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Il Simbolo di fede nella tradizione cristiana : forme, contenuti e uso liturgico

“Voi dite AMEN a ciò che siete” sant’Agostino. Il Simbolo di fede nella tradizione cristiana : forme, contenuti e uso liturgico. La Porta della Fede. “La Porta della Fede che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi.

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Il Simbolo di fede nella tradizione cristiana : forme, contenuti e uso liturgico

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Presentation Transcript


  1. “Voi dite AMEN a ciò che siete” sant’Agostino Il Simbolo di fede nella tradizione cristiana: forme, contenuti e uso liturgico

  2. La Porta della Fede “La Porta della Fede che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare questa soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo, per mezzo del quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna. … Riscoprire il cammino della fede per mettere in luce la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo. … Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo Anno. Nei primi secoli i cristiani erano tenuti ad imparare a memoria il Credo. Questo serviva loro come preghiera quotidiana per non dimenticare l’impegno assunto nel Battesimo.

  3. Lo ricorda sant’Agostino quando, in un’Omelia sulla redditiosymboli, la consegna del Credo, dice: “Il simbolo del santo mistero che avete ricevuto tutti insieme e che oggi avete reso uno per uno, sono parole su cui è costruita con saldezza la fede della madre Chiesa sopra il fondamento stabile che è Cristo Signore… Voi dunque lo avete ricevuto e reso, ma nella mente e nel cuore lo dovete tenere sempre presente, lo dovete ripetere nei vostri letti, ripensarlo nelle piazze e non scordarlo durante i pasti: e anche quando dormite con il corpo, dovete vegliare in esso con il cuore”. La stessa professione della fede è un atto personale ed insieme comunitario. E’ la Chiesa, infatti, il primo soggetto della fede. Nella fede della Comunità cristiana ognuno riceve il Battesimo, segno efficace dell’ingresso nel popolo dei credenti per ottenere la salvezza. Come attesta il Catechismo della Chiesa Cattolica:” Io Credo; è la fede della Chiesa professata personalmente da ogni credente, soprattutto al momento del Battesimo. Noi crediamo è la fede della Chiesa confessata dai Vescovi riuniti in Concilio, o più generalmente, dall’assemblea liturgica dei fedeli”. Benedetto XVI

  4. dal Catechismo della Chiesa Cattolica

  5. “Io credo” – “Noi crediamo” L’uomo è “capace” di Dio “La creatura senza il Creatore svanisce” (Gaudiumetspes, 36). Dio viene incontro all’uomo Tutta la divina Scrittura è un libro solo e quest’unico libro è Cristo; infatti tutta la divina scrittura parla di Cristo e in Lui trova compimento. “Ciò che è opera dello Spirito, non viene pienamente compreso se non sotto l’azione dello Spirito” (Origene, Omelie su Zaccaria, 4,5).

  6. Il Credo e la Sacra Scrittura «Il simbolo della fede non fu composto secondo opinioni umane, ma consiste nella raccolta dei punti salienti, scelti da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede. E come il seme della senape racchiude in un granellino molti rami, così questo compendio della fede racchiude tutta la conoscenza della vera pietà contenuta nell'Antico e nel Nuovo Testamento».

  7. La risposta dell’uomo a Dio La fede è un’adesione personale di tutto l’uomo a Dio che si rivela. Comporta un’adesione dell’intelligenza e della volontà alla Rivelazione che Dio ha fatto di sé attraverso le sue opere e le sue parole. La fede è un dono soprannaturale di Dio. Per credere, l’uomo ha bisogno degli aiuti interiori dello Spirito Santo. “Credere” è un atto ecclesiale. La fede della Chiesa precede, genera, sostiene e nutre la nostra fede. La Chiesa è Madre di tutti i credenti. “Nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre” (Cipriano, L’unità della Chiesa cattolica). La fede è una pregustazione della conoscenza che ci renderà beati nella vita futura.

  8. I Simboli della fede Chi dice “io credo”, dice “io aderisco a ciò che noi crediamo”. La comunione nella fede richiede un linguaggio comune della fede, normativo per tutti e che unisca nella medesima confessione di fede. Fin dalle origini, la Chiesa apostolica ha espresso e trasmesso la propria fede in formule brevi e normative per tutti. Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire l’essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al Battesimo. Tali sintesi della fede vengono chiamate “professioni di fede”, perché riassumono la fede professata dai cristiani.

  9. SIMBOLO: il significato Symbolum definisce la professione della fede, dapprima in Occidente, poi in Oriente. Il symbolonè la metà di un oggetto spezzato (un sigillo) che viene presentato come un segno di riconoscimento. Le parti rotte vengono ricomposte per verificare l’identità di chi le presenta. Il “Simbolo della fede” è quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti. Il “Simbolo della fede” significa anchela raccolta delle principali verità della fede. Costituisce il primo e fondamentale punto di riferimento della catechesi. La prima “professione di fede” è fatta al momento del Battesimo. Il “Simbolo della fede” è innanzi tutto il Simbolo battesimale.

  10. il Symbolum = il Segno della Trinità symbolum è il SEGNO che rimanda l’attenzione, richiama a un’altra cosa. Cipriano di Cartagine è il primo a utilizzare il nome intendendo la triplice interrogazione che il ministro rivolge al battezzando e la sua triplice risposta affermativa: Credi? - Credo! Sono invalse le espressioni: “battezzare con il Simbolo”, “Simbolo della Trinità”, “le domande del Simbolo”, “interrogare sul Simbolo”, “porre le interrogazioni battesimali”. Agostino: “Non c’è vero battesimo cristiano, se mancano le parole evangeliche di cui si compone il Simbolo”.

  11. “I tre capitoli del nostro sigillo battesimale” (sant’Ireneo, Esposizione apostolica ) Il Simbolo è diviso intre parti: “La prima è consacrata allo studio di Dio Padre e dell’opera mirabile della creazione; la seconda allo studio di Gesù Cristo e del Mistero della Redenzione; la terza allo Studio dello Spirito Santo, principio e sorgente della nostra santificazione” (Catechismo Romano, 1, 1,3). “Queste tre parti sono distinte, sebbene legate tra loro … li chiamiamo articoli in analogia con le articolazioni del corpo umano: le verità ch dobbiamo credere in particolare e in maniera distinta” (Catechismo Romano 1,1,4). .

  12. Le FORME del Simbolo

  13. La formazione del Simbolo: dal pluralismo all’uniformità linee di sviluppo storico Le più antiche professioni della fede negli scritti neotestamentari (II metà sec. I) Hanno forma esclusivamente cristologica. “Gesù è il Cristo” “Gesù è il Figlio di Dio” (1 Gv ). Professione di fede paolina “Gesù è Signore” (1 Cor 12,3). Formulazioni più articolate: “Gesù Cristo, che è morto, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi” ( Rom 8,34) “Per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui” (1 Cor 8,6); “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” ( 2 Cor 13,13) Schemi profondamente impressi nella mente delle prime generazioni cristiane sono veicoli adatti per dare alla fede un’espressione più completa.

  14. Simbolo battesimale evangelico Vangelo secondo Matteo « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. » (Mt 28,19-20). Didaché(I-II secolo): Formula battesimale trinitaria “Battezzate così: avendo in precedenza esposto tutti questi precetti battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in acqua viva. Se non hai acqua viva, battezza in altra acqua; se non puoi nella fredda, battezza nella calda. Se poi ti mancano entrambe, versa sul capo tre volte l’acqua nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo …”.

  15. secolo II: la ‘Regola di fede’, ulteriore passo verso il Credo Con il progredire del tempo le formulazioni di fede si fanno sempre più complesse. Le formule, delle quali i vescovi sono i garanti, vengono utilizzate: 1. nel contesto dell’istruzione catechistica, strettamente collegata al Battesimo. L’intento è di carattere costruttivo e positivo: è il campo più fertile per lo sviluppo del Credo; 2. per contrastare le prime dottrine erronee sulla fede. La ‘regola della fede’ è sintesi dei contenuti dottrinali, patrimonio inalterabile, tramandata nella catechesi, fissa per iscritto la dottrina sostanziale. Queste varie formule rispecchiano il patrimonio dottrinale delle diverse Comunità ecclesiali. . Tertulliano constata come nelle formule del Simbolo battesimale siano state ampliate le parole del comando del Signore.

  16. La storia dei SIMBOLI Nel corso della storia della Chiesa si sono avute numerose professioni o simboli della fede, come risposta ai bisogni delle epoche diverse. Ci sono Simboli espressi dalle varie Chiese,in Oriente e in Occidente, da papi di Roma, come Damaso (sec. IV), Paolo VI, che nel 1968 professa il “Credo del Popolo di Dio”, da vescovi, come sant’Atanasio di Alessandria (sec. IV), da concili particolari, come quello di Antiochia (340), di Cividale (796), da concili ecumenici. Fra tutte le formulazioni, due occupano un posto specialissimo nella vita della Chiesa: ilSimbolo degli Apostoli (sec. II-III) il Simbolo dei concili Ecumenici di Nicea(325) e di Costantinopoli (381).

  17. Il Battesimo: Sacramento della fede proclamata nei primi secoli della Chiesa (I-III) l’unico Simbolo direttamente connesso al Battesimo era il consenso del battezzando alle domande rivoltegli dal ministro circa la sua fede: Credi?- Credo!

  18. Il Simbolo professato come risposta durante il Battesimo Nella tradizione orientale Cirillo vescovo di Gerusalemme (sec. IV) “Voi avete professato la confessione di salvezza”, così definisce la proclamazione della fede fatta nell’atto stesso dell’essere immersi nell’acqua battesimale. Nella tradizione occidentale Leone il Grande papa (sec. V) “Durante la nostra rigenerazione … rinunciamo al demonio ed esprimiamo la nostra fede in Dio”. Credi? Credo!

  19. Il Simbolo nell’iniziazione alla vita in Cristo. Ricevuto a conclusione del Catecumenato Durante il secolo III aumenta l’afflusso dei convertiti dal paganesimo. Il catecumenato, è il periodo di tempo in cui i pagani sono accolti e formati per essere iniziati alla vita cristiana. Inizia ad essere praticato il metodo catechstico della traditio– la consegna- e della redditio – la riconsegna – del Simbolo nella forma dichiaratoria:“Io credo in Dio Padre….”. A un determinato stadio dell’itinerario, solitamente all’inizio della Quaresima, chi desidera concludere la formazione dà il nome al vescovo, si iscrive ed entra nel gruppo dei competentes, cioè dei concorrenti verso il Battesimo, gli illuminati.

  20. L’ambiente catechistico del Simbolo dichiaratorio Traditio e Redditio Nell’itinerario catechistico i Credo dichiaratori erano sommari sintetici della dottrina della fedecompilati a beneficio dei convertiti che dovevano essere istruiti. In essi trovava espressione la “Regola della fede”, il “Canone della verità”. I Credo dichiaratori sono intimamente uniti e connessi con il Battesimo, del sacramento essi costituiscono la premessa. Il Credo nella formula dichiarativa non appartiene al rito del Battesimo, ma è usato nella sua preparazione. Il vescovo ‘consegna’ il Simbolo nelle ultime settimane di Quaresima, e inizia a commentarlo articolo per articolo. I catecumeni sono invitati a impararlo a memoria come sintesi adeguata di quanto sono tenuti a credere.

  21. I catecumeni devono ‘riconsegnare’ – redditio – il Simbolo la vigilia del loro Battesimo. La loro capacità di ripetere a memoria il Simbolo - riconsegnarlo - è la dimostrazione che ora sono sufficientemente fondati sulla fede. Tanto connessi fra loro sono l’istruzione catechistica e quindi il rito dell’iniziazione, di cui è l’apice, che Battesimo in senso ampio comprende entrambi i tempi e i riti. La disciplina dell’ARCANO è rigidissima. Vieta che i catecumeni scrivano la formula della fede e la diffondano tra i non iniziati. Anche le trascrizioni delle catechesi che i vescovi tenevano sul Credo, li mostrano riluttanti ad enunciare il Credo, soltanto ne indicano l’inizio degli articoli.

  22. A Roma: il Simbolo proclamato nella forma dichiaratoria Per la tradizione della Chiesa di Roma testimoniata da Agostino e Rufino di Concordia, aveva un ruolo preminente recitare la professione di fede davanti al popolo (redditio), a conclusione del catecumenato e prima di essere iniziati alla vita in Cristo tramite il Battesimo. A Roma ancora nel secolo VI sono mantenute le due professioni di fede: dichiarativa nella preparazione al Battesimo e interrogativa durante il rito dell’immersione battesimale.

  23. Battesimo degli infanti: dalla professione della fede alla formula per l’aspersione E poiché nel secolo VIil battesimo dei bambini è ormai quasi l’unico praticato, la rubrica prescrive che il Simbolo sia pronunciato dal prete con le mani stese sul bambino. Le tre domande e risposte della professione di fede al momento del battesimo degli infanti finirono per sparire. Dapprima nella tradizione orientale, poi anche in quella occidentale, rimane la triplice aspersione. In Occidente: “(Nome) io ti battezzo nel nome…”. in Oriente: “(Nome) è battezzato nel nome…”

  24. Il Simbolo nella Chiesa di Roma In Occidente uno dei più antichi Credo locali che prese forma e divenne canonico è quello della Chiesa romana. Era già in uso nella liturgia tra la fine del II e gli inizi del III. Veniva recitato due volte: prima in forma dichiarativa da parte del catecumeno a conclusione del cammino di formazione, e una seconda volta come domanda e risposta durante la triplice immersione nell’acqua del fonte.

  25. Roma. Il Battesimo nella Tradizione Apostolica di Ippolito, 235 ca. ( Ippolito, presbitero e teologo di Roma ci trasmette il più antico Rituale liturgico romaano, comprendente anche il Battesimo). “…Battezzate per primi i bambini. Quelli che sono in grado di rispondere da sé, rispondano; per quelli che non sono in grado, rispondano i genitori o qualcuno della famiglia. Battezzate poi gli uomini ed infine le donne … Nessuno discenda nell’acqua con qualcosa di estraneo….” L’abiura precede la professione della fede. “Il sacerdote prendendo in disparte uno per uno coloro che devono ricevere il battesimo, gli ordini di abiurare, dicendo: “Rinuncio a te, Satana, a tutte le tue pompe e a tutte e tue opere”.

  26. Roma. Le tre interrogazioni - i tre assensi della fede – le tre immersioni battesimali Dopo che ha abiurato, o unga con l’olio dell’esorcismo, dicendogli: “Ogni spirito maligno si allontani da te”. Così lo affidi ,nudo, al vescovo o al sacerdote che sta vicino all’acqua, perché lo battezzi. Un diacono scenda nell’acqua insieme con colui che deve essere battezzato. Quando questi discende nell’acqua, colui che battezza gli imponga la mano sul capo, chiedendo: “Credi in Dio Padre onnipotente?” Colui che viene battezzato risponda: “Credo”. Lo battezzi allora una prima volta tenendogli la mano sul capo.

  27. Poi chieda: “Credi in Gesù Cristo, Figlio di Dio, che è nato per mezzo dello Spirito Santo dalla vergine Maria, è stato crocifisso sotto Ponzio Pilato, è morto ed è risorto il terzo giorno, vivo dai morti è salito nei cieli, siede alla destra del Padre, e verrà a giudicare i vivi e i morti?”. Quando colui che è battezzato avrà risposto: “Credo”, Lo battezzi una seconda volta.

  28. Poi ancora chieda: “Credi nello Spirito Santo e nella santa Chiesa e nella risurrezione della carne?” Il battezzato risponda: “Credo”. Così sia battezzato per la terza volta”.

  29. Compiuto il battesimo, seguono le due crismazioni, la prima da parte del Presbitero: “nel nome di Gesù Cristo”, la seconda da parte del Vescovo con l’imposizione della mano quindi lo accoglie “il Signore sia con te” “E con il tuo spirito”. I neofiti preganoinsieme con tutto il popolo.

  30. Riunendo le tre interrogazionibattesimali, si ricava il Simbolo della Chiesa di Roma in forma dichiarativa: “Credo in Dio Padre onnipotente; e in Gesù Cristo, Figlio di Dio, che è nato per mezzo dello Spirito Santo dalla vergine Maria, è stato crocifisso sotto Ponzio Pilato, è morto ed è risorto il terzo giorno, vivo dai morti è salito nei cieli, siede alla destra del Padre, e verrà a giudicare i vivi e i morti. Nello Spirito Santo e nella santa Chiesa e nella risurrezione della carne.” La Chiesa di Roma per il rito della traditio - redditio fino al secolo VI (prima cioè della riunione all’impero di Costantinopoli) mantenne il proprio Simbolodegli Apostoli, quando lo sostituì con il Simbolo Niceno-costantinopolitano.

  31. Il Simbolo della Chiesa di Roma nel secolo IV Il Simbolo degli Apostoli : “il più antico catechismo romano” La formula è tramandata nel IV secolo da: Marcello, vescovo siriaco di Ancira (340), Ambrogio, vescovo di MiIano (prima del 397) Rufino di Concordia, presbitero aquileiese (inizi del 400). Le loro trascrizioni concordano sostanzialmente, pur con leggere modifiche, con il Simbolo trasmesso da Ippolito (secc. II-III).

  32. Credo romano nella versione di Rufino Credo in Dio Padre onnipotente; e in Cristo Gesù suo unico Figlio, nostro Signore, che è nato dallo Spirito Santo e da Maria vergine, che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato efu sepolto, il terzo giorno è risorto dai morti, ascese al cielo, siede alla destra del Padre, di là verrà a giudicare i vivi e i morti e nello Spirito Santo la santa Chiesa la remissione dei peccati la risurrezione della carne.” Credo romano di Ippolito Credo in Dio Padre onnipotente; e in Gesù Cristo, Figlio di Dio, che è nato per mezzo dello Spirito Santo da Maria vergine, fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, è morto ed è risorto il terzo giorno, vivo dai morti salì nei cieli, siede alla destra del Padre, e verrà a giudicare i vivi e i morti. Nello Spirito Santo e nella santa Chiesa (e nella risurrezione della carne).” solo nel testo in latino

  33. IlSimbolo della Chiesa di Roma “Simbolo degli Apostoli” Denominato così perché è ritenuto il riassunto della fede degli Apostoli. Sant’Ambrogio e Rufino di Concordia riferiscono di un antico racconto formatosi e attestato soltanto in Occidente: gli Apostoli trovandosi insieme prima di partire ciascuno per la propria missione, avrebbero enunciato un singolo articolo della professione della fede. Si compone di dodici articoli. E’ in dipendenza, o in convergenza con il Simbolo Romano, che le Chiese occidentali espressero le proprie professioni di fede. Le formule evidenziano qualche aggiunta e leggera modifica. Gli Apostoli si salutano per partire in missione, ( Levoca, Slovacchia, ca 1520)

  34. “E’ il Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove ebbe la sua sede Pietro, il primo tra gli Apostoli, e dove egli portò l’espressione della fede comune”. sant’Ambrogio, Spiegazione del Simbolo “In diverse Chiese troviamo che qualcosa è stato aggiunto a queste parole (del Simbolo). Invece non consta che ciò sia avvenuto nella Chiesa di Roma, ritengo perché lì non ha tratto origine alcuna eresia e vi si conserva l’antica usanza che coloro i quali stanno per ricevere la grazia del Battesimo ripetano il Simbolo pubblicamente, cioè mentre ascolta il popolo dei fedeli; e per certo quelli che li hanno li hanno preceduti nella fede e stanno a ascoltare non tollererebbero l’aggiunta di una sola parola”. Rufino, Spiegazione del Simbolo Il “Simbolo degli Apostoli”

  35. “Noi seguiamo la norma che abbiamo ricevuto nella Chiesa di Aquileia con la grazia del Battesimo”. Rufino Anche la Chiesa di Aquileia aveva un suo Simbolo e quindi un suo metodo di catechesi: lo sappiamo da Rufino, che era stato lì battezzato. Rufino aveva visitato varie comunità cristiane (Alessandria d’Egitto, Gerusalemme, Roma) e appreso le loro diverse professioni di fede. Su invito del vescovo – di sede ignota – Lorenzo, scrive intorno al 404 la “Spiegazione del Simbolo”. Da essa conosciamo il Credo della Chiesa di Aquileia e quello di Roma. L’intenzione di Rufino è di offrire un insegnamento completo sui punti fondamentali della dottrina cattolica come pure della specificità della fede della sua Chiesa madre di Aquileia.

  36. Rufino riprende una per una le espressioni del Simbolo di Roma, le commenta e le spiega ampiamente. Egli sa che il testo del Credo non è perfettamente uguale da città in città, per cui si attiene al Simbolo romano e ne rileva le diversità da quello in uso nella Chiesa di Aquileia, dando ragione delle divergenze. Il Credo aquileiese rispetto al Simbolo romano aggiunge nella prima sezione: “invisibile e impassibile” detto di Dio Padre, dopo “onnipotente”; nella seconda sezione: la discesa all’inferno di Gesù Cristo dopo la morte; nella terza sezione specifica: “la risurrezione di questa + carne”, invece della forma “la risurrezione della carne”.

  37. Credo romano nella versione di Rufino Credo in Dio Padre onnipotente; e in Cristo Gesù suo unico Figlio, nostro Signore, che è nato dallo Spirito Santo e da Maria vergine, che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e fu sepolto, il terzo giorno è risorto dai morti, ascese al cielo, siede alla destra del Padre, di là verrà a giudicare i vivi e i morti e nello Spirito Santo la santa Chiesa la remissione dei peccati la risurrezione della carne.” Credo aquileiese Credo in Dio Padre onnipotente, invisibile e impassibile; e in Gesù Cristo unico Figlio, nostro Signore, che è nato dallo Spirito Santo da Maria vergine, crocifisso sotto Ponzio Pilato e sepolto, discese agli inferi [ad infera], il terzo giorno è risorto dai morti, ascese ai cieli, siede alla destra del Padre: di lì verrà a giudicare i vivi e i morti; e nello Spirito Santo, la santa Chiesa, la remissione dei peccati, la risurrezione di questa carne”.

  38. Le particolarità del Credo di Aquileia Rufino spiega: “invisibile e impassibile” , quali connotazioni di Dio Padre onnipotente, “presso di noi sono state aggiunte a causa dell’eresia di Sabellio, detta Patripassiana (sec. III), che afferma che proprio il Padre è nato dalla Vergine e che si è fatto visibile e ha patito nella carne”. Ne conseguiva che nell’uomo Gesù si era incarnato ed aveva patito il Padre. In conseguenza di un rigido monoteismo il Figlio era inteso come un nome, un modo di manifestarsi del Padre, perciò privo di sussistenza e di personalità. Ma, per non dare esca a travisamenti opposti, Rufino deve distinguere tra la natura umana e la natura divina del Figlio. • “INVISIBILE E IMPASSIBILE”

  39. Spiega: “Il Figlio, non il Padre, è nato nella carne e in forza della nascita carnale il Figlio è diventato visibile e passibile. Ma per quanto attiene alla sostanza immortale della divinità che per lui è una sola e la stessa del Padre, in tal senso non crediamo visibile e passibile né il Padre né il Figlio né lo Spirito Santo”.

  40. Questo articolo - che Rufino asserisce non comparire in altri Simboli né d’Occidente né d’Oriente – sarà accolto in Simboli della Gallia del secolo VI, quindi verrà inserito nel Credo Apostolico. Rufino osserva come abbia le stesse implicazioni di ‘seppellito’ e collega l’articolo a 1 Pt 3, 19: “Cristo andò ad annunziare la salvezza anche gli spiriti che attendevano in prigione”. Come articolo di fede la sua prima apparizione è nel Simbolo redatto al concilio di Sirmium del 359: “Il Signore… morto e disceso agli inferi e ivi pose in ordine ogni cosa, e i custodi dell’inferno lo videro e tremarono”. La formula non sarà inserita nella redazione successiva del concilio di Costantinopoli del 381. La dottrina che Cristo abbia trascorso negli inferi il tempo fra la morte e la risurrezione è insegnata ai cristiani fin dai primi tempi: la discesa agli inferi per “spezzare le catene del demonio, schiacciare l’inferno, illuminare i giusti”. • “DESCENDIT AD INFERA” • discese agli inferi • LA VITTORIA • SULLA MORTE

  41. Quando l’originaria concezione della missione del Messia verso le generazioni dei Patriarchi stava sbiadendo, si prese a interpretarle la discesa agli inferi come trionfo di Gesù Cristo su Satana e sulla morte e, di conseguenza, la salvezza dell’intera umanità: “hai spezzato le sbarre di ferro!”. Che il Figlio di Dio sia disceso agli inferi questo sta nella logica dell’Incarnazione e della Redenzione. E’ il compimento di tutto il progetto dell’ “amore folle” di Dio, che nel suo Figlio, vero uomo, discende per salvare Adamo, cercandolo fino negli inferi! Omelia sul Sabato Santo: “Che cosa è avvenuto? Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce… Nella mia potenza a coloro che erano in carcere ordino: Uscite ! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete!” . … nella prospettiva battesimale!

  42. LA RISURREZIONE DI QUESTA + CARNE Spiega Rufino: ”Le ultime parole del Simbolo, che affermano la risurrezione dei morti, nella loro stringata brevità, portano a compimento la somma di tutta la perfezione”. A fronte delle obiezioni dei pagani e degli eretici, che negano la risurrezione in se stessa e quella dei corpi, puntualizza: “…Come il principio formale di ogni seme disseminato nella terra farà nascere a tempo opportuno il germe secondo la natura della sua specie, così la sostanza di una qualsiasi carne sia stata variamente dispersa in diversi luoghi, per il principio formale che le è proprio ed è immortale, raccoglierà da terra e riunirà le parti componenti della sua sostanza. Conclude “Così avviene che a ogni anima non venga restituito un corpo estraneo o variamente mescolato, ma proprio quello suo, che aveva già avuto … in tal modo la carne insieme con la sua anima o sarà premiata o sarà punita. Perciò la nostra Chiesa ha qui fatto al Simbolo una prudente e provvidenziale aggiunta, sì che essa tramanda con l’aggiunta di un solo aggettivo ‘la risurrezione di questa carne’: di questa, cioè, che colui che fa professione tocca con la mano, mentre fa sulla fronte il segno della croce”.

  43. Rufino, conclude il commento al Simbolo: “Se professiamo queste verità in modo organico e completo secondo la norma della tradizione presentata sopra, allora preghiamo che a noi e ai nostri ascoltatori il Signore conceda che, custodita la fede che abbiamo ricevuto e terminata la corsa, noi aspettiamo la corona di giustizia che ci è riservata (2 Tim 4, 7-8) e siamo annoverati fra coloro che risorgono alla vita eterna liberi dalla confusione e dalla vergogna eterna, per Cristo nostro Signore, per mezzo del quale è a Dio Padre onnipotente con lo Spirito Santo gloria e impero nei secoli dei secoli. Amen”

  44. Nella lettera che in seguito indirizza a papa Anastasio per difendere la sua retta fede, di fronte a malevole insinuazioni, Rufino precisa che egli professa la fede in cui è stato battezzato nella Chiesa di Aquileia e conclude: “Al di fuori di questa fede, che è comune a Roma, Alessandria e Aquileia, e che si professa anche a Gerusalemme, altra non ho avuto, non ho e non ne avrò in nome di Cristo”.

  45. La forma attuale del “Credo degli Apostoli” Il testo attuale del Credo degli Apostoli è una variante elaborata dal prototipo, cioè dall’Antico Credo Romano; In esso sono riuniti gli articoli di diverse Chiese occidentali, compresa Aquileia. Lanuova redazione ebbe origine fra V-VII secolo nel Nord delle Alpi, si ritiene nella Gallia (Francia) sud occidentale. Era il Credo professato durante il rito del Battesimo, nella forma interrogativa (Credi? – Credo!), come pure nella consegna e la riconsegna della fede, nella forma dichiaratoria. (“Io credo…).

  46. secc. VIII - XI: la riforma liturgica franco - germanica e l’imposizione del “Credo degli Apostoli” Carlo Magno prescrisse, sul finire dell’VIII secolo, che la liturgia della Chiesa Romana sostituisse quella di tutte le Chiese locali dell’impero occidentale franco-romano. Il Credo degli Apostoli nella redazione ‘carolingia’ divenne da allora la formula ufficiale. Tale versione è tuttora la formula professata nel Rito del Battesimo e nella Messa. La Chiesa di Roma da allora accetta di introdurre nella sua tradizione liturgica elementi propri delle Chiese d’oltralpe, come anche il Credo degli Apostoli ‘carolingio’. E’ nel periodo della massima influenza germanica tra X e XI secolo che la Sede petrina sostituisce il Credo Niceno-costantinopolitano nella liturgia battesimale con il Credo degli Apostoli ‘carolingio’.

  47. Credo Romano antico secc. II– III Credo in Dio Padre onnipotente e in Gesù Cristo, Figlio di Dio, che è nato per mezzo dello Spirito Santo dalla vergine Maria, fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, è morto ed è risorto il terzo giorno, vivo dai morti salì nei cieli, siede alla destra del Padre, e verrà a giudicare i vivi e i morti. Nello Spirito Santo e nella santa Chiesa e nella risurrezione della carne. Amen “ Credo degli Apostoli” di età carolingia sec. VIII Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra e in Gesù Cristo suo unico Figlio e nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto, discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

  48. Teoria degli Apostoli e busti dei Profeti (abside dell’Oratorio di S.Martino a Vicolungo (NO), metà sec. XV) L’iconografia allude al rapporto tipologico fra l’Antico ed il Nuovo Testamento Teoria degli Apostoli Giovanni De Campo nel 1461, Oratorio cimiteriale dei SS. Nazzaro e Celso di Sologno (NO). L’iconografia mostra l’origine apostolica del Credo.

  49. I SIMBOLI ORIENTALI In Oriente il Credo era denominato “la fede” o “l’insegnamento”. Soltanto dalla metà del IV secolo compare il nome Symbolon. In Oriente non si riscontra alcuna formula che per antichità di origine o per importanza di prestigio si trovi in posizione analoga al Credo Romano. I Credo di varie Chiese mostrano fra loro varie diversità . In comune tra loro e con il Credo Romano presentano: 1. lo schema trinitario, 2. l’amplificazione della sezione cristologica. Accentuano: 1. l’unicità di Dio Padre e l’essere creatore: “un solo Dio, Padre, onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”; 2. le prerogative di Cristo prima dell’incarnazione e soprattutto che il Figlio è l’agente del Padre nell’opera della creazione.

  50. La formazione del Credo nei Concili ecumenici della Chiesa La grande rivoluzione nella formulazione del Simbolo avviene in seguito ai due primi concili di tutte le Chiese dell’impero romano Nicea, 325 Costantinopoli, 381. I due sinodi plenari intendono dichiarare l’ortodossia della fede cattolica della Tri- Unità di Dio, in risposta a varie interpretazioni riduttive nell’esplicitare la trasmissione apostolica della fede circa il Figlio e lo Spirito.

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