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  1. Sulla rotta di Darwin

  2. Indice La partenza L’itinerario Il metodo Il Sud-America Darwin geologo Gli Indios L’Isole Galàpagos Come nacque la teoria La Biodiversità Bibliografia FINE

  3. La partenza “Dopo essere stata per due volte respinta indietro da violente libecciate, la Beagle, brigantino da dieci cannoni della regia marina militare, salpò da Devenport il 27 dicembre 1831 al comando del capitano Fitzroy. Scopo della spedizione era completare il rilevamento della Patagonia e della Terra del Fuoco, ispezionare le coste del Cile, del Perù e di alcune isole del Pacifico, ed eseguire misure di longitudine intorno al mondo”. Così, come nei libri di avventura , aveva inizio un viaggio che doveva durare cinque anni. Protagonista dell’insolita esperienza era Darwin che allora aveva 22 anni, e che partecipò al viaggio come naturalista.

  4. La “Beagle” tratta in secca sulla riva del Santa Cruz

  5. Sezione trasversale della Beagle Questo disegno è stato eseguito da Philip Gidley King parecchi anni dopo il viaggio. Darwin è qui visibile in due posti, nella cabina del capitano (personaggio 1 in alto a sinistra) e nella cabina di poppa.

  6. La poppa della Beagle Anche questo disegno è stato eseguito da P.G. King. Al centro del ponte è visibile il timone sulla cui ruota è inscritta la seguente citazione “L’Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il proprio dovere”.

  7. L’Itinerario Dal 27 dicembre 1831 al 2 ottobre 1836, la Beagle conduce il suo passeggero in un viaggio che a volte gli dovette sembrare a ritroso nel tempo, un viaggio nel passato. Le prime tappe sono le Isole di Capo Verde, Rio de Janeiro, Bahia Blanca, Buenos Aires, la Patagonia, le isole Falkland e la Terra del Fuoco. Poi, attraversato lo stretto di Magellano, vengono raggiunti il Cile, il Perù, l’Arcipelago delle Galàpagos. Infine, l’Oceano Pacifico, Tahiti, l’Australia. Il viaggio di ritorno è anch’esso molto lungo perché, doppiato il Capo di Buona Speranza, la Beagle tocca di nuovo il Brasile prima di giungere definitivamente in Inghilterra.

  8. L’itinerario della Beagle - America Latina

  9. Il metodo di lavoro Ad ogni approdo, situazioni geografiche diverse, caratteristici esseri viventi, si presentavano all’avida curiosità di Darwin. Tuttavia nei suoi taccuini e nel suo Diario “Viaggio di un naturalista intorno al mondo” dava sempre descrizioni particolareggiate delle osservazioni fatte, anche se compiute con strumenti semplici, inoltre stava molto attento a etichettare ogni campione con un numero che fosse poi lo stesso riportato sia nell’elenco dei campioni sia nelle sue note. Oltre a fare osservazioni e a raccogliere campioni, Darwin durante le lunghe ore di navigazione, avanzava congetture sull’origine di quello che più lo aveva colpito.

  10. L’isola di Moorea L’isola di Moorea, nel Pacifico meridionale vicino a Tahiti, influenzò il pensiero di Darwin sull’origine delle scogliere coralline. Nel 1835, in una sosta della Beagle a Tahiti, da una collina Darwin vide pressappoco questo panorama di Moorea, a circa 25 Km di distanza, e ipotizzò che se l’isola, circondata da scogliere coralline, fosse sprofondata lentamente, al suo posto si sarebbe formato un atollo corallino.

  11. Scogliera corallina Nella scogliera di Moorea, a livello del mare, vicino al lato prospiciente Tahiti, è visibile parte della scogliera corallina. E’ l’isoletta coperta di alberi al centro. Darwin estese la propria teoria sulla formazione delle scogliere e vi incluse le scogliere costiere, le barriere coralline e gli atolli.

  12. Taccuino • Le prime due pagine del taccuino sul quale Darwin annotava i campioni geologici che raccoglieva danno un’idea della sua meticolosità nel registrare i dati. Egli numerava meticolosamente ogni campione e riportava lo stesso numero accanto ai propri commenti su quel campione.

  13. SUDAMERICA Gauchos In Patagonia Colate di ghiaccio Le Isole Falkland La Terra del Fuoco L’Isola degli Uccelli Verso le Galàpagos

  14. Gauchos SudAmerica • Dopo aver toccato il 6 gennaio le Canarie e il 16 dello stesso mese le Isole di Capo Verde, il 29 febbraio il Beagle approda a San Salvador, in Brasile. Darwin scende a terra e si entusiasma nell’ammirare la foresta tropicale, così diversa dagli ambienti in cui fino ad allora era vissuto: • “L’eleganza delle erbe, la novità delle piante parassite, la bellezza dei fiori, il verde splendente del fogliame, ma soprattutto la rigogliosità della vegetazione, mi colpirono di ammirazione… ” • Il 5 luglio, il Beagle, approda nell’estuario del Rio de la Plata, ai confini tra Argentina e Uruguay. Darwin sbarca nel porto di Maldonado, poco lontano da Montevideo, capitale di quella nazione, con l’intenzione di spingersi nell’interno a cavallo. • Al primo contatto, i gauchos, famosi cow boys sudamericani, non gli fanno una buona impressione: • “Con i loro ornamenti a colori vivaci, con gli speroni tintinnanti alle calcagna e con i coltelli affilati come pugnali (e adoperati spesso come tali) alla cintola, hanno un aspetto molto diverso da quello che ci si sarebbe potuto aspettare dal loro nome di gauchos e cioè <contadini> ” • In genere montano cavalli piccoli e velocissimi, adatti un tempo per la caccia con le bolas, un sistema ingegnoso costituito di palle di pietra legate con lunghe corregge che forse vi sarà capitato di vedere in qualche film o documentario. CONTINUA

  15. Gauchos • Le bolas si lanciavano da cavallo per catturare gli “struzzi” sudamericani che il giovane Darwin osserva nella pampa, la grande distesa erbosa dell’entroterra argentino: • “Vedemmo sulle belle praterie molti struzzi (Struthio rhea). Alcuni branchi arrivavano a venti o trenta individui. Quando erano fermi su qualche piccola prominenza e si stagliavano contro il cielo chiaro, avevano un aspetto maestosissimo. ” • Oltre allo struzzo sudamericano, o nandù, Rhea americana (presente nelle praterie e nelle savane dalla Bolivia e dal Brasile fino al Rio Negro nell’Argentina meridionale), che è alto un metro e mezzo, ce n’è un altro in Patagonia, il raro nandù di Darwin (Pterocnemia pennata). CONTINUA

  16. Gauchos • Il primo incontro con un altro esemplare della singolare fauna mammifera di questi luoghi, Darwin l’ha nelle campagne dell’interno, presso il Rio de la Plata, non distante dalla città di Maldonado. • Ecco la sua descrizione: “Il più grande roditore del mondo, l’Hydrochaerus capybara (porco d’acqua) è qui pure comune. Ne uccisi uno a Montevideo che pesava quarantacinque chili; la sua lunghezza, dall’apice del muso fino alla coda a moncone, era di circa un metro e la sua circonferenza di un metro e dieci. Questi grandi roditori frequentano occasionalmente le isole alla foce del Plata, dove l’acqua è completamente salata, ma sono molto più abbondanti sulle rive dei laghi e dei fiumi. Durante il giorno stanno tra le piante acquatiche, o pascolano all’aperto sulla prateria. “ • E opportuno ricordare, che Darwin adoperava con disinvoltura il fucile per impadronirsi delle specie oggetto dei suoi studi. • E’ singolare veder nuotare i capibara in gruppo o uscire dall’acqua tutti bardati dai sarmenti dei giacinti selvatici (Eichornia crassipes), una pianta originaria del Brasile che ormai ha invaso tutti i corsi e gli specchi d’acqua, dall’Asia all’Africa, provocando pesanti danni alla natura. E poi infilarsi tutti assieme, con il loro strano grugnito, nel folto della foresta riparia. • Negli stessi ambienti vivono anche i caimani o jacarè (Caiman jacare), tipici “coccodrili” sudamericani che si possono osservare crogiolarsi al sole sulle larghe spiagge sabbiose dei principali fiumi che sfociano nell’Atlantico, ma ai quali Darwin non fa cenno.

  17. In Patagonia SudAmerica • La Patagonia è il territorio vasto e inospitale, a forma di triangolo, che si estende dal Rio Colorado (che sfocia nella Baia Blanca) a nord e lo Stretto di Magellano a sud. Percorsa dalla Cordigliera delle Ande, è suddivisa tra Argentina, a est, e il Cile, a ovest. • Il suo nome deriva dall’appellativo degli indigeni del posto, che per la statura alta e i piedi assai grandi erano denominati dai primi coloni patagones, che in spagnolo significa proprio grandi piedi. • Il Beagle del capitano FitRoy arrivò a Port Desire (oggi Puerto Deseado) il 23 dicembre. Proveniva dal Rio de la Plata da dove era salpato il 6 dello stesso mese. • La Patagonia ha affascinato tanti autori: da Blaise Cendrars, a Bruce Chatwin, da Antoine de Saint-Exupery, a Ferdinando Pessoa e a Luis Sepùlveda. Ma non suscita l’entusiasmo del giovane Darwin. • Ecco la sua prima impressione: “La sera stessa scesi a terra. Il primo sbarco su una terra nuova è molto interessante e lo è ancora maggiormente quando, come in questo caso, tutto il suo aspetto porta l’impronta di caratteri spiccati e particolari. A un’altezza compresa fra i sessanta e i novanta metri sopra ad alcune masse di porfido si stende una larga pianura, che è veramente caratteristica della Patagonia. La superficie è perfettamente piatta ed è formata da ghiaia ben arrotondata, mista a terra bianchiccia. Qua e là vi sono sparsi ciuffi di erba bruna e tenace e, ancora più raramente, alcuni bassi cespugli spinosi. Il clima è secco e piacevole e il bel cielo azzurro è raramente coperto. Quando ci si trova nel mezzo di una di queste pianure e si guarda verso l’interno, la vista è generalmente limitata dalla scarpata di un’altra pianura, un po’ più alta, ma ugualmente livellata e squallida. In ogni altra direzione l’orizzonte è indistinto per il tremolante miraggio che sembra sollevarsi dalla superficie riscaldata. “ • L’ambiente vegetale descritto è quello tipico di gran parte del territorio. Nella lingua locale, i bassi cespugli spinosi (Verbena tridens) e l’erba bruna di cui parla lo scienziato formano la cosiddetta mata negra. La bassa erba di graminacee più chiare (del genere Stipa) forma invece la mata blanca. • In grandissima percentuale questa vegetazione contraddistingue il classico paesaggio patagonico, almeno quello pianeggiante che si stende tra il mare e la catena delle Ande. CONTINUA

  18. In Patagonia • In realtà la Patagonia ha una struttura geologica molto simile ai cosiddetti trappi del Deccan (India meridionale): una serie di basse alture appiattite in cima, che da lontano appaiono come una successione di terrazze disposte a gradini. Ogni terrazza è stata formata, diversi milioni di anni fa, da una singola colata lavica, che si estendeva evidentemente per molti chilometri. Così mentre si sale, si passa da una colata all’altra. La parte superiore di una colata più resistente formava una pianura estesa, e poi quella successiva coinvolgeva la terrazza accanto, forse larga la metà. • Tra i vari animali sudamericani, soprattutto due specie popolano queste steppe australi: il nandù di Darwin (Pterocnemia pennata o Struthio darwinii) e il guanaco. • Del primo, un piccolo struzzo di grande eleganza, Darwin parla diffusamente: “Quando ero al Rio Negro, nella Patagonia settentrionale, sentii parlare spesso i gauchos di un uccello rarissimo, che chiamavano Avestruz Petise. Lo descrivevano più piccolo dello struzzo comune (che là è abbondante) ma molto somigliante a esso. Dicevano che era di colore scuro e macchiettato, che le sue zampe erano più corte e piumate di quelle dello struzzo comune e che si catturava con le bolas più facilmente di questo. Quando ero a Port Desire, in Patagonia, il signor Martens uccise uno struzzo e io esaminadolo dimenticai sul momento nel modo più inesplicabile, la questione del Petise e pensai che fosse un individuo non completamente adulto della specie comune. L’uccello venne cotto e mangiato prima che me ne ricordassi. Fortunatamente erano state conservate la testa, il collo, le zampe, le ali, parecchie delle penne più grandi e gran parte della pelle e da questi resti venne ricostruito un esemplare quasi completo, che è esposto ora nel Museo della Zoological Society. Il signor Gould, nel descrivere la nuova specie, mi ha fatto l’onore di darle il mio nome.” Questi piccoli struzzi se ne stanno in gruppo o solitari nelle aride praterie, anche vicino alle strade carrabili, e non mostrano timore nei confronti dell’uomo e dei suoi veicoli. CONTINUA

  19. In Patagonia • I nandù di Darwin sovente vagano nella steppa in compagnia di un altro importante componente della fauna patagonica: il guanaco (Lama huanachos). Anche in questo caso, le vivide descrizioni di Darwin ci assistono nell’illustrare la specie: • “Il guanaco, o lama selvatico, è il quadrupede caratteristico delle pianure della Patagonia è la controparte sudamericana del cammello d’Oriente. Allo stato naturale è un animale elegante, con un collo lungo e sottili zampe delicate. E’ comunissimo in tutte le regioni temperate del continente e arriva a sud fino alle isole vicine al Capo Horn. Vive generalmente in piccoli branchi da una mezza dozzina a trenta individui, ma sulle rive del Santa Cruz ne vedemmo un branco che ne contava almeno cinquecento.” • Al visitatore amante della natura il guanaco offre spettacoli affascinanti. Non più forse i branchi di cinquecento capi di cui parla Darwin, ma anche in piccoli gruppi le loro sagome rivestite di un morbido pelame rossiccio, il loro muso scuro e gli occhi intelligenti ne fanno uno dei più eleganti ornamenti di queste squallide pianure, come le definisce impietosamente il padre dell’evoluzionismo. • Accanto alle “prime donne “ della fauna patagonica, il viaggiatore appassionato di ornitologia potrà scoprire alcuni uccelli descritti da Darwin – del resto, come è noto, gli uccelli sono tra gli animali in fondo più facili da vedere negli spazi aperti, o da sentire nelle foreste. CONTINUA

  20. In Patagonia • “Non è raro vedere nei punti più deserti un ibis (Theristicus melanopis), una specie che si dice si trovi nell’Africa centrale; nel loro stomaco rinvenni cavallette, cicale, piccole lucertole e persino scorpioni. In una certa epoca dell’anno questi uccelli stanno in gruppo e in un’altra a coppie; il loro grido è molto forte e singolare, come il nitrito del guanaco.” • In realtà questo uccello non vive in Africa, e gli scorpioni sono aracnoidei e non insetti, come li definisce Darwin: “Questi insetti non erano rari sotto le pietre. Trovai uno scorpione cannibale che ne divorava tranquillamente un altro.” • Il signore dei cieli patagonici è, naturalmente, il condor. Nel viaggio verso sud, il Beagle cala le ancore ai primi di aprile del 1834, alla foce del fiume Santa Cruz: “La regione era sempre uguale e completamente priva di interesse. L’assoluta uniformità dei paesaggi di tutta la Patagonia è uno dei suoi caratteri più notevoli. Le pianure livellate di arida ghiaia sono coperte dalle stesse piante stentate e nane e nelle valli crescono i medesimi cespugli spinosi. Ovunque si vedono gli stessi uccelli e gli stessi insetti.” • Il 27 di aprile Darwin trova però di che divertirsi: “Oggi ho ucciso un condor. Misurava, da un’estremità all’altra delle ali, due metri e sessantacinque centimetri, e dal becco alla coda un metro e venti.” • Darwin uccideva, comunque, solo a scopo scientifico, cioè per rifornire di esemplari impagliati le bacheche e i laboratori dei musei britannici. Il condor (Vultur gryphus) è il più grande dei rapaci viventi. Popola la catena delle Ande dalla Colombia fino alla Terra del Fuoco. “Spesso si vedono i condor – scrive Darwin – librarsi a grande altezza sopra un punto determinato, con i più graziosi cerchi. Sono sicuro che in qualche caso lo fanno solo per divertimento. In altri, secondo i contadini cileni, per osservare un animale morente o il puma che divora la sua preda. Se i condor si precipitano e poi si risollevano tutti insieme, il cileno sa che il puma, vigilando la carcassa, è balzato fuori per scacciare i predoni.” CONTINUA

  21. In Patagonia • I puma (Felis concolor) di cui Darwin parla sono ormai rari in Patagonia. I pochi rimasti hanno un aspetto timido. Sono bellissimi, con un’aria assolutamente innocente e i grandi occhi ambrati che spiccano sul pelame color terra di Siena. • Non sono molto amati dagli allevatori, che li accusano di uccidere le pecore merinos dei grandi allevamenti invece che i guanachi. • D’altra parte, come i colonizzatori bianchi han fatto fuori i nativi, così le loro pecore hanno invaso gli antichi pascoli dei guanachi e dei nandù, privando i puma delle loro prede naturali, e favorendo, così, la loro probabile estinzione. • A differenza dei puma sono, invece, molto comuni gli armadilli pigmei (Dasypus pichiy). Darwin li incontrò e descrisse nella sua missione in Patagonia: “Durante una giornata a cavallo se ne vedevano generalmente molti. Per catturarlo era necessario precipitarsi quasi da cavallo nell’istante medesimo in cui lo si scorgeva, perché sul terreno friabile l’animale scavava così rapidamente che già i suoi quarti posteriori erano quasi scomparsi prima che si potesse smontare da cavallo. Sembra quasi una crudeltà uccidere animali tanto graziosi, perché, come diceva un gaucho mentre piantava il suo coltello nel dorso di uno di essi: “Son tan mansos” (Sono tanto mansueti). ” CONTINUA

  22. In Patagonia • In Patagonia, il luogo naturalisticamente più interessante di tutto il litorale dal Rio Negro al Capo Horn è certamente la Penisola Valdés. • In questa piatta protuberanza della costa, alla quale è collegata da un sottile istmo, si danno convegno alcune delle più belle e importanti specie animali del continente australe. • Tuttavia, alcuni animali furono osservati da Darwin, anche se in altri luoghi, soprattutto nella parte meridionale dell’America del sud. • Nelle pagine seguenti andremo alla scoperta di queste zone ricchissime di animali. CONTINUA

  23. In Patagonia • Se ci si affaccia dalle scarpate di Punta Delgado la spiaggia sottostante si presenta occupata da centinaia di otarie (non “foche”!) o leoni marini (Otaria flavescens) “stravaccati” al tiepido sole australe, che riempiono l’aria delle loro voci. Tra di esse stormi di gabbiani di varie specie e sussiegosi e candidi chioni (Chionis alba), un uccello polare che Darwin descrive così: “Chionis alba abita le regioni antartiche e si nutre di alghe e di molluschi sugli scogli lasciati scoperti dalla marea. Pur non avendo i piedi palmati, per qualche ragione inesplicabile si trova frequentemente in alto mare.” • Il personaggio più importante del luogo è l’elefante marino (Mirounga elefantina). I maschi di questi immensi mammiferi, pesanti fino a 30 quintali, se ne stanno pacifici sulla battigia come grassi commendatori in vacanza e sorvegliano i loro harem di femmine, che sono molto più minute e carine. • Nel lato meridionale della Penisola Valdes si apre una vasta baia, il Golfo Nuevo, in cui, dominato da un basso promontorio di rocce giallastre, si trova il piccolo Puerto Piramide. Ed è qui, proprio qui , che nei mesi di novembre e dicembre si danno convegno, per ragioni amorose e riproduttive, le cosiddette balene franche e balene nere (Eubalaena australis). Ce n’erano molte, molto confidenti e curiose, ma la caccia indiscriminata le ha ridotte a non più di 3-4 mila capi. Stranamente Darwin non ne parla nel suo Diario. CONTINUA

  24. In Patagonia • L’altro golfo, quello settentrionale, denominato Golfo di San Josè, è invece il regno degli uccelli acquatici. • Tra la costa, bassa e paludosa, e un’isoletta che sorge non lontano dalla riva, chiamata non a caso Isola degli Uccelli, si svolge il rutilante carnevale della fauna ornitica di questa parte dell’America meridionale. • Lungo la battigia, nei canaletti, negli acquitrini, nelle piccole paludi che orlano il litorale e nelle acque basse del mare si possono osservare i cigni coscoroba (Coscoroba coscoroba) bianchi con il becco e le zampe rosso fuoco, i magnifici ed eleganti cigni dal collo nero (Cignus melanocoryphus), i gabbiani grigi (Leucophaeus scoresbii), molti cormoroni di diverse specie e i fiammegginti fenicotteri del Cile (Phoenicopterus chilensis) di cui parla anche Darwin: “In Patagonia, nel Cile settentrionale e alle isole Galapagos, trovai questi uccelli ovunque vi fossero dei laghi salati. Li vidi in cerca di cibo, probabilmente i vermi che stanno nel fango.”

  25. Colate di ghiaccio SudAmerica • Verso sud la Patagonia mostra i suoi aspetti più splendidi. Se si percorre via terra la valle del fiume Santa Cruz (l’equipaggio del Beagle lo risalì controcorrente, nell’aprile 1834, su tre baleniere con 25 marinai d’equipaggio) ci si avvicina sempre più alla Cordigliera delle Ande, che qui si trova a poche centinaia di chilometri dal mare. • Per Darwin (ma, in realtà, per un qualsiasi visitatore) la vista di queste montagne rappresentò uno spettacolo indimenticabile: “Da un’altura – scrive lo scienziato il 29 aprile – salutammo con gioia le bianche cime della Cordigliera, quando le vedemmo emergere dal loro scuro involucro di nuvole.” • Dopo un viaggio di 225 chilometri dal mare, chilometri percorsi trascinando le tre barche con funi, da terra, il comandante FitzRoy decide di tornare indietro. Erano giunti in una grande vallata posta a circa cento chilometri dal Pacifico, sotto la Cordigliera in cui svettava il Cerro FitzRoy di 3 375 metri, un picco intitolato proprio in onore del giovane capitano. • Con grande dispiacere di Darwin la spedizione inglese, dopo ventun giorni di faticosissimo viaggio, torna a bordo della nave: “Guardavamo con rincrescimento quelle grandi montagne, perché eravamo costretti a immaginare la loro natura…” Comunque, Darwin fece importanti osservazioni di natura geologica, di cui si parlerà in seguito. • Qui sulla sinistra un’immagine del Viaggio sulle Ande, da un disegno tratto dall’edizione del 1890 del Journal of Researches into the Natural Histiry of the Various Countries by H.M.S. Beagle di Darwin. CONTINUA

  26. Colate di ghiaccio • Se gli esploratori avessero percorso ancora pochi chilometri, si sarebbero trovati al cospetto degli stupendi spettacoli che la Patagonia sa offrire. • In prossimità delle montagne il paesaggio cambia non poco. • Intanto la vegetazione appare più ricca e varia. Le pianure piatte e infinite, racchiuse nella chiostra dei monti, presentano nell’estate australe colorate fioriture di topa-topa, una calceolaria (Calceolaria crenatiflora) dai singolari fiori gialli che spiccano sulle distese rossastre della prateria; assieme a queste, nei primi rilievi montuosi, alcume piccole orchidee dorate (Gavilea lutea), le bacche rosse della chaura (Permettia mucronata), … CONTINUA

  27. Colate di ghiaccio • …i viticci dell’arvejilla (Lathirus magellanicus, una papilionacea rosa e porpora), delle viole gialle (Viola maculata) e l’esplosione dei fiori a pon-pon color rosso fuoco sugli arboscelli di notro (Embrotrium coccineum). CONTINUA

  28. Colate di ghiaccio • Lungo tutto il tragitto fioriscono in dicembre i cespugli spinosi (probabilmente quelli che Darwin vide in aprile, quando non erano in fiore) del calafate (Berberis buxifolia), parente della nostra uva ursina), che ha bei fiori gialli da cui si sviluppa una bacca azzurra buona da mangiare. • Questa pianta è qui tanto apprezzata da essere scelta come simbolo della Patagonia e un paese di grande sviluppo turistico, situato sulle rive del Lago Argentino, è stato chiamato proprio Calafate. • Nei piccoli e limpidi stagni in cui si riflettono le vette andine, nuotano uccelli interessanti e del tutto indifferenti alla presenza dell’uomo (presenza che, in uno stagno italiano infestato dai cacciatori, avrebbe provocato fughe precipitose). • Ecco i bellissimi fenicotteri cileni rosa confetto, gli eleganti cigni dal collare nero e due altri uccelli di specie simili ad alcune del nostro emisfero: la folaga a becco giallo (Fulica leucoptera) che, a parte il colore del becco e delle macchie bianche sulle ali, è quasi uguale alla nostra fuligginosa e comune folaga, e il gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), una specie ormai estinta nelle nostre paludi, del quale ha il colore rossiccio e il becco color turchese. CONTINUA

  29. Colate di ghiaccio • Lo spettacolo più emozionante e sublime (che Darwin non ha goduto) è, però, quello dei ghiacciai che scendono dalle Ande e che, con le acque di scioglimento, formano grandi laghi circondati da foreste e monti perennemente sovrastati da nubi. • La navigazione verso il ghiacciaio Uppsala, nel Parco Nazionale de Los Glaciares che protegge 600mila ettari di territorio, è un’esperienza favolosa. Rocce nere e iceberg candidi fanno tra loro, su una distesa di acque color giada, un contrasto spettacoloso. Il ghiacciaio scende nel lago frantumandosi in mille schegge mentre il cielo che lo sovrasta è rigato dal nero volo dei condor. • Il ghiacciao Spegazzini, dal nome del botanico italiano che lavorà in Patagonia, è un’altra meraviglia di ghiacciai azzurri, verde smeraldo e turchesi chiusi tra quinte di foreste oscure e di neri picchi aguzzi. • Al ghiacciaio più bello e famoso, il Perito Moreno, si arriva in auto. Da alcuni belvedere posti a poca distanza è possibile ammirare questa immane lingua di ghiaccio di 5 000 metri di fronte e 60 metri di altezza che si frantuma rumorosamente piombando in colossali frammenti color turchese e celeste nel sottostante Lago Argentino. CONTINUA

  30. Colate di ghiaccio • In cielo, oltre ai soliti condor, il volo potente del caracara (Polyborus plancus), un grande rapace sudamericano, di cui Darwin, pur non amandolo, parla a lungo nel suo diario: • “Queste false aquile raramente possono uccidere un qualsiasi uccello o animale e i loro costumi di avvoltoio e di necrofago sono evidentissimi a chi si sia addormentato sulle squallide pianure della Patagonia, perché quando si desta vede su ogni altura circostante uno di questi grandi uccelli che l’osserva pazientemente con l’occhio maligno (…). Il loro volo è pesante e lento, come quello della cornacchia inglese.” • Quali che siano le ingenerose considerazioni dello scienziato, il vedere un caracara volare sullo sfondo azzurrino dei ghiacciai è uno spettacolo che non si dimentica.

  31. Le Isole Falkland (I. Malvine) SudAmerica • La Beagle approdò nelle Isole Falkland il 1 marzo 1833. • Qui Darwin incontrò il pinguino di Magellano: “Questo uccello è chiamato comunemente pinguino somaro per la sua abitudine, quando è sulla spiaggia, di gettare indietro la testa e di emetter uno strano e forte suono, molto simile al raglio d’un asino…” • Tuttavia, la zona in cui c’è la popolazione più numerosa di pinguino di Magellano (Spheniscus magellanicus) si trova a Punta Tombo, 180 chilometri a sud di Puerto Madryn, piccola città posta alla radice meridionale della Penisola Valdés. • Proprio qui durante l’inverno (il nostro inverno, a cui nell’emisfero sud corrisponde l’estate australe) si riuniscono centinaia di migliaia di pinguini, e c’è chi dice addirittura milioni, per riprodursi. • Il pinguino di Magellano è uno strano uccello: alto una settantina di centimetri, non vola ma nuota benissimo ed è ricoperto da un mantello di piccole penne rigide che rivestono un soffice e caldo piumaggio. Vive non lontano dall’Antartide, ma lo si può trovare, con sottospecie diverse, addirittura all’equatore, per es. alle Galapagos. • Pare che i primi coloni di queste zone, che venivano dal Galles, li chiamassero nella loro lingua pen-gwin cioè “testa bianca” per la vistosa striscia di penne candide che gli passa sopra l’occhio. Se ne stanno sulla battigia in gruppi e si tuffano proprio come bagnanti sulla spiaggia di Ostia. Si aggirano impettiti nell’elegante marsina bianca e nera e si rifugiano nelle buche scavate sotto i cespugli (anche a due chilometri dalla costa) per covare le loro uova e allevare i piccoli, ripartendosi equamente i compiti tra maschio e femmina.

  32. La Terra del Fuoco SudAmerica • Chiamata così da Magellano (che passò di lì nel 1520) per il gran numero di fuochi accesi sulle rive dagli indigeni fuegini (indigeni che, nei secoli successivi, i coloni bianchi provvidero a sterminare) la Terra del Fuoco è una delle tappe più importanti del lungo viaggio del Beagle, vascello al cui nome è stato dedicato il canale che unisce l’Atlantico al Pacifico, più a sud dello Stretto di Magellano e più a nord del famoso Capo Horn. • Provenendo dalle Isole Falkland, doppiato il Capo San Diego e superato lo Stretto di Le Maire il 17 dicembre, dopo quasi un anno di navigazione, il vascello cala le ancore nella Baia del Buon Successo: • “Il giorno seguente – scrive Darwin – cercai di penetrare per un tratto nella regione. La Terra del Fuoco si può descrivere come un paese montuoso sommerso in parte dal mare, così che profondi seni e baie occupano il posto dove dovrebbero essere le valli. I fianchi delle montagne, tranne che sull’esposta costa occidentale, sono rivestiti da una grande foresta dalla riva del mare fino alla cima. Gli alberi appartenevano tutti a una sola specie, il Fagus betuloides, mentre il numero delle altre specie di faggio e del canelo è del tutto insignificante. Questo faggio conserva le foglie tutto l’anno, ma il fogliame è di un colore particolare bruno-grigio, con una sfumatura di giallo. Siccome tutto il paesaggio è colorato in questo modo, ha un aspetto cupo e triste e non è neppure ravvivato spesso dai raggi del sole.” CONTINUA

  33. La Terra del Fuoco • Per apprezzare appieno il fascino della natura di questo arcipelago alla fine del mondo, bisogna visitare il Parco Nazionale della Terra del Fuoco, di 63mila ettari, istituito nel 1960. • Gli alberi che compongono la fitta foresta fuegina appartengono in grandissima parte a specie molto simili ai nostri faggi: soprattutto il guindo (Nothophagus betuloides) grande (arriva a 30 metri di altezza) e con fogliame persistente; il lenga (Nothophagus pumilio), alto e con fogliame caduco; e il nire (Nothophagus antartica), anch’esso con fogliame caduco. Il canelo di cui scrive Darwin è, invece, la Drimys winteri, un albero sempreverde dalle foglie aromatiche abbastanza diffuso in questi territori. • Il cupo sottobosco delle foreste fuegine è ravvivato nella bella stagione da fiori deliziosi come quelli della palomita (Codonochis lesonii), una piccola orchidea bianca, e dai tanti altre di cui si è parlato trattando della Patagonia. • Il 15 gennaio, il Beagle entra a vele spiegate nel canale scoperto dal capitano FitzRoy nel precedente viaggio in Sud America e intitolato alla sua nave: • “Le alte montagne sul lato settentrionale si elevano a milleduecento metri. Sono coperte da un vasto manto di nevi perenni e numerose cascate versano le loro acque, attraverso i boschi, nello stretto canale in basso. In molti punti, magnifici ghiacciai scendono dai fianchi dei monti fino all’orlo dell’acqua. E’ appena possibile immaginare qualcosa di più bello del blu berillo di questi ghiacciai che contrasta col bianco opaco delle distese di neve più in alto. I frammenti caduti nell’acqua dal ghiacciaio galleggiavano qua e là e il canale, perciò, per lo spazio di un miglio, sembrava un mare polare in miniatura.” CONTINUA

  34. La Terra del Fuoco • Nelle foreste che coprono le pendici del Canale Beagle, e che in parte sono comprese nei confini del Parco Nazionale, sui tronchi degli alberi si trovano strane “pallette” giallastre grandi un po’ meno di una pallina da ping-pong e dal forte odore. • Il nome scientifico di questo fungo (ché di fungo, in effetti, si tratta) è Cyttaria darwinii. Gli abitanti locali lo chiamano pan de indio, ed è buono da mangiare: ha un sapore piuttosto dolciastro e non cattivo o amaro o piccante. • Il riferimento a Darwin nel nome è legato alla descrizione del fungo registrata dal naturalista nel suo diario: “Vi è un prodotto vegetale che merita di essere citato, per la sua importanza come alimento per i fuegini. E’ un fungo tondo, di colore giallo chiaro, che cresce in gran numero sui faggi. Quando è giovane è elastico e turgido, con una superficie levigata, ma quando è maturo si restringe, diventa più ruvido e ha la superficie butterata come un favo. Questo fungo appartiene a un genere nuovo e curioso. Nella Terra del Fuoco il fungo viene raccolto in grande quantità dalle donne e dai bambini, quando è maturo e ruvido, e viene mangiato crudo. Ha un sapore mucillaginoso, leggermente dolce, con un lieve odore di muschi. A eccezione di poche bacche, soprattutto di un Arbustus nano, gli indigeni non mangiano altro cibo vegetale che questo fungo.” CONTINUA

  35. La Terra del Fuoco • Di uccelli in questa piuttosto triste foresta se ne vedono pochi. Ma non è difficile, seguendo il suo strano e potente richiamo, osservare “un picchio nero, con una bella cresta scarlatta sul capo” (così lo descrive Darwin), che frequenta gli alberi marcescenti di cui vi è abbondanza. • Si tratta del picchio nero di Magellano (Campephilus magellanicus), piuttosto comune nel Parco nazionale, splendido nel suo abito nero con una vistosa cresta color pomodoro maturo. Passa le giornate sui tronchi scavandoli col becco alla ricerca degli insetti che costituiscono il suo cibo. • Nei piccoli laghi torbosi che si aprono nei fondo valle, vivono oggi, introdotti dall’uomo, anche castori canadesi (Castor canadensis), una specie alloctona e invasiva che arreca non pochi danni ai fragili ecosistemi di questa parte del mondo. Abbattono alberi e creano, con le dighe, dei piccoli laghi dall’acqua di un intenso color marrone per la presenza di torba.

  36. L’Isola degli uccelli SudAmerica • Per avere, finalmente, una full immersion nella ricca fauna marina di questa parte della Terra del Fuoco, occorre andare, in barca, nel Canale Beagle e navigare tra l’infinità di isolotti e scoglietti che sono disseminati tra le sue rive. • In questa terra affascinante, alla fine del mondo, con un paesaggio intristito da un cielo quasi perennemente grigio e coperto di basse nuvole pioviggionose, gli animali apportano una nota di colore e di allegria. • Ci sono, per esempio, piatti isolotti dove si concentrano le otarie orsine (Arctocephalus australis), chiamate in lingua locale lobos de mar (“lupi di mare”). Grasse, scure e paciose vivono qui assieme alle otarie di Byron. Un tempo erano perseguitate per la carne e soprattutto per la loro stupenda pelliccia, oggi le otarie orsine non corrono più pericolo d’estinzione e sono addirittura aumentate di numero. • I maschi di questa specie sono molto scuri, con una testa e un muso che ricordano quelli degli orsi bruni (Arctocephalus in greco significa proprio “testa d’orso”), mentre, come al solito, le femmine sono più snelle e chiare. • Ma le maggiori concentrazioni di animali si trovano sugli isolotti, non distanti da Ushuaia, dove si raccolgono tutte le specie marine tipiche della Terra del Fuoco. La disposizione dei posti su questi isolotti è più o meno costante. Prendiamo, per es, l’ Isla de los pajaros (“Isola degli Uccelli”), la più famosa e popolosa di tutte. In basso, a pochissima distanza dalla superficie marina, si trovano gruppi di otarie delle due specie, lucide e grasse. Questi lupi di mare coprono gli scogli che sono avvolti, a questo livello, da un verde mantello di alghe. Si tratta del kelp (Macrocystis pirifera) dai lunghi steli, vegetale comunissimo in tutti i mari freddi, che Darwin ha descritto con ammirazione: “Questa pianta cresce su ogni scoglio, dal livello inferiore della marea fino a una grande profondità. E’ sorprendente il numero di creature viventi di ogni ordine che dipendono strettamente da quest’alga.” CONTINUA

  37. L’Isola degli uccelli • Un poco più in alto, tra gli anfratti e le cavità delle basse pendici di roccia scurissima, soggiornano oche antartiche (Choephaga hybrida), in lingua locale caranca, dal piumaggio che presenta una incredibile diversità tra il maschio e la femmina. • Anche Darwin ne parla: “L’anitra degli scogli, così chiamate perché vive esclusivamente sulla costa del mare (Anas antarctica) è comune tanto qui quanto sulla costa occidentale dell’America e giunge a nord fino al Cile. Nei profondi e remoti canali della Terra del Fuoco, il maschio, candido come la neve, accompagnato invariabilmente dalla sua consorte più scura, strettamente vicini su qualche lontana punta rocciosa, sono una caratteristica comune del paesaggio.” • E’ veramente uno spettacolo stupefacente vedere questi due uccelli di sesso diverso e dai colori tanto differenti, vivere in perfetta armonia sulle scogliere battute dalla pioggia. CONTINUA

  38. L’Isola degli uccelli • Al piano superiore, invece, infuria il carnevale dei cormorani. • Non si può immaginare il numero, la varietà e il vociare di questi segaligni uccelli bianchi e neri. Ce ne sono a migliaia, raggruppati in attesa di precipitarsi in acqua in cerca di pesci, e formano spettacoli davvero affascinanti (di cui, inspiegabilmente, Darwin non parla nel suo diario di viaggio). Si dividono in due specie diverse, che gli ornitologi locali conoscono bene. • Simili nel piumaggio nero, con il petto e il ventre bianchi, i due cormorani differiscono soprattutto per la porzione di caruncole rosso fuoco tra l’occhio e il becco. • Per quanto riguarda le abitudini, il cormorano imperiale (Phalacrocorax atriceps), che presenta la parte anteriore del collo bianca, fa il nido a terra, sulla sommità piatta degli isolotti. • Invece, il cormorano di roccia (Phalacrocorax magellanicus) depone le sue uova sulle pareti rocciose a picco sul mare. • Assieme a questi, che sono i personaggi principali, esiste tutta una folta corte di altri uccelli: gabbiani grigi (Leucophaeus scoresbii), gabbiani della Patagonia (Larus maculipennis), albatri dal sopracciglio nero (Diomedea malonophrys), chioni, gabbiani domenicani (Larus domenicanus) e tanti altri. • La varietà delle oche selvatiche del Canale Beagle e dei territori circostanti non si esaurisce con le oche bianche e nere di cui si è già parlato. • Grazie a un atteggiamento della popolazione locale del tutto indifferente alla loro presenza, e non aggressivo, altre specie molto confidenti popolano le spiagge marine di ciottoli, le steppe dell’interno e le rive del Lago Escondido, a 55 chilometri da Ushuaia. CONTINUA

  39. L’Isola degli uccelli • L’oca selvatica più comune e visibile quasi ovunque in queste distese solitarie, è l’oca di Magellano (Chloephaga picta), il cui maschio è candido con una fitta barratura nera sul ventre e sulla schiena, mentre la femmina ha la testa e il collo color ruggine. • Sfugge alla regola di una colorazione diversa tra maschi e femmine solo l’oca a testa cenerina (Chloephaga poliocephala, in lingua locale couquen real). • Ma, la vera gloria della Terra del Fuoco (anche se è presente in altre zone dell’America del Sud, per esempio, Darwin la descrive durante la sosta alle Isole Falkland), è il famoso pato vapor (anatra a vapore). Questa massiccia anatra selvatica (specie Tachyeres) ha dei comportamenti davvero singolari che suscitano la meraviglia in chi la osserva nel suo ambiente naturale, come accadde a Darwin. Parlando della fauna delle Isole Falkland, così la descrive: • “In queste isole è molto abbondante una grande e stupida anitra (o oca) (Anas brachiptera) che pesa qualche volta fino a dieci chili. Questi uccelli, per il loro modo straordinario di remare e di sollevare spruzzi sull’acqua, erano chiamati una volta “cavalli da corsa” ma ora vengono denominati più propriamente “piroscafi”. Le ali sono troppo piccole e deboli per consentire il volo, ma con il loro aiuto, in parte nuotando e in parte battendo la superficie dell’acqua, essi si spostano molto rapidamente. La tecnica è sotto un certo aspetto simile a quella di un’anitra domestica quando è inseguita da un cane, ma sono quasi sicuro che il “piroscafo” muove le ali alternativamente invece che contemporaneamente, come fanno gli altri uccelli. Queste goffe e stupide anitre fanno un tal rumore e tanti spruzzi, che l’effetto è straordianariamente curioso.”

  40. Verso le Galapagos SudAmerica • Uscito dallo Stretto di Magellano, il 10 giugno 1834 il Beagle drizza la prora verso nord, seguendo le coste del Cile sull’Oceano pacifico. Le pagine del diario di Darwin sono piene d’interessanti e acute descrizioni dei paesaggi e degli ambienti che visita, sia sbarcando dalla nave, sia avventurandosi in escursioni nell’interno. • Giunti nella parte meridionale del Cile, dove si trova l’arcipelago delle Chonos, una baleniera fu inviata per rilevare le coste orientali dell’isola Chiloé, con l’ordine di raggiungere il Beagle all’estremità meridionale. Darwin accompagnò questa spedizione. Non mancano, nei suoi ricordi, episodi curiosi. Come il seguente che riguarda una specie già allora molto rara ed esclusiva di questa parte della costa cilena:“La sera raggiungemmo l’isola di San Pedro, dove trovammo il Beagle all’ancora. Doppiando la punta, due degli ufficiali sbarcarono per compiere una serie di misure col teodolite. Una volpe (Canis fulvipes) di una specie nuova che si dice sia particolare dell’isola e molto rara, stava seduta sulle rocce. Era così intenta a osservare il lavoro dei due ufficiali che potei, camminando cautamente dietro di lei, colpirla sulla testa col mio martello da geologo. Questa volpe, più curiosa o più scienziata, ma meno saggia della generalità delle sue sorelle, è ora imbalsamata nel museo della Zoological Society.” La volpe di cui sopra, oggi definita Volpe di Darwin (Pseudalopex fulvipes), è ancora presente, seppure molto rara e minacciata, in quell’isola dove il nostro giovane scienziato la fece oggetto delle sue non proprio amichevoli attenzioni. Sarebbe però ingiusto accusare Darwin di poco amore e disinteresse per le specie in via d’estinzione. In una precedente occasione, sulle Isole Falkland, per esempio, egli parla dell’estinzione di un canide. Ne parleremo nella sezione “Darwin e la biodiversità” CONTINUA

  41. Verso le Galapagos • Una specie autoctona, che però è oramai ben nota anche in Italia, dove veniva allevata come animale da pelliccia, è la nutria, anche detta castorino (Myocastor coypus). • Dalle nostre parti, dopo essere sfuggito alla cattività nell’immediato secondo dopoguerra, questo grande roditore si è diffuso in maniera spettacolare in quasi tutti gli specchi e corsi d’acqua del nostro paese. In genere crea problemi non da poco per i danni alle colture agricole, alla flora indigena e alle opere di contenimento delle acque, che rovina a causa dell’abitudine di scavare le proprie tane entro gli argini dei fiumi. • Darwin ne parla descrivendo la fauna delle Isole Chonos lungo la costa cilena, dove sbarcò il 7 gennaio 1835: “La zoologia delle isolette di questo arcipelago è molto povera, come ci si poteva aspettare. Fra i quadrupedi sono comuni due specie acquatiche. Il Myopotamus coypus (simile a un castoro, ma con la coda arrotondata) è ben noto per la sua bella pelliccia, che è oggetto di commercio lungo tutto l’arcipelago”. CONTINUA

  42. Verso le Galapagos • L’altro animale descritto da Darwin parlando di queste isole è la lontra marina sudamericana (Lutra felina): “Una piccola lontra marina è molto comune; questo animale non si nutre esclusivamente di pesce, ma, come le foche, mangia abbondantemente piccoli granchi rossi che nuotano in gran numero presso la superficie dell’acqua.” I locali la chiamano chungungo o nutria de Magellanes: vive nella acque costiere del Sudamerica e oggi è divenuta molto rara. Come già acutamente Darwin aveva notato, si nutre di invertebrati, soprattutto crostacei e molluschi. E i piccoli granchi rossi di cui parla il naturalista sono i Pleuroncoides planipes tipici di questi mari, ce ne sono di simili anche lungo le coste delle Galapagos, e che rappresentano un cibo ricercato, oltre che per le lontre, anche per le otarie e molti uccelli acquatici.

  43. I fossili della pampa argentina: l’estinzione delle specie • Fece scoperte eccezionali. A Punta Alta, in Brasile, scoprì un ossario di giganteschi mammiferi terrestri fossili (saranno quelli che successivamente descriverà Owen nel volume dedicato alla Zoologia del viaggio del Beagle). Nove esemplari di quadrupedi oltre a molti frammenti, tra cui parti di crani e ossa di Megaterio di oltre quattro metri “come dice il nome, un animale di dimensioni colossali” , i cui denti e unghioni erano simili a quelli del bradipo; ossa di Megalonyx; uno scheletro quasi perfetto di Scelidotherium :” […] doveva essere grosso quanto un rinoceronte e nella struttura del cranio si avvicina… al formichiere del capo, ma per alcune altre caratteristiche è simile agli armadilli” il Mylodon darwinii di genere affine ma di dimensioni più piccole; e il Toxodon, “forse uno degli animali più strani che siano stati scoperti: per mole era uguale all’elefante o al Megatherium, ma la struttura dei suoi denti, a quanto asserisce il signor Owen, prova inequivocabilmente che era affine ai roditori, ordine che attualmente comprende la maggior parte dei mammiferi più piccoli. In molti particolari era affine ai pachidermi, ma a giudicare dalla posizione degli occhi, degli orecchi e delle narici viveva probabilmente nell’acqua come il dugongo e il manato ai quali somigliava. E’ proprio sorprendente trovare mescolate nella struttura del Toxodon le caratteristiche di alcuni ordini che sono attualmente nettamente separati!” • Quelli di Darwin non sono passivi resoconti: differenze e somiglianze tra specie, interpretate alla luce della loro distribuzione geografica, pongono interrogativi a cui gli schemi classici non offrono risposte soddisfacenti. Quando parte, le idee di Darwin non si discostano dalla tradizionale cornice creazionista; al suo ritorno, molto probabilmente non è ancora un trasformista, ma ha individuato una quantità di problemi irrisolti e a cui dare, prima ancora che una corretta soluzione, una corretta formulazione.

  44. Bahia Blanca • “ A Punta Alta l’erosione ha messo allo scoperto una sezione di quelle piccole pianure, molto interessanti per il numero e le caratteristiche straordinarie dei resti di giganteschi mammiferi terrestri in esse racchiusi”. • Questa era l’opinione di Darwin, non condivisa però dagli abitanti del luogo. Per essi i “mostri” erano frutto di stregoneria.

  45. Scelidotherium Nel “Viaggio” di Darwin troviamo questa descrizione del Scelidotherium: “… un grosso animale munito di corazza ossea a pezzi poligonali, somigliantissima a quella di un armadillo” Resti fossili dell’animale Sua ricostruzione

  46. Armadillo Quando l’armadillo si sente minacciato, si arrotola su se stesso trasformandosi in una palla.

  47. Megaterio Invece di arrampicarsi sugli alberi, probabilmente i Megateri “con la loro grossa coda e i loro enormi calcagni, saldamente piantati nel terreno come un treppiedi” tiravano giù i rami cibandosi del loro fogliame, favoriti in questo da una lingua lunga ed estensibile come quella delle giraffe.” Scheletro del Megaterio

  48. La Pampa circa 1 milione e 800 mila anni fa La ricostruzione del paesaggio in cui vivevano i Megateri. Oggi si presenta molto diverso, e anche gli animali e le piante sono diversi da quelli rappresentati nel disegno.

  49. Bradipo • Il bradipo presenta molte caratteristiche anatomiche simili al megaterio, può essere considerato un discendente dei Megateri, e i suoi unghioni sono un adattamento alla vita sugli alberi. E’ anche chiamato PIGRONE per la sua lentezza, tanto che sulla sua pelliccia crescono indisturbate le alghe verdi come sui tronchi degli alberi. Il suo manto è inoltre mimetico rispetto allo sfondo. • Il suo habitat è quindi la chioma degli alberi, e i pericoli per questo animale nascono quando per qualche motivo scende a terra, dove non è in grado di difendersi da un predatore. Attualmente molti di loro vengono uccisi dagli automezzi, che viaggiano lungo le strade che attraversano le foresta amazzonica. • Infatti, quando un bradipo attraversa la strada lo fa molto lentamente, come è sua abitudine, e solo se l’autista si ferma, lo afferra e lo deposita a uno dei lati della strada, l’animale può salvarsi.