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CONCETTI DI BASE IN IMMUNOLOGIA

CONCETTI DI BASE IN IMMUNOLOGIA. IMMUNITA’ INNATA E ACQUISITA. L’immunità innata costituisce una prima barriera agli agenti patogeni e si basa soprattutto sulla capacità di cellule fagocitarie di rimuovere l’agente senza che vi sia stata alcuna esposizione precedente allo antigene.

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CONCETTI DI BASE IN IMMUNOLOGIA

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Presentation Transcript


  1. CONCETTI DI BASE IN IMMUNOLOGIA

  2. IMMUNITA’ INNATA E ACQUISITA L’immunità innata costituisce una prima barriera agli agenti patogeni e si basa soprattutto sulla capacità di cellule fagocitarie di rimuovere l’agente senza che vi sia stata alcuna esposizione precedente allo antigene. GRANULOCITI E MACROFAGI L’immunità acquisita o adattativa viene generata nel corso della vita, quando l’individuo viene a contatto con un determinato agente infettivo LINFOCITI

  3. LE COMPONENTI DEL SISTEMA IMMUNITARIO Le cellule del sistema immunitario originano nel midollo osseo, dove la maggior parte vi maturano anche. Quindi migrano per controllare i tessuti, circolando nel sangue e in un sistema specializzato di vasi chiamato sistema linfatico.

  4. CELLULE DELLA LINEA MIELOIDE Le cellule della linea mieloide partecipano sia all’immunità innata che a quella acquisita. I granulociti comprendono i neutrofili, i basofili e gli eosinofili: sono cellule circolanti che rimangono all’interno del sangue fino a che non vengono richiamate nel sito di infezione e infiammazione, dove si comportano da cellule effettrici. I macrofagi ed i mastociti completano la loro maturazione nei tessuti dove agiscono come cellule effettrici. I macrofagi fagocitano batteri e richiamano i neutrofili circolanti. I mastociti sono coinvolti nella difesa contro i parassiti e nelle reazioni allegiche: richiamano eosinofili e basofili. Le cellule dendritiche entrano nei tessuti come fagociti immaturi dove si specializzano per catturare l’antigene e poi migrano nei tessuti linfoidi.

  5. LINFOCITI I linfociti naive sono cellule di piccole dimensioni, con pochi organelli citoplasmatici e molta cromatina nucleare inattiva. I linfociti sono potenzialmente in grado di scatenare una risposta immunitaria specifica contro qualsiasi agente estraneo a causa della espressione sulla loro superficie di recettori antigenici con una singola specificità Il recettore dell’antigene delle cellule B o BCR (B cell receptor) è un anticorpo legato alla membrana che verrà secreto dopo l’attivazione e la differenziazione in plasmacellule. Il recettore dell’antigene delle cellule T o TCR (T cell receptor) riconosce gli antigeni derivati dalle proteine estranee o dai patogeni che sono stati processati all’interno della cellula. Le cellule “natural killer” o cellule NK non hanno recettori antigene- specifci (sistema immunitario innato): difesa contro cellule tumorali, infettate da virus e da patogeni intracellulari.

  6. MATURAZIONE DEI LINFOCITI Gli organi linfoidi sono tessuti organizzati che contengono un elevato numero di linfociti che interagiscono con cellule non linfoidi. Queste interazioni sono importanti sia per il loro sviluppo, che per il loro sostentamento e per l’inizio della risposta immunitaria acquisita. I linfociti B e T originano nel midollo osseo, ma mentre i linfociti B vi maturano, i linfociti T lo fanno nel timo. Midollo osseo e timo sono chiamati organi linfoidi centrali o primari. Una volta maturati, entrambi i tipi di linfociti entrano nel circolo sanguigno per raggiungere gli organi linfatici periferici, dove ha inizio la risposta immunitaria acquisita. Gli organi linfatici secondari sono i linfonodi, la milza ed i tessuti linfoidi associati alle mucose.

  7. ORGANI LINFOIDI PERIFERICI In questi organi avviene l’incontro tra linfociti e gli antigeni trasportati da cellule dendritiche. I linfonodi catturano l’antigene proveniente dai tessuti periferici e trasportato da macrofagi e cellule dendritiche. I linfociti arrivano ai linfonodi dal sangue e vi entrano attraverso venule capillari specializzate. Le cellule dendritiche arrivano attraverso i vasi linfatici afferenti. La milza cattura gli antigeni del sangue. I linfociti e le cellule dendritiche si incontrano nella capsula linfoide periarteriolare. I tessuti linfoidi associati alle mucose (GALT, BALT, MALT) hanno una struttura simile a quella degli altri organi e sequestrtano gli antigeni presenti sulle superfici epiteliali.

  8. CIRCOLAZIONE DEI LINFOCITI I linfociti naive circolano continuamente tra il sangue e i tessuti linfodi periferici. I linfociti vengono poi riportati nel sangue o attraverso i vasi linfatici o nella milza entrano direttamente in circolo. Se non avviene l’incontro con l’antigene, i linfociti comunque ricevono segnali di sopravvivenza. Se avviene l’incontro si fermano nel tessuto linfoide dove proliferano e maturano in cellule effettrici capaci di combattere l’infezione. Una volta proliferati e differenziati, i linfociti lasciano i linfonodi attraverso i vasi linfatici efferenti o la milza attraverso le vene trabecolari.

  9. PRINCIPI DI IMMUNITA’ INNATA ED ADATTATIVA Le cellule del sistema immunitario innato (macrofagi e neutrofili) svolgono un ruolo essenziale nell’innescare la risposta contro l’infezione e nell’indirizzare il controllo dell’infezione verso la risposta immunitaria acquisita. Il periodo di tempo che passa tra l’infezione e l’inizio della risposta immunitaria acquisita è di 4-7 giorni.

  10. RISPOSTA IMMUNITARIA INNATA ED INFIAMMAZIONE Molti agenti infettivi inducono una risposta infiammatoria attivando l’immunità innata. I macrofagi riconoscono i batteri, penetrati nei tessuti attraverso le superfici epiteliali, mediante recettori capaci di riconoscere i costituenti batterici comuni. Dopo la fagocitosi i macrofagi attivati secernono le citochine e le chemochine (per neutrofili e monociti). L’infiammazione locale e la fagocitosi dei batteri possono venire anche indotti dall’attivazione del complemento legato sulla superficie batterica.

  11. RISPOSTA IMMUNITARIA INNATA ED INFIAMMAZIONE La risposta immunitaria innata e l’infiammazione contribuiscono in maniera cruciale all’attivazione dell’immunità acquisita. La risposta infiammatoria è caratterizzata da un incremento della permeabilità vascolare e da fuoriuscita di liquidi nell’interstizio, con conseguente aumento del flusso di linfa che contiene l’antigene e le cellule dendritiche all’interno dei tessuti linfoidi. I componenti del complemento legati sulla superficie del patogeno e i cambiamenti indotti nelle cellule che hanno fagocitato i microrga- nismi danno segnali di attivazione per i linfociti i cui recettori legano specifici antigeni microbici.

  12. ATTIVAZIONE DELLE CELLULE SPECIALIZZATE NEL PRESENTARE L’ANTIGENE Le cellule dendritiche sono le cellule specializzate nel presentare l’antigene ai linfociti. Migrano dal midollo osseo ai loro siti tessutali periferici e sono immature finché non incontrano i patogeni. Dopo la fagocitosi migrano attraverso la linfa nei linfonodi regionali. Se le cellule dendritiche non si attivano, inducono tolleranza verso l’antigene che hanno catturato. Le cellule dendritiche hanno recettori specifici per i componenti comuni di alcuni patogeni (es. proteoglicani). Inoltre sono capaci di catturare materiale extra-cellulare mediante un processo recettore- indipendente chiamato macropinocitosi, come succede con alcune particelle virali o batteriche.

  13. ATTIVAZIONE DELLE CELLULE SPECIALIZZATE NEL PRESENTARE L’ANTIGENE Le cellule dendritiche attivate migrano nei linfonodi e maturano in cellule che presentano l’antigene o APC e subiscono dei cambiamenti che le rendono capaci di attivare i linfociti patogeni- specifici che incontrano nei linfonodi. Le cellule dendritiche attivate secernono citochine che inducono sia la risposta immunitaria innata che quella acquisita.

  14. LIMITI DELL’IMMUNITA’ INNATA • Il sistema dell’immunità innata può far conto su recettori codificati • durante la linea germinale che riconoscono molecole comuni a molti • patogeni. • Tale sistema però non conferisce protezione verso: • nuovi tipi di patogeni o molecole modificate nel corso dell’evoluzione • batteri con capsula protettiva • virus che non espongono antigeni sulla superficie • I batteri rivestiti da capsula e i virus possono però essere fagocitati da • cellule dendritiche, le loro molecole processate e i peptidi antigenici • presentati ai linfociti.

  15. SPECIFICITA’ DEI LINFOCITI I linfociti posseggono recettori specifici per un solo antigene. La specificità di questi recettori è generata da un unico meccanismo genetico che opera nel midollo osseo e nel timo durante lo sviluppo linfocitario e genera migliaia di differenti varianti geniche che codificano per il recettore. Questa diversità permette che milioni di linfociti circolanti espongano milioni di recettori differenti specifici per ogni tipo di antigene: -> repertorio recettoriale dei linfociti. Durante la vita questi linfociti vanno incontro a un processo di selezione naturale per cui solo quei linfociti che incontrano l’antigene specifico per il recettore sono in grado di proliferare e di differenziarsi in cellule effettrici.

  16. SELEZIONE CLONALE DEI LINFOCITI Per spiegare perché un individuo produceva solo gli anticorpi, che potevano essere indotti virtualmente verso qualsiasi antigene, specifici per l’antigene a cui era stato esposto, Macfarlane Burnet propose l’ipotesi della selezione clonale.

  17. STRUTTURA DEGLI ANTICORPI Gli anticorpi sono la forma secreta del recettore delle cellule B o BCR. In generale, sono formati da una regione costante, in grado di acquisire soltanto una della cinque forme biochimiche identificate, ed una regione variabile che, al contrario, può assumere un’infinita varietà di forme differenti.

  18. STRUTTURA DEGLI ANTICORPI La regione variabile determina la specificità dell’anticorpo verso l’antigene, mentre la regione costante determina il modo in cui l’anticorpo reagisce nei confronti del patogeno a cui si è legato. Ogni anticorpo possiede due assi di simmetria ed è composto da due catene pesanti identiche e due catene leggere identiche. Sia le catene pesanti che leggere contengono regioni costanti e regioni variabili; le regioni variabili di ciascuna catena si combinano per formare il sito che lega l’antigene in maniera specifica.

  19. GENERAZIONE DELLA SPECIFICITA’ DEGLI ANTICORPI Come può un numero finito di geni codificare per un numero quasi infinito di recettori antigenici? I geni della regione variabile delle immunoglobuline vengono ereditati come segmenti genici, ognuno dei quali codifica per una parte della regione variabile di una delle catene polipeptidiche che formano gli anticorpi. Durante lo sviluppo delle cellule B nel midollo osseo questi segmenti sono rimescolati tramite ricombinazione del DNA per formare un tratto genico che codifica per una intera regione variabile. I segmenti genici vengono uniti in maniera diversa in cellule diverse -> ogni cellula genera un unico gene per le regioni variabili.

  20. GENERAZIONE DELLA SPECIFICITA’ DEGLI ANTICORPI Lo stesso schema generale è usato nella generazione dei recettori per l’antigene dei linfociti T. DIFFERENZE TRA BCR E TCR Immunoglobuline di superficie dei linfociti B hanno due siti di riconoscimento dell’antigene e vengono secrete. I recettori delle cellule T hanno un solo sito di riconoscimento e rimangono sempre sulla superficie della cellula.

  21. DIVERSITA’ DEI RECETTORI LINFOCITARI • La diversità dei recettori linfocitari è quindi determinata da: • poche centinaia di segmenti genici differenti si possono combinare • in modi variabili, generando milioni di recettori diversi. • diversità di ricongiuzione: aggiungendo o sottraendo alcuni nucleotidi • nel processo di unione dei segmenti. • ogni recettore è generato dall’accoppiamento di due differenti catene • variabili ognuna codificata da due differenti segmenti genici. • -> un migliaio di differenti catene variabili di ogni tipo generano 106 • recettori antigenici ed esistono 108 linfociti con differente specificità • antigenica su cui agisce la selezione clonale

  22. SVILUPPO E MANTENIMENTO DEL REPERTORIO LINFOCITARIO La maturazione e la sopravvivenza dei linfociti è regolata da segnali che ricevono attraverso i loro recettori antigenici. I segnali che riceve un linfocita immaturo può portarlo a morte oppure indurre ulteriori riarrangiamenti recettoriali: è questo il meccanismo della delezione clonale per cui i recettori specifici per proteine self vengono esclusi dal repertorio linfocitario.

  23. SVILUPPO E MANTENIMENTO DEL REPERTORIO LINFOCITARIO I segnali di sopravvivenza derivano da altre cellule presenti negli organi linfoidi ed almeno in parte dagli antigeni self. Per i linfociti B: durante lo sviluppo nel midollo osseo dalle cellule stromali quando sono maturi e circolanti dai follicoli di cellule B del tessuto linfoide periferico Per i linfociti T: durante lo sviluppo nel timo dalle molecole self presenti sulle cellule epiteliali specializzate e dalle stesse molecole espresse dalle cellule dendritiche dei tessuti linfatici periferici. I segnali di sopravvivenza ricevuti attraverso il recettore antigenico agiscono inibendo l’apoptosi.

  24. ATTIVAZIONE E PROLIFERAZIONE DEI LINFOCITI NEL TESSUTO LINFOIDE PERIFERICO • Un numero così grande di recettori linfocitari ha il significato che solo • una frazione di linfociti può legare e riconoscere un antigene. • L’espansione clonale permette di ottenere un numero sufficiente di • linfociti in grado di combattere un’infezione: il linfocita deve • proliferare e la sua progenie maturare in cellule effettrici. • Attivazione: una volta riconosciuto l’antigene il linfocita si arresta • nell’organo linfoide e in qualche ora si trasforma in linfoblasto. • Proliferazione: le mitosi avvengono tra le due le quattro volte al giorno • per 3-5 giorni • Differenziazione in cellule effettrici: • cellule B in plasmacellule • cellule T in cellule in grado di distruggere cellule infettate o di attivare • altre cellule del sistema immunitario

  25. MEMORIA IMMUNOLOGICA Le cellule effettrici hanno una aspettativa di vita limitata: una volta rimosso l’antigene queste cellule vanno incontro ad apoptosi. Qualcuna comunque rimane anche dopo l’eliminazione dell’antigene. Sono le cellule della memoria che assicurano una risposta più rapida ed efficace nel caso di un secondo incontro con lo stesso agente patogeno e conferisce una protezione immunitaria di lunga durata. La memoria immunologica consta in una risposta anticorpale secondaria che si sviluppa dopo un periodo di latenza più corto, raggiunge un livello anticorpale più alto e produce anticorpi con un affinità, o forza di legame, più elevata.

  26. ATTIVAZIONE LINFOCITARIA NEI TESSUTI LINFOIDI PERIFERICI Le risposte linfocitarie verso un antigene richiedono non solo il segnale generato dal legame del recettore per l’antigene, ma anche un secondo segnale generato da un’altra cellula. Le cellule T naive sono in genere attivate da cellule dendritiche, mentre le cellule B sono attivate da un linfocita T effettore.

  27. MECCANISMI EFFETTORI DELL’IMMUNITA’ ACQUISITA I meccanismi effettori della risposta immune sono diversi in quanto diverse sono le caratteristiche dei vari agenti patogeni. I linfociti B riconoscono l’antigene presente su cellule estranee al corpo umano (es. i batteri); le cellule T invece riconoscono gli antigeni generati all’interno delle cellule infettate, prodotti, ad es., dai virus. I meccanismi effettori della risposta immunitaria acquisita sono essenzialmente identici a quelli dell’immunità innata.

  28. MECCANISMI EFFETTORI CONTRO PATOGENI EXTRACELLULARI E LORO TOSSINE Gli anticorpi dipendono nelle loro funzioni effettrici quasi interamente dalle cellule e dalle molecole del sistema immunitario innato. Gli anticorpi si trovano nel plasma e nei fluidi extracellulari -> immunità umorale. Ciascun anticorpo appartiene a una delle cinque classi, o isotipi. Una volta avvenuto il riconoscimento, ognuna di queste classi sviluppa una serie di meccanismi effettori per eliminare l’antigene. NEUTRALIZZAZIONE Il meccanismo più semplice e diretto consiste nel legame tra l’anticorpo e l’agente patogeno (es. tossina, alcuni virus), bloccandone l’accesso in cellule che potrebbero essere infettate o distrutte.

  29. MECCANISMI EFFETTORI CONTRO PATOGENI EXTRACELLULARI E LORO TOSSINE • OPSONIZZAZIONE • Alcuni batteri non sono riconosciuti direttamente dai fagociti. • Gli anticorpi possono rivestire i patogeni e i fagociti riconoscono la • regione costante dell’anticorpo legato al batterio. • ATTIVAZIONE DEL COMPLEMENTO • Gli anticorpi possono attivare il sistema del complemento il quale può: • distruggere i batteri direttamente (ma importante in poche infezioni • batteriche). • legare il batterio favorendone la sua cattura e la sua distruzione da • parte dei fagociti. • Il complemento, quindi, marca i patogeni ed in questa funzione • “complementa” gli anticorpi.

  30. MECCANISMI EFFETTORI CONTRO PATOGENI INTRACELLULARI I patogeni sono accessibili agli anticorpi solo nel sangue e negli spazi extracellulari. Alcuni batteri, tutti i virus e alcuni parassiti si replicano all’interno della cellula dove gli anticorpi non li possono eliminare. La distruzione di tali agenti patogeni è compito dei linfociti T -> immunità cellulo-mediata. Le reazioni cellulo-mediate dipendono dalle interazioni dirette tra i linfociti T e le cellule che presentano l’antigene.

  31. MECCANISMI EFFETTORI CONTRO PATOGENI INTRACELLULARI LINFOCITI T CITOTOSSICI Queste cellule, che esprimono la molecola CD8 sulla loro superficie, riconoscono le cellule infettate dai virus. Gli antigeni derivati dal virus in replicazione vengono esposti sulla superficie delle cellule infettate, dove vengono riconosciuti dalle cellule T. Queste ultime possono controllare l’infezione uccidendo le cellule infettate prima che venga completata la replicazione virale. Il meccanismo citotossico prevede l’attivazione delle caspasi nelle cellule infettate ed il taglio del DNA sia virale che dell’ospite.

  32. MECCANISMI EFFETTORI CONTRO ALTRI PATOGENI INTRACELLULARI ED EXTRACELLULARI LINFOCITI T HELPER Queste cellule, che esprimono la molecola CD4 sulla loro superficie, possono essere suddivisi in due sottogruppi. Il primo è importante per il controllo delle infezioni batteriche intra cellulari (Mycobacterium tubercolosis e M. leprae). Questi batteri crescono nelle vescicole dei fagociti, le quali non si fondono con i lisosomi. Le cellule TH1 attivano i macrofagi e inducono fusione dei lisosomi con le vescicole fagosomiche. Inoltre attivano altri meccanismi antibatterici dei fagociti e secernono citochine che attirano altri macrofagi nel sito dell’infezione.

  33. MECCANISMI EFFETTORI CONTRO ALTRI PATOGENI INTRACELLULARI ED EXTRACELLULARI LINFOCITI T HELPER Il secondo sottogruppo è rappresentato dalle cellule TH2, le quali sono coinvolte nella distruzione dei patogeni extracellulari attivando le cellule B. Storicamente, sono le prime descritte come T helper. Sono pochi gli antigeni con particolari proprietà che possono attivare da soli i linfociti B. La maggior parte degli antigeni richiede un segnale complementare dalle cellule T helper.

  34. RICONOSCIMENTO DELL’ANTIGENE DA PARTE DEI LINFOCITI T Tutti gli effetti dei linfociti T dipendono dalle interazioni con le cellule che espongono proteine estranee. Nel caso delle cellule T CD8 e le cellule TH1, le proteine estranee devono essere prodotte dai patogeni infettanti la cellula bersaglio oppure devono venire ingerite dalla cellula bersaglio stessa. Le cellule T helper riconoscono ed interagiscono con le cellule B che hanno legato e internalizzato l’antigene estraneo tramite le immunoglobuline di membrana. In ogni caso, le cellule T riconoscono l’antigene quando legato a speciali molecole, glicoproteine di membrana che fanno parte del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC).

  35. RICONOSCIMENTO DELL’ANTIGENE DA PARTE DEI LINFOCITI T Le molecole MHC di classe I e di classe II hanno come caratteristica comune quella di avere due domini extracellulari che formano una tasca nella quale un singolo peptide viene intrappolato durante la sintesi e l’assemblaggio delle molecole MHC all’interno delle cellule.

  36. RICONOSCIMENTO DELL’ANTIGENE DA PARTE DEI LINFOCITI T La differenza tra le due classi risiede nel tipo e nell’origine del peptide che trasportano alla superficie. Le proteine MHC di classe I legano peptidi derivati da proteine sintetizzate nel compartimento citoplasmatico e sono quindi capaci di esporre sulla superficie cellulare frammenti di proteine virali.

  37. RICONOSCIMENTO DELL’ANTIGENE DA PARTE DEI LINFOCITI T Le proteine MHC di classe II legano peptidi derivati da proteine contenute nelle vescicole intracellulari e quindi espongono peptidi derivati da patogeni presenti nelle vescicole macrofagiche o internalizzati da macrofagi o cellule B.

  38. RICONOSCIMENTO DELL’ANTIGENE DA PARTE DEI LINFOCITI T Le molecole MHC di classe I che legano peptidi virali sono riconosociute da cellule T citotossiche, che uccidono direttamente le cellule infettate. Le molecole MHC di classe II vengono riconosciute dalle cellule TH1 e TH2.

  39. RICONOSCIMENTO DELL’ANTIGENE DA PARTE DEI LINFOCITI T

  40. RICONOSCIMENTO DELL’ANTIGENE DA PARTE DEI LINFOCITI T L’attivazione mediata dall’antigene delle cellule T effettrici è aiutata da co-recettori: CD8 nei linfociti citotossici che lega le molecole MHC I CD4 nei linfociti TH1 e TH2 che lega le molecole MHC II

  41. ALTERAZIONI DELLA RISPOSTA IMMUNITARIA Le immunodeficienze sono difetti o deficienze di alcune risposte del sistema immunitario. Quando l’immunità acquisita è completamente assente, si può anche avere morte durante l’infanzia per l’insorgenza di gravi infezioni. Se l’immunodeficienza è selettiva, la conseguenza sono infezioni ricorrenti. Il virus dell’immunodeficienza umana o HIV causa l’AIDS non solo sfuggendo ma anche sovvertendo i meccanismi protettivi della risposta immunitaria acquisita. L’HIV distrugge le cellule T che attivano i macrofagi, causando infezioni di batteri intracellulari.

  42. ALTERAZIONI DELLA RISPOSTA IMMUNITARIA Le allergie. le malattie autoimmuni e il rigetto dei trapianti sono associate ad una normale risposta immunitaria diretta contro un antigene inappropriato. Nelle allergie l’antigene è una innocua sostanza estranea, nelle malattie autoimmuni è un antigene self, nel rigetto dei trapianti, l’antigene deriva da una cellula estranea.

  43. IMMUNITA’ INNATA

  44. I meccanismi dell’immunità innata riescono a riconoscere e distruggere i microrganismi nel giro di poche ore o giorni in quanto essi non portano all’espansione clonale di linfociti antigene-specifici.

  45. Le malattie infettive si verificano quando un microrganismo riesce ad evadere o sconfiggere le difese innate dell’ospite, per stabilire un focolaio d’infezione e replicazione, che ne permette la sua ulteriore diffusione, La diffusione dei patogeni è spesso contrastata da una risposta infiammatoria che recluta molte molecole effettrici e cellule del sistema immunitario innato dai vasi sanguigni locali, mentre induce un blocco più a valle, così che i patogeni non possono diffondere attraverso il sangue,

  46. GLI EPITELI RAPPRESENTANO LA PRIMA BARRIERA CONTRO LE INFEZIONI Le superfici epiteliali rappresentano una barriera fisica, grazie anche alla presenza delle giunzioni strette tra cellule adiacenti. In caso di rotture della barriera epiteliale (ferite, bruciature) l’accesso dei patogeni all’interno è facilitato. In assenza di soluzioni di continuità, due sono i modi di invasione dei patogeni: legandosi a molecole della superficie epiteliale interna; aderendo e colonizzando la superficie epiteliale. In quest’ultimo caso la rimozione da parte di flussi d’aria o di fluidi viene impedita. Ruolo del muco: i patogeni rivestiti da mucine non possono aderire e vengono espulsi grazie al movimento delle ciglia epiteliali.

  47. RUOLO DEI FAGOCITI • Dopo aver attraversato la barriera epiteliale, il patogeno è riconosciuto • dai fagocit mononucleati, o macrofagi, che si trovano nei tessuti. • Essi si trovano nel tessuto connettivo di: • tratto gastrointestinale • polmoni (sia negli interstizi che negli alveoli) • fegato (cellule di Kupffer) • milza • La seconda grande famiglia di fagociti è rappresentata dai neutrofili, • cellula vita breve, abbondanti nel sangue, ma non presenti normalmente • nei tessuti. • Queste cellule riconoscono e distruggono i patogeni senza l’aiuto • della immunità immune acquisita.

  48. RUOLO DEI FAGOCITI • I fagociti riconoscono i patogeni attraverso recettori di superficie • cellulare, che possono distinguere tra molecole di superficie • esposte dai patogeni e quelle proprie dell’ospite: • recettore per il mannosio (solo sui macrofagi e non sui monociti e • neutrofili) • recettori spazzini • CD14, recettore per lipopolisaccaridi batterici (prevalentemente sui • monociti e macrofagi) • recettore per il complemento

  49. RUOLO DEI FAGOCITI Al legame fa seguito fa seguito la fagocitosi: formazione del fagosoma -> fusione coi lisosomi -> formazione del fagolisosoma. Durante la fagocitosi, macrofagi e neutrofili producono una grande varietà di prodotti tossici che aiutano ad uccidere il patogeno fagocitato.

  50. RUOLO DEI FAGOCITI Il secondo importante effetto dell’interazione tra i patogeni e i macrofagi è l’attivazione di questi a rilasciare citochine e altri mediatori, che determinano uno stato d’infiammazione nel tessuto e richiamano neutrofili e proteine plasmatiche nel sito d’infezione. I recettori che legano i patogeni inducono la secrezione di citochine. Le citochine danno un importante contributo sia alla infiammazione locale che a reazioni indotte, ma non adattative, che si verificano nei primi giorni dell’infezione. I recettori che segnalano la presenza di patogeni inducono anche l’espressione di molecole, dette co-stimolatorie, sia sui macrofagi che sulle cellule dendritiche, permettendo a queste di iniziare una risposta immune adattativa.

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