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I VASI SANGUIGNI

ARTERIE. Arterie di grande calibro (di tipo elastico): aorta e suoi rami principaliArterie di medio calibro (di tipo muscolare): coronarie, a.renaliArterie di piccolo calibro (diametro < a 2 mm): decorrono all'interno di organi e tessuti. ARTERIE. TONACA INTIMATONACA MEDIATONACA AVVENTIZIA. Inti

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I VASI SANGUIGNI

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    1. I VASI SANGUIGNI I vasi vengono distinti in arteriosi e venosi. I vasi arteriosi hanno parete pi spessa e lo spessore diminuisce gradualmente col diminuire del calibro delle arterie. I vasi venosi hanno un diametro maggiore, un lume pi ampio e una parete pi sottile rispetto alle corrispettive arterie.

    2. ARTERIE Arterie di grande calibro (di tipo elastico): aorta e suoi rami principali Arterie di medio calibro (di tipo muscolare): coronarie, a.renali Arterie di piccolo calibro (diametro < a 2 mm): decorrono allinterno di organi e tessuti

    3. ARTERIE TONACA INTIMA TONACA MEDIA TONACA AVVENTIZIA

    4. Intima: rivestimento di cellule endoteliali e sottilissimo strato di tessuto connettivo sottoendoteliale Lamina elastica interna: densa membrana elastica che separa lintima dalla media Media Lamina elastica esterna: membrana meno sviluppata che rappresenta il limite esterno della media Avventizia: strato scarsamente delimitato di tessuto connettivo ricco in fibre nervose e vasa vasorum

    5. TONACA MEDIA Nelle arterie elastiche maggiori ricca in fibre elastiche organizzate in strati fenestrati abbastanza compatti cui si alternano strati di cellule muscolari lisce Nelle arterie muscolari in gran parte costituita da cellule muscolari lisce organizzate in fascicoli circolari o spiraliformi

    7. Le arteriole (diametro 20-100 micron) sono le diramazioni pi piccole con tonaca media costituita da cellule muscolari lisce: regolano il flusso nel letto capillare I capillari sono i vasi con diametro pari a quello di un globulo rosso (7-8 micron): la loro parete costituita da un rivestimento di cellule endoteliali che poggia su una sottile membrana basale

    8. Il sangue defluisce nelle venule post-capillari e poi in sequenza nelle venule, nelle vene di piccole, medie e grandi dimensioni. Le vene sono vasi a parete sottile e lume relativamente ampio. Lintima costituita da un rivestimento endoteliale che poggia su un sottile strato di tessuto connettivo. La tonaca media non ben sviluppata (per questo possono andare incontro a dilatazioni abnormi, a compressioni, ad infiltrazione da parte di tumori e processi infiammatori).

    9. ATEROSCLEROSI

    10. Il termine arteriosclerosi significa indurimento delle arterie ed indica tre condizioni patologiche che hanno in comune lispessimento e la perdita di elasticit delle pareti arteriose Aterosclerosi Sclerosi calcifica mediale di Monckeberg Arteriolosclerosi

    11. Sclerosi calcifica mediale di Monckeberg Calcificazione delle arterie muscolari di media taglia in individui con pi di 50 anni. Le calcificazioni si distribuiscono nella media a formare anelli trasversali.

    13. ARTERIOLOSCLEROSI Due varianti ialina e iperplastica che determinano ispessimento della parete vascolare con stenosi del lume vasale e conseguente danno ischemico da basso flusso ematico. E generalmente associata a ipertensione e diabete mellito.

    16. ATEROSCLEROSI Rappresenta la causa pi frequente di morte e di morbilit nel mondo occidentale. Negli ultimi decenni si comunque assistito ad una riduzione del tasso di mortalit per malattia ischemica cardiaca e cerebrale legato a: prevenzione (fumo, alimentazione, ipertensione), migliore terapia della malattia ischemica, prevenzione della recidiva nei pazienti gi colpiti da problemi clinici correlati all aterosclerosi.

    17. Laterosclerosi caratterizzata da lesioni intimali chiamate ateromi o placche fibrolipidiche che protrudono nel lume indebolendo la tonaca media sottostante. Interessa principalmente le arterie elastiche (aorta e rami principali) e le muscolari di grande e medio calibro (coronarie). La malattia sintomatica si localizza preferenzialemente alle arterie che irrorano il cuore, lencefalo, i reni, gli arti inferiori e il piccolo intestino.

    18. Le principali conseguenze sono linfarto del miocardio, linfarto cerebrale e laneurisma aortico. Altre possibili conseguenze legate sempre alla ridotta perfusione arteriosa sono: gangrena degli arti inferiori, occlusione mesenterica (infarto intestinale), morte cardiaca improvvisa, malattia cardiaca ischemica cronica.

    19. Gli ateromi hanno prima una distribuzione focale ma aumentando di numero finiscono per interessare lintera circonferenza delle arterie pi colpite. Le placche si accrescono ed invadono progressivamente il lume dellarteria estendendosi alla media sottostante. Di conseguenza nelle arterie di piccolo calibro gli ateromi hanno un effetto occlusivo e causano lesioni ischemiche mentre nelle arterie pi grandi indeboliscono le pareti con formazione di aneurismi e possibile rottura.

    20. PLACCA ATEROMATOSA Placca focale localizzata nellintima con nucleo centrale di lipidi (in particolare colesterolo) ricoperta da un cappuccio fibroso. Colore biancastro o bianco-giallastro con protrusione nel lume dellarteria. Dimensioni usuali fra 0.3 e 1.5 cm (per fusione placche pi estese).

    23. PLACCA ATEROMATOSA In sezione porzione esterna (cappuccio fibroso) rivolta verso il lume di consistenza sostenuta e colore biancastro. Porzioni pi interne di colore giallastro o bianco-giallastro e consistenza pi molle. Parte centrale delle placche pi grandi materiale poltaceo con grumi giallastri (ateroma= pappa in greco)

    27. DISTRIBUZIONE 1) aorta: laddominale pi interessata della toracica con lesioni pi severe in prossimit degli osti delle collaterali maggiori. 2) coronarie 3) poplitee 4) carotidi interne 5) vasi del poligono di Willis

    28. COMPOSIZIONE Elementi cellulari: cellule muscolari lisce, macrofagi, altri leucociti Tessuto connettivo della matrice extracellulare: collagene, fibre elastiche, proteoglicani Depositi lipidici intra ed extracellulari

    29. COMPOSIZIONE Cappe fibrose: tessuto connettivo relativamente denso, cellule muscolari lisce e rari leucociti Area cellulata al di sotto e a fianco (spalla): macrofagi, cellule muscolari lisce, linfociti T Nucleo centrale necrotico: lipidi (aghi di colesterolo), detriti cellulari, cellule schiumose, fibrina

    34. COMPLICAZIONI Calcificazione (focale o diffusa) Rottura o ulcerazione: trombosi o microembolizzazione (emboli di colesterolo o ateroemboli) Emorragia: ematoma con possibile rottura della placca Trombosi: occlusione parziale o totale del lume. Organizzazione (incorporazione nel contesto della placca) Aneurisma: (arterie di maggiori dimensioni) da indebolimento della parete

    37. STRIA LIPIDICA Macchie giallastre multiple del diametro di 1 mm che confluiscono a formare strie allungate delle dimensioni di 1 cm o pi. Sono costituite da cellule schiumose che hanno fagocitato i lipidi. Compaiono nellaorta di tutti i bambini dopo i 10 anni di et. Non sporgono nel lume in maniera significativa e non ostacolano il flusso sanguigno.

    39. La relazione esistente fra strie lipidiche e placche ateromasiche molto dibattuta. Le strie sono considerate precursori della placca ateromasica ma non tutte sono necessariamente destinate a trasformarsi in placche fibrose o lesioni pi avanzate. Esse compaiono spesso precocemente in tratti del vaso che difficilmente sviluppano in seguito ateromi.

    40. Classificazione Tipo I (lesione iniziale):isolati macrofagi schiumosi Tipo II (stria lipidica):accumulo di lipidi intracellulari Tipo III (lesione intermedia):come II e pochi lipidi extracellulari Tipo IV(ateroma):come II e nucleo di lipidi extracellulari Tipo V(fibroateroma):nucleo di lipidi e strato fibrotico Tipo VI(lesione complicata):danni di superficie, ematomi, emorragie

    41. EPIDEMIOLOGIA Laterosclerosi ha una distribuzione ubiquitaria nel mondo industrializzato. Il tasso di mortalit negli Stati Uniti tra i pi alti del mondo e sei volte pi alto rispetto a quello giapponese. Al contrario la prevalenza molto inferiore nellAmerica Centrale e Meridionale, Africa e Asia

    42. FATTORI DI RISCHIO Fattori costituzionali: et, sesso, fattori genetici Fattori acquisiti

    43. ETA LAterosclerosi una malattia lentamente progressiva che inizia nellinfanzia e si sviluppa in seguito nelle decadi successive. Si manifesta generalmente in et adulto-anziana. Fra i 40 e i 60 anni vi un aumento dellincidenza dellinfarto miocardico pari a cinque volte.

    44. SESSO Gi uomini sono molto pi soggetti allaterosclerosi e alla sue conseguenze delle donne. Linfarto miocardico raro nelle donne in premenopausa mentre lincidenza delle patologie legate allaterosclerosi aumenta dopo la menopausa in seguito alla riduzione del livello di estrogeni. Lincidenza di infarto fra i due sessi diviene uguale fra i 60 e i 70 anni.

    45. FATTORI GENETICI La predisposizione familiare allaterosclerosi e alla malattia ischemica probabilmente di tipo poligenico. In alcuni casi dovuta allassociazione nella stessa famiglia di fattori di rischio quali lipertensione o il diabete, mentre in altri esistono alterazioni ereditarie specifiche del metabolismo delle lipoproteine (ipercolesterolemia familiare).

    46. FATTORI DI RISCHIO ACQUISITI Sono in larga misura potenzialmente reversibili. Sono legati alla dieta, allo stile di vita e alle abitudini personali. I pi significativi sono: iperlipidemia ipertensione fumo di sigaretta diabete

    47. IPERLIPIDEMIA E fra i maggiori fattori di rischio. Lipercolesterolemia pi comunemente chiamata in causa, mentre lipertrigliceridemia gioca un ruolo meno importante. Lassociazione pi significativa quella con elevati livelli sierici di lipoproteine a bassa densit (LDL). Viceversa i livelli sierici delle lipoproteine ad alta densit (HDL) sono inversamente correlati al rischio.

    48. Si ritiene che le HDL riescano a mobilizzare il colesterolo dagli ateromi che si stanno formando o gi esistenti e lo trasportino al fegato che lo utilizza per la produzione di bile. Per questo motivo le HDL vengono dette colesterolo buono.

    49. IPERTENSIONE Dopo i 45 anni diviene il fattore di rischio pi importante, ancora pi significativo dellipercolesterolemia. Il rischio di malattia cardiaca negli ipertesi di circa 5 volte superiore rispetto agli individui con pressione normale. La terapia antiipertensiva riduce lincidenza degli ictus e della cardiopatia ischemica.

    50. FUMO DI SIGARETTA Rapresenta un fattore di rischio non solo per gli uomini ma si ritiene che sia la principale causa di aumentata incidenza della CI e della sua gravit nelle donne. La mortalit per malattia ischemica cardiaca aumenta del 200% in chi fuma uno o pi pacchetti di sigarette al giorno per diversi anni. Lastensione dal fumo riduce il rischio a circa la met.

    51. DIABETE Induce ipercolesterolemia. Lincidenza di infarto miocardico due volte maggiore nei diabetici rispetto ai non diabetici. C inoltre un aumentato rischio di ictus e di gangrena agli arti inferiori.

    52. FATTORI DI RISCHIO MINORI Insufficiente attivit fisica Stile di vita competitivo e stressante Obesit (perch determina ipertensione, diabete, ipertrigliceridemia e riduzione delle HDL)

    53. PATOGENESI IPOTESI DELLA REAZIONE AL DANNO danno cronico endoteliale insudazione di lipoproteine (LDL) adesione di monociti ematici (macrofagi e cellule schiumose) adesione di piastrine (liberazione di fattori) migrazione di cellule muscolari lisce dalla media allintima proliferazione di cellule muscolari nellintima e sintesi di collagene aumento dellaccumulo di lipidi

    54. DANNO ENDOTELIALE CRONICO E il punto cardine della ipotesi della risposta al danno. Le due cause principali di danno endoteliale sono: 1) disturbi emodinamici 2) effetti nocivi dellipercolesterolemia

    55. DISTURBI EMODINAMICI Il flusso turbolento del sangue causa focali aree di disfunzione endoteliale: questo spiega la maggiore incidenza delle placche in corrispondenza di osti o nei punti di biforcazione dei vasi e lungo la parete posteriore dellaorta toracica e addominale

    56. RUOLO DEI LIPIDI Gli effetti nocivi dellipercolesterolemia sono dovuti a produzione di superossido e di altri radicali liberi dellossigeno con conseguente stress ossidativo sullendotelio.

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