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L’evoluzione dei ruoli tradizionali in una “società liquida”

L’evoluzione dei ruoli tradizionali in una “società liquida”. Valvasone 25 Novembre 2012 A cura di Renato Pilutti Teologo e Consulente filosofico. Non “crisi” ma … un passaggio d’epoca.

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L’evoluzione dei ruoli tradizionali in una “società liquida”

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  1. L’evoluzione dei ruoli tradizionaliin una “società liquida” Valvasone 25 Novembre 2012 A cura di Renato Pilutti Teologo e Consulente filosofico

  2. Non “crisi” ma … un passaggio d’epoca • Abbiamo spesso l’impressione di attraversare un deserto … pieno di contraddizioni, quasi la fine di un mondo: • Crisi variamente declinata dal senso comune: • Mondializzazione senza regole • Prepotenza finanziaria • Decrescitaeconomica • Politica in crisi • Lavoro che manca • Famiglia e scuolain difficoltà …

  3. La “società liquida” • Un fortunato sintagma di ZygmuntBauman, filosofo, ma forse più sociologo, polacco, pluripremiato e plurimediatizzatoha sdoganato un termine molto discutibile: “società liquida”. • In realtà lui parla in un altro libro anche di “amore liquido”… in sostanza secondo lui tutto si sta liquefacendo, e in questo fenomeno fisico-sociale, si stanno smantellando anche i tradizionali ruoli sociali: • - genitori/figli, - padroni/dipendenti, allievi/insegnanti e così via…, ma, andiamo cauti.

  4. Un esempio: la bella pensata di Hollande • Il Presidente francese sta progettando una riforma del diritto di famiglia basato sul politicallycorrectpiù… discutibile? • Secondo il suo progetto padre e madre dovrebbero essere chiamati genitore 1 e genitore 2, mentre marito e moglie si chiamerebbero nelle carte ufficiali dello stato “sposi”… • … improvvido calcolo politico o solo … idiozia improntata a uno scetticismo cognitivo oltre ogni limite? Mancanza di rispetto per il linguaggio e la sua storia, che è tutt’uno con la storia umana?

  5. … in realtà la crisi è quella del Pensiero • Forse le cose sono un po’ più complesse, e quindi occorre riprendere a pensare … declinando la riflessione argomentante, per cercare un senso plausibile delle parole con cui definiamo le cose …: • … ad esempio, l’Italia sta diventando un “paese povero” o un “povero paese”? • … e, stiamo vivendo una catastrofe o un’apocalisse? • … e, la fragilità umana è male senza rimedio [cf. Paolo, Ia Corinzi]? • … e ancora, possiamo conoscere qualche frammento di verità o è tutto semplice opinione? [Ha ragione Protagora o Socrate?] C’è un’esigenza vitale di rischiaramento concettuale, premessa per la ripartenza di un discorso etico.

  6. Il Bene comune • Bisogna puntare allora … su un equilibrio dei diritti e dei doveri per il Bene comunedelle persone, delle famiglie e del paese-stato-nazione, … un bene comune sempre più a rischio per un welfare che deve fare i conti con numeri crescenti di disoccupati, workin’ poors, di separazioni e padri impoveriti, di suicidi per ragioni economiche, di famiglie numerose soprattutto al sud … Anche qui da noi il fenomeno sta diventando preoccupante.

  7. Il rischio del declino • … un altro chiarimento: l’Italia non è solo il paese del patrimonio artistico-ambientale più importante del mondo, della densità dei luoghi [M. Magatti, 2012] il paese degli Armani e dei Dolce&Gabbana, ma è anche il secondo paese manifatturiero d’Europa [dopo la Germania], e il primo per le meccaniche di precisione e le tecnologie avanzate, sopravanzando le orgogliosissime e spocchiose Francia e Gran Bretagna, che ci danno sempre lezioni di vita …

  8. … ma la crisi serve per una nuova • … omeostasi, un nuovo equilibrio, ma occorre recuperare valori antichi basati sulla verità antropologica dell’uomo, che il cristianesimo declina con nettezza … • La giustizia e l’equità in una democrazia partecipata per un lavoro a misura dell’uomo … che nel frattempo deve recuperare alcune virtù basilari: l’umiltà, la sobrietà nel dire e nel consumare … perché oggi tutto è interdipendente (cf. “Apologo del mandarino cinese “di H. de Balzac). • Utilizzando i nuovi strumenti e linguaggi della comunicazione per rilanciare il dialogo e buone relazioni …

  9. La Relazione, il Dialogo, la Comunicazione • È in questo ordine che dobbiamo considerare i tre termini: • Senza una relazione di qualità non vi è dialogo vero tra le persone e la comunicazione è una mera tecnica, fredda e spiritualmente muta, addirittura pericolosa … • Vi racconto l’apologo del “tutto bene(?)” … • Prima risposta: … (a un ingrato) • Seconda risposta: … (a un laureato) • Terza risposta: … (a una signora in età)

  10. Il “bicchiere mezzo pieno” • Abbiamo visto molte malinconie, ma anche accenni di un senso positivo del prossimo futuro … infatti molte cose oggi sono migliori di un tempo passato molto prossimo: • - oggi un guerriero Masai con un telefonino può comunicare meglio del Presidente Reagan trent’anni fa, • - vi è una riduzione esponenziale della mortalità infantile, nonostante la fame e la miseria colpisca ancora un settimo dell’umanità, • - la scolarità si è elevata così come l’età media delle persone …, e così via.

  11. Dalla I-economy alla We-Economy • … il passaggio prossimo deve dunque essere quello verso un’economiadella condivisione, che può permettere una conciliazionedentro le vite delle persone e quindi tra famiglia e lavoro: • Economia competitiva e impresa integrale, • Artigianato, industria, servizi, cooperazione equa …, • Nuovo welfare e “Beni comuni” sussidiari e solidali.

  12. Occorre … lottare contro le rigidità • a) psicologico-soggettive [come paura del cambiamento e perdita della sicurezza], • b) sociologiche e culturali [modelli e comportamenti individuali e familiari, gestione degli orari quotidiani nel rapporto famiglia-lavoro, etc.] e • c) normativo-organizzative [legislazione sociale, previdenziale, assistenziale da un lato e legislazione lavoristica e modelli organizzativi aziendali dall’altro].

  13. … senza modelli precostituiti • … come la SpilloverTheory • … o la CompensationTheory • … o la SegmentationTheory • … o la InstrumentalTheory • … o infine la ConflictTheory… Ma … un bilancio Vita-Studio-Lavoroequilibrato e creativo … Bene relazionale intrinseco [P. Donati, 2005].

  14. Il work non è solo employment • Il modello “industrialista” della corrispondenza tra lavoro e impiego non basta più [cf. Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 2007]. • Occorre considerare i concetti nella loro autonomia semantica, fatto che produce conseguenze molto importanti, sia per e nelle famiglie sia nei contesti lavorativi esterni …

  15. L’abbondanza frugale • … un ossimoro mutuato da SergeLatouchequi ci è utile per riflettere sul nostro tema. San Tommaso e Ivan Illichla chiamano austerità, ma potremmo anche chiamarla semplicemente ragionevole sobrietà, che no significa pauperismo o elogio dell’indigenza … • … ma valorizzazione dei beni, tra i quali la Famiglia e il Lavoro, se declinati bene insieme sono tra i principali … per riprendere un percorso di philia [Aristotele], di amicizia solidale tra le persone consapevoli della loro interdipendenza e del loro limite …

  16. La Politica può … • La politicapuò e deve… mettere all’ordine del giorno, sotto il profilo fiscale e dei redditi familiari, sulle tracce virtuose di Francia [si cf. il trend di una significativa ripresa demografica delle donne francesi negli ultimi 10/15 anni!] e Germania, il cosiddetto “quoziente familiare”, che darebbe risposte significative ai redditi di base; occorre completare una riforma pensionistica che tenga conto dell’invecchiamento della popolazione, selezionare meglio l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, allargandone la platea e nel contempo riducendone i garantismi, ridurre il cuneo fiscale per imprese e lavoratori, etc..

  17. Le Forze sociali possono … • Le “forze sociali” possono pattuire normative più flessibili sugli orari [tempi parziali, job sharing, slittamenti, turnistiche articolate, etc.], come già si è mostrato possibile in alcuni casi realizzati anche nel Nordest, e conosciuti/vissuti da chi vi parla; occorre sviluppare il Modello dell’Etica d’impresa [ex D.Lgs. 231/2001], dei Codici etici e della responsabilità sociale d’impresa, coinvolgendo direttamente i lavoratori [e i Sindacati, quelli e se ci stanno]; occorre impostare modelli di “BalanceScore-card”, cioè di bilancio propositivo, in modo da coinvolgere i lavoratori stessi nei progetti di riorganizzazione dei modi i lavorare [anche di ciò esistono esempi conosciuti praticati da chi scrive, come il coinvolgimento di cooperative di animatori per tenere i bambini nei sabati lavorativi delle mamme, etc.], e così via.

  18. Il “Terzo Settore” può fare … • … in tutto quanto detto sopra il “terzo settore” si può inserire con le sue strutture operative flessibili, ma a patto di non pretendere di rappresentare una specie di “mondo perfetto” ispirato a una visione etica superiore, come spesso accade di intuire dalla comunicazione retorica che lo promuove: in realtà il terzo settore ha caratteristiche di flessibilità e di applicabilità molto vaste, sempre che non pretenda di potersi sostituire in toto alle altre strutture socio-economiche pubbliche e private.

  19. Non dunque … • Liquefazione totale dei ruoli, bensì aggiornamento linguistico-espressivo … • Il ‘68 e i decenni successivi non sono passati invano nelle positività che hanno apportato, ma hanno anche contribuito alla confusione concettuale e valoriale odierna, per cui occorre riprendere da alcuni fondamenti che sono antropologicamente imprescindibili, se non si vuole finire nelle peste di un’entropiacognitiva senza sbocchi (dicesi “nei casini”).

  20. … e infine: Tolleranza e Rispetto • Nel titolo di questo incontro vi è il termine “rispetto”, che significa etimologicamente “riconoscere nell’altro un interlocutore” (dal verbo lat. respicio, guardoattentamente). • Si tratta di un termine un poco desueto, sostituito in gran parte negli ultimi anni dal termine “tolleranza”: • Mi piacerebbe che gli amanti del politicamente corretto, politici, giornalisti e talk shower(tipo l’ambiguo e sfuggente Fazio o il parlante-sopraFloris, o l’immarcescibile (?) Vespa) si rendessero conto di quanto “tolleranza” significhi implicito senso di superiorità, abbassamento al livello dell’altro. • Mettiamo in mora la televisione come maestra di pensiero!

  21. Costruire “comunità di destino” … • Famiglie e imprese possono essere od diventare “comunità di destino”, [E. Borgna, 2012] aiutando l’uomo a superare l’insicurezza del vivere e la fragilità soggettiva. • Occorre costruire ponti e sim-boli tra le varie dimensioni del vivere. • Occorre riprendere pazientemente il discorso che scorre e richiede tempo per ascoltare, prima di parlare …

  22. …e se una Comunità di Ricerca, o un Cafè Filò? • Una Comunità di Ricerca unCafè Filò a Valvasonepossono: • riflettere in modo integrale sul tema di come affrontare la crisi; • mettersi a disposizione delle comunità locali per un confronto con la politica e le forze sociali; • … contribuire a dare senso alle vite delle persone.

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