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La comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale. La comunicazione non verbale.

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La comunicazione non verbale

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Presentation Transcript


  1. La comunicazione non verbale

  2. La comunicazione non verbale • Comunicazione non-verbale o comunicazione extra linguistica: al suo interno è compreso un insieme alquanto eterogeneo di processi comunicativi che vanno dalle qualità paralinguistiche della voce, alla mimica facciale, ai gesti, allo sguardo alla prossemica, all’aptica alla cronemica, fino a giungere alla postura all’abbigliamento e al trucco. • Secondo la psicologia ingenua: la CNV è ritenuta più spontanea e naturale della comunicazione verbale, più rivelatrice degli stati d’animo dell’individuo, in quanto rivelatrice delle sue intenzioni anche in contrasto con quanto sta dicendo. • La CNV rappresenterebbe una specie di linguaggiodel corpo universale

  3. Le Diverse posizioni riguardo alla CNV • Concezione innatista: prospettiva evoluzionistica, carattere di universalità, status di segnali di emozioni quali attacco difesa, ormai inutili abitudini. • Teoria neuroculturale: si sviluppa dalla teoria differenziale delle emozioni secondo cui attraverso l’esecuzione di programmi nervosi innati, le emozioni produrrebbero la configurazione di determinate espressioni facciali e movimenti corporei. Tale programma nervoso specifico per ogni emozione assicurerebbe l’universalità delle espressioni facciali associate alle emozioni. • Prospettiva culturalista: secondo cui “ciò che è mostrato dal volto è scritto dalla cultura”.

  4. Interdipendenza fra natura e cultura: le strutture nervose e i processi neurofisiologici condivisi in modo universale a livello di specie, sono organizzati in configurazioni differenti secondo le culture di appartenenza. • La CNV, pur essendo vincolata da meccanismi automatici di base, non esula dal controllo dell’attenzione e della coscienza ed è soggetta a forme più o meno consistenti di regolazione volontaria nelle sue espressioni. • Le predisposizioni genetiche, sono declinate di volta in volta secondo linee e procedure distinte e differenziate che conducono a modelli comunicativi diversi e, talvolta, assai distinti fra loro

  5. Rapporto tra comunicazione verbale e comunicazione non verbale • Atto comunicativo: prodotto dal comunicatore e interpretato sulla base di una molteplicità di sistemi di significazione e segnalazione non verbali come: quello vocale, cinestesico, prossemico, e cronemico. • Ognuno di questi diversi sistemi concorre alla generazione e all’elaborazione di almeno una porzione di significato dell’atto comunicativo. Questa condizione è stata interpretata secondo due impostazioni antitetiche: a) contrapposizione fra ciò che è linguistico e ciò che è extralinguistico b) integrazione e interdipendenza semantica fra i diversi sistemi di segnalazione, pur mantenendo ciascuno la propria autonomia.

  6. Ipotesi A • Psicologia tradizionale: comunicazione considerata come la somma fra le componenti verbali e non verbali. • Componenti non verbali: per alcuni fondamentali nella determinazione del significato. Per altri non essenziali nella determinazione del significato, solo coloritura del messaggio. Differenze tra verbale e non verbale analizzate in base a tre assi • Funzione denotativa vs connotativa • Arbitrario vs motivato • Digitale vs analogico

  7. Prospettiva integrata • Oggi la prospettiva è quella dell’integrazione fra gli aspetti verbali e non verbali, entrambi infatti concorrerebbero alla definizione del significato di un atto comunicativo. • L’efficacia comunicativa dipenderebbe: Dalla sintonia semantica dalla interdipendenza semantica Dalla focalizzazione comunicativa: Dalla calibrazione situazionale: messaggio giusto al momento giusto

  8. Il sistema vocale • La voce trasmette numerose componenti di significato oltre alle parole. • Voce =sostanza fonica composta da una serie di fenomeni e processi vocali:riflessi, caratterizzatori vocali, vocalizzazioni • Le Caratteristiche paralinguistiche, essenziali per comprendere la comunicazione non verbale sono determinate da diversi parametri: Tono, intensità e profilo di intonazione Accento enfatico, tempo, durata velocità dell’eloquio, velocità di articolazione, pause piene (ehm mmh) e pause vuote (SILENZIO) • La Componente verbale vocale: pronuncia di una parola, lessico e semantica, accentazione, grammatica, profilo prosodico. • Le Componenti vocali non verbali: qualità della voce che a volta dipende da fattori biologici, di personalità o psicologici transitori

  9. la voce delle emozioni: • Fase di encoding: pone in evidenza come ogni emozione sia caratterizzata da un preciso e distintivo profilo vocale • Fase di decoding: riguarda la capacità di riconoscere e inferire lo stato emotivo del parlante prestando attenzione solo alle sue caratteristiche vocali. • Il Silenzio:è un modo strategico di comunicare, il suo significato varia con le situazioni, con le relazioni e con la cultura di riferimento. • Possibili funzioni del silenzio: • Valutazione • Rivelazione • Attivazione • per questa sua natura ambigua esistono le “regole del silenzio”

  10. Il sistema cinestesico • Come sistema di segnalazione e significazione comprende: i movimenti del corpo, del volto e degli occhi. • Sono componenti cinestesiche: • MIMICA FACCIALE • SGUARDO • SORRISO • GESTI

  11. Mimica facciale • I movimenti del volto, costituiscono un sistema semiotico privilegiato. Tali movimenti servono per manifestare determinati stati mentali dell’individuo, le esperienze emotive, nonché gli atteggiamenti interpersonali. • Quali sono i meccanismi sottesi alla produzione delle espressioni facciali? Ipotesi globale: secondo la quale le configurazioni espressive del volto per manifestare i diversi stati emotivi, sono Gestalt chiuse e universalmente condivise, sostanzialmente fisse di natura discreta specifiche per ogni emozione e controllate da definiti e distinti programmi neuromotori innati.

  12. Secondo questa ipotesi, sottolineata soprattutto da Ekman, nello studio delle espressioni facciali, vanno individuati due livelli distinti di analisi: • Livello molecolare: che concerne i movimenti minimi e distinti dei numerosi muscoli che consentono l’elevata mobilità ed espressività del volto. • Livello molare: riguarda la configurazione finale risultante e che si manifesta nell’assumere una determinata espressione facciale come corrispondente a una data esperienza emotiva. • Ekman e Friesen (1978) Facial Action Coding System: sistema di osservazione e classificazione di tutti i movimenti facciali visibili • La teoria neuroculturale ha poi combinato insieme il livello molecolare e il livello molare, attribuendo al primo l’azione del programma nervoso motorio e affidando al secondo le regole di esibizione e modificazione dell’espressione emotiva.

  13. Ipotesi dinamica: elaborata per illustrare la genesi delle espressioni facciali, prevede un processo sequenziale e cumulativo in ogni espressione facciale, in quanto è il risultato della progressiva accumulazione e della integrazione dinamica degli esiti delle singole fasi di valutazione della situazione interattiva ed emotiva. • Evidenze in favore di questa ipotesi vengono dalle ricerche elettromiografiche sui muscoli facciali che hanno messo in evidenza un flusso continuo di informazioni nervose in condizioni emotivamente e cognitivamente attivate.

  14. Valore emotivo vs comunicativo • Prospettiva emotiva: leespressioni facciali avrebbero soprattutto se non esclusivamente un valore emotivo, in quanto so no l’emergenza immediata, spontanea e involontaria (non richiesta) delle emozioni e sono governate da programmi neuromotori specifici e definiti. • Tale punto di vista è stato ripreso da Wierzbicka in termini di semantica delle espressioni facciali in quanto le espressioni facciali, manifestano un significato oggettivo, indipendente dal contesto e universalmente intelligibile • Verifica dell’ipotesi su soggetti appartenenti a culture diverse. Supporti all’ipotesi. Tuttavia critiche livello metodologico

  15. Prospettiva comunicativa delle espressioni facciali: valore eminentemente comunicativo perché manifestano agli altri le intenzioni del soggetto. • In funzione del contesto, si hanno manifestazioni facciali qualitativamente differenti: uno può sorridere perché è contento oppure incerto e ansioso • Le espressioni facciali hanno un valore sociale: consentono di comunicare i propri obiettivi. • Espressioni facciali prodotte anche quando si è soli, spiegato con il costrutto della socialità implicita • Dissociazione fra interno ed esterno: favorisce l’aumento dei gradi di libertà all’interno della comunicazione. • Presi in assoluto, i movimenti facciali sono dei semplici movimenti che possono rappresentare condizioni cognitive emotive o sociali fra loro molto diverse

  16. Sorriso • È uno dei segnali fondamentali della specie umana. • A livello filogenetico ritroviamo un omologia con l’espressione facciale delle scimmie consistente nel “mostare i denti in silenzio”come atto di difesa o sottomissione. • In ambito umano il sorriso non è un segnale uniforme e univoco: • sorriso spontaneo o di Duchenne: coinvolgimento di tutto il volto • sorriso simulato o sorriso miserabile • Non sempre legato alle emozioni ma spesso connesso con l’interazione sociale e come promotore dell’affinità relazionale • Regolatore dei rapporti sociali.

  17. Sguardo • Rappresenta un potente segnale comunicativo. • Contatto oculare: alto valore di sopravvivenza e per l’avvio di qualsiasi rapporto interpersonale e poi come feedback sulla situazione relazionale in atto. • Sguardo e conversazione: segnale efficace per la regolazione dei turni e come segnale di appello (comunicazione all’altro della propria disponibilità a iniziare un’interazione). • Sguardo e gestione dell’immagine personale e per regolare i rapporti di distanza e vicinanza • favorisce la cooperazione facilitando la comunicazione di intenti positivi di condivisione • la fissazione oculare: può assumere valore di pericolo o minaccia

  18. Gesti • Def: azioni motorie coordinate e circoscritte volte a generare un significato e indirizzate ad un interlocutore, al fine di raggiungere uno scopo. Tipologia dei gesti insieme assai eterogeneo e differenziato idoneo a svolgerefunzioni anche molto diverse fra loro • Gesti iconici o lessicali: gesti illustratori • Pantomima: rappresentazione motoria e imitativa di scene o situazioni • Emblemi: chiamati anche gesti semiotici o simbolici es ok • Gesti deittici: gesti di indicazione • Gesti motori: movimenti ritmici • linguaggio dei segni: linguaggio vero e proprio

  19. Gesti e parole: Kendon (1972) per primo ha considerato i gesti come parte integrante del discorso. Essi costituiscono infatti un modo spaziale di rappresentazione simbolica e integrano il significato attivato dal linguaggio. • Possono altresì aggiungere importante porzioni di significato alle parole • hanno un valore pragmatico nel senso che costituiscono dei marcatori dell’atteggiamento del parlante nei confronti di ciò che sta dicendo e nello stesso tempo, manifestano le sue aspettative nei confronti di come il destinatario deve intendere le sue parole • Gesti e culture: più che le parole i gesti sono sottoposti a variazioni culturali.

  20. SISTEMA PROSSEMICO E APTICO • Sono sistemi di contatto. • Prossemica: concerne la percezione, l’organizzazione e uso dello spazio della distanza e del territorio nei confronti degli altri. • La distanza del territorio personale, concerne anche la regolazione della distanza spaziale: zona intima (0-0,5), zona personale (0,5-1m) zona sociale, zona pubblica. • La Regolazione dello spazio pertanto assume importanti significati a livello comunicativo • Variazioni culturali: culture della distanza e culture della vicinanza • Aptica: insieme di azioni di contatto corporeo con un altro. Il toccare un altro è un atto comunicativo non verbale primario che influenza la natura e la qualità della relazione e che esprime diversi atteggiamenti interpersonali

  21. SISTEMA CRONEMICO • La cronemica, concerne il modo con cui gli individui percepiscono e usano il tempo per organizzare le loro attività e per scandire la propria esperienza. • La Cronemica fa parte della cronobiologia ed è influenzata dai ritmi circadiani che riguardano i ritmi fisiologici e psicologici del soggetto • culture lente vs culture veloci • Ogni soggetto è portatore di uno specifico ritmo personale. La comunicazione con soggetti che hanno ritmi biologici e psicologici diversi può portare a sfasamenti distonie e disagio. • Pertanto l’efficacia comunicativa dipende anche dalla sincronia comunicativa ossia la capacità di ottenere un flusso comunicativo regolare e fluido.

  22. Funzioni della comunicazione non verbale • Contribuisce alla generazione ed elaborazione del significato • fornisce una rappresentazione spaziale e motoria della realtà non una rappresentazione proposizionale. • Pertanto non trasmette conoscenze né di tipo concettuale né qualitativo. • Grado limitato di convenzionalizzazione: innessuna cultura si osserva un insegnamento sistematico dei sistemi non verbali di significazione e segnalazione • Alla CNV è affidata in maniera predominante la componente relazionale della comunicazione ossia in “Come” qualcosa viene comunicato. Dalla CNV dipende l’efficacia relazionale • Nella comunicazione e attraverso la comunicazione noi creiamo e giochiamo le nostre relazioni con gli altri

  23. La CNV interviene in molti ambiti psicologici: nella manifestazione delle emozioni e dell’intimità, nella creazione dell’immagine di sé nonché nella gestione della conversazione. • Manifestazione delle emozioni e dell’intimità • Relazioni di dominanza e persuasione: concorrono la postura, l’apparenza fisica, l’abbigliamento.

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