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Il parco delle Rimembranze. Modena. PARCO DELLE RIMENBRANZE.

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Presentation Transcript
parco delle rimenbranze
PARCO DELLE RIMENBRANZE

La realizzazione del parco è avvenuta tra la fine del XIX secolo e i primi tre decenni del XX secolo, in seguito all'abbattimento delle antiche mura che circondavano il centro antico. Già a partire dagli inizi del secolo XVII, tuttavia, si era dato avvio alle prime sistemazioni per rendere l'area adiacente le mura un luogo di incontro e di svago, finché, in pieno '800, le mura si trasformarono definitivamente in un'amena passeggiata.

Ricalca una parte del percorso delle antiche mura che furono abbattute nella prima metà del '900, è stretto e lungo a forma di L, va da Piazzale Risorgimento a Largo Garibaldi ed è affiancato da Viale Delle Rimembranze e Viale Martiri della Libertà dalla parte verso il centro e da Viale Muratori e Viale Fabrizi dalla parte verso la periferia. Nella rotonda posta tra Viale delle Rimembranze e Viale Martiri della libertà è collocato il Monumento ai Caduti, mentre in quella di Piazzale Risorgimento si trova il Monumento a Vittorio Emanuele II, lungo Viale delle Rimembranze è rimasto l'unico piccolo pezzo delle vecchie mura, erette nel XII sec. dai Bonaccolsi.

Una parte del parco compresa tra Viale Martiri della Libertà e Viale Fabrizi è stata dedicata a Sandro Pertini.

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Resti delle Mura di Modena

Durante l’abbattimento della cinta muraria fu lasciata questa piccola porzione residuale della più antica porzione delle mura di Modena, risalente al ‘300.

Fu rinvenuta durante i lavori di demolizione del fronte bastionato cinquecentesco.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento quando si demolì l’intera cinta muraria di Modena ci si accorse che, in molti tratti, i rifacimenti successivi avevano utilizzato la base delle antiche mura trecentesche la cui consistenza strutturale fece aumentare i costi dei lavori che comportarono, in alcuni casi, anche l’impiego dell’esplosivo.

Sono le Mura della Città Antica,infatti vi si trova anche il monumento del rudere delle Mura con sassi che riportano particolari colori causati nel sottosuolo dal tempo. Dalla via Emilia del Centro Storico passando per la Prefettura e Provincia di Modena arriva alle porte del Piazzale S.Francesco, da viale dei Caduti a viale delle Rimembranze;

aspetti naturalistici
Aspetti naturalistici

Lungo il parco si può ammirare il Faggio pendulo, posto lungo viale Muratori all’altezza di via Tiraboschi, le Querce lungo viale Reiter, gli Ippocastani nella zona del monumento.

Inoltre , lungo i viali si possono trovare alberi di cedro e di acero.

Cedro dell’Atlante(CedrusTrew)

Il Cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica (Endl.)Carrière ) è una conifera originaria della catena montuosa dell’Atlante, tra il Marocco e l’Algeria. Fu introdotto in Italia nell’Ottocento, come specie ornamentale da utilizzare nei giardini “all’inglese” insieme a Cedrus deodara (Roxb.) Loud. e Cedrus libani (Barrel) Loud.. Molto diffusa la cultivar C. deodara ‘Glauca’ per il color grigio chiaro della foglia. Il legno, profumato e di lunga durata, può essere utilizzato per la realizzazioni di mobili, di sculture o per le costruzioni. L’olio essenziale che se ne ricava può avere molteplici usi tra cui quello di profumare un ambiente, come antitarme e come componente dello shampoo.

Acero americano (Acer negundo L.)

L'acero americano è originario del Nord America e fu introdotto in Italia nella seconda metà del Settecento. E' una specie a rapido accrescimento ma non longeva, utilizzata in Europa, inizialmente, come specie ornamentale. A causa della sua facilità di propagazione può diventare invasiva.

Il legno è abbastanza fragile per cui può essere utilizzato per ottenere pasta di legno, mobili economici e come combustibile. La linfa è abbastanza zuccherina e nei luoghi di origine è utilizzato per preparare bevande rinfrescanti o sciroppo di zucchero da impiegare come dolcificante.

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Caserma Garibaldi (ex Distretto Militare)

L’elegante edificio neoclassico, con all’interno ancora visibili raffinate decorazioni cinquecentesche, versa in uno stato di grandissimo degrado e pericoloso abbandono. La costruzione occupa parte dei locali che fino all’epoca napoleonica erano parte del monastero di San Pietro, poi trasformati dai francesi in caserma. Quando, con la Restaurazione, i monaci benedettini furono richiamati in città da Francesco IV Austria Este, parte dei loro locali, tra cui quelli che si affacciano sull’attuale viale della Rimembranza, furono destinati dal duca all’Accademia Nobile Militare Estense e all’uopo restaurati. La sobria facciata dell’edificio è caratterizzata nella zona d’ingresso dal “motivo a tempio”, che nobilita l’intero fabbricato.

Con l’annessione al regno d’Italia il complesso fu prima denominato caserma Achille Fontanelli, poi caserma Giuseppe Garibaldi.

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Monumenti dei due Garibaldini

Le statue erano originariamente collocate sui due edifici della Gabella posti alla Barriera Garibaldi, simmetrici rispetto la via Emilia. A seguito del collocamento, avvenuto nel 1890, al centro di Largo Garibaldi, del monumento a re Vittorio Emanuele II, “Padre della Patria”, vi furono polemiche perché nel Largo, intitolato all’ “Eroe dei Due Mondi”, non vi era alcun monumento che lo ricordasse. Fu deciso dall’Amministrazione Comunale, per rimediare a questa disattenzione, di collocare, sugli edifici daziari, due statue rappresentanti i Garibaldini, uno con una sciabola sguainata e l’altro in foggia di Alfiere (portante, cioè, la bandiera di combattimento). Tali statue, opera dello scultore Silvestro Barberini, furono collocate in sito nel 1894: nel 1924, a seguito della demolizione della cinta daziaria, furono collocate nel Parco della Rimembranza di fronte all’ingresso della Caserma Fanti.

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Alfiere Garibaldino

Garibaldino con sciabola sguainata

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Palazzo BonaciniSandonnino (o Sandonnini)

Palazzo BonaciniSandonnini, che ora ospita al piano nobile il Banco Desio, è noto ai modenesi come ex Questura, fu progettato a metà Ottocento da Cesare Costa (1801-1876) per Pietro Bonacini con l’ingresso principale sulla passeggiata delle mura, poi passò a fine secolo alla famiglia Sandonnini che, dopo la demolizione delle mura, fece costruire la scalinata d’accesso in accordo con il Comune che si impegnò a creare davanti un’area verde, il Parco della Rimembranza.

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Palazzo BonaciniSandonnino (o Sandonnini)

Nel luogo in cui nei secoli passati stavano i monaci di San Pietro che nel '500 fecero realizzare al noto sculture Antonio Begarelli alcune sculture, nel 900 venne istituito il palazzo della Prefettura.

Le origini del palazzo risalgono al ‘600 e dopo il recente intervento risulta quasi completamente ristrutturato.

Il volto della Modena che conosciamo oggi incomincia ad assumere la sua fisionomia nel XVIII secolo, quando, ancora capitale del Ducato di Modena e Reggio, le venne dato un nuovo piano regolatore che prevedeva l’apertura di nuove strade e lo smantellamento di interi quartieri.Dopo il periodo napoleonico, con l’egemonia austriaca ed il ritorno al potere degli estensi, la città conobbe un ulteriore periodo di trasformazione: per affrontare il problema delle cattive condizioni igienico-sanitarie della maggior parte dei quartieri e degli edifici, e per migliorare il loro aspetto esteriore, seguendo i dettami dello stile neoclassico. Questi interventi sono riconoscibili ancora oggi ad esempio nel Teatro Comunale, nel Foro Boario, e, fra le dimore gentilizie, nel Palazzo Sandonnini, conosciuto anche come il Palazzo della Questura. Proprio questo edificio, che prende origine da due costruzioni di periodo seicentesco, venne interessato da una profonda ristrutturazione effettuata attorno al 1840.Collocato in posizione perimetrale rispetto al centro storico, su un’area antistante quelle mura cittadine che vennero poi abbattute fra il 1880 e il 1920, il palazzo venne trasformato tenendo conto sia delle richieste della proprietà del tempo, la famiglia Bonacini, sia delle necessità della città in termini di decoro urbano. 

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Quando in seguito si pose mano ancora una volta alla sistemazione urbanistica di Modena, appunto con l’abbattimento della cinta muraria, anche la zona dove sorgeva Palazzo Sandonnini venne interessata dalle trasformazioni, che comprendevano la traccia di nuovi viali, la delimitazione di aree a verde e il rinnovamento degli edifici che vi insistevano. Per Palazzo Sandonnini i lavori di sistemazione iniziarono nel 1911, e proseguirono nei decenni successivi (è del 1925 il progetto che ha previsto la realizzazione di una nuova facciata, sul versante di viale delle Rimembranze, e della nuova scalinata d’accesso.Con questi lavori l’edificio acquista così l’aspetto che lo contraddistinguerà per i decenni successivi: detto della scalinata di accesso che unisce il palazzo con il livello della strada, della facciata basti ricordare che è decorata con bassorilievi e che presenta ai lati del portone quattro lesene con capitelli. Al di sopra dell’ingresso sporge un balcone, caratterizzato da una ringhiera in ferro. L’immobile, che diventa sede degli Uffici della Questura e dell’abitazione del Questore, consta di tre piani fuori terra, a cui si accede, per mezzo dello scalone principale e delle scale di servizio, dall’ingresso di Viale delle Rimembranze. Un altro portale d’accesso si apre sulla via Saragozza, mentre nel cortile interno si entra dal lato di via Caselle. Quanto agli interni, alcuni degli ambienti del palazzo conservano le caratteristiche originali, ad esempio i pavimenti a seminato, i soffitti a cassettoni, le decorazioni tardo ottocentesche e gli infissi originali.In seguito agli ultimi interventi i cortili sono stati ricondotti alle originarie condizioni.Con questi interventi, che oggi sono compiuti per più del 90 per cento di quanto previsto, Modena può contare nel suo centro storico su un altro gioiello architettonico che testimonia degnamente il suo grande passato. Un recupero di prestigio, che non a caso è stato scelto dal Banco Desio per l’apertura della sua nuova sede di zona a Modena. La filiale è su due piani  con la possibilità di accessi differenti.

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Piazzale del Risorgimento Italiano

Si origina dal ricollocamento, nel 1933, del monumento a Vittorio Emanuele II, posto originariamente (nel 1890) in quello che diventerà l’attuale Largo Garibaldi.

Monumento al re d’Italia Vittorio Emanuele II:

Opera dello scultore modenese Giuseppe Gibellini(1848-1926), maestro di Giuseppe Graziosi), è sormontato dalla statua del Re d’Italia Vittorio Emanuele II al di sotto della quale è collocata una statua femminile che rappresenta l’Italia.

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Masso del Monte Grappa

Il masso fu collocato nel Parco della Rimembranza a ricordo dei luoghi di battaglia dove morirono 960 militari modenesi impegnati nelle operazioni militari della Prima Guerra Mondiale che venne considerata la IV Guerra del Risorgimento italiano.

Il Monte Grappa fu un luogo di grande importanza strategica perché costituì il perno delle linee difensive italiane alla penetrazione austriaca nella pianura veneta

(a seguito dell’offensiva austro-ungarica del 1917 destinata a chiudere il fronte italiano per poter concentrare gli sforzi bellici degli Imperi centrali sul fronte francese).

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Monumento ai Caduti

Opera dello scultore modenese Ermenegildo Luppi, inaugurato il 4 Novembre 1929, alla presenza di re Vittorio Emanuele III e del principe ereditario Umberto di Savoia.

Il monumento alto più di 14 metri ha, al suo culmine, la statua della Vittoria che con la mano destra impugna un gladio e, con la mano sinistra, sorregge uno scudo (Vittoria armata); alla base presenta quattro gruppi scultorei che rappresentano dell'Offerta, del Combattente, del Sacrificio e del Dolore.

Luppi nacque a Modena il 21 ottobre del 1877.

Intorno al 1897 si iscrisse all'Accademia di Belle Arti della sua città, dove divenne allievo dello scultore G. Gibellini. Per pagarsi gli studi lavorò come stuccatore, finché nel 1900 si aggiudicò, con Cincinnato all'aratro (1899), il pensionato di scultura L. Poletti messo in palio dal Comune di Modena. Poté quindi trasferirsi a Roma per frequentare i corsi di modellato tenuti da E. Ferrari all'Istituto di belle arti. Nel 1903 divenne socio corrispondente da Roma dell'Accademia di belle arti di Modena.

Tra il 1925 e il 1928 il Luppi portò a compimento i monumenti, celebrativi della Grande Guerra, per le città di Avezzano e di Modena. Quello modenese è imperniato sull'elemento plastico-architettonico della figura della Vittoria circondata dai gruppi bronzei dell'Offerta, del Combattente, del Sacrificio e del Dolore.