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Il rapporto medico-paziente. PROF. ANTONELLO BELLOMO Università degli Studi di Foggia Docente di Psicologia Medica. Le modalità della relazione. Approccio obiettivante Approccio empatico Approccio intersoggettivo. La malattia.

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Presentation Transcript
il rapporto medico paziente

Il rapporto medico-paziente

PROF. ANTONELLO BELLOMO

Università degli Studi di Foggia

Docente di Psicologia Medica

le modalit della relazione
Le modalità della relazione
  • Approccio obiettivante
  • Approccio empatico
  • Approccio intersoggettivo
la malattia
La malattia
  • Caratteristiche della malattia: a) gravità; b) eziologia; c) decorso; d) localizzazione
  • Connotazione socioculturale della malattia
  • Significato cognitivo ed affettivo dato alla malattia
  • Impatto della malattia sul paziente (coping)
identit del paziente
Identità del paziente
  • Età, sesso, etnia, livello socioculturale
  • Struttura di personalità
  • Esperienze pregresse
  • Status, ruolo, aspettative
  • Porta al medico il disturbo di cui soffre
identit del medico
Identità del medico
  • Età, sesso, etnia, livello socioculturale
  • Struttura di personalità
  • Esperienze pregresse
  • Status, ruolo, aspettative
  • In relazione al disturbo portato, cerca di raggiungere un fine attraverso il trattamento
il modello di hollender
Il modello di Hollender
  • Attività-passività: urgenze, coma, operazioni (madre-lattante)
  • Direzione-collaborazione: operazioni, malattie acute (genitori-bambino)
  • Partecipazione reciproca: malattie croniche, riabilitazioni postoperatorie o post-traumatiche (adulto-adulto)
le fasi di von gebsattel
Le fasi di Von Gebsattel
  • Appello umano: il paziente porta un bisogno e il medico accoglie il bisogno
  • Distanziamento o obiettivazione: esame scientifico, il medico non considera più il malato come persona, bensì come oggetto di studio
  • Personificazione: il paziente non è considerato più come un caso ma come una persona che soffre
il modello di tatossian
Il modello di Tatossian

M = esperto (medico, meccanico, falegname)

C = cliente

O = oggetto da riparare

altri modelli
Altri modelli
  • Paternalistico: vede il medico in posizione di centralità, unico detentore della conoscenza e del potere decisionale, il paziente esegue passivamente
  • Informativo: il medico si presenta come un informatore freddo e distaccato, comunicazione ad una sola via
  • Interpretativo: l’obiettivo è la comprensione del significato che la malattia assume nella vita del paziente
  • Deliberativo: si indaga il senso della malattia e si decide collaborando dopo informazioni accurate
vissuti del paziente e del medico
Vissuti del paziente e del medico
  • Emozioni e malattia: ansia, angoscia, paura, rabbia, sensi di colpa, etc.
  • Meccanismi di difesa dell’Io e malattia: negazione, regressione, proiezione, dissociazione etc.
  • Transfert
  • Controtransfert
  • Importanza dell’empatia
problemi di comunicazione tra medico e paziente
Problemi di comunicazione tra medico e paziente
  • PER IL PAZIENTE:
  • Insufficienza di informazioni
  • Insufficiente ripetizione delle informazioni
  • Scarsa partecipazione emotiva da parte del medico
problemi di comunicazione tra medico e paziente1
Problemi di comunicazione tra medico e paziente
  • PER IL MEDICO:
  • Scarsa adesione del paziente alla terapia
  • Scarsità di informazioni da parte del paziente
comunicazione extraverbale classificazioni
Comunicazione extraverbale: classificazioni

COOK, 1973:

  • Aspetti statici: Volto, conformazione fisica, voce, abiti
  • Aspetti dinamici: orientazione, distanza, postura, gesti, movimenti del corpo, espressione del volto, direzione dello sguardo, tono della voce, ritmo e velocità dell’eloquio
comunicazione extraverbale classificazioni1
Comunicazione extraverbale: classificazioni

KNAPP, 1977:

Movimenti del corpo,

caratteristiche fisiche,

paralinguaggio,

spazio relazionale tra i comunicatori,

fattori ambientali

comunicazione extraverbale classificazioni2
Comunicazione extraverbale: classificazioni

ARGYLE, 1978:

Contatto fisico, vicinanza, orientazione, aspetto esteriore, postura, cenni del capo, espressione del volto, gesti, sguardo, aspetti non linguistici del discorso.

comunicazione extraverbale classificazioni3
Comunicazione extraverbale: classificazioni

LEVINSON, 1988:

Cinetica: posizione del corpo, gesti, postura, passo, espressione del viso

Contatto fisico: stretta di mano, altri contatti

Paralinguaggio: Velocità e ritmo del discorso, gradazione vocale, inflessione, volume, sospiri e mugugni, tono di voce, pause

Disposizione spaziale: Distanza orizzontale e verticale rispetto all’altro; angolo con il quale si sta di fronte all’altro, barriere fisiche

usi della comunicazione extraverbale
Usi della comunicazione extraverbale

USO INAPPROPRIATO:

Spazio: distante o vicinissimo al paziente

Movimenti: di allontanamento dal malato

Postura: rigida, sedersi all’indietro

Contatto visivo: assente, incostante, sfuggente

Piedi e gambe: usati per mantenere le distanze

Mobili: usati coma barriera

Espressioni del volto: contrastanti con espressioni verbali

Gesti: discordanti con le parole

Voce: volume alto o basso

Voce: ritmo impaziente o distaccato, lento o evitante

Livello di energia: apatico, assonnato, eccitato

usi della comunicazione extraverbale1
Usi della comunicazione extraverbale

USO APPROPRIATO:

Spazio: avvicinarsi al paziente con le braccia e le gambe

Movimenti: di avvicinamento al malato

Postura: rilassata, ma che presta attenzione

Contatto visivo: regolare

Piedi e gambe: non intrusivi

Mobili: usati per avvicinare le persone

Espressioni del volto: concordanti con espressioni verbali

Gesti: che sottolineano le proprie parole

Voce: udibile chiaramente

Voce: ritmo medio, un po’ lento

Livello di energia: sempre vivo durante la conversazione

come migliorare la comunicazione
Come migliorare la comunicazione
  • Dare semplici istruzioni verbali utilizzando un linguaggio comprensibile a tutti
  • Dare istruzioni specifiche non generiche
  • Enfatizzare le informazioni chiave
  • Dare semplici istruzioni per iscritto
  • Far ripetere al paziente con parole proprie
  • Suddividere le informazioni in più fasi
ci che si deve fare con i pazienti
Ciò che si deve fare con i pazienti
  • Avere massimo riguardo, rispetto, disponibilità all’alleanza
  • Mostrare fiducia in sé stessi, ma temperata dall’umiltà
  • Incoraggiare l’autonomia del paziente senza forzarla
  • Riconoscere almeno un punto di forza o un carattere distintivo del paziente
  • Spiegare al paziente il ruolo del medico nel processo terapeutico
  • Intuire ed accogliere le richieste non espresse dal paziente
ci che non si pu fare con i pazienti
Ciò che non si può fare con i pazienti
  • Fumare, masticare gomma, avere scarsa igiene personale
  • Provocare o scherzare pesantemente
  • Superare limiti accettabili nel raccontare qualcosa di sé
  • Evitare lo sguardo del paziente scrivendo tutte le notizie fornite: al contrario è necessario prendere la penna con un gesto casuale, per annotare solo le cose più difficili da memorizzare e dopo aver chiesto al paziente se ciò lo possa distrarre o inibire
dal paternalismo alla cooperazioone i perch
Dal paternalismo alla cooperazioone: i perché

La trasformazione del rapporto medico-paziente da un modello paternalistico verso un rapporto di cooperazione sono stati determinati da vari cambiamenti sociali:

  • Sviluppo in una società laica, pluralistica e democratica del concetto di libertà e autonomia dell’individuo
  • Nuova collocazione della medicina, in base a spinte sociali e storiche, da scienza di elite a contesto di maggiore democrazia ed uguaglianza
  • Graduale perdita di autorità del medico nell’assunzione di decisione relative agli aspetti di tutela della salute
  • Aumento della complessità dei trattamenti e delle scelte da compiere in seguito all’evoluzione tecnologica
  • Crescente peso dell’aspetto economico nel condizionamento delle decisioni diagnostico-terapeutiche
pppp patient physician paper partnership
Pppp:Patient physician paper partnership
  • Si tratta di un modello concepito da Walter Rosser, medico canadese, per favorire l’intesa con il paziente e fornirgli le informazioni più accreditate riguardanti la sua patologia
  • Consiste nel mettere per iscritto un vero e proprio contratto tramite il quale pianificare i procedimenti diagnostici e terapeutici che verranno seguiti nel corso della malattia
patient education
Patient Education
  • Strategia sulla quale si punta per migliorare l’adesione alle terapie
  • Strumento per metterla in atto: i leaflet, ovvero il materiale informativo scritto per il paziente che il medico dovrebbe consegnare all’assistito al termine della visita
empowerment
Empowerment
  • Si tratta di una strategia manageriale, mutuata da un fenomeno scoperto da psicologi cognitivisti alla fine degli anni sessanta, basata sul trasferimento di poteri decisionali ai diversi livelli operativi della struttura. In medicina ciò significa trasmettere informazioni ai pazienti per renderli maggiormente capaci di prendere decisioni, al fine di collaborare nel progetto terapeutico.