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Scuola Politica di Educazione Civica

Scuola Politica di Educazione Civica. Introduzione alla PERMACULTURA. Relatore: Mirco Zioni. Definizione di “PERMACULTURA”.

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Presentation Transcript


  1. Scuola Politicadi Educazione Civica Introduzione alla PERMACULTURA Relatore: Mirco Zioni

  2. Definizione di “PERMACULTURA” Nacque in Australia come “PERMACOLTURA” poichè i suoi concetti furono strettamente legati all’ambito agronomico. Le fondamenta della P. hanno radici nell’esperienza di Masanobu Fukuoka originario del Jappone. Successivamente, ci si accorse che i principi basilari della P. potevano essere applicati più genericamente ad ogni contesto umano, allo scopo di poter preservare l’ambiente in cui viviamo. Perciò i suoi concetti vennero allargati, da Mollison e Holmgren, che coniarono il nuovo termine di “PERMACULTURA”, inteso come: CULTURA DELLA PERMANENZA La chiave di lettura diventa perciò: attuare tutte quelle azioni/non azioni che, agendo in SISTEMI, hanno lo scopo di ricreare/preservare i normali cicli della natura. Poichè ciò che è CICLICO, è in equilibrio, sostenibile e PERMANENTE. IntroduzioneallaPermacultura

  3. Cosa stiamo cercando di fare? • Dai concetti basilari della Permacultura, sono nati: • Cultura della Transizione • Movimento per la Decrescita Felice • Agricoltura Sinergica • ..... • C’è un nuovo fermento culturale, in crescita lenta ma costante ed esponenziale, che lavora in sordina, in attesa di emergere raggiunta la propria massa critica.... • Non sono persone che protestano... Bensì persone che cominciano a cambiare i propri stili di vita in questa direzione. • In permacultura si dice “INIZIA TU STESSO, DALLA TUA ABITAZIONE”, perchè si è più abituati e confidenti nei risultati. Iniziare dall’ambiente che più si conosce. Introduzione alla Permacultura

  4. Qual’e l’approccio giusto per comprendere la P. ? • Per capire di cosa stiamo parlando è necessario prima sapere che: • E’ prima di tutto: PROGETTAZIONE • La progettazione ha lo scopo di ristabilire e/o preservare SISTEMI • E’ ECOCENTRICA (anche se alcuni testi la definiscono antropocentrica. Specialmente nel Regno Unito. Ma questo non deve fuorviare poichè si tratta di un atropocentrismo in senso lato, circoscritto nelle regole dell’ecocentrismo) • Non “EVOLVE” (le risposte sono a nostra disposizione in attesa di essere scoperte) • Non serve troppa teoria, perchè il nostro primo insegnante è Madre Natura • Lavora sempre secondo principi etici • E’ SEMPLICE • Studia processi OLISTICI • Irrobustisce i SISTEMI rendendoli più RESILIENTI. L’uomo che applica i suoi principi, diventa anch’esso RESILIENTE in sinergia con il suo ambiente • Usa la miglior fonte di energia rinnovabile: l’INTELLIGENZA UMANA • Permette di riappropriarci della nostra sovranità alimentare, energetica, monetaria... IntroduzioneallaPermacultura

  5. Prima di tutto: SEMPLICITA’!!! Parlare in modo SEMPLICE, perchè la natura E’ semplice. La semplicità aiuta l’interlocutore ad avvicinarsi con più entusiasmo a questi concetti. Le cose di cui necessitiamo sono semplici, addirittura BANALI. Fateci caso, le cose semplici fanno vibrare il nostro essere, permeano in fretta, fanno vibrare la nostra anima. Le crisi ci fanno tornare a pensare alle cose semplici, essenziali. Quindi servono a farci tornare esseri umani e a renderci quella consapevolezza di esistere per uno scopo ben preciso: essere animali sociali traendo gioia dalla preservazione dell’ambiente che ci circonda. Introduzione alla Permacultura

  6. Etica della permacultura • I 3 principi etici: • Prendersi cura della terra (ecocentrismo) • Prendersi cura dell’uomo (antropocentrismo) • Condividere le risorse (altruismo) • Una sola regola fondamentale: • RESPONSABILITA’ • 3 principi + 1 regola = PERMACULTURA • Se uno di questi viene meno, non possiamo chiamarla come tale Introduzione alla Permacultura

  7. Valori in Permacultura • COOPERAZIONE • SOSTENIBILITA’ • FELICITA’ (bisogna divertirsi nell’applicarla) Introduzione alla Permacultura

  8. Cos’è un SISTEMA La P. e’ una scienza applicata ai SISTEMI. Parlando di permacultura, non discutiamo solo di tecniche agronomiche, bensi possiamo applicare questi concetti a tutti gli ambienti che conosciamo. Dal proprio ufficio, al proprio appartamento, all’officina meccanica nella quale lavoriamo. Si tratta di un cambio di paradigma culturale, non di nozioni da seguire alla lettera. Tenendo presente questo principio, possiamo affermare che: Un SISTEMA è un’area (di dimensioni definite) nel quale esistono regole e interazioni ben specifiche, basate su flussi energetici, poiche tutto è energia, compresa la materia. Quando l’uomo interviene in un sistema, apporta comunque cambiamenti. Sta nella nostra responsabilità capire se quel sistema ha conservato un suo equilibrio, o se tocca a noi cercare di ristabilirlo. Quello che dobbiamo fare è CAPIRE quale esso sia, affinchè la nostra IMPRONTA non vada a corromperne la stabilità, ma prendendo solo quella parte di energia che ci spetta. Conoscete la teoria di Gaia? Parla del sistema su grande scala, il PIANETA TERRA come unico sistema. PIU UN SISTEMA E’ PICCOLO, MENO E’ ENERGIVORO. SOLO LA NATURA SA AMMINISTRARE BENE I GRANDI SISTEMI. L’UOMO DEVE LIMITARSI AI SISTEMI PICCOLI. Introduzione alla Permacultura

  9. Flussi Energetici • Un flusso energetico è rappresentato da una fonte di energia che viaggia in una specifica DIREZIONE. • Un SISTEMA possiede insitamente una serie di flussi energetici. Alcuni sono ben visibili (una cascata d’acqua, il vento, il sole...), altri sono più latenti o sono dormienti o ancora, possono essere stati compromessi dal passaggio dell’uomo. • La natura lavora sempre con flussi energetici CICLICI (tipici delle fonti rinnovabili) • L’uomo tende ad utilizzare flussi LINEARI (tipici delle fonti fossili e comunque non rinnovabili) • Se ci si vuole veramente avvicinare alla P., dobbiamo comprendere a fondo questa cosa. La progettazione in P. si basa proprio sul disegno di questi flussi ed eventuale sinergia fra essi. • Avete mai pensato al flusso energetico di un POLLAIO? Introduzione alla Permacultura

  10. Reintegro dell’energia prelevata e Bilancio Energetico (RESPONSABILITA’) Quando si progetta, bisogna partire dal concetto di RESPONSABILITA’ , redigendo veri e propri BILANCI ENERGETICI. Si inizia ragionando sulla quantità di energia che sfrutteremo (in qualunque forma essa sia), per poi reintegrarla. Il progetto è di buona qualità quando riusciamo, attraverso un approccio OLISTICO, a reintegrare più energia di quella che consumiamo. Attualmente, l’industria, l’agricoltura, il commercio... Producono 10 volte tanto quello di cui necessitiamo per vivere. Lo scopo di questa extra-produzione è creare ECCEDENZE da utilizzare come vere e proprie ARMI sui mercati finanziari e destabilizzare la democrazia in favore delle grosse multinazionali. Esse profittano su questi enormi capitali, sfruttando selvaggiamente le risorse non rinnovabili, per poi spostarsi su altre aree lasciando alle loro spalle scie di sterilità e distruzione. NIENTE RESPONSABILITA’. Inoltre, le materie prodotte in tal modo, richiedono velocità ed immissioni nell’ambiente di enormi quantità di energia (combustibili, concimazione chimica, investimenti finanziari che sono da considerarsi anch’essi fonti energetiche). I prodotti che ne derivano, non possono che essere di SCARSA QUALITA’ e addirittura NOCIVI. Solo un animale adottava questo approccio oltre noi. IL DINOSAURO. E si sa che fine ha fatto. Introduzione alla Permacultura

  11. Equilibrio energetico Ad ogni immissione di energia in un sistema, ne deriva una reazione. Più è l’energia immessa in breve tempo, maggiore e violenta sarà la risposta che scaturisce dal nostro sistema. La Natura risponde con maggior violenza ove sia stato introdotto nel suo ambiente un quantitativo eccessivo di energia al quale essa non riesce a far fronte. E’ un processo che può essere definito “metabolico”, poichè tutto ciò che non può essere metabolizzato, viene rigettato provocando nefaste reazioni. Si basti pensare all’energia consumata per disboscare una grande area montuosa. La risposta è la frana. E ancora, l’immissione massiva di concimi chimici nel terreno, accelera i processi di crescita delle piante, che a loro volta consumeranno la maggior parte della materia organica. La risposta è la progressiva sterilità di quel terreno e l’attrazione massiva di parassiti che si vedono servito su un piatto d’argento una grande quantità di cibo. La natura, se lasciata indisturbata, dosa molto bene l’energia, lavora lentamente, produce in qualità. Dobbiamo imparare ad osservarla e copiarla Introduzione alla Permacultura

  12. Scalarità Si definisce come SCALARE, qualsiasi processo produttivo che da àdito ad una produzione equilibrata e duratura nel tempo. In permacultura dobbiamo tenere ben presente questo concetto, perchè il contrario di un approccio scalare, è rappresentato dalle MODE, dal CONSUMISMO SFRENATO, dalla EXTRA PRODUZIONE... Dalla FRETTA di fare profitto in breve tempo. Se vogliamo che il nostro progetto sia innanzitutto etico deve produrre in ottica SCALARE. Vi vengono in mente esempi di scalarità applicata all’agricoltura o ad altri settori? Introduzione alla Permacultura

  13. Resistenza Vs. Resilienza I maggiori contestatori della P. portano in loro favore il concetto di RESISTENZA delle nuove specie di piante incrociate dagli scienziati o addirittura OGM. La risposta della P. e’ abbastanza semplice: La resistenza è una capacità che viene INDOTTA nelle piante attraverso processi chimici o condizionamenti ambientali, o ancora varietà selezionate appositamente, e che quindi richiede un grosso dispendio di energia, senza considerare la quantità di residui chimici che poi andiamo ad ingerire. Quindi il bilancio energetico è negativo, anche se va a favore di quello economico. Ma in ogni caso sono piante meno nutritive, perchè crescono molto in fretta. La P. Incentiva quelle RESILIENTI, che sono quelle specie che si sono perfettamente adattate negli anni a vivere in un determinato sistema e che per questa ragione, crescono in armonia facendo fronte “NATURALMENTE” alle avversità senza bisogno di apporti energetici dall’esterno. (bilancio energetico positivo) Introduzione alla Permacultura

  14. BIODIVERSITA’ Lo sbaglio che si fa spesso al giorno d’oggi, consiste nel voler produrre la stessa coltura su terreni di tipo diverso, con diversi climi e a diverse latitudini, eliminando così la biodiversità che la natura ha creato in milioni di anni. Se la natura ha selezionato certi tipi di piante e animali, in determinati ambienti, ha sempre avuto il suo logico motivo. Per attuare questo “appiattimento” colturale, è richiesta molta energia in termini di prodotti chimici di sintesi. Queste piante, senza questi prodotti, non sopravviverebbero e ne divengono quindi DIPENDENTI. La stessa dipendenza la raggiunge lo stesso SISTEMA. Una volta che il nostro sistema risulta “DROGATO”, saremo sempre più dipendenti da queste dispendiose risorse e serviranno anni per disintossicarci. La terra si comporta esattamente come il nostro organismo. La missione consiste nel recupero di varietà antiche che rischiano la totale estinzione. Introduzione alla Permacultura

  15. Pre-requisiti per una buona progettazione in Permacultura • Progettare in P. e’ semplice ma diventa difficile quanto più cerchiamo di opporci alla natura. Un progetto può fallire facilmente se una di queste condizioni viene meno: • Ovviamente deve essere ambientalmente sostenibile, ma lo deveessereanche ECONOMICAMENTE. • Si progetta partendo dai FLUSSI ENERGETICI. Più energia apportiamo dall’esterno, e meno diventiamo resilienti. Meno siamo resilienti, più rischiamo il fallimento dell’intero progetto • Un SISTEMA che non possiede importanti fonti energetiche proprie, è destinato a fallire • Adattare l’uomo all’ambiente in cui si appresta a vivere e non vice-versa • Economizzare al massimo il dispendio di energie. Incentiva i processi e ci fa vivere con meno sforzi. (oggi le persone pensano sia esattamente il contrario, perchè viviamo in un mondo rovesciato) • Bisogna COPIARE la natura Introduzione alla Permacultura

  16. Agricoltori o Contadini? • Proveniamo tutti dall’ambiente CONTADINO. • All’inizio del secolo, la maggior parte dei nostri avi, lo era. E’ sufficiente osservare l’architettura che ci circonda. • Poi l’uomo ha deciso più o meno velocemente di cambiare stile di vita, e quelli che sono rimasti nelle campagne sono divenuti AGRICOLTORI. • L’AGRICOLTORE è una figura fortemente dipendente da: • Meccanizzazione e quindi: MONOCOLTURE (agricoltura estensiva) • Chimica e combustibili fossili • Estrema specializzazione • Incentivi finanziari (contributi P.A.C., assicurazioni...) • Individualismo spinto dalle lobbies • Grande distribuzione • Il CONTADINO: • Ha studiato con la pratica il proprio territorio, promuovendone la bio-diversità e tramandando oralmente i suoi saperi • Grande collaboratore (si aiutavano l’un l’altro, condividendo..) • Despecializzazione (un contadino sapeva fare un po’ di tutto) • Agricoltura INTENSIVA e quindi più colture per minor superficie • Sapeva che la sua terra doveva essere preservata (“Figlio, un giorno tutto questo sarà tuo”). IntroduzioneallaPermacultura

  17. Non ho un terreno, come faccio? • La permacultura non deve essere un privilegio di pochi... • Si possono fare innumerevoli esempi per dimostrare come si può agire anche senza essere in proprietari di una grossa azienda agricola. • Prestando manodopera in cambio di merce. • Iniziando a coltivare il proprio giardino trasformandolo in orto urbano (il prato all’inglese è anti-permaculturale) • Trasformando il proprio balcone in una piccola jungla • Informandosi e facendo gruppo con persone che hanno lo stesso interesse, per prendere in comodato d’uso o in affitto piccoli appezzamenti di terreno • .... Introduzione alla Permacultura

  18. Requisiti per attuare una buona progettazione Tutto influenza tutto Lavora CON, mai CONTRO Nessun intervento (la natura interviene da sola) Il PROBLEMA è la SOLUZIONE Inizia da casa tua e da lì vai oltre Lavora dove è EFFICACE (inutile accanirsi) COOPERAZIONE non COMPETIZIONE RENDIMENTO non limitato Introduzione alla Permacultura

  19. Introduzione alla Permacultura

  20. Esempi di P. applicata Masanobu Fukuoka PacciamaturaNaturale Semina con Palline d’argilla Introduzione alla Permacultura

  21. Progetto agri-business Vs. Permacultura • AGRI-BUSINESS: • Chi guadagna: • Chimici • Lobbies Farmaceutiche • Lobbies Sementi • Lobbies produzioni meccaniche • Chi perde: • Ambiente • Terreni • Agricoltori • Consumatori • PERMACULTURA: • L’esatto contrario Introduzione alla Permacultura

  22. Progettazione • Masanobu Fukuoka dimostrò a chi lo contrastava, che poteva produrre quantità di riso in competizione con l’agricoltura moderna, ma con meno sforzo e nel rispetto dell’ambiente. • Prima di iniziare a progettare, bisogna capire cosa quel terreno è predisposto a produrre, osservando nello specifico alcuni elementi fondamentali: • esposizione • piante pre-esistenti (più varietà è sintomo di maggior equilibrio e fertilità) • luminosità • vento • risorse idriche • piovosità della zona • struttura del terreno • presenza di sostanza organica decomposta • temperatura • ... • Per fare ciò, è necessario osservare il nostro SISTEMA per un anno, osservando l’alternanza delle stagioni e gli effetti che hanno sull’ambiente. Introduzione alla Permacultura

  23. Mappatura • La prima fase di un progetto consiste nel realizzare una mappatura dell’intero sistema sul quale vogliamo lavorare. La cartografia ufficiale non è sufficiente perchè non ci fornisce alcuni elementi fondamentali quali sensazioni, odori, sensibilità. • Una considerazione: IL DISORDINE (per come lo concepiamo) è L’ORDINE DELLA NATURA • Sulla nostra MAPPA dovremo annotare ogni cosa che ci possa tornare utile ai fini della progettualità di ogni singolo aspetto. Annoteremo quindi: • tipi di piante • tipo di terreno • clima • risorse idriche • vento • esposizione • pendenze • sensazioni • .... Introduzione alla Permacultura

  24. Progettare a zone Fatta la mappatura, si inizierà a dividere in 5 zone concentriche (anche irregolari) il nostro sistema, mettendo al centro l’uomo e la sua abitazione. Per tracciare le zone dobbiamo valutare 2 soli criteri: Facilità di accesso e distanza Controllo Quindi, in una scala di valori, assegnare dei punteggi per ogni attività che si desidera creare tenendo presenti i due criteri sopra citati (1 e 2). I punteggi che ne derivano serviranno a collocare in ciascuna zona le attività che si desidera svolgere. Tanto più un’attività richiede accessibilità(1) e controllo(2), tanto più la zona ideale sarà quella vicina all’abitazione. La zona 5 deve essere lasciata alla natura e quindi non deve essere disturbata. Serve al passaggio di animali, ad ospitare insetti, biodiversità in genere. E’ il tributo che l’uomo lascia a Madre Natura per lasciare in equilibrio l’ambiente circostante. Al contrario di quello che si può pensare, la zona 5 è la più importante di tutte, perchè è terreno fertile per l’OSSERVATORE. Introduzione alla Permacultura

  25. Organizzare le zone Esempi: ZONA 1: orto, magazzino attrezzi, stenditoio, gazebo... ZONA 2: pollaio, piccoli allevamenti animali, stagno, piccoli alberi da frutto... ZONA 3: grandi frutteti, allevamento di grossi animali... ZONA 4: pascoli, bosco ceduo... ZONA 5: incontaminata e selvaggia Introduzione alla Permacultura

  26. Introduzione alla Permacultura

  27. Saper analizzare il Terreno • Un terreno si può valutare anche senza operare un’analisi chimico/strutturale di laboratorio. Si ricorre a questa costosa pratica, solo quando uno dei seguenti principi non è rispettato. • La terra che “profuma” è generalmente di buona qualità. Deve avere un odore di sottobosco, non deve avere odore sterile o “cattivo” (valutazione olfattiva) • Il terreno più versatile ha un buon equilibrio tra argilla e sabbia. Toccandola deve sgretolarsi, ma non completamente (valutazione tattile) • Il terreno che presenta molta biodiversità naturale è un terreno equilibrato (valutazione visiva) • Capacità di permeazione all’acqua. Provare, in piano, a gettare un secchio d’acqua e valutare quanto tempo ci mette ad assorbirla (valutazione oggettiva) Introduzione alla Permacultura

  28. Pacciamatura Naturale • La pacciamatura naturale è una pratica che la natura applica da sempre. Essa ricopre il terreno di materiale organico. Tale materia è composta da fogliame, fieno o paglia, corteccia, frutti caduti, semi, fiori.... Tutto ciò che naturalmente cade sul terreno. • In Permacultura si usa la pacciamatura naturale perchè è un ottimo modo per imitare la natura. Non si è dovuto studiarlo in laboratorio. Si è semplicemente osservato l’ambiente circostante. • Restituisce al terreno la materia organica che gli è stata tolta con la raccolta • I composti organici, quando si decompongono, liberano l’energia che avevano accumulato, restituendola al terreno sottoforma di calore, molecole organiche, micro e macro elementi • Protegge il terreno dagli sbalzi termici • Impedisce l’evaporazione eccessiva dell’acqua • Reintegrando materia organica, rende il terreno più soffice e arieggiato, oltre che più ricco di elementi nutritivi • Negli anni va a costituire un vero substrato chiamato “pelle” che rende quel terreno molto più RESILIENTE Introduzione alla Permacultura

  29. Valore intrinseco di ogni singolo elemento In Permacultura andiamo a promuovere elementi che abbiano almeno 3 tipi di utilità diverse Evitiamo perciò di incentivare dispendi di energia su elementi che abbiano un solo scopo Un buon esempio è rappresentato dall’allevamento dei polli (slide successiva). Anche la pacciamatura ha in se numerosi scopi (nutrire, proteggere, evitare l’evaporazione eccessiva, regolare la temperatura,...) Introduzione alla Permacultura

  30. Introduzione alla Permacultura

  31. Fine IntroduzioneallaPermacultura

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