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LA PENNA E IL COLTELLO

LA PENNA E IL COLTELLO. Dinamiche grafologiche dell’atto criminale. LA PENNA E IL COLTELLO. Grafologia e Crimine Applicazione dell’analisi grafologica per la rilevazione di eventuali segnali che possano confermare la capacità di mettere in pratica un atto criminale.

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Presentation Transcript


  1. LA PENNA E IL COLTELLO Dinamiche grafologiche dell’atto criminale

  2. LA PENNA E IL COLTELLO Grafologia e Crimine Applicazione dell’analisi grafologica per la rilevazione di eventuali segnali che possano confermare la capacità di mettere in pratica un atto criminale.

  3. LA PENNA E IL COLTELLO“I buoni sognano quello che i cattivi fanno”. Nella personalità di ognuno di noi c’è un lato nascosto, oscuro, normalmente controllato che, se liberato, ci trasformerebbe in criminali, in assassini e pericolosi delinquenti. Di questo lato oscuro ne aveva parlato anche Freud: “ogni uomo ha istinti aggressivi e passioni primitive che lo portano allo stupro, all’incesto e all’omicidio e che sono tenute a freno, in maniera imperfetta, dalle istituzioni sociali e dai sensi di colpa”. La maggior parte delle persone non commette crimini perchè i freni inibitori interni funzionano correttamente e il comportamento criminale viene stigmatizzato dalle regole imposte dalla società. Non a caso alcuni comportamenti ritenuti devianti in alcune società, non lo sono in altre.

  4. LA PENNA E IL COLTELLO“I buoni sognano quello che i cattivi fanno”. Le persone non sono quindi o buone o cattive, le persone sono sia buone che cattive ed il prevalere dell’una o dell’altra componente dipende da numerosi fattori psicologici ed occasionali che rendono il comportamento umano altamente imprevedibile. Sono quindi le occasioni quotidiane e gli stati psicologici improvvisi, come gli impulsi passionali e le forti emozioni, a determinare quale delle due componenti della persona, quella buona o quella cattiva, debba prevalere. Alcuni luoghi comuni vogliono tuttavia che i criminali siano dei malati mentali, per cui chi violenta, uccide o sfrutta una persona debba essere necessariamente un “pazzo”. Gli eventi di cronaca di questi ultimi anni invece ci stanno dimostrando che dietro anche i più crudeli atti criminali non ci sono dei pazzi, ma delle persone normali, che hanno semplicemente perso il controllo delle loro emozioni e dei loro freni inibitori.

  5. LA PENNA E IL COLTELLOCome viene fuori il lato oscuro? Obiettivo di questo documento è quello di indagare con la grafologia la presenza di segnali che possano far prevedere un comportamento criminale.

  6. LA PENNA E IL COLTELLOLa grafologia nella criminalistica Ciascun individuo esprime la propria personalità attraverso la scrittura, scrittura in cui si condensa la attività cerebrale del soggetto e che è la risultante delle reazioni (attrazione, repulsione, controllo) alla “provocazione” di una serie di stimoli spaziali con valenza simbolica. “L’uomo che scrive disegna inconsapevolmente la sua natura interiore. La scrittura cosciente è un disegno inconscio, disegno di sé, autoritratto”. Simbologia della scrittura ( Max Pulver).

  7. LA PENNA E IL COLTELLOLa grafologia nella criminalistica Se il foglio bianco simboleggia lo spazio in cui l’individuo si muove, l’alto - il basso - la sinistra - la destra rappresentano forze in grado di condizionare ed orientare il modo e l’intensità di agire nello spazio grafico che si identifica con lo spazio vitale dell’individuo. Le dinamiche della personalità vanno di pari passo con l’evoluzione grafica del soggetto scrivente che, partendo dal comune modello insegnato, opera delle personalizzazioni allontanandosi dagli schemi ed esprimendo in modo unico ed inimitabile il proprio essere.

  8. LA PENNA E IL COLTELLOLa grafologia nella criminalistica La grafologia, decodificando ogni segno lasciato sulla carta, fornisce informazioni sulle caratteristiche psicologiche del soggetto scrivente. La disciplina si presta quindi ad essere utile anche nelle indagini su atti criminosi in quanto aggiunge elementi e rafforza diagnosi fatte da psicologi e medici. L’analisi grafologica va al là di qualsiasi colloquio clinico. L’ambito è quello della comunicazione non verbale. MA non ci sono segni che senza ombra di dubbio caratterizzano le scritture dei criminali!

  9. LA PENNA E IL COLTELLOsegni di disagio Tenendo ben presente l’affermazione precedente, possiamo tuttavia dare una classificazione dei segnali di allarme sul comportamento “antisociale”: Scrittura armonica – soggetto ben integrato socialmente mentale Scrittura con segni di disagio < di integrazione Scrittura disarmonica – soggetto “grafopatologico”

  10. LA PENNA E IL COLTELLOscrittura disarmonica La scrittura disarmonica è caratterizzata da: • alto Formniveau • ritocchi sistematici (spesso inutili e assurdi) • improvvise perturbazioni che rompono il ritmo • “tic” grafici che disturbano e tolgono armonia iperemotività, tenacia e forza di volontà, squilibrio tra maturità intellettiva ed affettiva, brillanti capacità messe al servizio di cattivi istinti pulsionali.

  11. Disturbo Antisociale di Personalità (secondo il DSM – IV) • fin dall’adolescenza sono ribelli, aggressivi, impulsivi e bugiardi • compiono atti criminali senza provare rimorso o sensi di colpa • causano sofferenza alle persone che gli stanno vicino (non hanno il senso di responsabilità verso i propri familiari) • presentano instabilità e discontinuità nel comportamento (non hanno il senso di responsabilità verso il lavoro • frequentemente abusano con sostanze stupefacenti • chiedono continuamente novità e situazioni stimolanti • presentano frequente inosservanza e violazione dei diritti altrui, con: - condotte suscettibili di arresto - atti disonesti (menzogne, truffe) - facile aggressività e scontri fisici - guida spericolata - irresponsabilità e mancanza di rimorso

  12. Erika e Omar Il massacro di Novi Ligure Sono le otto di sera del 21 2 01. Erika, sedicenne di Novi Ligure, scappa a piedi nudi lasciando impronte di sangue sul viale della villetta dove abita con il padre Francesco De Nardo, amministratore della Pernigotti, la mamma Susy Cassini, casalinga, e il fratellino Gianluca undicenne. Grida, Erika, è terrorizzata e si rifugia dai vicini di casa. Il giorno successivo, il magistrato fa nascondere telecamere e registratori in una stanza della caserma e lascia soli Erika ed Omar. Pensando di essere soli, i due ragazzi confessano l'orribile delitto, mimando i gesti che hanno compiuto accoltellando a morte la mamma e il fratellino di Erika. Il caso è chiuso: quella sera stessa il Tribunale dei Minori ferma i due ragazzi per omicidio volontario in concorso.

  13. Erika e OmarLe personalità coinvolte La relazione tra Omar ed Erika è stata studiata con molta attenzione dagli inquirenti perché dal tipo di rapporto stabilito tra loro (complicità, dipendenza) ne derivava l’entità della pena da attribuire per il massacro commesso. ASSASSINI

  14. Erika e OmarLe personalità coinvolte VITTIME Le dinamiche familiari approfondite allo stesso modo, hanno evidenziato un rapporto conflittuale di Erika con sua madre ed un conseguente bisogno di “rivalsa” sul fratellino, troppo perfetto rispetto a lei.

  15. Erika e OmarLe personalità coinvolte Altra personalità chiave della vicenda è il padre di Erika, che le rimarrà sempre vicino, dopo un breve allontanamento nel periodo in cui si rende conto della colpevolezza di sua figlia. In famiglia il rapporto padre-figlia era molto stretto.

  16. Erika e Omar 01-1997 - a 14 anni (scheda di adesione al fan club di Leonardo di Caprio e successiva lettera a lui indirizzata)

  17. Erika e Omar Questo primo esempio di grafia di Erika mostra già la presenza all’età di 14 anni di “segnali d’allarme” che attirano l’attenzione su elementi di disturbo della personalità della ragazza. Prima di tutto si nota il disordine mentale (rispecchiato nell’occupazione caotica e disordinata dello spazio dove la scrittura non segue un ben determinato schema di collocazione). Seppure il disordine è abbastanza frequente nelle scritture degli adolescenti – in quanto stanno cercando la loro identità – nel caso di Erika, diventa preoccupante perché accompagnato da una significativa variabilità in numerosi generi di scrittura: forma, inclinazione, ritmo spaziale, tenuta del rigo. Elementi questi che già da soli orientano verso una scrittura disarmonica e quindi verso una personalità non equilibrata. Non possiamo non notare l’abbondanza di punteggiatura inutile (punti esclamativi ed interrogativi) ed anche l’annerimento maniacale dei puntini sulle “i”. Segni grafici che ci inducono a pensare che Erika poteva soffrire di un disturbo di Narcisismo esasperato, dove il continuo confronto tra il suo senso di inadeguatezza e le aspettative che lei stessa e gli altri avevano su di lei, creava inevitabilmente uno squilibrio emotivo. Richiedeva attenzioni ed affetto reale che rafforzassero la fragilità interna, nonostante fosse adeguata invece ad un sentimentalismo di facciata, testimoniato dai numerosi cuoricini.

  18. Erika e Omar 24-08-99 - a 16 anni (estratto dal diario di Erika)

  19. Erika e Omar Nella scrittura successiva, Erika ha cambiato forma. Da un corsivo tentennante è passata al modello semi-script adottato dalla stragrande maggioranza degli adolescenti come “riparo” presso l’appartenenza al gruppo. Tuttavia i segnali di allarme sussistono anzi sono esasperati dalla crescente ansia che deriva dalla preoccupazione di non essere accettata. Il sentimentalismo di facciata permane (ancora cuoricini). Il narcisismo che le fa richiedere sempre più attenzione si è consolidato in una chiusura quasi completa nel suo mondo, non si fida di nessuno e non si apre a nessuno. Non accetta consigli né è disposta a cedere minimamente all’ascolto dell’altro. L’altro è un nemico a cui la ragazza deve reagire anche duramente per non sentirsi sopraffatta.

  20. Erika e Omar Particolari della grafia di Erika

  21. Erika e OmarOggi Erika De Nardo, cinque anni dopo, partecipa ad una partita di pallavolo insieme ad altre detenute. Esce quindi per qualche ora dall'istituto di pena bresciano di Verziano dove sta scontando la pena. L‘ormai ex fidanzato di Erika, Omar, 23 anni, invece, non è ancora mai uscito dal carcere. Per lui l'avvocato ha chiesto più volte il permesso di trascorrere qualche ora a casa, ma il tribunale di sorveglianza si è opposto. Al momento della redazione di questo documento Omar è uscito di prigione. La sua pena è stata scontata, è tornato alla vita con la speranza di ricominciare. Di Erika ha sempre confermato di non volerne più sapere e di essersi sentito usato.

  22. Erika e OmarOggi Purtroppo non abbiamo scritture attuali di Erika e non possiamo pertanto constatare se c’è stato un cambiamento anche nel suo modo di esprimersi graficamente.

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