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I progetti di educazione interculturale in Lombardia

I progetti di educazione interculturale in Lombardia. Maddalena Colombo Università Cattolica del Sacro Cuore Responsabile banca dati educazione interculturale – FONDAZIONE ISMU. La banca dati dei progetti educazione interculturale. Servizio per le scuole on line consultabile dal sito:

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I progetti di educazione interculturale in Lombardia

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Presentation Transcript


  1. I progetti di educazione interculturale in Lombardia Maddalena Colombo Università Cattolica del Sacro Cuore Responsabile banca dati educazione interculturale – FONDAZIONE ISMU

  2. La banca dati dei progetti educazione interculturale Servizio per le scuole on line consultabile dal sito: www.ismu.org Settori - Scuola Formazione – Banca dati educazione interculturale • CONSULTARE • Un data-base di 650 progetti di educazione interculturale (fino a.s. 2003/2004) in aggiornamento costante • eseguendo raccolte di singoli progetti nuovi o proseguimenti di progetti • in base a criteri di filtro (titolo, scuola, comune, provincia, ordine di scuola, anno scolastico di inizio, promotore, area di contenuto del progetto, destinatari) • Un archivio cartaceo e elettronico completo presso il Cedoc ISMU, in via Galvani 16, Milano (adiacenze staz. Centrale) Orari: MAR-GIO- Ven 9.30 – 17.30 possibilità fotocopie esterne 2. SCARICAREmateriali prodotti dall’équipe di ricerca 3. COME SEGNALARE IL PROPRIO PROGETTO

  3. La banca dati come servizio agli enti… • Telematico • Orizzontale • Strumento per la circolazione delle idee • Per l’accreditamento reciproco degli attori in gioco • Fa crescere le reti locali:“salto di qualità” • Cresce anche il sistema nel suo complesso

  4. La distribuzione dei progetti nelle province della Lombardia

  5. Differenze territoriali 3 “velocità”: • Province con il maggior numero di interventi e maggior numero di alunni straneri (Milano, Bergamo, Mantova, Brescia) • Province con presentazione di progetti più contenuta e aumento recente del numero di allievi stranieri e risveglio del mondo associativo (Varese, Pavia, Como, Lodi) • Province con un numero più basso di progetti legato al numero inferiore di scuole, numero contenuto di presenze straniere nelle scuole, più recenti interventi in questo campo (Cremona, Lecco, Sondrio)  Diverse fasi di sviluppo del fenomeno migratorio; Diverse politiche di distribuzione delle risorse; diverse tradizioni operative e logiche “di combinazione” tra gli attori

  6. >In provincia di Cremona I progetti raccolti si caratterizzano per… • A livello di ordine di scuola: 25% materne, 43% elementari, 28% medie inferiori, 4% istituti superiori • Non del tutto in proporzione alla presenza alunni stranieri (24% infanzia; 41% elementare; 21% medie; 14% superiore) • A livello di promotori: scuole 82%, in minor numero dagli enti locali (2,6%), privati (3,6%) e terzo settore (7,6%) • A livello di destinatari: 62,5% studenti; 15% docenti, 15% genitori; 2,5% mediatori e 2,5% dirigenti

  7. >In provincia di Cremona • A livello di risorse/strumenti : 24,3% generici; 23% cartacei;; 15% PC; 13,5% video; 12% audio; 4% laboratorio; 4% sito web, 1,5% biblioteca • (STESSA DISTRIBUZIONE REGIONALE) • Finanziamenti utilizzati: fondi istituto 28,6%; fondi enti locali 25%; fondi CSA 18%; legge 285 3,6%; enti privati + fondazioni 7%; non specificato 10%

  8. Ma…. • La quantità delle esperienze non garantiscela loro significatività • Distinguere progetti che sono genericamente “interculturali” • da quelli che attivano l’incontro tra culture, tra diversità • che interrogano il contesto in cui sorgono  lo sifidano, lo modificano

  9. L’analisi e la valutazione dei progetti Premesse teoriche • Intercultura come incontro tra persone portatrici di orientamenti culturali, stili di vita, atteggiamenti e comportamenti differenti; come comunicazione evalorizzazione di codici linguistici plurimi e non verbali • Necessità di un’analisi del rapporto tra la propria e altre culture (valori, conoscenze, saperi…), tra chiusura e relativismo • Scuola come realtà organizzativa centrata sulla cultura: 1) cultura come sapere/saperi; 2) c. come insieme di norme e regole; 3) c. come pratica organizzativa

  10. Definizione delle buone pratiche di educazione interculturale SCOPI: • Far emergere le caratteristiche e gli elementi significativi dei progetti in relazione all’educazione interculturale • Misurare la coerenza dei progetti con l’asse teorico che definisce l’educazione interculturale come chiave di trasformazione della realtà educativa e didattica, attivazione di processi e discorsi sulla comunicazione tra culture • Misurare l’impatto e gli esiti del progetto in relazione al contesto scolastico e evidenziare le capacità di trasformazione delle pratiche didattiche e delle relazioni interne/esterne alla scuola

  11. Domande di partenza • La progettazione è stata condivisa? • In che misura le scuole hanno contato sulle reti locali/nazionali/internazionali? • I prodotti realizzati sono stati significativi? Sono stati messi in circolazione? • Le azioni intraprese erano adeguate agli obiettivi? • Sono stati valutati gli effetti? • Quali fattori più di altri hanno inciso sui risultati? (utenza, attività, risorse, storia dell’istituto, modalità organizzative, volontà personali…..) • La scuola si è mossa verso l’innovazione? • Le iniziative si possono ripetere nel tempo? A quali condizioni? Sono trasferibili?

  12. Indicatori di qualità • Ampio coinvolgimento della realtà scolastica (insegnanti, dirigente, studenti, genitori) • Rete scuola-territorio, collaborazione sul progetto e circolazione delle informazioni • Esplicitazione di obiettivi, metodi, risorse e valutazione dei risultati • Acquisizione competenze e incremento di professionalità di insegnanti e operatori • Innovazione didattica e metodologica (curriculum, contenuti, saperi) • Produzione di documentazione e riproducibilità dell’esperienza

  13. Scelta dei casi: • Criterio della differenziazione • Tutte le aree di progetto e ordini di scuola • Varietà di promotori • Progetti di scuola e progetti di rete • Ampia documentazione dei percorsi e dei prodotti • Interesse specifico alle pratiche di: innovazione curricolare; innovazione metodi; continuità verticale; valutazione dei risultati

  14. I casi

  15. Approfondimenti: Istituto comprensivo di Solaro (MI) • Contesto: periferia, assenza di luoghi di aggregazione, immigrazione contenuta • Scuola come cerniera tra differenti gruppi attraverso un progetto che si trasforma nel tempo al mutare della scuola, del territorio, dell’immigrazione • Progetto non come risposta all’emergenza ma proposta di professori e dirigenti sensibili e motivati • Metafora del tessuto = Progetto educativo basato sull’incontro, sulla cooperazione, sulla valorizzazione del contributo di diversità che ognuno può portare per produrre un risultato finale collettivo • Frutto di un lavoro paziente e graduale nel tempo • Intreccio di molteplicità di fili diversi • Ricomposizione nell’unità, attraverso appartenenza comune ad un territorio, a un istituto scolastico e alla condivisione dell’esperienza del progetto

  16. Visibilità e rete locale • Rete con altre scuole e soggetti del territorio, rendendo un area periferica punto di riferimento per la diffusione di un percorso interculturale • collegamento con altre scuole del territorio (polo per l’intercultura della rete per prevenzione dispersione e promozione successo formativo) • apertura a collaborazioni con soggetti significativi (contatti con organismi e centri interculturali, partecipazione ad un osservatorio del Comune sui bisogni dei soggetti in età evolutiva…) • mostre, spettacoli, feste in collaborazione con il Comune per il lancio e la chiusura del progetto (visibilità) • Sviluppo di pratiche comunicative • comunicare all’interno della scuola (bacheca, biblioteca, sportello interculturale, documentazione) • riconoscere e valorizzare le risorse esterne (organizzazioni, centri che si occupano di inserimento bambini immigrati, attività interculturali, produzione materiale didattico) • collaborare con genitori stranieri e associazioni • Inserimento scolastico / inserimento sociale degli stranieri

  17. Scuole secondarie di II grado Tutti i colori dell’arcobaleno: esercizi di mediazione culturale per un’associazione no profit (MANTOVA) • Progetto di tirocinio per classi quinte: itinerario orientativo-formativo in un campo di attività inerente al percorso di studio compiuto (orientamento interno di 40 ore / tirocinio esterno di 120 ore) • Obiettivo: creare un nuovo profilo di operatore socio-culturale nel territorio con una formazione all’intercultura Alcune riflessioni / nodi / realizzazioni • coinvolgimento preliminare dei partecipanti (studenti), necessità concertazione - introduzione attività pratica / tematica immigrazione (elementi trascurati nel curricolo liceale) • rete con il terzo settore del territorio (commercio equo e solidale, centro di documentazione e formazione, animazione interculturale presso scuole, incontri con mediatori, ONG…) • comunicazione tra studenti italiani e stranieri presenti a scuola • possibilità di sviluppo di riflessività sul percorso

  18. Scuole secondarie di II grado Incontri di lingue e culture (LODI) • Da progetto di scuola a progetto di rete (Csa, Comune, altri istituti superiori, CTP, CFP) • Funzionamento non burocratico ma cooperativo delle reti e possibilità di interazione tra diversità (studenti, scuole…) • Dalla curiosità ad un serio impegno e coinvolgimento nel progetto • Laboratori extracurricolari per italiani e stranieri • Effetti positivi: messa in gioco personale, coinvolgimento, lavoro su di sé, occasione di socializzazione e benessere, miglioramento linguistico rinforzo motivazione allo studio • Effetti negativi: marginalità legata all’extracurricolarità • Mantenimento e valorizzazione della cultura d’origine

  19. Risultati dell’analisi • Nuovo modo di apprendere e insegnare (no assimilazione e differenzialismo) • Realtà di eccellenza: progetti complessi + consapevolezza dei limiti e dei risultati • Dall’emergenza alla progettazione • Molte risorse combinate  la risorsa più importante è l’esperienza (centri di documentazione) • Continuità nel tempo • Per le superiori  proposta eccezionale (straordinarietà che muove il quotidiano) / Per le elementari-medie  strutturazione nell’ordinario (reinterpretare la didattica)

  20. Risultati delle buone pratiche educative e didattiche • Preoccupazione per l’apprendimento • rivisitazione contenuti, saperi, curricoli, materiali, formazione, ricerca di nuove strade per insegnamento • Preoccupazione per lo star bene a scuola degli alunni stranieri • attenzione all’inserimento, al clima, alla comunicazione, tutela della differenza, strategie per evitare l’isolamento

  21. Impatti sulla vita scolastica • Organizzazione didattica e di istituto • Laboratori trasversali e gruppi a rotazione; percorsi di prima e seconda accoglienza; evento/tema comune e prodotti variegati; attività di mediazione infra-inter-istituti • Professionalità in campo • Esperienza nell’insegnamento della lingua e conoscenza nell’uso dei linguaggi; uso di esperti con interventi mirati; abilità di coordinamento

  22. Difficoltà incontrate: • Progetti ipercomplessi precorrono i tempi e rischiano di creare empasse • Problemi legati al ciclo di vita dei progetti (risorse contingenti, organizzazioni “domestiche”) • Coinvolgimento dei colleghi e circolazione dei prodotti (attività sofisticate ma poco condivise o attività comuni ?)

  23. Difficoltà a lavorare in rete (individualismo professionale) • Difficoltà a valutare i risultati (generica soddisfazione; valutazione ex post assente; rischio di “discriminazione occulta”) • Debole nesso tra formazione insegnanti e mutamento delle condizioni di successo di un progetto (dimenticanza volontaria?)

  24. Valutazione e formazione: assi portanti delle buone pratiche • Su 647 progetti: 166 nessuna v. (25%), solo 180 valutazione ex post (27,8%) • 3/4 nessuna formazione, 170 (26,3%) formazione prevista come prerequisito

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