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Università degli Studi di Parma. Banca e Finanza in Europa. Prof. Carlo Salvatori. 3. EUROPA: PROFILI QUANTITATIVI. Una premessa L’instabilità economica La risposta europea La convergenza dell’UE. 3. Europa: profili quantitativi – Una premessa.

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Presentation Transcript
slide1

Università degli Studi di Parma

Banca e Finanza in Europa

Prof. Carlo Salvatori

slide3

Una premessa

  • L’instabilità economica
  • La risposta europea
  • La convergenza dell’UE
slide4

3. Europa: profili quantitativi – Una premessa

Unione Europea - Evoluzione del numero dei Paesi membri

La capacità di attrazione della

Comunità Economica Europea

e dell’Unione Europea

è scandita dalle tappe di una

“success story”

Creazione di un mercato unico

Area di

libero

scambio

Unione Monetaria

Covergenza politica

slide5

3. Europa: profili quantitativi – Una premessa

Il processo di integrazione europea: le tappe fondamentali

Ha istituito la Comunità Economica Europea, formata da 6 paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda)

Trattato di Roma

1957

E’ il Trattato cosiddetto di fusione che ha istituito un Consiglio unico e una Commissione unica

Trattato di Bruxelles

1965

Ha disposto gli adattamenti richiesti per la realizzazione del mercato interno

Atto Unico Europeo

1986

Ha istituito l'Unione europea ed ha per obiettivo un'unione politica tra gli Stati membri

Trattato di Maastricht

1992

Ha modificato il trattato sull’Unione Europea, i trattati che istituiscono le comunità europee e alcuni atti connessi

Trattato di Amsterdam

1997

Ammenda il Trattato sull'Unione Europea e istituisce la Comunità Europea

Trattato di Nizza

2001

slide6

3. Europa: profili quantitativi – Una premessa

Una parentesi

  • La crescita dell’economia è ciclica
  • La dinamica reale
  • La dinamica dei prezzi
  • I mutamenti nel sistema economico
slide7

3. Europa: profili quantitativi – Una premessa

La crescita dell’economia è ciclica

PIL reale - tassi di crescita – periodo 1970 – 2001

(Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania, Regno Unito e Italia)

  • Dal grafico si vede con facilità come nel tempo si sono alternati fasi espansive con fasi recessive determinando così i cicli economici.
  • Il sincronismo delle differenti economie non è perfetto in quanto esprimono velocità e reattività differenti.
  • La durata del ciclo economico non è fissa ma varia nel tempo

A

C

B

D

E

slide8

3. Europa: profili quantitativi – Una premessa

  • Esistono sostanzialmente tre “locomotive”
  • nell’economia mondiale:
  • la statunitense
  • la giapponese
  • la tedesca
  • che hanno una notevole influenza nelle
  • diverse aree del mondo
slide12

Una premessa

  • L’instabilità economica
  • La risposta europea
  • La convergenza dell’UE
slide13

3. Europa: profili quantitativi - L’instabilità economica

  • La sospensione della convertibilità del dollaro in oro ha dato il via a un'epoca di grande instabilità monetaria mondiale, aggravata dagli effetti della crisi petrolifera del 1973 e del 1979.
  • Nei trent’anni che hanno preceduto il primo accordo monetario europeo, l’economia mondiale è segnata da:
  • Una riduzione del tasso di crescita dei principali paesi
  • Un mutamento nel sistema dei cambi: dai cambi fissi si passa ai cambi fluttuanti/flessibili
  • La coesistenza, per lunghi periodi, di inflazione e stagnazione nelle economie capitalistiche
slide14

3. Europa: profili quantitativi – L’instabilità economica

  • La storia dello sviluppo dell’Europa Occidentale degli ultimi cinquant’anni può essere divisa in due grandi fasi.
  • La prima, che va dalla fine della guerra all’esplosione della prima crisi petrolifera, è stata caratterizzata da una crescita senza precedenti di quasi tutti i Paesi europei che, nel complesso, hanno dimezzato in soli venticinque anni il ritardo di sviluppo accumulato nel secolo precedente sugli Stati Uniti.
  • La seconda fase, che si estende dal 1974 fino ad oggi, vede invece un progressivo rallentamento dello sviluppo in Europa e l’arresto dello sviluppo dell’economia giapponese

Tassi di crescita del PIL pro capite

Giappone

EU 12

USA

Prima fase

Seconda fase

slide15

3. Europa: profili quantitativi – L’instabilità economica

Il sistema di cambi fissi ha caratterizzato il sistema monetario internazionale dal

1948-1973

Il sistema dei cambi flessibili governa le relazioni commerciali–finanziarie internazionali dal 1973 ad oggi

1973-2003

slide16

3. Europa: profili quantitativi – L’instabilità economica

Il passaggio da un regime di cambi all’altro è determinato prima dalla svalutazione dell’USD rispetto all’oro (1971) e quindi dalla fluttuazione dell’USD.

Il tasso di cambi è il numero di unità di moneta estera che può essere acquistata con una moneta nazionale.

Nel sistema di cambio fissi erano necessarie 623 lire per acquistare un USD. A sua volta erano necessari 16 USD per acquistare un’oncia d’oro.

slide17

3. Europa: profili quantitativi – L’instabilità economica

Le monete erano ancorate all’USD e l’USD era ancorato all’oro. Il sistema era separato.

GOLD EXCHANGE STANDARD

(Il gold exchange standard è una forma derivata di gold standard, per il quale contavano solo le riserve auree: in un regime monetario di gold exchange standard la convertibilità può essere sia in oro sia in valute a loro volta convertibili in oro. Dal dicembre1927, per esempio, la lira italiana era convertibile in oro o in dollari o in sterline, valute per le quali le rispettive banche centrali garantirono la convertibilità in oro. Nei fatti la convertibilità veniva sottoposta a una quantità di limitazioni, e valeva quasi esclusivamente per la regolazione delle transazioni internazionali.)

I cambi non erano irrevocabilmente fissi. Potevano essere aggiustati in presenza di squilibri fondamentali nelle bilance dei pagamenti.

slide18

3. Europa: profili quantitativi – L’instabilità economica

  • Il regime dei cambi ha profonde implicazioni sul funzionamento del sistema economico sotto i profili:
  • MACROECONOMICO: gli andamenti prospettici relativi alle principali aree economiche, che indirizzano i flussi per investimento esteri e di portafoglio, sono la determinante primaria dei movimenti dei tassi di cambio. Le decisioni di politica monetaria e i differenziali dei tassi di interesse esercitano un’influenza sui cambi principalmente attraverso i loro effetti sulle aspettative di crescita
  • MICROECONOMICO: la riduzione dei rischi legati ai cambi porterà a miglioramenti nella distribuzione delle risorse attraverso
  • forme di specializzazione che consentano di sfruttare al meglio i vantaggi comparati e le economie di scala.
slide19

3. Europa: profili quantitativi – L’instabilità economica

PROFILO MACROECONOMICO – PAESE

slide20

3. Europa: profili quantitativi – L’instabilità economica

PROFILO MICROECONOMICO – IMPRESA

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3. Europa: profili quantitativi - L’instabilità economica

  • Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito a due grandi crisi petrolifere, che hanno portato ad un prolungato aumento del prezzo del greggio.
  • Nel 1991, a seguito della Guerra del Golfo, abbiamo avuto solo una fiammata dei prezzi in quanto gli aumenti non si sono prolungati nel tempo.
  • Gli shock petroliferi hanno prodotto una pressione sull’inflazione ed hanno spinto l’economia mondiale ad una fase di recessione e/o stagnazione

Evoluzione del prezzo del petrolio: 1970 - 2002

45

1991: GUERRA DEL GOLFO E FIAMMATA DEL PREZZO DEL PETROLIO

40

35

1979: SECONDA CRISI PETROLIFERA

30

25

Dollari nominali al barile

20

15

10

1973: PRIMA CRISI PETROLIFERA

5

0

1970

1975

1980

1985

1990

1995

2000

slide22

Una premessa

  • L’instabilità economica
  • La risposta europea
  • La convergenza dell’UE
slide23

3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

Sistema Monetario Europeo

  • stabilità dei rapporti di cambio
  • spinta degli Stati membri verso politiche di rigore che hanno consentito di mantenere dei legami di solidarietà e di attenersi ai principi di uno spazio economico aperto
  • ambiente favorevole alla crescita degli investimenti.

Necessità di una reale convergenza delle economie europee

Situazione mondiale caratterizzata da una forte instabilità

Nascita del Sistema Monetario Europeo (SME)

Necessità della realizzazione di una vera Unione Monetaria

slide24

3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

  • IL SISTEMA MONETARIO EUROPEO (SME)
  • Lo SME si basa su tre elementi principali:
  • L'ECU: concepito come elemento centrale del sistema, costituisce un paniere composto dalle valute di tutti gli Stati membri.
  • I meccanismi di cambio e d'intervento: ogni moneta ha un tasso centrale rispetto all'ECU. I tassi centrali servono a stabilire una griglia di tassi centrali bilaterali. Fino all'agosto 1993 erano consentiti rispetto ai tassi bilaterali margini di fluttuazione del 2,25% (o eccezionalmente fino al 6%). Successivamente, questi margini sono stati allargati fino al + 15% a seguito delle forti perturbazioni intervenute sui mercati dei cambi.
  • I meccanismi di credito: non appena un tasso di cambio bilaterale raggiunge la soglia limite le banche centrali sono tenute a intervenire in misura illimitata per impedire di superare tale soglia.
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3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

Vengono definite le griglie di parità.

Questo meccanismo ha permesso a tutte le monete europee di oscillare leggermente fra loro e solidalmente nei confronti del dollaro

slide26

3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

RIALLINEAMENTI DAL 13 MARZO 1979 AL 31 DICEMBRE 1992

* Riallineamenti dell’Italia

slide27

3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

Un mercato comune?

Nel 1968 è ufficialmente annunciato, con un anno in anticipo sui tempi previsti dal Trattato di Roma, il completamento del mercato comune con la eliminazione di tutte le barriere tariffarie

Negli anni ’70 l’interscambio tra i paesi della CEE

subisce una stasi

Esistono agli inizi degli anni ’80 ostacoli alla libera circolazione delle merci, dei servizi e dei fattori produttivi: capitale e lavoro

Le cause di ciò sono individuate nelle barriere non tariffarie

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3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

Le barriere non tariffarie sono:

Le barriere fisiche

le barriere tecniche

le barriere fiscali

la distorsione della domanda pubblica

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3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

Qual è il costo della non Europa?

Quanto pagano i consumatori e le imprese

per questo stato di cose?

slide30

3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

Sono queste le domande che costituiscono il punto di partenza analitico della Commissione europea presieduta da Jacques Delors alle cui risposte viene dedicato il libro bianco

“Completare il mercato interno”

Esistono nel mercato comune ben 286 barriere non tariffarie

Queste impediscono una riduzione dei costi, una maggiore concorrenza, una riduzione dei prezzi e la creazione di una domanda addizionale

?

Qual è il costo della non Europa?

Quanto pagano i consumatori e le imprese per questo stato di cose?

slide31

3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

L’eliminazione delle 286 barriere non tariffarie comporterà un guadagno una tantum per l’Europa stimabile in:

un aumento del PIL comunitario del 4,5%

la creazione di 1,8 milioni i posti di lavoro

una riduzione del 6,5% dei prezzi al consumo

slide32

Stime microeconomiche dei vantaggi economici potenziali del mercato unico per la Cee

Miliardi di ECU

Pil %

Soppressione delle barriere commerciali

8 - 9

0,2 - 0,3

Soppressione degli ostacoli alla produzione in generale

57 - 71

2 - 2,4

Soppressione degli ostacoli (totale parziale)

65 - 80

2,2 - 2,7

Migliore sfruttamento delle economie di scala

61

2,1

Potenziamento della concorrenza con riduzione dei monopoli

46

1,6

Integrazione del mercato (totale parziale)

62 - 107

2,1 - 3,7

Vantaggi totali per 7 Stati membri * (prezzi '85)

127 - 187

4,25 - 6,50

Per 12 Stati membri (prezzi '88)

170 - 250

4,25 - 6,50

* Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, e Benelux

Fonte: Commissione Cee -

Rapporto

Cecchini

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3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

La proposta della Commissione è incorporata

nell’Atto Unico europeo

Nel 1992 avverrà il completamento del

mercato interno/mercato unico

slide34

3. Europa: profili quantitativi – La risposta europea

L’Atto Unico Europeo integra il Trattato di Roma inserendo un nuovo capitolo dal titolo

“Cooperazione in materia economica e monetaria”

(Unione Economia e Monetaria)

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Una premessa

  • L’instabilità economica
  • La risposta europea
  • La convergenza dell’UE
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3. Europa: profili quantitativi – La convergenza dell’UE

Fasi dell’Unione Economica e Monetaria

Fase 1: 1990-1993

Liberalizzazione dei movimenti di capitali

Più elevato grado di coordinamento delle politiche monetarie e valutarie

Riduzione dei riallineamenti

Valute nella banda stretta di oscillazione dello SME

Divieto alle banche centrali di finanziarie il Tesoro

Un maggior uso dell’ECU

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3. Europa: profili quantitativi – La convergenza dell’UE

Fasi dell’Unione Economica e Monetaria

Fase 2: 1994-1998

Creazione dell’IME, Istituto Monetario Europeo

Adozione e rispetto dei programmi di convergenza su prezzi ed equilibrio delle finanze pubbliche

Fase 3: dall’1/1/1999

Creazione del SEBC, Sistema europeo di banche centrali (Banca centrale europea e Banche centrali nazionali)

Tassi di cambio irrevocabilmente fissi e adozione della moneta unica

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3. Europa: profili quantitativi – La convergenza dell’UE

Nel 1995 il Consiglio Europeo sceglie l’euro come moneta dei paesi dell’Unione

Nel 1997 il Consiglio Europeo definisce il

“Patto di stabilità e Crescita”

Con questo patto i Paesi membri si impegnano a mantenere e rafforzare la disciplina fiscale con una serie di regole stringenti, riducendo lo squilibrio di finanza pubblica e perseguendo l’obiettivo di pareggio del bilancio

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3. Europa: profili quantitativi

1 gennaio 1999

1 € = 1936.27 Lire

slide45

3. Europa: profili quantitativi

Il principio

una moneta

un mercato

è realizzato

La UE è un’unione economica

Può, dal punto di vista dell’analisi economica,

essere trattata come un unico Paese