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Lez. 8 a Il francescanesimo

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  1. Noi e gli altri[Roma e il mondo]appunti di storia medievale (IV-XV secolo) Lez. 8 a Il francescanesimo Prof. Marco Bartoli

  2. Il Testamento: 1 Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza, poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; 2 e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia . 3 E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di anima e di corpo. 4 E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo. L'intuizione di Francesco l’incontro con i lebbrosi

  3. il Vangelo come forma di vita della prima fraternità • 16 E dopo che il Signore mi donò dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare; 17 ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo . 18 Ed io con poche parole e semplicemente lo feci scrivere, e il signor Papa me lo confermò.

  4. rapporto con la Chiesa 5 E il Signore mi dette tanta fede nelle chiese, che così semplicemente pregavo e dicevo: 6 Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero 7 e ti benediciamo, poiché Con la tua santa croce hai redento il mondo. 8 Poi il Signore mi dette e mi dà tanta fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a causa del loro ordine, che se mi dovessero perseguitare voglio ricorrere ad essi. 9 E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie dove abitano, non voglio predicare contro la loro volontà.

  5. minoritas • E quelli che venivano per ricevere questa vita, davano ai poveri tutte quelle cose che potevano avere;ed erano contenti di una sola tonaca rappezzata dentro e fuori, quelli che volevano, del cingolo e delle brache. E non volevamo avere di più. E dicevamo l’ufficio, i chierici come gli altri chierici; i laici dicevano i Pater noster, e assai volentieri rimanevamo nelle chiese. Ed eravamo illetterati e soggetti a tutti. • Cfr. Matteo 25, 40-46

  6. Lavoro, l'elemosina, il saluto di pace • E io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare, e tutti gli altri frati voglio che lavorino di lavoro quale si conviene all’onestà. 25 Coloro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio. • 26 Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore chiedendo l’elemosina di porta in porta. • 27 Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: Il Signore ti dia pace

  7. Giacomo da Vitry • Ho trovato però, in quelle regioni, una cosa che mi è stata di grande consolazione: delle persone, d’ambo i sessi, ricchi e laici, che, spogliandosi di ogni proprietà per Cristo, abbandonavano il mondo. Si chiamavano frati minori, e sorelle minori e sono tenuti in grande considerazione dal Papa e dai cardinali. Questi non si impicciano per nulla delle cose temporali, ma invece, con fervoroso desiderio e con veemente impegno, si affaticano ogni giorno per strappare dalle vanità mondane le anime che stanno per naufragare e attirarle nelle loro file. E, per grazia divina, hanno già prodotto grande frutto e molti ne hanno guadagnati così che chi li ascolta invita gli altri: vieni, e vedrai coi tuoi occhi.

  8. Costoro vivono secondo la forma della Chiesa primitiva, della quale è scritto: «la moltitudine dei credenti era un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). Durante il giorno entrano nelle città e nei paesi, adoprandosi attivamente per guadagnare altri al Signore; la notte ritornano negli eremi o in qualche luogo solitario per attendere alla contemplazione. Le donne invece dimorano insieme in alcuni ospizi non lontani dalle città, e non accettano alcuna donazione, ma vivono col lavoro delle proprie mani. Non piccolo è il loro rammarico e turbamento, vedendosi onorate più che non vorrebbero da chierici e laici.

  9. Gli uomini di questa «religione» convengono una volta l’anno nel luogo stabilito per rallegrarsi nel Signore e mangiare insieme, ricavando da questi incontri notevoli benefici. Qui, avvalendosi del consiglio di persone esperte, formulano e promulgano delle leggi sante, che sottopongono al Papa per l’approvazione. Dopo di che, si separano per tutto l’anno disperdendosi per la Lombardia, la Toscana, le Puglie e la Sicilia. Recentemente anche frate Nicola, comprovinciale del signor Papa, uomo santo e devoto, aveva abbandonato la Curia e si era ritirato tra loro; ma poiché era molto necessario al Papa, fu da lui richiamato. Credo proprio che il Signore, prima della fine del mondo, vuol salvare molte anime per mezzo di questi uomini semplici e poveri, per svergognare i prelati, divenuti ormai come cani muti, incapaci di latrare (Is 56,10).

  10. Missione e prima struttura della fraternitas • 44. Compiuti undici anni dall’inizio dell’Ordine e moltiplicatosi il numero dei religiosi, furono eletti i Ministri ed inviati assieme a un manipolo di fratelli in quasi tutte le province della cristianità. De inceptione Ordinis, 44 • [intorno al 1216/1217]

  11. La rinuncia al governo Per conservare la virtù della santa umiltà, pochi anni dopo la sua conversione, rinunciò in un Capitolo, alla presenza di tutti, all’ufficio di governo dell’Ordine: «Da oggi avanti sono morto per voi. Ma ecco fra Pietro di Cattanio, al quale io e voi tutti dobbiamo obbedire». E inchinatosi subito davanti a lui, promise «obbedienza e riverenza». I frati piangevano, prorompendo per il dolore in alti gemiti, vedendosi come divenuti orfani di tanto padre. Memoriale in desiderio animae, 143

  12. gli ultimi tempi • E poco dopo, mentre era molto ammalato, nella veemenza dello spirito, si drizzò sul lettuccio: «Chi sono – esclamò – questi che mi hanno strappato dalle mani l’Ordine mio [religionem meam] e dei frati? Se andrò al Capitolo generale, mostrerò loro qual è la mia volontà». • Tommaso da Celano, Memoriale in desiderio animae, 188

  13. trasformazioni istituzionali 1220, 22 settembre Cum secundum consilium : Onorio III impone ai frati l’anno di noviziato - Francesco rinuncia al governo dell’Ordine 1221, marzo muore Pietro Cattani, Francesco sceglie come Vicario frate Elia - redazione della Regula non bullata 1223, 29 novembre Solet annuere: Onorio III approva la Regola 1224, settembre Sul monte de La Verna, Francesco riceve le Stimmate 1226 estate o inizio autunno: Francesco detta il testamento - 4 ottobre morte di Francesco

  14. 1227, marzo: il card Ugolino è eletto papa con il nome di Gregorio IX - pentecoste. Il capitolo, sorprendentemente, non sceglie Elia, ma Giovanni Parenti, come Ministro Generale - frate Elia è incaricato della costruzione della basilica • Canonizzazione di S. Francesco 1229, 25 febbraio: approvazione della Vita beati Francisci di Tommaso da Celano 1230 - pentecoste, traslazione delle spoglie di Francesco - capitolo generale: interrogazione di Gregorio IX - 28 settembre: Quo elongati di Gregorio IX, prima interpretazione pontificia della regola 1232 Elia è eletto Ministro Generale

  15. Quo elongati • Invero, poco tempo fa, venuti alla nostra presenza i delegati che voi, figli ministri provinciali, che eravate al Capitolo generale, avete mandato, e con loro personalmente anche tu, figlio ministro generale, ci avete esposto che nella vostra Regola si contengono alcune cose dubbie o oscure e altre difficili a capirsi. FF 2729

  16. Tanto più che il beato confessore di Cristo, Francesco, di santa memoria, non volendo che la sua Regola fosse assoggettata ad esposizione attraverso l’interpretazione di nessun frate, prossimo al termine della sua vita comandò – e tale comando si chiama Testamento –, che non si facessero glosse (commenti esplicativi) alle parole della stessa Regola, e che non si dicesse, per servirci delle parole di lui, che così o così devono essere intese, aggiungendo che i frati non dovevano chiedere lettere dalla Sede Apostolica, e mettendovi anche altre cose che non potrebbero osservarsi senza grossa difficoltà.

  17. Per questi motivi, incerti se siate tenuti alla osservanza di detto Testamento, ci avete domandato che rimovessimo con la nostra autorità tale dubbio dalla vostra coscienza e da quella degli altri frati. E, poiché, a motivo della lunga familiarità che lo stesso Santo ebbe con noi, abbiamo conosciuto più pienamente la sua intenzione, e inoltre fummo a lui vicini durante la stesura della predetta Regola e nel presentarla alla Sede Apostolica per ottenerne la conferma, quando eravamo in una carica inferiore, ci avete domandato con insistenza che anche dichiarassimo i punti dubbi e oscuri della medesima Regola, e dessimo una risposta circa altri punti difficili.

  18. Ebbene, quantunque noi crediamo che il predetto confessore di Cristo nel dettare quel comando avesse una lodevole intenzione e che voi pure abbiate a cuore attenervi fedelmente ai giusti comandi e ai desideri santi di lui, tuttavia noi, preoccupati dei pericoli delle anime e delle difficoltà in cui potreste incorrere a motivo di queste cose, rimovendo il dubbio dai vostri cuori, affermiamo che non siete tenuti all’osservanza di questo comando, per due motivi: egli non poteva, senza il consenso dei frati e principalmente dei ministri, perché riguardava tutti, obbligare; né certamente obbligava in nessuna maniera il suo successore, dal momento che non c’è potere dell’uno sull’altro tra coloro che hanno uguale autorità.

  19. 1232: elezione di Elia • Tommaso da Eccleston: In seguito, tuttavia, nel Capitolo generale di Rieti, dopo che Giovanni Parenti fu sciolto dalla carica, il Papa permise che Elia fosse nominato ministro generale, soprattutto in considerazione dell’amicizia che era stata fra lui e il beato Francesco.

  20. Elia nella testimonianza di Salimbene • Nell’anno 1238, indizione XI, io, frate Salimbene de Adam, della città di Parma, entrai nell’Ordine dei frati minori. Era il 4 febbraio, festa di san Gilberto. Fui accettato la sera della vigilia di santa Agata, nella stessa mia città, dal ministro generale, frate Elia. Questi era in viaggio per Cremona, come messaggero di papa Gregorio IX all’imperatore, essendo egli amico particolare d’ambedue.

  21. Il padre di frate Elia era di Castel de’ Britti, nella diocesi di Bologna, la madre era invece di Assisi. Prima che fosse frate, era chiamato Bombarone; confezionava materassi e insegnava ai bambini a leggere il salterio, e questo ad Assisi. Entrato nell’Ordine dei frati minori, prese il nome di Elia, e fu due volte ministro generale. Godeva il favore dell’Imperatore e del Papa. Ma in seguito il Signore lo umiliò.

  22. i laici La seconda colpa di frate Elia fu che ammise nell’Ordine molte persone inutili. Ho dimorato nel convento di Siena due anni e vi erano 25 frati laici; stetti a Pisa 4 anni e ve n’erano ben 30. Ma forse il Signore ha voluto questo per molte ragioni… questa stessa cosa era stata rivelata all’abate Gioacchino, il quale, parlando dei due Ordini futuri dice: «Sembra a me che l’Ordine più umile (minor) raccolga i grappoli della terra, perché introdurrà e incorporerà nella Chiesa chierici e laici; l’altro Ordine invece arruolerà soprattutto i chierici».

  23. Terza colpa di frate Elia fu che promosse agli uffici dell’Ordine persone che non ne erano degne. Costituì guardiani, custodi e ministri dei frati laici, cosa veramente assurda, perché c’era nell’Ordine abbondanza di buoni chierici..

  24. Quarta colpa fu che, in tutto il tempo del suo governo, non si fecero costituzioni generali nell’Ordine, mentre è per mezzo di esse che si conserva l’osservanza della Regola, si governa l’Ordine, si vive con uniformità e si compiono tante cose buone.

  25. Sotto il suo governo infatti, molti frati laici portavano la chierica, mentre non sapevano neppure scrivere; alcuni dimoravano nelle città completamente rinchiusi in un eremitorio vicino alla chiesa dei frati, e avevano una finestrella nella parete, dalla quale conversavano con le donne, sebbene fossero laici, inetti ad ascoltare le confessioni e a dar consigli; ... alcuni se ne stavano soli, cioè senza il frate compagno, negli ospedali... Ho visto ancora altri che portavano sempre una lunga barba come gli Armeni e i Greci.

  26. la deposizione di Elia (secondo Tommaso da Eccleston) 79. Più tardi, poiché frate Elia era motivo di turbamento per tutto l’Ordine con il suo amore per gli agi e con i suoi modi violenti, frate Aimone da Parigi presentò un appello contro di lui; e sebbene frate Elia fosse contrario, molti ministri, e molti frati, di virtù provata delle province cismontane, convennero per celebrare un Capitolo generale, mentre era incaricato degli affari dell’Ordine presso la curia frate Arnolfo, penitenziere del papa Gregorio IX.

  27. Dopo lunghe discussioni, furono scelti da tutto l’Ordine dei frati con l’incarico di preparare una riforma. Quando il progetto fu pronto, fu letto in presenza del Papa nel Capitolo generale, al quale erano presenti anche 7 cardinali. Il Papa tenne un sermone sulla statua d’oro che Nabucodonosor vide, prendendo come tema il versetto: «Tu o Re, nel tuo letto cominciasti a pensare che cosa significasse...» (Dn 2,29).

  28. Finito il discorso, frate Elia prese a scusarsi, adducendo la ragione che i frati, quando lo avevano eletto generale, erano d’accordo che lui mangiasse oro ed avesse un cavallo, se la sua cattiva salute lo avesse reso necessario; ma che ora lo accusavano, scandalizzati per la sua condotta. Frate Aimone voleva rispondergli, ma il Papa non dette il suo consenso, fino a che il cardinale Roberto da Somercotes gli disse: «Signor Papa, questi è un uomo saggio; è bene che voi lo ascoltiate perché è conciso nel parlare».

  29. 80. Frate Aimone dunque si alzò quasi intimidito e tremante, mentre Elia si sedeva del tutto tranquillo e imperturbabile, così almeno sembrava. Frate Aimone disse brevemente che apprezzava le parole di frate Elia essendo quelle di un padre venerato; ma gli faceva osservare che se i frati avevano detto che volevano che mangiasse oro, non avevano detto che acconsentivano che avesse un tesoro. Inoltre, se avevano detto che volevano che avesse un cavallo, non avevano detto che acconsentivano che avesse un palafreno o un destriero.

  30. Elia dopo la deposizione • verso la fine del 1239 si trasferisce, con alcuni frati della sua “familia” presso l’imperatore • nel 1245 si trasferisce a Cortona, presso le Celle, frequentando le clarisse e occupandosi della costruzione della bella chiesa di San Francesco • nel 1247 rifiuta le proposte di riconciliazione da parte del nuovo generale Giovanni da Parma