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PSICOPATOLOGIA DELLO SVILUPPO






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estefani
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PSICOPATOLOGIA DELLO SVILUPPO. NASCE NEGLI ANNI 70 Dall’incontro di diverse aree di ricerca: psicologia generale dello sviluppo, psicologia cognitiva e clinica, neuropsicologia, etologia Si occupa dello sviluppo e delle sue deviazioni
PSICOPATOLOGIA DELLO SVILUPPO

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PSICOPATOLOGIADELLO SVILUPPO

  • NASCE NEGLI ANNI 70

  • Dall’incontro di diverse aree di ricerca: psicologia generale dello sviluppo, psicologia cognitiva e clinica, neuropsicologia, etologia

  • Si occupa dello sviluppo e delle sue deviazioni

  • Studia l’origine e l’evoluzione dei pattern individuali di comportamento disadattato

  • Correlare le manifestazioni sintomatologiche con i cambiamenti nel ciclo di vita

Maria grazia Strepparava -corso di psicopatologia dello sviluppo1

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CLASSIFICAZIONI DIAGNOSTICHE DESCRITTIVE IN ETA’ EVOLUTIVA: POTENZIALITA’ E LIMITI

  • SCUOLA DELL’INFANZIA-SCUOLA PRIMARIA sono momenti di profonde trasformazioni maturative che rendono l’organizzazione comportamentale, cognitiva ed emotiva del bambino non ancora riconoscibile in forma definita e stabilizzata.

  • SINTOMI COME SEGNALI DA OSSERVARE

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Davanti a un “sintomo” infantile ..

  • È necessario valutare gli aspetti contestuali e situazionali

    • quando avviene X,

    • chi c’è quando avviene X,

    • cosa è successo prima,

    • cosa avviene dopo,

    • cosa fa ciascuna delle figure presenti sulla scena

  • Valutare le “turbolenze” che attraversano il contesto relazionale

  • Se è qualcosa che avviene fuori dell’osservazione diretta ricordare che:

    • Ogni narrazione è una ricostruzione che esclude alcuni aspetti e ne enfatizza altri

    • Ogni narrazione avviene in un dato contesto e momento del tempo

      • bambini con “oggettiva” gravità dei sintomi giungono o meno in terapia in funzione del livello d’ansia genitoriale riguardo ai comportamenti del figlio (Sheperd, 1971; Bond e Mc Mahon 1984)

      • I bambini vengono percepiti come più disturbati in momenti di particolare crisi familiare o della coppia coniugale (Kolko e Kazdin, 1993)

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SISTEMI TASSONOMICI PER LA PSICOPATOLOGIA INFANTILE

  • Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-IV (American Psychiatric Association, 1994)

  • Classificazioni delle Sindromi e dei Disturbi Psichici e Comportamentali ICD- 10 (World Health Organization,1992)

    Ateoretici (basati sul più basso livello inferenziale possibile), criteri diagnostici descrittivi, no riferimento a eziologia e patogenesi, minima interpretazione psicologica dei sintomi.

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SCOPO PRINCIPALE

Ridurre la complessità dei segni con cui la sofferenza del bambino si manifesta, inserendoli in un sistema di categorie diagnostiche che consentano livelli minimi di comprensione e comunicazione nell’ambito della comunità scientifica.

Maria grazia Strepparava -corso di psicopatologia dello sviluppo1

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PSICOPATOLOGIA CLINICA DELL’ETA’ EVOLUTIVA

  • SEGNI: comportamenti in TRASFORMAZIONE riguardanti diversi settori di sviluppo.

  • SETTORI:motricità, linguaggio, intelligenza, apprendimento, affettività e sessualità. Per ognuno si devono trovare strumenti di valutazione affidabili (capaci di distinguere tra comportamenti “normali” e “devianti” in funzione dell’età).

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STRUMENTI STANDARDIZZATI DI VALUTAZIONE

TEST DI SVILUPPO

Risolvono il problema della definizione condivisa di segni ma non quello della definizione nosografica delle malattie.

Un segno infatti, può far parte di malattie diverse come una stessa malattia può manifestarsi con segni diversi.

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PATOGENESI DEI DISTURBI INFANTILI

Gabriele Levi (1994):

allo stato attuale ignoriamo per la maggior parte dei disturbi evolutivi se sono transitori o stabili e quale sia il loro grado di gravità.

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  • SISTEMA UNIASSIALE:

    • Diagnosi medica, lineare o ad albero.

    • Procede per quesiti disgiuntivi, risposte sì/no, allo scopo di restringere il campo delle ipotesi iniziali.

  • SISTEMA MULTIASSIALE:

    • più diagnosi in parallelo su più assi.

    • Individuazione nosografica di malattie tramite ricerca di quadri sindromici ove riconoscere sempre lo stesso schema ricorrente (valutazione per approssimazione).

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STRUTTURA SISTEMI DIAGNOSTICI: DSM-IV E ICD-10

  • CONDIVIDONO: asse per malattie organiche note; asse per stress psicosociali; asse per descrizione semeiotica di sindromi cliniche.

  • DIVERGONO: collocazione dei disturbi di personalità, dei disturbi di sviluppo, del ritardo mentale e del funzionamento sociale.

  • DSM-IV: disturbi di sviluppo nell’asse I delle sindromi cliniche, disturbi di personalità e ritardo mentale nell’asse II, valutazione globale del funzionamento sociale nell’asse V;

  • ICD-10:disturbi di personalità nell’asse I delle sindromi cliniche, disturbi di sviluppo nell’asse II, ritardo mentale nell’asse III, NON prevede asse per il funzionamento globale.

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CHE SIGNIFICATO HANNO I SEGNI DI SOFFERENZA CHE IL BAMBINO E LA SUA FAMIGLIA PORTANO ALLA NOSTRA ATTENZIONE?

  • Nella valutazione descrittiva categoriale, manca una teoria esplicativa dei rapporti che connettono e disconnettono nella storia la biografia familiare con la biografia del bambino.

  • La prospettiva cognitivo-evolutiva può costituirsi come trama esplicativa con cui avvicinarsi al bambino e alla famiglia tentando di restituire un senso alla sofferenza e orientarli verso modalità relazionali dotate di maggiori potenzialità evolutive.

  • Sintomi: divengono trasparenti. La loro determinazione affettiva e la funzione servono nel mantenere lo stato di relazione con le figure di attaccamento.

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L’IMPORTANZA DELLA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

Greenberg (1999): la teoria dell’attaccamento può informare gli studi sulla psicopatologia evolutiva in due modi.

A. Certi pattern di attaccamento atipici della prima infanzia possono essere considerati disordini primari o incipienti forme di psicopatologia.

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B. Qualità dell’attaccamento come possibile fattore predisponente allo sviluppo di successive forme di disturbo psichico

Qualità dell’attaccamento -> diverse uscite patologiche nella prima e seconda infanzia, fanciullezza e adolescenza

Attaccamento come fattore che incrementa il rischio di psicopatologia oppure come

“fattore protettivo”.

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MODELLO BIOPSICOSOCIALE

  • Sroufe (1979): sviluppo della mente come prodotto dialettico e contestuale.

    • Bambino partecipe della sua esperienza.

    • Categorizza l’esperienza e con queste categorie percepisce e risponde selettivamente nelle sue interazioni sociali.

    • Bambino formato dal suo ambiente sociale.

    • Disturbi psichiatrici infantili concettualizzati secondo il modello biopsicosociale (circolare)

      Psicopatologia come disfunzione tra il sistema bambino (corredo neurobiologico) e il sistema adulti con cui cresce.

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MODELLO BIOPSICOSOCIALE

Nel processo di sviluppo vi sono nodi cruciali, che integrano competenze affettive, cognitive e sociali.

Si crea una sequenza organizzata

Il modo in cui viene affrontato il nodo precedente getta le basi per la strutturazione dei passi successivi e del modo di affrontare il nodo evolutivo successivo.

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Interazione dinamica tra fattori favorevoli e fattori sfavorevoli

  • Evoluzione a lungo termine dell’individuo dipende dall’interazione tra fattori di rischio e fattori protettivi (Rutter, 1995)

  • Essi vanno considerati come poli opposti di un processo di oscillazione tra

    vulnerabilità <---> protezione

  • dove la persona si trova o si muove da una direzione all’altra durante il ciclo di vita.

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Interazione dinamica tra fattori favorevoli e fattori sfavorevoli

  • Considerando il grado di adattamento e integrazione sociale di in individuo nelle fasi del ciclo di vita, la persona/bambino può essere considerato come il risultato momentaneo e transitorio di un processo dinamico interattivo tra fattori di rischio e protettivi

  • A seconda del prevalere tra fattori, il soggetto potrà essere vulnerabile, non integrato e disadattato oppure resistente, scarsamente vulnerabile, integrato e adattato socialmente

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Fattori protettivi

  • Caratteristica dell’individuo o circostanza che riduce l’impatto dei fattori di rischio e incrementa la probabilità di esiti evolutivi desiderabili

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Fattori di rischio

  • Caratteristica dell’individuo o circostanza che incrementa la probabilità dell’insorgenza, del mantenimento o dell’ esito evolutivo sfavorevole di un problema

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I FATTORI DI RISCHIO

  • Per la maggior parte dei disturbi non esiste un’unica causa

    • E’ improbabile che l’attaccamento insicuro da solo porti allo sviluppo di un disturbo, sebbene ne possa incrementare la probabilità di occorrenza (Sroufe, 1983, 1990)

    • Quindi, anche quando sia fortemente presente una causa biologica (es. autismo) l’intervento sulla relazione genitore-bambino rappresenta un obiettivo importante di trattamento

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I FATTORI DI RISCHIO

  • Equifinalità: diverse combinazioni di fattori di rischio possono portare allo stesso tipo di disturbo

  • Multifinalità: L’effetto di ogni singolo fattore di rischio dipende dal momento in cui interviene e dalla combinazione con altri fattori

  • Cicchetti e Rogosh, 1997)

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I FATTORI DI RISCHIO

  • I fattori di rischio da considerare possono essere sia individuali che familiari e più in generale “ecologici”: possono in un certo grado costituire fattori di rischio il gruppo dei pari, i vicini di casa, le istituzioni scolastiche e sociali, la legislazione corrente (Kellam, 1990; Bronfenrenner, 1979; Weissberg e Greenberg, 1979)

  • La relazione tra fattori di rischio ed esito non sembra essere lineare. La probabilità del disturbo può aumentare anche in modo esponenziale con l’incremento del numero di fattori di rischio (Rutter, 1979; Sameroff, Seifer, Barocas, Zax e Greenspan, 1987);

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I FATTORI DI RISCHIO

  • La maggior parte dei fattori di rischio non è legata regolarmente con disturbi specifici, ma può condurre ad una varietà di esiti psicopatologici infantili. Questo vale anche per la qualità dei legami di attaccamento, anche se alcune forme di insicurezza possono essere legate a specifiche forme di disturbo (Carlson e Sroufe, 1995);

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I FATTORI DI RISCHIO

  • Alcun fattori possono avere una influenza o azione differenziata in diversi periodi dello sviluppo:

    • prima infanzia:qualità attaccamento

    • fanciullezza:abilità cognitive

    • adolescenza:norme educative genitoriali

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I FATTORI DI RISCHIO

  • Quasi tutti i fattori di rischio (attaccamento compreso) possono variare nella loro influenza interagendo con molti altri fattori quali genere, etnia, cultura

  • E’ possibile che un singolo fattore possa essere di rischio per una condizione e di protezione per un’altra

    • l’attaccamento evitante è considerato un fattore di rischio riguardo a diverse difficoltà comportamentali e sociali, ma in certe condizioni potrebbe ridurre il rischio di suicidio (Adam, Sheldon-Keller e West, 1995).

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MODELLO DI GREENBERG(Greenberg, 1999)

Evidenzia quattro generali domini di rischio:

  • Caratteristiche interne del bambino: vulnerabilità biologica, funzioni neurocognitive, temperamento.

  • Qualità delle relazioni primarie di attaccamento.

  • Stile educativo parentale e strategie di socializzazione.

  • Ecologia familiare: eventi vitali critici, stress e traumi della vita familiare, risorse organizzative familiari, rete sociale.

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EVIDENZE SPERIMENTALI

  • Gli indicatori relativi ad 1,2 e 3 hanno maggior rilievo nel prevedere esiti patologici, il fattore 4 non fornisce dati certi sul piano previsionale.

  • Studi lungitudinali su popolazioni di classi sociali medio-alte a basso rischio di stress familiari e fattori educativi: no correlazione tra pattern di attaccamento primario (sicuro e insicuro) e successivo sviluppo sintomi esternalizzanti (disturbi del comportamento).

  • Spiegazione del risultato: un attaccamento insicuro, se isolato, non costituisce fattore certo di psicopatologia.

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VALORE PREDITTIVO DELL’ATTACCAMENTO RIGUARDO ALLO SVILUPPO DI COMPETENZE SOCIALI, FUNZIONAMENTO COGNITIVO, COMPRENSIONE DI SE’, ABILITA’ LINGUISTICHE (Sroufe et al. 1996; Cassidy et al. 1994, 1995; Magai et al. 1995; Weinfiels et al. 1999; Grossmann et al 1999; Meins, 1997)

In bambini in età prescolare il pattern di attaccamento sviluppando un certo modello rappresentativo interno di sé e dell’altro, determina uno stile relazionale sociale relativamente prevedibile.

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  • Pattern sicuro: buon inserimento in scuola materna, buona autonomia nel lavoro in classe e buona interazione sociale coi pari; in ambulatorio pediatrico appaiono tranquilli, a loro agio e collaboranti.

  • Pattern evitante: in ambulatorio collaboranti ma in scuola materna sia nel lavoro in classe che nelle relazioni coi pari tendono ad isolarsi.

  • Pattern ansioso-resistente: in scuola materna sono poco autonomi e dipendenti dalla figura adulta; in ambulatorio appaiono impauriti, non collaboranti e mantengono uno stretto contatto fisico con la madre.

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La classificazione dimensionale di Achenbach

Achenbach e colleghi chiesero a genitori e insegnanti di valutare molte centinaia di bambini osservando una serie di tratti

Le valutazioni relative a numerosi aspetti potenzialmente problematici furono riconducibili a 2 fattori:

sintomi internalizzanti: problemi su cui il bambino ripiega, senza esibirli in direzione degli altri (per es. ansia, fobie, eccessivo autocontrollo, preoccupazioni, timidezze, somatizzazioni);

sintomi esternalizzanti: problemi diretti verso l'ambiente e altre persone (per es. aggressività, disobbedienza, oppositività, iperattività).

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PATTERN INSICURO ASSOCIATO AD ALTRI FATTORI DI RISCHIOITINERARIO DI SVILUPPO CON POSSIBILI USCITE PSICOPATOLOGICHE ESTERNALIZZANTI (COMPORTAMENTALI) O INTERNALIZZANTI (EMOZIONALI)

  • Livelli diversi di flessibilità, integrazione di sé e competenza nelle funzioni metacognitive possono portare a uscite psicopatologiche diverse (per tipo e gravità dlla situazione clinica) anche se si parte da uno stesso pattern d’attaccamento.

  • Le medesime categorie descrittive (diagnosi) possono derivare da itinerari di sviluppo e storie personali diverse.

  • I vari pattern d’attaccamento si manifestano spesso sul piano dei sintomi portando ad un enfasi e presenza diversa delle varie componenti del fnzionamento individuale - comportamento, emozioni, pensieri, sintomi somatici in funzione dei sistemi rappresentativi prevalenti nel bambino e della loro efficacia nel mantenere la relazione col genitore.

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Un'altra dimensione della psicopatologia è l’ autocontrollo

I problemi di un bambino possono essere caratterizzati o da un eccessivo autocontrollo (versante dell'internalità) o da uno scarso autocontrollo (versante dell'esternalità) 

Teorie e fattori sottostanti ai disturbi psicologici dello sviluppo

L'approccio adottato influenza la maniera in cui il bambino viene preso in considerazione nella valutazione e nel trattamento.

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DISTURBI DELLA SFERA EMOZIONALE

  • SINDROME ANSIOSA DA SEPARAZIONE

  • FOBIA SCOLARE

  • FOBIA SOCIALE

  • MUTISMO SELETTIVO

  • DISTURBI OSSESSIVO-COMPULSIVI

  • DISTURBI DELL’UMORE

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Disturbi del comportamento e/o di regolazione

  • Disturbo del comportamento

  • Disturbo oppositivo-provocatorio

  • Disturbo da deficit d’attenzione e iperattività ADHD

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Alcune note…

PROSPETTIVA PSICOPATOLOGICA IN OTTICA COGNITIVO-COSTRUTTIVISTA

  • Non è una “psicopatologia da trauma”: qualunque evento traumatico assumerà o meno un rilievo realmente psicopatologico, in funzione dell’assetto relazionale che incontra.

  • Sono le insidiose e plasmanti microinterazioni quotidiane che determinano la patologia più che gli eventi puntuali se pur profondamente dolorosi.

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NON E’ POSSIBILE RICONOSCERE, COMUNICARE E SCIOGLIERE LE NOSTRE EMOZIONI PIU’ DIROMPENTI AL DI FUORI DELLA RELAZIONE

Abbiamo bisogno di un’altra mente e di un altro cuore che accolga, comprenda e condivida empaticamente con noi i sentimenti che stiamo provando, e ci aiuti a renderceli semanticamente intelligibili.

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