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J.S. MILL

J.S. MILL. 1806 - 1873. Opere. Sistema di logica deduttiva e induttiva (1843) Principi di economia politica (1848) Sulla libertà (1859) L’utilitarismo (1861) Considerazioni sul governo rappresentativo (1863) La servitù delle donne (1869) Tre saggi sulla religione (postumo).

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  1. J.S. MILL 1806 - 1873 Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  2. Opere • Sistema di logica deduttiva e induttiva (1843) • Principi di economia politica (1848) • Sulla libertà (1859) • L’utilitarismo (1861) • Considerazioni sul governo rappresentativo (1863) • La servitù delle donne (1869) • Tre saggi sulla religione (postumo) Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  3. Accenni biografici • Figlio di James Mill • Collabora con la Westminster review, organo dei riformisti inglesi • Entra nella Compagnia delle Indie • Si dedica al giornalismo • Lotta politica: si schiera con i liberal-democratici e conduce una veemente battaglia a favore dell’allargamento del suffragio nelle elezioni amministrative e politiche, delle riforme sociali e dell’emancipazione delle donne. • Eletto deputato della Camera dei Comuni Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  4. EMPIRISMO • Si scaglia contro l’apriorismo conoscitivo tedesco. • Rivendica la validità della tradizione empiristica inglese (Hume) • il fondamento della conoscenza è l’esperienza: il fondamento delle leggi scientifiche e di ogni verità va riportato sempre alle rispettive basi empiriche  anche i principi più generali sono il frutto di una generalizzazione dell’esperienza, un «aggregato di verità particolari» Es. il principio secondo cui due parallele non si incontrano mai non avrebbe potuto esser formulato se non si fosse prima vista una linea retta. Es. principio di non-contraddizione: è una generalizzazione di fatti dell’esperienza (la luce non è buio, il movimento non è la quiete…) Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  5. CONSEGUENZE DELL’EMPIRISMO • Sulla base dell’empirismo fa piazza pulita di tutte le grandi questioni metafisiche, che cadono fuori del dominio della logica, perché intorno a esse non è possibile alcuna prova e conferma empirica, né è possibile fornire un fondamento non empirico alle verità e ai principi universali. • Le proposizioni «essenziali» (es. l’uomo è razionale) sono puramente verbali, non dicono nulla di reale e sono frutto di convenzioni linguistiche. • La logica è intesa come scienza della prova e dell’evidenza. • Gli assiomi sono originariamente suggeriti dall’osservazione. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  6. LOGICA INDUTTIVA E INFERENZA La logica si deve occupare del processo di inferenza, «accertando la differenza fra uno svolgimento corretto e uno scorretto di questo processo». Inferenza (secondo la tradizione): • induzione, dal particolare al generale. • deduzione (sillogismo), dal più generale al meno generale. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  7. DAL PARTICOLARE AL PARTICOLARE Per Mill c’è un terzo tipo di inferenza (l’unico valido): • «dal particolare al particolare», fondamento sia dell’induzione che della deduzione. Es. «Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Socrate è mortale». Per Mill anche la verità generale «tutti gli uomini sono mortali» si basa sull’osservazione di numerosissimi casi individuali (è un insieme di quei casi)  è solo partendo da alcuni casi particolari (la morte di alcuni uomini particolari) che si giunge all’affermazione, altrettanto particolare, sulla morte di Socrate. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  8. Il bambino che, dopo essersi bruciato le dita, evita di ficcarle di nuovo nel fuoco, ha ragionato o inferito, anche senza pensare mai alla massima generale «il fuoco brucia». Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  9. RISCHIO SCETTICISMO Rischiodi questa inferenza: scetticismo e negazione della validità della conoscenza scientifica. Le proposizioni universali della scienza sono il frutto di una generalizzazione dell’esperienza, un’osservazione di fatti. Ma noi non possiamo mai dire di aver osservato tutti i fatti che giustifichino quelle proposizioni e possano comprovarne la validità. Qual è allora il fondamento giustificativo delle proposizioni stesse? Cosa mi garantisce di poter fare di tali generalizzazioni una «legge» naturale? Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  10. UNIFORMITÀ DELLA NATURA Principio dell’uniformità della natura: nella natura esiste un’uniformità, un ordine necessario tale per cui, dal presentarsi di date circostanze, deriva sempre il presentarsi di fenomeni determinati  «è una legge che ogni fatto abbia una legge»: è principio generalissimo che ciò che una volta è accaduta accadrà di nuovo in presenza delle stesse circostanze (cfr. Telesio) «Principio della causalità universale = ogni evento che ha un inizio ha una causa». Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  11. «È una legge che ogni cosa abbia una legge» «Lo stato dell’intero universo a ogni istante è la conseguenza dello stato di esso all’istante precedente. Se qualche particolare stato dell’interno universo ricorresse una seconda volta, tutti gli stati successivi ricorrerebbero egualmente, così pure l’intera storia». Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  12. CAUSA ED EFFETTO La causa indica solo la serie degli antecedenti invariabili e incondizionati senza i quali non si produrrebbe un certo effetto: la causa è l’antecedente invariabile e l’effetto è il conseguente invariabile. Poiché le cause dei fenomeni sono a loro volta fenomeni, l’ambito di applicazione della legge di causalità universale sarà esclusivamente quello dei fatti osservabili. Scopo della scienza è quello di scoprire la legge di causazione che spiega e governa un evento, e che consente anche di determinare le condizioni per produrre fenomeni simili in futuro. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  13. UN PRINCIPIO A-POSTERIORI Il principio dell’uniformità della natura, base dell’inferenza, è a-posteriori (non a priori), frutto di una lunghissima serie di osservazioni e di passaggi «dal particolare al particolare» effettuati nel passato, e proprio per questo è divenuto la base per anticipare gli eventi che si verificheranno in futuro. Non è un istinto infallibile del genere umano, né un’intuizione immediata, né una verità innata dell’uomo. Anch’essa è frutto di induzione: «arriviamo a questa legge universale con una generalizzazione di molte leggi meno universali». Dopo aver constatato correlazioni fra il tale e il tal altro fenomeno arriviamo alla legge generale di causalità: «le più ovvie uniformità particolari suggeriscono e attestano l’uniformità generale». Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  14. UN CIRCOLO VIZIOSO? La legge dell’induzione è essa stessa frutto di un’induzione. • circolo vizioso? No, anzi, questa sua origine empirica (il fatto di essere un’esperienza consolidata e non un’enunciazione astratta, meramente verbale) dà forza, concretezza e validità a quel principio. Noi facciamo dell’esperienza il criterio di se stessa: il principio che regola l’induzione ha una validità di fatto, non a-priori. Il principio che dà ordine all’esperienza è esso stesso un prodotto dell’esperienza. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  15. 4 METODI PER SPIEGARE UN FENOMENO • Concordanza: se due o più casi di un fenomeno hanno una sola circostanza in comune, questa circostanza ne è la causa o l’effetto. • Differenza: è causa o effetto di un fenomeno quell’unica circostanza che distingue due situazioni in cui il fenomeno una volta si verifica e una volta no. • Variazioni concomitanti: se due fenomeni variano sincronicamente, il primo è un effetto o una causa del secondo. • Residui: individua l’effetto o la causa di un fenomeno sottraendo, dall’insieme delle circostanze in cui esso si verifica, tutto ciò che, tramite precedenti induzioni, sappiamo già doversi attribuire ad altri fattori. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  16. L’UTILITARISMO Punto in comune con Bentham Differenza da Bentham Esigenza di guardare non solo alla quantità, ma anche alla qualità dei piaceri: «Riconoscere che alcuni tipi di piacere sono più desiderabili e hanno maggior valore di altri, è perfettamente conciliabile con il principio di utilità. È assurdo che, mentre nello stimare tutte le altre cose la qualità viene presa in considerazione allo stesso modo che la quantità, la stima dei piaceri debba dipendere unicamente dalla quantità». L’utile, cioè la ricerca del massimo della felicità e del minimo possibile di dolore, è a fondamento della condotta umana. Il piacere e la liberazione dal dolore «sono le sole cose desiderabili come scopi e tutte le cose desiderabili lo sono per il loro piacere intrinseco o come mezzi per promuovere il piacere e prevenire il dolore». Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  17. BASTA CALCOLI ! La qualità impedisce la quantificazione e la misurazionedel piacere: la valutazione dei piaceri qualitativamente intesi sfugge alla calcolabilità. La massima felicità a cui si tende non è una mera quantità di godimento, ma la possibilità di formare liberamente il proprio io attraverso un processo di autorealizzazione e di maturazione culturale e spirituale. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  18. C’È PIACERE E PIACERE… MAIALI E UOMINI L’Utilitarismo non può essere considerato una dottrina «degna solo dei maiali», non considera tanto i piaceri «animali», perché essi non rientrano nelle condizioni su cui si basa la felicità degli esseri umani. Non si possono mettere tutti di piaceri sullo stesso piano. Alcuni sono più desiderabili e apprezzabili di altri: quelli spirituali e intellettuali sono ritenuti superiori a quelli del corpo, hanno un’intensità superiore rispetto a quelli materiali. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  19. TRA SODDISFAZIONE E FELICITÀ Vi sono uomini di elevate facoltà che richiedono di più per essere felici e che non si lasceranno mai sommergere da un sistema di vita degradante, perché dotati di un alto senso della propria dignità. Ma vi sono anche uomini che hanno capacità di godimento limitate, più facili da soddisfare. Questi ultimi saranno più facilmente felici, mentre gli altri sapranno che ogni felicità a cui tendere sarà imperfetta. Se vi sono uomini che rinunciano alle loro aspirazioni più alte e si adagiano nei piaceri inferiori è anche perché questi sono gli unici a cui abbiano accesso o dei quali siano in grado di godere. «È meglio essere un uomo insoddisfatto che un maiale soddisfatto: è meglio essere un Socrate insoddisfatto che uno stolto felice». Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  20. DIFFICOLTÀ DI UN UTILITARISMO «QUALITATIVO» Per sapere quali sono i piaceri superiori (qualitativamente) bisogna affidarsi al giudizio di chi li ha provati e prendere nota di quali sono preferiti «da tutti o quasi tutti». Criterio incerto: • se i «tutti o quasi tutti» sono davvero tutti gli uomini, è difficile arrivare alla conclusione che i piaceri intellettuali sono preferiti da tutti o quasi tutti. • se si esclude qualche uomo perché si dice non «competente» a provare piaceri intellettuali, si restringe il numero dei giudici e si arriva a erigere come criterio il giudizio di pochi uomini di cultura raffinata – come se fossero «più uomini» degli altri –. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  21. MILL FILOSOFO DELLA LIBERTÀ Il suo saggio On Liberty (1859) ha grandissimo successo: tradotto in molte lingue e in diversi Paesi e proibito invece in altri dove la sua apologia della libertà non è ben vista né tollerata. È convinto che con la Rivoluzione francese si sia chiusa l’epoca del sentimento e dell’eroismo e si sia aperta la nuova era della democrazia e dello sviluppo scientifico e sociale, un’epoca di progresso e di libertà per gli uomini, segnata dall’avvento delle masse sulla scienza politica. Ma egli teme che questa novità possa produrre nuove forme di intolleranza, rischiando di soffocare la diversità umana. Perciò afferma la libertà di realizzazione e di espressione per ogni individuo contro qualsiasi tirannia, non solo quella politica dei regimi dispotici, ma anche la nuova e ancora più subdola «tirannia dell’opinione pubblica», che rischia di affermarsi nei Paesi a regime parlamentare. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  22. IN DIFESA DEI DIRITTI • Mill sostiene le richieste dei movimenti di emancipazione che cominciano a svilupparsi in Gran Bretagna: proletariato, ceti più deboli, minoranze. • Riconosce pieno diritto di autogoverno alle classi lavoratrici, respingendo la tesi di coloro che rifiutano i diritti politici a coloro che non sono proprietari. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  23. IN DIFESA DELLE DONNE • Incontra Harriet Taylor, che diventa sua moglie e collabora alla stesura degli scritti su questo tema. È il primo pensatore che assume una posizione favorevole all’emancipazione femminile (addirittura un teorico del femminismo ottocentesco). • 1869: The Subjection of Women, tradotto in tutte le lingue europee e destinato a diventare la «Bibbia» del movimento femminista. • Sostiene il suffragio femminile, fa approvare dal Parlamento inglese una petizione a favore del diritto di voto per le donne, che viene però respinta dal primo ministro, il liberale Gladstone. • Dissidi con il padre James, che riteneva che solo l’uomo fosse abilitato a partecipare alla politica. • Rompe con Comte (che fonda la gerarchia tra i sessi sulla loro costituzione biologica), in quanto ritiene che la condizione della donna sia il risultato dell’educazione e possa dunque essere modificata. • Il principio dell’autodeterminazione del cittadino, maschio e femmina, implica un uguale diritto al suffragio: se esiste la libertà, ogni essere umano – e dunque anche la donna – ne deve far uso, senza delegarla ad altri. • Questi diritti vanno affermati ovunque nella società, anche nell’ambito coniugale, poiché il matrimonio non può annullare il diritto della donna. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  24. IN DIFESA DELLA LIBERTÀ INDIVIDUALE Importanza nella società moderna della completa libertà per gli individui di espandersi in direzioni diverse e contrastanti. Eppure, anche nelle società liberali, si tende periodicamente e pericolosamente alla limitazione della libertà individuale. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  25. LE LIBERTÀ DELL’INDIVIDUO «L’indipendenza dell’individuo è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano». Dove la sua azione coinvolge «direttamente e in primo luogo» solo i suoi interessi o quelli di altre persone consenzienti, vi deve essere piena e incondizionata libertà. Libertà di pensiero, di religione, di opinione, di espressione, di gusti, inclinazioni e occupazioni, di progettare la propria vita, di associazione, di agire come si vuole (senza danneggiare gli altri). Le società in cui queste libertà non sono tutelate non possono dirsi libere (cfr. con le tesi di Constant, Tocqueville e Locke). L’individualismo diviene la condizione decisiva del progresso sociale: non è una giustificazione dell’egoismo, ma la promozione delle capacità intellettuali di ciascuno – spirito critico come vero motore della democrazia – e tutela delle differenti inclinazioni e stili di vita contro il diffuso conformismo della vita sociale. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  26. I LIMITI DELLA LIBERTÀ «Qual è il giusto limite alla sovranità dell’individuo su se stesso? Dove comincia l’autorità della società? Quanto della vita umana spetta all’individuo e quanto alla società?». Chiunque riceve la protezione offerta dalla società non deve danneggiare i diritti comuni, ma deve sostenere la sua parte di fatiche e sacrifici per la difesa della società stessa. La società può intervenire su tutti gli aspetti della condotta individuale che siano pregiudizievoli per gli interessi altrui. Le limitazioni alla libertà dell’individuo possono essere giustificate solo dalla necessità di evitare un danno agli altri. Non debbono essere realizzate «in nome» dell’individuo stesso, con la giustificazione che ciò lo renderebbe «più felice»  il limite della libertà individuale è dato dalla libertà dell’altro. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  27. IL «DISPOTISMO DELLA MAGGIORANZA» Tipo di tirannia che opera sullo spirito: è la «tirannia dell’opinione pubblica» (o «tirannia della maggioranza», cfr. Tocqueville) e del sentimento predominante, è la tendenza della società a imporre norme di condotta, idee e usanze a chi dissente.  si frena la formazione di personalità discordanti dal modello sociale prevalente  omologazione sociale. Ma una uniformità di opinioni e di modi di vita è un grave rischio per la democrazia, perché essa richiede la presenza di diversi punti di vista e un aperto dissenso e confronto tra essi. «Se si vietasse di dubitare, gli uomini non potrebbero sentirsi così certi della verità come lo sono. Le nostre convinzioni più giustificate non riposano su altra salvaguardia che un invito permanente a tutto il mondo a dimostrarle infondate».  libertà sociale = non solo limitazione del potere dello Stato, ma anche sviluppo spontaneo e originale della personalità. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  28. UNA SOCIETÀ TIRANNA Critica la concezione di democrazia teorizzata da Rousseau e realizzata nel corso della Rivoluzione francese: il principio della volontà generale consente a una parte del popolo – la maggioranza – di imporre la sua volontà e di opprimere un’altra parte – la minoranza –.  è la società stessa a divenire tiranna, non solo attraverso i propri governanti, ma con una tirannia sociale che è ancora più pericolosa e potente di quella politica. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  29. GIUSTIZIA E UGUAGLIANZA • Necessità di realizzare per tutti un principio di giustizia. • Rifiuta l’idea che alla giustizia sociale si debba arrivare con una rivoluzione. • Respinge la tesi secondo cui l’uguaglianza si debba realizzare a prezzo della libertà. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  30. LIBERALISMO • Scelta fra libero mercato (concorrenza sociale, cfr. Malthus) e Socialismo (sistema centralizzato e autoritario): problema da affrontare guardando la questione etico-politica della libertà. Il sistema economico più efficace è quello nel quale viene salvaguardata maggiormente l’esigenza di libertà degli individui (Stato-minimo). • Liberalismo come dura condanna dei regimi autoritari, delle pratiche che mortificano i diritti e la dignità dell’individuo, pratiche che alla lunga si ritorcono contro lo stesso Stato o la stessa collettività che le esercitano. Una società formata da individui resi docili dal potere non ha alcuna prospettiva di progresso in quanto «non si possono realizzare grandi cose con piccoli uomini»  evitare squilibri nel godimento delle risorse e offrire a tutti i cittadini le stesse opportunità di autorealizzazione. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  31. RELIGIONE • Non è materialista, anche se ha ricevuto accuse in questa direzione. • Condivide con il padre James la convinzione, di stampo manicheo, che il mondo sia il campo di battaglia di due opposti principi. Il mondo è un insieme di fatti fra loro correlati, ma non un ordine assoluto. L’ordine è mescolato al caos, al disordine, al male  solo con molta difficoltà e forzando irragionevolmente i dati della nostra esperienza possiamo ritenere che Dio sia l’assoluto creatore dell’universo e che costituisca il suo ordinatore supremo. • Dio non può essere, nello stesso tempo, infinitamente buono e infinitamente potente. Di fronte a tale alternativa, sceglie la prima opzione: Dio è infinitamente buono, ma non può essere onnipotente  Dio è una realtà finita, sia pure potente, perennemente impegnato a «mettere ordine» nella natura e a far prevalere il bene sul male. • L’idea di Dio può aiutare l’umanità a formarsi una religione che la induca a limitare le pretese egoistiche e a indirizzare l’attività del singolo verso la cooperazione con l’Essere invisibile, a cui si deve ogni bene della vita. • Uomo = collaboratore di Dio, cooperante in quest’opera ordinatrice del mondo, anch’egli impegnato nel compito di combattere il male con il bene. • Funzione della religione: elevare l’uomo moralmente, rafforzare le sue energie morali, liberarlo dai vincoli della realtà immediata delle cose per offrirgli una prospettiva più vasta, universale, nella quale si affermino le idealità più alte. La religione è principio di speranza, indicazione di possibilità che sta all’uomo esplorare e realizzare, realizzando nello stesso tempo se stesso nella sua dimensione etica. Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

  32. Combatte per liberare l’umanità dalla filosofia idealistica tedesca, dalla superstizione religiosa e dal «dominio dei preti», da lui considerati espressione di un pensiero magico, prerazionale e irrazionale: «Se fosse possibile abolire tutta la metafisica tedesca, la teologia cristiana e tutto l’armamentario dell’abuso giuridico, si libererebbe energia spirituale sufficiente per cambiare la faccia della Terra». Paolo Scolari arete-consulenzafilosofica.it

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