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Osservatorio Nazionale sulla Famiglia Sede di Bologna

Osservatorio Nazionale sulla Famiglia Sede di Bologna. PLURALIZZAZIONE E PERSONALIZZAZIONE DELLA CONCILIAZIONE. Luca Martignani. Seminario Nazionale FAMIGLIA E LAVORO Nuove politiche sociali e buone pratiche alla luce della reciproca sussidiarietà. Bologna mercoledì 10 dicembre 2008

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Presentation Transcript


  1. Osservatorio Nazionale sulla Famiglia Sede di Bologna PLURALIZZAZIONE E PERSONALIZZAZIONE DELLA CONCILIAZIONE Luca Martignani Seminario Nazionale FAMIGLIA E LAVORO Nuove politiche sociali e buone pratiche alla luce della reciproca sussidiarietà Bologna mercoledì 10 dicembre 2008 Cappella Farnese Palazzo Municipale Piazza Maggiore, 6

  2. COME PLURALIZZARE LA CONCILIAZIONE? • I STRATEGIA (STRUTTURAZIONE PLURALE). • Differenziare le soluzioni di conciliazione sul territorio (Versante qualitativo). • Potenziare quelle già esistenti mediante finanziamenti e nuove risorse (Versante quantitativo). • Intendere il mix di risorse di welfare come sistema composto da forze pubbliche, private e di Privato Sociale orientate a proporre soluzioni integrative dell’azione istituzionale. (Innovativi, ma anche radicati!). • Destinatario come utente che riceve una prestazione (Customer). • Integrazione qualitativa e quantitativa di welfare mix.

  3. NIDI PUBBLICI E SOLUZIONI INTEGRATIVE: UN BINOMIO DA POTENZIARE

  4. SERVIZI INNOVATIVIINFANZIA 0-3

  5. QUALCHE DATO SULLA SITUAZIONE ITALIANA (Istituto degli Innocenti 2006) • 80% dei nidi comunali sono concentrati al nord. Su 2.905 realtà pubbliche, 396 sono in Veneto, oltre 400 in Emilia Romagna, 550 in Lombardia. • Liste d’attesa molto lunghe: 8.671 bambini in lista d’attesa in Toscana (9,9%); 7.989 in Piemonte (7,5%); oltre 5.000 in Emilia Romagna (5,4%). Il sud non fornisce dati su questa rilevazione. • Al sud è diffuso il servizio privato. In Sicilia (231 realtà private su 430 strutture) e Calabria (85 su 105), dove è anche maggiore il ricorso a soluzioni di cura informali. • Nel 2000 i servizi integrativi erano in totale 732 (504 pubblici, nessuno in Sicilia). Solo qualche anno dopo sono 2.500. Come interpretare questo dato?

  6. RIFLESSIONI SULLA STRATEGIA I • (1) Ragionare su una dimensione interna al sistema dei servizi sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Indicatori fondamentali: numero, diffusione, capacità ricettiva, soluzioni integrative differenziazione (sviluppo di partnership con OPS e soluzioni aziendali). • (2) Riflessione su una dimensione esterna al sistema dei servizi. Quest’ultima ha a che fare con il sistema sociale complessivo all’interno del quale i servizi sorgono, crescono, si sviluppano e – talvolta – incontrano problemi.

  7. COME PLURALIZZARE LA CONCILIAZIONE? • II STRATEGIA (ATTIVAZIONE RAZIONALISTICA) • Perfezionare le connessioni ai servizi mediante → • (1) Diffusione di informazione (Sportelli); • (2) Voucherizzazione dei servizi; • (3) Formazione e inserimento professionale. • Intendere il mix di risorse di welfare come ingranaggi di dispositivi burocratici tesi a realizzare la conciliazione interpretata come capacitazione individuale nel lavoro. • Destinatario come individuo razionale (terza persona). • Empowerment individuale e cittadinanza di workfare.

  8. VOUCHERIZZAZIONE DEI SERVIZI • Il voucher di conciliazione istituito dalla programmazione FSE è un titolo di accesso a servizi pubblici e privati o a corsi di formazione professionale rivolto a garantire ai destinatari (per lo più, donne, in una logica conforme con la promozione delle Pari Opportunità) di restare occupati a tempo pieno nel MDL. • Normalmente, i servizi sono: (1) di accoglimento per figli in strutture educative (asili nido, scuole materne, scuole private, centri estivi); (2) educativi domiciliari e di accompagnamento per minori o per anziani e disabili (diurni, notturni o festivi); (3) di accoglimento in strutture assistenziali per anziani o disabili (diurni, notturni o festivi) e (4) di pulizie e pasti a domicilio per anziani o disabili.

  9. QUALCHE DATO (I) • In Emilia Romagna, accanto ai voucher di alta formazione, sono state avviate sperimentazioni locali di voucher di servizio: • A Bologna è il progetto Docet, si è avvalso di un voucher denominato gender@ctive orientato ad offrire alle lavoratrici atipiche la possibilità di acquistare servizi di cura per l’infanzia. • A Modena il Centro Documentazione Donna ha avviato un progetto analogo, denominato Penelope. Il Comune ha inoltre inaugurato una serie di attività orientate alla conciliazione, culminate in alcuni incontri di studio che • Il Comune di Ravenna ha predisposto un voucher di cura. Le madri destinatarie ne hanno potuto beneficiare per servizi di cura per la prima e primissima infanzia. • Tutte queste iniziative hanno avuto un raggio d’azione limitato a non più di 10 o 15 destinatarie, visto il livello dei finanziamenti e la dimensione locale dei progetti.

  10. QUALCHE DATO (II) • Progetto Futura (FVG): accolte 3.990 domande di voucher. Le destinatarie richiedono soprattutto titoli per servizi (3.489 domande su 3.990). Il bisogno prevalente (in 3.563 domande su 3.990) è la cura dei figli, il servizio più richiesto è il nido. • BDS (PA di Trento): La stragrande maggioranza dei bambini viene accolta in colonie estive, quando gli asili, e le scuole sono chiuse. Lo dimostrano i dati relativi al II e al III bimestre 2007, che rappresentano una vera e propria esplosione nella fruizione dei titoli. Basti pensare che i titoli erogati nel III bimestre del 2007 sono 964, ben più della somma di quelli attribuiti nel 2005 e nell’intero 2006 (28+595=623). • Voucher di cura (Provincia di Torino): 722 titoli erogati soprattutto a donne (96%) per 958 servizi educativi 11servizi di tipo assistenziale. Il 96% dei richiedenti è di sesso femminile, il restante 4% maschile. (Dati al 2005).

  11. RIFLESSIONI SULLA STRATEGIA II • L’adozione dei voucher di servizio è circoscritta e limitata per lo più al centro-nord, dove i servizi istituzionali di cura per la prima infanzia sono più forti e radicati. • Queste constatazioni fungono da ulteriore conferma del profilo integrativo e non sostitutivo di questi dispositivi. • Sembra che le Regioni abbiano preferito adottare lo strumento per finanziare programmi di alta formazione. • La disciplina FSE ha inteso la conciliazione come strategia di sostegno alla working mother. Questonon necessariamente coincide con l’investimento in politiche familiari ma con la logica delle pari opportunità. • I benefici resi alle famiglie da questi interventi costituiscono al più delle esternalità positive.

  12. COME PLURALIZZARE LA CONCILIAZIONE? • III STRATEGIA (PERSONALIZZAZIONE SUSSIDIARIA). • Coinvolgere le famiglie nella definizione e nella personalizzazione delle strategie (persona ≠ individuo). • Coinvolgere le famiglie nella realizzazione degli interventi (finanziamento, implementazione, valutazione). • Intendere il mix di risorse di welfare come sistema che partecipa a realizzare la conciliazione come principio orientato al benessere familiare secondo le peculiari abilità di ogni attore coinvolto. • Destinatario come individuo-in-relazione (familiare). • Personalizzazione, Flourishing (capacitazione) familiare e sussidiarietà laterale nel welfare societario.

  13. PROPOSTE:POTENZIAMENTO DEI SERVIZI ESISTENTI E IMPLEMENTAZIONE DI NUOVE LOGICHE • Potenziamento dei nidi pubblici. Occorre predisporre piani di adeguamento agli obiettivi europei (passaggio dal 9% al 33% di copertura) e trasferire alle Regioni i finanziamenti con vincolo di destinazione. • Implementazione del welfare aziendale. Un sistema di incentivi fiscali e di trasferimenti come premio per le imprese che attuano servizi aziendali family friendly. Inoltre, viene incoraggiata la partnership fra imprese e OPS per la gestione dei nidi aziendali e inter-aziendali. • Valorizzazione delle OPS nella realizzazione di servizi. • Definizione di momenti periodici di valutazione del servizio con il coinvolgimento delle famiglie.

  14. PROPOSTE:PERFEZIONARE L’ACCESSO ALLE SOLUZIONI DI SERVIZIO • L’organizzazione dei servizi va resa maggiormente flessibile, in particolare rispetto agli orari di apertura, anche per venire incontro alle esigenze delle lavoratrici atipiche. (Come nel Progetto Free Way di Rovereto). • Occorre predisporre in primo luogo percorsi di pre-nido e post-nido (come per la scuola primaria) gestiti da personale assunto da cooperative sociali o da soggetti privati in convenzione con gli enti locali. • In secondo luogo, è bene procedere verso lo sviluppo della collaborazione fra nidi e scuole primarie per l’implementazione dei nidi integrati. • In terzo luogo, occorre sostenere la figura dell’accompagnatore dei bambini al nido, coinvolta nella programmazione tramite voucher di servizio.

  15. PROPOSTE: SVILUPPARE BUONE PRATICHE IN POLITICA FAMILIARE • Il progetto Tagesmutter sul modello originario sviluppatosi a Trento e Bolzano. • Le alleanze per la famiglia nell’esperienza tedesca. • Il voucher famiglia (anche secondo la logica sussidiaria inaugurata dal modello francese). • Collegare interventi come il bonus nascite a un progetto di piani personalizzati per la cura dell’infanzia e per la conciliazione (Francia), magari attraverso il coinvolgimento delle famiglie nella definizione dei criteri fondamentali di qualità della prestazione (Danimarca) • Il micro-credito familiare. Possibili sviluppi?

  16. RIFLESSIONI SULLA STRATEGIA III • Dal punto di vista delle politiche di conciliazione, l’importanza dei servizi di cura per l’infanzia riveste un’importanza crescente. • Però, è importante sottolineare come il principio di conciliazione continui ad essere spesso frainteso in senso lavoristico. • Non tutti i sistemi di welfare forniscono un’immagine dei servizi come selezione percorribile lungo il ciclo di vita della famiglia limitandosi al codice del diritto delle madri di lavorare quanto i padri e viceversa. • Le soluzioni di cura per l’infanzia costituiscono una modalità di aiuto alla famiglia, non una raffigurazione spersonalizzante di sostituzione della famiglia. • Solo tenendo presenti questi principi è possibile parlare di rivalutazione dei servizi di cura in senso sussidiario, di personalizzazione delle soluzioni e di realizzazione di politiche family friendly lungo i diversi territori nazionali e locali.

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