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  1. La comunicazione faccia a faccia: etnometodologia ed interazionismo Sociologia della comunicazione Prof. Vincenzo Romania

  2. Definizione di etnometodologia Etno: “disponibilità, per ogni individuo, di un tipo di conoscenza comune della società a cui appartiene, simile alla conoscenza che ha di “una qualsiasi altra cosa” (Garfinkel, 1967, 31) Etnometodologia: lo studio dei metodi di senso comune con cui gli individui danno senso al mondo sociale. Metodo: considerare problematico ciò che si dà per scontato, anche detto metodo ironico. Studiare delle forme invarianti e costitutive del ragionare: i metodi, gli strumenti, le mode, le pratiche che gli individui usano per svolgere le loro attività mondane.

  3. Definizione • “ Gli studi etnometodologici studiano le attività quotidiane come metodi dei membri di una comunità per rendere le stesse attivitità visibilmente razionali e rapportabili per ogni scopo pratico, ovvero spiegabili(accountable) come organizzazioni delle attività quotidiane del luogo comune. [..] Tale studio è diretto a comprendere come le attività ordinarie ed effettive dei membri consista di metodi tali da rendere analizzabili le azioni pratiche, le circostanze pratiche e la conoscenza di senso comune delle strutture sociali ed il ragionamento sociologico pratico e scoprire le proprietà formali del luogo comune, delle azioni di senso comune, “dal di dentro” dei contesti reali, come realizzazione pratica di questi contesti” (Garfinkel, 1967, VII-VIII).

  4. Domande che si pone un etnometodologo? • Come presenta la gente una scena sociale ordinaria agli altri? • Come fa la gente a rendere comprensibili o logiche certe scene o situazioni? • Come la gente attribuisce senso agli eventi, in termini di ordine sociale preconcetto? • Come un perfetto estraneo comprenderebbe ciò che gli altri danno per scontato?

  5. Principi: l’azione sociale è morale • La moralità dell’agire coincide col fatto che non tiriamo brutti scherzi agli altri, che ci comportiamo “bene”, che mostriamo di essere “affidabili”, che rispettiamo le aspettative, il nostro agire è naturale, normale, comprensibile. • Il principio fondamentale è quello delle persone morali come persone di cui in bona fide si possono accettare le rappresentazioni come vere. • Per far emergere questa moralità serve un reattivo.

  6. Riflessività • Le persone interpretano ciò che si dà in ogni situazione come un qualcosa di più generale, ma che cosa sia questo caso non compare mai. • Ogni evento, persona, oggetto viene da noi catalogato come l’espressione particolare di qualcosa di tipico. • Esempi di ricerche: giurie, organizzazione sociale della morte. • Mentre diamo ordine al mondo tramite processi di costruzione sociale, ci dimentichiamo di averlo fatto: oggettivazione della realtà.

  7. Indicalità • È un modo per studiare il dato per scontato • Qualsiasi cosa ha un contesto che deve essere preso in considerazione al fine di comprendere il significato di qualunque cosa particolare. • Quel contesto è cruciale ma deve essere dato per scontato che le persone sappiano che cosa è, per non andare contro al principio di riflessività. • L’intero mondo sociale è un complesso di indicalità che vengono date per scontate. • Ogni contesto ne contiene a matrioska un altro, all’infinito. • Il pensiero umano è così indicale che ogni messa in dubbio crea esasperazione, rabbia. • Poiché i contesti non vanno mai esplicitati, le persone nella maggior parte dei casi non si capiscono fino in fondo, ma evitano il più possibile di problematizzarlo. Fictional codes

  8. Come funzionano gli accounts nella comunicazione faccia a faccia? • 1) Assunto et cetera: “Quando ad un membro viene richiesto di dimostrare che una spiegazione si riferisce ad una situazione reale, egli fa invariabilmente uso di pratiche quali l’ “eccetera”, “almeno che” e “lasciando passare…” per dimostrare la razionalità del proprio ragionamento. • 2) Offrire spiegazioni: “Il carattere sensibile e definito della questione che viene riportata viene stabilito tramite un accordo fra il narratore e il suo interlocutore che porta entrambi a fornire tutte le forme di compresione non statuite richieste. Perciò gran parte di ciò di cui si sta effettivamente parlando non viene menzionato”

  9. Come funzionano gli accounts nella comunicazione faccia a faccia? • 3) Attendere chiarificazioni: “Per tutto il tempo che gli account orali vengono offerti, essi sono appropriati allorché richiedono all’auditore la disponibilità ad aspettare che ciò che sarà detto chiarisca il significato proprio di ciò che è stato precedentemente detto”. • 4) Progressività: “Tanto nelle conversazioni, come nelle reputazioni e nelle carriere, la particoltarità degli accounts è quella di venire costruiti passo per passo, attraverso l’utilizzo effettivo di riferimenti ad essi; • 5) Indicalità: “Il materiale degli accounts è tale da dipendere fortemente dal senso di molteplici posizionamenti, dalla rilevanza rispetto ai progetti dell’ascoltatore, o del corso di sviluppo delle occasioni organizzare del loro uso”

  10. Accountability • Le azioni sociali sono fatte per essere osservate, descritte e spiegabili agli altri. • Nel far ciò si da un senso posteriore o futuro anteriore a ciò che abbiamo fatto o ci apprestiamo a fare. • Principio sociologico: nelle interazioni gli uomini non obbediscono semplicemente ad un ordine dell’interazione, come pensava Goffman. Piuttosto, essi si impegnano continuamente a presentare un comportamento che possa essere spiegabile (accountable) nei termini delle istituzioni normative di riferimento.

  11. Accountability: Cicourel • Il modello sociale proposto dagli etnometodologi deve quindi: • “(1) specificare come regole generali o norme vengono invocate per giustificare o valutare il corso dell’azione e • (2) come costruzioni innovative in situazioni contestualmente - determinate alterino le regole generali e le norme stesse e quindi forniscano la base per il cambiamento” (Cicourel 1972, 249). • Nell’analizzare i pronunciamenti delle corti popolari impegnate in alcuni processi, Garfinkel si accorge di come i giurati, indipendentemente da quale era stato il metodo e le fonti su cui avevano costruito i loro giudizi, si sforzassero di dimostrare la plausibilità dei loro resoconti, non tanto rispetto ai principi legislativi, quanto rispetto al senso comune.

  12. Scott e Lyman, Accounts: definizione “Gli accounts sono un dispositivo linguistico utilizzato ogni qualvolta che un’azione viene soggetta a valutazione. Alcuni dispositivi sono elementi cruciali dell’ordine sociale poiché essi prevengono il sorgere di conflitti mettendo un ponte verbale fra il gap costituito dall’azione e dalle aspettative. Inoltre, gli accounts sono “situati” a partire dallo status dei partecipanti, e sono standardizzati dentro le culture così che alcune spiegazioni sono terminologicamente stabilizzate e routinariamente attese quando l’attività ricade al di fuori del dominio delle aspettative. Per account, quindi, intendiamo una affermazione fatta da un attore sociale per spiegare un comportamento indecoroso o inatteso” (Scott e Lyman, 1968, trad. mia).

  13. Scuse e giustificazioni • Sono i due tipi di accounts che utilizziamo più spesso nella vita quotidiana: scuse e giustificazioni. • Scuse: “dizionari socialmente approvati per mitigare o ridurre l’espansibilità quando la condotta viene messa in dubbio. Possiamo distinguere inizialmente quattro forme modali attraverso cui le scuse vengono tipicamente espresse: appello ad incidenti, appello alla risolvibilità di una situazione, appello ad impulsi biologici, e ricerca di un capro espiatorio (scapegoating)”. • Giustificazioni: “come le scuse, le giustificazioni sono vocabolari socialmente approvati che neutralizzano un atto o le sue conseguenze quando uno o entrambi sono messi in questione ma qui c’è una differenza cruciale: giustificare un atto significa asserire il suo valore positivo piuttosto che reclamare il contrario. Le giustificazioni riconosco un senso generale secondo cui l’atto non è permesso, ma reclamano che la occasione particolare permetta o richieda quell’atto proprio” (ivi, 51). Tipi di giustificazioni: diniego dell’offesa, diniego della vittima, appello alla lealtà dell’attore, fine dell’auto-realizzazione.

  14. Le procedure di ad hocing • Ogni norma contiene una dimensione di non normatività, che consiste nei casi ad hoc. Essi nascono perché si presentano nuove contingenze che le norme non avevano previsto (caso Englaro) o perché ogni norma prevede degli ‘eccetera’, degli ‘escluso il caso che’ ovvero degli spazi di indeterminatezza, che permettono un certo arbitrio nella loro applicazione. • Questo arbitrio dà luogo alle procedure di ad hocing. Esse non mettono in dubbio ma anzi ri-confermano la norma stessa: “Le procedure ad hoc fondano un questo senso non solo la possibilità di negoziazre l’applicabilità della regola, ma anche la salvaguardia della sua definizione formale, in presenza di una disapplicazione sostanziale” (Wolf 1979: 148).

  15. Cosa si fa quando non si può applicare una norma? • Ci si riferisce o a principi legislativi generali (costituzione, carta di Ginevra, ecc.) • O, come più spesso accade, al senso comune. • Lettura da David Sudnow, Normal Crimes (1965).

  16. Ricerca sull’indicalità Esercizio: riportate conversazioni comuni, scrivendo sulla parte sx del foglio le cose effettivamente dette e su quella destra quello che loro e gli interlocutori capiscono di ciò che si sta dicendo -> Risultati: - la parte destra riporta molte più informazioni; Esse sono collegate: • Al precedente andamento della conversazione • All’interazione fra i due attori: luogo, tempo, persone presenti, scopo, intenzioni, ecc… • Molte espressioni deittiche non si capiscono dal di fuori: io, tu, questo, prima, dopo… • Altro esercizio: tratto da Sclavi.

  17. Gli esperimenti: breaching, forme di rottura • Prospettiva per incongruenza • Creano reazioni emotive forti poiché vi è un obbligo morale a seguire le ordinarie procedure della costruzione della realtà e a non interferire con il senso della normale realtà delle persone. ->

  18. Garfinkel sui breaching experiments “Ci sarebbe una procedura alternativa che sembrerebbe più economica: cominciare con un sistema che possiede caratteristiche stabili, e domandarsi cosa si può fare per creare instabilità (trouble). L’operazione che si dovrebbe intraprendere per produrre e sostenere il carattere anomico di certi contesi e di interazioni disorganizzate ci dovrebbe rivelare come le strutture sociali sono mantenute di norma in modo routinario” (Garfinkel, 1963, p.187)

  19. Esempi: 1. da un gommista • (S) Ho una gomma sgonfia. • (E) Cosa vuol dire che ha una gomma sgonfia? La signora apparve momentaneamente sbalordita. Poi rispose ostilmente: “Cosa vuoi dire, cosa vuoi dire? Una gomma sgonfia è una gomma sgonfia. Ecco cosa vuol dire. Niente di speciale. Che domanda folle!”

  20. Esempi. 2. conversazione fra amici • (S) Ciao Ray. Come sta la tua ragazza? • (E) Cosa vuol dire quando dici “Come sta”, intendi fisicamente o mentalmente? • (S) Intendo come sta? Che problemi hai? (Apparve irritato). • (E) Niente. Puoi spiegare più chiaramente cosa intendevi? • (S) Lascia perdere. Come vanno le tue domande per la Med School? • (E) Cosa intendi quando dici “Come vanno”? • (S) Lo sai che intendo. • (E) Non lo so, davvero. • (S) Ma che hai? Sei malato?

  21. Esempio 3. La cornice: fate finta per 15-60 min. di essere in una pensione invece che a casa vostra Report di uno studente: “Un uomo basso e robusto entrò nella casa, mi baciò e chiese: “Com’è andata a scuola?”, gli risposi gentilmente. Entrò in cucina, baciò la più giovane delle due donne e disse ciao agli altri. La donna più giovane mi chiese: “Cosa vuoi per cena, caro?” io risposi “niente”. Alzò le saplle e non parlo più. La donna più anziana si mosse per la cucina senza più parlare. L’uomo si sciacquò le mani, sedette alla tavola e prese il giornale. Lesse finché le due donne non terminarono di porre il cibo sulla tavola. I tre sedettero. Scambiarono banali chiacchere sui fatti del giorno. La donna più anziana disse qualcosa in una lingua straniera, che fece ridere gli altri”.

  22. Esempio 4. Dato per scontato istituzionale • Il compito degli studenti era quello di andare in negozi con i prezzi fissi indicati e di contrattare il prezzo stesso della merce. La aspettativa standard accettata e data per scontata è infatti quella della “regola di un unico prezzo istituzionalizzato”. • Ad alcuni venne chiesto di acquistare prodotti con costo inferiore ai 2 dollari offrendo al cassiere più di quanto istituzionalmente richiesto. • La forza della regola data per scontata era tale che le persone reagivano con ansietà, rabbia, spaesamento. • La paura appariva anche come una emozione anticipata e proiettata nei ricercatori stessi. • Alla fine molti studenti riportarono di aver “appreso” che anche i prezzi fissi possono essere contrattati.

  23. Altre forme ricorrenti di ricerca • Le interviste in profondità e l’osservazione partecipante: • Studio di Garfinkel sulle giurie • Agnese. • Studio di Sudnow sull’organizzazione sociale della morte (Passing on: The social organization of dying, 1969). • Il metodo documentario: interpretare le conversazioni come indicatori di un codice sottostante: studio di Wieder sui carcerati.

  24. Le regole del gioco Ogni gioco ha regole Un determinato numero di regole costituisce un gioco Al mutare di una regola muta il gioco Gioco e situazione hanno perciò molti punti in comune, ma anche diverse differenze.

  25. Garfinkel: le attese costitutive di un gioco 1. Territorio, attori, azioni: Dal punto di vista del giocatore i territori alternativi di gioco, il numero dei giocatori, la sequenza delle mosse e così via, rappresentano per lui un sistema fisso di riferimento (frame), per cui egli si attende che la propria scelta avvenga, sempre e comunque, a prescindere dai propri desideri, dalle circostanze, dai progetti, dagli interessi o dalle conseguenze che essa avrà per lui e per gli altri. 2. Persistenza: Il giocatore si attende che il sistema fisso di riferimento sia vincolante per sé e per gli altri. 3. Intersoggettività: Il giocatore si attende che il suo avversario abbia le stesse attese nei propri confronti” Il prodotto delle norme di un gioco è un insieme di eventi possibili.

  26. Tre tipi di norme del gioco Norme di base (basic rules): quelle che contemplano i principi generali del gioco; le regole di gioco preferito (rules of preferred play), ossia le regole seguendo le quali si riesce ad ottenere l’obiettivo che porta alla vittoria o all’obiettivo di gioco; le condizioni imposte dal gioco (game-furnished conditions), ossia quell’insieme di limiti alle possibilità di gioco dei partecipanti che risulta dalla applicazione delle regole di base

  27. Il gioco come situazione vincolante: differenze con la v.q. il tempo di gioco è essenzialmente circoscritto; la gamma dei possibili eventi di gioco non dipende dalle diverse definizioni della situazione private; “Partecipare al gioco” significa sospendere le altre attività della vita reale; Tale partecipazione e sospensione è il frutto di una scelta personale, in quanto tale in ogni momento contraddicibile; Lasciare il gioco significa ripristinare il mondo della vita quotidiana; Le regole del gioco non vengono mutate dall’evolversi del gioco stesso; Esiste nel gioco una corrispondenza fra condotta normata e condotta effettiva; Le regole del gioco definiscono il “gioco corretto” e l’esito “giusto” della competizione e quindi indicano in precedenza quale è il comportamento più razionale per i giocatori.

  28. L’interazionismo simbolico

  29. Oggetto di ricerca • Cosa succede quando due persone si trovano in un contesto situato, nella vita quotidiana? • Viene quindi analizzato tutto il potenziale comunicativo intriso nel comportamento umano. • La definizione di comunicazione che viene offerta è pertanto molto più ampia di quella usata nel senso comune

  30. L’interazione sociale: definizione • “Gli interazionisti vedono l’interazione sociale principalmente l’interazione sociale principalmente come un processo comunicativo nel quale le persone condividono le esperienze più che una mera ripetizione o una iterazione di stimolo e risposta” (Blumer, 1937, 171). • Nei termini di Goffman, una interazione sociale è quel processo che coinvolge due o più persone che condividono uno stesso territorio e sono consapevoli del potenziale comunicativo del proprio comportamento e si rendono quindi reciprocamente accessibili dal punto di vista simbolico e comunicativo. • Esempio narrativo da Le cornici dell’interazione.

  31. Punti emersi a) gli individui interagiscono sulla base di simboli e significati che vengono assegnati e riconosciuti alle azioni, ai comportamenti, ai gesti e a tutte le forme di comunicazione scambiate fra gli attori; b) il carattere simbolico dei gesti e degli altri atti comunicativi è qualcosa che va oltre il significato esplicito degli stessi (come avviene ad esempio nel caso del segnale intimato dalla guardia e come nel caso dello squillo sul cellulare): il processo di codifica simbolica del mondo fa sì infatti che gli individui trasformino tutti gli elementi del mondo naturale in oggetti sociali; c) il processo d’interpretazione dei simboli interattivi è un processo situato, dipende cioè dalla situazione entro cui si comunica ed agisce (come avviene ad esempio nel caso del bacio dato da Marco a Paola); d) questo processo è anche un processo cooperativo e intersoggettivo, che si realizza cioè armonizzando le diverse interpretazioni dei partecipanti all’interazione (come avviene nel caso dei fari abbaglianti);

  32. Punti emersi • e) ed è un processo in qualche misura normato ed universale: ciò che significa il gesto dell’agente con la paletta sospesa in aria è, nell’esempio precedente, normato e previsto esplicitamente dal codice stradale. • f) il carattere simbolico dell’interazione umana tende a divenire sempre più rilevante al crescere delle forme dei canali comunicativi e degli strumenti espressivi disponibili in una società (gli squilli al cellulare, utilizzati dai giovani, rappresentano in effetti un esempio di come in breve tempo una tecnologia possa essere connotata di significati simbolici non previsti al momento della sua realizzazione).

  33. Sull’intersoggettività: Becker • “Ogni evento umano può essere compreso come il risultato delle persone coinvolte (tenendo conto che possono esserci anche un numero molto grande di persone), le quali aggiustano continuamente ciò che fanno alla luce di ciò che fanno gli altri, così che le linee di azione individuali “combacino” (fits) con quelle degli altri. Ciò può accadere soltanto se gli esseri umani agiscono in maniera non automatica, e costruiscano altresì linee di azione tenendo conto del significato di ciò che gli altri faranno in risposta alla loro precedente azione gli esseri umani possono agire solamente in questo modo se possono incorporare le risposte degli altri nei loro propri atti e quindi anticipando ciò che probabilmente avverrà, creando in tale processo “un sé” nel senso di cui Mead. Tale enfasi su come le persone costruiscono il significato degli altrui atti è ciò che rende “simbolica” l’interazione simbolica. Se ognuno riesce a far ciò e lo fa, allora potranno verificarsi azioni complesse e congiunte” (1988: 18).

  34. Le tre premesse di Blumer “L’interazionismo simbolico poggia in sostanza su tre semplici premesse. La prima è che gli esseri umani agiscono verso le cose sulla base del significato che queste hanno per loro. Tra esse si può includere tutto quanto gli individui notano tra gli oggetti del loro mondo fisico, come alberi o sedie, altri esseri umani, come una madre o un impiegato di negozio, categorie di esseri umani, come amici o nemici, istituzioni, una scuola e un governo, ideali guida, come l’indipendenza individuale o l’onestà, l’attività degli altri come i loro comandi e le loro richieste,e e situazioni come quelle che un individuo incontra nella sua vita quotidiana. [continua ->]

  35. Le tre premesse di Blumer • La seconda premessa è che il loro significato è derivato da, o sorge, dall’interazione sociale di ciascuno con i suoi simili. La terza è che questi significati sono trattati e modificati lungo un processo interpretativo usato dalla persona nel rapporto con le cose che incontra. La terza è che questi significati sono trattati e modificati lungo un processo interpretativo usato dalla persona nel rapporto con le cose che incontra” (Blumer 1969 2006, 38). • Il significato generale di questo approccio è che: il mondo è intersoggettivo, è un rapporto di mediazione fra simbolico e naturale, l’interpretazione è la lente con cui guardiamo al mondo, questa interpretazione è negoziata e processuale. • Il processo di sensemaking è continuo e infinito.

  36. Il concetto di mente in Mead • La mente, pertanto, è un prodotto della condotta simbolica. • In quanto tale non è un prodotto individuale ma sociale. Essa non è “limitata all’individuo, e ancor meno è collocata nel cervello. Il significato appartiene alle cose nei loro rapporti con gli individui e non si trova nei processi mentali che sono racchiusi all’interno dell’individuo” (Mead, 1934/1966: 151). La mente insomma è la sfera della riflessività, attraverso cui ogni uomo si prefigura gli aspetti sociali del proprio comportamento.

  37. Il gesto • Lo strumento basilare di comunicazione è il gesto. Per gesto, secondo questo approccio si intende qualcosa di più esteso rispetto al senso comune: “il termine gesto è qui usato nel senso di qualsiasi comportamento cui sia possibile accordare un significato sia da parte di chi agisce che da parte di chi osserva. Un gesto costituisce un atto incompleto: in sé non è nulla. L’ascoltatore o l’osservatore deve determinare il significato prima di potere a sua volta agire” (Turner 1956/1983: 92). • Il gesto è in tal senso simbolico (syn ballein: tenere insieme due cose). • Il linguaggio è il prodotto reificato di una serie di gesti linguistici che si cristallizzano e stabilizzano.

  38. Gli oggetti sociali • La relazione dell’individuo con il mondo esterno è una relazione di significazione e di reificazione: la condotta simbolica produce pertanto degli oggetti sociali. • Un oggetto sociale è pertanto un qualsiasi elemento della realtà circostante, sia animato che inanimato – il che comprende anche tutti i fenomeni sociali - che viene fatto oggetto di definizione, etichettamento, spiegazione e normazione sociale. • Le qualità sociali di un oggetto sono indipendenti dalle sue qualità fisiche.

  39. Visione pragmatica degli oggetti sociali • L’uomo definisce gli oggetti sociali a partire dagli aspetti pratici che essi hanno per la sua esistenza. • Gli oggetti hanno quindi differente valore sociale a seconda dei piani individuali, di gruppo e societari che tali oggetti acquisiscono.

  40. Approccio di McCall e Simmons L’uomo è un animale che pianifica. • Le cose acquistano di significato in relazione ai suoi piani individuali. • Agiamo nei confronti delle cose, nei termini del loro significato per i nostri piani di azione. • Dobbiamo perciò identificare ogni “cosa” che incontriamo nella nostra esperienza, scoprirne e definirne il significato.

  41. Approccio di McCall e Simmon • Per identificare cose, situazioni e persone, le collochiamo all’interno di categorie e denominazioni, a partire ancora dai piani di azione individuali, ossia le classifichiamo. • La classificazione è uno dei processi tipici della vita quotidiana. • Rispetto ai piani sociali, questi significati devono essere consensuali. • La “cosa” che è essenziale che sia identificata in ogni situazione è la persona stessa.

  42. Oggetti tecnici (OT) • Vengono introdotti nella sociologia della scienza, in maniera radicale e provocatoria, come forme inanimate di attori sociali: “Se un oggetto gioca spesso ruoli narrativi da soggetto, se cioè vengono a esso delegati funzioni pratiche e significati sociali generalmente incarnati da attori umani, ciò significa che questo oggetto fa parte della società nel suo complesso. La società in altri termini non è soltanto la risultante trascendente della serie di individualità che la compongono, ma comprende al suo interno anche tutti quegli oggetti a cui sono state delegate funzioni prettamente umane. Sono esseri sociali i soggetti umani, ma anche quei soggetti “non umani” che sono gli oggetti, nonché, se non soprattutto, quei soggetti “ibridi”, umani e non umani insieme, nati dagli incontri più o meno casuali, più o meno duraturi, tra attori umani e attori non umani”. (2002, 5)

  43. Ogni OT contiene inscritta una sceneggiatura di uso (script) “I progettisti delineano …degli attori con dati gusti, competenze, motivazioni, aspirazioni, opinioni politiche ecc.; immaginano questa o quella evoluzione dei costumi, delle tecniche, delle scienze, dell’economia, ecc.; e una gran parte del loro lavoro di progettazione consiste nell’iscrivere queste (pre) visioni del mondo all’interno del contenuto tecnico della loro innovazione. Proponiamo di chiamare il risultato di questo lavoro script o “sceneggiatura”: si tratta dell’articolazione tecnica del punto di vista del designer, da lui stesso operata, riguardo le relazioni necessarie tra il suo oggetto e gli attori che devono entrate in contatto con tale oggetto. Tale script è, dunque, una predeterminazione della situazione che si richiede che gli utilizzatori immaginino, a partire dal dispositivo tecnico stesso e dalle pre-scrizioni (avvisi, contratti, consigli, istruzioni…) che lo accompagnano. Ma finché non si presentano degli attori a incarnare i ruoli previsti dal progettista (o a inventarne degli altri), il progetto resta una chimera: solo il corpo-a-corpo realizza o de-realizza l’oggetto tecnico. Esattamente come una sceneggiatura cinematografica, l’oggetto tecnico definisce la cornice d’azione, cioè i personaggi e lo spazio all’interno del quale essi devono agire”. (Akrich, 2002, 57-58).