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Antropologia

Capitolo X La morte: dramma totale o dramma pasquale?. Antropologia. Io sono Suo e seguo le sue orme; vado verso la mia piena verità pasquale. Vista la direzione che prendono le cose e la piega degli avvenimenti…vi dico, in piena verità, va tutto bene. La fiamma si è piegata,

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Presentation Transcript


  1. Capitolo X La morte: dramma totale o dramma pasquale? Antropologia

  2. Io sono Suo e seguo le sue orme; vado verso la mia piena verità pasquale. Vista la direzione che prendono le cose e la piega degli avvenimenti…vi dico, in piena verità, va tutto bene. La fiamma si è piegata, la luce si è inclinata… Posso morire. Eccomi qui. (Frère Christophe - trappista di Tibhirine)

  3. Dove siamo?

  4. Momento sistematico I(= strutture della libertà creata) Ri-fare il discorso a partire da: Momento sistematico II (= vicenda storica della libertà creata) Lo Stato Originale  La complicità in Adamo: il Peccato Originale  La solidarietà positiva in Cristo: la giustificazione  Il “morire umano” Tesi fondamentale della Predestinazione: Figli nel Figlio per grazia

  5. Morte è parola dal significato non univoco: • Morte clinica • Morte cerebrale • Morte biologica • Morte mistica • Morte al peccato • Morire nel Signore

  6.  Voci di uomini di fronte al dramma universale della morte «Quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo più. Non è nulla dunque né per i vivi né per i morti perché per quelli non c’è, questi non sono più» (Epicuro, Lettera a Meneceo)  La morte annulla tutte le possibilità dell’esistenza  così la morte non ha alcun senso, anzi li distrugge.

  7. «si nasce senza motivo e si muore per caso. La morte toglie all’uomo la libertà e annienta tutte le possibilità di realizzazione» (J.-P.Sartre, La nausea) «la vita ha la prima parola, ma la morte ha sempre l’ultima... la vita non ha senso, è assurda, è meglio sopprimerla» (A. Camus) • il dramma della morte è una assurda interruzione della temporalità • la morte toglie ogni significato alla vita: è il “non-senso”

  8. «La differenza che si dà tra la morte dell’uomo e la corruzione di un essere puramente naturale ... la corruzione di un essere puramente naturale è il frutto di una legge di natura, esterna alla nostra vita e passivamente subita...Nell’uomo la morte ha a che fare con la coscienza e la libertà: nella coscienza della propria morte si apre lo spazio per una accettazione e per una consapevolezza...di darle senso e perciò di trascenderla» (Hegel, Frammento sull’amore) • Qui la novità: c’è una distanza tra • il morire “naturale” (= un finire biologico) • e il morire dell’uomo (= un’esperienza prettamente antropologica)

  9. Singolare riflessione diM. Heidegger sul “morire”: la morte non è solo l’ultimo momento della vita, ma “una modalità fondamentale della persona fin dal suo primo esistere. Da quando è nato, l’uomo è abbastanza vecchio per morire: la morte ci sovrasta in ogni istante della nostra vita”. • Di qui la celebre definizione: l’uomo è un “essere per la morte” • La m. non è un accidente che sopravviene dall’esterno, ma essa è una “possibilità permanente” e intima • Non è solo il segno della finitezza originaria dell’essere umano, ma anche il segno di un’esistenza autentica che prende posizione di fronte alla morte

  10. Trasposizione nella tradizione cristiana L’esperienza della morte è indiretta/mediata/in via anticipata: • prolixitas mortis(Gregorio Magno – K. Rahner): • vivo un’anticipazione della mia morte nella morte dell’altro • tutte le esperienze che si riferiscono al “non esserci più”(partenze – distacchi - interruzioni) • La possibilità permanente della morte improvvisa: dice che la morte ci è “estranea”, viene dall’esterno, non la poniamo noi, ci si im-pone (= una certa passività non rimediabile che è anticipata nelle esperienze negative subite)

  11.  Reazioni dell’uomo contemporaneo al morire una via di fuga “di sempre” è l’oblio/la rimozione:“gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, hanno deciso per vivere felici, di non pensarci”(B. Pascal) • il mutamento nel modo di vivere la morte si condensa nella “emarginazione sociale della morte, nella sua privatizzazione”: dalla morte ad-domesticata (in casa era normale vedere cadaveri) alla morte clandestina/appaltata • demitizza/banalizza la morte: la persona è ridotta a un ruolo interscambiabile: la morte è il “fatto fisico finale”

  12.  Non si “muore di mortalità”, ma si muore sempre per qualche causa (cf l’autopsia) = la “decostruzione della mortalità” (Bauman) In definitiva:  la morte èil tabùche ha sostituito quello del sesso (Gorer) • La congiura del silenzio sull’essenziale “è un sintomo di angoscia e di smarrimento dell’uomo moderno. Egli sfugge il pensiero della morte perché gli sfugge il senso ultimo della vita” (A. Bonora)

  13. Obiettivo: • occorre parlare della morte (oggi tornano gli studi) • riportare l’annuncio cristiano su questo momento inalienabile della vita, che costituisce uno snodo decisivo dell’autocomprensione dell’uomo • «parlarne» è una necessità pre-teologica: «perché la vita ha il senso che noi diamo alla morte. Se la morte è per la vita allora possiamo sperare. Ma se la vita deve finire con un naufragio totale, persone e cose, allora la vita stessa non ha senso poiché non ha sbocchi» (R. Latourelle) «Tutte le interpretazioni dell’esistenza umana che non tengono conto della morte sono inevitabilmente non esistentive e non credibili» (H. Volk)

  14. Sapienza antica e medievale:  Tutta la vita è commentatio mortis (Cicerone) La morte è l’altra faccia della vita, è il con-fine dell’esistenza creaturale: Media vita in morte sumus Media morte in vita sumus • la memoria mortis: il finis della morte richiama che la vita non ha origine in sé ma in alio (in Dio), richiama all’altro finis iniziale della nascita, per cui l’uomo è finito, cioè creaturale, dipendente da Dio • Da qui le domande: la morte, e poi? la morte, e prima? • “Non si sa quando verrà la morte, chi verrà: il niente o un nuovo inizio?” (Lévinas) • Da qui anche l’angoscia del vivere: al con-fine con l’ignoto

  15.  La riflessione biblica sul “morire” AT =mwt  su 1000 ricorrenze 2/3 = l’azione del morire NT = Thanatos  più spesso ilverbo morire • la Bibbia non è interessata tanto a spiegare il donde e il perché della morte, quanto piuttosto il modo di affrontarla ed il senso del morire. La molteplicità delle differenti prospettive anche nella Bibbia (non solo in cfr con la grecità) riflette:  l’ambiguità del morire  le fasi progressive della riflessione sulla morte

  16. L’uomo di fronte alla morte: l’AT  Livello “naturale-biologico” della morte • La morte come compimento naturale della vita = “morire vecchio e sazio di giorni” (Gn 35,29), al “numero completo dei giorni” (Es 23,26) è segno di una benedizione di Dio • È un costitutivo dell’uomo (basar + nefesh) è tratto dalla polvere e torna alla polvere, come le bestie (Gn 2,19; Qo 3,19-20) • L’assenza di sopravvivenza (un’al di là) è compensata da una numerosa posterità (2 Sam 14,17). Poche eccezioni: Enoch e Elia.

  17. La morte è una fatalità naturale e non genera un sentimento tragico, piuttosto rassegnazione: “noi dobbiamo morire e siamo come acqua versata in terra che non si può raccogliere” (2Sam 14,14) • Siamo ancora ad uno “stadio infantile” (E. Bianchi): • la morte non è un nemico da vincere • una visione religiosa della vita può convivere con l’assenza di una fede nell’aldilà

  18. La percezione del dramma: la morte cattiva Lo scandalo della morte improvvisa (non naturale) nel “bel mezzo dei giorni” = la morte prematura (Is 38,10-11; Sal 102,24-25) è la “morte cattiva” di cui la malattia, la miseria, la solitudine sono degli anticipi (Sal 16) • una necessità contro natura = in contrasto il desiderio di vita e l’opposizione della morte (il sentimento dell’angoscia: Gb 9,25-26; 14,1-12) • La conseguenza della morte: il morto torna alla terra, nel regno sotterraneo dei morti (vedi Is 14,9: la visione tripartita del mondo) • Lo sheol = soggiorno dei morti, luogo di tenebre e oscurità (Gb 10,21), luogo temuto perché:

  19. è l’antitesi di Dio: l’uomo è tagliato fuori da Dio, mentre il vivente vive per lodarlo (Is 38,18); Dio non si ricorda più dei morti (Sal 88,6); il morto perde la sua consistenza • ed è ostile all’uomo: i morti dono “esseri deboli” (refaim), ombre, larve che abitano il luogo della tenebra e dell’oblio (Sal 88,11-13) • vivono un sonno permanente, la loro esistenza è inconsistenza (è “nulla”)  Ciò rendeva penoso il morire e impuro il contatto coi morti (Nm 19,16)

  20. La morte come prova e come maledizione • enigma: il giusto vive la “morte cattiva”: muore troppo presto, vive la minaccia della morte • la morte è minaccia per il giusto come per l’empio • il dramma non è pienamentecomprensibile se lo si disgiunge dalla conoscenza di Dio e del peccato:

  21. Vedi i testi sapienziali: “non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la mortee non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte” (Sap. 1,12-14). Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap 2,21-24).

  22. Perciò per l’AT ci sono due tipi di morte: • Una morte “naturale”, semplicemente fisica • Una morte “malefica” (il veleno di morte) che ha come stravolto la prima in conseguenza del peccato La morte che si sperimenta è la prima (naturale) stravolta dalla seconda (spirituale)!

  23.  La Speranza nella/di fronte alla morte  Israele parte dalla contraddizione tra • l’esperienza storica della sua vicenda con Jhwh: Dio creatore della vita che si è mostrato come salvatore, riscattatore potente nei confronti del suo popolo • e la sorte finale del giusto che Jhwh non può abbandonare • si fa strada in Israele l’idea che Jhwh ha un rapporto con lo sheol Sal 49: «Dio potrà riscattarmi, mi strapperà dalla mano della morte»

  24. il credente è certo della comunione con Dio per il presente prima della morte e per il futuro dopo la morte: “non lascerai la mia vita nella fossa, né permetterai che il giusto veda la corruzione” (Sal 16) • Il rapporto Jhwh – sheol non comporta ancora una visione chiara dell’al di là

  25. Sarà nell’apocalittica (II sec. a.C.) che si inizia ad annunciare il trionfo di Dio sulla morte: • libro di Daniele 12,1-2: “molti di quelli che dormono nella polvere si risveglieranno: gli uni per la vita eterna, gli altri alla vergogna e all’infamia eterna” • nel libro dei Maccabei i martiri confessano la certezza della vita eterna: “Tu ci strappi dalla vita presente; ma il re del mondo farà risorgere per una vita eterna noi che siamo morti per le sue leggi” (2Mac 7,9s)

  26. è una credenza tardiva ma molto diffusa: • non tanto nella vita ultraterrena come immortalità ma come risurrezione = dono di una vita nuova da parte di Jhwh creatore • alculmine della rivelazione AT: il credente muore nella speranza della risurrezione: • ciò testimonia della potenza universale di Dio che si estende sino allo sheol • e della sua giustiziache non lascia senza retribuzione quelli che sono morti martiri nel nome della loro fede in Jhwh

  27. 2. Gesù e la morte: la vittoria della vita • Dei due versanti dell’AT, il NT continua quello della morte come potenza di peccato (una interruzione assurda più che un compimento) • Gesù non vive la morte come evento naturale ma la vive come dramma, come rottura di ogni comunicazione dovuta al peccato  vedi anche i 3 miracoli di risurrezione (Lazzaro, figlio unico della vedova di Naim, la figlia di Giairo) • Nel ministero taumaturgico di Gesù è indissociabile la lotta contro il potere del Maligno (malattie, possessioni, peccato) e contro la Morte (si identificano)

  28. la morte è un nemico, non solo per l’uomo ma anche per Dio: “L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi” (1Cor 15,26) • viene ricondotta direttamente non a Dio, bensì al Diabolos: “il principe di questo mondo è stato giudicato” (Gv 16,11) • Gesù lotta con la sua prassi taumaturgica (2/3 dei miracoli) per sconfiggere le manifestazioni anticipate della morte (malattia, sofferenze e le tre risurrezione da morte); i suoi gesti traducono la vicinanza/amore di Dio

  29. Ma soprattutto Gesù affronta la morte nel suo stesso dominio: • anch’egli ne è divenuto partecipe: per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte aveva il potere, cioè il diavolo e affrancare quanti per timore della morte durante tutta la vita erano soggetti a schiavitù (Eb 2,14-15)

  30. 3. La morte personale di Gesù • Una morte prevista e violenta: • “poteva e doveva contare in modo serio sulla eventualità della sua morte violenta” (era la sorte dei profeti dell’AT) • “non si è solo passivamente rassegnato a questo destino che gli si presentava davanti ma lo ha attivamente assunto nel suo comportamento” (H. Schürmann, Gesù di fronte alla propria morte)

  31.  L’interpretazione della morte di Gesù a) Mc 12,1-12: la parabola dei vignaioliomicidi • l’ultima lettura pubblica che Gesù fa della sua morte imminente • da la chiave di lettura della sua morte: • essa non è fatale (un’incomprensione con i poteri del tempo) • non è sete di morte da parte di Dio • ma è necessaria come conseguenza inevitabile dell’amore di Dio per la sua vigna (l’umanità) e dell’amore del Figlio che obbedisce al cuore del Padre (gli è con-corde).

  32. b) Ultima cena • “Senza la cena la Croce è muta”: gesto simbo-lico sintetico delle intenzioni della sua vita • Gesù interpreta la sua come una morte per (ypér): per voi (Lc 22,19-20) – per molti (Mt 26,28) • conclude un’alleanza nel sangue(= la vita con-segnata - partecipata ai dodici che rappresentano il resto di Israele; parallelo con alleanza al Sinai) • neppure l’estremo rifiuto da parte dell’uomo (il più alto che poteva osare: uccidere il Messia) non muta il progetto d’amore del Padre, non modifica l’originaria “volontà di comunione”

  33. c) Getsemani l’atteggiamento di Gesù è complesso e contrastante con quello freddamente sere-no di un Socrate e per niente avvicinabile all’atarassia stoica • la mancanza di relazioni va in continuo crescendo in questo momento • Gesù è triste fino alla morte, profonda-mente turbato (Gv 12,27) è preso dall’an-goscia (Mt 26,37; Lc 22,44: agonia) • è in tutto simile a noi • muore come noi: la nostra angoscia, la nostra paura e le nostre tentazioni davanti alla morte, sono state le sue

  34. L’interlocutore di Gesù nella sua morte è il Padre (“apparentemente assente”) • Gli chiede non diesentarlo dall’ora della morte, ma di restare la sua unica speranza anche in quell’ora che da enigma diventa mistero di passaggio da questo mondo a lui: E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36)

  35. Ebrei: una meditazione biblica sul Getsemani «Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza; Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchìsedek» (Eb 5,1-8).

  36. d) Le parole di Gesù morente Le ultime parole di Gesù, pronunciate sulla croce, sono la migliore esegesi della sua morte: 1^ Parola, ai nemici: il perdono (Lc 23,34) 2^, ai peccatori: Oggi sarai con me (Lc 23,39-43) 3^, ai santi: Donna ecco tuo figlio (Gv 19,26-27) 4^ Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mc 15,34) 5^ : Ho sete (Gv 19,28) 6^ : Padre nelle tue mani (Lc 23,46) 7^ : Tutto è compiuto (Gv 19,30).  si è raggiunto il “telos”, la fine e il compimento del progetto: poiché si è attuata la manifesta-zione dell’agape divina.

  37. e) L’attività soteriologica di Gesù nella sua morte Atti 2,31 “previde la risurrezione di Cristo e ne parlò dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti, e che la sua carne non avrebbe subito la decomposizione”. • 1Pt 3,18-19 “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” Ap 1,18 “Io ero morto ma ora vivo per sempre e ho potere sulla morte e sugli inferi”

  38. Commento di Efrem il Siro al descensus Parla “La Morte: «Correrò e chiuderò le porte dello Sheol / davanti a questo Morto la cui morte mi ha rapinato. / Chi sentirà ciò si meraviglierà della mia umiliazione, / perché sono stata sconfitta da un Morto venuto da fuori: tutti i morti vogliono uscire, / e lui insiste per entrare. Un farmaco di vita è entrato nello Sheol / e ha riportato i suoi morti indietro alla vita. Chi è colui che ha introdotto per me e nascosto / il fuoco vivente in cui le fredde e scure viscere dello Sheol si fondono?»” (Inni di Nisibi, XXXVI, 14).

  39. e) L’evento della risurrezione consente la lettura retrospettiva della morte di Gesù come “affidamento” Il Padre è l’interlocutore nella risurrezione del Figlio Atti 13,30 “…ma Dio lo risuscitò dai morti” Atti 17,31 “Dio ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo ch’egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti”. • “Nel cuore della irrelazionalità della morte è nato un nuovo rapporto di Dio con l’uomo (E. Jüngel) • La vicinanza di Dio “dentro” lo spazio della morte (creato dal peccato) dà forma alla parola “amore” come vittoria sul dominio del peccato (separazione / aseità)

  40. Il morire del cristiano I trattati classici dei fini ultimi = la sorte dei defunti dopo la morte (una cartografia dell’al di là) Per influsso delle Filosofie esistenziali (Marcel - Sartre) anche la teologia si è concentrata sul “morire” cioè sull’istante stesso della morte e sul fatto della “morte”

  41.  La morte conserva una certa dimensione “naturale” • Evento biologico, connaturale all’esistenza di tutti gli esseri viventi • Dimensione costitutiva: appartiene alla finitudine dell’uomo, alla sua condizione finita (il “non essere Dio”) • È la preoccupazione moderna (G. Martelet – T. de Chardin) che ha il pregio di ovviare a una rigida derivazione causale della morte come prodotta direttamente dal PO

  42. è affermazione con risvolto positivo: “tutti gli uomini devono morire” • È un dato certo che a lungo andare la vita “si consuma” • È un compimentoadeguato al processo vitale “consumare” questa vita in modo attivo

  43. Differenza tra il “finire” e il “morire” • solo gli umani sono dei mortali, nella misura in cui sono i soli capaci di relazionarsi alla propria morte • più rigoroso distinguere tra il mero finire biologico, corporale – proprio di ogni atomo dell’universo, come afferma T. de Chardin – dal morire, esperienza prettamente antropologica, singolare dell’uomo Il POnon ha dato origine al finire dell’uomo, ma ne ha determinato la connotazione drammatica ed angosciante.  Se la finitudine era e resta in se stessa una di-mensione “naturale” dell’essere vivente, il morire è antropologicamente un’esperienza drammatica a motivo del PO

  44.  La morte come fine dello stato di peregrinazione • Il viaggio terreno è un “passaggio” (status viae - viatoris): tempo di decisioni, contrapposto alla “fine”, cioè a una fase in cui cessa il tempo delle decisioni • nell’istante della morte è fissata in eternola decisione sulla direzione della vita (con o senza Dio) • la morte non è solo la finedella vita; essa rende definitiva la vita di fronte a Dio

  45. L’esistenza terrena acquista il suo peso: • io vivo una volta sola; • la libertà è la facoltà del definitivo; • le occasioni non tornano a mio piacimento; le decisioni hanno carattere definitivo • unicità di questa vita e importanza eterna delle decisioni prese

  46. Il Giudizio di Dio sull’uomo tiene conto solo della vita terrena: dopo la morte non vi sono altre possibilità di opzione in uno stato non terrestre  Eb 9,27: “è stabilito per gli uomini di morire una volta sola, dopo di che viene il giudizio”  La morte come linea di demarcazione oltre la quale la situazione del giusto e dell’empio cambiano definitivamente (Lc 16,19-31) Idea confermata da due dottrine magisteriali: • retribuzione immediata subito dopo la morte (DS 857-858) • e condanna dell’apocatastasi origeniana (DS 411)

  47. si vede anche il carattere ambivalente della morte:  è interruzione biologica: radicale espropriazione di sé stessi  ma anche compimento: punto d’arrivo dell’uomo come persona spirituale = la pienezza della sua libera realtà spirituale ……………………………………………………………………………………………………………………………………. • Fondamento biblico: i moniti del NT sulla vigilanza, l’esortazione a usare con saggezza il tempo, a cogliere i kairoi del Regno (Mc 13,33-37; Mt 25,13) • genere apocalittico (minaccioso) = rimarca l’importanza unica della situazione salvifica di ciascuno, nella quale si è interpellati

  48. Due questioni toccano questo aspetto della morte come fine dello stato di pellegrinaggio: • Possibilità di ritorno dall’aldilà? Il caso di pazienti clinicamente morti che una vol-ta rianimati raccontano le proprie esperienze di “soglia” tra la morte e il ritorno in vita. Li consideriamo testimoni dell’aldilà? 2) La trasmigrazione delle anime, la reincarna-zione. Quale rapporto tra questa teoria e l’escatologia cristiana? Seguire: Nocke alle pagine 104-108

  49. Il cristianesimo non è compatibile con l’idea della reincarnazione: relativizza il valore (di termine) della morte • è contraria alla visione biblica del tempo e della storia, che pone l’accento sulla unicità e irripetibilità dell’agire di Dio nella storia • è contraria alla concezione dell’unità antro-pologica: “corpore et anima unus” (GS 14) interamente ordinato alla vita immortale/risorta • queste teorie postulano un’idea di autoreden-zione e autocompimento che contraddice il primato della grazia di Dio (Ef 2,8-9); però dice la necessità-possibilità di una purificazione

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