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Sviluppo della comunicazione e del linguaggio nei primi due anni di vita: gesti, parole e ambiente comunicativo

Lo sviluppo del bambino.

Gabriel
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Sviluppo della comunicazione e del linguaggio nei primi due anni di vita: gesti, parole e ambiente comunicativo

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Presentation Transcript


    1. Sviluppo della comunicazione e del linguaggio nei primi due anni di vita: gesti, parole e “ambiente” comunicativo

    6. Le basi per l’acquisizione del linguaggio Il linguaggio come comportamento proprio della specie umana dovuto all’interazione tra: maturazione di strutture e processi fisiologici + contatto con un ambiente linguistico » capacità innate o acquisite????

    7. Due approcci teorici: Concezione innatista > l’apprendimento del linguaggio nel bambino è guidato da sistemi specializzati universali, attivati dall’esperienza linguistica. Concezione cognitivista > l’apprendimento del linguaggio nel bambino dipende dagli stessi meccanismi cerebrali generali implicati nella conoscenza dei principi che regolano il mondo fisico.

    8. La concezione cognitivista sostiene la continuità tra sviluppo cognitivo e linguistico. Si riconosce l’importanza dell’interazione sociale che fornisce al bambino i contesti e l’esperienza necessaria ad acquisire il linguaggio.

    9. Singoli autori propongono approcci flessibili e complessi: Karmiloff e Karmiloff-Smith (2002): meccanismi di apprendimento “attinenti all’ambito”, non specifici alla nascita ma predisposti all’elaborazione di un certo tipo di input > si specializzano per stimoli linguistici Elizabeth Bates (2004): l’apprendimento del linguaggio è predeterminato ma si può sviluppare solo quando siano già state acquisite altre capacità. prerequisiti del linguaggio

    10. Capacità di base: Attenzione agli stimoli sociali (il volto e la voce) Integrazione di percezioni provenienti dai diversi organi di senso La possibilità di mappare queste esperienze sensomotorie direttamente nell’organizzazione cerebrale (aree sensoriali e motorie)

    17. Funzioni comunicative materne (Longobardi, 1992, 1995, 1996, 2006) TUTORIA 1. Ripetizioni 2. Espansioni/estensioni 3. Riformulazioni 4. Parafrasi 5. Rif. Precedente esperienza 6. Rif. Routine di gioco 7. Complimenti DIDATTICA 8. Descrizioni/dimostrazioni 9. Domande chiuse 10. Richieste di ripetizione 11. Denominazioni 12. Correzioni

    18. Funzioni Comunicative materne a 16 mesi di età del Bambino (N 16 diadi madre-bambino, osservate in ambiente familiare)

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    21. Funzioni comunicative materne in ciascun contesto interattivo

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    26. Prerequisiti per il linguaggio che si sviluppano, dalle abilità di base, tra 6 e 12 mesi: Attenzione condivisa (focus sullo stesso oggetto) Abilità associare suoni, gesti e significati Imitazione sofisticata

    29. Gesti deittici DARE MOSTRARE RICHIESTA RITUALIZZATA   INDICARE Intenzionalità comunicativa Scopo il referente di questi elementi è dato interamente dal contesto

    30. Il più studiato è l’indicare, è infatti un gesto universale e non viene abbandonato neanche dopo l’acquisizione del linguaggio verbale. La sua comparsa avviene tra i 9 e i 13 mesi, sebbene all’inizio la sua forma non sia perfetta e manchi anche una buona coordinazione con lo sguardo: Verso i 12 mesi il bambino guarda l’adulto dopo aver indicato un oggetto, ma intorno ai 16 mesi indica solo dopo essersi assicurato che l’adulto sia attento. Indicazione

    31. Tale gesto è inoltre, più di altri, legato al linguaggio, del quale è considerato un precursore. Infatti, permette al bambino di avere un ruolo più attivo nell’interazione ed è prodotto per “fare riferimento” ad un oggetto/evento, funzione che verrà poi assolta dal “nominare” la sua comparsa precoce (prima dei 12 mesi) è correlata con punteggi più elevati in un test di linguaggio a 24 mesi ed è emersa una correlazione positiva tra la produzione del gesto a 12 e a 16 mesi e la comprensione linguistica e l’ampiezza del vocabolario a 20.

    32. L’importanza di tale gesto risiede anche nella sua duplice funzione: l’indicare infatti può essere utilizzato per richiedere un oggetto (funzione richiestiva) e per condividere l’attenzione su un evento (funzione dichiarativa). Gli studi su questo tipo di gesto hanno individuato una sequenza evolutiva in cui la funzione richiestiva compare prima o contemporaneamente a quella dichiarativa, ma non dopo.

    33. Un bambino, ad esempio, può chiedere alla madre il gioco che non riesce a prendere da solo, indicandolo ? in questo caso il bimbo si serve della madre come strumento sociale per raggiungere uno scopo, dimostrando di padroneggiare la nozione di agente e aspettandosi che lei soddisfi la sua richiesta. Nell’intenzione dichiarativa invece, il piccolo si serve di un oggetto come mezzo per condividere l’attenzione con l’altro, ad esempio indicando un cane e alternando lo sguardo tra questo e l’adulto. In questa seconda sequenza l’altro non è più uno strumento ma lo scopo: il bambino gli attribuisce un stato mentale, l’interesse, che cerca di influenzare.

    34. Un decalage temporale tra i due usi: Indicazione richiestiva piu’ precoce rispetto a quella dichiarativa: questa sembra quindi implicare capacità cognitive e relazionali piu’ complesse

    35. La differenza funzionale e strutturale tra le due intenzioni è sostenuta sia dalle ricerche sulla comunicazione dei primati non umani: gorilla e scimpanzè producono gesti comunicativi con intenzione richiestiva anche nel proprio ambiente naturale, ma mai con l’intenzione dichiarativa di condividere l’attenzione. che da ricerche sullo sviluppo atipico: bambini con autismo mostrano dei gravi deficit comunicativi e sociali; non sono in grado di condividere l’attenzione, non usano l’espressione della madre come riferimento sociale, utilizzano i gesti di contatto e meno frequentemente l’indicazione per chiedere aiuto, ma non con intenzione dichiarativa.

    38. Il linguaggio si sviluppa isolatamente da altre abilità cognitive?    OPPURE   E’ possibile evidenziare elementi di continuità nello sviluppo?

    39. Tappe universali L’intenzione comunicativa emerge intorno ai 9 mesi, quando il bambino comprende il valore comunicativo di alcuni comportamenti. Le capacità cognitive alla base di questa importante acquisizione sono quelle appartenenti al quarto e quinto stadio sensomotorio: la distinzione tra mezzi e scopi, l’uso di strumenti per raggiungere un obiettivo e la nozione di agente, cioè il riconoscere che le persone sono capaci di attivarsi autonomamente.

    40. I suoni delle parole Continuità sviluppo fonologico e lessicale pianto 3 mesi: primi suoni linguistici vocalici (sorriso sociale e giochi condivisi tra adulto e bambino) 6/7mesi: babbling reduplicato con ripetizione della sillaba CV (per l’italiano): papapa; dada > 9-10 mesi: babbling variato con combinazioni più elaborate e sillabe diverse per consonante e/o vocale: bada; babu

    41. Babbling e attività motorie ritmiche L’inizio del babbling canonico sembra legato a certe attività ritmiche prodotte dai bambini nello stesso periodo, in particolare il battere ritmico manuale. Da uno studio di Iverson e Fagan (2004) risulta un incremento, correlato all’età, nella frequenza di coordinazione tra vocalizzazioni e attività ritmiche, in modo specifico con movimenti del braccio destro; il pattern temporale di queste attività inoltre, sembra ricalcare quello della gestualità adulta che accompagna il discorso. La maggior parte di tali vocalizzazioni sono le ripetizioni CV tipiche del babbling reduplicato e infatti il tasso di coordinazione vocal-manuale è superiore nei bambini che hanno già iniziato a produrlo.

    42. Secondo gli autori perciò, l’attività ritmica manuale può facilitare l’organizzazione ritmica delle vocalizzazioni e quindi l’emergere del babbling. Tra i 9 e i 12 mesi l’associazione tra queste due attività è stabile e perciò disponibile per la produzione di gesti e parole a fini comunicativi prima forma di comunicazione attraverso i GESTI

    43. Il babbling viene perciò considerato un importante indice predittivo del successivo sviluppo linguistico: la quantità di vocalizzazioni, la quantità e la qualità delle consonanti nel periodo prelinguistico sono correlate all’ampiezza del vocabolario, alla LME (lunghezza media dell’enunciato) e all’abilità di lettura.

    45. Fra 12 e 18 mesi stretti parallelismi fra le prime produzioni verbali e le produzioni non verbali:   AZIONI CON OGGETTI   SCHEMI DI GIOCO SIMBOLICO   GESTI RAPPRESENTATIVI (o referenziali)   Attraverso questi comportamenti il bambino “nomina”, “racconta” o “chiede” qualcosa

    46. 1) I giochi di esercizio (0-24 mesi) Coinvolgono le strutture percettive e motorie del bambino, dandogli così la possibilità di sperimentare le capacità del proprio corpo. In questo periodo il bambino è dapprima lui stesso soggetto del gioco simbolico,oppure usa oggetti reali o giocattoli molto simili agli oggetti che è abituato ad usare. Determinante in questa fase è l’imitazione 2) I giochi simbolici (2-6 anni) Questa fase implica delle capacità complesse. Il bambino diviene capace di rappresentazioni mentali di oggetti non presenti e il bambino è capace di immaginare l’oggetto; e un oggetto o un’azione possono diventare la rappresentazione di qualcos’ altro. Il bambino compie azioni di far finta su altri.

    47. Il gioco simbolico

    48. Il gioco simbolico è influenzato da diversi fattori:

    51. Alcuni di questi gesti vengono appresi durante le interazioni con l’adulto, all’interno di giochi o routines. In particolare alcuni gesti sono vere e proprie routines sociali, culturalmente definite come muovere la mano aperta per significare ciao, oppure allargare le mani con i palmi rivolti verso l’alto per dire non c’è più.

    52. Altri derivano dall’azione del bambino sugli oggetti, azione che viene rappresentata nel gesto mimandola: ad esempio aprire e chiudere la bocca per mangiare, o portare la mano chiusa all’orecchio per telefono. Nelle prime fasi, il bambino produce lo schema d’azione sull’oggetto dimostrando di averne colto la funzione specifica (il cucchiaio serve per mangiare e il bimbo lo porta alla bocca per mangiare/fingere di mangiare).

    53. In un secondo momento lo schema diventa gesto, quando la sua funzione diventa comunicativa e simbolica: “sta per…” un determinato oggetto o azione » decontestualizzazione La stessa decontestualizzazione che interessa la comprensione e la produzione delle prime parole.

    54. Fino ai 17 mesi parole e gesti crescono; ma secondo un principio di economia nel vocabolario: per denominare un oggetto o una persona il bambino utilizza o il gesto o la parola, non entrambi es. PALLA parola TELEFONO gesto

    55. Gradualità nella conoscenza dei significati: Schemi di azione (uso appropriato del cucchiaio) > gesti rappresentativi (finge di portare un cucchiaio immaginario alla bocca) > parole rappresentative (dice “cucchiaio”) Correlazione positiva e corrispondenza di significati tra parole comprese e gesti- azioni prodotti.

    56. Decontestualizzazione delle parole: Uso legato al contesto di attività: prime espressioni accompagnano gli schemi d’azione (es. dice “palla” mentre fa rimbalzare la palla). Uso per anticipare o ricordare gli schemi d’azione (es. “palla” un attimo prima di prendere la palla). Uso referenziale per categorizzare nuovi oggetti e eventi (es. “palla” anche quando non è presente ma il bambino la cerca).

    57. Stesso processo avviene nella comprensione Come? Acquisisce la capacità rappresentativa La comunicazione, che è organizzata secondo “format” contestualizzati e altamente ritualizzati, permette al bambino di imparare ad attribuire attivamente un significato alle azioni ed espressioni materne e a produrre segnali stabili e condivisi.

    58. GESTI E PAROLE FRA 8 E 18 MESI ll primo repertorio comunicativo dei bambini comprende elementi vocali e elementi gestuali Legami con la funzione simbolica, le azioni con gli oggetti, le routines con l’adulto La comprensione del linguaggio precede la produzione L’imitazione e il contesto hanno un ruolo fondamentale GRANDI DIFFERENZE INDIVIDUALI

    60. Schema di osservazione per i bambini tra i 9 e i 12 mesi (di Letizia e Sabbadini; in Caselli e Capirci, 2002) E’ uno schema di facile applicazione e utilizzabile come “primo filtro” di osservazione del bambino in un contesto ecologico di interazione

    61. Schema di osservazione

    62. Nel secondo anno di vita (12 - 18 mesi), non sembra esserci una netta distinzione tra gesti e parole: ll primo repertorio comunicativo dei bambini comprende elementi vocali e elementi gestuali: Questo periodo è stato definito da alcuni "bimodale" (Abrahamsen, 2000)

    63. Prime parole. Comprensione e produzione Lo sfasamento temporale tra comprensione e produzione lessicale caratterizza le prime fasi dello sviluppo linguistico. Asincronia tra sviluppo PERCETTIVO (riconoscimento) e ARTICOLATORIO: articolazione di uno specifico suono programmazione ed esecuzione di una specifica sequenza di schemi articolatori

    64. ? Nelle prime fasi dello sviluppo linguistico le parole dei bambini sono solo un’approssimazione del modello adulto: Es. acqua? apua, bumba, uaua biscotti?cotti, totti, testa?etta bimbi ?ibbi

    65. L’acquisizione di parole nuove stimola lo sviluppo fonologico: si costruisce un ampio repertorio di suoni, si programmano e si differenziano nuovi gesti articolatori. Influenza inversa: capacità fonologiche condizionano il tipo di parole da apprendere.

    66. Il ruolo del gesto nella transizione dal periodo olofrastico alle prime combinazioni di più parole Iverson, Capirci e Caselli, 1994; Capirci, Iverson, Pizzuto e Volterra, 1996; Morford e Goldin-Meadow, 1992; Butcher e Goldin-Meadow, 2000 C’e’ una continuità tra l'uso di un sistema di comunicazione preverbale e il successivo sviluppo di forme linguistiche? e in particolare:   C’e’ una continuità tra la combinazione precoce di gesto e parola e la successiva combinazione di due parole?

    67. 12 bambini italiani osservati in due momenti dello sviluppo   a 16 e a 20 mesi:   gesti deittici (soprattutto l’INDICAZIONE) gesti rappresentativi (ad es. convenzionali -CIAO, NO-; iconici -AEREO, PESCE) A 16 mesi circa la metà dei bambini producono più gesti che parole, gli altri mostrano il profilo opposto ( repertorio vs uso ) a 20 mesi la produzione complessiva di gesti diminuisce proporzionalmente all’ “esplosione” del vocabolario vocale

    69. LA CAPACITA’ COMBINATORIALE   Classificazione delle combinazioni   Rispetto alla modalità:   CM: cross-modali (gesto/parola)   UM: uni-modali (parola/parola o gesto/gesto)

    70. Rispetto al contenuto:    a) equivalenti quando i due elementi hanno un significato analogo:    CM: “ciao”/CIAO (l’uno rinforza l’altro)   b) complementari se uno dei due elementi specifica o disambigua l’altro: CM: “fiore”/INDICA il fiore   UMv: “etto fioe”   UMg: INDICA il pesce/PESCE c) supplementari se i due elementi hanno significati diversi e l’uno aggiunge informazione rispetto all’altro:   CM: “nanna”/INDICA un piccione   UMv: “pappa più”   UMg: INDICA pappa/BUONA

    71. A 16 mesi Soprattutto combinazioni cross-modali equivalenti complementari

    72. Alcuni bambini producevano combinazioni cross-modali supplementari ma non combinazioni di parole   Tutti i bambini che producevano combinazioni di parole, producevano anche combinazioni cross-modali supplementari Il numero di gesti (deittici e referenziali) e di combinazioni gesto-parola prodotti a 16 mesi   è correlato con il numero di parole prodotte a 20 mesi Anche in un periodo successivo i gesti continuano a venir utilizzati :    l'uso dei gesti persiste anche in fasi dello sviluppo in cui il bambino sarebbe effettivamente in grado di produrre una risposta verbale  

    73. Pertanto   la modalità gestuale nello sviluppo normale sembra avere la funzione di aiutare il bambino a comunicare idee e concetti che non è ancora in grado di esprimere verbalmente, accompagnando gli enunciati vocali allo scopo di rinforzarne o completarne il significato.

    76. Riassumendo:   I bambini nelle prime fasi dello sviluppo comunicativo, utilizzano in modo molto evidente le opportunità offerte dalla modalità gestuale a scopi comunicativi   A circa un anno di età esiste nei bambini una sorta di equipotenzialità tra la modalità vocale e gestuale Progressivamente i bambini usano sempre di più la modalità vocale (soprattutto nella combinazioni di due parole) La modalità gestuale nello sviluppo sembra avere la funzione di aiutare il bambino udente a comunicare idee e concetti che non è ancora in grado di esprimere verbalmente, accompagnando gli enunciati vocali allo scopo di rinforzare o completare il significato.

    77. 1. I gesti prodotti insieme a vocalizzi o parole e da sguardo rivolto all’interlocutore 2. Forti correlazioni tra parole comprese e gesti prodotti 3. I significati compresi sono prodotti nella modalità non verbale 4. Graduale processo di decontestualizzazione

    78. Conclusione

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