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2 – Introduzione alla Psicologia Evoluzionistica

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2 – Introduzione alla Psicologia Evoluzionistica - PowerPoint PPT Presentation


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2 – Introduzione alla Psicologia Evoluzionistica. Come funziona la mente Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza L’evoluzione della mente La cultura e la mente innata. Come funziona la mente?. 1 . Come funziona la mente

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2 introduzione alla psicologia evoluzionistica

2 – Introduzione alla Psicologia Evoluzionistica

Come funziona la mente

Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza

L’evoluzione della mente

La cultura e la mente innata

symons empirismo ed innatismo

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

P s i c o l o g i a G e n e r a l e

Symons: Empirismo ed innatismo
  • Le 2 concezioni della natura umana 
    • Empirista il cervello è costituito esclusivamenteda un numero limitato di meccanismi dominio-generali, non specializzati;
    • Innatista il cervello è costituito da numerosi meccanismi dominio-specifici, specializzati.
      • Il cervello ha numerose e diverse funzioni; ossia, esso è stato modellato dalla selezione naturale per risolvere un gran numero di problemi distinti.
teorie computazionali e biologia evoluzionistica

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

P s i c o l o g i a G e n e r a l e

Teorie computazionali e biologia evoluzionistica
  • I meccanismi empiristi 
    • La premessa fondamentale di questo modello è che l’architettura della mente umana scaturita dall’evoluzione sia caratterizzata da processi indipendenti dal dominio, di numero limitato, con finalità generali, prive di contenuto o dominio-generali.
      • apprendimento
      • induzione
      • imitazione
      • ragionamento
      • capacità culturali
i meccanismi empiristi tutto fare

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

P s i c o l o g i a G e n e r a l e

I meccanismi empiristi “tutto fare”
  • Un’architettura che contenga solo meccanismi indipendenti dal contesto deve riuscire nel compito di sopravvivere e riprodursi applicando la medesima procedura a qualsiasi problema adattativo.
    • Ma non esiste alcun criterio dominio-generale relativo al successo o al fallimento in relazione alle finalità adattative
      • ad esempio ciò che vale come un buon partner sessuale ha poco in comune con un buon pasto o un buon fratello.
conoscenza dominio specifica vs meccanismo generale 1 2

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

P s i c o l o g i a G e n e r a l e

Conoscenza dominio-specifica vs. meccanismo generale 1/2
  • Premack riporta il lavoro di Robert Sayfarhsul cercopiteco:
    • Il dominio del problema è 
      • il predatore,
    • le categorie sono 
      • i rapaci, i leopardi e i serpenti,
      • in presenza dei quali esso invia 3 differenti richiami.
    • Il piccolo cercopiteco apprende la struttura di questo dominio, cioè può imparare le categorie?
      • No, esso già possiede le categorie: ciò che semmai impara è come definire in modo dettagliato i membri delle categorie.
conoscenza dominio specifica vs meccanismo generale 2 2

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  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

P s i c o l o g i a G e n e r a l e

Conoscenza dominio-specifica vs. meccanismo generale 2/2
  • Ad esempio 
    • un giovane cercopiteco può erroneamente emettere il richiamo per i rapaci in risposta al falco (che somiglia al vero predatore), il richiamo per il serpente in risposta a serpenti inoffensivi e il richiamo del leopardo in risposta ad altri animali di terra che non rappresentano un pericolo. Esso corregge questi errori, imparando a limitare il richiamo all’animale giusto all’interno di ciascuna categoria e a rispondere più velocemente.
    • Tuttavia, anche quando il cercopiteco emette il suo primo richiamo non confonde tra loro le categorie, ad esempio non invia il richiamo per il serpente a un uccello ecc.
  • I cercopitechi non apprendono la struttura dello spazio del problema. Essi nascono già con la struttura.
  • Le teorie associazionista, comportamentista e connessionista sono pertanto inadeguate.
i meccanismi innati dominio specifici i risolutori di problemi

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  • 4. La cultura e la mente innata

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I meccanismi innati dominio-specifici: i risolutori di problemi
  • I sottosistemi dominio-specifici  sono i domini rispetto ai quali va definito il successo negli effetti del comportamento.
    • Ad esempio il problema embrione-tossine è risolto da un insieme di meccanismi funzionalmente specializzati che modificano la soglia del normale meccanismo di avversione al cibo nella madre (Profet, 1992).
      • Essi la abbassano quando il rischio per l’embrione è massimo - provocando avversione al cibo, nausea e vomito nelle prime fasi della gravidanza – e la innalzano quando l’assunzione di calorie diventa una priorità. In conseguenza di ciò la madre, nella fase in cui l’embrione ne sarebbe minacciato, rifiuta cibi che normalmente troverebbe appetibili: in tal modo, risponde adattativamente a una correlazione ontogeneticamente invisibile.
la teoria evolutiva 1 2

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La teoria evolutiva 1/2
  • La teoria evolutivaha elaborato il concetto secondo cui noi siamo l’esito di una collezione di adattamenti, di meccanismi cerebrali che ci consentono specifiche operazioni.
  • Il modo in cui il cervello affronta nuovi problemi è assai complesso:
    • moltisistemi cerebrali, probabilmente, contribuiscono all’espressione di una singola funzione.
la teoria evolutiva 2 2

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  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

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La teoria evolutiva 2/2
  • Se una mutazione casuale– che si verifica quando la dinamica della crescita subisce modificazioni – aumenta il successo riproduttivo, allora è molto probabile che essa venga ereditata dalle generazioni successive.
    • Ad esempio, un occhio rudimentale permette a un organismo di vedere ben poco e ciò lo costringe a un’esplorazione continua del mondo che lo circonda. Se una mutazione migliora l’occhio rudimentale, l’organismo vedrà meglio, si comporterà in modo più efficiente e pertanto sopravviverà più a lungo.
  • I meccanismi cerebrali si sono evoluti attraverso mutazioni casualiper far fronte a nuove esigenze e operare in modo tale da accrescere il successo riproduttivo.
la prospettiva evoluzionistica e la modularit della mente

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La prospettiva evoluzionistica e la modularità della mente
  • In che modo il cervello dà vita alla mente
    • La prospettiva evolutiva sostenuta dai neuroscienziati e psicologi cognitivi muove dalla considerazione che la vita mentale riflette le azioni di molti dispositivi nervosi, forse da decine a migliaia, installati nel nostro cervello sin dalla nascita.
      • Questi dispositivi compiono per noi operazioni cruciali, dal guidarci quando camminiamo o respiriamo all’aiutarci quando formuliamo sillogismi. Si tratta di dispositivi nervosi di ogni genere e forma, e tutti ingegnosi.
    • La maggior parte di questi dispositivi svolgono il proprio lavoro prima che noi ne siamo consapevoli.
prove neuropsicologiche

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Prove neuropsicologiche
  • II neuropsicologo, che studia gli effetti delle lesioni cerebrali sul comportamento, osserva pazienti con lesioni focali, che possono derivare da ictus, tumori, ferite da proiettili o da qualsiasi altro tipo di trauma.
    • Un paziente con lesioni del genere può manifestare un disordine specifico quale l’incapacità di vedere i volti diritti.
    • Il neuropsicologo è in grado di studiare anche pazienti che, pur presentando lesioni cerebrali estese, manifestano un disordine sorprendentemente specifico, ad esempio l’incapacità di pronunciare i nomi.
ci che non impariamo ma che sappiamo

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Ciò che non impariamo ma che sappiamo
  • Alla nascita, il bambino è già dotato di circuiti neurali in grado di elaborare informazioni che gli consentono di essere perfettamente funzionale.
    • Il bambino non impara la trigonometria, ma la sa; non impara a distinguere una figura dallo sfondo, ma sa farlo; non ha bisogno di imparare, ma sa che, quando un oggetto ne colpisce un altro, lo sposterà.
    • Persino i meccanismi che ci aiutano a fondare le conoscenze sulle relazioni sociali possono avere origine da leggi percettive di cui il cervello è dotato sin dalla nascita.
      • Infatti, la trasmissione della cultura, prerogativa dell’uomo, può aver luogo grazie alla nostra particolare capacità di imitare.
il legame di causalit nei neonati

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Il legame di causalità nei neonati
  • La causalità 
    • La capacità di cogliere un legame di causalità è basato su un sistema di conoscenza innato, dominio-specifico, che guida alla conoscenza della realtà ogni essere umano fin dalla sua prima infanzia.
il metodo della durata di fissazione visiva

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Il metodo della durata di fissazione visiva
  • Alcuni psicologi dello sviluppo hanno messo a punto una procedura sperimentale che osserva la durata di fissazione visiva di un neonato quando è attratto da alcune immagini che gli vengono proiettate su uno schermo.
    • Non potendo far ricorso a dichiarazioni verbali in bambini di pochi mesi, questi studiosi hanno utilizzato una procedura che si è avvalsa della curiosità e attenzione visiva del bambino rivolta ad alcuni eventi, quando questi manifestano trasgressioni di regole fisiche:
      • quanto più le immagini di un filmato riproducono fenomeni attesi, ovverosia rispettosi di leggi fisiche, tanto più è manifesto un effetto di abituazione che spinge il neonato a rivolgere lo sguardo altrove, distraendosi;
      • diversamente, tanto più le immagini presentano eventi inattesi, che trasgrediscono leggi fisiche, il bambino, incuriosito, continua a fissare l’evento inatteso.
l effetto di spostamento di un oggetto causato da un altro in movimento

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L’effetto di spostamento di un oggetto causato da un altro in movimento
  • Tra i 3 e i 6 mesi, i bambini sono in grado di inferire conoscenze sul moto degli oggetti.
    • I bambini tendono a distrarsi quando gli si mostra che un oggetto a in movimento urtando un altro oggetto bne provoca il movimento; ma sono attratti dalla violazione di questa legge, quando cioè gli è mostrato che l’oggetto bprende a muoversi anche quando l’oggetto asi ferma poco prima di urtare l’oggetto b.
    • Tuttavia, quando gli oggetti inanimati sono sostituiti con figure umane, i bambini non sono più sorpresi nel vedere che l’oggetto bprende a muoversi anche se la figura umana non ha urtato l’oggetto, non ritenendo questa una violazione della legge.
  • I bambini già a pochissimi mesi, conoscono che le relazioni causa-effetto che governano gli esseri umani sono governate da leggi diverse da quelle fisiche.
la teoria della mente

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La teoria della mente
  • Le competenze sociali 
    • sono quelle attraverso le quali siamo in grado di comprendere le intenzioni comunicative altrui, riconoscerne gli stati emotivi e le loro cause.
  • La teoria della mente 
    • è attribuita dagli psicologi cognitivisti ad un altro sistema di rappresentazione specializzato, già presente in bambini di poco più di un anno, e che trova la sua maturità cognitiva intorno ai quattro anni indipendentemente dall’educazione ricevuta e dalla cultura di appartenenza.
il rivelatore di intenzionalit baron cohen

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Il rivelatore di intenzionalità (Baron-Cohen)
  • Il rivelatore di intenzionalità 
    • «Quando il poliziotto grida “Mollala!”, il ladro non rimane in uno stato di atroce dubbio circa l’ambiguità del termine ‘la’. Piuttosto, il ladro formula rapidamente la presupposizione che il poliziotto intende (cioè intende che il ladro capisca) che il termine ‘la’ si debba riferire alla pistola nella mano del ladro. E, a un livello ancora più implicito, il ladro rapidamente presuppone che il poliziotto intende che il ladro riconosca la sua intenzione di usare il termine in quel modo. Nel decodificare il discorso figurato (come per esempio l’ironia, il sarcasmo, la metafora o lo humour), la lettura della mente è ancora più essenziale» (Baron-Cohen).
lo scimpanz e il bambino 1 6

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  • 4. La cultura e la mente innata

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Lo scimpanzé e il bambino 1/6
  • Winthrop & Luella Kellogg, (1933). The Ape and the Child: A Study of Environmental Influence Upon Early Behavior. New York: Whittlesey House.
    • Winthrop, professore di psicologia all’Università dell’Indiana, nel 1927 ideò un esperimento: pensò di allevare una scimmia antropomorfa in un ambiente umano.
      • Con la collaborazione della moglie Luella, avrebbe fatto crescere insieme un bambino e uno scimpanzé, trattandoli entrambi come esseri umani, per vedere se lo scimpanzé allevato in quelle condizioni avrebbe sviluppato capacità umane.
lo scimpanz e il bambino 2 6
Lo scimpanzé e il bambino 2/6
  • Donald aveva 10 mesi e Gua 7½ quando venne ad abitare con i Kellogg nel1931.
    • Fin dall’inizio, venne trattata come un bambino. La vestirono e le misero le calzature rigide che i bambini portavano in quell’epoca. Non era tenuta in gabbia, né legata. Le venne insegnato a usare il vasino. Le spazzolavano i denti. Le venivano dati gli stessi cibi di Donald e aveva i medesimi orari per il sonno e il bagnetto.
    • A prescindere dalla diversità di temperamento rivelata dalle fotografie, i due erano straordinariamente ben accoppiati.
lo scimpanz e il bambino 3 6

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Lo scimpanzé e il bambino 3/6
  • Nell’infanzia, gli scimpanzé si sviluppano più rapidamente degli esseri umani, ma Donald aveva due mesi e mezzo di più, e questo contribuiva a bilanciare la situazione. Giocavano insieme come fratelli, inseguendosi intorno ai mobili, fra risse e risate.
    • Se uno piangeva, l’altro cercava di consolarlo accarezzandolo o abbracciandolo; se Gua si alzava dal sonnellino prima di Donald «era difficile tenerla lontana dalla porta della sua camera».
lo scimpanz e il bambino 4 6

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Lo scimpanzé e il bambino 4/6
  • Gua era più divertente di Donald.
    • Quando i Kellogg le facevano il solletico o le facevano fare le capriole, rideva come un bambino. Se cercavano di farle fare a Donald, questi si metteva a piangere.
    • Gua era più affettuosa (esprimeva il suo affetto con baci e abbracci) e più disponibile.
  • Mentre la vestivano, la scimmia ma non il bambino, infilava le braccia nelle maniche e chinava la testa per farsi annodare il bavaglino.
  • Se commetteva una marachella e veniva rimproverata, emetteva delle grida lamentose e si buttava nelle braccia di chi la rimproverava offrendo un «bacio di riconciliazione» e mandando un sospiro di sollievo quando le veniva permesso di darlo.
lo scimpanz e il bambino 5 6
Lo scimpanzé e il bambino 5/6
  • Spesso Gua era più svelta del flemmatico Donald nell’imparare ad assolvere i compiti imposti dalla vita civile, era più pronta a obbedire agli ordini impartiti a voce, a imparare a mangiare con il cucchiaio, e a far capire quando aveva bisogno del vasino.
  • C’era, tuttavia, un campo in cui il bambino era chiaramente superiore: Donald era un miglior imitatore.
    • «Infatti, il più delle volte era Gua la più intraprendente, o il leader quando si trattava di inventare un nuovo giocattolo o un nuovo gioco, mentre il bambino era più portato ad adattarsi al ruolo di imitatore o seguace.»
    • Così Donald imparò da Gua la deplorevole abitudine di mordicchiare il muro. Imparò anche un certo numero di espressioni del linguaggio degli scimpanzé, il «latrato del cibo», per esempio.
  • A diciannove mesi, il bambino americano medio è in grado di pronunciare più di cinquanta parole e comincia a metterle insieme per formare delle frasi. A diciannove mesi, Donald riusciva a dire in inglese soltanto tre parole.
    • A questo punto l’esperimento venne interrotto e Gua fu rimandata allo zoo.
lo scimpanz e il bambino 6 6
Lo scimpanzé e il bambino 6/6
  • I Kellogg avevano cercato di educare una scimmia a diventare un essere umano. Era risultato, invece, che Gua stava educando un bambino a diventare una scimmia.
    • L’esperimento ci fornisce maggiori informazioni sulla natura umana che su quella degli scimpanzé.
    • Se Gua non fosse stata rimandata allo zoo, Donald avrebbe imparato a parlare l’inglese? Sì, certamente.
      • Come i bambini i cui genitori sono immigrati da poco in un paese straniero o sono totalmente sordi. Questi bambini non parlano la lingua del paese d’accoglienza a casa: l’hanno imparato fuori di casa.
        • La stessa cosa sarebbe successa a Donald. Se non avesse imparato l’inglese per poter comunicare con i genitori, l’avrebbe imparato con gli altri bambini del quartiere. Quando il suo mondo sociale si fosse esteso a includere altri compagni di giochi oltre a Gua, avrebbe scoperto che fuori di casa nessuno parla lo scimpanzese.
l uso di gesticolare quando si parla

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L’uso di gesticolarequando si parla
  • L’uso di gesticolare quando si parla è culturalmente determinato o è innato?
l uso di gesticolare quando si parla 1 5

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  • 4. La cultura e la mente innata

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L’uso di gesticolarequandosiparla 1/5
  • Iverson & Goldin-Meadow (1998) Why people gesture when they speak Is this behaviour learned from watching others move their hands when talking?
    • Individuals who are blind from birth never see such gestures and so have no model for gesturing. But here we show that congenitally blind speakers gesture despite their lack of a visual model, even when they speak to a blind listener.
    • Gestures therefore require neither a model nor an observant partner.
      • Gestures are produced by speakers from all cultural and linguistic backgrounds and
      • emerge in young children even before the development of language.
      • The spontaneous hand movements that accompany speech are not random but convey to listeners information that can complement or even supplement the information relayed in speech.
l uso di gesticolare quando si parla 1 51

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L’uso di gesticolarequandosiparla 1/5
  • We tested 2 possibilities that were not mutually exclusive 
    • The first possibility is that: Speakers gesture simply because they see others gesture, and learn from this modelto move their hands as they talk.
      • We studied spontaneous communication in 12 congenitally blind children and adolescents, and in a comparison group of 12 sighted children and adolescents.
      • We found that all 12 blind speakers gestured as they spoke, at a rate not reliably different from the sighted group, and conveyed the same information using the same range of gesture forms.
l uso di gesticolare quando si parla 3 5

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L’uso di gesticolarequandosiparla 3/5
  • The second possibility is that: Speakers gesture because they understand that gestures can convey useful information to the listener.
    • To test this hypothesis, we examined whether speakers gestured even when talking to a listener known to be blind, and thus obviously unable to profit from information conveyed by gesture.
      • We asked 4 additional children, each blind from birth, to participate in the same reasoning task. These subjects were told that the experimenter herself was blind.
      • Nevertheless, all of the blind speakers gestured, and did so at a rate not reliably different from that of sighted-with-sighted or sighted-with-blind pairings.
      • The 4 blind speakers interacting with a blind experimenter were younger than the 12 blind speakers interacting with a sighted experimenter. We therefore compared them with a subset of the 12 matched for level of performance on the tasks, and again found no differences in gesture or word production.
    • Thus, blind speakers do not seem to gesture solely to convey information to the listener.
l uso di gesticolare quando si parla 4 5

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L’uso di gesticolarequandosiparla 4/5
  • Gesture does not depend on either a model or an observer, and thus appears to be integral to the speaking process itself.
    • These findings leave open the possibility that the gestures that accompany speech may reflect, or even facilitate, the thinking that underlies speaking.
figure l uso di gesticolare quando si parla 5 5

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Figure  L’uso di gesticolarequando si parla 5/5
  • Mean number of gestures and words produced per task by 12 sighted and 12 congenitally blind speakers interacting with a sighted experimenter, and 4 congenitally blind speakers interacting with a blind experimenter.
  • There were no significant differences in either gesture or word production comparing blind with sighted speakers, or comparing blind speakers interacting with blind versus sighted experimenters for gestures, for words; both non-significant).
have babies a na ve morality

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Havebabies a naïve morality?
  • Bloom (2010) The Moral Life of Babies 
    • Why would anyone even entertain the thought of babies as moral beings?
      • From Sigmund Freud to Jean Piaget to Lawrence Kohlberg, psychologists have long argued that we begin life as amoral animals. One important task of society, particularly of parents, is to turn babies into civilized beings — social creatures who can experience empathy, guilt and shame; who can override selfish impulses in the name of higher principles.
    • If children enter the world already equipped with moral notions, why is it that we have to work so hard to humanize them?
    • A growing body of evidence, though, suggests that humans do have a rudimentary moral sense from the very start of life.
omosessualit e le ipotesi genetiche 1 2

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Omosessualità e le ipotesi genetiche 1/2
  • Evidenze sui gemelli 
    • Fratelli gemelli monozigoti dei soggetti omosessuali riportavano tassi di omosessualità altissimi (concordanza al 100%) rispetto ai fratelli gemelli dizigoti (concordanza nel 10% dei casi).
  • Hamer (1993) e il gene gay 
    • A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation.
      • L’Xq28 potrebbe produrre una proteina che è direttamente coinvolta nella nascita e nella morte dei neuroni della regione cerebrale INAH-3
omosessualit e le ipotesi genetiche 2 2

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

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Omosessualità e le ipotesi genetiche 2/2
  • Blanchard (1997; 2001) H-Y Antigen and Homosexuality in Men 
    • In men, sexual orientation correlates with an individual’s number of older brothers, each additional older brother increasing the odds of homosexuality by approximately 33%.
      • It has been hypothesized that this fraternal birth order effect reflects the progressive immunization of some mothers to Y-linked minor histocompatibility antigens (H-Y antigens) by each succeeding male fetus and the concomitantly increasing effects of such maternal immunization on the future sexual orientation of each succeeding male fetus.
    • Anti-H-Y antibodies produced by the mother pass through the placental barrier to the fetus and affect aspects of sexual differentiation in the fetal brain.
      • This explanation is consistent with a variety of evidence, including the apparent irrelevance of older sisters to the sexual orientation of later born males, the probable involvement of H-Y antigen in the development of sex-typical traits, and the detrimental effects of immunization of female mice to H-Y antigen on the reproductive performance of subsequent male offspring.
darwin e il paradosso dei geni omosex

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

P s i c o l o g i a G e n e r a l e

Darwin e il paradosso dei geni omosex
  • L’omosessualità maschile ha una componente parzialmente genetica (innata)?
    • Paradosso: Come è possibile che caratteri o fattori genetici nel nostro DNA si diffondano se inducono un comportamento che può ridurre il successo riproduttivo (fitness)? (Camperio Ciani, 2004)
l omosessualit e il successo riproduttivo 1 2

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

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L’omosessualità e il successo riproduttivo 1/2
  • CamperioCiani et al (2004) Evidence for maternally inherited factors favouring male homosexuality and promoting female fecundity 
    • «Nella linea materna dei soggetti gay, e solo in questa, le femmine, e solo quelle che potevano avere i fattori genetici dell’orientamento gay, facevano in media un terzo di figli in più rispetto a tutte le altre donne del nostro campione».

Continua 

l omosessualit e il successo riproduttivo 2 2

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  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

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L’omosessualità e il successo riproduttivo 2/2
  • «Abbiamo capito perché in certe popolazioni le frequenze dei gay possono variare.
    • Infatti nelle popolazioni dove tutte le donne hanno un elevato numero di figli, come in molte società tradizionali e primitive, la crescita della popolazione dipende solo dalla sopravvivenza dei figli, e i geni che influenzano l’orientamento sessuale incidono poco sulla fecondità femminile, poiché tutte le donne, con o senza questi geni, si riproducono al massimo.
    • Al contrario in quelle popolazioni in cui per motivi culturali si incentiva la riduzione della fecondità e si pratica la contraccezione, per esempio nell’antica Roma, nell’antica Grecia e nelle società occidentali contemporanee, i geni in questione possono fare la differenza: se chi possiede tali fattori genetici fa tre figli al posto di due (un terzo in più), ciò può portare in poche generazioni a una rapida diffusione di questi geni nella popolazione».
la semplicit dell idea darwiniana

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La semplicità dell’idea Darwiniana
  • «L’unica cosa che dice la psicologia evoluzionistica è che la mente umana è il prodotto di milioni di anni di evoluzione. Troppo semplice!»
    • L’idea semplice, ma tutt’altro che banale, è che la mente umana, e non solo il cervello, sia in larga misura il prodotto del processo evoluzionisticoche ha caratterizzato la storia del genere Homo a partire dalla sua comparsa.
gli assunti di base della psicologia evoluzionistica pe l ipotesi centrale

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Gli assunti di base della psicologia evoluzionistica (PE): l’ipotesi centrale
  • L’ipotesi centrale 
    • è possibile migliorare le conoscenze sulla mente umanacomprendendo i processi che nel corso della filogenesi ne hanno modellato l’architettura.
  • Obiettivo principale 
    • è individuare questi meccanismi, chiamati anche adattamenti psicologici.
      • Esempi di problemi adattativi che i nostri antenati ancestrali hanno dovuto risolvere sono:
        • la scelta del partner sessuale,
        • la comunicazione con gli altri membri del gruppo,
        • la capacità di trovare una figura di riferimento che dia aiutoin caso di pericolo,
        • la capacità di comprendere gli stati mentali alla base del comportamento altrui.
gli assunti di base della pe universalit e variabilit della mente umana

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Gli assunti di base della PE: universalità e variabilità della mente umana
  • La natura universale della mente 
    • È da ricercarsi nell’insieme dei meccanismi psicologici che costituiscono la nostra architettura cognitiva.
    • Alla base delle infinite manifestazioni della mente è possibile riconoscere l’opera di un numero finito di meccanismi psicologici che sono patrimonio comune di tutti gli individui della nostra specie.
  • La variabilità delle manifestazioni della mente 
    • La natura universale della mente non sottovaluta l’infinita variabilità di manifestazioni comportamentali e culturali di cui è capace l’uomo; significa piuttosto sottolineare come.
      • I meccanismi psicologici non impongono schemi di attuazione rigidi e preordinati, ma a seconda del contesto culturale e ambientale permettono allo sviluppo individuale di percorrere certe strade piuttosto che altre.
dalla sociobiologia alla pe

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Dalla sociobiologia alla PE
  • La sociobiologia 
    • Corrente della biologia nata a partire dalla seconda metà degli anni ’70, che ha come obiettivo quello di spiegare il comportamento sociale alla luce della teoria darwiniana della selezione naturale.
      • La prima definizione “ufficiale” risale al 1975, ed è contenuta nell'opera Sociobiologia: La Nuova Sintesi, di E.O. Wilson: Lo studio sistematico delle basi biologiche di ogni forma di comportamento sociale.
    • Richard Lewontine Stephen Jay Gould criticano il ruolo centrale giocato dai geni sul comportamento umano e sulla variazione dei tratti quali l’aggressività, spiegati dalla variazione biologica delle persone e non necessariamente come prodotto dell’ambiente sociale.
      • Tuttavia, molti sociobiologisti sostengono una relazione complessa tra natura ed educazione.
    • John Tooby(antropologo) e Leda Cosmides(psicologa) hanno lanciato la evolutionary psychologycome una branca della sociobiologia resa meno controversa dall’aver evitato questioni della umana biodiversità.
la sociobiologia e la pe due differenti discipline

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La sociobiologia e la PE: due differenti discipline
  • PE e sociobiologia: due differenti discipline 
    • La più significativa differenza tra le due sta nella diversa applicazione dei principi della selezione naturale.
      • Sociobiologi
        • Il comportamento umano attualmente dispiegato dagli individui della nostra specie è il prodotto diretto della selezione naturale.
      • Psicologi evoluzionisti 
        • Il comportamento umano non è stato direttamente modellato dalla selezione naturale, ma è il prodotto dell’interazione di miriadi di meccanismi psicologici.
    • L’assunto di base della psicologia evoluzionistica 
      • I meccanismi psicologici sono l’anello di congiunzione tra la biologia e il comportamento che è considerato come il prodotto dell’interazione di questi adattamenti con l’ambiente (Tooby e Cosmides, 1992)*.
la psicologia evoluzionistica e il rifiuto della diatriba natura cultura

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La psicologia evoluzionistica e il rifiuto della diatriba natura/cultura
  • La psicologia evoluzionistica rifiuta la dicotomia tra natura/cultura 
    • Ponendo l’accento sui meccanismi psicologici che mediano la dimensione biologica con quella del comportamento manifesto.
    • È invece importante individuare gli elementi costitutivi dell’architettura cognitivaumana e fornirne una spiegazione funzionale.
    • Va oltre la considerazione che il patrimonio innato e quello appreso sono dimensioni ontogenetiche reciprocamente irriducibili e non si limita a ribadire la generica posizione secondo la quale, poiché nessuna forma di comportamento può emergere dal nulla, una qualche base biologica capace di influire sullo sviluppo individuale ci deve pur essere.
    • Focalizza il proprio interesse sulle complesse relazioni causali esistenti tra le pressioni selettive e i meccanismi psicologici e tra questi e il comportamento.
40 anni di dominanza del modello comportamentista

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40 anni di dominanza del modello comportamentista
  • From the 1920s until the mid-1960s, behaviorism, in one guise or another, was the dominant paradigm among psychologists, apart from those in the Freudian tradition.
    • Behaviorists, like the empiricist philosophers who inspired them, were disinclined to explain much of anything by appeal to innate properties of the mind.
      • The reason is not that behaviorists did not believe in minds, nor was it the case that behaviorists denied that the mind has any innate properties.
la mente che sa poco e non vincola e non vincola l apprendimento

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La mente che sa poco e non vincola e non vincola l’apprendimento
  • So for behaviorists, as for other empiricists, the mind’s innate mechanisms impose few constraints on what is learned, and contribute little or no content to the output of the learning process.
    • What is learned depends entirely on the environment to which the learner is exposed.
  • The innate mechanisms of the mind contribute nothing of substance to
    • family patterns, social relationships, language, norms, religions, decorative and artistic activities, technological traditions, or other paradigmatic elements of culture.
l antropologia del 20 sec e l enfasi ambientale

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L’Antropologia del 20° sec. e l’enfasi ambientale
  • Franz Boas (1858-1942), one of the founders of anthropology in USA 
    • Took a strong stand against the nativist (or ‘‘hereditarian’’) – and blatantly racist – views that loomed large in the work of nineteenth century social Darwinists.
      • It was the environment, particularly the cultural environment, rather than biology or psychology, that determined the patterns of behavior that differed across groups and societies.
    • In 1925, Boas sent his young student, Margaret Mead, to Samoa, where she spent nine months studying adolescence and sexual awakening among Samoan youth.
l assoluta malleabilit della natura umana secondo mead

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L’assoluta malleabilità della natura umana secondo Mead
  • Margaret Mead(1901–1978) American cultural anthropologist produced the book Coming of Age in Samoa (1928) quickly became (and probably still is) the most widely read anthropological study ever published.
    • In it, Mead describes adolescence in Samoa as a time of carefree, guilt-free, and delightful sexual experimentation, facilitated by an easy-going social environment that is dramatically different from the one familiar to her readers in America and Europe.
  • As Derek Freeman (1916–2001,New Zealand anthropologist best known for his work in attempting to refute the claims of Margaret Mead in her study of Samoan society),Mead insisted that the Samoans had
    • no conviction of sin, regarded lovemaking as ‘‘the pastime par excellence,’’ [and] made ‘‘a fine art of sex.’’ Samoan society, she reported, ‘‘works very smoothly as it is based on the general assumption that sex is play, permissible in all hetero- and homosexual expressions, with any sort of variation as an artistic addition.’’ The assumption that sex is play provides a cultural atmosphere in which ‘‘frigidity and psychic impotence do not occur and in which a satisfactory sex adjustment in marriage can always be established.’’ (Freeman, 1983, pp. 91–2)
il modello standard delle scienze sociali

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Il modello Standard delle Scienze Sociali
  • The empiricist psychological theses that the mind is malleable and that its contents are determined by experience fit very comfortably with the anthropological theses, urged by Boas and Mead, that cultures differ dramatically in fundamental ways and that everything interesting about societies can be explained by the local cultural environment.
  • The ideas in this package are the central components of what John Tooby and Leda Cosmides (1992) have called the Standard Social Science Model.
    • In the years after World War II, because of the role that nativist theories about the mind and cultures had played in propaganda designed to justify Nazi racist and eugenic policies, the cluster of views making up the standard social science model came to have considerable moral authority.

Nativism is not merely false, it is evil!

il processo di superamento dello standard social science model

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Il processo di superamento dello standard social science model
  • Dal 1960 in poi tre nodi della storia sono centrali per comprendere il processo di superamento dello standard social science model.
    • La rivoluzione cognitivista e il declino del comportamentismo;
    • Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente;
    • La sviluppo della sociobiologia.
1 nodo la rivoluzione cognitivista e il superamento del comportamentismo

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1° nodo: La rivoluzione cognitivista e il superamento del comportamentismo
  • On cognitivist accounts, which were inspired by the metaphor of the mind as computer, minds contain large sets of representational states that are manipulated by one or more computational mechanisms.
    • The job of the psychologist, or the cognitive scientist, is to discover the structure of these representations and the programs or algorithms that manipulate them.
      • (Pinker, S. (2006). Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali. Milano: Mondadori; Gardner, H. (1985). The Mind’s New Science. A History of the Cognitive Revolution. Basic Books)
2 nodo un rinnovato interesse verso l innatismo nelle teorie della mente 1 3

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2° nodo: Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente 1/3
  • Noam Chomsky (USA, 1928), beginning in the mid-1960s, made an increasingly impressive case that the structure of natural languages was simply too rich to be acquired by an empiricist learning mechanismon the basis of the evidence available to the child.
    • Given the poverty of the stimulusthe only plausible explanation for the linguistic knowledge that the child acquires is that a very substantial portion of that knowledge is innate.
      • Since any normal child can learn any natural language, the innate knowledge, which Chomsky called universal grammar (UG), must be present in all normal humans and manifest in all natural languages.  (continua)
2 nodo un rinnovato interesse verso l innatismo nelle teorie della mente 2 3

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2° nodo: Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente 2/3
  • How, then, are we to account for the obvious fact that unrelated languages seem very different from one another? (3 ideas)
    • While all natural languages manifest the features specified in UG, those features are not obvious to casual inspection.
      • Discovering the crosslinguistic regularities of UG, like discovering the regularities captured by Newton’s laws or by just about any other sophisticated science, requires careful study of the phenomena aided by a theory that tells you what to observe or measure.
    • Some of the regularities are disjunctive.
      • There are, for example, many logically possible ways in which a language might order the components of sentences that linguists call heads and complements. But almost all of the world’s languages exhibit one of two patterns. So the regularity here is that heads and complements are ordered in one or the other of these ways.
      • In order to determine which pattern prevails in the language that surrounds her, a child must, of course, be exposed to that language. But all she needs is a bit of information that will serve as a cue or ‘‘trigger’’ enabling her to adopt either pattern A or pattern B. She need not figure out all the complexities of those two patterns, since they are innately specified.
2 nodo un rinnovato interesse verso l innatismo nelle teorie della mente 3 3

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2° nodo: Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente 3/3
  • The psychological mechanisms underlying language processing and the those underlying language acquisition are special purpose, innate devices that are built to do those jobs and nothing else.
    • Chomsky often uses the term language organto stress the analogies between the mental system underlying language processing and familiar biological organs like kidneys or the eyes.
    • Jerry Fodor (1983) published a very influential book in which he proposed the term module for mental mechanisms like the language organ, and went on to offer a detailed characterization of the features of modules. Central among them was that modules:
      • contain a substantial body of information relevant to the task they were designed to accomplish, where this information is inaccessible to other components of the mind, and
      • do their work while utilizing only that proprietary body of information, encapsulated from all other information held elsewhere in the mind.
3 nodo lo sviluppo della sociobiologia 1 4

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3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 1/4
  • The emergence of sociobiology and the critique of the standard social science model, which had its beginnings in the research tradition of ethology stemming from the work of Konrad Lorenz (Austrian, 1903–1989) and Niko Tinbergen (1907–1988).
    • This tradition provided an empirically grounded alternative to behaviorism. Important aspects of animal behavior were seen to be the product of innate mechanisms that were evolutionary adaptations.
      • However, from Darwin’s time onward, evolutionary theorists had found certain social behaviors in animals to be very difficult to explain in terms of adaptations. Perhaps most puzzling were altruistic behaviors that threatened the survival or reproductive prospects of the animal exhibiting the behavior while increasing the likelihood that some other animal would survive and reproduce. How could animals disposed to behave like that evolve?  (continua)
3 nodo lo sviluppo della sociobiologia 2 4

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3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 2/4
  • The altruistic behaviors and the sociobiology 
    • Starting in the mid-1960s, a group of biologists that included George Williams, W. D. Hamilton, John Maynard Smith, Robert Trivers, and Richard Dawkins began to make major advances in answering that question.
    • One crucial idea, proposed by Williams and Hamilton and popularized by Dawkins in his book The Selfish Gene (1976), was that we should not focus on the number of offspring an organism produces but rather on the number of copies of its genes that are passed on to the next generation.
      • That made it clear how a gene that made altruistic behavior more likely could spread through a population, provided that the recipients of the altruism were kin who carried a copy of the gene.
      • Theories invoking reciprocal altruism, parental investment, sexual selection, and the idea of an evolutionarily stable strategy yielded plausible accounts of how other behavioral dispositions might evolve.
3 nodo lo sviluppo della sociobiologia 3 4

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3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 3/4
  • E. O. Wilson (1975) Sociobiology: The New Synthesis, (Harvard biologist, USA 1929) a massive survey of the literature on animal social behavior and of attempts to explain how this behavior might have evolved.
    • In the last chapter of that book, Wilson turned his attention to humans. He offered hypotheses aimed at explaining how a variety of human social behaviors and cultural phenomena might have evolved, including religion, ritual, artistic activity, male dominance, and warfare.
    • This was, of course, a clear challenge to the standard social science model, since if Wilson’s explanations were correct, then the behaviors in question must, to some extent at least, be influenced by genes, and those genes must have been favored by natural selection.
      • The reaction was fast and furious: public talks by Wilson and other sociobiologists were often met with organized and aggressive heckling.
3 nodo lo sviluppo della sociobiologia 4 4

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3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 4/4
  • The advent of the evolutionary psychology 
    • While sociobiology and the closely allied field of human behavioral ecology pose a clear challenge to the standard social science model, they do not speak directly to the topic that is the central focus of this book, the links between culture and the innate mind.
    • The reason they don’t is that both sociobiology and human behavioral ecology are largely apsychological
      • They don’t say much about the mind at all. Rather, they focus on behavior. Their central concern is to explain how a given pattern of behavior evolved, and their usual strategy is to argue that that pattern of behavior is adaptive, that is, that it increases the chance that copies of the genes of organisms displaying the behavior will be present in subsequent generations.
    • All of this changed with the advent of evolutionary psychology, where we find theories that attempt to explain cultural phenomena that clearly invoke features of the innate mind.
evolutionary psychology s strategies for explaining culture

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Evolutionary Psychology’s Strategies for Explaining Culture
  • While many thinkers have played a role in developing evolutionary psychology, the most influential figures have been the anthropologist John Tooby, the psychologist Leda Cosmides, and, more recently, the psychologist Steven Pinker.
the sociobiology s focus on behavior

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The sociobiology’s focus on behavior
  • Evolutionary psychologists maintain that sociobiology’s focus on behavior and its neglect of psychology are misguided.
    • When genes influence behavior, they argue, they do so by building brains with a bevy(stuolo)of specialized mental modules. Behavior is the result of the interaction between these mental modules and the environment.
l ambiente di adattamento

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L’ambiente di adattamento
  • During the Pleistocene, when modern humans were evolving, natural selection shaped these mental modules to produce behavior that would be adaptive in the Pleistocene environment (1,8-0,01 million).
    • But over the roughly 10,000 (Olocene/Recent) years since the invention of agriculture, the environment in which humans live has been radically altered by human activity.
      • Thus it is a mistake to assume, as sociobiologists typically do, that the behavior of modern humans is generally adaptive, since it is produced by minds that were designed by natural selection to produce adaptive behavior in a very different environment.
i moduli mentali 1 3

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I moduli mentali 1/3
  • According to evolutionary psychologists, we should then hypothesize that for most of the adaptive problems, natural selection produced a mental module that was well designed to solve it in the Pleistocene environment, and that those modules persist largely unchanged in modern minds.
    • The mental modules do not share all of the features of Fodor’s modules.
i moduli mentali 2 3

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I moduli mentali 2/3
  • Tooby & Cosmides (1995). Foreword. In S. Baron-Cohen Mindblindness An Essay on Cambridge, MIT Press 
    • «Our cognitive architecture resembles a confederation of hundreds or thousands of functionally dedicated computers (often called modules) designed to solve adaptive problems endemic to our hunter-gatherer ancestors. Each of these devices has its own agenda and imposes its own exotic organization on different fragments of the world. There are specialized systems for grammar induction, for face recognition, for dead reckoning, for construing objects and for recognizing emotions from the face. There are mechanisms to detect animacy, eye direction, and cheating. There is a ‘‘theory of mind’’ module and a multitude of other elegant machines».
i moduli mentali 3 3

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I moduli mentali 3/3
  • Tooby & Cosmides (1997). Introduzione. In S. Baron-Cohen L'autismo e la lettura della mente (pp. 7-14). Astrolabio 
    • «Anziché considerare il mondo come la forza che organizza la mente, oggi i ricercatori ritengono che sia la mente a imporre, ad un mondo infinitamente ed esteso, i propri preesistenti tipi di organizzazione, inventati dalla selezione naturale durante la storia evolutiva della specie per produrre risultati adattivi nell’ambiente naturale della specie stessa. In questa prospettiva, la nostra architettura cognitiva, rassomiglia a una confederazione di centinaia di migliaia di computer (spesso detti moduli), ognuno dei quali è addetto ad una funzione, designati a risolvere problemi endemici per i nostri progenitori cacciatori-raccoglitori. Ciascuno di questi dispositivi segue il proprio programma e impone dall’esterno la propria organizzazione ai diversi segmenti del mondo. Ci sono meccanismi specializzati per l’induzione grammaticale, per il riconoscimento del volto, per l’orientamento, per la costruzione di oggetti, per il riconoscimento delle emozioni delle espressioni del viso. Ci sono meccanismi per rilevare l’animizzazione, la direzione dello sguardo e l’inganno. C’è un modulo della “teoria della mente” e moltissimi altri eleganti meccanismi».
le 3 strategie alla base dei fenomeni culturali

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  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

P s i c o l o g i a G e n e r a l e

Le 3 strategie alla base dei fenomeni culturali
  • Evolutionary psychologists have actively explored 3 strategiesfor explaining cultural phenomena:
    • metaculture (universals),
    • evoked culture, and
    • use of culturally transmitted information

by modules designed to exploit it. All 3 strategies are aimed at explaining aspects of culture that are clearly adaptive, or that were adaptive in ancestral environments.

gli universali umani 1 2

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

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Gli universali umani 1/2
  • While not denying that cultures vary in many ways, evolutionary psychologists also insist that there are many cultural universals – features all cultures share – though, like Chomsky’s linguistic universals, they are sometimes not obvious unless one has a theory that suggests where to look.
    • Tooby and Cosmides sometimes describe these universals as constituting a single human metaculture
gli universali umani 2 2

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

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Gli universali umani 2/2
  • Tooby & Cosmides (1992). The Psychological Foundation of culture. In Barkow, Cosmides, & Tooby (Eds.), The Adapted Mind (pp. 88-89). Oxford University Press 
    • «Anthropological orthodoxy to the contrary, human life is full of structure that recurs from culture to culture, just as the rest of the world is. (Or, if one prefers, there are innumerable frames of reference within which meaningful cross-cultural uniformities appear, and many of these statistical uniformities and structural regularities could potentially have been used to solve adaptive problems.) Such statistical and structural regularities concerning humans and human social life are an immensely and indefinitely large class (Brown, 1991): adults have children; humans have a species-typical body form; humans have characteristic emotions; humans move through a life history cued by observable body changes; humans come in two sexes; they eat food and are motivated to seek it when they lack it; humans are born and eventually die; they are related through sexual reproduction and through chains of descent; they turn their eyes toward objects and events that tend to be informative about adaptively consequential issues; they often compete, contend, or fight over limited social or subsistence resources; they express fear and avoidance of dangers; they preferentially associate with mates, children, and other kin; they create and maintain enduring, mutually beneficial individuated relationships with nonrelatives; they speak; they create and participate in coalitions; they desire, plan, deceive, love, gaze, envy, get ill, have sex, play, can be injured, are satiated; and on and on. Our immensely elaborate species-typical physiological and psychological architectures not only constitute regularities in themselves but they impose within and across cultures all kinds of regularities on human life, as do the common features of the environments we inhabit».
la mente evoluta e le variazioni culturali

1. Come funziona la mente

  • 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza
  • 3. L’evoluzione della mente
  • 4. La cultura e la mente innata

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La mente evoluta e le variazioni culturali
  • Evolutionary psychologists invoke evolved modules to explain cultural variation in another way.
    • Cultures are great sources of locally useful information. What plants are edible, what animals are dangerous, what paths are safe, all this and much more is conveyed from one individual to another.
    • When this culturally transmitted information is relevant to solving adaptive problems that were frequently encountered in the Pleistocene mental mechanisms may have evolved that seek it out and make use of it in predetermined ways.
      • As an example, Barrett (2005) has argued that children have an innate dangerous animalcategory embedded in a mental mechanism that leads them to seek out and retain information about local animal predators, and to have appropriate emotional and behavioral responses to such animals.