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Introduzione - nel nostro lavoro riusciamo . a mettere al centro la persona rispettando la sua storia, la sua libertà e la sua dignità? ad uscire dai nostri luoghi di cura per lavorare nelle case con le persone, le famiglie e il contesto in cui vivono e lavorano?

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Presentation Transcript
introduzione nel nostro lavoro riusciamo
Introduzione - nel nostro lavoro riusciamo ...
  • a mettere al centro la persona rispettando la sua storia, la sua libertà e la sua dignità?
  • ad uscire dai nostri luoghi di cura per lavorare nelle case con le persone, le famiglie e il contesto in cui vivono e lavorano?
  • a riconoscere, insieme ai bisogni e alle risorse delle persone, quelle della comunità e, a costruire percorsi di valorizzazione e riproduzione sociale?
  • a sostenere tali percorsi evitando la frammentazione fra sanitario e sociale, assicurando tutti i servizi necessari alla persona attraverso una PIC individualizzata che veda la partecipazione paritaria di tutti i soggetti coinvolti?
  • a mettere a servizio loro, professionalità e capacità di lavoro in équipe in modo che la responsabilità legata al compito conti di più di quella legata al ruolo?
  • . . . . . .
slide3
“… secondo me la missione delle cure infermieristiche in definitiva e’ quella di curare il malato a casa sua…”

“…intravedo la sparizione di tutti gli ospedali e di tutti gli ospizi…”

“… ma a che serve parlare ora del 2000?…”

Florence Nightingale Pasqua 1889

slide4
“La salvezza del malato mentale è quella di restare nelle nostre case, coinvolgendo nella sua problematica la nostra vita reale,

così che la sua presenza richiederà strutture terapeutiche vicine a lui, psichiatri a domicilio, organizzazioni comunitarie in cui possa sentirsi protetto, luoghi di lavoro dove possa trovare un ruolo,

una funzione che giustifichi -davanti a se stesso-

la sua presenza nel mondo”

(Franco Basaglia,1967)

il cambiamento dell oggetto
ASILO

MALATTIA(STORIA)

IL CAMBIAMENTO

OSPEDALE PSICHIATRICO

Il luogo della psichiatria è

COMUNITA’

STORIA(MALATTIA)

DEL LUOGO

TERRITORIO

là dove il disagio ha origine

IL CAMBIAMENTO DELL’OGGETTO
oms assistenza psichiatrica nella comunit locale
OMS - assistenza psichiatrica nella comunità locale
  • “E’sinonimo di rispetto e crescita dei diritti (empowerment) delle persone che soffrono di disturbi psichiatrici; essa si traduce nello sviluppo graduale di una vasta rete di servizi nelle singole aree geografiche locali.
  • Questa forma di assistenza, che è ancora poco sviluppata in molti paesi mira a garantire che le funzioni protettive dell’O. P. vengano pienamente mantenute a livello territoriale e che gli aspetti negativi della vita istituzionale non vengano invece riproposti.
oms strategia complessiva
OMS -strategia complessiva
  • servizi vicini a casa, compresi i reparti negli ospedali generali per gli episodi acuti e comprese le strutture residenziali a lunga permanenza;
  • interventi mirati a ridurre la disabilità e non i sintomi;
  • trattamenti ed assistenza specifici in funzione della diagnosi e dei bisogni del singolo soggetto;
  • un’ampia gamma di servizi per rispondere ai differenti bisogni delle persone con disturbi mentali o di comportamento;
  • servizi basati sulla capacità di coordinamento tra gli operatori psichiatrici e le altre agenzie sociali e sanitarie presenti nella comunità locale;
  • servizi mobili, non statici: in grado cioè di offrire assistenza a domicilio;
  • collaborazione e cooperazione (partnership) con i familiari (carers), tenendo ben presenti i loro bisogni;
  • leggi in grado di sostenere queste strategie (WHO Report, 2001)
psichiatria di comunit principi organizzativi
Psichiatria di comunità - principi organizzativi
  • Territorialità
  • Responsabilità
  • Comprensività ed Integrazione
  • Continuità terapeutica
  • Lavoro di equipe
la psichiatria di comunit modelli a rete
La psichiatria di comunità –modelli a rete

Il servizio propone modelli a rete, ove

ciascun nodo è costituito da nuclei socialmente

significativi: famiglia, istituzioni, gruppi spontanei,

servizi, e ove le maglie potrebbero rappresentare i

plurimi rapporti nel tessuto sociale di un territorio dato.

All’interno di questo modello, molti segmenti possono

non essere ancora individuati,riconosciuti, inventati,

potenziati di conseguenza utilizzati per la creazione

di una trama più utile e funzionale. (Ballarini)

Il servizio propone modelli a rete, ove

ciascun nodo è costituito da nuclei socialmente

significativi: famiglia, istituzioni, gruppi spontanei,

servizi, e ove le maglie potrebbero rappresentare i

plurimi rapporti nel tessuto sociale di un territorio dato.

All’interno di questo modello, molti segmenti possono

non essere ancora individuati,riconosciuti, inventati,

potenziati di conseguenza utilizzati per la creazione

di una trama più utile e funzionale. (Ballarini)

obiettivi principali
obiettivi principali
  • Promuovere la condivisione di obiettivi di salute tra utenti, team curante, soggetti delle rete formale e informale del territorio
  • Consolidare e qualificare la collaborazione con i famigliari
  • Valorizzare il ruolo di tutti gli attori che concorrono alla tutela della salute mentale
  • Facilitare la comunicazione e la collaborazione tra tutti i soggetti
  • Sviluppare e consolidare la partnershiptra servizi, rete informale e team psichiatrico multiprofessionale
  • Rafforzare e qualificare la collaborazione con i MMG
  • Promuovere e rafforzare la partecipazione attiva el’associazionismo degli utenti
azioni
azioni
  • partnership tra servizi, rete informale e team psichiatrico multiprofessionale
  • individuazione di responsabili della continuità delle cure e del coordinamento dell’assistenza in ogni situazione individuale
  • definizione di obiettivi condivisi da utenti e team curante e partecipazione ai processi decisionali riguardanti le modalità di conseguimento dei risultati desiderati.
  • esercizio di una cittadinanza attiva e successo rispetto agli obiettivi personali come risultato ideale delle cure
  • adozione programmatica di strumenti di valutazione di qualità, monitoraggio dell’efficacia e di standarddi buona pratica clinica, assistenziale e sociale
lavoro territoriale nuova cultura
Lavoro territoriale –nuova cultura

continuità nuova cultura

ed integrazione della integrazione

tra discipline e ruoli e “presa in carico”

situazioni

clinico-assistenziali

complesse nella comunità

Intensità Intensità

condivisione intervento

lavoro territoriale nuova pratica
Lavoro territoriale -nuova pratica

La pratica territoriale una storia

I saperi alle persone, ai luoghi

Modelli di servizi globalità dei bisogni

Quali saperi - modelli - risorse - risposte ?

quali saperi il valore dello scambio
Quali saperi? –il valore dello scambio
  • Ridimensionamento del sapere “medico”
  • Valorizzazione delle professionalità “altre”
  • Valorizzazione del sapere “legato alle storie”
  • Valorizzazione del sapere “legato alle culture”
slide15
QUALI MODELLI?

SSM “forte”-Logica di integrazione

con articolazione e flessibilità delle risposte

assenza di meccanismi di selezione dell’utenza

con integrazione dei saperi e gestione unitaria

SSM “leggero”- Logica addizionale

con percorsi/risposte terapeutiche per fasce d’utenza

presenza di meccanismi di selezione dell’utenza

con sommatoria dei saperi e gestione frammentata

STILI DI LAVORO?

Lavoro d’équipe

Sistema continuo scambio

Valorizzazione professionale,

del contributo umano/tecnico del singolo op

“Ambulatorio”

Conflitti fra discipline e ruoli

Comportamenti rigidi-ripetitivi

Dispersione delle risorse- burnout

quali risorse
Quali risorse?
  • Investimenti sulle politiche verso i determinanti di salute (PIS-PATTI-PIANI)
  • Adeguamento delle risorse alle prospettive future
  • Certezza di budget
  • Appropriatezza e specificità delle professionalità
  • Formazione continua multidisciplinare
  • Partnership con nuovi soggetti
quali risposte
Quali risposte?
  • SSM che realizza programmi di prevenzione e promozione della SM, innalzando la competenza della comunità
  • la funzione “di regia” del CSM nella PIC della persona in ogni fase, con PTP - garantire la continuità terapeutica e la copertura assistenziale nelle 24 ore
  • una gestione dell’urgenza nel territorio
  • una riorganizzazione del sistema di PIC del paziente grave
stile di lavoro dei ssm rischi
Stile di lavoro dei SSM -rischi
  • neoistituzionalizzazione
  • ipertecnicizzazione e frammentazione dell’intervento
  • radicalizzazione delle professionalità
  • processo di “ambulatorizzazione”
  • difesa delle posizioni di micro o macro poteri.
presa in carico definizione
Presa in carico -definizione

L’insieme delle operazioni complesse che un èquipe multiprofessionale

mette in atto, quando un paziente grave si rivolge direttamente,

o tramite terzi, al CSM.

La complessità riguarda il fatto che singoli atti, di carattere

tecnico-professionale, vengono svolti da più operatori, sia con il paziente

che, con i suoi familiari od altri soggetti in causa,e che questi atti

debbono essere raccordati da una funzione gruppale, che determina

le coordinate spazio-temporali dell’intervento e, restituisce ai singoli

la posizione e il senso delle loro azioni tecnico- professionali.

Luigi Ferrannini

lavoro di rete definizione
Lavoro di rete - definizione

Far entrare il servizio nella comunità, il formale nell’informale,

far entrare organizzazione e supporto tecnico dentro al vivo delle risorse

umane perché queste, in qualche modo, si strutturino implementandosi.

Viceversa, o contemporaneamente, far entrare l’informale nel formale,

stimolando le organizzazioni e i rapporti personali, con imput

continuativi di umanizzazione e di significanza psicologica.

… dal lavorare sul territorio al lavorare nel territorio …

Folgheraiter

empowerment il cittadino
Empowerment – il cittadino

Non basta a cittadini sempre più esigenti, ricevere

una diagnosi corretta ed una terapia “solo” efficace

da un curante incurante dei valori e dei voleri dell’altro;

non basta loro un incontro ed un ascolto impersonale,

un’interazione che li inchiodi ad essere meri beneficiari

di una prestazione e non li “invita” ad essere

codecisori e co-terapeuti.

empowerment definizione
Empowerment – definizione

E’ una cultura che, partendo dalla centralità della persona,

tende all’affermazione di mature espressioni della soggettività,

all’ampliamento delle libertà e dei diritti

allo sviluppo delle potenzialità, della padronanza,

della responsabilizzazione, della capacitazione.

E’ una cultura le cui logiche sono di tipo

inclusivo, integrativo ed antiautoritario

assistenza domiciliare priorit del paziente grave
Assistenza domiciliare - priorità del paziente grave
  • Centralità dei bisogni : garantire il supporto necessario alla soddisfazione dei bisogni al miglioramento della qualità della vita per arrivare

al miglioramento del funzionamento sociale e

ai diritti di cittadinanza.

  • Lavoro di partnership : Comuni, volontariato, terzo settore, associazioni dei familiari (o quarto settore), associazione degli utenti.
ridefinizione riequilibrio dei poteri saperi
Ridefinizione/riequilibrio dei poteri-saperi
  • lo sviluppo all’interno dei SSM di servizi sociali e infermieristici che permettano il dispiegarsi di autonomie, saperi, competenze professionali
  • l’adozione di sistemi premianti e di valutazione basati non sulla quantità delle prestazioni erogate ma, sui risultati ottenuti in termini di miglioramento della qualità della vita e di restituzione dei diritti di cittadinanza.  
infermieri problemi
infermieri - problemi
  • dotazioni organiche infermieristiche carenti
  • elevato turnover
  • inserimenti senza adeguati training e tutoring
  • età media degli infermieri più elevata
  • esperienze lavorative pregresse in settori diversi
  • formazione più elevata, (utilizzo dei moderni strumenti di standardizzazione assistenziale)
  • aspettative confuse, sbilanciate
  • difficoltà ad uniformare gli stili di lavoro infermieristico
infermieri rischi di perdit di senso
infermieri –rischi diperdità di senso
  • un infermiere “autonomo”, ma strettamente dipendente dallo stile del medico, elargitore paternalistico di spazi di autonomia e discrezionalità
  • ripiegamento operativo su una concezione riduttiva, rigida e rassicurante del ruolo professionale
  • difficoltà e resistenze ad andare oltre i limiti fisici e culturali del proprio servizio
modello organizzativo assistenziale prestazionale mara pellizzari
INFERMIERE

1. più infermieri per uno stesso utente

2. non conosce i bisogni della comunità e le risorse potenziali

3. eroga assistenza infermieristica di base e prestazioni tecniche più che assistenza infermieristica avanzata

4. assistenza infermieristica a valenza tecnico -specialistica più che relazionale sociale

5. offerta assistenziale predeterminata su domanda espressa standard

6. domanda assistenziale potenziale e inespressa non valutata

7. ha un ruolo di compensazione rispetto a carenze del destinatario

UTENTE

1. non instaura un rapporto di fiducia

(patto assistenziale) con l’infermiere

2. fruisce di un servizio tecnico in modo passivo

3. esprime un “bisogno tecnico” indotto dall’offerta assistenziale

4. il bisogno assistenziale potenziale e

inespresso non è valutato

5. le dimensioni psico-sociali-relazionali

della salute non sono considerate

modello organizzativo assistenziale “prestazionale”Mara Pellizzari
infermieri evoluzione professionale
La Formazione

1995Diploma Universitario

2001 / 2003Corso di laurea triennale

Formazione di base

Formazione post base specialistica

La Normativa

1994Profilo Professionale

1999Legge 42/99Abolizione mansionarioCodice deontologico

2000Legge 251/2000

CCNL

infermieri –evoluzione professionale
il c c n l comparto sanit categoria d declaratorie
Il C.C.N.L. comparto sanità CATEGORIA D declaratorie

Appartengono a questa categoria i lavoratori che,

ricoprono posizioni di lavoro che richiedono,

oltre a conoscenze teoriche specialistiche e/o gestionali

in relazione ai titoli di studio e professionali conseguiti,autonomiaeresponsabilitàproprie,

capacità organizzative, di coordinamento e gestionali caratterizzate da discrezionalità operativa 

nell’ambito di strutture operative semplici

previste dal modello organizzativo aziendale

infermieri autonomia e responsabilit
infermieri –autonomia e responsabilità
  • impongono all’infermiere il possesso di un articolato bagaglio metodologico, tecnico e relazionaleda utilizzare in ambito clinico e organizzativo.
  • di definire, introdurre e sperimentare nuovi approcci

e strumenti per orientare la pratica professionale verso l’appropriatezza , l’efficacia e l’efficienzadelle prestazioni.

  • di organizzare l’assistenza infermieristica secondo

modelli gestionali “per processi”, profondamente integrati e multiprofessionali.

infermiere competenza distintiva
infermiere - competenza distintiva

La capacità di “comprendere e prendere in carico” completamente la persona e la famiglia.

Tale vincolo relazionale esprime il carattere negoziale dell’ass. inf., ovvero il necessario consenso che lega il pensiero e l’azione dell’inf e del pz, carattere negoziale e ricerca del consenso che si esprime anche nei rapporti con gli altri professionisti.

valori
valori

RESPONSABILITA’

INTEGRAZIONE

MULTIDISCIPLINARIETA’

VALORIZZAZIONE

PROFESSIONALITA’

COMPLESSITA’

QUALITA’

assistenza territoriale coerenza con la mission
Assistenza territoriale –coerenza con la mission

….Il focus dell’attività risiede nella persona del cliente,

cui verrà garantito in primis il pieno rispetto dei diritti di cui,

in quanto persona, è titolare.

Il lavoro sarà indirizzato alla crescita del potere reale individuale e collettivo degli utenti, visti quindi non solo come consumatori di prestazioni, ma come soggetti in grado di autodeterminarsi,

e risorse essenziali su cui operare strategie d’investimento.

Partecipazione e responsabilità devono essere elementi sempre presenti nella relazione utente/servizio

(dalla mission CSM Livorno)

la relazione terapeutica to care
La relazione terapeutica – to care
  • Apprezzare la diversità e l’individualità
  • Sviluppare la fiducia, la speranza,un modo di pensare positivo
  • Sviluppare nel pz della coscienza di sé e degli altri, promuovere comprensione ed accettazione reciproca
  • Sviluppo di una relazione terapeutica, di fiducia tesa all’autonomia
  • Atteggiamento di non giudizio dei sentimenti del pz
  • Utilizzare processi creativi di soluzione dei problemi
  • Apprendimento come parte integrante della relazione op-pz
  • Creare un ambiente supportivo,protettivo e correttivo
  • Soddisfare i bisogni del pz attraverso un approccio olistico
  • Considerazione delle risorse esistenziali e spirituali del pz
bisogni interventi riabilitativi a c t
Capacità nella vita quotidianaDifesa dei diritti

Tutela della salute

Supporto alle terapie farm.

Bisogni –interventi riabilitativi A.C.T.

Inserimento lavorativo

slide36
Interventi di supporto a domicilio

Gestione finanziaria

Interventi di counselling

progettualit assistenziale obiettivi
Progetti di assistenza

Progetti di riorganizzazione assistenziale

Progetti di potenziamento di funzioni assistenziali

con il paziente

costruire la squadra

progettare il futuro

Progettualità assistenziale -obiettivi
assistenza domiciliare competenze dell infermiere
Assistenza domiciliare –competenze dell’infermiere
  • gestore dell’assistenza infermieristica generale nell’ottica del self-care
  • promotore di presa in carico anticipata del bisogno
  • attivatore di interventi di promozione alla salute nell’ottica dell’empowerment
  • attivatore di reti, risorse informali e formali presenti sul territorio
  • case manager attraverso la messa in rete di tutti i servizi sanitari e sociali presenti sul territorio
  • facilitatore nei processi di integrazione tra professionisti
  • utilizzatore di metodi e strumenti multiprofessionali
il case management le evidenze
il case management – le evidenze
  • (Mar­shall e Lockwoodf, 1999)- una revisione sistematica della Cochrane sul modello A.C.T. ha dimostrato che le persone seguite con questo approccio sono più disponibili a mantenere contatti con i servizi territoriali, meno propensi a ricorrere ad un ricovero ospedaliero e hanno degenze ospedaliere più brevi rispetto agli utenti seguiti con altri modelli assistenziali.
  • Ziguras e Stuart (2000)- una revisione sistematica sul C.M. e il modello A.C.T., con differente metodologia della revisione Cochrane, ha dimostrato l’efficacia di questi modelli se vengono tenuti in considerazione il carico familiare, la soddisfazione dei familiari ei costi dell’assistenza.
  • (Goering e al., 1988)- studio effettuato su 82 pz affidati a c.m. ha evidenziato che “la relazione tra il case manager e il pz è il più potente fattore del progetto tera­peutico, ... il pz riferisce un maggior livello di soddisfazione con questo tipo di relazione continuativa”
  • (Ouschan’s, 1998)- studio qualitativo fatto in Australia sull’esperienza dei pz psichiatrici, gli intervistati identificano quale loro prioritario bisogno “avere qualcuno che comprende e valida il loro dolore”
il case management vantaggi nel ssm
il case management –vantaggi nel SSM

sul piano personale

- ha un ascolto privilegiato senza limiti temporali e spaziali;- si confronta in piccoli gruppi che vivono il normale tessuto sociale;- viene gestito il suo caso in tempo reale;- è stimolato ad una completa autonomizzazione sociale e terapeutica.

sul piano sanitario- riduce i costi della cura;- previene le ricadute;- migliora la compliance terapeutica;- incrementa la qualità della vita delle persone.

sul piano sociale- facilita l'immissione al lavoro;- combatte lo stigma;- implementa la rete dei servizi.

case management case manager definizione
Case management

Il sistema di erogazione dei servizi sanitari ad un utente in cui un infermiere, nel ruolo di case manager agisce come patrocinatore della persona attraverso il coordinamento dell’assistenza in una varietà di setting

Il case manager

E’ il referente del caso, garantisce la presa in carico dell’utente e della sua famiglia favorendo la partecipazione attiva dell’utente, il coordinamento e la continuità tra i servizi

Case management - Case manager definizione
il valore delle storie
Il valore delle storie

Per rendere visibili le persone, le storie devono, semplicemente, essere raccontate, e non tenute per sé.

Raccontare significa infatti non accontentarsi di descrivere una realtà, ma farla propria, e comunicabile,scambiabile

al di là delle cerchie professionali, capace di divenire parte

di un linguaggio comune, che può appartenere a tutti.

Gianni Tognoni

l identit infermieristica
L’identità infermieristica...

Si gioca fino in fondo solo perdendo i propri confini,

innovandosi ed esprimendosi fuori dai rigidi schematismi

dei ruoli codificati, per modellarsi-misurarsi sui bisogni,

di conoscenza e di organizzazione assistenziale.

L’ essere professionisti con identità specifiche pre-definite

lascia lo spazio alla sperimentazione-esperienza,

infinitamente più semplice, gratificante, vincente

(in termini di visibilità, di riconoscimento, di produttività)

di [tante] identità che si acquisiscono e prendono rilevanza

percorrendo, con altri cammini nuovi.

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“…..in questo scenario gli infermieri appaiono soggetto centrale; per la loro capacità di essere sensori sensibili, terminali umani interattivi, capaci di promuovere relazioni innovative, di far emergere contraddizioni, di costruire e praticare percorsi che attraversano il terreno della quotidianità condivisa, campo vero dell’agire terapeutico.

Essi si costituiscono come legame naturale, storicamente fondato, con la cultura della comunità in cui si opera, e vi rappresentano una spontanea “interfaccia”, che consente di svolgere agevolmente la funzione di intermediazione.

Tutto questo si riferisce, ovviamente, a possibilità, a “modelli” che vengono in certe occasioni inverati da infermieri motivati e animati dalla consapevolezza e dalla volontà di uscire da dimensioni puramente tecniche, per andare a recuperare la dimensione etico-politica inscindibile dalle professioni sanitarie” Vincenzo Pastore