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SPAZIO LIBERO. Giornalino mensile della. Banco di Napoli. Anno V. Numero 52 – settembre 2008. RUBRICHE: Editoriale Mondo filiali Attualità C’era una volta Cinema e cultura Flash. Spazio libero. EDITORIALE. LIBERISMO, INTERVENTISMO E…ITALIANISMO

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SPAZIO LIBERO

Giornalino mensile della

Banco di Napoli

Anno V

Numero 52 – settembre 2008

RUBRICHE:

EditorialeMondo filialiAttualitàC’era una voltaCinema e culturaFlash

Spazio libero

editoriale
EDITORIALE

LIBERISMO, INTERVENTISMO E…ITALIANISMO

Gli accadimenti della finanza internazionale stanno facendo giustizia dell’ideologismo liberista, cioè di quella corrente di pensiero, di studi economici, sociali e politici che vedono nel solo libero svolgersi delle dinamiche di mercato la “naturale” regolazione dei fattori economici”, dove l’intervento dello Stato si limita a regolare la massa monetaria.

Gli ovvi corollari di tale impostazione, che vede in Milton Friedam il suo massimo profeta moderno, sono la deregulation, la privatizzazione e l’assunto (assolutamente falso “de facto”) che il libero mercato sia formato da individui liberi.

Tali impostazioni hanno trovato la massima applicazione nelle politiche conservatrici degli anni ’80 di Reagan e Thatcher.

I risultati - preparati da anni di “derivati”, “bond”, “feature”, sciaguratamente “consigliati” ai risparmiatori di tutto il mondo - sono sotto gli occhi di tutti: il disastro di una finanza senza controlli - dove l’economia di “carta” trascinerà l’economia reale - porta ad abbandonare tutto l’armamentario dei liberisti e dei suoi interpreti (Bush), riscoprendo l’assoluta necessità di un intervento pubblico, le cui dimensioni sono degne delle teorizzazioni di Keynes (utilizzo del bilancio pubblico a fini anticiclici e di salvataggio economico) e ben oltre, per i volumi, le pratiche di F.D. Roosvelt, attraverso la più gigantesca nazionalizzazione di un settore economico (credito e finanza) dai tempi della rivoluzione russa.

Alla base di ciò vi è, finalmente, la presa (o la ripresa) di coscienza che il mercato lasciato da solo può produrre disastri; che il suo “naturale” dispiegarsi, nella ricerca di un nuovo equilibrio, produce enormi squilibri nella distribuzione dei redditi e delle risorse, nella rovina di intere comunità.

Complice del disastro una parte della “libera” informazione, che esaltando Merrill Linch, Lehman Brothers, Morgan Stanley non rendeva un servigio alla pubblica opinione, mancando di denunciare il castello di menzogne su cui la loro “reputazione” e il loro “prestigio” erano costruiti (quante sciocchezze sui “rating” abbiamo ascoltato?)

In questi scenari planetari, anche il fronte “provinciale e domestico” italiano mostra come i fatti abbiano la testa più dura della teoria: di fronte al buco Alitalia è un governo che si autodefinisce “liberale e liberista” che interviene per salvare una società che il libero mercato, se lasciato “naturalmente” agire, avrebbe condotto in tribunale.

Sotto la parole d’ordine “non passi la straniero” il debito pubblico nazionale sarà gravato dai costi di una non meglio definita “bad company”, dove il “peggio” è a carico di tutti e rimarrà così il meglio ai “meglio imprenditori italici”.

Ma la variante italiana dell’interventismo, o “italianismo”, ha una sua caratteristica in più: il credito, Intesa San Paolo, non si limita a finanziare, come istituzionalmente deve, un progetto(?) imprenditoriale(??), ma interviene nella gestione “politica” del progetto; in una frase, anziché limitarsi a prestare soldi per l’affare, si “prestano” oggettivamente anche soldi alla politica, che ha la regia dell’affare.

A questo punto siamo preoccupati perché aggiungere al tipico rischio insito in ogni attività imprenditoriale anche il rischio politico dell’operazione ci pare troppo, a meno che si cambi la denominazione in IRI, di non troppo lontana memoria.

Ma questa sarebbe un’altra storia.

mondo filiali
MONDO FILIALI

Gestore small business: tanti oneri, a quando gli onori?

Ci siamo già espressi in più occasioni sulle condizioni di lavoro nelle filiali, che determinano confusione, disorganizzazione, mancanza di punti di riferimento.

Un discorso particolare merita, in questo quadro già di per sé fosco, il mondo dello small business, in cui il deterioramento delle condizioni di lavoro ha raggiunto l’apice.

La necessità di uniformare normative e modalità operative differenti si è accompagnata a disposizioni dettate dalla Banca d’Italia che hanno imposto cambiamenti sostanziali al processo del credito.

Se i presupposti sono comprensibili e in qualche modo condivisibili, poco c’è da comprendere e da giustificare quando si guarda al modo in cui è stato gestito l’intero processo:

una profusione di circolari susseguitesi a ritmo incalzante, quando non frenetico, di difficile interpretazione, spesso lacunose, non assistite da adeguata formazione. E lì dove c’è stata, è stata realizzata sulla base di una normativa – si badi bene – non ancora definita e sistematizzata.

Cioè a dire: questo vale oggi, ma domani la circolare – di prossima emanazione – potrebbe dire una cosa diversa! Del resto, non c’è certezza neanche su quelle pubblicate, visto che spesso un regolamento, magari appena “metabolizzato”, viene abrogato o modificato senza neppure troppa pubblicità.

L’azienda vuole ottenere l’approvazione dalla Banca d’Italia della modifica del processo del credito (Basilea 2) entro giugno 2009, per ragioni economiche (maggiori Accantonamenti se non si modifica) e di immagine (la banca del “Paese” non può rimanere indietro).

Sull’altare quindi di ragioni - “economiche e di immagine” – di per sé rispettabili, si è però scaricata la responsabilità del nuovo processo del credito sui gestori, a cui tocca arrabattarsi per comprendere se le norme vengono applicate nel modo giusto o se si sta andando fuori facoltà.

E in caso di errore se qualcuno si aspetta “pietà” neanche a parlarne: una bella contestazione disciplinare è già pronta!

La responsabilità primaria del credito è del gestore; la responsabilità dell’applicazione della normativa è del gestore; la responsabilità dell’aggiornamento della formazione è del gestore: a quando alla somma di tali responsabilità sarà commisurato un adeguato e corretto inquadramento del gestore?

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ATTUALITA'

Settembre – ritorno a scuola

Per quelli che hanno bambini alle elementari,ragazzini alle medie, adolescenti al liceo;

per quelli che non sono riusciti a portare i figli all’asilo, perché mancano maestre e bidelli;

per quelli che hanno un parente che è un insegnante precario da sempre;

per quelli che in questi giorni, per acquistare i libri di scuola per i tre figli..quasi quasi devono chiedere un ulteriore prestito in banca;

per quelli che non sopportano il ministro Gelmini;

per quelli che applaudono al ritorno dei grembiuli in aula;

per quelli che si ricordano il nome di tutti i loro compagni di scuola;

per quelli che si sognano ancora come un incubo le interrogazioni di matematica;

per quelli che s’innamorarono della professoressa d’inglese o del professore di filosofia;

a tutti proponiamo alcune frasi tratte dal nuovo libro scritto dal maestro D’Orta, quello di “ Io speriamo che me la cavo”, ricordate? Un libro anomalo nel suo genere, che raccoglieva sessanta temi scritti da ragazzi di una scuola elementare di Arzano.

A suo tempo D’Orta disse: “ Io, modesto maestro elementare, dissento da glottologi, filologi e professori universitari. Il dialetto nasce dentro, è lingua dell’intimità, dell’habitat, “ coscienza terrosa” di un popolo, sta all’individuo parlante come la radice all’albero; nasce nella zolla, si nutre nell’humus, si fonde nella pianta stessa. E’, insomma, l’anima di un popolo.”

Ma bando alle chiacchiere e lasciamo parlare i temi dei bambini, che questa volta con l’umorismo involontario, la poesia naturale e la fantasia spiazzante che li caratterizza si sono cimentati sull’argomento animali, non a caso il libro si intitola:

“nessun porco è signorina”:

sui cani abbandonati: “ io una volta vidi uno che dava un calcio a un caciuttiello per abbandonarlo, e gli dissi non si fa, e lui mi disse guagliò fatte e cazz tuoie.”

“perché non buttano i sassi dai cavalcavii alle macchine che abbandonano i cani?”

“ c’è un’azienda che protegge tutti i cani, si chiama Lav. Ed è venuta pure da noi, e rischia la pelle, perché va contro i malviventi. Il suo numero di telefono è segreto, ma lo potete trovare sull’elenco di Roma.”

Sulle pellicce:“io spero che le fabbriche di pellicce falliscono e le donne del Nord se ne tornano a casa infreddolite per la pioggia e per la neve!”

Sugli animali che si mangiano durante le festività:“ quando suonano le campane di Natale, i capitoni tremano come le foglie.”

“io se fossi agnello o capitone me ne andrei in India, dove le vacche sono sacre.”

Sulle scimmie: “Ma se l’uomo discende dalle scimmie, le scimmie da chi discendono?”

“l’uomo può discendere dalla scimmia, perché, dopo il peccato originale, può darsi che Dio ha punito gli uomini trasformandoli in quasi-scimmie, che si sono evolute e ci hanno fatto discendere.”

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ATTUALITA'

segue: “Settembre – ritorno a scuola

Sullo zoo, acquario e sul circo:“lo zoo è un cimitero di vivi.” – “io non so se soffre di più un pinguino allo zoo d’Africa o un elefante allo zoo d’Islanda”

“Mentre lo zoo ha varie specie di animali, l’acquario ha solo pesci, così non si fatica a domandare ogni tanto di che animale si tratta.”

“Io ho visto un circo senza animali, in Canada dove sono stato. Era bello lo stesso, e gli animali assenti lo hanno ringraziato.”

Gli animali vanno in paradiso?:“ Tutte le bestie che hanno abbuscato dall’uomo vanno in Paradiso.” -

“se la civetta va in Paradiso, pure Gesù fa gli scongiuri.”

Che animale vorresti essere?:

“Se io fossi un animale, vuol dire che già lo sarei, e allora non capisco questa domanda.”

“Vorrei essere qualunque animale, pur di non andare a scuola!”

“ Vorrei essere una farfalla, però direttamente farfalla, senza essere prima bruco, che mi volta lo stomaco.”

Su caccia e pesca:

“Se un cacciatore ferito arriva al Cardarelli, e io sono medico, dico che non c’è posto.”

“e meno male che il lunedì i pescivendoli stanno chiusi, se no, altri morti ammazzati.”

“Linea Blu parla di pesci per ore, sia gli spettatori che i pesci non ne possono più!”

Sul Palio: “Io del Palio di Siena non sapevo niente prima di sapere che fa schifo.”

“Io se fossi un cavallo di Siena, farei finta di avere le morroidi al culo per correre piano e non morire.”

Sul rischio estinzione:”Se si mettono in gabbia i cacciatori, gli animali non si estinguono più.” –

“ deve aggiustarsi il clima, gli scienziati devono tappare il buco dell’ozono”.

Come si riproducono:

“ ma se la farfalla vive un solo giorno, dove lo trova il tempo di scegliere il compagno,fare l’amore e partorire?”

E per finire:

“la differenza tra l’uomo e l’animale è che l’uomo, dopo morto non serve a niente, mentre il maiale a tutto.”

“quando iniziò la vita per gli uomini, fu la fine per gli animali.”

“i pinguini non si distinguono uno dall’altro, come i cinesi;

il piccolo dei pinguini non so come di chiama, perché già il nome pinguino è piccolo!”

Finchè gli strafalcioni li scrivono bambini delle elementari… ci viene da sorridere con indulgenza, ma quando leggiamo che l’articolo 4 del decreto legge 137 della presidenza del consiglio, primo settembre 2008, al terzo rigo recita: “…. È ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante … “ beh…. è vero che i congiuntivi sono sempre stati la tragedia del popolo italiano… ma un po’ irritati lo siamo ( e non solo per il congiuntivo sbagliato!)

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C'ERA UNA VOLTA

ANEDDOTI

Di fronte alle domande dei miei figli sulla Storia avverto sempre disagio, non per gli argomenti, ma per la responsabilità che si viene ad assumere nella risposta: quella risposta può contribuire a creare la coscienza di tuo figlio, di una persona della tua comunità, quindi, di riflesso, della comunità stessa.

Argomento delicatissimo è la definizione di dittatura, ciò che mi è stato proposto recentemente in famiglia.

Al di là delle analisi economiche, politiche sociali, di contesto, per dare un’idea un po’ più concreta e reale di cosa sia stata una dittatura ho raccontato a mio figlio due aneddoti di epoca staliniana.

Dopo il concerto di un famoso cantante russo, Ivan Kozlowkski, dinanzi ai membri più importanti del comitato centrale del partito, diversi “dignitari” cominciarono a chiedere di bissare alcune romanze: “canta per favore l’aria….; no, canta la romanza……”; Stalin per un po’ stette zitto, ma poi intervenne dicendo: “queste vostre richieste sono attentati alla libera espressione dell’artista! Il compagno Kozlovsky preferirebbe cantare la romanza dal titolo “Ricordo un momento meraviglioso”.

L’artista “spontaneamente” eseguì.

Stalin ordinò di costruire nel centro di Mosca un albergo con il nome della stessa capitale.

Gli architetti prepararono un progetto con due varianti; il compagno Stalin doveva sceglierne una delle due.

Per facilitare il confronto le due varianti erano disegnate sullo stesso foglio, separate da una linea.

Ma la “Grande Guida” non si intendeva né di progetti, né di disegni, e firmò giusto sulla linea che separava le varianti, per cui non si comprendeva quale delle due avesse scelto.

Nessuno trovò il coraggio di andare da lui a chiedere spiegazioni.

Alla fine l’albergo “Mosca” fu costruito con la facciata asimmetrica: metà facciata con una variante, l’altra metà con la seconda variante.

Il tentativo, narrando questi episodi, è stato quello di fare intravedere la struttura di una società, comprenderne la “mentalità” anche senza alcun documento.

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CINEMA E CULTURA

PAUL NEWMAN

In un momento in cui la cinematografia non propone prodotti nuovi, veramente interessanti, siamo costretti ad interessarci delle grandi figure del cinema mondiale quando ci lasciano per sempre, come ora succede, purtroppo, per Paul Newman.

Egli è stato un attore il cui nome da solo rendeva attraente la visione di un film, nel segno dei grandi attori della sua generazione, quella dei primi anni ’50 come James Dean e Marlon Brando; anzi, Paul Newman ha dovuto spesso subire “lo scambio” con questi due grandi interpreti, per i film nei quali ha interpretato, come loro, ribelli confusi che non sapevano dare voce alla loro rivolta o che si accanivano contro il mondo senza saperne la ragione (“lassù qualcuno mi ama” –“I segreti di Filadelfia” -“la gatta sul tetto che scotta” – “La dolce ala della giovinezza” - ed altri ancora) ma che veniva considerato, seppur bravo come loro (forse un tantino meno di Brando…ndr), soprattutto per la sua straripante bellezza e “appeal” nei confronti delle spettatrici.

In verità tutta la carriera di Newman propone, al contrario, la sua bravura, la sua capacità di scegliere i film di qualità, diretti quasi sempre da grandi “directors” o da interessantissimi registi con rinomata capacità di interpretare la moderna società americana, attraverso la messa in scena dei suoi conflitti sociali e psicologici. Inoltre, quale splendido esecutore del metodo “actors’ studio” di Lee Strasberg, è sempre stato capacissimo di grandi immedesimazioni.

I titoli si sprecano ed ognuno può ricordare ciò che più gli piace. Noi preferiamo ricordare il film nei quali ha dato modo di lavorare a giovani writers-directors di talento che, forti della sua presenza nel cast o nella produzione, hanno iniziato le loro carriere:

“Furia Selvaggia” di Arthur Penn nel quale Newman interpretò Billy the Kid, uno dei primi esempi di western senza “epica celebrativa” ma pieno di cruda realtà e psicologia; “la dolce ala della giovinezza” tratto da Tennesse Williams e diretto da Richard Brooks; “L’uomo dei 7 capestri” scritto dall’allora giovane ma già bravissimo John Milius e diretto da John Houston, western nel quale interpretò il mitico, epico, giudice Roy Bean, ubriacone impenitente ma spietato ed integro giudice, follemente innamorato della cantante Lily Langtry, una magnifica seppur anziana Ava Gardner.

Possiamo ricordare anche grandi successi, ormai “cult movies”, quali “Exodus” di Otto Preminger - “Il sipario Strappato” di A. Hitchcock - “Nick mano fredda” di Stuart Rosenberg - “Butch Cassidy and Sundance Kid” e “La Stangata” di George Roy Hill -ma crediamo che questi titoli sono un’altra riprova della capacità di Paul Newman di essere laddove si faceva Cinema, con la “C” maiuscola.

Con la scomparsa di Paul Newman, infatti, piangiamo non solo il grande attore, il “divo” di un cinema ormai finito, ma appunto anche la non comune ed innata capacità (non sempre presente negli attori odierni) di trovarsi sempre nel pieno di un cinema fatto pensando in grande, per creare cultura e spettacolo (entertaintment, insomma!) nel pubblico di spettatori che ha avuto la ventura di fruirne gli ormai gloriosi frutti.

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