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Corso di recupero e sostegno in Metodologia delle scienze sociali

Corso di recupero e sostegno in Metodologia delle scienze sociali. Decima lezione Venerdì 05 marzo 2010. Paul Felix Lazarsfeld.

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Corso di recupero e sostegno in Metodologia delle scienze sociali

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Presentation Transcript


  1. Corso di recupero e sostegno in Metodologia delle scienze sociali Decima lezione Venerdì 05 marzo 2010 dott.ssa A. Decataldo

  2. Paul Felix Lazarsfeld Un modello è una rappresentazione schematica di un oggetto concreto oppure una teoria concernente un oggetto concreto (cosiddetta teoria speciale o di medio raggio). La funzione dei modelli consiste nell’organizzare le ipotesi relative a un certo dominio fenomenico per ridurne la complessità e orientare azioni appropriate su esso. Il problema della concettualizzazione è cruciale nella ricerca sociale dal punto di vista logico e da quello della misurazione. dott.ssa A. Decataldo

  3. La concettualizzazione è la modellizzazione di un campo fenomenico. <<Il sociologo - scrive Lazarsfeld - parla di "misura" in senso più ampio del fisico o del biologo. Quando si osserva che, all'interno di una organizzazione, un certo reparto manifesta un grado di soddisfazione nel lavoro più elevato di un altro, si dice di avere effettuato una misurazione anche se questa non è espressa da un numero>>. Infatti, anche una semplice classificazione può considerarsi un passo avanti significativo dal punto di vista dell'analisi sociologica di fenomeni particolarmente complessi. dott.ssa A. Decataldo

  4. I concetti vengono espressi attraverso segni e il segno linguistico o parola assegnato a un concetto è detto termine. Le procedure che intervengono sul significato di un concetto creandolo, modificandolo o specificandolo sono dette “di significazione”. Il significato di un concetto/termine è precisato attraverso la definizione. L’insieme delle procedure attraverso le quali un concetto viene utilizzato nella pratica scientifica, se ne specifica il significato e l’applicabilità al contesto di indagine, si progettano e costruiscono strumenti idonei ad eseguire operazioni di rilevazione e registrazione di materiale empirico relativamente ai suoi tratti essenziali costituisce la definizione operativa. dott.ssa A. Decataldo

  5. La definizione operativa dell’oggetto di indagine consente di operare una classificazione estensionale e denotativa. La definizione operativa delle proprietà dell’oggetto tende a classificazioni intensionali e connotative dello stesso oggetto. Attraverso la definizione operativa si passa dai concetti alle variabili. L'obiettivo di giungere ad una misurazione almeno di natura aritmetica (tale cioè da consentire le operazioni di addizione e sottrazione) è il solo funzionale all'individuazione di relazioni significative tra le variabili prese in considerazione. dott.ssa A. Decataldo

  6. Per perseguire questo obiettivo, è essenziale attenersi ad una procedura logicamente corretta di passaggio da concetti a indici empirici. A compimento della procedura di connessione fra concetti, dimensioni di essi e indicatori, si potranno correttamente definire delle variabili, dove per variabile si intende appunto una proprietà cui siano assegnati diversi valori in modo da poter determinare empiricamente di volta in volta quale valore abbia nel caso particolare la proprietà stessa. dott.ssa A. Decataldo

  7. La variabile può essere semplicemente classificatoria (maschi-femmine; protestanti-cattolici-ebrei; soggetti a reddito alto-medio-basso, e così via), ovvero continua, cioè espressa numericamente (età, reddito, quoziente intellettivo, e così via). Le variabili "naturali" come l'età e il sesso, sono sociologicamente "date" - anche se la classificazione può essere diversa in funzione delle esigenze specifiche della ricerca - mentre le variabili "artificiali" (come la produttività, la partecipazione politica, l'efficienza gestionale, ecc.) sono costruite in base a indicatori tanto più efficaci quanto più attenta è la concettualizzazione. dott.ssa A. Decataldo

  8. 1 - Prima fase della definizione operativa (denominata nel suo complesso “Paradigma di riduzione della complessità”) è ciò che Lazarsfeld definisce la "rappresentazione figurata del concetto", cioè una generica immagine che dà un senso alle relazioni osservate fra diversi fenomeni collegati. Ad esempio, il classico problema della sociologia industriale di analizzare e misurare la "gestione", richiese anzitutto uno sforzo di raffigurazione concettuale che condusse ad isolare creativamente un fatto complesso - detto appunto "gestione" - che condizionava il rendimento degli uomini e la produttività degli impianti. dott.ssa A. Decataldo

  9. 2 - Subito dopo - ma solo dal punto di vista logico - si tratta di procedere alla "specificazione del concetto",cioè all'individuazione delle sue dimensioni. Questa seconda fase può essere contemporanea alla prima; richiede tuttavia una successiva attenta formalizzazione in termini puramente analitici e/o puramente empirici. Così, con riguardo alla "gestione", si sono individuate ben diciannove dimensioni rilevanti del concetto - dalla coesione all'interno dei reparti alla funzionalità dei canali di comunicazione fra i diversi livelli gerarchici, dalla razionalità delle decisioni assunte dalla direzione aziendale alle modalità di esercizio dell'autorità. dott.ssa A. Decataldo

  10. 3 - Dall'immagine del concetto, articolata in dimensioni, si passa, nella terza fase, alla scelta degli indicatori e, infine, 4- alla fase conclusiva della formazione degli indici. Le prime tre fasi vengono realizzate per via analitica, la quarta per via sintetica. L'estrema complessità e delicatezza di queste ultime due fasi del procedimento non consente di formulare prescrizioni, ma solo di trarre qualche indicazione da alcuni esempi di costruzione di indici. dott.ssa A. Decataldo

  11. L'intervento del ricercatore, e quindi la parzialità dei punti di vista da questi espressa mediante il processo di concettualizzazione, offre tuttavia la possibilità di attribuire significato all'infinità priva di senso del mondo sociale, di costruire il dato e orientare l'osservazione. Una differente concettualizzazione indurrà differenti scienziati a interpretare in modo diversi sia specifici tratti del comportamento e di atteggiamento assunti come indicatori di un qualche concetto teorico che, di conseguenza, a circoscrivere in modo difforme il referente empirico. In questo senso, il processo di concettualizzazione implicherà un "percorso" lungo il quale distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è, ossia implicherà sia l'estensione che l'intensione di una proprietà. dott.ssa A. Decataldo

  12. Il passaggio dalla complessità alla semplicità, dalla "imprecisione" dei concetti alla "precisione misurativa" degli indicatori e degli indici, comporta inevitabilmente una "riduzione" della probabilità che il concetto sia raffigurato soddisfacentemente rispetto alla sua comune trasmissibilità sociale: è chiaro cosa Lazarsfeld intendesse nell'affermare che il rapporto degli indicatori si configura come sostanzialmente probabilistico (di contro, secondo Marradi tale rapporto è di natura semantica). La costruzione di un indice rivela una serie di difficoltà. Anzitutto, si tratta di cogliere le dimensioni "giuste" del concetto, cioè di compiere operazioni di scomposizione che risultino funzionali a cogliere le qualità o gli oggetti che risultano effettivamente rilevanti rispetto alla definizione del concetto stesso. Dove la definizione non può che essere essa stessa "operazionale". dott.ssa A. Decataldo

  13. Tutto ciò dà luogo ad una apparente tautologia: si procede operazionalmente nella definizione e operazionalmente nella scomposizione del concetto operazionalmente definito. In realtà, nella definizione c'è inevitabilmente un aspetto di stipulazione convenzionale. Rispetto a questa, il criterio di valutazione è quello della pubblicità e della ripetibilità delle procedure logiche seguite per stipulare convenzioni. Inoltre, la soluzione puramente convenzionale che implicasse stipulazioni invariabilmente date, da un lato contraddirebbe l'insopprimibile esigenza della funzionalità degli strumenti agli scopi e all'oggetto dell'indagine, dall'altro risulterebbe nella pratica del tutto inapplicabile per analisi transnazionali o transculturali. dott.ssa A. Decataldo

  14. Quanto si è detto si fa immediatamente evidente allorché dalle "dimensioni" del concetto si passa agli indicatori. Si pensi agli indicatori della partecipazione politica. In paesi con diverso regime politico, con diverse organizzazioni statuali e diverse culture politiche, le condizioni che consentono di esprimere e/o di rilevare un comportamento partecipante, così come la percezione soggettiva di ciò che è o può essere "partecipazione", variano in modo assai rilevante. Così, sarebbe assurdo assumere come indicatore rilevante di partecipazione politica in Italia quello che è tale negli Stati Uniti (l'avere espresso un voto alle ultime elezioni politiche). dott.ssa A. Decataldo

  15. Il fatto che gli indicatori siano solo contestualmente rilevanti, impedendo loro la possibilità di "viaggiare" da un contesto ad un altro, non deve sorprendere. Quello dell'equivalenza degli indicatori è un problema che ben conoscono coloro i quali si occupano di Politica Comparata. Già a metà degli anni '60, al fine di superare questo grave problema logico-metodologico, due politologi interessati alla ricerca empirica come Przeworski e Teune (1966) suggerirono di utilizzare un gruppo di indicatori comuni a tutte le culture politiche investigate e un gruppo di indicatori specifici di ciascuna cultura. dott.ssa A. Decataldo

  16. In sostanza, la soluzione convenzionalistica non è adeguata; ma quella puramente operazionale e funzionale, strettamente legata allo specifico contesto in cui si opera, non solo rischia di pregiudicare la comparazione transnazionale - ossia di manipolare come se fossero omogenei dati fra loro diversi quanto a significato sociologico - ma lascia anche aperta la possibilità che diverse équipe attive nello stesso campo giungano ad elaborare indicatori e indici fra loro assai diversi per misurare lo stesso oggetto. Inoltre, la stessa équipe può concepire ed elaborare più indici fra loro diversi che sintetizzano diversi indicatori della stessa dimensione del concetto. dott.ssa A. Decataldo

  17. Di fatto, la scelta degli indicatori possibili è condizionata da variabili socioculturali e sociopolitiche, oltre che dagli scopi dell'indagine e dalla teoria di riferimento. È, quindi, in ogni caso consigliabile procedere alla scelta più ampia ed accurata degli indicatori stessi per poi tentare una combinazione ponderata in forma di indici enumerativi. Posta tuttavia la raccomandazione, suggerita da Lazarsfeld, di scegliere - proprio in virtù della loro relazione parziale con il concetto di partenza - una pluralità di indicatori, rimane il problema relativo alla loro congruenza interna, ossia alla loro capacità di rilevare, tutti, lo stesso concetto. dott.ssa A. Decataldo

  18. Suddivisione delle risposte a due domande relative alle autorizzazioni che dovrebbero essere concesse agli studenti: dott.ssa A. Decataldo

  19. Le frequenze registrate nelle celle collocate sulla diagonale principale sono relative ai soggetti classificati nello stesso modo da entrambi gli indicatori: 1686 + 27 + 172 = 1885 (1885 / 2451) * 100 = 76,9% Indice di sovrapponibilità da cui si deduce che gli indicatori sono sovrapponibili solo nel 76,9% dei casi. Ogni indicatore, infatti, possiede un carattere specifico e non esaurisce la dimensione, e tanto meno, l'intero concetto, in rapporto al quale si tenta una classificazione. dott.ssa A. Decataldo

  20. In altre parole, nessuno dei due indicatori è rappresentante adeguato di conservatorismo; ciascuno ne individua qualche aspetto. Di conseguenza, quanto più l'indice costruito combina in sé diversi indicatori tanto più è probabile che sia valido. E ciò può essere dimostrato anche ipotizzando che ciascuno dei due indicatori menzionati nel caso del conservatorismo sia assunto come rudimentale indice. Lazarsfeld, in proposito, anziché controllare sintatticamente le interrelazioni fra gli indicatori, si interrogò sulla loro capacità di interrelarsi a variabili esterne. In questo senso, il fenomeno della intercambiabilità degli indici assume particolare rilevanza. dott.ssa A. Decataldo

  21. Nelle intenzioni di Lazarsfeld, infatti, non importa se gli indici, che sono sintesi di più indicatori di uno stesso concetto, sono costruiti mediante indicatori diversi visto che, se "ben" costruiti le relazioni che produrranno con eventuali variabili esterne saranno approssimativamente le stesse, a prescindere dall'indice utilizzato. Il fenomeno della intercambiabilità degli indici, per cui in definitiva la correlazione fra questi ed una variabile esterna resta generalmente stabile quale che sia il campione di individui scelto, garantisce, entro certi limiti, la possibilità di successive elaborazioni quantitative e di raffronti dotati di sufficiente attendibilità. dott.ssa A. Decataldo

  22. Come osserva Lazarsfeld, "nessuno dei due item è una 'misura' diretta. Tuttavia poco importa sul piano pratico che si utilizzi l'uno o l'altro. In sociologia si adoperano le classificazioni soprattutto per determinare le relazioni che caratterizzano insiemi di variabili: quindi l'unico problema degno di interesse è di sapere se due indici diversi o egualmente fondati portano a relazioni simili o diverse fra le variabili analizzate”. Di conseguenza, si tratta di porre in relazione i due indici con una variabile esterna, ad esempio l'atteggiamento nei confronti dei diritti del corpo insegnante dell'Università. dott.ssa A. Decataldo

  23. Percentuali di soggetti favorevoli alla salvaguardia dei diritti del corpo insegnante in funzione di due misure di conservatorismo: dott.ssa A. Decataldo

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