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Presentation Transcript

  1. SQL – argomenti avanzati

  2. Introduzione • Asserzioni • Viste • Indici • Catalogo di sistema • SQL Embedded • SQL Dynamic • Stored Procedures • Triggers

  3. Asserzioni • Le Asserzioni introdotte in SQL-2 rappresentano dei vincoli che non sono però associati a nessun attributo o tabella in particolare, ma appartengono direttamente allo schema. • Mediante le asserzioni è possibile esprimere tutti i vincoli d’integrità definiti nella definizione della tabella (ossia vincoli di tupla e di tabella). In più le asserzioni permettono di definire vincoli che altrimenti non sarebbero definibili, come vincoli su più tabelle o vincoli che richiedono che una tabella abbia una cardinalità minima. • Le asserzioni possiedono un nome, tramite il quale possono essere eliminate esplicitamente dallo schema. La sintassi per la loro definizione è la seguente: • create assertion NomeAsserzione check(condizione) • Ad ogni vincolo di integrità (check o assertion) è associata una politica di controllo: i vincoli immediati sono verificati immediatamente dopo ogni modifica della base di dati (es. primary key, unique, not null, foreign key), mentre i vincoli differiti sono verificati solo al termine della transazione (serie di operazioni) • set constraint NomeVincolo immediate|deferred

  4. ESEMPIO DI CHECK (1/2) Vincolo a livello di tupla: Esempio – […] può essere richiesto del “personale speciale” classificato come baby sitter, clown, marionette e mimo. Ciascuna figura è caratterizzata da codice fiscale, nome e cognome […] Create table personale_speciale ( CF char(16) primary key, nome varchar(20) not null, . . tipo varchar(11) not null check( tipo IN (‘baby sitter’,’clown’,’marionette’,’mino’)), . …. )

  5. ESEMPIO DI CHECK (2/2) Vincolo a livello di tabella: Esempio – […] si verifichi che ciascun dipartimento abbia almeno due professori associati […] Create table dipartimento ( Codice char(10) primary key, nome varchar(20) not null, indirizzo varchar(100) not null . … , check( 2 < = (Select count(*) From Impiegato I Where I.dipartimento = codice AND I.ruolo = ‘Professore associato’)) )

  6. ESEMPIO DI ASSERZIONE Vincolo a livello di schema: PRODOTTO(CodProd, QtaDisp) ORDINE(Cliente, CodProd, Data, Qta) Esempio – […] si verifichi che la quantità di un ordine non superi la quantità disponibile in magazzino per il prodotto ordinato[…] Create schema Magazzino authorization SisInfLAB Create table Prodotto ( … ) Create table Ordine ( … ) Create assertion gestioneQta check ( NOT EXISTS ( Select * From Prodotto P Where QtaDisp < ( Select sum(Qta) From Ordine Where CodProd=P.CodProd ))) Exists è un operatore che restituisce vero se la selectSQL ha almeno una tupla e falso altrimenti

  7. IMPORTANZA E DEFINIZIONE DELLE VISTE • Per offrire visioni diverse degli stessi dati • Per rendere più semplici alcune interrogazioni • Per rendere possibili alcune interrogazioni Sintassi Create view NomeVista [(Lista di Attributi)] as selectSQL [with [cascaded | local] check option] Vista: tabella virtuale il cui contenuto è definito a partire da altre tabelle (tabellebase) o viste nello schema, ma non ricorsive. In pratica è una relazione non costituita da tuple, ma da una definizione. Gli attributi nella lista devono essere in corrispondenza 1 a 1con le colonne prodotte dalla query, oppure la vista li eredita dalla query. Una vista è una query con un nome eseguita dinamicamente ma, a differenza di una query, con una vista sono possibili operazioni di modifica come per le tabelle

  8. VISTE AGGIORNABILI • VISTA AGGIORNABILE : le modifiche si propagano dalla vista alla tabella “base” • (gli aggiornamenti devono continuare ad appartenere alla vista) • SQL92 consente l’update solo per viste determinate a partire da tabelle singole senza funzioni aggregate. Cioè quando ogni tupla della vista mappa una tupla della relazione di partenza. • L’opzione with check option è necessaria quando si preveda l’aggiornamento di una vista, indicando che un update deve far sì che le tuple risultanti appartengano ancora alla vista (non violino i predicati di selezione). • Per viste ottenute da altre viste, local e cascaded specificano, rispettivamente, se il controllo vada effettuato solo al livello della vista presente o debba propagarsi. Il default è cascaded. • Sintassi della selectSQL affinchè la vista sia sicuramente aggiornabile: • SELECT senza DISTINCT e funzioni aggregate • FROM una sola tabella (senza join) • WHERE senza subquery • GROUP BY ed HAVING non sono presenti

  9. SIGNIFICATO DI CHECK OPTION (1/2) IMPIEGATO (Codice, nome, cognome, stipendio, qualifica) dove qualifica є {dipendente, direttore, supervisore} CREATE VIEW Supervisori AS SELECT * FROM Impiegato WHERE tipo = ‘supervisore’ Vista senza clausola with check option Dopo la creazione della vista eseguiamo il seguente comando: UPDATE Supervisori SET tipo = ‘direttore’ Se ora eseguiamo il seguente comando quale sarà il risultato?? SELECT * FROM Supervisori La vista è vuota!!!!

  10. SIGNIFICATO DI CHECK OPTION (2/2) CREATE VIEW Supervisori AS SELECT * FROM Impiegato WHERE tipo = ‘supervisore’ WITH CHECK OPTION Vista con la clausola with check option Dopo la creazione della vista eseguiamo il seguente comando: UPDATE Supervisori SET tipo = ‘direttore’ Il comando non viene eseguito questa volta poiché la vista deve essere aggiornabile quindi la vista non deve perdere tuple Il sistema in questo caso verifica che la clausola WHERE della vista è in contrasto con l’aggiornamento del campo tipo richiesto nell’update ed impedisce l’aggiornamento. Poiché per default la clausola check option è cascaded, il rispetto della clusola WHERE viene verificato per tutti gli “oggetti” che fanno riferimento alla vista.

  11. QUERY IMPOSSIBILI … IMPIEGATO (codice, nome, cognome, dipartimento, ufficio, stipendio_mensile) DIPARTIMENTO (nome, indirizzo, città, tel, facoltà) Interrogazione 29 : Trovare il numero medio di impiegati dei dipartimenti del ‘Politecnico di Bari’ Esempio di query non corretta: Select avg(count(*)) From Impiegato Where dipartimento IN (Select nome From Dipartimento Where facoltà=‘Politecnico di Bari’) Group by dipartimento Create view NumImpiegatiDip(dipart, num_imp) As Select dipartimento,count(*) From Impiegato Where dipartimento IN (Select nome From Dipartimento Where facoltà=‘Politecnico di Bari’) Group by dipartimento Select avg(num_imp) From NumImpiegatiDip Soluzione corretta

  12. Cancellazione di viste ed asserzioni DROP VIEW NomeVista [restrict|cascade] • Restrict: è l’opzione di default e specifica che il comando viene eseguito solo se la vista non è utilizzata nella definizione di altre tabelle o viste. • Cascade: specifica che eliminando una vista che compare nella definizione di altre tabelle o viste, anche queste tabelle o viste vengono rimosse. DROP ASSERTION NomeAsserzione [restrict|cascade] • Restrict: è l’opzione di default e specifica che il comando viene eseguito solo se l’asserzione non è più “utilizzata”. • Cascade: specifica che l’asserzione possa sempre essere cancellata.

  13. PROGETTAZIONE FISICA La progettazione fisica produce in uscita lo schema fisico della base di dati, costituito dalle effettive definizioni delle relazioni e soprattutto delle strutture fisiche utilizzate. L’attività di progettazione fisica può essere molto complessa, perché oltre alle scelte relative alle strutture fisiche (organizzazione dei files e degli indici), può essere necessario definire molti parametri, come dimensioni iniziali dei file, possibilità di espansione e contiguità di allocazione. La specifica dei parametri fisici di memorizzazione dei dati dipende dallo specifico sistema di gestione (DBMS) scelto. La progettazione fisica è ricondotta principalmente all’attività di individuazione degli indici da definire su ciascuna relazione (a parte la specifica degli schemi delle relazioni in DDL)

  14. INDICE – SIGNIFICATO L’indice è una struttura ausiliaria per l’accesso efficiente ai dati Indice primario: è quello che viene normalmente definito di tipo uniquesulla chiave primaria (primary key) di ciascuna tabella. Si osservi che chiave ed indice primario sono concetti differenti, il primo fa riferimento ad una proprietà astratta dello schema ed il secondo ad una proprietà della implementazione fisica della base di dati. Indici secondari: sono quelli che possono essere ti tipo unique e multiple; nel secondo caso ad ogni valore di una chiave dell’indice possono corrispondere varie tuple. Le operazioni più delicate in una base di dati relazionale sono quelle di selezione (che corrisponde all’accesso ad uno o più record sulla base dei valori di uno o più attributi) e di join (che richiede di combinare tuple di relazioni diverse sulla base dei valori di uno o più attributi di ognuna di tali relazioni). Ciascuna delle due operazioni può essere eseguita in modo molto più efficiente se sui campi interessati è definito un indice, che permette un accesso diretto. Possono essere definiti ulteriori indici su altri campi su cui vengono effettuate operazioni di selezione oppure su cui è richiesto un ordinamento in uscita (perché un indice ordina logicamente i record di un file, rendendo nullo il costo di un ordinamento). È buona norma, dopo l’aggiunta di un indice, verificare che le interrogazioni ne facciano uso (in genere, esiste un comando show plan che descrive la strategia di accesso scelta dal DBMS).

  15. INDICE – SINTASSI Il comando per la creazione di un indice è messo a disposizione da ciascun DBMS ma non fa parte dello standard SQL-2. • CREATE [unique] INDEX NomeIndice on NomeTabella ( Lista attributi) L’ordine in cui compaiono gli attributi nella lista è significativo: le chiavi dell’indice vengono ordinate prima in base ai valori del primo attributo della lista, poi a parità di valore del primo attributo si usano i valori del secondo attributo, e così in sequenza fino all’ultimo attributo. L’uso della parola unique specifica che nella tabella non sono ammesse tuple che abbiano lo stesso valore relativamente agli attributi dell’indice (in termini relazionali si tratta di una “chiave candidata”). Il comando elimina l’indice specificato. • DROP INDEX NomeIndice In generale non è semplice stabilire quali indici creare su una base di dati per migliorare le prestazioni complessive delle applicazioni poiché se da un lato gli indici accelerano le operazioni di ricerca, dall’altro occupano memoria e rallentano le operazioni di aggiornamento.

  16. CATALOGHI RELAZIONALI Tutti i DBMS relazionali gestiscono il proprio dizionario dei dati (ovvero la descrizione delle tabelle presenti nella base di dati) mediante una struttura relazionale, cioè tramite tabelle. La base di dati contiene quindi due tipi di tabelle: quelle che contengono i dati e quelle che contengono i cosiddetti metadati (dati che descrivono i dati). Questo secondo insieme di tabelle costituisce il catalogo della base di dati. In questo modo la base di dati può utilizzare per la gestione interna dei metadati le stesse funzioni che vengono usate per la gestione delle istanze. Il dizionario dei dati è differente in ciascun DBMS. Lo standard SQL-2 prevede per il dizionario dei dati una descrizione in 2 livelli. Un primo livello è quello del definition_schema, costituito da un insieme di tabelle che contengono la descrizione di tutte le strutture della base di dati. Il secondo componente dello standard è l’ information_schema, un’insieme di viste definite sul definition_schema che contiene viste come domains, domain_constraint, tables, views e columns che descrivono la struttura della base di dati. Esempio: in SQL Server la tabella syscolumns contiene campi come name, table_id, column_id, type, cdefault, domain, scale, isnullable, etc.

  17. Uso di SQL e nei linguaggi di programmazione • Nella “vita reale” l’interazione con basi di dati utilizzando SQL non è diretta, ma mediata attraverso l’uso di programmi applicativi. Oltre ai tradizionali linguaggi di programmazione di alto livello (procedurali ed a oggetti) esistono i cosiddetti linguaggi di quarta generazione (4GL), strumenti di sviluppo molto sofisticati che permettono di sviluppare complete applicazioni per la gestione di basi di dati. • E’ necessario stabilire modalità di interazione tra SQL e tali linguaggi. I problemi di interazione sono rappresentati dall’ Impedence mismatch (“disaccoppiamento di impedenza”) fra base di dati e linguaggio di programmazione poiché i linguaggi operano tipicamente su singole variabili o oggetti mentre SQL opera su relazioni (insiemi di tuple) • In alcuni approcci la soluzione ai problemi di interazione è rappresentata dall’uso dei cursori

  18. PRINCIPALI APPROCCI • Call Level Interface (CLI) • SQL embedded (SQL “integrato”) • Stored Procedures SQL statico SQL dinamico

  19. API Oracle Oracle Prog C API Interbase Interbase CLI – COME SI UTILIZZANO E’ una Application Programming Interface (API) per accedere ai databases, cioè un insieme di funzioni chiamabili direttamente dal linguaggio di programmazione usato. Il database mette a disposizione una libreria di funzioni, che seguono lo standard CLI. Generalmente vengono usate per applicazioni basate su SQL dinamico.

  20. Driver Oracle Oracle Prog JAVA JDBC API Driver Interbase Interbase EVOLUZIONE di CLI • Utilizza dei driver specifici per ciascun database • E’ uno strato software che si interpone tra l’applicazione e i driver specifici del database. Consente quindi ai programmi applicativi di usare query standard SQL, che accederanno al database, senza necessità di conoscere la particolare interfaccia proprietaria. • Un modulo del linguaggio di programmazione fornisce una API (serie di funzioni o classi se OO) che permette di interfacciare qualsiasi database tramite un driver specifico per quel database (es. ODBC, JDBC)

  21. Implementazioni delle CLI ODBC (Open Database Connectivity): implementazione proprietaria (Microsoft) di SQL/CLI (altra CLI parte di SQL:1999), per accesso a basi di dati relazionali in un contesto eterogeneo e distribuito. Originariamente rilasciata nel 1992, consente di accedere a database di numerosissimi costruttori, inclusi Microsoft (jet, Access, SQLServer); Oracle, IBM, Informix e numerosi altri. JDBC (Java Database Connectivity): è un API Java sviluppata da JavaSoft per eseguire istruzioni SQL e consente ai programmi Java di interagire con qualunque database. Poiché Java gira sulla maggior parte delle piattaforme, JDBC rende possibile scrivere una singola applicazione di database che può girare indifferentemente su piattaforme diverse e interagire con diversi database. JDBC è simile a ODBC ma è progettato apposta per programmi Java mentre ODBC è indipendente dal linguaggio di programmazione. Nello scrivere programmi in Java e usando l’interfaccia JDBC si può usare un prodotto che comprende un "bridge" program JDBC-ODBC per raggiungere database ODBC-accessible. In generale le operazioni richieste sono: caricamento del driver, apertura della connessione con la base di dati, richiesta di esecuzione di istruzioni SQL ed elaborazione dei risultati delle istruzioni SQL

  22. EMBEDDED SQL • Tecnica sviluppata sin dagli anni ’70 • L’ SQL è “ospitato” in un linguaggio di programmazione (Java, Pascal, Cobol, C, C++, …) che è chiamato linguaggio ospite in quanto questi standard hanno definito l’interfaccia con SQL: il sorgente del vostro programma contiene sia codice nel linguaggio di programmazione che codice sql • un preprocessore, dipendente sia dal linguaggio ospite che dalla piattaforma del DBMS viene usato per analizzare il codice e tradurlo sostituendo le istruzioni SQL con chiamate alle funzioni di una API del DBMS prima della compilazione vera e propria Ogni programma che usa Embedded SQL deve: • Definire quale database usare • Connettersi al database • Effettuare le operazioni sul database (usando cursori e statementSQL) • Disconnettersi dal database

  23. ESEMPIO in C di SQL statico– prima…. #include<stdlib.h> #include<stdio.h> #include<sqlenv.h> main() { exec sql begin declare section; /*dichiarazione variabili*/ char *NomeDip = “DEE"; int Id_Dip = 3; exec sql end declare section; /*fine della dichiarazione variabili*/ exec sql connect to esempio@azienda_esempio; if (sqlca.sqlcode != 0) { /*sqlca (SQL Communication Area) è una struttura di dati predefinita che mantiene le informazioni sulla comunicazione tra SQL e programma, sqlcode=0 no errore, altrimenti codice dell’errore*/ printf(“Errore di connessione al DB\n"); } else { exec sql insert into Dipartimento values(:NomeDip,:Id_Dip); /* notare l’uso del : per utilizzare le variabili del programma ospite in SQL*/ exec sql disconnect all; } }

  24. ESEMPIO in C di SQL statico – prima e dopo … main() { exec sql connect to universita user pguser identified by pguser; exec sql create table studente (matricola integer primary key, nome varchar(20), annodicorso integer); exec sql disconnect; } /* These include files are added by the preprocessor */ #include <ecpgtype.h> #include <ecpglib.h> #include <ecpgerrno.h> #include <sqlca.h> main() { ECPGconnect(__LINE__, "universita" , "pguser" , "pguser" , NULL, 0); ECPGdo(__LINE__, NULL, "create table studente ( matricola integer primary key , nome varchar ( 20 ) , annodicorso integer )", ECPGt_EOIT, ECPGt_EORT); ECPGdisconnect(__LINE__, "CURRENT"); }

  25. CURSORI • Quando una query restituisce più tuple è necessario passarle al programma ospite una per volta • Si utilizza un cursore per accedere a tutte le tuple di una interrogazione, accede a tutte le tuple di una interrogazione in modo globale (tutte insieme o a blocchi – è il DBMS che sceglie la strategia efficiente); il cursore passa poi una tupla per volta al programma • Il cursore viene definito su una generica interrogazione mediante la seguente sintassi declare Cursor_Name [scroll ] cursor for SelectSQL [for <read only| update [of attribute,{attribute}]>] Dove, scroll indica che il cursore può muoversi liberamente sul risultato della query, mentre for update indica che il cursore può essere utilizzato in operazioni di aggiornamento permettendo di specificare eventualmente gli attributi oggetto del comando. Si osservi che per riga corrente si considera l’ultima riga letta.

  26. UTILIZZO DEL CURSORE • Esegue la query: open Cursor_Name • Utilizzo dei risultati (una ennupla alla volta):fetch [position from] Cursor_Name into Variables(accedere alla tupla corrente del risultato o a quella indicata da position e porne i valori nelle variabili del programma ospite) • Position (utilizzabili se l’opzione scroll è stata imposta altrimenti è disponibile solo next) : next (con riferimento a current indica la prossima tupla); prior (tupla precedente); first (prima tupla); last (ultima tupla); absolute integer_value (tupla posizionata al valore ordinale espresso) relative integer_value (tupla posizionata al valore ordinale espresso, rispetto alla posizione corrente) • Accedere alla tupla corrente di un cursore per effettuare un update o un delete (si usa solo nella clausola where e quando la query associata al cursore non esegue un join tra diverse tabelle): es.Delete from NomeTabella wherecurrent of Cursor_Name • Chiusura: close cursor Cursor_Name

  27. ESEMPIO IN C CON UTILIZZO DI CURSORI …… printf(“nome della citta‘?”); scanf(“%s”,&citta[0]); /*creo il cursore*/ EXEC SQL DECLARE P CURSOR FOR SELECT NOME, REDDITO FROM Impiegato WHERE CITTA = :citta ; EXEC SQL OPEN P ; /* apro il cursore -> eseguo la query*/ EXEC SQL FETCH P INTO :nome, :reddito ; /*prelevo i dati*/ while (sqlca.sqlcode == 0) { printf(“Qual è l’aumento per %s? ”, nome); scanf(“%d”,&aumento); EXEC SQL UPDATE Impiegato SET REDDITO = REDDITO + :aumento WHERE CURRENT OF P; /*eseguo l’update su current*/ EXEC SQL FETCH P INTO :nome, :reddito; ; /*prelevo i dati per la tupla immediatamente successiva*/ } EXEC SQL CLOSE CURSOR …..

  28. DYNAMIC SQL • Non sempre le istruzioni SQL sono note quando si scrive il codice ospite (si pensi, ad esempio, ad un’applicazione che interagisce con utenti). E’ stata introdotta una tecnica completamente diversa, chiamata SQL dinamico, che permette di generare istruzioni SQL a tempo di esecuzione (addirittura ricevute dal programma attraverso parametri o da input). Ovviamente, la tecnica porta ad un degrado delle prestazioni. • Le operazioni in SQL dinamico possono essere eseguite immediatamente oppure prima “preparate” e poi eseguite (anche più volte) • La differenza è che, in SQL statico, i nomi delle relazioni e degli attributi coinvolte nelle istruzioni SQL sono fissate a priori; l’unica parte delle istruzioni che può rimanere non nota a tempo di compilazione è costituita dagli specifici valori da ricercare o da aggiornare. Nell’SQL dinamico, invece, le istruzioni SQL sono generate a tempo di esecuzione; non è quindi necessario specificare relazioni e attributi coinvolti in una istruzione SQL prima della sua esecuzione.

  29. MODALITÀ DI ESECUZIONE Esempio: Char * SQL_string=“delete from Impiegato where CF=27”; … exec sql execute immediate : SQL_string; Le operazioni SQL possono essere: • Con esecuzione immediata (in assenza di parametri) execute immediate SQLStatement • Con esecuzione differita e ripetibile (anche con parametri): prepare CommandName from SQLStatement execute CommandName [into TargetList][using ParameterList] Esempio: Prepare :trova_nome From “select nome from Impiegato where CF =?” Execute :trova_nome into:nome_imp using :cf_imp Rilascio del comando: Deallocate prepare :trova_nome

  30. SQL Embedded VS CLI SQL embedded • pemette precompilazione (e quindi efficienza e portabilità del sorgente) • uso di SQL completo • Molto usato in applicazioni legacy CLI • indipendente dal DBMS, uso di funzioni di interazione con i DBMS, attraverso Application Programming Interfaces (API) • permette di accedere a più basi di dati, anche eterogenee (senza ricompilazione: portabilità dell’eseguibile): richiede un ulteriore strato di comunicazione  esistono drivers specifici per i vari DBMS

  31. STORED PROCEDURES A partire da SQL-2 è possibile definire procedure dette stored procedures per il fatto che vengono memorizzate all’interno della base di dati come parti dello schema. Le procedure permettono di associare un nome ad un’istruzione SQL, con la possibilità di specificare dei parametri da utilizzare per lo scambio di informazioni con la procedura. I vantaggi sono: minor quantità di dati trasferita tra client e server, una più facile manutenibiltà, favorisce il riutilizzo della logica dell’applicazione da parte di utenti diversi e la possibilità di ottenere in diversi casi un sensibile incremento delle prestazione. In tal modo però la logica di business risulta in gran parte inglobata nella base di dati. Una volta che la procedura è definita, essa è utilizzabile come se facesse parte dell’insieme dei comandi SQL predefiniti. La procedura può essere invocata avendo cura di associare un valore ai Parametri. procedure Update_address(:cod_dip int, :Addr varchar(60)) Begin; update Department set Address =:Addr where ID_dip =:cod_dip End; exec sql Update_address(:codice,:indirizzo); Molti sistemi, e.g Oracle PL/SQL, presentano estensioni ricche e più complesse (ad es. costrutti if – else, cicli while che rendono SQL un linguaggio computazionalmente completo ossia con lo stesso potere espressivo di un normale linguaggio di programmazione). Definizione Chiamata

  32. TRIGGERS – IL PARADIGMA ECA Una base di dati si dice attiva quando dispone di un sottosistema integrato per definire e gestire regole di produzione (regole attive) che seguono il paradigma E (evento) – C (condizione) – A (azione). Allo stato attuale molte basi di dati relazionali sia di tipo commerciale (Oracle, MS SQL server) che open source (PostgreSQL, MySQL) possono essere considerate basi di dati attive poiché mettono a disposizione semplici regole chiamate trigger. Evento – è una primitiva per la manipolazione dei dati in SQL (DML): insert, update o delete Condizione – è un predicato booleano espresso in SQL (stessi operatori utilizzati per definire una condizione semplice o complessa della clausola WHERE di una selectSQL) Azione – è in generale una sequenza di statement SQL (select, insert, update e delete) arricchita dai costrutti forniti da linguaggi di programmazione proprietari (PL/sql in Oracle, PL/pgsql in PostgreSQL)

  33. TRIGGERS – DEFINIZIONE Una regola attiva è definita su una sola tabella chiamata target. La regola è attivata a seguito di un evento su tale tabella, se la condizione è verificata allora viene eseguita l’azione. Le regole attive servono per gestione interna (DBMS) – le regole attive possono gestire vincoli di integrità predefiniti (per es. una politica di reazione di tipo cascade per una foreign key può essere implementata con una regola attiva), calcolare attributi derivati, gestire dati duplicati e le eccezioni (per es. sollevate dalla violazione dei vincoli di integrità) gestione esterna – le regole attive permettono di codificare complesse regole aziendali (business rules) non rappresentabili in altro modo nello schema (per es. mediante check o assertion). In questo caso non esistono schemi fissi per la codifica delle regole e ciascun problema applicativo va affrontato singolarmente.

  34. TRIGGERS – SINTASSI Problema – I trigger non sono stati definiti in SQL-92, la sintassi ed la gestione variano a seconda dello specifico DBMS utilizzato • CREATE TRIGGER NomeTrigger • modalità evento {, evento} • on TabellaTarget • [referencing referenza] • [granularità] • [when (condizione)] • StatementSQL Dove evento, condizione e statementSQL rappresentano rispettivamente Evento, Condizione e Azione del paradigma ECA, mentre la clausola referencing permette di rinominare le variabili predefinite NEW (rappresenta la nuova tupla ) ed OLD (rappresenta la vecchia tupla ) ad esempio è possibile scrivere: referencing NEW AS nuoviDati Per accedere ad un campo specifico di una tupla si usa la dot notation Modalità (di valutazione) può essere after: la valutazione avviene immediatamente dopo l’evento (caso più frequente) oppure before: la valutazione del trigger precede logicamente l’evento a cui si riferisce Granularità può essere a livello diriga (clausola for each row nel comando create trigger) in questo caso il trigger viene attivato, verificato ed eseguito per ogni tupla della tabella target, oppure a livello di primitiva (è il livello di default clausola for each statement) in questo caso il trigger viene attivato, verificato ed eseguito una sola volta per tutte le tuple della tabella target.