Letteratura e cibo
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LETTERATURA E CIBO. Le diverse concezioni del vino nella letteratura. REALIZZATO DA: Francesca Marafioti. Le origini del vino ….

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LETTERATURA E CIBO

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Presentation Transcript


Letteratura e cibo

LETTERATURA E CIBO

Le diverse concezioni del vino nella letteratura

REALIZZATO DA:Francesca Marafioti


Le origini del vino

Le origini del vino …

Risalire precisamente alla data di nascita del vino è praticamente impossibile, in quanto la storia delle bevande fermentate ha inizio in tempi che non hanno lasciato dietro di loro documenti o tracce sicure valide. I primi documenti che attestano la presenza del vino in quanto tale risalgono alla fine del IV millennio a.C. nella città di Sumer nella Mesopotamia meridionale. Sono stati, dunque, proprio i Sumeri a fornire le tracce dell’esistenza della bevanda.

Una visione più precisa riguardante il vino si può avere se, andando più avanti nel tempo (tra il X e VIII secolo), ci si sofferma ad analizzare le parole di due personaggi, i primi due grandi poeti: Omero ed Esiodo di Ascra. Grazie ad Omero, infatti, si possono acquisire importanti informazioni riguardanti l’utilizzo e l’importanza del vino nell’Antica Grecia, per quanto scritto tra le pagine dell’Odissea. Si può risalire con certezza alle abitudini alimentari dei greci di quell’epoca: durante tutto l’arco della giornata avevano una precisa divisione in tre pasti: l’ariston era consumato di primo mattino (a base di pane e vino).

''Eumeo servendo sul tagliere le carni arrosto avanzate dalla sera, si affrettò ad ammucchiare nelle ceste il pane di frumento ed a mescere nella coppa un vino profumato di miele''.

(Odissea XVI, 48-50).


Letteratura e cibo

Gli altri due pasti erano il deiphon e il dorpon che corrispondono rispettivamente a pranzo e cena, ed era proprio in questi che avveniva il principale consumo della bevanda. Possiamo a questo punto parlare della Grecia Antica come la prima vera grande terra del vino. Fu, però, a partire dal 600 a. C. che iniziarono le esportazioni del vino greco attraverso il mediterraneo fino in Gallia. Omero poi narra dell’isola di Ogigia dove Odisseo visse per sette anni con la ninfa Calipso, racconta di come fra la rigogliosa vegetazione di ontani, pioppi e cipressi profumati

“si stendeva vigorosa con i suoi tralci intorno alla grotta profonda la vite domestica: era tutta carica di grappoli.”

(Odissea V, 68-69).


E nella letteratura

… e nella letteratura

Nella storia della letteratura molte opere hanno come soggetto il vino decantato sia come elisir di lunga vita sia come causa di distruzione se bevuto in eccesso. Secondo gaio Plinio Secondo (Naturalis Historiae, XIV, 150) salute e longevità del corpo sono assicurate dall’assunzione del vino con funzione terapeutica:

“Due sono i liquidi maggiormente graditi al corpo umano: per l’uso interno il vino, per quello esterno l’olio, entrambi prodotti importantissimi degli alberi; ma l’olio è necessario, né l’uomo ha lesinato per lui l’impegno. Quanto tuttavia egli sia stato più ingegnoso per il bere, si evincerà dal fatto che ha creato centottantacinque qualità diverse di vino, che diventano quasi il doppio, tenendo conto delle varie attività, mentre in numero molto più scarso sono le qualità d’olio, di cui parleremo nel libro seguente.”


Virgilio 15 ottobre 70 a c 21 settembre 19 a c

Virgilio (15 ottobre 70 a.C.–21 settembre 19 a.C.)

Virgilionutre una particolare sensibilità nei confronti della natura. Questa inclinazione è già presente nelle “Bucoliche”, tuttavia è nelle “Georgiche” che si esprime compiutamente. Il secondo libro delle “Georgiche” inizia, di fatto, con l’espresso intento di cantare bacco e la vendemmia che spumeggia nei tini.

“Ci sono le vigne di Taso, ci sono le uve di Marea, bianche,

s'addicono queste a terreni grassi, quelle a terre più fini;

e la psitia migliore per il passito e il lageo leggero,

che alla fine fa barcollare e impaccia la lingua,

le uve purpuree e quelle precoci, e come ti potrò cantare

o Retica? Però non sfidare le cantine di Falerno!

Vi sono anche le viti aminee, vini robustissimi,

a cui cedono il passo quello di Tmolo e persino il Faneo, re dei vini;

e l'Argitide, quella più piccola, con cui nessun altra può rivaleggiare

o per quantità di succo o per durata di anni.

Certo non io ti trascurerò o Rodia, gradita agli dei e alle mense,

né te o Bumasto, dai grappoli rigonfi”

Anche nell’Eneide il vino è presente, lo troviamo nel momento in cui Enea vede realizzarsi le profezie e si rende conto di essere finalmente giunto dove lo conduceva il destino:

Ora libate a Giove con le coppe,

invocate pregando il padre Anchise,

e ancor ponete sulle mense il vino!

Il vino nell’Eneide viene associato ai grandi dolori e si accenna al suo potere di condurre oltre la ragione. Tuttavia il significato più ricorrente che viene attribuito al vino è quello sacrale.


Giacomo leopardi 1798 1837

Giacomo Leopardi(1798-1837)

Per il più illustre esponente della letteratura di tutti i tempi, Giacomo Leopardi, è possibile cogliere un vasto pensiero che gira intorno a questa bevanda e in generale intorno a tutti gli alcolici. In un passo tratto dal "Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare", uno dei tanti brani che compongono le "Operette morali", una delle maggiori opere composte dall’autore di Recanati, non è difficile risalire a due e più soggetti comuni in molte opere di Leopardi: noia e piacere, ma anche il rapporto vita-vivere, la visione del futuro e il dolore.

Alla domanda di Tasso: <<Acciò da ora innanzi io ti possa chiamare o trovare quando mi bisogni, dimmi dove sei solito di abitare>>, il suo genio familiare gli risponde esplicitamente: <<Ancora non l’hai conosciuto? In qualche liquore generoso>>.


Charles baudelaire 1821 1867

Charles Baudelaire (1821-1867)

Charles Baudelaire, noto soprattutto per l’uso di alcool e droghe, è stato forse l’unico grande personaggio della letteratura che sia riuscito a vedere nel vino, un soggetto per un’opera. Del vino parlerà, appunto, in diverse poesie, raccolte nell’omonima sezione de Le fleurs du mal (1868) e soprattutto nel suo trattato sui Paradis artificiels (1860), dove nella prima parte dell’opera, Baudelaire dedica al vino un suo particolare inno, come introduzione a quel mondo, le cui porte vengono spalancate definitivamente grazie alla seconda parte dell’opera, pubblicata postuma con il titolo Un mangeur d’opium. Ne I paradisi artificiali, del vino si parla molto liberamente, come polemica contro tutti coloro che vedono il vino semplicemente come"un liquore che si fa con il frutto della vite“.Secondo Baudelaire il vino non è semplicemente una bevanda, possiede un’anima, in grado di adattarsi alle più svariate esigenze. Baudelaire vedeva nel vino, una della scoperte essenziali per l’umanità, capace, di accrescere i sensi e di sviluppare l’intelletto. A proposito diceva, che se il vino scomparisse dalla produzione degli uomini, nella salute e nell’intelletto del pianeta verrebbe a crearsi un vuoto, un’assenza, un difetto assai più orribile di tutti gli eccessi e le deviazioni di cui il vino viene ritenuto responsabile. Come si è potuto capire dalla visione del vino secondo Baudelaire, dall’Ottocento in avanti, la bevanda cessa di essere analizzata in se stessa, ma il punto di vista predominante viene ad essere il rapporto tra l’alcool e la persona, gli effetti sulla psiche, i pregi e i difetti dell’utilizzo dell’alcool come fuga da una società ormai in piena decadenza dal punto di vista morale.

Un homme très-célèbre, qui était en même temps un grand sot, choses qui vont très-bien ensemble, à ce qu’il paraît, ainsi que j’aurai plus d’une fois sans doute le douloureux plaisir de le démontrer, a osé, dans un livre sur la Table, composé au double point de vue de l’hygiène et du plaisir, écrire ce qui suit à l’article Vin : « Le patriarche Noé passe pour être l’inventeur du vin ; c’est une liqueur qui se fait avec le fruit de la vigne. »


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Nel Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare, troviamo il Tasso che assieme al misterioso "genio", cerca di trovare una spiegazione alla sua situazione. Cerca in tutti i modi di sfuggire alla noia (la situazione di prigionia) allontanandosi dalla realtà, ed essendo il piacere uno stato mentale provocato dal ricordo o dall’illusione, si abbandona all’alcool.

Troviamo confuse realtà e illusione, che solo con l’ultimo verso possiamo distinguere.

Questo fantasma, il Tasso lo ritrova in un bicchiere di <<liquore generoso>>, simbolo dell’illusione, della fuga dalla realtà che comporta lo stato di ubriachezza; con l’alcool riesce a scalzare la noia tra gli <<intervalli della vita>>

L’inconscio, come sottofondo di molte opere letterarie d’inizio secolo ci riporta alla mente le parole e Baudelaire. Egli sapeva che l’oppio (allo stesso modo anche Leopardi) come il vino, è una chiave per aprire le porte del inconscio umano, con esse era possibile arrivare a scoprire in noi nuovi molteplici esseri, era possibile elevare i propri sensi, riportare alla luce pensieri sepolti o mal definiti nella nostra mente.


Italo svevo 1861 1928

Italo Svevo(1861-1928)

È possibile, soffermandoci sulla principale opera di Italo Svevo, La coscienza di Zeno, chiarire innanzi tutto i concetti precedentemente esposti e dare, la visione della nostra bevanda e dei suoi effetti sull’inconscio.

Svevo fu un attento lettore di Freud, la cui teoria della psicanalisi domina in primo piano nel romanzo. Troviamo nel capitolo La moglie e l’amante, una riflessione importante, che riguarda direttamente l’effetto del vino nei discorsi di una persona, gli effetti sulla capacità di ragionare, sulla nascita in noi di varie reazione, riconducibili solamente all’altro io che è in noi. In questo capitolo il protagonista Zeno Cosini, si trova ad una cena in famiglia, preludio delle nozze della donna amata in passato e mai dimenticata totalmente. Egli coglie al volo l’opportunità di abusare del vino per poter momentaneamente guarire dalla sua malattia, potendo portare alla luce un nuovo personaggio, un altro io capace di esprimere volontà e sentimenti altrimenti represse:

<<Per l’effetto del vino, quella parola offensiva accompagnata da una risata generale, mi cacciò nell’animo un desiderio veramente irragionevole di vendetta >>.

Davanti a tutti i componenti della famiglia, il vino assume proprio l’identità di uno strumento capace di vere e proprie metamorfosi, quasi un filtro da "magia nera":

<<Proprio, vorresti uccidermi? […] Hai il vino cattivo, tu! […] Egli non aveva fatto un solo gesto per approfittare del vino che gli avevo offerto>>; come se il vino (da sempre metafora del sangue, in questo caso quello del protagonista) offerto da Zeno, contenesse tutta l’arroganza che stava ora dimostrando davanti a tutti i familiari.


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Strumento dagli effetti ben conosciuti dal protagonista, qui si riflette in Zeno la conoscenza di Svevo della dimensione psichica, lui conosce perfettamente le reazioni del vino sul cervello, le utilizza per combattere le proprie incapacità più visibili esteriormente, in lui i pensieri rimangono quelli di sempre, i suoi ragionamenti rimangono invariati, ma utilizza l’alcool per riuscire ad esprimerli senza paure, per dar sfogo a chi in lui è sempre rimasto sepolto:

<<Mi sentii veramente avvilito e vinto. Mi sarei quasi gettato ai piedi di mio suocero per chiedergli perdono. Ma anche quello mi parve un suggerimento del vino e lo respinsi>>, <<Non tutti gli ubriachi sono preda immediata di tutti i suggerimenti del vino. Quando ho bevuto troppo, io analizzo i miei conati come quando sono sereno e probabilmente con lo stesso risultato>>.

Il vino ha comunque un effetto che rimane in una visione temporanea; non è una medicina e dunque la malattia che affligge Zeno, la sua incapacità di vivere, non può essere curata cercando di seppellire la sua vera persona e portarne in vita un'altra:

<<Mi affannò un poco il mio dolore al fianco, probabilmente perché, finché era durato l’effetto del vino, non lo avevo sentito affatto e subito ne avevo perduto l’abitudine>>.


Conclusioni

Conclusioni

Si sono dunque analizzati i diversi significati assunti dal vino nelle varie opere, le dissimili visioni dei più grandi autori della letteratura riguardo questa bevanda: infatti, possono essere varie le interpretazioni a questo proposito. Il vino risulta avere molteplici sfaccettature diverse, le quali scaturiscono dall’analisi dei differenti lavori.


Bibliografia

Bibliografia:

  • http://www.guidasicilia.it/ita/main/rubriche/index.jsp?IDRubrica=1214 (visitato il 12/05/2010)

  • http://www.pinerolo-cultura.sail.it/agroambientale/Labstoria/Vino&Letteratura.htm (visitato il 12/05/2010)

  • http://www.google.it/images?um=1&hl=it&tbs=isch%3A1&sa=1&q=vino&aq=f&aqi=&aql=&oq=&gs_rfai= (visitato il 16/05/2010)

  • http://www.google.it/images?q=vino&hl=it&gbv=2&tbs=isch:1&sa=N&start=40&ndsp=20 (visitato il 17/05/2010)

  • http://www.mammafelice.it/img/09/11/ricette-uva-vino.jpg (visitato il 18/05/2010)

  • http://www.lafiaschetteria.com/immagini/uva2.gif (visitato il 18/05/2010)


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