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Presentation Transcript
la comunicazione non verbale1
La comunicazione non verbale
  • Comunicazione non-verbale o comunicazione extra linguistica: al suo interno è compreso un insieme alquanto eterogeneo di processi comunicativi che vanno dalle qualità paralinguistiche della voce, alla mimica facciale, ai gesti, allo sguardo alla prossemica, all’aptica alla cronemica, fino a giungere alla postura all’abbigliamento e al trucco.
  • Secondo la psicologia ingenua: la CNV è ritenuta più spontanea e naturale della comunicazione verbale, più rivelatrice degli stati d’animo dell’individuo, in quanto rivelatrice delle sue intenzioni anche in contrasto con quanto sta dicendo.
  • La CNV rappresenterebbe una specie di linguaggiodel corpo universale
le diverse posizioni riguardo alla cnv
Le Diverse posizioni riguardo alla CNV
  • Concezione innatista: prospettiva evoluzionistica, carattere di universalità, status di segnali di emozioni quali attacco difesa, ormai inutili abitudini.
  • Teoria neuroculturale: si sviluppa dalla teoria differenziale delle emozioni secondo cui attraverso l’esecuzione di programmi nervosi innati, le emozioni produrrebbero la configurazione di determinate espressioni facciali e movimenti corporei. Tale programma nervoso specifico per ogni emozione assicurerebbe l’universalità delle espressioni facciali associate alle emozioni.
  • Prospettiva culturalista: secondo cui “ciò che è mostrato dal volto è scritto dalla cultura”.
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Interdipendenza fra natura e cultura: le strutture nervose e i processi neurofisiologici condivisi in modo universale a livello di specie, sono organizzati in configurazioni differenti secondo le culture di appartenenza.
  • La CNV, pur essendo vincolata da meccanismi automatici di base, non esula dal controllo dell’attenzione e della coscienza ed è soggetta a forme più o meno consistenti di regolazione volontaria nelle sue espressioni.
  • Le predisposizioni genetiche, sono declinate di volta in volta secondo linee e procedure distinte e differenziate che conducono a modelli comunicativi diversi e, talvolta, assai distinti fra loro
rapporto tra comunicazione verbale e comunicazione non verbale
Rapporto tra comunicazione verbale e comunicazione non verbale
  • Atto comunicativo: prodotto dal comunicatore e interpretato sulla base di una molteplicità di sistemi di significazione e segnalazione non verbali come: quello vocale, cinestesico, prossemico, e cronemico.
  • Ognuno di questi diversi sistemi concorre alla generazione e all’elaborazione di almeno una porzione di significato dell’atto comunicativo. Questa condizione è stata interpretata secondo due impostazioni antitetiche:

a) contrapposizione fra ciò che è linguistico e ciò che è extralinguistico

b) integrazione e interdipendenza semantica fra i diversi sistemi di segnalazione, pur mantenendo ciascuno la propria autonomia.

ipotesi a
Ipotesi A
  • Psicologia tradizionale: comunicazione considerata come la somma fra le componenti verbali e non verbali.
  • Componenti non verbali: per alcuni fondamentali nella determinazione del significato. Per altri non essenziali nella determinazione del significato, solo coloritura del messaggio.

Differenze tra verbale e non verbale analizzate in base a tre assi

  • Funzione denotativa vs connotativa
  • Arbitrario vs motivato
  • Digitale vs analogico
prospettiva integrata
Prospettiva integrata
  • Oggi la prospettiva è quella dell’integrazione fra gli aspetti verbali e non verbali, entrambi infatti concorrerebbero alla definizione del significato di un atto comunicativo.
  • L’efficacia comunicativa dipenderebbe:

Dalla sintonia semantica

dalla interdipendenza semantica

Dalla focalizzazione comunicativa:

Dalla calibrazione situazionale: messaggio giusto al momento giusto

il sistema vocale
Il sistema vocale
  • La voce trasmette numerose componenti di significato oltre alle parole.
  • Voce =sostanza fonica composta da una serie di fenomeni e processi vocali:riflessi, caratterizzatori vocali, vocalizzazioni
  • Le Caratteristiche paralinguistiche, essenziali per comprendere la comunicazione non verbale sono determinate da diversi parametri:

Tono, intensità e profilo di intonazione Accento enfatico, tempo, durata velocità dell’eloquio, velocità di articolazione, pause piene (ehm mmh) e pause vuote (SILENZIO)

  • La Componente verbale vocale: pronuncia di una parola, lessico e semantica, accentazione, grammatica, profilo prosodico.
  • Le Componenti vocali non verbali: qualità della voce che a volta dipende da fattori biologici, di personalità o psicologici transitori
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la voce delle emozioni:
  • Fase di encoding: pone in evidenza come ogni emozione sia caratterizzata da un preciso e distintivo profilo vocale
  • Fase di decoding: riguarda la capacità di riconoscere e inferire lo stato emotivo del parlante prestando attenzione solo alle sue caratteristiche vocali.
  • Il Silenzio:è un modo strategico di comunicare, il suo significato varia con le situazioni, con le relazioni e con la cultura di riferimento.
  • Possibili funzioni del silenzio:
  • Valutazione
  • Rivelazione
  • Attivazione
  • per questa sua natura ambigua esistono le “regole del silenzio”
il sistema cinestesico
Il sistema cinestesico
  • Come sistema di segnalazione e significazione comprende: i movimenti del corpo, del volto e degli occhi.
  • Sono componenti cinestesiche:
  • MIMICA FACCIALE
  • SGUARDO
  • SORRISO
  • GESTI
mimica facciale
Mimica facciale
  • I movimenti del volto, costituiscono un sistema semiotico privilegiato.

Tali movimenti servono per manifestare determinati stati mentali dell’individuo, le esperienze emotive, nonché gli atteggiamenti interpersonali.

  • Quali sono i meccanismi sottesi alla produzione delle espressioni facciali?

Ipotesi globale: secondo la quale le configurazioni espressive del volto per manifestare i diversi stati emotivi, sono Gestalt chiuse e universalmente condivise, sostanzialmente fisse di natura discreta specifiche per ogni emozione e controllate da definiti e distinti programmi neuromotori innati.

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Secondo questa ipotesi, sottolineata soprattutto da Ekman, nello studio delle espressioni facciali, vanno individuati due livelli distinti di analisi:
  • Livello molecolare: che concerne i movimenti minimi e distinti dei numerosi muscoli che consentono l’elevata mobilità ed espressività del volto.
  • Livello molare: riguarda la configurazione finale risultante e che si manifesta nell’assumere una determinata espressione facciale come corrispondente a una data esperienza emotiva.
  • Ekman e Friesen (1978) Facial Action Coding System: sistema di osservazione e classificazione di tutti i movimenti facciali visibili
  • La teoria neuroculturale ha poi combinato insieme il livello molecolare e il livello molare, attribuendo al primo l’azione del programma nervoso motorio e affidando al secondo le regole di esibizione e modificazione dell’espressione emotiva.
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Ipotesi dinamica: elaborata per illustrare la genesi delle espressioni facciali, prevede un processo sequenziale e cumulativo in ogni espressione facciale, in quanto è il risultato della progressiva accumulazione e della integrazione dinamica degli esiti delle singole fasi di valutazione della situazione interattiva ed emotiva.
  • Evidenze in favore di questa ipotesi vengono dalle ricerche elettromiografiche sui muscoli facciali che hanno messo in evidenza un flusso continuo di informazioni nervose in condizioni emotivamente e cognitivamente attivate.
valore emotivo vs comunicativo
Valore emotivo vs comunicativo
  • Prospettiva emotiva: leespressioni facciali avrebbero soprattutto se non esclusivamente un valore emotivo, in quanto so no l’emergenza immediata, spontanea e involontaria (non richiesta) delle emozioni e sono governate da programmi neuromotori specifici e definiti.
  • Tale punto di vista è stato ripreso da Wierzbicka in termini di semantica delle espressioni facciali in quanto le espressioni facciali, manifestano un significato oggettivo, indipendente dal contesto e universalmente intelligibile
  • Verifica dell’ipotesi su soggetti appartenenti a culture diverse. Supporti all’ipotesi. Tuttavia critiche livello metodologico
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Prospettiva comunicativa delle espressioni facciali: valore eminentemente comunicativo perché manifestano agli altri le intenzioni del soggetto.
  • In funzione del contesto, si hanno manifestazioni facciali qualitativamente differenti: uno può sorridere perché è contento oppure incerto e ansioso
  • Le espressioni facciali hanno un valore sociale: consentono di comunicare i propri obiettivi.
  • Espressioni facciali prodotte anche quando si è soli, spiegato con il costrutto della socialità implicita
  • Dissociazione fra interno ed esterno: favorisce l’aumento dei gradi di libertà all’interno della comunicazione.
  • Presi in assoluto, i movimenti facciali sono dei semplici movimenti che possono rappresentare condizioni cognitive emotive o sociali fra loro molto diverse
sorriso
Sorriso
  • È uno dei segnali fondamentali della specie umana.
  • A livello filogenetico ritroviamo un omologia con l’espressione facciale delle scimmie consistente nel “mostare i denti in silenzio”come atto di difesa o sottomissione.
  • In ambito umano il sorriso non è un segnale uniforme e univoco:
  • sorriso spontaneo o di Duchenne: coinvolgimento di tutto il volto
  • sorriso simulato o sorriso miserabile
  • Non sempre legato alle emozioni ma spesso connesso con l’interazione sociale e come promotore dell’affinità relazionale
  • Regolatore dei rapporti sociali.
sguardo
Sguardo
  • Rappresenta un potente segnale comunicativo.
  • Contatto oculare: alto valore di sopravvivenza e per l’avvio di qualsiasi rapporto interpersonale e poi come feedback sulla situazione relazionale in atto.
  • Sguardo e conversazione: segnale efficace per la regolazione dei turni e come segnale di appello (comunicazione all’altro della propria disponibilità a iniziare un’interazione).
  • Sguardo e gestione dell’immagine personale e per regolare i rapporti di distanza e vicinanza
  • favorisce la cooperazione facilitando la comunicazione di intenti positivi di condivisione
  • la fissazione oculare: può assumere valore di pericolo o minaccia
gesti
Gesti
  • Def: azioni motorie coordinate e circoscritte volte a generare un significato e indirizzate ad un interlocutore, al fine di raggiungere uno scopo.

Tipologia dei gesti

insieme assai eterogeneo e differenziato idoneo a svolgerefunzioni anche molto diverse fra loro

  • Gesti iconici o lessicali: gesti illustratori
  • Pantomima: rappresentazione motoria e imitativa di scene o situazioni
  • Emblemi: chiamati anche gesti semiotici o simbolici es ok
  • Gesti deittici: gesti di indicazione
  • Gesti motori: movimenti ritmici
  • linguaggio dei segni: linguaggio vero e proprio
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Gesti e parole: Kendon (1972) per primo ha considerato i gesti come parte integrante del discorso. Essi costituiscono infatti un modo spaziale di rappresentazione simbolica e integrano il significato attivato dal linguaggio.
  • Possono altresì aggiungere importante porzioni di significato alle parole
  • hanno un valore pragmatico nel senso che costituiscono dei marcatori dell’atteggiamento del parlante nei confronti di ciò che sta dicendo e nello stesso tempo, manifestano le sue aspettative nei confronti di come il destinatario deve intendere le sue parole
  • Gesti e culture: più che le parole i gesti sono sottoposti a variazioni culturali.
sistema prossemico e aptico
SISTEMA PROSSEMICO E APTICO
  • Sono sistemi di contatto.
  • Prossemica: concerne la percezione, l’organizzazione e uso dello spazio della distanza e del territorio nei confronti degli altri.
  • La distanza del territorio personale, concerne anche la regolazione della distanza spaziale: zona intima (0-0,5), zona personale (0,5-1m) zona sociale, zona pubblica.
  • La Regolazione dello spazio pertanto assume importanti significati a livello comunicativo
  • Variazioni culturali: culture della distanza e culture della vicinanza
  • Aptica: insieme di azioni di contatto corporeo con un altro. Il toccare un altro è un atto comunicativo non verbale primario che influenza la natura e la qualità della relazione e che esprime diversi atteggiamenti interpersonali
sistema cronemico
SISTEMA CRONEMICO
  • La cronemica, concerne il modo con cui gli individui percepiscono e usano il tempo per organizzare le loro attività e per scandire la propria esperienza.
  • La Cronemica fa parte della cronobiologia ed è influenzata dai ritmi circadiani che riguardano i ritmi fisiologici e psicologici del soggetto
  • culture lente vs culture veloci
  • Ogni soggetto è portatore di uno specifico ritmo personale. La comunicazione con soggetti che hanno ritmi biologici e psicologici diversi può portare a sfasamenti distonie e disagio.
  • Pertanto l’efficacia comunicativa dipende anche dalla sincronia comunicativa ossia la capacità di ottenere un flusso comunicativo regolare e fluido.
funzioni della comunicazione non verbale
Funzioni della comunicazione non verbale
  • Contribuisce alla generazione ed elaborazione del significato
  • fornisce una rappresentazione spaziale e motoria della realtà non una rappresentazione proposizionale.
  • Pertanto non trasmette conoscenze né di tipo concettuale né qualitativo.
  • Grado limitato di convenzionalizzazione: innessuna cultura si osserva un insegnamento sistematico dei sistemi non verbali di significazione e segnalazione
  • Alla CNV è affidata in maniera predominante la componente relazionale della comunicazione ossia in “Come” qualcosa viene comunicato. Dalla CNV dipende l’efficacia relazionale
  • Nella comunicazione e attraverso la comunicazione noi creiamo e giochiamo le nostre relazioni con gli altri
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La CNV interviene in molti ambiti psicologici: nella manifestazione delle emozioni e dell’intimità, nella creazione dell’immagine di sé nonché nella gestione della conversazione.
  • Manifestazione delle emozioni e dell’intimità
  • Relazioni di dominanza e persuasione: concorrono la postura, l’apparenza fisica, l’abbigliamento.