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Comunicare in Pubblico con Sicurezza ed Efficacia usando la PNL

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Comunicare in Pubblico con Sicurezza ed Efficacia usando la PNL - PowerPoint PPT Presentation


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Comunicare in Pubblico con Sicurezza ed Efficacia usando la PNL. Linguistica e Dizione. Le caratteristiche potenzianti della Voce.

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Presentation Transcript
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Comunicare in Pubblico

con Sicurezza ed Efficacia

usando la PNL

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Linguistica e Dizione

Le caratteristiche potenzianti della Voce

• il ritmo • la respirazione • il tono • le pause • • i sottovoce • gli alti/bassi • gli accenti • i sospiri • gli imperativi • i dialoghi interni • la velocità • lo scandire molto le parole • articolare le consonanti • proiettare la voce in avanti • scandire i toni fino alla fine del dialogo

Articolare le vocali in Apertura - Retrazione - Costruzione

slide3

PORSI

DELLE

DOMANDE

MENTALI

COSTRUIRE

DELLE

IMMAGINI

PER

EVIDENZIARE

UN

CONCETTO

RISPONDERE

MENTALMENTE

E ….

slide4

TUENG

E’ UNA TECNICA CHE

CONSISTE NELL’USARE

IN MODO PENETRANTE

LA VOCE ALLO SCOPO DI

ATTIRARE L’ATTENZIONE

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La gestione del tempo

Puntualità nell’iniziare

Indicare, subito, e rispettare l’orario di prevista chiusura

Iniziare dagli argomenti più importanti e urgenti

Gestire attivamente il gruppo

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Cosa fare se i partecipanti sono tanti

Dare per scontato che la partecipazione sarà inizialmente

più “fredda”

L’impianto logico della relazione deve essere molto chiaro

Usare molto i sussidi visivi

Lasciare le domande dei partecipanti alla fine della

presentazione

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Come iniziare?

Elenco degli argomenti (O.D.G.)

Domande a cui si cercherà di rispondere

Presentarsi

Prendere spunto dall’attualità

Usare citazioni, esempi e metafore

Raccontare un aneddoto

Esporre fatti e cifre

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La presentazione della Relazione

Dinamicità (gestualità, dinamismo vocale, centralità e azione)

Attenzione agli avverbi, ai trascinamenti, alla monotonia

ritmica

Usare le lavagne in modo attivo

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Accento acuto (o chiuso)

ha la proprietà di restringere (o chiudere appunto) il suono (Es. sogno, vérde…)

Accento grave (o aperto)

indica che il suono è allargato (Es. lèi, uòmo…)

E’ importante saper distinguere immediatamente i due segni di accento grave e acuto che peraltro, individueranno solo la pronuncia delle vocali in sillaba tonica: le vocali in sillaba atona, infatti, si sottindendono sempre chiuse.

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I vocaboli atoni

VOCABOLI ATONI: si tratta di monosillabi non dotati di accento che si appoggiano all’accento tonico del vocabolo più vicino

Encliticisono quelli che si servono del vocabolo che li precede; essi sono:

le particelle pronominali mi, ti ci, si, vi, lo, la, gli, le

la particella avverbiale ne

Esempi: Prèndine, pòrtalo, chièdigli ...

Procliticisono quelli che si servono dell’accento tonico del vocabolo che li segue: sono

l’articolo indeterminativo un

i pronomi personali mi, ti ci, si, vi, lo, la, gli, le

il pronome e congiunzione che

le congiunzioni se, e, o, ma

gli articoli determinativi il, lo, la, i, gli, le

le preposizioni di, a, da, in, con, su, per, tra, fra

l’avverbio non

Esempi: “il lètto” si legge “illetto”

slide12

Le vocali

Dal punto di vista acustico, le vocali sono dei suoni. L’italiano ne possiede sette, dal momento che i fonemi “e” e “o” possono essere pronunciati sia chiusi sia aperti

TRIANGOLO VOCALICO

Vocale media di massima apertura

a

è

ò

Anteriori o velari

Posteriori o palatali

é

o

i

u

Il grado di diversa elevazione della lingua verso il palato o del suo arretramento verso il velo palatino, determina la divisione delle vocali in “velari” (i, è, è) e “palatali” (ò, o, u). La “a”, vocale di massima apertura media, non partecipa né alla velarizzazione né alla palatalizzazione

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ANTERIORI VELARI

MEDIA

POSTERIORI O PALATALI

é

è

a

i

ò

o

u

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La lettera “e”

La lettera “e” ha suono aperto nei seguenti casi

1. Nel dittongo “ie”

esempi: dièci, ièri, mièi, niènte, pièdi …

eccezioni: suffissi delle derivazioni etniche (pugliése, marsigliése); suffissi dei diminutivi

(magliétta, vecchiétto); in alcune terminazioni (ampiézza, gaiézza)

2. Quando è seguita da vocale

esempi: idèa, colèi, fèudo, rodèo, dèi (sost.), nèi (sost.)...

eccezioni: desinenza “ei” del passato remoto (credéi); forme sincopate (péi, quéi, déi,

néi); forme poetiche (vedéa, soléa)

3. Quando è seguita da una consonante più due vocali

esempi: assèdio, critèrio, commédia, presépio

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La lettera “e”

La vocale E con accento acuto: “E’”

La “e” tonica chiusa italiana, é , deriva spesso dalla “e” lunga (e-) e dalla “i” breve

del latino classico:

esempi: ce-ra= céra; se-men= séme; vitrum= vétro

La lettera “e” ha suono chiuso in quasi tutti i monosillabi

esempi: è(congiunz.), mé, cé, né, tè, vé, ché, ré, tré, lé

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La lettera “o”

La vocale O con accento grave: “ò”

La “o” tonica aperta italiana, ò , deriva spesso dalla “o” breve (o) e dal dittongo“au”

del latino classico:

esempi: bonum= buòno; locus = luògo; aurum = òro

La lettera “o” ha suono aperto

nel dittongo “uo”

esempi: uòmo, tuòno, scuòla, suòi, tuòi …

quando è seguita da consonante più due vocali

esempi: stòria, sòcio, petròlio, orològio

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La lettera “o”

La vocale O con accento acuto: “O’”

La “o” tonica chiusa italiana, o , deriva dalla “o” lunga (o-) e dalla “u” breve del

latino classico:

esempi: no-men= nome; supra=sopra; tussis=tosse

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Gli omografi

I vocaboli omògrafi si possono differenziare nel significato sia a causa dell’accento fonico (aperto o chiuso), sia per la diversa posizione dell’accento tonico; riportiamo qui quelli di uso più comune, anche perché sarebbe difficile elencarli e memorizzarli tutti.

OMOGRAFI che si differenziano nell’accento fonico sulla vocale “e”

Accétta (scure)

aréna (sabbia)

colléga (v. collegare)

crédo (v. credere)

créta (terra)

ésca (per pesci)

légge (regola)

néi (prep. articolata)

pésca (v. pescare)

péste (orme)

ré (sovrano)

té (pronome)

téma (v. temere)

vénti (numero)

Accètta (verbo)

arèna (luogo)

collèga (compagno di lavoro)

crèdo (preghiera)

crèta (isola)

èsca (v. uscire)

lègge (v. leggere)

nèi (della pelle)

pèsca (frutto)

pèste (malattia)

rè (nota)

tè (bevanda)

tèma (argomento)

vènti (pl. di vènto)

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Il ritmo

Una volta individuate le pause, si tratta di regolare, con una giusta velocità, la successione delle sillabe e delle parole: una frase pronunciata con un ritmo troppo veloce non darà il tempo a chi ascolta di organizzare nella propria mente la successione dei suoni e quindi di comprenderne il significato.

Ecco perché una lettura in pubblico deve seguire dei ritmi molto più lenti di quelli di una normale conversazione, inoltre il ritmo dipenderà molto dalle esigenze del messaggio che si vuole trasmettere.

Infine non va dimenticato che, più l’ambiente di lettura è grande, più la lettura dev’essere lenta per dar modo alla voce di raggiungere tutto il pubblico.

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Il tono

Normalmente si fa un uso istintivo di un certo numero di toni che si estendono per circa un’ottava e mezza, modulando la propria voce dai toni più bassi a quelli più alti.

Per una buona lettura in pubblico, i toni da usare dovranno essere stabiliti, durante la pre-lettura, in base all’argomento trattato, al senso delle frasi, e, naturalmente, alla propria capacità interpretativa, con cui si dovrà cercare di catturare l’attenzione degli ascoltatori.

E’ evidente, ad esempio, che se l’esigenza è quella di “arringare” una folla, il tono dovrà essere decisamente più alto, mentre nel caso della lettura di un racconto, moduleremo al nostra voce su una gamma di toni che possono variare dal basso, al medio, al medio alto. Naturalmente è indispensabile evitare la “cantilena” (e cioè il susseguirsi monotono degli stessi toni in uno schema fisso), e lo sbalzo di toni troppo brusco, altrettanto difficile da accettare da parte di chi ascolta.

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Le pause

Chi non conosce il testo, può comprenderne l’esatto senso solo se chi legge rispetta sia le pause sintattiche (punteggiatura), sia quelle interpretative. Le pause, infatti, consentono al lettore di attribuire l’esatta efficacia ad ogni proposizione, e all’ascoltatore di riflettere e comprendere il significato del testo.

Durante la lettura di preparazione o pre-lettura, si possono segnare le pause indicandole semplicemente con delle barrette.

Una barretta / = pausa breve

Due barrette // = pausa lunga

I momenti di interruzione del suono potranno essere utilizzati anche per la respirazione. Va detto inoltre che è consigliabile una breve pausa in corrispondenza di:

Una quantità (es. “scaricarono/trentasei vagoni”)

Un verbo importante (es. “ed egli/dichiarò”)

Un incontro di vocali (es. “una/aiuola”)

Un avverbio di tempo (es. “adesso/èimportante”)

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Il colore

Compito del lettore è di trasmettere a chi ascolta, attraverso l’uso della voce, l’immagine ideale di ciò che il testo vuole esprimere. Le emozioni che il lettore deve trasmettere arriveranno soltanto se questi ha saputo comprendere fino in fondo il vero messaggio del testo e se, calandosi nella parte dell’autore, sa comunicarne con partecipazione il contenuto.

Si dovrà quindi evitare di essere “piatti” e di leggere come se il contenuto non ci interessasse, ma anche di non esagerare per il timore di essere noiosi. Non si può fare a meno di dar colore alla lettura, ma bisogna farlo nel modo più naturale, senza retorica, con equilibrio e misura.

Sarebbe bene, nella lettura di preparazione, evidenziare in margine i momenti più significativi del brano, cercando poi, con l’aiuto di tutti gli elementi espressivi (la pausa, il ritmo, il tono ed il colore) di rendere efficace e suggestiva la nostra esposizione.

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V. A. K.

V.

STATO RISORSA

PENSARE

A.

K.

POSTURA

K. A. V.

La Rappresentazione dei Leader