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La 194 trent’anni dopo Torino 27 ottobre 2007

La 194 trent’anni dopo Torino 27 ottobre 2007. Riflettiamo sui numeri Gian Carlo Blangiardo Università di Milano-Bicocca – Facoltà di scienze Statistiche Istituto Giovanni Paolo II - Roma. da “Libero” ottobre 2007 - Socci.

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La 194 trent’anni dopo Torino 27 ottobre 2007

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Presentation Transcript


  1. La 194 trent’anni dopoTorino 27 ottobre 2007 Riflettiamo sui numeri Gian Carlo Blangiardo Università di Milano-Bicocca – Facoltà di scienze Statistiche Istituto Giovanni Paolo II - Roma

  2. da “Libero” ottobre 2007 - Socci

  3. “…la legge è stata e continua ad essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici e della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio”. (Rapporto al Parlamento 4 ottobre 2007) 4°milione 3°milione 2°milione 1°milione

  4. Una storia ben nota: la “novità” dei primi anni ’80 e l’assuefazione del successivo ventennio

  5. Tutto sotto controllo? Chi lo sostiene fa riferimento al tasso di abortività legale, quello che viene venduto come: “…l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza nel ricorso all’IVG ….(Relazione 2007)” NB: Qui c’è il 20 per 1000

  6. Quindi un tasso del 10 per 1000 circa, come è quello attuale, dovrebbe ritenersi “sotto la soglia di allarme”. Esso viene proposto quasi come un limite fisiologico tranquillamente accettabile e accettato. In fondo: 10 IVG annue per ogni 1000 donne in età 15-49 significherebbero SOLO circa 350 IVG per ogni 1000 donne nel corso di tutta la loro vita feconda. In altri termini: “l’esperienza dell’IVG capiterebbe in media ad una donna ogni tre”. Se tuttavia consideriamo che non tutte le 15-49enni sono ugualmente esposte all’evento (tenuto conto della vita e dei rapporti di coppia), è legittimo immaginare che l’esperienza dell’IVG potrebbe verificarsi, entro il collettivo più esposto (per altro rappresentato da modelli di vita del tutto normali), anche in termini di una donna su due. Ma il tutto senza va letto serenamente: bando agli allarmismi !!

  7. Perché il tasso piace • D’altra parte, • Misurare l’incidenza dell’IVG attraverso il tasso rappresenta un modo per sostenere, qualora questi diminuisca, che i comportamenti virtuosi sul fronte della contraccezione hanno abbassato il rischio di aborto. • Dando per scontato che: • 1) il numero delle IVG registrate ufficialmente identifichi correttamente quello delle gravidanze interrotte volontariamente; • 2) le caratteristiche delle donne esposte ad una gravidanza (e i relativi comportamenti che potrebbero determinarla) siano immutabili nel tempo e identici entro la classe di età 15-49 anni. • E escludendo a priori che un eventuale calo delle IVG possa dipendere anche da una accresciuta propensione all’accoglienza, magari attraverso il superamento delle cause che determinavano la decisione abortiva

  8. Quanto poi all’affermazione confortante secondo cui nel panorama internazionale dei tassi di abortività “…il dato italiano si attesta tra i valori più bassi” (Rapporto 2007),la graduatoria sottostante mette in luce una certa forzatura. Se infatti si escludono i paesi dell’Est Europa, da sempre caratterizzati da livelli esageratamente alti, l’Italia viene pur sempre superata al ribasso da circa la metà degli altri. E’ preceduta nella graduatoria crescente dalla Spagna, dall’Olanda, dal Belgio, dalla Germania, dalla Svizzera e persino dalla Finlandia.La visione relativa enunciata nel rapporto al Parlamento è forse un po’ troppo “relativa”

  9. Se dunque si tende a proporre e ad enfatizzare il tasso di abortività come misura del minor rischio di fallimento del controllo della fecondità da parte della popolazione femminile (pur tutte con le critiche del caso)Il rapporto di abortività (aborti per ogni 1000 nati) dovrebbe venire accreditato come una misura del grado con cui nella società si accoglie o si rifiuta la vita.Leggende i valori dei rapporti di abortività si scopre che: in un Paese in cui tutto è sotto controllo un bambino ogni 5 non nasce per scelta volontaria

  10. Caratteristiche della popolazione coinvolta L’età della donna • Confronto tra l’incidenza per età nel 1983 e nel 2005

  11. 47% coniugate e 53% nubili o già coniugate • 6,5% laureate 39,7% diplomate 46,5% licenza media 7,3% max elementare • 46% occupate 16% disoccupate 28% casalinghe 10% studentesse

  12. Tutta colpa delle straniere !! ? • Incidenza delle donne straniere sul totale delle IVG (anno 2005) • 38 mila casi (di cui 21 mila riconducibili ad est europee), pari al 29,6% del totale nazionale delle IVG con punte del 41,7% in Lombardia e del 41% in Veneto

  13. Per riflettere… L’incidenza delle IVG ripetute La percentuale per il 2005 è del 26,3% e la sua costanza nel tempo viene indicata nel rapporto 2007 come confortante segnale “della diminuzione nel tempo del rischio di gravidanze indesiderate”. A conferma di ciò si mostra la seguente curva

  14. E si sottolinea come le cose siano migliorate perché, come si vede dai precedenti grafici, i valori osservati (che sono pur sempre ¼ delle IVG totali) sono inferiori a quanto ci si poteva attendere dai risultati di un modello matematico elaborato a suo tempo dall’Istituto Superiore di Sanità. • Tuttavia, un lavoro di due importanti autori (C.Tietze e A.K. Jain, Studies in Family Planning, 9/12, 1978) si mostrava, con un non meno valido modello matematico che, una percentuale di aborti ripetuti del 24,2%, simile a quella osservata da noi nel 2005, si raggiungeva dopo 29 anni dalla legalizzazione dell’aborto con un tasso di abortività costante del 20 per 1000. • Io stesso in un lavoro del 1983 (G.C.Blangiardo, Considerazioni attorno ad un modello matematico per l’analisi dell’abortività legale ripetuta, Genus, n.1-4, 1983) segnalavo come con un tasso costante del 20 per 1000 si sarebbero ottenuti a 29 anni dalla legalizzazione il 20,29% di aborti ripetuti per la seconda volta, il 3,62% per la terza e circa lo 0,5% per oltre la quarta. • Ciò premesso, come mai osserviamo il 26,3% nel 2005 nonostante si sia tanto esaltata la discesa sotto il tasso del 10 per 1000 da almeno un decennio? • E come mai la relazione ministeriale ci conforta introducendo il grafico visto prima? • Forse è ancora per via della la linea del…. “evviva: tutto va bene”

  15. Quale bilancio? • Alla vigilia del trentennale della legge 194

  16. Il Capitale umano sottratto Il totale degli assenti per IVG supera di circa un milione quello dei presenti per immigrazione

  17. Solo la seconda generazione dei non nati, sarebbe valsa quasi quanto il tanto enfatizzato contributo alla natalità da parte dell’immigrazione

  18. In una società dove la caduta delle nascite sembra essersi definitivamente consolidata e sembra destinata ad introdurre problematiche assai difficili da risolvere, • ….che “peccato” aver perso 5 milioni di persone

  19. Trenta anni sotto la soglia del ricambio generazionale

  20. La progressiva scomparsa del terzogenito

  21. Gli effetti delle dinamiche in atto • Il persistente basso livello di fecondità, combinato al progressivo allungamento della durata della sopravvivenza e al passaggio oltre la soglia che identifica le età anziane da parte delle coorti nate in epoca di alta natalità, generano prospettive che si riassumono in due punti • 1) invecchiamento della popolazione • 2) stazionarietà o declino numerico • E’ l’immigrazione la (sola e magica) soluzione ai numerosi problemi che le prospettive demografiche anticipano per il futuro dell’Italia già nei primi decenni del XXI secolo?

  22. La popolazione italiana per grandi classi d'età. 1951-2051. Valori assoluti in migliaia. Fonte: Istat

  23. La popolazione italiana per grandi classi d'età. 1951-2051 . Valori in migliaia Fonte:ISTAT popolazione dei Censimenti fino al 2001; per gli anni successivi, popolazione riferita al 1 gennaio. Stima ISTAT (per le previsioni: ipotesi centrale).

  24. La popolazione anziana. 1951-2051 . Valori in migliaia Fonte:ISTAT popolazione dei Censimenti fino al 2001; per gli anni successivi, popolazione riferita al 1 gennaio. Stima ISTAT (per le previsioni: ipotesi centrale).

  25. L’Italia del 2051 Fonte: Istat, Previsioni della popolazione – Ipotesi Centrale

  26. Ci salveranno le migrazioni? (l’ultimo imbroglio dei filosofi del “tutto va bene”) Stima del numero annuo di nascite secondo differenti ipotesi di flusso migratorio netto annuo dall’estero. Italia 2006-2020

  27. Per concludere con un po’ di ottimismo

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