tempo. Non è possibile cogliere il tavolo, un prato, un altro uomo senza già vederli in uno spazio e in un tempo. Non appena mi trovo di fronte ad un oggetto, io ho la precisa sensazione che tale oggetto occupa uno spazio e che lo percepisco ora. Questo è un modo di intuire la cosa e avviene prima di ogni affermazione che posso formulare sull’oggetto in questione. • Poi possiamo dire qualcosa circa l’oggetto che abbiamo percepito: diciamo che è X o Y, leggero o pesante, bianco o verde, grande o piccolo, che possiede determinate caratteristiche, che si muove ad una certa velocità, che se lo gettiamo dalla finestra cade, che non è un altro oggetto, che appartiene ad una classe di oggetti ad esso simili etc. Tutti questi giudizi sono modi di pensare l’oggetto.

  19. Estetica trascendentale e logica trascendentale • Quando Kant nella critica dell ragion pura parla del modo con cui noi intuiamo gli oggetti, lo fa nella sezione dell’opera chiamata ESTETICA TRASCENDENTALE: estetica viene da aisthesis=sensazione, e allude al fatto che si parla di una dottrina che riguarda il modo con cui noi percepiamo gli oggetti con i nostri cinque sensi. • Quando il nostro filosofo tratta del modo di pensarli lo fa nella sezione chiamata LOGICA TRASCENDENTALE: logica viene da logos=pensiero e allude alla trattazione di tutto ciò che riguarda il nostro pensiero.

  20. Perché “trascendentale”? Kant dice:“Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupa non di oggetti, ma del nostro modo di conoscere gli oggetti in quanto essa deve essere a priori”. Trascendentale è quindi tutto ciò che riguarda il soggetto e le sue forme a priori, cioè le strutture universali di cui egli si serve per conoscere la realtà e, più in generale, per entrare in una qualche relazione intellettuale con essa. Ciò che è trascendentale si contrappone a ciò che è empirico, ossia a tutto quanto appartiene ai singoli uomini come caratteristica del loro essere particolare, legato alla loro individualità e corporeità.

  21. Trascendentale e trascendente “Trascendentale” non va confuso con “trascendente”. Trascendente è un termine tipicamente metafisico e indica ciò che trascende la nostra realtà, che sta fuori dal mondo e ne rappresenta, nella speculazione filosofica e teologica, il fondamento ultimo (per esempio il Dio biblico, o il mondo delle idee platoniche). Il termine “trascendente” si contrappone al termine “immanente”: ciò che è trascendente va oltre la realtà, ciò che è immanente “sta dentro”, appartiene a questo mondo.

  22. Estetica trascendentale • Abbiamo visto che gli oggetti prima ci devono essere dati (in un’intuizione sensibile) e poi possono essere pensati. L’estetica trascendentale si occupa appunto del modo in cui gli oggetti ci sono dati ai sensi. • Essi ci sono dati nella SENSAZIONE, cioè l’azione che l’oggetto produce sui sensi del soggetto modificandolo • Ciò è reso possibile dal fatto che l’uomo possiede una SENSIBILITÀ, cioè una capacità di ricevere sensazioni. • Quando un oggetto entra in contatto con i sensi, grazie alla sensibilità umana si produce un’INTUIZIONE cioè una prima forma di conoscenza immediata dell’oggetto in quanto fenomeno.

  23. Materia e forma nell’intuizione • Nell’intuizione del fenomeno vi è una materia, cioè la modificazione materiale prodotta dall’oggetto nei nostri sensi • e una forma, in cui il soggetto, grazie alle sue strutture a priori, organizza i singoli dati sensoriali, e li colloca nello spazio e nel tempo (tali strutture infatti vengono chiamate forme a priori dell’intuizione sensibile). Esse sono pure, cioè sono come dei vasi vuoti che accolgono la materia della sensazione e la sistemano spazialmente e temporalmente.

  24. Spazio e tempo • Lo spazio è per Kant è il modo cui deve sottostare la rappresentazione degli oggetti esterni. Ogni oggetto esterno a noi deve essere rappresentato come collocato in uno spazio. Così tutte le cose che noi cogliamo con i sensi ci appaiono le une accanto alle altre nel loro spazio. • Il tempo, dice Kant, è la forma del senso interno. Per senso interno si intende ciò che ci permette di cogliere i nostri stati interiori, quello che succede dentro di noi, laddove il termine “succede” ci introduce proprio al fatto che noi cogliamo i nostri stati interiori come gli uni successivi agli altri. Tuttavia, siccome le cose esterne vengono comunque interiorizzate nel momento in cui le percepiamo e ce le rappresentiamo interiormente, esse si dispongono parimenti in una successione temporale. Così anche lo spazio ci è dato interiormente nel tempo, in modo che il tempo si configura come “l’intuizione pura di tutti i fenomeni”, la forma fondamentale attraverso cui noi percepiamo tutto ciò che è possibile percepire.

  25. Dall’estetica alla logica • Nell’estetica trascendentale Kant ha stabilito quali siano le forme a priori dell’intuizione cioè come gli oggetti ci siano dati spazialmente e temporalmente, in modo che i dati sensoriali non siano più dati sparsi, ma già con una loro iniziale unità. Infatti spazio e tempo ci permettono di cogliere non una semplice collezione di linee rette, curve, punti, masse, e le loro caratteristiche come se fossero elementi sparpagliati e senza un nesso (ci capiterebbe infatti così se le nostre sensazioni non avessero una “forma”) ma elementi che stanno in un dato ordine spaziale e in una data successione temporale. • Ora bisogna capire come i fenomeni che ci sono dati nella sensazione vengano pensati, cioè bisogna esplicitare come noi stabiliamo dei nessi tra i suddetti elementi e delle leggi che governano i fenomeni che, pensando, noi impariamo a distinguere e a conoscere. Questo è il compito della logica trascendentale.

  26. Logica formale e trascendentale • La logica che studia Kant essere la scienza con cui noi cerchiamo di capire come funziona la nostra conoscenza della realtà. Questa conoscenza inizia inevitabilmente con le intuizioni sensibili. Da queste non si può prescindere. Ogni nostro concetto parte dall’intuizione di un oggetto. Essa gli fornisce il materiale con cui pensare. Pensare qui non è altro che “gestire” il materiale fornito dall’intuizione. Che cosa potrebbe pensare una persona, infatti, se non avesse “niente” da pensare? Per questo Kant dice che concetti senza le intuizioni sarebbero vuoti. • Pertanto la logica di Kant studia il pensiero, ma non solo il suo modo di collegare i concetti (come in Aristotele), secondo alcuni principi esclusivamente formali (non contraddizione, terzo escluso etc.), ma il suo modo di “capire”, cioè di “concepire” le cose, di comprendere effettivamente la realtà, anche se qui si parla di una realtà qualsiasi, cioè non di una singola cosa empirica, non del contenuto di un singolo pensiero che è rivolto ad una singola cosa, ma di come il pensiero in generale pensa la realtà in generale, di qualsiasi natura essa sia. Per tale motivo la logica è qui definita trascendentale.

  27. L’analitica trascendentale • La logica trascendentale è divisa in due parti: analitica e dialettica. • La prima descrive e deduce le categorie in base alle quali noi pensiamo la realtà (vedremo or ora quale sia il significato del termine “categoria”). • La seconda ci introduce a quel modo di pensare tipico della metafisica, in cui l’intelletto umano trascende i suoi limiti e incorre in alcuni errori necessari, cioè applica le sue strutture conoscitive a oggetti di cui non vi è alcuna intuizione sensibile.

  28. L’intelletto e la sua funzione sintetica 1 • Chi pensa? L’intelletto umano che ha delle strutture a priori, cioè dei suoi propri modi di funzionare. Queste strutture sono i concetti. Essi ci permettono di unificare il molteplice dell’intuizione spazio temporale e di generare così una sintesi (= unione). Questa sintesi-unione è un pensiero che ci permette di dire qualcosa di qualcos’altro (X è Y) cioè di unire un dato predicato ad un dato soggetto.

  29. L’intelletto e la sua funzione sintetica 2 • In sostanza accade che le intuizioni ci forniscono ancora un materiale grezzo, una serie molteplici di dati. Questi dati vanno unificati altrimenti non si saprebbe mai che cosa effettivamente conosciamo (“Le intuizioni senza concetti sono infatti cieche”, dice Kant). Che cosa ci permette di dire che x y z costituiscono una cosa che esiste fuori di noi? Il fatto che noi abbiamo la capacità di unire x y z stabilendo dei nessi tra questi dati in modo che assieme ci si presentino con le caratteristica di una cosa che esiste. Questa funzione unificatrice (sintetica) è propria dell’intelletto umano.

  30. Concetti empirici e… • L’unificazione del molteplice dell’intuizione in un concetto può avvenire in due modi. • Il concetto può essere legato strettamente al materiale dell’intuizione e permetterci di collegare le varie intuizioni in modo da farci comprendere che abbiamo di fronte una cosa piuttosto che un’altra. Per esempio, se io ho una serie di intuizioni che sono spazialmente e temporalmente definite in modo omogeneo mi faccio il concetto di una cosa. Se io in un bosco ho l’intuizione di un forma cilindrica generalmente marrone, che si dirama e cresce e le cui estremità sono sottili, estese, venate, generalmente verdi, mi faccio il concetto di un albero. Qui ho semplicemente unito una serie di dati dell’intuizione, ottenendo un’immagine di QUESTO albero che più o meno può concordare con altre immagini di altri alberi che incontrerò fra poco. Questo concetto, come si vede è tratto dall’esperienza ed è strettamente legato ad essa: in termini kantiani è una sintesi che rientra nell’esperienza o è mutuata da essa. Per questo Kant la chiama concetto empirico.

  31. …concetti puri • Diverso è il caso in cui di un determinato fascio di dati dell’intuizione voglia stabilire delle precise leggi di connessione universali e necessarie. Qui non mi fermerò alla semplice immagine di ciò che ho di fronte, - singolare ed empirica, benché comparabile con altre immagini simili - ma dovrò utilizzare strumenti diversi. • Farò quindi appello ad alcune mie risorse mentali che mi permettono di PENSARE l’oggetto in modo più esatto, più valido in generale e certo. Queste mie risorse sono il mio personale «software» che contiene modi peculiari di capire e gestire i dati secondo piccoli «programmi» che Kant chiama sostanza, causa, necessità, esistenza etc.

  32. Concetti puri 2 • Questi programmi o, come dice Kant concetti puri, o ancor meglio categorie non hanno un immediato corrispettivo nell’esperienza sensibile (non c’è qui una causa davanti a me, come ci potrebbe essere un albero), ma permettono di stabilire delle connessioni profonde e delle leggi fra i diversi dati della mia intuizione. Mi permettono di dire, cioè, che – per esempio - l’oggetto della mia esperienza procede da un altro oggetto (causa) oppure che è realmente esistente e non solo immaginato (esistenza), che è una sostanza che permane al variare delle caratteristiche accidentali, che deve essere così e non può essere altrimenti (necessità). In definitiva i concetti puri mi permettono di stabilire delle leggi valide universalmente su tutto ciò che è oggetto della mia intuizione sensibile.

  33. Esempio (ad usum delphini). l’albero in senso scientifico Un albero è un’intuizione spazio temporale di una serie di dati (forma cilindrica e colore del tronco, diramazioni, foglie etc.) connessi in modo tale da poter attribuire ad esso delle caratteristiche universali, solo così si ha una sua definizione di carattere scientifico. In tal caso si può dire che • L’albero esiste come oggetto che possiede costantemente determinati caratteri e accidentalmente altri; • L’albero esiste come oggetto rientrante in una classe di oggetti che hanno caratteri simili e che hanno relazioni simili con altri oggetti (la terra, l’aria, gli altri esseri viventi), • L’albero è sottoposto a leggi fisiche e chimico biologiche secondo precise condizioni di causa-effetto. Tutte queste caratteristiche, una volta determinate, valgono per questo albero e per tutti gli altri oggetti (alberi) della medesima classe.

  34. Le categorie come leggi della mente • I concetti puri sono chiamati da Kant “categorie”. Esse sono leggi della mente, non degli enti, cioè strutture a priori, meccanismi mentali che ci permettono di fare determinate operazioni e che si applicano ai dati della sensibilità, non proprietà delle cose sensibili. Quindi, per esempio, tra due oggetti – due palle da biliardo in movimento – non si dà la realtà assoluta (noumeno) di una palla che sia causa del movimento di un’altra, si dà invece una mente che, avendo l’intuizione dello scontro tra le due palle, stabilisce, attraverso la categoria di causa che già possiede a priori dentro di sé, che l’una è causa del movimento dell’altra (comprendendo secondo la nozione di causa la relazione tra i due fenomeni che appaiono alle sue facoltà conoscitive).

  35. La deduzione delle categorie • Quali e quante sono le categorie? Pensare per Kant è elaborare dei giudizi, delle valutazioni sulla realtà. Vi sono diversi tipi di giudizi: è diverso dire • X è Y (es. “il cielo è nuvoloso”) • oppure se accade X accade anche Y (es. “se accade che il cielo è nuvoloso, accade anche che non si vede il sole”). Ebbene Kant raduna in classi i diversi tipi di giudizi possibili e assegna ad ogni classe una specifica categoria, perché è proprio grazie ad una categoria che possiamo elaborare un giudizio, una valutazione sulla realtà. Se infatti non avessimo dentro di noi la funzione di unificare i dati delle intuizioni propri di quella categoria, non potremmo nemmeno formulare il giudizio (se non avessimo dentro di noi la funzione di causa, non potremmo dire che il movimento di una palla da biliardo genera, cioè è causa, del movimento di un’altra).

  36. Forme di pensiero • Quindi Kant dice “Poiché pensare è giudicare vi saranno tante forme di pensiero quanti sono i modi del giudizio”. Essi sono dodici, come nella tabella seguente.

  37. Tavola dei giudizi e delle categorie

  38. Come deve essere un oggetto per essere un oggetto? • La dottrina delle categorie risponde a questa domanda: “Nelle categorie si ritrovano i caratteri generali che ciascun oggetto deve possedere per essere conosciuto appunto come oggetto: deve essere unità di un molteplice (le sue varie caratteristiche) e quindi porsi come totalità; deve essere qualificato nel suo limite come ciò che possiede determinati attributi e ne esclude altri; deve essere considerato come una sostanza nei suoi rapporti causali e di relazione reciproche con altre sostanze; deve essere considerato come possibile, o effettivamente esistente o necessario. Perciò la funzione sintetica dell’intelletto non è solo un atto formale della mente, ma è il processo mentale attraverso cui si costituisce l’oggetto come oggetto di conoscenza” (E. Occhipinti, Uomini e idee, Einaudi-Mondadori Education, Milano, 2010, p. 634).

  39. L’io penso • Le categorie vanno applicate al materiale delle intuizioni. Abbiamo sempre dato per scontato che il soggetto conoscente ha delle intuizioni e applica delle categorie, ma in effetti non è cosa poi così scontata, cioè richiede una specifica facoltà. Infatti le intuizioni sarebbero sparse e scompagnate senza le categorie, ma anche senza un soggetto a cui tutte si riferissero. Cioè: quando conosco un oggetto io devo sapere che tutto ciò che percepisco è una MIA percezione, tutte le intuizioni si riferiscono all’oggetto, ma anche ad un soggetto che è colui che sta conoscendo. Quindi ad ogni intuizione e ad ogni pensiero di deve accompagnare la rappresentazione di un Io che sta percependo e pensando e che permane lo stesso in ogni intuizione e pensiero. Questo è l’IO PENSO. Si tratta di una funzione, cioè della capacità di unire e riferire ad un soggetto tutto ciò che si conosce. Non è quindi una sostanza (l’anima o la coscienza), ma un meccanismo della mente che svolge un determinato compito.

  40. L’unità sintetica dell’appercezione • L’Io penso è per Kant l’unità sintetica dell’appercezione, cioè è quella rappresentazione mentale che sa in ogni atto conoscitivo che è un soggetto che percepisce. “Appercezione” in Leibniz era quella percezione di una percezione che caratterizzava le monadi spirituali, cioè quel “sapere di sé” che non era solo un percepire, ma un percepire di percepire. Come quando noi non solo vediamo qualcosa che ci sta di fronte (lo percepiamo), ma sappiamo che lo stiamo vedendo (percepiamo che stiamo percependo l’oggetto che ci sta di fronte). Allo stesso modo l’io penso rende consapevole il soggetto che tutto ciò che percepisce è lui stesso che lo sta percependo, e che dunque tutti gli oggetti conosciuti sono conosciuti da un medesimo (unico, unitario) soggetto. Quest’ultimo opera lui la sintesi di tutti i dati percettivi, li mette assieme attraverso le forme a priori dell’intuizione e le categorie, ed è quindi il protagonista di tutto ciò che riguarda la conoscenza.

  41. Come le categorie si applicano all’oggetto: la sussunzione del molteplice • Ora Kant nella sezione chiamata “analitica dei principi” esamina il modo in cui le categorie di applicano ai fenomeni, per permetterci di fare delle affermazioni universalmente valide su di essi, cioè delle affermazioni scientifiche. • L’applicazione delle categorie ai fenomeni e descritta da Kant come una SUSSUNZIONE del molteplice dell’intuizione sotto categorie. • Sussunzione= atto del prendere sotto, prendere dentro. E’ come se le categorie “risucchiassero” dentro di sé tutti i dati dell’intuizione e dessero loro un forma, un ordine, in modo appunto da poter affermare qualcosa di sensato e valido su questi dati.

  42. Lo schematismo trascendentale • Che cosa permette, come è possibile tale sussunzione? Proviamo a descrivere il processo partendo dalle categorie. Prendiamone ad esempio quattro di esse • Sostanza • Causa effetto • Azione reciproca • Realtà

  43. Lo schematismo trascendentale 2 • Come può essere pensata la sostanza? Come una permanenza nel tempo. Ciò che permane nel tempo al di là del mutare dei diversi accidenti (cioè delle qualità che non sono fondamentali per distinguere un oggetto da un altro e per dire esattamente che cosa sia quell’oggetto) è la sostanza di un oggetto. Per esempio A sostanza Kant non è determinata dal suo essere alto o basso, biondo o moro, ricco o povero, ignorante o colto. Infatti se Kant da ignorante diventa colto, possiamo dire che è Kant ad esserlo diventato, cioè è lo stesso Kant ad essere passato da uno stato ad un altro. La sostanza Kant è rimasta la stessa e sono mutate alcune sue caratteristiche. Ora se noi non potessimo capire che in ciò che muta c’è qualcosa che permane e che mi permette di dire che è quello stesso qualcosa che ha assunto via via caratteri diversi, non potrei capire nulla della natura. Bene per capire che c’è una sostanza Kant, devo avere l’idea di una permanenza nel tempo.

  44. Lo schematismo trascendentale 3 • La causa come può essere pensata? C’è causa dove c’è qualcosa che provoca qualcos’altro, e questo “qualcos’altro” (l’effetto) viene dopo. Bene, se io non avessi l’idea di una successione nel tempo, non potrei mai formarmi il concetto di causa. • Come può essere pensata l’azione reciproca? Quando due oggetti si influenzano reciprocamente (cfr. terzo principio della dinamica) non posso capire l’azione che uno fa sull’altro e che nello stesso tempo il secondo esercita sul primo, senza avere l’idea di una simultaneità nel tempo. • E la realtà come può essere pensata? Ciò che è reale è ciò che esiste effettivamente in un dato tempo. Nulla di reale può essere fuori dal tempo che gli è stato assegnato. Se Carlo magno è stato reale, ha vissuto tra VIII e IX sec., se Napoleone è stato reale, ha vissuto tra XVIII e XIX secolo, se la mia Opel corsa è reale, è qui, e la uso nel 2011. Dunque la categoria di realtà non può essere pensata senza l’idea di esistenza in un determinato tempo.

  45. Lo schematismo trascendentale 4 Ebbene queste idee: permanenza nel tempo, successione nel tempo, simultaneità nel tempo, esistenza in un determinato tempo, sono SCHEMI (nel senso di figure, immagini paradigmatiche) con cui una specifica facoltà dell’intelletto, l’immaginazione produttiva, crea dei modelli per applicare le categorie ai dati dell’intuizione. Essi permettono alle categorie di funzionare concretamente sui dati dell’intuizione, perché l’intuizione nel tempo sia pensata attraverso dei concetti che abbiano alla loro base il tempo stesso. Infatti le intuizioni colgono i dati sensoriali attraverso la forme a priori di spazio tempo, in cui, come si è già visto, la seconda, il tempo, ha rilevanza fondamentale. Gli schemi hanno quindi la proprietà di “temporalizzare” le categorie, cioè di tradurle in idee che siano simili al modo in cui noi intuiamo la realtà, così da rendere omogenea la categoria con l’intuizione e garantirne la piena applicabilità.

  46. esempio • E’ come se io avessi solo degli euro per pagare una merce americana. Dovrei tradurre il costo della merce (espresso in dollari) nella corrispondente moneta europea. Quindi mi servirebbe avere l’idea di quale sia il valore di cambio (a quanti dollari corrisponde un euro). Ora in Kant l’uomo ha a disposizione solo euro (categorie) per capire dati espressi in dollari (intuizioni temporali) e ha bisogno di un valore di cambio (una rappresentazione intermedia tra intuizioni e categorie, lo schema), per poter comprare la merce (cioè conoscere oggetti intuiti attraverso le categorie).

  47. Dopo gli schemi: il funzionamento delle categorie • Gli schemi permettono l’uso legittimo delle categorie, cioè quell’uso che le applica ai fenomeni, sussumendo il molteplice dell’intuizione sensibile entro un concetto. • Ma in che modo le categorie funzionano nella loro applicazione una volta che il suo funzionamento sia stato consentito dall’immaginazione produttiva che elabora gli schemi?

  48. I principi puri dell’intelletto o regole dell’uso oggettivo delle categorie • Essi sono giudizi assolutamente superiori che l’intelletto formula in base agli schemi trascendentali a priori. I principi sono asserzioni fondamentali sulla realtà, pronunciabili prima di ogni esperienza possibile: essi rappresentano l’ultimo livello della costituzione dell’esperienza della teoria trascendentale e costituiscono la vetta costruttiva della critica della ragion teoretica” (O. Hoeffe, Immanuel Kant, Il Mulino, Bologna, 2010, p. 125).

  49. Che cosa sono i principi puri dell’intelletto • Insomma, ora nella Critica della ragion pura abbiamo 1)Forme a priori dell’intuizione, e categorie dell’intelletto 2) Schemi trascendentali che consentono alle categorie di essere applicate all’intuizione. Che cosa manca? Manca l’esibizione di come effettivamente attraverso le categorie noi andiamo a costruire una scienza della natura, cioè dei giudizi sintetici a priori che concretamente ci guidano nella lettura scientifica di ciò che avviene attorno a noi. Insomma mancano quelle regole generali che, sulla base delle categorie enunciano a priori i modi in cui noi siamo obbligatoriamente chiamati ad interpretare i fenomeni, se vogliamo fare scienza e non altro.

  50. Legge e ordine • I principi puri dell’intelletto ci danno il concreto ordine dell’uno accanto all’altro (spazio) e dell’uno dopo l’altro (tempo) con cui noi uniamo in un concetto il molteplice dell’intuizione sensibile. Nell’intuizione i dati sensoriali sono l’uno accanto all’altro e l’uno dopo l’altro, ma come, secondo quali leggi i fenomeni si collocano nello spazio e nel tempo? Quali sono le relazioni dinamiche universalmente valide tra gli elementi dell’esperienza (cfr. E. Cassirer, Vita e dottrina di Kant, La Nuova Italia, Firenze, 1994, pp. 209-210)? Quali sono le leggi fondamentali che presiedono all’ordine dei nostri dati d’esperienza, così come viene delineato dalle categorie?

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