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  1. COMUNICAZIONE E ,MASS-MEDIA QUANDO LE PAROLE NON BASTANO…… Psychopizza XII TRA WWW,SMS,MMS:PICCOLO VIAGGIO NELLA COMUNICAZIONE CHE CAMBIA! Cetara,10 maggio 2007 Katiuscka Aquino

  2. Come te l’aggià rice? Il modo squisitamente umano di “comunicare” al di là del “verbale”

  3. COLORE • SUONO • CORPO • SEGNO

  4. Colore:linguaggio ad arte…… Il non verbale della tela….. Messaggi ad arte……

  5. Suono: il non verbale con “ritmo” Psychopizza IX “È tutta un’altra musica” www.neamente.it

  6. Colore,segno,suono ,corpo:sua maestà il linguaggio cinematografico Il non detto “cinematografico”

  7. Il film deve talora limitarsi a un gesto, a una fugace espressione del volto, a una battuta di dialogo . Le tecniche di scrittura drammaturgica insegnano sempre di più a lavorare come se dovessero emergere sullo schermo solo le punte degli iceberg, e spesso "si vede uno ma - se stiamo attenti - si comprende dieci”.

  8. ASCOLTARE CON GLI OCCHI:La fotografia……. E’ uno dei mezzi di comunicazione più pervasivi che esistano. Se ci pensiamo un momento, la fotografia ha un valore enorme. Si scatta per cogliere il momento irripetibile oppure si costruisce una situazione apposita per cogliere un’immagine che ci appaga e per sottolineare la comunicazione che si ha in mente di dare. Dal punto di vista estetico ed emotivo, invece, la lettura dell’immagine ci impone una riflessione sul modo in cui una fotografia sia stata realizzata. G.Esposito

  9. Il Corpo in movimento: Il non verbale della danza….. Silvia & Ilaria

  10. La danza è una sofisticata forma d'arte in grado di esprimere pensieri e sentimenti umani attraverso il corpo inteso come strumento, in diversi generi e culture. Uno di questi generi è il balletto occidentale, che si mescola a dialoghi gestuali delle mani e delle membra e a fluidi movimenti del corpo, nonché a una schiera di altri protocolli non verbali che rimandano l'uno all'altro: la musica, i costumi, le luci, le maschere, la scenografia, le parrucche, ecc. La danza e la musica di solito accompagnano le pantomime o gli spettacoli muti. I clown muti o i mimi integrano i movimenti del corpo con un adeguato make-up e con i costumi

  11. È IL MIO CORPO CHE PARLA!! ! Il non verbale per eccellenza: Gesti Movimenti Segnali

  12. La comunicazione non verbale ha un’origine biologica (si può presumere che si sia sviluppata per consentire la sopravvivenza) ed è mediata per lo più dalle strutture cerebrali più antiche, quelle, per intendersi, che sottendono i comportamenti basilari di sopravvivenza, come la reazione di fuga o di attacco, il comportamento aggressivo, quello copulatorio e quello di ricerca di cibo. La comunicazione non verbale è dunque innata.

  13. questione di gusto!!!! •Scegliendo un abito scegliamo quello che vogliamo comunicare e quello che “non” vogliamo comunicare di noi. Puntigliosità, rassegnazione, ribellione e svogliatezza: sono modi di essere che i vestiti potrebbero trasmettere. Anche la scelta di accessori e profumi, usanze già ampiamente diffuse in età ellenica e romanica, è assolutamente legata ad un voler dire qualcosa. Questo fenomeno è più evidente nelle superstiti società tribali in cui l’abbigliamento ancora non prende il sopravvento sulla seminudità e in cui il corpo stesso diventa un “vestito”. Dalla testa ai piedi, ogni parte del corpo può essere oggetto di decorazioni più o meno durature. Ad esempio gli antichi egizi elaboravano parrucche da indossare in occasioni speciali, proprio come la nobiltà francese che reputava la fastosità della parrucca indice di status sociale elevato (la regina Maria Antonietta possedeva una parrucca alta circa un metro da sfoggiare nelle serate di gala e questo portò ad abbassare i sedili delle carrozze e ad alzare le porte!);

  14. Anche presso gli antichi  Romani erano in uso le chiome artificiali (fatte con i capelli dei popoli vinti in battaglia) e quelle delle  prostitute erano riconoscibili in quanto tinte di giallo.   Al giorno d’oggi, per le geishe giapponesi è indice di cura del proprio aspetto esteriore truccare con dovizia certosina il viso e il collo con cipria bianca e compatta, ma non farebbero una buona impressione alle donne masai africane che usano decorare il proprio viso con motivi tribali!

  15. Il linguaggio del corpo fa riferimento all'espressione spontanea dell'emozione e dell'affettività e che è un sistema in gran parte inconscio. Esso consiste in un complesso di regolazioni riflesse e automatiche del tono muscolare, dell'atteggiamento posturale, della mimica facciale e gesticolatoria, della distanza personale e dell'uso dello spazio circostante e così via a partire dallo……….sguardo

  16. Lo sguardo permette a tutti di noi di capire le intenzioni di una persona; in genere è intenso e sostenuto in situazioni amorose o di corteggiamento ma anche, al contrario, in situazioni di sfida, come nel cosiddetto incontro “faccia a faccia”.

  17. Che mi vulissi rice? Le labbra serrate “chiudono ed escludono”; quelle aperte “sono disposte ad ascoltare”. Non a caso la parola “alunno” significa “essere nutrito”e, all’interno di qualche classe a scuola, durante l’avvincente spiegazione di un docente, può capitare di sorprendere qualche studente a “bocca aperta” che “assapora” e “fagocita” basito gli insegnamenti del didatta!   

  18. I numeri della dimensione non verbale 7% 38% 55%

  19. Indici di gradimento Se ci troviamo ad una festa ed il nostro interlocutore è meno interessante di un Invitato che si trova altrove, tenderemo a portarci con il tronco verso il nostro Interlocutore ma i piedi saranno puntati direzione della” nostra preda”..... Questo succede perchè la parte sinistra del nostro cervello,quella “più” emozionale ha guidato il linguaggio non verbale verso il desiderio reale,mentre la parte “razionale” ci richiama verso il nostro “dovere”:dare attenzione all’interlocutore.

  20. COME CI METTIAMO ? La distribuzione spaziale dei corpi La Prossemica,no?

  21. La prossemica è quella branca della psicologia che studia i comportamenti spaziali, ovvero il modo in cui ci collochiamo nello spazio e regoliamo le nostre distanze rispetto agli altri e all'ambiente .

  22. L’antropologo E.T. Hall termine della seconda guerra mondiale, venne incaricato di studiare come riavvicinare le culture "nemiche" tedesca e giapponese

  23. a quella degli Stati Uniti .

  24. La distanza adottata è influenzata da: genere & cultura.

  25. La distanza consentita? Un uovo” prossemico”

  26. Alcuni individui hanno una modalità comunicativa un po’ invasiva: tendono ad avvicinarsi troppo e a toccare chi hanno di fronte (Digitale). Il canale Digitale (ovvero toccare se stessi o gli altri) è una delle vie più potenti in quanto coinvolge la sfera affettiva. Quando tocchiamo qualcuno tendiamo ad esercitare un ruolo con implicazioni affettive e questo non sempre è possibile farlo, soprattutto con sconosciuti

  27. Il contatto fisico ha valore e valenze diverse a seconda delle culture di appartenenza può essere più o meno favorito all’interno di una società. Tra i popoli arabi  il contatto fisico è  ben tollerato e investe numerosi ambiti della loro quotidianità, basti pensare ai  chiassosi suk, mercati caotici in cui un arabo si districa in modo sicuramente più disinvolto di un occidentale non abituato ad un contatto fisico così marcato

  28. tra i Giapponesi e altri popoli asiatici, come nel caso dei Nepalesi,  le forme di saluto o le effusioni in pubblico che prevedano il toccare l’altra persona non sono viste di buon occhio e quindi sono evitate.

  29. “Sono simile a te!”. Pensiamo a due innamorati. Quando sono insieme, assumono una postura identica, mimando gli stessi gesti, come in una “danza” non verbale.Vi è una vera e propria sintonia. Si riproduce artificialmente un procedimento naturale. Quando l’inconscio di un individuo è stimolato da quello del suo interlocutore, cerca di interessarlo assumendo la sua postura. È come se gli dicesse: “Sono simile a te!”. Il meccanismo sottostante è definito ”rispecchiamento”

  30. Zona personale: 50-120cm è la zona con cui stringiamo le mani Zona sociale:fino a 240cm è la zona dei rapporti di lavoro,ad esempio Zona intima: 20-50cm L’invasione di questa zona produce trasformazioni fisiologiche significative, quali  l’aumento del ritmo cardiaco e dell’adrenalina nel sangue ; Zona pubblicada 240cm a 8 mt: la zona dei relatori

  31. Ci sono inoltre momenti in cui più di altri inviamo segnali “non verbali” sono le situazioni che Goffman (1987) chiama “da palcoscenico”

  32. Posizione fianco a fianco :è collaborativa o confidenziale( due amici,ad esempio) Posizione di fronte:capo e dipendente Posizione angolare: ideale per colloquiare

  33. Gesti Il non verbale per eccellenza Esistono linguaggi interamente basati sui gesti delle mani - come le lingue di segni usate dai sordomuti, a lungo considerate lingue minori, e di cui il linguista americano William Stokoe ha mostrato invece la completezza -, che quindi fanno un uso simbolico dei gesti. Non tutti i gesti che facciamo sono espressamente simbolici. Il più delle volte gesticoliamo durante il discorso, senza nemmeno badare al movimento delle nostre mani. Sono questi i gesti illustratori, che cioè servono ad illustrare, sottolineare, rafforzare quello che stiamo dicendo .

  34. Vi sono gesti di automanipolazione, con i quali trasmettiamo involontariamente delle informazioni riguardanti la relazione . Questi gesti possono esprimere interesse o rifiuto. Sono segni di interessediversi gesti che riguardano la bocca come mordicchiarsi le labbra o una penna oppure lo spostamento di oggetti verso se stessi

  35. Mentre l'accarezzarsi i capelli o la stimolazione del padiglione auricolare svelano un interesse anche affettivo o sessuale. Sono gesti di rifiuto lo sfregamento del naso, l'atto di spolverarsi l'abito e l'allontanamento degli oggetti. La tensione è invece espressa dal gesto di grattarsi, il più delle volte nella zona del naso.

  36. Legame tra “ars gesticolatoria” e “fluenza”verbale Robert Krauss e Ezequiel Morsella della Columbia University di New York,hanno dimostrato che parlare fluentemente, in modo colorito, avere la battuta pronta è legato all'espressività e alla quantità dei gesti che facciamo durante il dialogo. E ne hanno individuato le basi neurologiche. Solo in tempi recenti ci si è accorti che l'espressione verbale ha tutt'altro che soppiantato i gesti e che proprio questi ultimi sono parte integrante della facoltà di parlare con proprietà e scorrevolezza.Una delle prime osservazioni al riguardo la si deve allo psicologo Bernard Rimé dell'Università di Louvain in Belgio che ha notato come quando nel dire qualcosa si gesticoli, il movimento anticipa sempre la parola.

  37. Un indagine in cui era stato impedito ai partecipanti di muoversi ha dimostrato come l'eloquio diventi più povero, più "insipido", l'articolazione delle parole appaia più stentata e aumentino gli errori di pronuncia. Sempre nella stessa ricerca è stato messo in luce che numero e ostentazione dei gesti cambiano in relazione all'argomento di conversazione: sono minori quando si ci riferisce a un concetto astratto; per contro, sono più vivaci ed espressivi mentre si descrivono scene, azioni o  oggetti concreti. Inoltre, se si devono illustrare gli aspetti spaziali di qualcosa e si è impossibilitati o inibiti ad usare dei gesti, il discorso risulta più impreciso e meno particolareggiato.

  38. Interessante la tesi elaborata dall'equipe di neurologi dell'Università Cattolica di Roma, capitanata da Gainotti. Osservando individui che avevano subito danni cerebrali, gli studiosi ritengono verosimile che quando apprendiamo il significato di un oggetto, lo archiviamo nella memoria assieme alle azioni e alle contrazioni muscolari che compiamo usandoli o che eseguiamo per comprenderne il funzionamento. • Così, quando ci troviamo a richiamare a mente il suo nome, recuperiamo in realtà l'intero complesso di informazioni ad esso legate. • In altre parole, si attivano non solo l'area linguistica del cervello, ma anche quella motoria e pre-motoria dove immagazziniamo le sequenze di azioni fra loro coordinate.

  39. LA MIMICA I ricercatori americani Friesen e Sorenson (1972) studiarono e osservarono le mani di uomini di cinque culture e di cinque continenti diversi e giunsero alla conclusione che essi condividevano, nonostante le differenze culturali, gli stessi gesti di base, la stessa mimica. Esistono però, mimiche che appartengono solo ad alcuni popoli. Una molto singolare è stata studiata da Eibl-Eiblesfeldt presso gli Eipo della Nuova Guinea, che quando provano una emozione fortemente piacevole si coprono il capo con entrambe le mani, come se si trovassero in pericolo.

  40. WOW!! ! Da paura!!! La mimica è stata interpretata piuttosto facilmente da Eibl-Eibesfeldt: quando una cosa suscita il loro entusiasmo, gli Eipo dicono che «fa paura»; di conseguenza esprimono l'emozione con la reazione che si potrebbe avere di fronte a qualcosa di realmente pericoloso. (È il caso di notare che il riferimento alla paura di fronte a situazioni emozionanti si trova anche da noi nel linguaggio giovanile, anche se non accompagnata da una mimica corrispondente. «Fa paura», «è da paura» sono espressionicorrenti per indicare qualcosa di sorprendente.)

  41. Supremazia dell’arte di gesticolare a Napoli Secondo uno studio di Morris l'influenza dei greci non è diminuita nel corso di 2500 anni. Ci sono ancora dei gesti di origine greca a Napoli; manifestazioni che invece sono assenti a Roma. I napoletani sono più "greci" in quanto la colonizzazione greca non aggressiva, ha consentito l’assorbimento della cultura Ellenica con successo .

  42. La cosa più sorprendente è che i partenopei sono orgogliosi dei loro gesti e, dopo secoli di pratica, hanno affinato a tal punto la gestualità delle mani, da trasformarla in una forma di arte decisamente espressiva, in certi momenti addirittura elegante.

  43. Verrimmo e’ ci capì!!!! OVUNQUE ANDIAMO

  44. Ad esempio in Tunisia ed in molti altri paesi arabi unire il pollice a tutte le dita della mano significa: "un attimo di pazienza". Nel napoletano significa esattamente l’opposto: “Ti vuoi sbrigare, vuoi arrivare al dunque?”. È quindi buona norma utilizzare la gestualità simbolica soltanto nel proprio ambito culturale per non incorrere in spiacevoli equivoci interculturali.

  45. Alcuni equivoci “gestuali”……….

  46. La "pernacchia" che i francesi usano per dire semplicemente "non lo so" o "che me ne importa" è un atto piuttosto sgradevole per un italiano

  47. CALMO CALMO,MUZA! Le mani aperte con il palmo rivolto verso l'interlocutore corrispondono al gesto più offensivo in Grecia (il cosiddetto muza), mentre in Italia al massimo potrebbero essere interpretate con il consiglio di fare con calma.

  48. FARE LA LINGUACCIA È un gesto che si compie mostrando la lingua, che ha il significato di un insulto. Ha lo stesso significato in tutto il mondo e trae origine dall'infanzia, quando il bambino tira fuori la lingua ogni volta che vuole rifiutare il cibo. Così il gesto si trasforma in un generale rifiuto e il messaggio "non lo voglio" diventa poi "non ti voglio".