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La costruzione del piano come processo collaborativo. Metodi e strumenti.

La costruzione del piano come processo collaborativo. Metodi e strumenti. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti. 0. Ascolto attivo Sette Regole dell'Arte di Ascoltare 1.1 Incontri pubblici. Presentazioni 1.2 Questionari 1.3 Interviste

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Presentation Transcript


  1. La costruzione del piano come processo collaborativo.Metodi e strumenti.

  2. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti 0. Ascolto attivo Sette Regole dell'Arte di Ascoltare 1.1 Incontri pubblici. Presentazioni 1.2 Questionari 1.3 Interviste 1.4 Sondaggi di opinione

  3. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti 2. Action Planning Coinvolgere i diretti interessati nell’azione di pianificazione 3. Brainstorming Sviluppare soluzioni creative ai problemi 4. Metodo Delphi Definire soluzioni attraverso procedimenti iterativi 5. Focus Group Approfondire temi mediante interazione tra i componenti di un gruppo 6. European Awareness Scenario Workshop (EASW) Partecipare alla definizione di scenari condivisi 7. Problem Structuring Methods Strutturare i problemi mediante specifiche metodologie 8. Community profiling Definire un quadro descrittivo di base di una determinata comunità

  4. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti 9. Negoziazione 9.1 La negoziazione posizionale 9.2 Il metodo dell'alternative dispute resolution

  5. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti 10. Eventi di pianificazione attiva Organizzare sessioni di lavoro come eventi 11. BarCamp Proporre argomenti e coordinare la partecipazione, producendo un documento finale 12. Giurie cittadine Istituire giurie rappresentative della comunità locale per esprimere raccomandazioni su come l’autorità deve agire in relazione a specifici problemi

  6. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti 13. Outreach Andare a consultare le persone piuttosto che aspettarle 14. Camminata di quartiere Recarsi sui luoghi per acquisire conoscenza diretta dei problemi 15. Carte di osservazione e di protesta Raccogliere osservazioni su temi di interesse comune 16. Citizens’ panels Consultare periodicamente gruppi di persone su temi di interesse comune 17. Cantiere Evento Comunicare ai cittadini attraverso il cantiere inteso come evento

  7. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti 18. Laboratorio Progettuale Fornire ai cittadini consulenza, coinvolgendoli nella progettazione 19. Design Game Progettare posizionando modellini su una mappa 20. Planning for real Mettere mano al plastico per riconoscere e confrontarsi con i luoghi rappresentati

  8. 0. ASCOLTO ATTIVO/ASCOLTO PASSIVO La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti 0.1 L’arte di ascoltare Delle "Sette regole dell'arte di ascoltare" (Sclavi, 2000), qui di seguito riportate, quella che più immediatamente rende l'idea di cosa si intende per Ascolto Attivo è la seguente: "se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva“.

  9. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti L'Ascolto Attivo implica il passaggio da un atteggiamento del tipo "giusto-sbagliato", "io ho ragione-tu hai torto", "amico-nemico“, ad un altro in cui si assume che l'interlocutore è intelligente e che dunque bisogna mettersi nelle condizioni di capire com'è che comportamenti e azioni che ci sembrano irragionevoli, per lui sono totalmente ragionevoli e razionali.

  10. L'atteggiamento giusto da assumere quando si pratica l'Ascolto Attivo è diametralmente opposto a quello che tradizionalmente si considera caratterizzare un buon osservatore: impassibile, "neutrale", sicuro di sé, incurante delle proprie emozioni e teso a nascondere e ignorare le proprie reazioni rispetto a quanto ascolta. Al contrario, se vogliamo entrare nella giusta ottica, dobbiamo imparare qualcosa di nuovo e sorprendente, che ci "spiazza" dalle nostre certezze e dunque che ci consente di dialogare. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  11. Questo significa che dobbiamo essere disponibili a sentirci "goffi", a riconoscere che facciamo fatica a comprendere ciò che l'altro ci sta dicendo: in questo modo stabiliamo rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco che sono la condizione per affrontare congiuntamente e creativamente il problema. È la rinuncia alla arroganza dell'uomo-che-sa e l'accettazione della vulnerabilità, ma anche l'allegria, della persona-che-impara, che cresce, che cambia con gli altri invece che contro gli altri. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  12. 0.2 Le abitudini di pensiero Quando ci muoviamo entro un "sistema semplice" (cornici condivise, stesse premesse date per scontate) l'abitudine di pensiero più adeguata è quella della logica classica, della razionalità analitica e lineare. Ma quando il sistema di cui siamo parte è "complesso" (caratterizzato dalla comunicazione fra cornici diverse), bisogna passare ad un'altra abitudine di pensiero guidata dall'ascolto attivo, interessata alle cornici e premesse implicite, che considera l'osservatore parte integrante del fenomeno osservato, circolarmente e auto-riflessivamente. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  13. Sempre più spesso con il diversificarsi della nostra società, l'ascolto attivo diventa una competenza di base, indispensabile anche nella vita quotidiana all'interno di una "stessa cultura". Questa competenza oggi è spesso richiesta anche nei rapporti fra genitori e figli, fra marito e moglie, fra insegnanti e allievi, fra pubblici amministratori e cittadini, fra urbanisti e abitanti. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  14. 0.3 Gli studi sulle dinamiche dell’ascolto attivo Un grosso impulso agli studi sulle dinamiche dell'ascolto attivo è stato dato, agli inizi degli anni '80, dagli studi sulle aziende post-industriali e dagli studi sui rapporti fra professionisti e clienti. Le basi teoriche per questo approccio erano state elaborate in precedenza da studiosi che hanno sostenuto la priorità dell'ascolto in un paradigma dialogico dai teorici dei sistemi complessi. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  15. 0.4 Le Sette Regole dell'Arte di Ascoltare 1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca. 2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista. 3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  16. 4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico. 5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perchè incongruenti con le proprie certezze. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  17. 6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona; affronta in modo creativo la gestione dei conflitti. 7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l'umorismo viene da sè. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  18. Sessioni di ascolto con gli alunni di scuola elementare nel progetto di riqualificazione urbana a Monopoli

  19. Sessioni di ascolto con i residenti nel progetto di riqualificazione urbana a Monopoli

  20. Sessioni di ascolto nel progetto di Lama Belvedere a Monopoli

  21. Ascolto e comunicazione nel progetto del Parco Agrario degli Ulivi

  22. 1.1 INCONTRI PUBBLICI. PRESENTAZIONI In tali occasioni vengono generalmente trasmessi flussi di informazioni unidirezionali, anche se è possibile che ci siano interventi e commenti del pubblico. Nel primo caso (incontri pubblici) l’audience è ampia, senza restrizioni, nel secondo caso (presentazioni) il pubblico può essere più selezionato. L’incontro dura poche ore, ma spesso i processi che adoperano questa tecnica prevedono più serie di incontri, con gruppi di persone diversificate, mirati su specifici argomenti. Spesso l’incontro è preceduto da distribuzione di materiale informativo. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  23. Incontro di presentazione del progetto del Parco Agrario degli Ulivi

  24. 1.2 QUESTIONARI La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti Le indagini condotte attraverso questionari hanno il vantaggio di poter raggiungere un gran numero di persone e di mantenere facilmente una traccia scritta delle istanze espresse. Tra gli svantaggi c’è la mancanza di interattività, l’uso frequente e spesso obbligato di domande chiuse (per facilità-rapidità di compilazione/consultazione).

  25. 1.3 INTERVISTE La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti Le indagini condotte attraverso interviste consentono la possibilità di approfondire i temi in discussione in maniera interattiva e meno predefinita con i soggetti intervistati. Le interviste però richiedono maggiore disponibilità di tempo e di gente e il loro impiego è diretto solitamente a soggetti significativi per i temi da approfondire.

  26. 1.4 SONDAGGI DI OPINIONE DELIBERATIVI I sondaggi di opinione deliberativi (deliberative polls) consistono in sessioni informative, meeting, gruppi di discussione ai quali far partecipare un campione rappresentativo di persone. I partecipanti possono fare domande, documentarsi, ecc., su un dato argomento, e alla fine viene fatto un sondaggio su ciò che essi pensano riguardo allo stesso. A volte il procedimento può essere ricorsivo, e attraverso altri sondaggi si vede come i punti di vista possono essere cambiati o meno. Nel caso in cui i partecipanti siano chiamati a votare su una serie di opzioni (o anche su una sola), il sondaggio viene denominato referendum deliberativo. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  27. 2. ACTION PLANNING (Analisi Swot costruita in modo allargato) L’action planning coinvolge coloro che sono direttamente interessati da un dato problema/tema. Si parte generalmente da domande di ampio respiro (espressione di opinioni di solito realizzata mediante post it), con l’obiettivo di ricostruire la visione che gli abitanti hanno del proprio contesto, evidenziando aspetti positivi e negativi. In seguito si invitano i partecipanti ad esprimere previsioni sui possibili cambiamenti futuri, sugli effetti attesi (favorevoli e svantaggiosi). L’obiettivo finale è definire principi o linee guida che possano far raggiungere gli effetti positivi, scongiurando quelli negativi. Di solito servono 3-4 sessioni di lavoro, articolate nel corso di uno o due mesi. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  28. Le regole di base sono: per i partecipanti - tutti possono contribuire - tutti i punti di vista hanno lo stesso valore - tutto quello che è scritto resterà anonimo - seguire le istruzioni dei coordinatori e facilitatori - scrivere un’opinione per ogni post-it - scrivere con grandi lettere e poche parole per i facilitatori - gestire le attività in modo che tutti possano contribuire - coordinare il tempo e le attività - predisporre e consegnare a tutti i partecipanti una trascrizione integrale di ciò che avviene durante l’incontro - non commentare i contenuti e le idee proposte. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  29. 3. BRAINSTORMING (tempesta di cervelli) Finalità E’ un metodo per sviluppare soluzioni creative ai problemi. E' stato inventato negli Stati Uniti nella prima metà del secolo scorso da Alex Osborn, fondatore dell‘omonima Agenzia Pubblicitaria. L'obiettivo originario del brainstorming è la produzione di "possibili soluzioni di un problema specifico", per lo più semplice. Alla base vi è l'idea del "gioco" quale dimensione "leggera" che permette di liberare la creatività dei singoli e del gruppo, e che normalmente è impedita da una serie di inibizioni. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  30. A questo scopo il brainstorming si propone l'obiettivo di favorire: - il superamento di inibizioni e autocontrollo rispetto all'espressione della propria posizione - il superamento dell'urgenza di schierarsi - il superamento di un atteggiamento difensivo rispetto alle idee che si sono espresse - il superamento di assetti di potere e di leadership esistenti all'interno del gruppo - lo sviluppo di uno spirito competitivo "leggero" La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  31. Le regole del gioco Il gruppo ideale dei partecipanti non dovrebbe essere superiore ad una quindicina di persone, solitamente riunite comodamente attorno ad un tavolo, formato dagli attori chiave del processo. Una volta messo a fuoco il problema e fissato un tempo limite per l'incontro, ciascuno esprimerà come soluzione al problema la "prima idea che gli viene in mente", in rapida sequenza e per associazione di idee (secondo il principio “nessuna idea è troppo strana, nessuna troppo normale”). La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  32. Il brainstorming premia soluzioni non previste, nella convinzione che più le proposte sono impreviste e più saranno interessanti e utili per individuare alla fine la soluzione migliore. Infatti esse saranno sottoposte ad un processo sempre più affinato di rielaborazione, di approfondimento, di revisione, da parte del gruppo, rifacendosi via via alle idee proposte da altri partecipanti, in modo da trasformare il carattere inusuale e fantasioso delle idee iniziali in proposte sempre più pratiche e fattibili. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  33. Il problem setting La soluzione al problema, il problem solving, avviene attraverso il problem setting, cioè attraverso modalità che consentano di re-inquadrare il problema, di vederlo in modo nuovo, di ridefinirlo entro connessioni diverse. In questo senso si può affermare che il brainstorming costituisce l'approccio di base per la gestione creativa dei conflitti, perché induce ad uscire dalle proprie cornici, dalle proprie premesse implicite. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  34. Produrre nuove idee Per questa ragione ad ogni partecipante è chiesto di sospendere il giudizio e l'urgenza classificatoria e di rinunciare a qualsiasi valutazione sulle idee proposte da altri. L'obiettivo del brainstorming è infatti quello di produrre nuove idee, mentre il giudizio introduce un elemento di rischio per il singolo partecipante e induce un atteggiamento difensivo di idee consolidate. Viene data più importanza alla quantità piuttosto che alla qualità dei pensieri espressi. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  35. Condurre il brainstorming Una persona dovrà condurre il brainstorming, svolgendo il ruolo di facilitatore, ovvero tenendo in mano la regia del processo e facendo bene attenzione a: 1) proporre il problema iniziale in modo chiaro e semplice 2) invitare i partecipanti a sospendere il giudizio 3) favorire le idee estreme e spiazzanti e ad accogliere qualsiasi idea espressa 4) scrivere, su una lavagna o altro (per esempio dei foglietti adesivi), tutte le idee espresse, in modo che siano visibili a tutti e possano essere utilizzate per successive elaborazioni 5) incoraggiare i partecipanti a elaborare variazioni sulle idee espresse da altri La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  36. Per fare un esempio del possibile utilizzo di questo strumento si tenga conto che l'uso del brainstorming può essere proposto anche nell'ambito di un negoziato, cioè di una trattativa che preveda la presenza di una controparte. Il processo può essere più difficile a causa del maggior rischio di dire qualcosa che pregiudichi i propri interessi, nonostante le regole proprie di una sessione di brainstorming. Tuttavia presenta i grandi vantaggi di produrre idee che tengano conto degli interessi di tutte le parti coinvolte, di creare un clima comune di problem-solving, di istruire ogni parte sulle preoccupazioni dell'altra. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  37. Brainstorming per il progetto di Piazza Garibaldi a Molfett.Gruppo di lavoro, con Norman Krumholz (al centro)

  38. 4. METODO DELPHI Si tratta della raccolta di pareri esperti chiamati a fornire consulenza su temi specifici. a. I pareri, a differenza di quel che accade nel brain storming, vengono raccolti separatamente. Ogni esperto invia all’ente che ha promosso la consultazione un proprio parere che illustra la soluzione prospettata per il problema. b. Un curatore raccoglie i contributi pervenuti e l’elenco dei risultati viene inviato in maniera anonima agli stessi esperti già interpellati nel primo “giro”, affinché possano esprimersi sulle proposte, indicando per esse i corrispondenti livelli di probabilità. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  39. c. La documentazione così formata viene di norma conservata e poi ritrasmessa, sempre in modo anonimo, dopo qualche tempo, agli stessi esperti per raccogliere eventuali osservazioni e/o rettifiche di aggiornamento. d. L’iterazione prosegue fino a quando si raggiunge una sostanziale convergenza di pareri. Va osservato che ad ogni iterazione una parte dei partecipanti può ritirarsi e nel qual caso le iterazioni devono essere conseguentemente ridotte. I vantaggi del metodo delphi sono nella eliminazione di inconvenienti connessi al rischio di gelosie e/o prevaricazioni accademiche, oppure ancora di influenza esercitata da persone dotate di particolare ascendente, trattandosi di una circolazione anonima di pareri. I limitisono nella propensione dei partecipanti a convergere verso soluzioni medie, indotte dalla ripetizione dei quesiti. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  40. 5 FOCUS GROUP Finalità E’ una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale basata sulla discussione tra un gruppo di persone. La finalità principale del focus group è quella di studiare un fenomeno o di indagare uno specifico argomento in profondità, utilizzando come base per la rilevazione l'interazione che si realizza tra i componenti del gruppo. La paternità del focus group è da molti autori attribuita a R. K. Merton (1956) che è l'ideatore di un tecnica affine, cioè della "intervista di gruppo focalizzata". La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  41. Questa tecnica è stata sperimentata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1941, ad una sessione di lavoro durante la quale il pubblico esprimeva le proprie reazioni ai programmi radiofonici che venivano presentati, schiacciando un bottone verde o un bottone rosso. Più persone venivano poi coinvolte contemporaneamente in un'intervista, attraverso la quale dovevano chiarire le ragioni delle loro posizioni. Da questa prima esperienza deriva la tecnica del focus group, che si è diffusa ampiamente nel dopoguerra nel campo del marketing, del business e dell'advertising (pubblicità), soprattutto per la sua adeguatezza nel fornire importanti contributi nelle situazioni decisionali. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  42. L‘interazione tra i partecipanti. Caratteristica del focus group A differenza di altre tecniche basate sul gruppo, nelle quali l'interazione è ridotta al minimo (Nominal Group Technique) o addirittura va evitata (Delphi), nel focus group viene il più possibile stimolata la comunicazione tra i partecipanti: - domande reciproche, - richieste di chiarimento, - messa in evidenza di punti deboli, - dichiarazione del proprio disaccordo. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  43. Come costruire il gruppo Il gruppo viene appositamente costruito dai ricercatori secondo gli obiettivi della ricerca e può comprendere un numero di partecipanti variabile generalmente tra quattro e venti: - i "full group", gruppi più grandi, consentono di conoscere una gamma più ampia di posizioni, - i "mini group", più ridotti, consentono di approfondirle. Per quanto riguarda l'omogeneità dei partecipanti, questo requisito va ponderato rispetto alla loro presunta facilità di interazione e allo specifico tema di discussione, anche se in generale occorre evitare quelle condizioni (es. diverso grado di istruzione) che potrebbero ostacolare la comunicazione e inibire l'intervento di alcune persone. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  44. Livello di strutturazione del focus group La discussione viene generalmente condotta da un moderatore che a seconda della situazione contingente può esercitare un vero e proprio ruolo di guida alla discussione, oppure può fornire una serie di stimoli e strumenti affinché i partecipanti riescano ad autogestire il più possibile le relazioni e l'interrelazione. Questa modalità di conduzione si distingue dai focus group autogestiti, cioè caratterizzati da un basso grado di strutturazione, e quelli impostati sfruttando, in modo più o meno flessibile, una griglia di intervista. La costruzione del piano come processocollaborativo: metodi e strumenti

  45. La fase di elaborazione e interpretazione Tutte le informazioni emerse nel corso della discussione di gruppo devono poi essere elaborate e interpretate. Infatti, riconosciuto che il focus group è di per sé una discussione centrata su un tema, esso può essere utilizzato all'interno di un processo o di una ricerca in fasi differenti e per scopi diversi: - per definire gli obiettivi operativi; - per impostare un vero e proprio lavoro di progettazione, avendo già individuato gli obiettivi fondamentali; - per indagare le reazioni che certe categorie di persone avranno rispetto ad un lavoro già progettato; La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  46. Focus Group per il progetto di Lama Belvedere

  47. 6 EUROPEAN AWARENESS SCENARIO WORKSHOP (EASW) Questa è la metodologia di partecipazione messa a punto dalla Unione Europea per definire scenari condivisi di sviluppo per le comunità locali (sessioni di lavoro per la costruzione di scenari condivisi). Essa ha visto una vasta diffusione in molti contesti, dovuta soprattutto al fatto che è stata messa a punto dalla Unione Europea; il che la rende una procedura “riconoscibile” a livello istituzionale e “preferibile” in relazione alla possibilità di fornire documenti-risultati di un processo partecipativo in tempi relativamente brevi. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  48. I rappresentanti di quattro diverse categorie sociali (residenti, tecnici, policy makers, settore privato) si incontrano per dibattere su temi che riguardano lo sviluppo sostenibile e l’impiego di nuove tecnologie. Le tecniche di scenario richiedono l’analisi e la valutazione di ogni probabile evento futuro e delle sue possibili conseguenze, al fine di poter predisporre tutte quelle azioni necessarie a scongiurare gli esiti negativi e a modificare il successivo svolgimento della catena di eventi. La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  49. 7 PROBLEM STRUCTURING METHODS I metodi di strutturazione di problemi si articolano generalmente in tre fasi: • analisi dei problemi urgenti nella realtà di interesse e dei cambiamenti in atto anche a scala maggiore (urbana, regionale e nazionale); • definizione degli obiettivi strategici con riferimento alle risorse locali e alla realtà istituzionale; • selezione delle possibili decisioni orientate al perseguimento degli obiettivi precedentemente definiti, con localizzazione temporale delle decisioni strategiche. Due correnti metodologie di strutturazione di problemi sono: La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

  50. Strategic Options Development and Analysis (SODA) È un metodo generale di identificazione di un problema, che usa le mappe cognitive come strumento per esplicitare e registrare le visioni individuali relative al problema dato. L’unione delle mappe cognitive individuali (o una mappa congiunta sviluppata in un workshop unico) fornisce il framework (struttura di riferimento) per la discussione di gruppo, e un facilitatore guida i partecipanti verso l’impegno nei confronti di una serie di azioni condivise (analisi e sviluppo di opzioni strategiche). La costruzione del piano come processo collaborativo: metodi e strumenti

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