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MUSICA E CIBO DAL MEDIOEVO AL RINASCIMENTO

MUSICA E CIBO DAL MEDIOEVO AL RINASCIMENTO. Presentazione di : MARIA VITTORIA RISTORI Corso di laurea S.A.N.U. II ° anno 2009 / 2010. INDICE. INTRODUZIONE CUCINA E MUSICA: ARTE VERA MUSICA E TRADIZIONI CULINARIE CIBO E MUSICA NELL’EUROPA RINASCIMENTALE

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MUSICA E CIBO DAL MEDIOEVO AL RINASCIMENTO

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Presentation Transcript


  1. MUSICA E CIBO DAL MEDIOEVO AL RINASCIMENTO Presentazione di : MARIA VITTORIARISTORI Corso di laurea S.A.N.U. II ° anno 2009 / 2010

  2. INDICE • INTRODUZIONE • CUCINA E MUSICA: ARTE VERA • MUSICA E TRADIZIONI CULINARIE • CIBO E MUSICA NELL’EUROPA RINASCIMENTALE • MUSICA E CIBO NELL’ITALIA RINASCIMENTALE • CACCIANDO PER GUSTAR / AY CINCI, AI TOPPI • CANTO DI DONNE MAESTRE DI FAR CACIO • DONNA DI DENTRO / DAMMENE UN POCHO / FORTUNA D’UN GRAN TEMPO • MUSICA E CIBO NELLA FRANCIA RINASCIMENTALE • “IN PAUPERTATIS PRAEDIO” • MUSICA E CIBO NELL’INGHILTERRA RINASCIMENTALE • “NOWELL, NOWELL : THE BOARËS HEAD” • MUSICA E CIBO NELLA SPAGNA RINASCIMENTALE • “AVE COLOR VINI CLARI”

  3. "Vino e musica furono sempre per me il miglior cavatappi" Cechov, Taccuini. INTRODUZIONE “ Mangiare , bere e cantare…..” così dice una canzone francese del duecento, ma chi può non essere d’accordo oggi? Da sempre, la musica e la cucina sono state alleate, dato che, insieme, soddisfano simultaneamente molti dei nostri sensi. Che si tratti di una grande festa, o di una cena intima, la scelta di un menù squisito abbinato a musiche selezionate con buon gusto ha l’effetto quasi magico di creare la sensazione di benessere completo. Questa antologia di musica e ricette è stata compilata per dare un’idea di come i nostri lontani antenati abbinavano queste delizie; l’impressione che ne risulta è che sapevano benissimo come divertirsi! 

  4. CUCINA E MUSICA :ARTE VERA La cucina e la musica come forme d’arte hanno delle associazioni molteplici tra loro che vanno ricercate fondamentalmente nell’amore e nel desiderio di condividere.Partendo dal presupposto che l’una e l’altra arte esprimono di fondo un talento riferito al sentire, poiché sia l’olfatto che l’udito, utilizzano la sensibilità come ingrediente base, entrambe le materie possono portare all’esaltazione e alla produzione della vera arte.

  5. MUSICA E TRADIZIONI CULINARIE I brani musicali scelti parlano di cucina: dalla coltivazione degli ingredienti, fino al loro consumo nelle varie pietanze. Anche le situazioni nelle quali si mangiava fanno parte delle storie che ci raccontano: dai picnic ai grandi banchetti . E, naturalmente, certi testi che sembrano parlare di mangiare si riferiscono, in realtà, ai piaceri carnali. Altri pezzi descrivono aspetti della vita che hanno a che fare con il cibo, come l’etichetta o l’andare a fare la spesa al mercato. Queste canzoni sono infatti molto importanti, perchè contengono informazioni riguardanti le abitudini culinarie del Medioevo e Rinascimento che non si trovano nei libri di ricette.

  6. CIBO E MUSICA NELL’ EUROPA RINASCIMENTALE Ho voluto prendere perciò in considerazione alcune musiche e brani,dell’Europa Medioevale e Rinascimentale, che provengono da un periodo di 350 anni ,ed esattamente dal 1200 fino al 1558 , durante i quali ebbero luogo sviluppi artistici di grande importanza come: la costruzione delle grandi cattedrali, l’avvento del Rinascimento (in pittura, scultura, letteratura, ed architettura), la fondazione delle Università, l’invenzione della stampa. Gli Stati presi in considerazione sono : • L’Italia • La Francia • L’Inghilterra • La Spagna ed il Portogallo

  7. MUSICA E CIBO NELL’ITALIA RINASCIMENTALE Il Rinascimento ebbe origine in Italia, e fu proprio negli anni tra la fine del trecento e l’inizio del quattrocento che si stabilirono le grandi case dinastiche di Milano, Ferrara, Padova, Pavia, Bologna, e Napoli. Per i Signori di queste città-stato, parte del piacere che derivavano dal loro potere veniva dall’esibire a rivali e sudditi la propria ricchezza. Le arti offrivano il campo ideale per queste dimostrazioni, così che artisti e musicisti divennero oggetto di grande richiesta; nel caso di cantanti e compositori (e in questo periodo i compositori erano prima di tutto cantanti!), i migliori venivano assunti dalle cattedrali o cappelle private, con incarichi che li coinvolgevano nella vita di corte sia sacra sia profana. E i loro incarichi non erano limitati soltanto alla residenza del signore: quando egli viaggiava, i musicisiti lo seguivano. Le musiche ed i testi presi in considerazione sono: CACCIANDO PER GUSTAR / AY CINCI, AI TOPPI di Antonio Zachara da Teramo 1400. CANTO DI DONNE MAESTRE DI FAR CACIO testo di Jacopo da Bientina . DONNA DI DENTRO / DAMMENE UN POCHO / FORTUNA D’UN GRAN TEMPO testo e musiche di Heinrich Isaac

  8. CACCIANDO PER GUSTAR / AY CINCI, AI TOPPI Cacciando per gustar de quel tesoro per aspri monti e boschi perigliosi, d’uno boschetto d’alborselli oro de fiuri trova’ assay operti e chiusi. Tastando et odorando li più belli, et una voce crida : “Alli gammarielli, a l’argentarielli, alle lactalini fieschi! Fieschi, fieschi so’ che anche frecciano! A le telline, fieschi, tutte giettano la lingua fore!” “Et so’ fieschi quessi lactalini? Damme dui derrate de gammarielli; et so’ fieschi como dice ?” “ A la ‘nfusaglia dolce!” “O tu da l’uoglio, che bal lu petecto?” “Voyne cinque.” “Alle bone melangole, una ad dinaro! Custa sei suolli lu centinaro e buoni duy; saçço cha fora trista.” “Se ne buò tre per duy denari, tolli.” “Tilli.” “Voil, voil e voil?” «Voyne dare duy ? » «Chi vuo’ li caval casi? Allu caso sardenale, allu caso de la forma, allu bono latte!” “No, no, no, no vo.” “Allu bonu caso fiescho!” “Non è fiescho como dice.” “Ed è bono, ed è chiaro.” “E chi le vol le bone sc(hi)afe?” “Et chi le vol le bone visciole?” “Alla recotta fiescha!”“Allo bono oglio, como l’unto, più che l’ambra!” “A le bon cerase! Et chi le vol le bone ficora?” “Et chi le vol le bone perseca?” “Alle castagne remonne, femmene!” “Anna chà, ve’ chà, famme bene ciò!” “Compare, voyme cernere?” Chi altro, chi farina compra,vende chi dorme,chi astuta, e chi accende. “Ay cinci, ay toppi, ay betri, ay ferri, ay rame rotto!” “All’ acore, alle fuse, alla merciaria menuda, madonna!” “Chi à della rasina? Chi à frexi’ e çagane vecchie?” “Sals, sals salsa verde, mostarda!” “Chi à dell’ova?” “Chi à della semola?” ”Et so’ fieschi quessi?” “A l’uoglio, a l’uoglio!” “Cy, ci, sta, che si’ scorticatu!” “Volgliune sey suolli.” “Anna, va, for, che te scortiche!” “Non è, no!” “Como le day?”“Voyne dare duy” “Al’algli, a l’agli! Chi le vo’, le bon cepolle?” “Avante, avante chi se vo’ cia(r)mare!” “Chi vol secar li piettine?” “Chi vol aconciar piettine da capo?” “Al dent, al dent! Chi à ‘l mal dente à ‘l mal parente, E chi à ‘l mal vecino à ‘l mal matino ! » ”Chi vol conciar caldari, centrari e capisteri e comparare treppidi e coverchi ? » “All’acito, all’acito, como lo tuosico!” “Chi vol cernere?” stacciare/decidere Si, madonna, si, sallo su!”

  9. CACCIANDO PER GUSTAR / AY CINCI, AI TOPPI Nel “Cacciando per gustar” , di Antonio Zachara da Teramo (cantore papale dei primi del Quattrocento) ci sono molti richiami, in dialetto romanesco, alle urla dei venditori di olio, uova e mostarda. Il testo di questa celebre caccia rappresenta,in modo molto vivido l’allegria di un mercato romano di fine Trecento. Lungo veloci corsie s’intrecciano le grida dei venditori atti a reclamizzare le loro merci: pesce fresco, olio, formaggi e frutta, ma anche abiti usati e ferramenta, di cui esaltano la convenienza mentre riecheggiano le contrattazioni degli avventori e i loro commenti sui prezzi e la reale qualità delle loro mercanzie

  10. CANTO DI DONNE MAESTRE DI FAR CACIO Il Canto di donne maestre di far cacio (testo di Jacopo da Bientina) sarebbero descrizioni di come si fa il cacio; in realtà il poeta si diverte a giocare con gli ovvi doppi sensi offerti dal soggetto. Canto di donne maestre di far cacio Donne no’ siàn di Chianti per natione maestre di far cacio al paragone. El mestier nostro vuol gran diligenza, pulitezza, buon occhio e patienza, frescha la mano et avere avertenza, pigliare el latte sol d’una ragione. Bisogna prima aver tutto l’armento rinchiuse fralle rete o ‘n casa drento, pigliarle una per volta: o che contento ha quella che è la prima a tal factione! Come ‘l latte è rapreso nel vasello, bisogna con duo man trarlo di quello, priemerlo, maneggiarlo et farlo bello, formarlo et porlo asciutto nel gabbione. El nostro cacio in sé tutto è perfetto, non troppo corto, lungo, largo o stretto, grosso a ragion, ritondo, saldo e netto: fra ‘l terzo e ‘l mezo piace a’ più persone!

  11. DONNA DI DENTRO / DAMMENE UN POCHO / FORTUNA D’UN GRAN TEMPO E” una canzone “combinatoria” nella quale una melodia esistente (la famosa Fortuna d’un gran tempo) viene intrecciata con nuove musiche originali. Con questa composizione si ritorna al tema del cibo come metafora per le varie parti del corpo, come nella frase “Dammene un pocho di quella maçacrocha” dove si intende un pane speciale dell’epoca simile alla nostra baguette.Si deve notare comunque che paragonata a molti altri versi del periodo questa frase sembra addirittura un modello di sottigliezza! “Donna, di dentro dalla tua casa son rose, gigli e fiori. Tuto homo che l’annasa ne sente gusto al core Fortuna d’un gran tempo. “Dammi una rosa.” “Totela, o perla pretiosa.” “Fortuna d’un gran tempo mi se’ stata, O gloriosa donna, mia bella Dammene un pocho di quella maçacrocha, e non me ne dar troppa. et dammela ben cotta.

  12. MUSICA E CIBO NELLA FRANCIA RINASCIMENTALE Durante questo periodo la Francia poteva considerarsi, senza esagerazione, il centro mondiale delle attività intellettuali e culturali. La grande università di Parigi attirava studenti da tutta Europa che venivano a studiare e la costruzione nel centro della città della maestosa cattedrale di Notre-Dame nella seconda metà del dodicesimo secolo fornì l’impeto per la omonima scuola di compositori . La canzone presa in considerazione è : “In Paupertatis Praedio” di Anonymus

  13. “IN PAUPERTATIS PRAEDIO” Il conductus monofonico (cioè non accompagnato) In paupertatis praedio proviene da un codice di Notre-Dame; l’elegante divagare della melodia è tipico dello stile del periodo. L’anonimo poeta descrive la vita umile di Francesco d’Assisi (1181–1226), e spiega che si dedicava alla coltivazione delle viti e dei fichi con la stessa passione che aveva per le “anime cadute.” L’ordine dei Francescani era ben stabilito in Francia prima della morte del Santo, in parte a spese degli ordini più antichi la cui vita lussuosa veniva paragonata negativamente alla rinuncia dei beni mondani dei seguaci di S. Francesco. In paupertatis praediominorum plantans vineamostendit magisteriovitae vivendi lineam. Ad aeternas divitiasturbam allexit pauperumquos ad caeli deliciaslingua vocavit operum. Vita doctrina splenduitresplendet et miraculissic praefuit quod profuitviva lucerna populis. Summi Regis palatiodoctor loca discipulossalutis privilegioChristi praemuni famulos. De tenebris miseriaesequaces stellae praeviaequaeramus Patrem gratiaeconsortes tandem gloriae.

  14. MUSICA E CIBO NELL’INGHILTERRA RINASCIMENTALE Entro la seconda metà del quattordicesimo secolo, la reputazione dell’Inghilterra nel campo della musica era già ben stabilita. Molte delle famose scuole corali che fioriscono ancora oggi esistevano già, e i cantanti inglesi erano oggetto di ammirazione in tutta Europa. Sappiamo che la produzione musicale inglese nei secoli XIV e XV era vastissima; purtroppo, ne sopravvive solo una piccola percentuale. La perdita non è dovuta solamente al passare dei secoli; la maggior parte della distruzione delle fonti musicali risale alla Riforma religiosa, durante la quale le biblioteche delle cattedrali e dei monasteri furono saccheggiate su ordini del Rè Enrico VIII. Le pergamene musicali furono “reciclate” per foderare scarpe e impacchettare pesce al mercato; alcune però furono utilizzate per rilegare libri, ed è proprio grazie a queste che i musicologhi sono in grado di ricostruire parte del repertorio perduto. Banchetto Rinascimentale - Garofalo

  15. “NOWELL, NOWELL: THE BOARËS HEAD” Il cantico “Nowell, nowell: The boarës head” , evoca l’atmosfera delle grandi feste medioevali e quindi dei grandi banchetti tenuti dai Signori. Perciò è bene sapere che i cantici nel Medioevo non erano solamente natalizi. Il termine si riferiva a un tipo di composizione (come oggi si parla della forma della “sonata-allegro”). Infatti, venivano considerate anche musiche da ballo, purchè i piedi restassero fermamente a terra! Il compositore, Richard Smert, era rettore di Plymtree nel Devon dal 1435 fino al 1477. Il Banchetto del Botticelli

  16. MUSICA E CIBO NELLA SPAGNA RINASCIMENTALE Avendo acquisito territori tramite le conquiste militari e le alleanze di matrimonio, ed essendosi arricchita “sviluppando” le colonie sudamericane, la monarchia spagnola arrivò tardi al vertice culturale europeo. Dal punto di vista stilistico, la musica spagnola ,particolarmente la musica sacra,ha molto in comune con quella del resto del continente, ma gradualmente la Spagna, da importatrice della musica, diventa esportatrice di cantanti e compositori.

  17. “AVE COLOR VINI CLARI” “Ave color vini clari” ,nonostante che il carattere riverente suggerisca un pezzo sacro,si comprende quasi subito che non è una offerta a una figura divina: piuttosto, è un tributo al vino e alle sue qualità. Il compositore, Juan Ponce (nato nel 1476 c.), sembra essere stato un aristocratico andaluso e professore alla Università di Salamanca. In fatti, questo solenne mottetto, probabilmente composto nel 1495, è una versione di una popolare canzone goliardica . I "goliardi" erano poeti stravaganti, spesso studenti, che esaltavano i piaceri della vita, ma facevano anche satira anticlericale. Molti loro canti furono raccolti nel sec. XIII°col titolo di "Carmina burana". Ave color vini clari,           ave sapor sine pari,           tua nos inebriari – digneris,potentia.          O quam felix creatura           quam produxit vitis pura,           omnis mensa fit secura - in tua presentia.                            (Canto goliardico) Traduzione Salve, o colore del vino bianco salve o sapore senza pari, dégnati di inebriarci con la tua forza. O quanto felice creatura, che la pura vite produsse, ogni mensa è senza tristezza. in tua presenza. Banchetto medioevale

  18. SITOGRAFIA: • www.liquida.it/alimentazione-nel-medioevo/ • www.medioevo.com • www.bibliotecasalaborsa.it • www.salviani.it/vitelli/storia/musica.htm • www.vinilazio.org/.../Mangiare,%20bere%20cantare.htm BIBLIOGRAFIA • Le feste del Rinascimento, Il Saggiatore, Milano 1987

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