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LAVORO (*) E DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICI

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  1. LAVORO (*) E DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICI conoscere per prevenire (aggiornamento) (*) movimentazione carichi, movimenti ripetitivi, traino e spinta dott.ssa FT Senini Elisabetta – formatore - Lecco

  2. UN PO’ DI RIPASSO

  3. IL MAL DI SCHIENAvi ricordate come ci si deve muovere?

  4. IL DISCO INTERVERTEBRALE Schiacciato da + di 80Kg SI “SPREME” (disidratazione = butta fuori sostanze di scarto) Schiacciato da – di 80Kg SI “RIEMPIE” (idratazione = assorbe sostanze nutritive)

  5. EQUILIBRIO DEL CORPO • La base d’appoggio del corpo umano in stazione eretta è costituita dalla pianta dei piedi e dallo spazio interposto fra essi • Un corpo è tanto più stabile quanto più ampia è la sua base d’appoggio e quanto più basso è il suo baricentro • Una base d’appoggio adeguata offre maggior equilibrio, evita continui e dispendiosi aggiustamenti posturali diminuendo il carico discale

  6. QUINDI: LAVORARE SEMPRE* ALLARGANDO LA BASE D’APPOGGIO * ABBASSANDO IL BARICENTRO

  7. SE DEVI SOLLEVARE DEI PESI… • non tenere le gambe dritte • non tenere il peso lontano dal corpo • porta il peso vicino al corpo e piega le ginocchia; tieni un piede più avanti dell’altro per avere più equilibrio

  8. SE DEVI PORRE IN ALTO UN OGGETTO… • evita di inarcare troppo la schiena • usa uno sgabello o una scaletta per arrivare all’altezza desiderata

  9. SE DEVI SPOSTARE DEGLI OGGETTI… • evita di ruotare solo il tronco • gira tutto il corpo, spostando anche la/le gambe

  10. SE DEVI MUOVERE UN CARICO… • è preferibile spostare oggetti nella zona compresa tra l’altezza delle spalle e l’altezza delle nocche (mani a pugno con braccia lungo i fianchi) • ricordatelo quando devi stoccare gli oggetti sugli scaffali! • più in alto e più in basso, metti gli oggetti più leggeri o che devi movimentare raramente

  11. RICHIEDI E UTILIZZA GLI AUSILI • per movimentare carichi di peso superiore ai 25 KG o di dimensioni particolari, si DEVONO utilizzare gli ausili messi a disposizione dall’azienda

  12. QUANDO TRASPORTI PESI… • evita di portare un grosso peso con una mano sola • è meglio suddividerlo in due pesi, da portare con le due mani • non sollevare bruscamente il peso • se il peso è superiore a 25 KG o senti di non farcela, fatti aiutare da un’altra persona

  13. CONTROLLA LA POSTAZIONE DI LAVORO… • SE DEVI LAVORARE A LUNGO IN PIEDI: • non stare con la schiena curva • regola il piano di lavoro in modo che i gomiti possano stare ad angolo retto • appoggia alternativamente un piede su un rialzo

  14. SE DEVI LAVORARE A LUNGO SEDUTO: • non lavorare a lungo con le braccia sollevate • cerca sempre di crearti un appoggio per le braccia • in tutti i casi, non stare seduto fermo per più di 30-40 minuti consecutivi: cambia spesso posizione, alzati, fai qualche passo per sgranchire collo, spalle, schiena e gambe

  15. I DISTURBI AGLI ARTI SUPERIORI • I disturbi articolari (spalla, gomito, polso) o alla mano compaiono soprattutto perché i nervi e i tendini, nei movimenti ripetuti e rapidi, sono sovraccaricati e possono infiammarsi. • Ciò può generare dolore intenso e impaccio ai movimenti all’articolazione interessata.

  16. I disturbi muscolari compaiono soprattutto perché nelle contrazioni muscolari statiche, ad esempio quando si lavora a lungo a braccia sollevate, arriva ai muscoli meno sangue del necessario; il muscolo mal nutrito si affatica e diventa debole.

  17. Le alterazioni più comuni sono: - sindrome del tunnel carpale (compressione del nervo mediano a livello del polso) - tendiniti dei muscoli flessori ed estensori della mano - epicondilitied epitrocleiti al gomito • - periartritescapolo-omerale alla spalla

  18. L’AMPIEZZA DEL MOVIMENTO PUO’ ESSERE FATTORE DI RISCHIO • Flessione del braccio > 80° • Estensione del braccio > 20° • Abduzione > 45° • Flesso-estensione del gomito > 60° • Pronazione dell’avambraccio > 60° • Supinazione dell’avambraccio > 60° • Flessione del polso > 45° • Estensione del polso > 45° • Deviazione radiale del polso > 15° • Deviazione ulnare del polso > 20° • Prese della mano: palmare, ad uncino, grip (prese con pugno chiuso), pinch (prese fini con l’utilizzo delle dita in opposizione)

  19. la NUOVA SICUREZZA sul lavoro • A decorrere dal 15/05/08 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 9 Aprile 2008 n. 81, che riordina tutta la previgente normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro. • Alcuni elementi di criticità emersi nel corso del primo anno di vigenza del D.Lgs n. 81/2008 hanno suggerito al legislatore un intervento di riordino, concretizzatosi con l’emanazione del D.Lgs n. 106/2009. • Tali provvedimenti rappresentano oggi un complesso di norme stabili e armonizzate, espressione di un assestamento della materia che offre agli operatori ed agli utenti in genere certezza di regole e una chiara strumentazione normativa, nel rispetto delle normative comunitarie e delle convenzioni internazionali, garantendo l’uniformità della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere, età e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati.

  20. Titolo VI: Movimentazione manuale dei carichi ARTICOLO 167: campo di applicazione Le norme del presente titolo si applicano alle attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi che comportano per i lavoratori rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico , in particolare dorso-lombari. Al fine del presente titolo, si intendono: a) movimentazione manuale dei carichi: operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico che – per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli – comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari b) patologie da sovraccarico biomeccanico: patologie delle strutture osteoarticolari, muscolo-tendinee e neuro-vascolari

  21. ARTICOLO 168:obblighi del datore di lavoro 1. Il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie e ricorre ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori. 2. Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori, il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie, ricorre ai mezzi appropriati e fornisce ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale di detti carichi, tenendo conto dell’allegato XXXIII, ed in particolare: a) organizza i posti di lavoro… b) valuta … le condizioni di sicurezza e di salute… c) evita o riduce i rischi, particolarmente di patologie dorso-lombari,... d) sottopone i lavoratori alla sorveglianza sanitaria…

  22. ARTICOLO 168:obblighi del datore di lavoro NOVITA’: viene inserito un comma relativo alle NORME TECNICHE 3. Le norme tecniche costituiscono criteri di riferimento per le finalità del presente articolo e dell’allegato XXXIII, ove applicabili. Negli altri casi si può fare riferimento alle buone prassi e alle linee guida.

  23. ARTICOLO 169:informazione, formazione e addestramento 1. Tenendo conto dell’allegato XXXIII, il datore di lavoro: a) fornisce ai lavoratori le informazioni adeguate relativamente al peso ed alle altre caratteristiche del carico movimentato; b) assicura ad essi la formazione adeguata in relazione ai rischi lavorativi ed alle modalità di corretta esecuzione delle attività 2. Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori l’addestramento adeguato in merito alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi.

  24. ALLEGATO XXXIIIelementi di riferimento La prevenzione del rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari, connesse alle attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi dovrà considerare, in modo integrato, il complesso degli elementi di riferimento e dei fattori individuali di rischio riportati nel presente allegato. Caratteristiche del carico La movimentazione manuale di un carico può costituire un rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari, nei seguenti casi: • il carico è troppo pesante … … … (il resto del testo non è stato modificato rispetto al D.Lgs 626/94)

  25. ALLEGATO XXXIIIfattori individuali di rischio Fatto salvo quanto previsto dalla normativa vigente in tema di tutela e sostegno della maternità e protezione dei giovani sul lavoro, il lavoratore può correre un rischio nei seguenti casi: • inidoneità fisica a svolgere il compito in questione, tenuto altresì conto delle differenze di genere e di età … … … (il resto del testo non è stato modificato rispetto al D.Lgs 626/94)

  26. ALLEGATO XXXIIIriferimenti a norme tecnicheNOVITA’ ! “Le norme tecniche della serie ISO 11228 (parti 1-2-3) relative alle attività di movimentazione manuale (sollevamento, trasporto, traino, spinta, movimentazione carichi leggeri ad alta frequenza) sono da considerarsi tra quelle previste dall’art. 168, comma 3.”

  27. Norma UNI ISO 11228-1: compito di sollevamento e trasporto dei carichi: la norma specifica i limiti raccomandati per il sollevamento ed il trasporto manuale, prendendo in considerazione l’intensità, la frequenza e la durata del compito (carichi di peso uguale o superiore a 3 kg) 2) Norma UNI ISO 11228-2: compito di spinta e traino di carichi: la norma specifica i limiti raccomandati per le azioni di spinta e traino svolte con il corpo intero 3) Norma UNI ISO 11228-3: compito di movimentazione di bassi carichi ad alta frequenza: la norma stabilisce raccomandazioni per compiti lavorativi ripetitivi che implicano la movimentazione manuale di bassi carichi (peso inferiore a 3 kg) ad alta frequenza

  28. ATTIVITA’ DI SOLLEVAMENTOvalori di riferimento ISO 11228-1

  29. Attività NON continuativa (occasionale) di sollevamento Essa prevede – supponendo che siano rispettate le condizioni ideali – una determinazione ed un controllo preliminare della massa movimentata in modo occasionale(cioè con frequenza INFERIORE ad 1 ATTO ogni 5 MINUTI) utilizzando il prospetto che segue. In altri termini, per sollevamenti occasionali, si raccomanda di non superare i valori della Tabella che segue, tenendo conto delle caratteristiche dalla popolazione di riferimento. I valori riportati in Tabella sono inoltre i valori “iniziali” da considerare in caso di attività di sollevamento continuativa. - Condizioni ideali: includono la postura ideale per la movimentazione manuale, una presa ferma sull’oggetto in postura neutra del polso, nonché condizioni ambientali favorevoli • Postura ideale: postura eretta e simmetrica, mantenendo una distanza orizzontale tra il baricentro dell’oggetto movimentato e il baricentro dell’operatore a meno di 25 cm, nonché l’altezza della presa a meno di 25 cm sopra l’altezza delle nocche

  30. Andamento rapporti massa/frequenza

  31. MOVIMENTAZIONE CARICHI Costituiscono oggetto di interesse ai fini dell’attribuzione di un rischio professionale 4 FATTORI CHE DEVONO ESSERE PRESENTI NELLA MANSIONE, dei quali i primi tre rappresentano una condizione necessaria di rischio: 1.che la attività di movimentazione venga svolta per almeno il 50% del tempo di permanenza nell’azienda considerata e da almeno 5 anni; 2.che i carichi movimentati siano di peso superiore a 3 kg; 3.che le azioni di movimentazione manuale vengano svolte con frequenza superiore a 1 volta ogni 5 minuti, ammettendo frequenze inferiori nel caso di movimentazioni abituali di carichi di peso prossimo al valore limite di 30 kg per i maschi e 20 kg per le femmine; 4.che la postura determini il mantenimento del busto in flessione > 60° per più di 2 volte al minuto, anche in questo caso per almeno il 50% del turno di lavoro.   Questi parametri rappresentano i requisiti minimi necessari per poter ipotizzare l’esistenza di un possibile rischio professionale della patologia del rachide.

  32. Il Modello di Valutazione da applicare per movimentazione manuale di carichi con sollevamento è quello del NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) Tale Modello di Valutazione è stato validato e riconfermato dalle Linee Guida della Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale (SIMLII) del 2004 e considerato dal Decreto del Ministero del Lavoro del 27 aprile 2004 e dalla Circolare INAIL di riferimento. Tanto la norma ISO 11228-1 che la EN 1005-2 (anche se con calcoli simili e non uguali) adottano in sostanza il metodo del NIOSH, che prevede lo sviluppo dell’analisi a partire da una griglia di valori di costante di peso (peso massimo in condizioni ideali per sollevamenti occasionali), dati in funzione di fasce differenziate di popolazione lavorativa.

  33. Con questo Modello viene determinato, per ogni azione di sollevamento, il cosiddetto “limite di peso raccomandato” attraverso un'equazione che, a partire dal peso massimo movimentabile in condizioni ideali (15 Kg per i ragazzi, 20 Kg per le donne e 30 Kg per gli uomini) considera l'eventuale esistenza di elementi sfavorevoli nella movimentazione in analisi, introducendo appositi fattori riducenti per ognuno di essi. Il peso limite iniziale (CP) viene moltiplicato successivamente per i vari fattori (xAxBxCxDxExF) e ridotto fino ad ottenere il peso limite raccomandato per quella azione di sollevamento ed il relativo INDICE DI SOLLEVAMENTO. fino a 0,85 da 0,86 a 1,00 oltre 1,00 FASCIA VERDEaccettabile, nessun rischio FASCIA GIALLAesposizione molto bassa FASCIA ROSSArischio presente (livello basso, significativo o elevato)

  34. Indicatori di Rischio (Lifting Index) Per ogni livello di rischio calcolato, viene determinato il conseguente comportamento in funzione preventiva.

  35. L’intervento è comunque necessario anche con indici (LI) compresi tra 1 e 3. • E’ utile programmare gli interventi identificando le priorità di rischio. • Successivamente sarà opportuno riverificare il relativo indice di rischio dopo ogni intervento. • Va comunque attivata la Sorveglianza Sanitaria periodica del personale esposto, con periodicità bilanciata in funzione del livello di rischio.

  36. APPROCCIO ALLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO: lo screening di primo livello Ai fini di una valutazione semplificata può essere utilizzata, in prima battuta, una procedura che (senza l’utilizzo di calcoli matematici) verifichi il soddisfacimento di alcuni requisiti essenziali, rilevando: Condizioni critiche - legate alla postazione di lavoro e alla presenza di carichi di peso superiore al valore limite (codici rossi) - legate all’ambiente di lavoro e/o alle caratteristiche del carico Condizioni di accettabilità - rispetto di valori critici di peso sollevato in funzione della frequenza di sollevamento e delle posture con cui è effettuato il sollevamento stesso (codici verdi) Se TUTTI i criteri delle condizioni di accettabilità sono soddisfatti e NON sono presenti codici rossi, la relativa condizione viene definita come accettabile e non sarà necessario procedere con ulteriori valutazioni. In caso contrario, sarà opportuno procedere ad una valutazione più dettagliata.

  37. Condizioni di accettabilità Se tutti gli scenari relativi alla presenza di condizioni critiche legate alla postazione ed al peso del carico sono esclusi e se si verificano tutti gli scenari qui indicati (soggetto adulto e sano che usa entrambe le mani per sollevare), la postazione di lavoro è accettabile. Vanno comunque verificate le condizioni ambientali e le caratteristiche del carico movimentato.

  38. Condizioni critiche legate alla postazione ed al peso del carico CODICI ROSSI sollevamento manuale: se fosse presente anche solo una delle condizioni citate, il rischio va considerato elevato ed è necessario procedere al più presto alla riprogettazione del compito CODICI ROSSI sollevamento manuale: presenza di condizioni di sollevamento di carichi superiori ai limiti indicati

  39. Condizioni critiche legate all’ambiente di lavoro ed alle caratteristiche del carico Le CARATTERISTICHE DELL’AMBIENTE DI LAVORO non sono adatte al sollevamento e trasporto manuale perché presenti le seguenti condizioni: Le CARATTERISTICHE DELL’AMBIENTE DI LAVORO non sono adatte al sollevamento e trasporto manuale perché presenti le seguenti condizioni: Le CARATTERISTICHE DELL’OGGETTO MANIPOLATO in sollevamento o trasporto non sono adatte al sollevamento e trasporto manuale perché presenti le seguenti condizioni: Le CARATTERISTICHE DELL’OGGETTO MANIPOLATO in sollevamento o trasporto non sono adatte al sollevamento e trasporto manuale perché presenti le seguenti condizioni:

  40. VALUTAZIONE DELL’INDICE DI RISCHIO

  41. FATTORE ALTEZZA (VM – Vertical Multiplier) altezza da terra delle mani all’inizio (fine) del sollevamento L’altezza da terra delle mani (A) è misurata verticalmente dal piano di appoggio dei piedi al punto di mezzo tra la presa delle mani Gli estremi di tale altezza sono dati dal livello del suolo e dall’altezza massima di sollevamento (pari a 175). Il livello ottimale (VM=1) è per un’altezza verticale di 75 cm (altezza nocche in posizione anatomica). Il valore di VM diminuisce allontanandosi (in alto o in basso) da tale livello ottimale. - se l’altezza > 175 VM=0 - se l’altezza < 0 VM=0 Formula di calcolo: VM = 1 – [0,003 x (V-75)] dove V = altezza delle mani da terra

  42. FATTORE DISLOCAZIONE VERTICALE (DM – Distance Multiplier) distanza verticale del peso tra inizio e fine del sollevamento La dislocazione verticale di spostamento (B) è data dallo spostamento verticale delle mani durante il sollevamento. Tale misurazione può essere misurata come differenza del valore di altezza delle mani fra l’inizio e la fine del sollevamento. Nel caso particolare in cui l’oggetto debba superare un ostacolo, la dislocazione verticale sarà data dalla differenza tra l’altezza massima raggiunta per superare l’ostacolo e l’altezza delle mani all’inizio (o alla fine) del sollevamento e/o deposito. La distanza B ottimale (DM=1) è di 25 cm - se l’altezza di dislocazione > 175 DM=0 Formula di calcolo: DM = 0,82 + [4,5 / D] dove D = dislocazione verticale in cm

  43. FATTORE ORIZZONTALE (HM – Horizontal Multiplier) distanza massima del peso dal corpo durante il sollevamento La distanza orizzontale (H) è misurata dalla linea congiungente i malleoli interni al punto di mezzo tra la presa delle mani (proiettata sul terreno); di fatto è la distanza orizzontale fra baricentro corporeo e baricentro del peso. La distanza ottimale (HM=1) è uguale o inferiore a 25 cm. - se la distanza > 63 HM=0 Formula di calcolo: HM = 25 / H dove H = distanza orizzontale in cm

  44. FATTORE ASIMMETRIA (AM – Asymmetric Multiplier) dislocazione angolare del peso rispetto al piano sagittale L’angolo di asimmetria (Y) è l’angolo fra la linea di asimmetria e la linea sagittale. La linea di asimmetria congiunge idealmente il punto di mezzo tra le caviglie e la proiezione a terra del punto intermedio alle mani all’inizio (o fine) del sollevamento. L’angolo di asimmetria NON è definito dalla posizione dei piedi o dalla torsione del tronco del soggetto, ma dalla posizione del carico relativamente al piano sagittale mediano del soggetto. La distanza ottimale (AM=1) è uguale o inferiore a 25°. - se la torsione > 135° AM=0 Formula di calcolo: AM = 1 – [0,0032 Y] dove Y = angolo di asimmetria in gradi

  45. Descrizione della “presa” buona Misure massime consigliate per un oggetto da trasportare manualmente FATTORE PRESA (CM – Coupling Multiplier) giudizio sulla presa del carico E’ definito come la stima della modalità di prensione del carico e si basa sulla valutazione delle caratteristiche qualitative della presa. - Presa BUONA (CM=1) Lunghezza carico < 40 cm; altezza carico < 30 cm; buoni manici o scanalatura per le mani. Parti semplici da movimentare e oggetti con presa avvolgente e senza eccessiva devizione del polso - Presa SUFFICIENTE (CM=0,95) - Presa SCARSA (CM=0,90) Data l’evidente difficoltà nel differenziare il tipo di presa sufficiente dal tipo di presa scarso, si consiglia di usare il moltiplicatore per la presa buona (CM=1) per la presa che rispetti totalmente i canoni ergonomici descritti, considerando tutte le altre prese come scarse.

  46. FATTORE DURATA (FM – Frequency Multiplier) frequenza del sollevamento in atti al minuto e durata Per determinare il fattore frequenza FM è necessario descrivere l’organizzazione della giornata lavorativa. Si deve analizzare l’alternanza di fasi lavorative che prevedono la movimentazione manuale dei carichi e le attività “leggere”, cioè senza movimentazione o costituite da pause. In questo modo si possono evincere i dati relativi alla durata dei tempi di movimentazione e alla frequenza con la quale i carichi sono movimentati. Frequenza di atti al minuto in relazione alla durata del compito

  47. Calcolo della DURATA BREVE durata - durata di ogni compito di sollevamento < 60 minuti consecutivi - seguito da altre attività senza sollevamento manuale o pause della durata > 100% esempio: 60 minuti di compito che prevede movimentazione manuale carichi 60 minuti di compito “leggero” e/o pausa MEDIA durata - durata di ogni compito di sollevamento < 120 minuti consecutivi - seguito da altre attività senza sollevamento manuale o pause della durata > 30% esempio: 120 minuti di compito che prevede movimentazione manuale carichi almeno 40 minuti di compito “leggero” e/o pausa LUNGA durata - non è breve durata - non è media durata Calcolo della FREQUENZA FREQUENZA = n. pezzi sollevati nel turno (1) durata (min) della movimentazione manuale nel turno (2) (1) informazioni fornite dalla produzione (2) durata complessiva tempi movimentazione

  48. Durante lo studio di attività con sollevamento manuale di carichi, dal punto di vista operativo, possiamo individuare diverse tipologie di compiti e loro turn-over, con le seguenti definizioni e caratteristiche: 1) COMPITO SINGOLO (Mono task): è il compito che comporta il sollevamento di una sola tipologia di oggetti (con lo stesso peso) utilizzando la stessa postura del corpo (geometria del corpo) durante il sollevamento, tra l’origine e la destinazione. In questo caso si potrà utilizzare il metodo di calcolo classico denominato “Lifting Index” (LI)[Waters e al., 1993] 2) COMPITO COMPOSITO (Composite task): quando si sollevano oggetti generalmente di una tipologia , ma su differenti geometrie (prelevando o posizionando da/su mensole poste a differenti altezze verticali e/o distanze orizzontali). In pratica ogni singola geometria è denominata “sub task” In questo caso l’Indice di Sollevamento Composto “Composite Lifting Index” (CLI) può essere calcolato seguendo la specifica procedura[Waters e al., 1994] E’ stato però postulato che in questa procedura non possono essere calcolati più di 10 sub-compiti, da cui la necessità di introdurre delle semplificazioni.