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Il disegno di costruzione della Grande Germania

Crisi della sicurezza collettiva in Europa . Il primo nodo di crisi della sicurezza europea emerse dalla questione austriaca. Nel 1931, quando la crisi economica stava raggiungendo il suo culmine il governo tedesco e quello austriaco elaborarono un progetto di unione doganale, in controtendenza rispetto alle politiche economiche protettive generalmente adottate in quel periodo. Questa politica commerciale agli occhi della diplomazia francese appariva presagire l'unificazione dei due paesi, che9451

Leo
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Il disegno di costruzione della Grande Germania

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Presentation Transcript


    1. Il disegno di costruzione della "Grande Germania" Dal disegno della Grande Germania alla conquista dello spazio vitale

    3. Tentativi di soluzione La questione si ripropose quando Hitler salě al potere, con un programma dichiarato di restaurazione della centralitŕ della Germania in Europa. Nel 1933 Mussolini cercň di restaurare il “concerto” delle grandi potenze, al fine di controllare l'espansione della Germania: il progetto, il cui limite evidente era l’esclusione dell’URSS, partiva dal presupposto che dovesse essere reciprocamente accettato il principio di pariteticitŕ fra i 4 interlocutori (Italia, Francia, Inghilterra e Germania). La Francia, era ostile ad accettare il principio di pariteticitŕ con la Germania. Di conseguenza, il Patto, firmato (1933) e poi non ratificato dalla Francia, fu svuotato: per la Germania rappresentň un’occasione per dimostrare i propri intenti pacifici.

    4. Tentativo di Anschluss Il Patto di non aggressione tedesco-polacco ( 1934) fu un'altra dimostrazione di "buone intenzioni" della Germania: concluse questa prima fase in cui la diplomazia hitleriana aveva usato la "carota". Il "bastone" fu usato quando si tentň di imporre con la violenza l'Anschluss, ossia l'annessione dell'Austria al III Reich, tassello del disegno hitleriano di costruzione della grande Germania: dal gennaio 1934 erano iniziate le pressioni di elementi nazisti sul cancelliere Dollfuss. Il colpo di stato scattň nel 1934, portň all'assassinio del cancelliere, ma fallě. Mussolini minacciň l’intervento se fosse stata minacciata l'indipendenza austriaca: le componenti antinaziste austriache prevalsero.

    5. La Conferenza di Stresa Di fronte alle intenzioni del Reich, Italia, Francia e GB ribadirono l’indipendenza austriaca (1934): sembrava consolidarsi il ruolo italiano di protezione dell'indipendenza austriaca. Il plebiscito sul destino politico della Saar (1935), amministrata dalla Francia, previsto dal trattato di Versailles, fu favorevole alla Germania. Allo smacco francese fece seguito l‘ufficializzazione del riarmo del III Reich, che in effetti Hitler aveva iniziato appena giunto al potere. Ciň sanciva il rigetto ufficiale delle condizioni di pace e la rottura con la Societŕ delle Nazioni. La Conferenza di Stresa (aprile 1935), cui parteciparono Italia, Francia e GB, volle essere la rinnovata dichiarazione di convergenza delle 3 potenze per il contenimento della Germania e per riaffermare che alla Societŕ delle Nazioni spettava mantenere la sicurezza collettiva in Europa.

    6. Sfondo diplomatico I patti di mutua assistenza franco-sovietico e ceco-sovietico (1935), che si aggiungevano al patto di non aggressione italo-sovietico (1933) ed ai protocolli di rinnovo dei patti fra gli stati baltici, la Polonia e l'URSS, intendevano garantire la sicurezza dell’URSS, oltre che della Francia e della Polonia, a fronte della minaccia tedesca. In realtŕ, allo sforzo sul piano diplomatico non corrispondevano accordi militari di sostegno. L'accordo franco-sovietico, non fu gradito neppure alla GB: il governo inglese era ancora convinto che le aspirazioni tedesche si limitassero alla restaurazione di uno stato paritario con le altre potenze. Hitler, avendo interesse a confermare tale idea, offrě a Londra un accordo per il contenimento del tonnellaggio della flotta tedesca al 35% di quella britannica (1935): la mossa avvalorava la tesi britannica che il riarmo germanico non avesse motivazioni bellicistiche.

    7. La guerra all’Etiopia L'Italia mosse guerra all’Etiopia nel 1935 : le sanzioni adottate contro l'Italia dalla Societŕ delle Nazioni furono solo una condanna politica dell'impresa. Dal punto di vista economico, infatti, tra i beni sanzionati non era compreso il petrolio. La minaccia britannica non si spinse al blocco di Suez che avrebbe sě costituito impedimento, ma anche aperto il rischio di guerra. Di conseguenza l'Italia poté presentarsi vittoriosa (1936), e nonostante la condanna della Societŕ delle Nazioni, il suo prestigio internazionale ne usciva accresciuto. La Societŕ delle Nazioni aveva perso credibilitŕ, dal momento che era incapace di garantire la sicurezza di uno stato affiliato.

    8. Le conseguenze per la Germania La Germania, che si era comportata con prudenza, aveva tratto vantaggio dal conflitto perché : fuori dalla Societŕ, aveva potuto accrescere il commercio con l'Italia fornendole anche i beni sanzionati; il fronte di Stresa si era spezzato; la proiezione italiana nel Mar Rosso aveva allentato l'interesse italiano nell'area danubiana: iI ruolo dell'Italia di tutore della indipendenza austriaca si era dissolto, permettendo alla Germania di riprendere il disegno di Anschluss. 

    9. La politica militarista di Hitler Lo stesso Mussolini consigliň al cancelliere austriaco di trovare un accordo con Hitler. Il gentlemen’s agreement austro-tedesco che ne seguě (1936), pur ribadendo l'autonomia austriaca, conteneva la dichiarazione che l'Austria era uno stato tedesco: era la premessa dell'annessione e proseguiva la revisione dei trattati di pace. La rottura del fronte di Stresa permise a Hitler di proseguire la rimilitarizzazione della Renania (1936), area in cui la Germania non avrebbe dovuto costruire fortificazioni e dislocare truppe. L’impegno dell'Italia nella guerra d'Etiopia e la remissivitŕ inglese garantivano Hitler sulle reazioni internazionali. I francesi non fecero seguire le proprie proteste diplomatiche da alcuna azione concreta.

    10. Patto tra Germania e Italia; Germania e Giappone Nel 1936 la ribellione di Franco alla Repubblica spagnola costituě motivo di convergenza italo-tedesca. Nasce l‘ Asse Roma-Berlino: la convergenza avviata conosce una fase di revisione con il riavvicinamento italo-britannico (‘37) ispirato dall’ostilitŕ del governo conservatore inglese contro la repubblica democratica spagnola. Ma nel settembre ’37 la visita di Mussolini in Germania, da cui il duce tornň esaltato, concorse a determinare la definitiva rottura con la Societŕ delle nazioni e l'adesione al Patto anti Comintern (‘36), stipulato da Germania e Giappone in funzione antisovietica. Anche in questo caso, come per l’Asse, non si trattava di un'alleanza militare, ma faceva prefigurare all'URSS il rischio di accerchiamento e permetteva alla Germania di presentarsi come il baluardo anticomunista in Europa.

    11. Anschlusss Nel ‘38 venivano compiuti i passi preparatori dell’annessione: Hitler impose al cancelliere austriaco di attribuire il ministero dell'Interno al capo dei nazionalsocialisti austriaci. Il cancelliere reagě proclamando un plebiscito per il 13 marzo. Nel piano segreto d'attacco esposto da Hitler nel ‘37 ai capi delle forze armate, la questione dei Sudeti aveva prioritŕ temporale rispetto all'annessione dell'Austria. L'ordine delle prioritŕ fu modificato per la necessitŕ di fronteggiare la contromossa del cancelliere austriaco. Di qui l'affrettata invasione militare e la mancata comunicazione preventiva a Mussolini che fu informato ad invasione avvenuta ma fece buon viso a cattivo gioco. La politica di appeasement del governo inglese e la debolezza del governo francese costituivano una garanzia che i rischi per la Germania erano contenuti.

    12. I piani di Hitler Nel disegno di Hitler, che invano aver tentato di ottenere dagli inglesi l'avallo alla spartizione delle aree di competenza (il continente alla Germania e l'oceano alla GB), GB e Francia dovevano essere annientate. L’attacco sarebbe dovuto avvenire entro il 1943, perché dopo le potenze nemiche sarebbero divenute troppo forti. Ciň concorre a spiegare l'accelerazione imposta al rafforzamento territoriale della Germania. L'azione hitleriana in Austria rientrava nel disegno di costruzione della grande Germania, ma anticipava un progetto ben piů ampio di conquista che si sarebbe manifestato nel ‘39, anche se era stato largamente annunciato nei testi fondanti dell’ideologia nazionalsocialista. Rientrava in questa prospettiva l’acquisizione del territorio dei Sudeti.

    13. L’atteggiamento italiano La reazione italiana all'umiliazione diplomatica fu la sottoscrizione dei cosiddetti accordi di Pasqua (aprile 1938) con la GB, che ponevano fine ad una serie di questioni di confine italo-britanniche nel mondo arabo: era l'ennesima oscillazione della diplomazia italiana che non corrispondeva perň ad una sostanziale revisione di tendenza. Infatti, l’irritazione di Mussolini verso la Germania si tradusse in un rafforzamento dell'emulazione: furono avviata la preparazione all’occupazione dell'Albania, la campagna della razza e la legislazione discriminatoria.

    14. La questione dei Sudeti Chiusa la questione austriaca fu aperta quella cecolslovacca. Il 24 aprile 1938, il rappresentante della gran parte dei tedeschi che abitava la regione, rivendicň -come concordato con Hitler- la riforma dell'ordinamento dello stato cecoslovacco, in una situazione in cui la popolazione dei Sudeti giŕ godeva di larghe autonomie. Il governo ceco non poteva accettare la cessione del territorio necessario alla difesa della Cecoslovacchia ed era chiara alla comunitŕ internazionale la volontŕ hitleriana di compiere un colpo di mano anche in Cecoslovacchia.

    15. Il contesto diplomatico La diplomazia francese era per l’intransigenza e chiedeva alla GB un'azione militare a difesa della Cecoslovacchia. L'URSS, che pure era impegnata dal Trattato del ‘35 a soccorrere l’alleato, si trincerň dietro l'ostacolo costituito dalla necessaria autorizzazione della Romania al passaggio dell'armata rossa. Quando il governo ceco accettň quanto domandato e gli inglesi avevano ceduto, Hitler alzň la posta, facendo una serie di richieste, oltre a quella di annessione al Reich dei Sudeti, per presentarsi come tutore delle minoranze anche non di lingua tedesca.

    16. La Conferenza di Monaco Su richiesta del governo britannico e grazie alla mediazione di Mussolini, si decise di riunire una Conferenza a Monaco, dalla quale furono esclusi i rappresentati cechi, (30 settembre 1938) per risolvere pacificamente la questione. Si addiveniva al cedimento completo alle richieste di Hitler sulla cessione del territorio dei Sudeti al III Reich. I governi francesi e britannico rinnovavano l'offerta di una garanzia internazionale sulle frontiere cecoslovacche.

    17. Dal disegno della Grande Germania alla conquista dello spazio vitale C'era la convinzione di avere salvato la pace in Europa e di avere definitivamente soddisfatto Hitler nel suo disegno di costituire la grande Germania che unificava tutti i popoli di lingua tedesca. Mussolini, riacquistato un effimero prestigio internazionale come salvatore della pace, aveva dato la parvenza di restituire alla politica estera italiana margini di manovra. In realtŕ, il disegno di costruzione della grande Germania da parte di Hitler si era concluso, ma era stato solo la premessa per l'avvio della seconda fase, la conquista dello "spazio vitale".

    18. Protettorato della Boemia e della Moravia Hitler aveva spinto per la creazione di un governo autonomo della Slovacchia, regione profondamente diversa sotto il profilo economico e culturale e in conflitto con la parte occidentale della Repubblica: a questo punto aveva imposto la propria "protezione“ al governo di Praga. Dopo una improvvisa occupazione militare (15 marzo 1939) veniva proclamato il Protettorato della Boemia e della Moravia che imponeva un regime di tipo coloniale ad una delle regioni piů evolute e civili d'Europa e, soprattutto, non di lingua e di cultura tedesca. Ciň costituiva un salto di qualitŕ e le cancellerie europee non si potevano piů nascondere dietro un appeaseament giustificato dal riconoscimento dal presunto diritto del Reich a costituirsi in Grande Germania.

    19. Mire su Danzica L'obiettivo successivo di Hitler era Danzica, la cui sovranitŕ fu rivendicata una settimana dopo il colpo di Praga, assieme a diritti di collegamento fra le due parti separate della Prussia che prefiguravano la fine del corridoio polacco, la ricongiunzione dei territori tedeschi separati e la dissoluzione stessa della Polonia. Francia e GB si affrettarono a ribadire la propria garanzia all’indipendenza e integritŕ territoriale dello stato polacco.

    20. Trattative tra Ovest e Mosca Tuttavia, perché questa garanzia fosse realistica era necessario acquisire il sostegno dell'URSS. Furono avviate trattative segrete con Mosca, che chiedeva agli Occidentali di estendere il patto alla propria difesa: Londra era contraria. La Polonia sollevava difficoltŕ al passaggio dell'armata rossa sul suo territorio per approntare la difesa sul fronte occidentale, per la preoccupazione di perdere l'indipendenza a favore dei sovietici. Stalin era consapevole della necessitŕ di allontanare il rischio di guerra, dal momento che le purghe dei quadri dell'armata rossa e la fase di riorganizzazione in atto ne avevano ridotto le potenzialitŕ, ma era persuaso che gli Occidentali fossero pronti a dare l'URSS in cambio alla Germania pur di salvarsi.

    21. Trattative tra Germania e Mosca La svolta intervenne ai primi di maggio (1939) quando divenne ministro degli Esteri Molotov, disponibile a trovare un accordo direttamente con la Germania e fedele esecutore degli ordini di Stalin. Mentre gli Occidentali venivano tenuti impegnati, si aprivano segretamente colloqui fra Molotov e il ministro degli Esteri del Reich von Ribbentrop. Stalin decise per l’accordo con la Germania. La riluttanza del Giappone ad impegnarsi in una guerra con l‘URSS indusse Hitler a rinviare il rischio di un conflitto generalizzato. Infatti, senza un contemporaneo attacco giapponese da Oriente, in caso di accordo fra sovietici e franco-britannici, la Germania si sarebbe trovata accerchiata fatto che Bismarck aveva voluto evitare ad ogni costo, in cui la Germania si era trovata nella Grande guerra con gli esiti noti. In questa fase, Hitler manteneva ancora la consapevolezza politica dei limiti della potenza tedesca.

    22. Il patto di non aggressione Il 23 agosto 1939 fu sottoscritto il patto di non aggressione fra URSS e III Reich. Nella parte pubblica in nessun caso Germania e URSS avrebbero partecipato ad alleanze avverse a ciascun contraente o avrebbero dato sostegno ad azioni ostili al cofirmatario del patto. Nella parte segreta si trattava di un vero accordo di spartizione: gli stati baltici (Finlandia, Estonia e Lettonia) venivano riservati al controllo sovietico fino al confine superiore della Lituania (modificato a fine settembre con assegnazione ai sovietici anche della Lituania a fronte di una piů larga assegnazione territoriale della Polonia alla Germania); la Polonia veniva spartita fra i due contraenti. Con questo accordo la Germania aveva ottenuto l'esplicita garanzia sovietica della sicurezza del fronte orientale e l'avallo all'annientamento della Polonia; l'URSS aveva ottenuto la pace e la riconquista di quei territori che erano stati dominio degli zar e che aveva perso nel corso della rivoluzione.

    23. Le premesse della “guerra parallela” La reazione fu la firma del patto di mutua assistenza anglo­polacco (25 agosto): in caso di attacco alla Polonia, la GB sarebbe scesa in guerra. Ciň scombussolava l’idea di Hitler di chiudere in poche settimane e fece rinviare al 1 ° settembre l'attacco, rispetto all’ agosto. Nel frattempo, Mussolini cercň di consolidare la direttrice di espansione mediterranea, occupando l'Albania. La costituzione del Protettorato della Boemia e della Moravia aveva indotto il duce ad accelerare i tempi dell'invasione. Cosě l’Italia gettava le premesse di quella guerra parallela che tentň di sostenere a partire dall'ottobre 1940, volta a consolidare la dignitŕ all'interno dell'alleanza con la Germania attraverso uno scacchiere italiano di esclusivi interesse e competenza.

    24. Patto di acciaio Nel maggio 1939, dopo molte incertezze e dopo il colpo di Praga di cui l'Italia era stata ancora una volta tenuta all'oscuro, il duce si decise per la firma del Patto di acciaio. L'art. 1 prevedeva una consultazione sulla situazione europea ed era rivelatore dell'aspirazione dell’Italia a essere resa partecipe o quantomeno preventivamente informata delle iniziative hitleriane. L'art. 3 prevedeva un'alleanza militare che coinvolgeva l'alleato ad intervenire in guerra a qualsiasi condizione, senza prevedere, come d'uso, clausole di natura difensiva. Nonostante le dichiarazioni verbali di Ciano e di Mussolini che l'Italia non sarebbe stata pronta alla guerra prima del 1943 nonostante le rassicurazioni, sempre verbali, di Hitler e di von Ribbentropp, assai poco credibili, di non avere intenzione di fare scoppiare conflitto sulla questione polacca a tempi brevi, l'Italia si vincolava ai destini della Germania. 

    25. Preparazione alla guerra I piani di attacco alla Polonia erano giŕ stati firmati dallo stato maggiore tedesco: dalla fine di giugno, sulla base dei rapporti dell' ambasciatore italiano a Berlino, Attolico, la percezione che la guerra fosse imminente si fece chiara. Mussolini chiese invano un incontro. Ciano fu ricevuto a metŕ agosto: percepě l’inganno tedesco e divenne fautore dello sganciamento. Dopo la firma del patto nazi-sovietico, Mussolini si limitň a scrivere a Hitler una lettera di "comprensione“, ove si dichiarava che senza un'adeguata fornitura di mezzi militari, l'Italia non avrebbe preso parte ad una guerra di natura offensiva. Era una posizione di sostanziale umiliazione e di rinvio di ogni decisione, nel convincimento che, comunque la Germania era il cavallo vincente.

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