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Io e la matematica

Laura Pirola. Io e la matematica. storia di un rapporto. Un rapporto di alti e bassi. I primi “incontri”.

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Io e la matematica

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Presentation Transcript


  1. Laura Pirola Io e la matematica storia di un rapporto

  2. Un rapporto di alti e bassi

  3. I primi “incontri” Il primo incontro con la matematica e i numeri in generale è avvenuto quando ero molto piccola, e certo all’epoca non ne capivo ancora l’importanza. Sin da piccolissima mi affascinavano i numeri perché mi sembravano difficili, cose da grandi … e per questo, quando i miei genitori dovevano telefonare, guidavano le mie piccole dita sulla tastiera del telefono per farmi digitare il numero da chiamare

  4. Sempre in eta’ prescolare, poi, ho imparato, grazie all’aiuto di mamma e papa’, a contare fino a DODICI, aiutandomi coi numeri che vedevo scritti sul grande orologio della nostra cucina

  5. Ho cominciato a desiderare di saper contare quando, a 5 anni, ero costretta, una volta al giorno, a fare l’aerosol, e mio padre mi spiegava che, una volta contati 200 secondi, per quel giorno avrei potuto smettere la cura … imparai così che dopo il 99 non c’è il “novantadieci”, come mi diceva scherzando mio padre, ma il 100, un numero a tre cifre.

  6. All’asilo mi è più volte capitato di giocare con l’abaco, pur non sapendo nemmeno cosa fosse. Mi piaceva spostare le palline che lo compongono e man mano contare quante ce n’erano da una parte e dall’altra.

  7. Anche i giochi mi aiutavano a sviluppare la logica e alcuni concetti matematici base quali il comporre e lo scomporre … Mi sono sempre divertita coi puzzle: quando ero piccola facevo quelli con pochi e grossi pezzi, ma ci mettevo sempre tanto tempo a capire quali fossero quelli giusti da intersecare …

  8. All’asilo ci facevano spesso giocare con le costruzioni, altro gioco a me molto caro, che mi divertivo a fare e disfare, ricopiare anche a casa coinvolgendo i miei genitori. Amavo giocare anche con i chiodini, e contare quanti ne avevo inseriti nella base bianca

  9. Alle elementari … Giunta alla Scuola Primaria, vogliosa com’ero di imparare proprio tutto, mi approcciai subito in modo positivo anche alla matematica, avendo inoltre la fortuna di avere a casa mio padre che era ben disposto ad aiutarmi e ad anticiparmi alcuni concetti … mi sentivo sicura in ogni campo

  10. Ricordo ancora che ai tempi della prima elementare non tutti i miei compagni erano già in grado di contare, così io ed altre bimbe dovevamo guidarli persino nel giocare a “campana” (nascondino era un gioco impossibile) e aiutarli (già all’epoca) a capire banalissimi concetti matematici che non riuscivano a cogliere.

  11. In terza elementare fu indetta una gara di tabelline. All’inizio ero scoraggiata dal fatto di essere capitata in un gruppo in cui ero l’unica brava in matematica, affiancata da due bambini poco considerati. Con qualche suggerimento però riuscimmo a battere tutti e la maestra contenta ci fece un regalo: per me ci fu un portafoglio color oro. Questa vittoria mi fece amare sempre più la matematica.

  12. In quarta elementare arrivarono però i primi “dolori”: la mia maestra di area scientifica e mia madre (che si conoscevano anche al di là della sfera scolastica) litigarono e da allora mi sembrò di non essere più considerata a scuola e cominciai a prendere voti inferiori rispetto a prima proprio in matematica e scienze

  13. Per fortuna però le difficoltà scomparvero in poco tempo e tornai ad avere tutti “ottimo” in pagella … anche in matematica, con mia grande gioia … mi sentivo proprio una maestrina

  14. Ricordo che quando ero piccola avevo due sogni: uno era quello, che ho anche oggi, di fare la maestra, e l’altro quello di fare la cassiera: ogni volta che andavo a fare la spesa coi miei genitori rimanevo affascinata da quelle signore sedute alla cassa che digitavano dei numeri sulla tastiera e molto velocemente a mente, come pensavo ingenuamente, calcolavano il resto

  15. Alla Scuola Media … Giunta alla Scuola Media Inferiore, il mio rapporto con la matematica subì un crollo spaventoso: il livello richiesto dalla mia nuova insegnante era troppo alto rispetto alla preparazione che avevo, e il fatto che per tutta la classe fosse lo stesso, certo non mi consolava: non ero mai contenta di fare matematica

  16. Fortunatamente, come ho detto prima, al mio fianco in matematica c’è sempre stato mio padre che, a casa, mi rispiegava da capo ogni concetto o soluzione a problema con suoi metodi, e in breve tempo recuperai tutto, dovendo rispiegare anche ai miei compagni ogni cosa col metodo paterno

  17. In poco tempo arrivai ad essere la più brava della classe proprio in matematica, la materia che all’inizio mi aveva così messa in difficoltà, e riuscii ad ottenere la stima della professoressa, che mi obbligò a partecipare alle “Olimpiadi della matematica” … tutti questi premi non fecero altro che accrescere il mio amore per la matematica

  18. Al Liceo … Il primo anno di Liceo fu positivo: fui la prima ad essere interrogata in matematica per scelta della professoressa che, vedendomi sempre silenziosa, temeva che io non avessi una preparazione adeguata per seguirla … invece fu molto contenta dell’interrogazione e mi diede 7+

  19. Da allora diventai, si può dire, una delle sue allieve preferite: mi consultava spesso se i conti dopo un esercizio in classe non tornavano, mi interpellava sui quesiti più complessi, si complimentava apertamente dopo le verifiche … …intanto ricordo che gli argomenti che affrontavamo erano di quelli che un tempo reputavo complicatissimi, anche solo osservando le lavagne delle classi superiori, piene di numeri e simboli per me incomprensibili: ma riuscivo bene anche in quelle cose, dopo che me le avevano spiegate!!

  20. Il terzo anno di Liceo fu molto positivo: riuscii finalmente ad ottenere quel 10 a cui ero sempre andata vicino e un bel 9 in pagella … Ma i bei tempi qui finirono: il quarto anno mi ammalai e fui costretta a perdere ben 3 mesi di scuola. Al rientro dopo la malattia non fui più la stessa: avevo perso talmente tante cose che recuperare in matematica fu impossibile e quell’anno, nonostante la mia media fosse comunque appena sufficiente, la professoressa fu costretta a mettermi il “debito”. Anche se non fu difficile superarlo, comunque sentivo di aver perso qualcosa anche dagli aspetti più banali: non riuscivo più a calcolare velocemente a mente, ma usavo solo la calcolatrice

  21. Anche l’ultimo anno fu disastroso: riuscii lo stesso ad ottenere la sufficienza, ma decisamente non era a quella che puntavo, e lo stesso pensiero lo aveva la mia professoressa, che spesso mi rimproverava delusa. Ormai avevo paura della matematica perché sapevo di non avere più la stessa mente allenata di prima e temevo anche solo un’occhiata di delusione della professoressa … il mio incubo!

  22. Non so esattamente cosa sia successo nel frattempo, ma ora, all’Università, la matematica non mi fa più questo effetto di paura, forse perché so di non dover più svolgere esercizi complicati, con tanti numeri e simboli complessi che comunque all’inizio mi eran cari. Ora mi diverto a giocare coi numeri, non solo con gli esercizi che svolgo in aula, ma anche con le sfide che improvviso con mio padre a “Sudoku”, scoprendo con piacere di essere più veloce nel risolverlo anche rispetto a lui, che ho sempre considerato il mio vecchio genio matematico. Ora non aspetto altro che di laurearmi e cominciare così ad insegnare ai bambini la matematica, quella materia cioè con cui non ho mai avuto un rapporto definito, né di amore, né di odio.

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