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Le piramidi egizie di. Carlotta e Nicola. L’Antico Regno comprende 5 secoli, durante i quali si succedettero 4 dinastie (dalla III alla VI). Nell’Antico Regno la prima piramide fu quella a gradoni. La piramide a 6 gradoni sovrapposti, aveva la forma rettangolare.

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Presentation Transcript
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Le piramidi egizie

di

Carlotta e Nicola

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L’Antico Regno comprende 5 secoli, durante i quali si succedettero 4 dinastie (dalla III alla VI).

Nell’Antico Regno la prima piramide fu quella a gradoni.

La piramide a 6 gradoni sovrapposti, aveva la forma rettangolare.

All’interno conteneva un labirinto di gallerie e pozzi, in cui al centro c’era la camera sepolclare.

Le piramidi Egizie

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L’ultimo sovrano della III dinastia, fece

costruire a Meidum l’ultima e la più

grande delle piramidi a gradoni.

Nella IV dinastia per vari motivi, il sovrano Snofru ha lasciato oltre a quella di Meidum, altre 2 piramidi: quella a doppia pendenza detta anche piramide romboidale, e la piramide rossa entrambe a Dahshur.

I successori di Snofru, facendo tesoro dell’esperienza accumulata nei due secoli precedenti, eressero le piramidi più famose e le più grandi della storia.

La più grande fu la prima eretta a Giza: quella di Cheope.

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I lati sono orientati secondo i punti cardinali con una precisione che ha sempre stupito.

Il primo sovrano della v dinastia Userkaf, fece costruire la sua piramide a Saqqara, accanto a quella di Djoser, sovrano della III dinastia.

Durante la VI dinastia tutte le piramidi hanno una buona prospettiva con le stesse dimensioni.

La costruzione di piramidi si interrompe durante il primo periodo intermedio.

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I faraoni della XII dinastia ripresero l’usanza di farsi seppellire in piramidi.

Per costruire le piramidi, non si usava più la pietra ma i mattoni.

Durante il Nuovo Regno non vennero più usate le piramidi come monumento sepolcrale, ma i faraoni in tombe a camera scavate nelle pareti rocciose di una valle vicino a Tebe chiamata poi Valle dei Re.

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LA MUMMIFICAZIONE

di

Maddalena, Davide e Luca

la mummificazione
La mummificazione è il metodo con cui gli antichi Egizi conservavano i

corpi dei loro defunti, preservandoli dalla decomposizione.

Questo risultato era particolarmente importante perché, secondo le credenze

religiose, la conservazione del corpo garantiva al defunto una vita eterna

nell’aldilà .

C’erano tre classi o specie di mummie e venivano preparate secondo il

prezzo che gli eredi erano disposti a pagare .

La primaclasse era di solito riservata alla famiglia del faraone, la seconda

per i nobili e per i ricchi, la terza per i più poveri.

La mummificazione
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Il metodo della prima classe era il più costoso e laborioso, ma sicuramente era quello che le conservava meglio.

Per prima cosa si estraeva il cervello, organo che per gli egizi non avevano importanza sostanziale, tale operazione era compiuta con un ferro ad uncino che veniva inserito nelle narici e con il quale si prelevava la materia celebrare.

Quindi era la volta degli organi interni presenti nel busto, che prima veniva depilato e poi con una incisione addominale venivano sfilati tutti gli organi: in questo caso però essi non venivano gettati ma richiusi in speciali vasi.

I vasi canopi portavano il nome dei quattro figli di Horus : Daumtef, con la testa di sciacallo, conteneva lo stomaco; Hapy, a testa di babbuino conteneva i polmoni; Amset a testa umana conteneva il fegato e Kebehsenuf a testa di falco conteneva gli intestini. Il cuore importantissimo per gli egizi veniva lasciato all’interno del corpo.

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Il corpo quindi completamente eviscerato veniva deposto in una vasca di Natron, una particolare sabbia che era ricca di un particolare sale minerale, e qui ci restava per circa 70 giorni. Trascorso tale periodo il corpo veniva lavato esternamente ed internamente, massaggiato con oli di palma e ginepro o vino di datteri durante una particolare cerimonia religiosa, quindi lasciato esposto per più giorni ad una corrente di aria calda, fino a completa essiccazione.

Il cadavere ora era pronto per l’ultimo procedimento: la cavità addominale veniva riempita con bende di lino e con vegetali triturati, quali mirra, ginepro, cassia ed altri aromi con significati religiosi. Tutte le cavità venivano chiuse con batuffoli di lino, anche le cavità oculari, in caso venivano dipinte le iridi ; il viso veniva perfettamente truccato: le labbra rosse di betel, kayal attorno a agli occhi, le unghie dorate o smaltate di rosso.

Il cadavere era poi cosparso di resine ed oli essenziali e poi avvolto nelle bende di lino impregnate di sostanze gommose, tra le quali si inserivano gioielli, statuette di divinità, scarabei votivi ed amuleti di protezione per il viaggio nel Duat che sarebbe per gli egizi l’aldilà.

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Il sesso della mummia era poi indicato dalle posizione delle braccia: incrociate sul petto per i maschi, con un braccio lungo il corpo per le donne.
  • Il corpo quindi veniva deposto nel primo sarcofago di forma totalmente antropomorfa, quindi in un altro e via di seguito fino ad otto.
  • Per la seconda classe il procedimento era più semplice: si riempiva il corpo del defunto, attraverso l’orifizio anale, di olio di cedro asiatico, quindi lo si immergeva per quaranta giorni in un bagno salato. Trascorso tale periodo, mediante compressione dell’ addome, si estraevano le viscere, liquefatte per reazione chimica, attraverso il foro anale quindi, dopo un lavaggio, lo si avvolgeva nelle bende e si riconsegnava ai parenti.
  • La terza classe, che era la più economica e popolare, limitava la mummificazione alla immersione del corpo in un bagno bollente di acqua e “natron” (soda naturale) quindi, dopo essiccazione con aria calda ventilata, avveniva l’avvolgimento in stuoie di juta .
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Il corpo del defunto veniva poi denudato e seppellito nella sabbia infuocata del deserto. Passato un periodo di novanta giorni, il corpo era integralmente essiccato; veniva riesumato, ripulito e strettamente fasciato con bende di fibra vegetale, con le ginocchia ripiegate a forza sullo sterno.
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I vasi canopi e le ushapti

di Giorgio e Beatrice

i v a s i c a n o p i
I vasi canopi erano “contenitori” che servivano durante la mummificazione per contenere organi del defunto. La parola canopi deriva dal dio Canopo, che gli antichi Egizi rappresentavano su tali vasi. Ogni urna presentava un volto di una divinità in base agli organi che doveva contenere:

·        Imset con la testa di uomo conteneva il fegato;

·        Hapi con la testa di babbuino conteneva i polmoni;

·        Duamutef con la testa di sciacallo conteneva lo stomaco;

·        Qebehsenuf con la testa di falco conteneva l’intestino.

Sui vasi erano riportati testi che ponevano ciascuno degli organi sotto la protezione di una dea. In genere i vasi canopi erano fatti di alabastro, ma se ne sono trovati sia di calcare che di terracotta e anche di ceramica smaltata. Nella dodicesima dinastia (1990- 1780) furono utilizzati i veri vasi canopi, protetti dalle quattro dee. I vasi canopi venivano poi collocati nella camera sepolcrale presso al sarcofago.

I vasi canopi
l e u s h a p t i
Le ushapti erano piccole statuette di terracotta o argilla messe vicino al cadavere nel sarcofago, che secondo la leggenda dovevano eseguire i lavori del morto, per esempio nell’aldilà un dio poteva chiamare il morto ai suoi lavori lassù; in quel caso le ushapti li dovevano sostituire.

Sulle ushapti erano incisi dei segni geroglifici che venivano recitati come preghiere ai funerali.

Nella lingua egiziana la parola “ushapti” significa “quelli che rispondono”. Rappresentano anche forze costruttive che fanno parte della pratica magica. Tra le ushapti ci sono anche le cosiddette “statue del ka”. Oltre a essere destinate anch’esse nel corredo funebre emanavano l’odore dei cibi lasciati sulla tavola delle offerte. Infine venivano deposte in una scatola con immagini che ricordavano la vita quotidiana del defunto.

Le ushapti
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Il libro dei morti

Il viaggio nell'aldilà

di

Alberto e Alessia

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IL LIBRO DEI MORTI

Il libro dei morti è una raccolta di testi funerari di epoche diverse,

contenente formule magiche, inni e preghiere che, per gli antichi egizi,

guidavano e proteggevano l’anima (Ka) nel suo viaggio

attraverso la regione dei morti.

Queste formule dovevano essere pronunciate dall'anima per

scacciare i demoni che le ostacolavano il cammino

e per superare le prove poste dai 42 giudici del tribunale di Osiride, dio degli inferi.

Questi testi indicavano inoltre che la felicità nell'aldilà dipendeva

dal fatto che il defunto avesse o meno condotto una vita virtuosa sulla Terra.

Nel Regno Antico i primi testi funerari a noi noti furono incisi

sulle pareti interne delle piramidi e presero il nome di “testi delle piramidi".

Nel Medio Regno fu d'uso farsi dipingere questi testi sui sarcofagi

e vennero chiamati “testi dei sarcofagi”.

Nella XVIII dinastia essi vennero scritti su papiri, molti dei quali

Lunghi da 15 a 30 metri,con illustrazioni a colori.

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Questi papiri venivano collocati in cofanetti nelle tombe, deposti nei sarcofagi o perfino fatti scivolare tra le bende della mummia.

Nel famoso libro dei morti redatto dallo scriba Ani,

il Ba è raffigurato sottoforma di uccello.

Vi è una formula per favorire l'unione del Ba alla sua mummia:

“Il mio corpo è eterno, esso non perirà né sarà mai distrutto in questa terra.”

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IL VIAGGIO NELL’ ALDILA‘

Gli antichi egizi amavano la vita e desideravano conservare i

piaceri terreni nell'oltretomba.

Essi credevano che ogni uomo fosse in possesso di due principi vitali:

il Ka, forza vitale che accompagnava l'uomo dalla nascita alla morte;

e il Ba, simile a ciò che noi chiamiamo anima.

Per vivere in eterno, queste due parti dovevano rimanere unite al corpo anche dopo la morte; perciò era importantissimo conservare i corpi dei morti.

Cibi, utensili e gioielli dovevano accompagnare il defunto nell‘ aldilà.

I poveri si facevano seppellire nel deserto dove i loro

corpi si essiccavano mentre più ricchi si permettevano il lusso di

farsi mummificare e seppellire in tombe speciali.

L’apertura della bocca era il principale rito nell'ultima fase della mummificazione.

La famiglia del defunto recitava parole magiche, mentre il

sacerdote aspergeva d 'acqua le labbra del cadavere:

Senza questa cerimonia il defunto non avrebbe potuto mangiare, bere o

muovere la bocca nell'aldilà.

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Gli Egizi credevano che solo con una vita buona e giusta

si poteva raggiungere la vita eterna: dopo la morte infatti il defunto doveva

raggiungere (attraversando i dodici regni sotterranei nei quali

Abitavano vari mostri) il tribunale dove dichiarava

ad Osiride di non aver commesso azioni cattive in vita.

Poi il giudice severo Anubi ne pesava il cuore (sede dei sentimenti, dell'intelligenza e della volontà) su una bilancia, confrontandolo con la Piuma della Verità.

Se il cuore pesava più della piuma veniva gettato in pasto al

mostro Ammut (divoratore del morto) con la testa di

coccodrillo; nel caso opposto proseguiva il viaggio nel regno di

Osiride, entrava nel campo dei giunchi, dove erano stati creati gli

dei e dove si trovavano i beati e poteva coltivare il suo pezzo di terra.