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La conversazione corso di lezioni 2000-2001 Università di Salerno

La conversazione corso di lezioni 2000-2001 Università di Salerno. c.gily reda sociologia delle comunicazioni di massa. Le regole della comunicazione.

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La conversazione corso di lezioni 2000-2001 Università di Salerno

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Presentation Transcript


  1. La conversazionecorso di lezioni 2000-2001Università di Salerno c.gily reda sociologia delle comunicazioni di massa

  2. Le regole della comunicazione • Quando si parla di regole della comunicazione, tema attualissimo anche oggi, ci si incontra con questioni difficili da risolvere sul piano degli equilibri politici. Ma vi sono sottesi anche problemi teorici di notevole difficoltà, che la ricerca fa bene a proporsi.

  3. La danza di una conversazione • lo studio della conversazione e del linguaggio ordinario si caratterizza nella complessità, tanto che Bettetini (L’audiovisivo dal cinema ai nuovi media, Bompiani 1996 ) ritiene sia necessaria una svolta nella semiologia, per poter adottare codici eterogenei per la decodifica • Può essere utile, per disporsi ad intendere, la metafora della danza, la concomitanza complessa che richiede • Il coreografo Montalvo definisce la danza ”un diffuso piacere carnale ed epidermico che sublima ogni idea diretta di sesso”, richiede la partecipa-zione integrale di corpo, mente, gesto, sensibilità, musica • Così la conversazione, una danza evocata dai salotti settecenteschi in cui gli illuministi davano lettura dei loro manoscritti (Craveri, la società della conversazione, 2001).

  4. regole anomiche • L’inglese conversational research, un genere che ha già una sua ampia letteratura, definisce tutti scambi linguistici, a partire dall’ informazione stradale. • Perché tutti hanno regole numerose e sempre diverse, tanto che i molti tentativi di codifica si fermano ad un’ossatura elementare • Ma le regole ci sono, ineluttabili più delle giuridiche (l’infrazione porta la fine dell’interazione) anomiche, cioè non scritte, da interpretare da contesto a contesto: codificarle risulta impossibile quanto è certo il loro instaurarsi.

  5. L’analisi conversazionale • Linguisti e strutturalisti iniziano l’analisi adoperando sistemi di segmentazione e classificazione, ostacolati dalla difficoltà di trarre regole fisse in una varietà polimorfa di espressioni • La conversazione è una joint production (Stubbs 1981)

  6. Non sono leggi, perché violabili e non predittive Duncan e Fisk approccio etico1977, registrano conversazioni tra studenti Clark, approccio emico 1983, invece segue la via del test Si conclude ad un modello possibile, riscontrabile in ogni conversazione Saluto saluto Domanda risposta Combinazione Attesa assenso Accordo Le leggi non leggi

  7. I funzionalisti di Birmingham osservano i turni, l’interazione nella sequenza, connessioni additive, avversative, causali Schema grammaticale, che come disse Harré nel 1974, deve essere di tipo generativo Prevale la funzionalità sulla statica, il contesto relazionale (Sinclair e Coulthard 1984), che accentua il feedback Più delle parole conta la deriva, che si basa sulla competenza linguistica universale Sperber e Wilson (griceani): principio di rilevanza La grammatica

  8. I principi conversazionali sono norme di cortesia che si rifanno a principi morali – cooperazione – non dire il falso – non essere ambiguo – sii comprensibile Sperber e Wilson 1992, principio di pertinenza, informazione produttiva Leech 1983: PP political politness - e CP cooperative principle - sono inversamente proporzionali, quanto più grande la correttezza, minore l’informazione La pragmatica di Grice

  9. Complessità del linguaggio ordinario e conversazionale • Nella conversazione entrano elementi non logici, come i contatti affettivi ed i gesti, che possono rendere molto diversamente l’esito del percorso in parole • L’unica legge certa è l’alternanza dei parlanti: quel che possiamo definire interattività • Perciò è argomento principe della teoria della comunicazione, il linguaggio da analizzare per comprendere le comunicazioni di massa

  10. La conversazione strumento di informazione e formazione • L’interattività rende la conversazione si presenta strumento formativo, che con metodologie adeguate può essere usato didatticamente • Tiene presente il target e lo dirige meglio a nuove acquisizioni, se guidata da un metodo e da un maestro di gioco che tenga il bandolo della conversazione, attraverso le sue regole fisse e variabili. • Così la adopera l’Osservatorio di Comunicazione Federico secondo

  11. PROGETTO “INFANZIA E MEDIA” DIARIO DI BORDO Attua una sperimentazione di schemi in progress, a a sostegno di una conversazione Abbozzi fissi, da modificare a seconda del target, tranne che nei punti della rilevazione dati Questa si attua sul modello delle interviste, cioè test di registrazione non somministrati ma redatti dal Maestro di Gioco su appositi diari di bordo Il modello del diario registra le reazioni dei giovani a programmi televisivi, a videogiochi, a personaggi, al modulo di conversazione, attuando un controllo del target mentre aiuta la contestualizzazione del vissuto mediatico Diario di bordo Data ---------, _________ Scuola Operatori presenti Attività svolte 1 2 Commenti sulle osservazioni segnalate da asterisco 1. 2. 3. 4. Modelli conversazionali e test _________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

  12. La conversazione e la retorica • Filosofia analitica e semiologia incontrano difficoltà per la complessità ed eterogeneità della conversazione. Nella tradizione speculativa ci sono forze che possono aiutare a comprendere. • La retorica, ad esempio, ha indagato nei secoli il linguaggio non apofantico, ricco di immagini e affettività, l’uso della parola come azione, ed il linguaggio ordinario, protagonista della conversazione. La letteratura retorica è ampia e ricca di suggestioni • Marc Fumaroli ha reintrodotto lo studio della retorica al College de France e ne ha scritto la storia • Ezio Raimondi dice nelle Figure della retorica: “La retorica è l’arte di parlar bene, di dar prova di eloquenza davanti a un pubblico per guadagnarlo alla propria causa. Dunque essa consiste, per così dire, in due momenti. Da una parte è l’arte di un parlareefficace nei confronti di qualcuno, dall’altra è l’insieme delle tecniche e lo studio delle tecniche attraverso le quali si persuade e si regola la propria parola per ottenere quest’effetto. E’ legata soprattutto all’idea dell’efficacia della parola su qualcuno e quindi è intrinseco alla parola un rapporto” • La Retorica di Aristotele (3 libri: passioni, nozioni per ottenere il consenso, caratteri della parola e dello stile) elenca tre generi ( deliberativo, giudiziario, epidittico o dimostrativo) sino al Romanticismo connota l’educazione umanistica (Curtius), il 500 vi accompagnava le buone maniere, l’urbanitas superiore alla rusticitas, dove nasce l’interesse per i costumi che è oggi antropologia (Vasoli). ‘600 e ‘700 non l’amano ma Gracian e Tesauro pregiano la metafora, l’idea del mondo come teatro si diffonde. Il Romanticismo la trasforma in Estetica, per la critica di Kant, Schlegel la rinnovarla con la mitologia. Il Novecento la rifiuta per il modello ciclico di interpretazione dei fatti umani, che sostituisce con lo storicismo. Ma con Gadamer e Perelman Teyteca se ne recupera il valore educativo, antropologico, linguistico (Raimondi)

  13. Per studiare la conversazione • utile che il confronto con la filosofia – retorica e filosofia sono il dominio dei codici eterogenei • Ad esempio la filosofia del dialogo (Buber) pone un incontro interattivo con l’Altro. Il raffronto mostra che non è questo la conversazione, il cui criterio è con Castiglione la spezzatura: c’è di simile invece il protagonismo della differenza come punto focale: ci si riconosce nel Tu • Non è dialogo perché regola è il turno dei parlanti, non l’oggetto: è irrilevante? • Schleiermacher, che dice ermeneutica pratica ogni conversazione, precisa che parlare del tempo è il livello zero dell’interscambio comunicativo

  14. Livello zero – Alta educazione • “Per imparare sempre qualcosa dalla conversazione con gli altri (che è una delle più belle scuole che ci possano essere), osservo nei miei viaggi questo sistema, di condurre sempre coloro con i quali mi intrattengo a trattare degli argomenti che conoscono meglio” Montaigne • Essais, libro I cap. XVII.

  15. J.F.Lyotard I diritti dell’altro • Importantissimo il contenuto per Lyotard: •  La capacità interlocutoria si trasforma in diritto a parlare solo se il discorso comunica qualcosa di altro rispetto al déjà dit. Il diritto di parlare comporta necessariamente il dovere di comunicare: se il nostro discorso non annuncia niente è condannato alla ripetizione e alla conservazione dei significati esistenti. La comunità umana può espandersi, ma rimarrà pur sempre la medesima, spossata dall’euforia che ci viene dalla sensazione di essere in così buoni rapporti con se stessi. La principale funzione dei media, oggi, è appunto quella di rafforzare il consenso interlocutorio contro la comunità. Sono noiosi nella misura in cui non ci insegnano niente. L’interlocuzione non è fine a se stessa; è legittima solo se, attraverso Altri mi annuncia qualcosa che sento ma non capisco. • Dovremo quindi distinguere tre livelli del ‘diritto di parlare’. Il primo è quello della facoltà di interlocuzione, principio fondamentale intrinseco ai linguaggi umani; il secondo è quello della legittimazione del discorso, resa possibile dal fatto che esso annuncia qualcosa di altro, adoperandosi per farcelo capire; il terzo, e ultimo, è quello della legittimità del discorso, ovvero il diritto positivo di parola, che riconosce al cittadino il diritto di avere come destinatario il cittadino. Quest’ultimo aspetto tende a incorporare i primi due, ma si tratta di una confusione positiva. • È addirittura un argine alla libertà di parola, la vuota ripetizione del già detto!

  16. Nella conversazione • Si conosce se stessi attraverso l’altro, come nel dialogo, assaporando con lui il senso di una diversità che conosciamo da lui • Come nell’ amore • Ma il centro siamo noi, per la retoricità del percorso, il discorso lieve e spezzato mantiene l’interesse di ciascuno per se stesso • L’altro è uno specchio, la sua scomparsa trova sostituzione

  17. Non è un dialogo – ma come il dialogo non si instaura né con l’amicus né con l’ inimicus • “L’uomo si fa Io nel Tu. Ciò che sta di fronte all’Io viene e va, gli eventi relazionali si condensano e si disperdono, e nel cambio si chiarisce sempre più forte la coscienza di quello tra i due termini che rimane uguale, la coscienza dell’Io. E’ solo nella trama della relazione, nella relazione con il Tu, che l’Io appare sempre e ancora come un affermarsi di ciò che viene dopo il Tu e non è ancora Tu; ma che, facendosi strada con forza sempre maggiore, giunge a spezzare il legame, e l’Io, liberatosi, può guardare se stesso per un attimo come se fosse un Tu; potrà così prendere subito possesso di sé ed entrare, da allora pienamente consapevole, nella relazione”

  18. Il tu • Il tu misura dell’io è frutto del paragone col dialogo • L’Eros dialogico crea una comunità affidata al logos, come nel Klementinum di Praga, mondo tre, sapere... • Una comunità di pensieri, gesti, affetti, in cui il mistero ha un suo posto preciso come l’agire comunicativo e conversazionale • senza sconfinamenti in comunanze arcaiche, senza la banalizzazione della riduzione del tu a target

  19. Ricapitolando • Il paragone con l’amore, con il dialogo, il discorso retorico, disegnano un percorso di parole comuni e costumi, ricco di sentimenti e gestualità, che creano la comunità di eguali, necessaria per la conversazione (il turno) • che si sviluppa nel logos: come la ragione, ma senza perdere la consistenza di parole. • È una forma metalinguistica sociale e pluricodificata.

  20. Entriamo nei salotti • Nel 1620 Mme de Rambouillet inaugura il suo salotto in Rue Saint-Thomas du Louvre, dal 1650 Mle de Scudéry riceverà il sabato al Marais, offrendo lo spazio all’opinione pubblica (Habermas). Il giudizio del gran mondo estraneo alla corte il cavaliere di Méré rivendicava contro Luigi XIV: ma restava potere più consolatorio che eversivo. Nasceva l’ambiente ideale per l’abilità dei conversatori. • Erano già molti erano gli stili del conversare. L’Italia del Rinascimento, la Gran Bretagna del 700, la Francia del Grande Secolo li definivano, nel concreto dei rapporti umani, nella fioritura di manuali e testi. Se si volessero trarre da tutto ciò caratteristiche atte a definire in breve il genere, si potrebbero indicare il principio di cooperazione, l’uguale distribuzione del diritto di parlare, la costituzione di un altrove dove l’apparenza della spontaneità sostituiva i discorsi d’affari e di corte, o quelli speciali, riservati alle Accademie.

  21. Spigolature • Isabella Teotochi Albrizzi (1760-1836) riceve in un palazzo veneziano - protegge Canova, ama Foscolo, la canta Leopardi, ha un epistolario con Pindemonte, che ha forma circolare di giornale, in cui si legge il febbraio del 1826: “Il canto che il Lamartine aggiunse al Child Harold di Byron fa parlar moltissimo… Ci consoleremo con le quattro opere che tra non molto usciranno in Milano: il romanzo di Manzoni, il poema di Grossi I Lombardi alla prima crociata e la Messiade di Maffei” (Vittore Branca su “Il Sole 24 ore”, 12.2000). • Striano ne Il resto di niente descrive la conversazione a Palazzo Serra di Cassano delle future dame della Rivoluzione Napoletana, sede oggi dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici, la Pimentel e la Carafa a sparlare di Maria Carolina Watteau le dedica un quadro, Moliere erige il monumento della Preziosa ridicola. • Francois La Mothe Le Vayer la paragonava al tennis: “così com’è inutile colpire forte la palla se questa non viene respinta, la conversazione non è piacevole se manca una risposta valida”. Il desiderio di brillare è una “violazione delle normali pratiche del parlare a turno quali atti di scortesia e mancanza di educazione”( Schegloff). Chi predilige l’intimità (Seneca), chi il convito (Socrate), ma sempre il buon conversatore “introduce i giusti argomenti di conversazione .. al fine di creare armonia”. Cicerone lo considera dovere sociale: è un discorrere lenis, tollerante, non pettegolo. Il trovatore Marcabru elenca i pregi: decoro, mensura, parlar gentile. Andrea Cappellano lo descrive alla corte, Castiglione coglie la tipica spezzatura del parlar medio.

  22. Regole • I manualisti del ‘700 (come Washington, de la Salle, Renaud) elencano topoi, pregiano la cortesia ed il turno. La Rouchefoucauld distingue la conversazione alta delle Accademie da quella leggera dei salotti: saccenterie, sentenze, parentesi, arringhe, toni autoritari o egocentrici sono sbagliati come canzonature, vanterie, governo della casa, attualità della moda, religione, politica e domande dirette. A seguire gli elenchi di regole, la conversazione impossibile. • Mentre nella conversazione uomini e donne si conoscono, simulano il normale rapporto di confronto e di lotta che stabilisce le gerarchie, in modi sempre più raffinati e sempre meno violenti con regole anomiche

  23. Da Nietzsche a Palo Alto: impossibile non comunicare • Le casistiche di regole si caratterizzano per l’impossibilità di esaurirle o di essere significanti • Più che la grammatica vale la pragmatica, facendo caso alle tante forme contemporanee di comunicazione • Un salotto è una parafrasi della vita, una sublimazione della competizione

  24. Lotte di salotto • Guermantes e Verdurin, i salotti contrapposti di Proust, per René Girard mostrano la sublimazione della violenza nella competizione/opposizione dell’imitazione negativa, sparlare e copiare • Il modello agisce come un doppio, un double blind, in una mimesi che è violenza suicida • Che mantiene la competizione come molla sociale nel rito della comunità dei parlanti

  25. Oltre che nei parties, nelle public relation che legano le lobbies, la conversazione oggi ferve nella televisione, con la televisione, sulla televisione Il dialogo con lo schermo può definirsi una conversazione perché ‘Qualunque linguaggio nasce, si riproduce e agisce con una finalità interattiva o, più genericamente, sociale: è sempre destinato ad atti comunicativi, al coinvolgimento di almeno due soggetti” (Bettetini, 1984 p.95). La televisione attua un processo semiotico che va letto in analogia con i tradizionali, anche se sviluppa categorialità specifiche per la pluricodicità Come c’è interazione tra un testo e l’utente, che leggendo lo riforma a volte in un rapporto di assistenza altre volte di partecipazione, manifestando competence o illeteracy Così anche la televisione non interattiva stabilisce un rapporto conversazionale con l’utente Conversare con la tv

  26. La conversazione è presente sempre, diventa protagonista nei talk show e nelle serie, nei programmi creati dalla radio tv Per l’analisi del target, potenza e limite del linguaggio televisivo L’ascolto televisivo Beckett, Endgame Che cos’è che ci trattiene qui? La conversazione, un commento dei maggiori avvenimenti, che sono l’equivalente del coro greco Noosfera Lotman Semiosfera Morin Il palinsesto e la rete La regia conversativa della tv

  27. Un dialogo joyceano • Come nel montaggio, la conversazione spezza e ricompone • Lo spettatore luogo dell’assenza, corpo sintetico e simbolico (Bettetini) • Interazione con i media

  28. E’ una conversazione sui generis in specie per la predominanza dell’emittente, non messa seriamente in crisi per ora dalle innovazioni tecnologiche: telefonate, mail, targhettizzazione non rendono interattivo il mezzo Il carattere frammentato del palinsesto, la regia in diretta costruita con montaggio on line, la quotidianità e serialità del messaggio caratterizzano la televisione La televisione dunque privilegia la conversazione perché è il medium che mostra meglio le caratteristiche analogiche del linguaggio dei media nel suo complesso La conversazione rappresenta il canale linguistico tipico delle comunicazioni di massa, fatto di citazioni e approfondimenti senza nesso, che spetta al lettore di combinare: dai giornali ad Internet La conversazione audiovisiva

  29. “La conversazione con il testo audiovisivo è, dunque, prima di tutto, un gioco di azioni, per quanto simboliche, e poi uno scambio progressivo di sapere” (p.124). “A questo gioco di andata e ritorno e a tutta la situazione conversativa che lo iscrive al proprio interno è quindi possibile applicare anche il modello della domanda e della risposta: meglio, della sequenza di domande e di risposte” Sembra una narrazione di memoria, quasi costituita insieme a chi ascolta, “nella prospettiva pragmatica un testo può anche essere considerato come una conversazione predisposta progettualmente ma rinviata al momento del consumo da parte di un destinatario: il momento o, meglio, la situazione che attualizza il progetto dialogico dello stesso testo” Nello spazio tempo dei media

  30. Vi si attua la simulazione • La referenza “può essere interpretata anche come ipotesi scientifica nei confronti di una realtà sconosciuta, e la simulazione come sperimentazione provvisoria e di semplice natura segnica, di questa ipotesi” p.129. “La simulazione, che consiste in una ‘messa in opera di modelli’, consente l’eplorazione dell’insieme dei comportamenti’ dello stesso modello, fino a dove è possibile, e quindi di verificarne la validità” p.133. • Nei New Media si realizza la conversazione testuale nonsolo nelle chat: la differenza tra uomo e macchina altera allora tutti i termini, diversi soggetto enunciatore e ricevente, diverse le figure intermedie, diversa la performance linguistica: parlare è sempre agire. • “L’audiovisivo è un prodotto significante, finalizzato a scambi comunicativi, che è normalmente definito dai sensi dell’uomo implicati direttamente nella sua fruizione (l’udito e la vista), anziché dalle sue caratteristiche segniche e dagli elementi che lo costituiscono” p.7, sinestetico,fatto di prodotti diversi, comprende dal cinema sonoro alla televisione, alle cassette, alla realtà virtuale. La pluricodicità supporta un discorso digitale in intimo rapporto con la figurazione, che esplica un linguaggio che come tutti i linguaggi è simulato (da simul, oltre che da finzione), cioè tende a creare un codice di segni sostitutivi che si articolano in qualche modo in langue, in una semiotica sintetica.

  31. La conversazione simbolica • “Il simulacro del destinatario… costruito dallo stesso soggetto enunciatore (e dal testo), predispone chiavi di lettura e percorsi interpretativi funzionali alle proprie intenzioni”… Il testo non si limita alla messa in scena relativa al suo spessore semantico, ma le aggiunge quella di un interscambio comunicativo simbolico di una ‘conversazione’ simbolica. Un testo, insomma, comporta anche la rappresentazione delle sue norme d’uso, delle modalità di accesso al suo senso attraverso la sua articolazione semiotica. Le istanza pragmatiche di un testo…” p.50 perché contiene in sé un percorso locutivo, illocutivo, perlocutivo, in cui va colto l’accento situazionale che integra testo, contesto, paratesto, intertesto e cotesto (Casetti parla di una terza semiotica, dopo la seconda di Barthes - senso ottuso). Il modello conversazionale presiede all’interazione sino alla consumazione del testo, la crisi del testo porta a pratiche di coerenza del tutto affidate al lettore.

  32. Identità fittizie • La metafora della conversazione aiuta ad intendere in modo corretto l’interattività; mentre i new media (alta definizione, computer graphics, realtà virtuale) articolano l’interattività rendendola reale: qui il percorso si complica del problema della realtà e della identità (Arcade Games, lo scontro reale; Debby Harlow sostiene che si dà corpo al paesaggio interiore, colmo della creatività). Intorno ai media si sviluppano comunità di desiderio (Youngblood). Molte sono le direzioni indispensabili della ricerca, che richiede una etica.

  33. Necessità di una neo semiotica • L’interazione uomo macchina si svolge nell’ambito di uno spazio simbolico e visibile da sottoporre ad analisi semiotica. L’ipertesto avvalora questo aspetto conversativo, visto che il testo diventa effettivamente suggestivo più che informativo, scompare l’architettura unitaria sequenziale e il testo si atomizza: ma non si toglie così l’aspetto mimico, ma si rendono necessari altri criteri per intendere il testo che si trova qui sempre nel contesto; inoltre tende ad esorbitare, perciò, e va ricondotto alla sua natura di progetto testuale determinato. “La natura di performance di queste integrazioni riduce infatti la loro prevedibilità, rendendo potenzialmente infinita l’interazione e del tutto imprevedibili i propri esiti” Bettetini 1996 p. 157. Il testo diventa piuttosto un testimone. La personal tv ovviamente può ulteriormente modificare, il testo diventerà piuttosto una matrice.

  34. Architettura dei rapporti • Non si intende la conversazione senza la sequenzialità dei silenzi, che sono il passare la parola, ma anche indice di salti logici (Hindle: difficile decodifica di “io penso che puoi averlo – è più difficile nelle scuole cattoliche) • Si richiede il completamento del detto, si ripete con sensi diversi • La lingua parlata non è la letteratura o il significato, è un’architettura complessa

  35. la conversazione crea nuclei di stabilità e ridondanza, comunanza di significato in una comunità linguistica, da cui si può risalire alle mentalità collettive Insieme alla tessitura dei rapporti con cui ci leghiamo ad altri, scegliendo il gruppo Da Durkheim a Tarde a Moscovici, si sottolinea la funzione rilevante nella formazione del conoscere dei grandi costrutti delle rappresentazioni sociali, le idee del senso comune L’immaginazione uditiva (Eliot) riopera su questo, e crea attraverso parole nuovi comportamenti e suggestioni, ma solo abbandonandosi alla parola in cerca del ritmo (la metafora della danza) La musica dell’universo aleggia nello stile di vita di Maffesoli (La contemplazione del mondo) che disegna l’accordo segreto della prossemia La comunità costituisce nelle vibrazioni la possibilità di scegliere e di suonare a modo proprio la musica dei costumi, armonica nella coordinazione Scambio d’informazioni: rappresentazioni sociali

  36. Accordi • Brenda Laurel (Computers als Theatre, 1992) descrive la vibrazione dei rapporti: • Prendiamo due persone che lavorano insieme ad un duetto, si danno la mano, giocano a scacchi, ballano il walzer, insegnano o fanno l’amore. Per procedere, i due devono coordinare insieme il contenuto e il processo di quel che stanno facendo. Alan e Barbara, al piano, devono suonare lo stesso duetto di Mozart. Questa è coordinazione del contenuto. Devono anche sincronizzare le loro entrate e le uscite, coordinare quanto forte deve essere suonato il forte e il pianissimo, e d’altronde accordarsi al tempo e alle dinamiche dell’uno e dell’altro • Wittgenstein parlava di addestramento nella lingua

  37. L’architettura if • Per Laurel è la pratica attoriale, il sapere proprio dell’attore, che usa occhi e gesti per dire amore e paura • sovrastruttura cognitiva dell’improvvisazione teatrale, spazio della collaborazione possibile, sceneggiatura, tit format • Questo è il practical reasoning, la conoscenza della credibilità, che la conversazione adopera

  38. Conoscenza pratica • Garfinkel nota che una giuria comprende attraverso un metodo di drammatizzazione analogo a quello degli attori che preparano la personificazione della sceneggiatura, per osservare la credibilità • Sapere che tutti adoperiamo e rendiamo sciolto, atteggiamento, accountability, irriflessa ma non inconscia né spontanea • L’attore di suo conosce proprio questo, su cui riflettiamo poco

  39. Disattenzione deliberata dello Zen • Lo Zen sottolinea l’importanza di questa pratica che s’intrinseca col nostro agire comune • Si agisce bene quando regole e progetti sono intrinseci all’azione e non la ostacolano più con la sequenza dei moti, rendendo naturale il gesto • Come nello sport, pensare sequenzialmente ai gesti ostacolo il risultato, così il practical act diventa abituale • Ma conserva il suo valore comunicativo – è uno dei misteri della conversazione, che ne tiene molto conto

  40. Disegna una comunità diversa, di comunicazione razionale e significativa, dove si disegna un modello di politica della comunicazione in una comunità linguistica con regole anomiche che si comprendono senza parlare, su cui vige accordo totale, pienamente efficaci. La conversazione è sovrana del rumore, l’incubo delle società dell’informazione Che è invece elemento della conversazione, che lo signoreggia e se ne serve, definendo lo spazio di gioco come possibilità di convergenze e divergenze significative Le regole anomiche lo tutelano e si costituiscono in modo generativo, consentendo l’esplorazione del mondo, ma è un ordine ineffabile La conversazione

  41. Il Gioco delle perle di vetro • il libro di Herman Hesse, disegna l’utopia di una comunità linguistica (forse Accademia più che Salotto) che si intesse nella musica e nel ritmo, anima segreta di accordi improvvisati (comunità che idealizza Monte Verità) • Il gioco è una combinatoria che unisce frammenti in nessi duttili e non dogmatici, come pedine di una scacchiera dove si mettono in prova i nessi • le pedine sono costruite ascoltando il senso misterioso della storia, della scienza, del sapere - a Waldzell Josef Knecht, il Maestro del Gioco delle Perle di Vetro, si profonda nella storia e nella scienza per dare forma alle pedine • Così il gioco disegna come uno caleidoscopio forme note in modi nuovi, li protende oltre se stessi, dà spazio alla quasi esistenza del futuro • Il gioco della conversazione intreccia simulazioni di analisi e di rapporti sociali, mette in prova, rigioca i sensi, crea nessi provvisori, studia una possibile stabilità conservando lo stato virtuale • Intreccia la comunità linguistica insegnandole ad inventare la connessione tra le cose, con arguzia e fantasia, rispettando il costume e l’eguaglianza dei parlanti

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